Old_Time_Machine

Cronocasalinga

Un viaggio senza ritorno, un ritorno senza partenza. Un racconto di Alessandro Vietti, guest star della Settima Edizione della Quinta Era.

 
Ammirando il Sole che schizza via vertiginosamente, Lisa si lascia fluttuare mezzo metro sopra la poltrona di comando, e scorre mentalmente la lista delle cose-da-fare: “Ricaricare l’aggregatore alimentare, decontaminare la sottotuta, lucidare le magliette a pressione… mmmh… Sicuramente c’è qualcos’altro”.
Se sapesse quello che le passa per la testa, il dottor Hermann tirerebbe una boccata di pipa sotto quegli occhi da cernia, e affermerebbe che il comportamento di Lisa è dettato esclusivamente dalla necessità di esorcizzare la paura. Chi invece la conosce bene saprebbe che la paura non c’entra per niente.
Dopo aver terminato la stomachevole fase di accelerazione e raggiunta la velocità di crociera, il Temporeggiatore segue garbatamente la rotta verso il Punto di Corrispondenza. Essendo il veicolo preprogrammato, per ora Lisa non ha niente da fare. Soltanto aspettare. Un certo numero di milioni di anni…
Come si ostina a ripetergli sua madre, Lisa riflette anche sull’opportunità di mettersi in casa uno di quegli aggeggi infernali tipo Domestobot , ma non c’è verso. Non si fiderà mai a lasciare l’appartamento, e soprattutto il piccolo Michael, nelle stupide grinfie di un pezzo di ferraglia.
“Primaria società di Ingegneria Temporale cerca cinque persone dinamiche, ambiziose, responsabili, da inserire nel proprio organico per lavoro part-time. Sono richieste doti di coraggio, prontezza e robusta costituzione fisica. Costituiranno titoli di preferenza un brevetto di volo Livello Due e un titolo di studio in materie scientifiche. Si offre una retribuzione commisurata alle effettive capacità, ampie possibilità di carriera e un sacco di tempo libero.”
“Un sacco di tempo libero… Finalmente un lavoro su misura per me!”, aveva pensato Lisa quasi un anno prima, davanti all’annuncio lampeggiante sull’infoparete del soggiorno. Da quando il bastardo aveva abbandonato l’orbita matrimoniale, attratto da una svampita ballerina antigravitazionale, come un insignificante e penoso asteroide alla ricerca di un momento di gloria dentro un insaziabile buco nero, Lisa stava cercando un’occupazione che potesse conciliarsi con la maternità e i lavori di casa. Gli alimenti che il bastardo era suo malgrado costretto a trasmetterle mensilmente, stentavano a coprire tutte le spese, e Lisa non se la sentiva di accettare un lavoro qualunque, per poi dover mollare tutto il resto sulle vecchie spalle artificiali di sua madre.
Attraverso l’oblò, il Sistema Solare è ormai solo un punto luminoso non più speciale delle migliaia di altri, mentre Lisa si domanda se esiste un motivo preciso per cui i programmatori della Timetravel Ltd. abbiano deciso di mandarla indietro proprio in quell’istante: [10.07.-63890122]-[h.12:00:00]. E’ stata una scelta casuale, oppure hanno riempito infiniti tabulati di calcoli incomprensibili? Visto il Programma della Missione, Lisa non riesce a comprendere che differenza avrebbe potuto esserci nello scegliere un mese piuttosto di un altro, o soltanto un minuto in più o uno in meno, nell’ambito di una possibilità di milioni e milioni di anni. “Bè, dovevano pur sceglierlo un giorno, no?!” si risponde, non potendo a risolvere il dilemma altrimenti.
Come se una parte del suo cervello non avesse mai smesso di pensarci, in quel momento, Lisa rammenta che deve comprare le ciliegine per la torta che ha deciso di preparare per festeggiare la sua Prima Missione. “Come faccio a essere così sbadata?” si chiede con una lieve irritazione, senza rendersi conto che non sta facendo altro che confermare quello che sua madre le dice da quando aveva sette anni e lei dimenticava sempre di indossare il casco prima di uscire. Una volta arrivò senza protezione fino al Parco Artificiale e rimase esposta ai patogeni atmosferici per quasi venti minuti. Il piccolo casco rosa abbandonato sul tavolo era stato un tuffo al cuore per sua madre, distratta da quello stupido robot che, proprio un momento prima, aveva deciso di sciacquarsi la testa nel water, avendolo scambiato per la vasca di lubrificazione. Senza rendersi conto di quanto tempo era trascorso da quando era uscita, sua madre si era precipitata a rincorrerla. Lisa non si è mai nemmeno ricordata di aver perso conoscenza ai piedi di una siepe sintetica.
