Gelido vuoto

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SalvatoreStefanelli
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Gelido vuoto

Messaggio#1 » venerdì 8 dicembre 2017, 19:34

Le luci delle auto scorrono come torrenti impazziti sotto di me. In lontananza lampi azzurri illuminano la notte. Presto il vento batterà ogni tegola della città, ululando tra le mura, accarezzando i miei brividi impazienti. Osservo le finestre dividere due mondi, donando una irrazionale sicurezza a chi vive al di là del vetro.
In questo momento mi sento il dio della morte, la sua vendetta.
Aggrappato al cavo teso tra i due palazzi, raggiungo il palazzo di fronte. Due piani sotto c’è la mia preda, ignara di quale destino l’aspetta. Eppure, dovrebbe attenderselo dopo quello che ha fatto. Questa notte s’infrangeranno le sue certezze, la paura presto si colorirà di rosso, e io sarò lì, artefice e spettatore, a godere di un tale spettacolo.
Le mani scivolano lungo la corda, portandomi giù sino al terrazzo di Alberto Ghini, il giudice che ieri ha liberato l’assassino di mia figlia.
Luisa aveva sedici anni, era la gioia fatta persona ed è morta. Abbandonata sul ciglio di una strada, le vesti strappate, il sangue che si era raggrumato tra le sue cosce mentre le dita stringevano una croce. In testa ancora la busta di nailon che l’aveva soffocata mentre cercava di urlare, sul collo i segni dello strangolamento. Il medico legale non aveva saputo dirmi quale delle due era stata la causa della morte. Sull’asfalto la pioggia batteva forte, le luci delle volanti spandevano un blu stonato tra le gocce. Quando arrivai, chiamato da un collega, mi chinai ad abbracciare la mia bambina prima che la portassero via, i suoi occhi erano morti ancor innanzi che le si fermasse il cuore.
Io sono per il perdono, se chi ha colpa paga e si pente. Ma il giudice Ghini non ammetterà mai di aver sbagliato.
Così come non lo ha ammesso l’assassino; stamani ho goduto nello spezzargli le dita una a una, nell’evirarlo, soffocando le sue urla con uno straccio conficcato sino in fondo alla gola.
Pensavo di sentirmi meglio dopo la sua morte, ma non è stato così, anzi: il dolore si è tramutato in rabbia e la rabbia in un odio glaciale. E ora sono qui. Sulla strada dabbasso una volante attende che passi la notte, per concedere il riposo ai suoi occupanti.
Forzare la finestra è uno scherzo. Il lampo illumina il riflesso della mia anima sul vetro e non la riconosco: non sono mai stato io questa, tuttavia solo in questo stato penso possa adempiere al mio destino. Nell’entrare sento delle voci provenire dalla destra, nell’altra stanza qualcuno sta ridendo, sono le risa di una bambina e di una donna, mentre un uomo finisce di raccontare una barzelletta. Ci sa fare con le parole