– Tempo Base a Tempo 2, – gracchia la radio. – Ricezione?
– Forte e chiara, Tempo Base.
– Situazione?
– Posizione Balzo a tre minuti e dodici secondi. Rotta convergente. Tutti i sistemi al via.
– Roger, Tempo 2. Come da Programma, andrai in manuale non appena il Sistema di Controllo ti darà luce verde. Questa è l’ultima comunicazione prima del tuo Ritorno in Tempo. Buona fortuna, Tempo 2. Chiudo.
Senza volerlo, i battiti del suo cuore accelerano, mentre il Temporeggiatore rallenta fino a prendere posizione. Lisa si concentra sul lavoro osservando le tonde sbarre mimetizzate della gabbia dentro cui dovrà collocare l’esemplare. Come recita il Programma di Missione, “l’Istituto di Storia Naturale ha richiesto che non venga prelevato un semplice uovo, bensì un individuo di sesso qualunque, purché tra i dieci e i trenta giorni di vita”.
Fin da quando Jackson l’aveva convocata e le aveva illustrato quello che avrebbe dovuto fare, Lisa aveva pensato che in teoria non era un compito difficile. Adesso, pur avendo studiato la missione in tutti i dettagli, deve ammettere di sentirsi un po’ nervosa.
– Pensi di farcela? – le aveva chiesto il comandante, ruminando il solito sigaro spento, che dondolava da un angolo all’altro della bocca come un pendolo senza lancette.
– Certo, – aveva risposto lei, senza battere ciglio. Cos’altro avrebbe dovuto rispondere alla proposta di assegnazione del suo primo incarico? Basta con le assistenze di volo. Jackson stava per affidarle il comando di un Temporeggiatore tutto per lei! Alla faccia del bastardo che, quando lei gli aveva detto che intendeva fare domanda per il posto alla Timetravel Ltd., aveva sghignazzato come un idiota mostrando quegli orribili denti in fuori e, cercando di riprendere fiato, aveva commentato paonazzo che al massimo l’avrebbero messa a lucidare quadranti. Ormai non le contava più, le volte in cui si era chiesta come aveva fatto a perdere la testa per un simile bastardo!
– Il Consiglio crede che questa missione sia perfetta per farti cominciare, perché ha un Coefficiente di Interferenza Storica quasi prossimo a zero, per cui non dovrai preoccuparti di alterare il Futuro. Anche il dottor Hermann ha dato il suo consenso -. Dietro la posizione di mezzogiorno del tavolo a forma di orologio, Jackson aveva fatto una specie di strana smorfia. – D’altra parte un CIS inferiore allo 0.5% non giustifica la spesa per un secondo membro di equipaggio, per cui dovrai andare sola. E non vorrei mai che i lucertoloni ti dessero dei problemi.
– Non c’è problema, – aveva mentito lei. – Starò attenta.
Finalmente il Temporeggiatore si arresta e lo schermo scandisce l’avvio della Procedura di Balzo.
Le lucine sul cruscotto lampeggiano come da manuale. Attraverso l’oblò Lisa vede quel medesimo spazio vuoto che la Terra ha occupato un giorno di milioni e milioni di anni fa, e che tra qualche istante occuperà di nuovo per la prima volta. Come sempre accade in questi casi, il Sistema di Controllo snocciola un inutile conto alla rovescia, come un rosario numerico recitato al dio della tecnica. Contemporaneamente il ronzio aumenta e si fa più acuto, fino ad assumere le frequenze di un urlo assurdo.
Lisa non riesce a controllare del tutto la sua tensione e, torcendosi le mani, si accorge della pelle, ruvida e screpolata. “Oh, maledetti detersivi!” impreca tra sé. “Devo ricordarmi la crema idratante”.
Ma questo non è tutto. Le punte delle dita sono proprio lì, e come può Lisa continuare a ignorare quel silenzioso corteo di falangi mangiucchiate? “Sembri una di quelle che lavorano sedici ore al giorno nelle vasche di accrescimento”, dice tra sé con un brivido di vergogna. “Devi assolutamente trovare il tempo per farti la manicure”.
Subito dopo il Temporeggiatore vibra, l’aria pulsa e lo spazio trema come un budino da consumarsi preferibilmente entro secoli e secoli e secoli fa… Assicurata alla poltrona dalle cinture incrociate sul petto, Lisa ha il consueto, consolante, attacco di nausea che il bracciale alla scopolamina contribuisce prontamente a placare. Non disdegnerebbe, adesso, la presenza di Bill al suo fianco, come nelle missioni di addestramento. Bill le prendeva sempre la mano appena prima di…
Le palpebre si serrano proprio nell’istante in cui il Temporeggiatore accede alla condizione Fuori-Tempo. Lisa percepisce distintamente l’Onda di Faulkner che sgorga e si irradia dal plesso solare e increspa tutta la sua pelle, propagandosi verso le estremità, fino a raggiungere le dita dei piedi e le punte dei capelli. Qui, senza scomparire del tutto, la marea temporale si arresta per un istante infinito o infinitesimo, dopodiché rimbalza dolcemente e ritorna indietro, come se l’intero suo corpo stesse partecipando a un respiro dell’Universo.
Intanto il continuum si riavvolge come un nastro, l’effetto diventa causa, la sabbia della clessidra è risucchiata nell’ampolla superiore, l’entropia diminuisce e il Secondo Principio della Termodinamica viene violentato senza scrupolo alcuno, come una vecchia prostituta che nessuno vuole più, ma che non nasconde la sorpresa e il gradimento per tutte quelle insperate attenzioni. E, mentre l’Onda Temporale continua a scandire la sua cronoarmonia, il Temporeggiatore si muove attraverso la quarta dimensione del campo tachionico.
“Uh, ecco, la Terra!” Lisa trasale. La matrice cronoscopica, tipica della condizione Fuori-Tempo, si è appena dissolta e il pianeta azzurro è sotto di lei. L’Onda Temporale è ormai del tutto smorzata e gli strumenti di bordo assicurano che il Temporeggiatore si trova in orbita perfetta. Il datario sul visore è l’unica prova dell’avvenuto spostamento temporale, giacché da quest’altezza, la Terra appare identica a com’è nel Tempo Base, anche se ora mancano ancora molti milioni di anni alla comparsa dell’uomo sulla faccia del pianeta.
Cercando di stemperare la tensione, Lisa sospira e sgrana gli occhi su quella vista mozzafiato, in attesa che il Sistema di Controllo le dia il consenso per assumere il comando manuale. La radio è muta. Non esiste essere umano ora, che possa comunicare con lei. E’ sola, come aveva detto Jackson. L’unico essere umano in tutto l’Universo: una sensazione da brividi.
Agendo sui pedali e muovendo docilmente la barra di comando, Lisa penetra alcuni spessi strati nuvolosi e, puntando verso l’America centrale, rileva alcune differenze che la lasciano di sasso. Il golfo del Messico è quasi inesistente, mentre il Canada e l’Europa Settentrionale sono uniti in un’unica, enorme piattaforma continentale, che costringe l’Oceano Atlantico ad essere poco più di un laghetto stretto e lungo. Soltanto a sud, tra l’America meridionale e l’Africa, i contorni geologici delle terre emerse sono scolpiti con maggiore familiarità.
Il Temporeggiatore piega verso est in un’ampia curva discendente a spirale, che in pochi minuti porta il veicolo a sorvolare la foresta amazzonica alla quota di un migliaio di metri, come prescritto dal Programma. Il verde è scuro e smagliante che quasi buca la retina, come un proiettile di clorofilla. Scendendo ulteriormente di quota, si rende visibile una moltitudine di puntini scuri, sparsi su un’area dove la vegetazione si fa più bassa e gli alberi diventano più radi. Devono essere animali.
Lisa ha un sussulto. “Là!” Le teste di un gruppo di titanosauri si protendono verso il cielo strappando arbusti, in una sonnolenta coreografia di lunghi colli ondeggianti. L’aspetto corrisponde alla descrizione contenuta nel Programma. Sono proprio quelli che sta cercando lei. Adesso si tratta di trovare un nido.
Poiché non si vedono in giro conformazioni tali da suggerire la presenza di un’area di riproduzione, Lisa decide di non affidarsi alla fortuna e preferisce seguire la procedura suggerita dal Programma. Mediante l’annusatore ormonale a distanza, individua la femmina del branco e àncora la guida Spazio-Tempo inerziale alle coordinate quadridimensionali del rettile. Poi impartisce il comando di avanzare di un giorno.
Il Temporeggiatore si muove contemporaneamente nel Tempo e nello Spazio, rimanendo agganciato alla posizione in cui l’animale viene a trovarsi dopo ventiquattro ore. Lisa continua così, finché, ai margini sabbiosi di un grande corso d’acqua, osserva la femmina apprestarsi a scavare un grosso catino di un paio di metri di diametro e profondo la metà. Il maschio, uno spilungone verde scuro dallo sguardo tonto e l’andatura ridicola, le gironzola intorno gongolante.
Lisa procede di alcune ore. Ora la femmina ha accomodato il suo abbondante posteriore squamoso sul piccolo cratere. “Perfetto, sta deponendo le uova!”. Avendo l’Istituto indicato come tempo medio di cova circa cento giorni, Lisa non ha incertezze e imposta le coordinate Spazio-Tempo per balzare verso quel futuro. Dopo oltre tre mesi trascorsi in un attimo, i grossi gusci corrugati e oblunghi sono ancora lì, intatti. I genitori sono fuori vista e il nido è ricoperto da un fitto strato di vegetazione, che dovrebbe tenere le uova al riparo dai predatori. Trascorrono altri tredici giorni in pochi istanti prima che le uova si schiudano.
Dondolando come pulcini ubriachi, mettono fuori la testa dodici cuccioli di titanosauro, lucidi e verdi, pigolando raucamente al mondo intero, e guardandosi intorno alla ricerca di qualcosa da riconoscere come madre. Questa si affretta a presentarsi alla prole, lasciando cadere nelle piccole fauci alcuni grappoli di bacche rosse e tenere foglie appena germogliate. In quel momento Lisa sobbalza. “Il latte per Michael!” esclama tra sé, colpendosi la fronte con la mano aperta. “Che testa che hai Lisa…!”
Nei primi giorni di vita, i piccoli rettili non dovrebbero essere in grado di allontanarsi troppo dal nido, per cui Lisa procede di due settimane in una volta sola. Nel frattempo, quattro cuccioli non sono sopravvissuti ed altri cinque si sono spostati di un centinaio di metri verso l’altura che delimita la radura a settentrione. I tre rimasti nei paraggi del nido sembrano molto più sicuri ora e, nonostante la loro verde natura squamosa, continuano a suscitare in Lisa una certa tenerezza.
La madre si allontana di solito in modo da poterli tenere sempre sotto controllo e porta loro da mangiare numerose volte al giorno. Il padre invece si fa vedere solo verso il tramonto, ma più per qualche tipo di abitudine che per vera e propria necessità. Essendo costretta a farlo, Lisa sceglie il suo esemplare: quello con la macchia gialla sul muso a forma di stella.
Aggiustandosi di qualche ora, trova senza difficoltà un breve periodo durante il quale entrambi i genitori sono abbastanza lontani da non costituire una minaccia, e il piccolo rimane solo con uno dei fratellini. Essendosi premurata di scandagliare il Futuro, Lisa sa che la madre sarà di ritorno tra sedici minuti, ma è sicura che basteranno. Almeno lo spera.
“Ci siamo!”, pensa, raccogliendo le idee e apprestandosi ad atterrare sulla sponda di un laghetto formato da una piccola cascata. Il Temporeggiatore si adagia docilmente sull’erba grassa. Lisa sbarca e subito viene aggredita dai fragranti profumi che le seducono il naso e le inebriano i sensi. Non ha mai sentito niente del genere. Le danno alla testa, come la zaffata di una dolce e calda bevanda alcolica. E poi un frastuono silenzioso di rumori inediti. Squittii, fruscii, ruggiti, schiocchi, il vento, l’acqua che precipita, ronzii, ali che battono, ombre sul terreno e impronte… Fa un caldo bestiale e Lisa sente l’umidità che le inzuppa la tuta appiccicata alla schiena bagnata.
I piccoli dinosauri sono qualche metro davanti a lei. Giocano a rincorrersi sulle zampette corte, cercando di morsicarsi la coda. A Lisa spiace di dover prelevarne uno, per condurlo in un ambiente che non è il suo, ma tant’è lo deve fare. “Forza, non c’è spazio per il sentimentalismo!” si esorta, avanzando con la gabbia tenuta da una mano e un lungo bastone appuntito nell’altra.
Lisa sistema la trappola sul terreno bagnato, ne apre la porta e solleva il coperchio sulla fascina di frutta, germogli e odorosi vegetali assortiti, che giacciono al centro della prigione portatile. I due cuccioli di titanosauri si accorgono di lei e smettono di rincorrersi. La osservano con occhi gialli inespressivi, inclinando i colli leggermente a sinistra, in un atto corale che sembra esprimere perplessità. Poi fanno due passetti nella sua direzione e di nuovo si fermano. Questa volta piegano la testa in avanti fino a sfiorare il terreno, come un inchino da non prendere molto sul serio. “Se almeno la smettessero di fissarmi!” Sebbene il Programma reciti che i titanosauri sono una specie erbivora, e che i due animali in questione siano alti meno di mezzo metro, Lisa non si sente al sicuro, incalzata dal rumore delle loro narici, che annusano l’aria come aspirapolveri a sangue freddo. “Accidenti, come ho fatto a dimenticarmene?” Il disintegratore domestico di rifiuti è pronto per essere ritirato all’assistenza tecnica già da una settimana. “Che idiota!”
Sembra che la fragrante esca vegetale preparata dall’Istituto cominci a fare effetto, giacché adesso i due titanosauri in miniatura non si curano più di lei, ma fissano con circospezione la gabbia e il suo contenuto. Lisa controlla l’orologio. Ha ancora nove minuti a disposizione prima che torni la madre, la quale potrebbe non gradire la sua presenza. Inoltre, per non infrangere il Principio di Unicità di Lafferty, Lisa sa di dover togliere il disturbo da quella Linea di Tempo prima che lei stessa venga a vedere quando torneranno i genitori, e si crei un anello temporale che aumenterebbe pericolosamente il Parametro di Instabilità del tessuto quadridimensionale.
Distratta dal rombo di un tuono in lontananza, Lisa si ritrova a pensare alla roba stesa ad asciugare e a maledirsi per non averla ritirata quella mattina, prima di uscire, pur sapendo da almeno una settimana che per oggi era programmato un temporale con due ore di pioggia. Quindi si impone di concentrarsi sulla situazione e si accorge che c’è soltanto un cucciolo che corre in cerchio e, sbattendo a destra e a sinistra, fa oscillare la coda, e grida e stride con le fauci spalancate e protese verso il cielo. “Dov’è l’altro, quello con la stella sul muso?” Il sudore le cola dalla fronte e, dopo essersi asciugata la faccia con una manica, Lisa si aggiusta il nastro che le tiene raccolti i lunghi capelli grondanti. “Cielo, mi stavo scordando l’appuntamento dal parrucchiere!” Le cose da tenere a mente cominciano ad essere troppe, per cui Lisa si ripromette di buttare giù qualche appunto durante il Rientro. In quel momento nota con una certa sorpresa che la porta della gabbia si è chiusa. Dietro le sbarre di titanio diamantato, una sagoma scura si agita e fa vibrare la struttura metallica dipinta di verde e marrone. – Preso! – esclama Lisa agitando un pugno, e le fa strano sentire risuonare una voce umana in quel luogo così selvaggio.
Aiutandosi con il bastone per tenere lontano il secondo dinosauro, Lisa afferra la gabbia e si dirige verso il Temporeggiatore. Per la prima volta si chiede cosa mai se ne farà l’Istituto di quell’esemplare. La gabbia è pesante e ondeggia seguendo i nervosi movimenti dell’animale all’interno. Lisa fa fatica a tenerla, ma alla fine riesce a portarla a bordo.
“Andiamo via, che magari riesco ancora ad andare all’ipermercato prima che chiuda!” spera, mentre blocca il portello dietro di sé e dà istruzioni al Sistema di Controllo per la procedura di decollo.
Il Temporeggiatore si solleva con un lieve sibilo e prende velocità, puntando il cielo. Il cucciolo adesso si è calmato e se ne sta accucciato nella gabbia, leccandosi il ventre e producendosi in lievi sibili intermittenti. “Sembra impossibile che si siano estinti”, pensa Lisa mentre, riprendendo fiato, conduce il Temporeggiatore negli strati più alti dell’atmosfera, in attesa di essere abbastanza distante dal campo gravitazionale terrestre per attivare la procedura di Rientro in Tempo Base.
D’improvviso le si paralizza il fiato e il cuore le schizza in gola, incastrandosi tra le tonsille. – Cosa diav…
Una macchia nera ha oscurato il cielo, e lei ci sta andando dritta contro! Istintivamente il Temporeggiatore piega tutto a dritta, ma le stelle non ne vogliono sapere di ricomparire. “Oh mmmerda, è un asteroide!” Non c’è bisogno degli strumenti per capire che il sasso è dannatamente grosso e vicino. Lisa continua a piegare a dritta, ma non ce la fa. Non ce la fa. La velocità e l’accelerazione del Temporeggiatore sono troppo elevate per evitare l’impatto. Lisa deve tentare qualcos’altro. E molto in fretta, anche. E’ solo questione di attimi… Battiti…
Il pulsante, il pulsante rosso sulla barra! Lisa non avrebbe mai pensato di doverlo usare. Le servono solo cinque secondi. Spera di averceli, mentre il tempo all’impatto sgocciola via. Battiti…
Lisa alza il coperchietto di sicurezza, fa scattare due interruttori e inserisce il codice a tre cifre. La luce verde si accende e quella rossa lampeggia: armato! Battiti…
Senza rifletterci un istante di più, Lisa schiaccia il pulsante rosso. Schiaccia ancora. E ancora. E ancora. Dannazione, ancora! Il cannone ionico fa fuoco ripetutamente contro l’asteroide. Sarebbe impossibile mancarlo a quella distanza.
Subito non succede niente. Poi, quando ormai Lisa è sicura che non ci sia più alcuna speranza e già pensa a Michael con le lacrime agli occhi, un’esplosione frulla il Temporeggiatore.
Una luce accecante. Liza guarda fuori, ma non c’è niente. “Me lo sono sognato?” Un brivido le sgorga dal collo e le scende lentamente giù, fino alla coda, per poi rimbalzare e tornare su, in una sensazione del tutto analoga a quella provocata da un Onda Temporale, anche se questa volta non ha effettuato alcun Balzo. Eppure avrebbe giurato di averlo proprio visto, un asteroide, là fuori. E invece non c’è niente di niente. – Bè, tanto meglio così! – ringhia a se stessa, prima di attivare la procedura di Rientro.
Il cucciolo di umano ha finalmente smesso di frignare e adesso è occupato a ciucciarsi disgustosamente un piede. Liza non si sorprende affatto che si siano estinti migliaia di anni fa. Anche se è un po’ troppo peloso per i suoi gusti, sembra tenero al punto che deve reprimere l’impulso di tirarlo fuori di lì e di mangiarselo in due morsi. Jackson non ne sarebbe molto contento, anche se lei avrebbe tutto il tempo per prelevare un altro esemplare. Benché la bava le stia già colando da un angolo della bocca, Liza preferisce lasciar perdere, visto che ha portato a termine la sua Prima Missione senza problemi. E per la prima volta vorrebbe tanto non aver staccato la testa al bastardo, giusto per vedere la faccia che avrebbe fatto al suo ritorno.
In attesa del conto alla rovescia, Liza si massaggia il lungo collo indolenzito dall’assenza di gravità e, come si era ripromessa di fare, prende carta e penna per buttare giù quello che dovrà sbrigare non appena ritornata al Tempo Base:

2 bottiglie sangue
1 flacone olio squame
ritirare schiavo
affilare unghie
appuntamento smalto scaglie dorsali
1 scatola topini vivi da dessert (12)

Alessandro Vietti

Alessandro Vietti nasce giusto in tempo per assistere alla conquista della Luna. Forse è per questo che da sempre è interessato all’astronomia e all’immaginario fantastico. Ingegnere, vive e lavora a Genova nel settore dell’energia e si occupa di divulgazione scientifica e scrittura. Suoi articoli sono apparsi sulla rivista Robot e sui mensili Coelum, Le Stelle e L’Astronomia. Nel 1996 il suo primo romanzo, Cyberworld, si è aggiudicato il Premio Cosmo ed è stato pubblicato dalla Casa Editrice Nord nella prestigiosa collana Cosmo Argento. Sempre per i tipi di Nord, nel 1999 è uscito il suo secondo romanzo Il codice dell’invasore. Entrambi i romanzi sono stati riediti nel 2015 da Delos Digital. Di recente suoi racconti sono apparsi nelle antologie Sinistre presenze (Bietti), Crisis, I sogni di Cartesio, Ma gli androidi mangiano spaghetti elettrici? (Della Vigna). In rete è conosciuto anche come Il grande marziano, dal nome del suo blog. Marte è il suo chiodo fisso. Real Mars è il suo terzo romanzo.


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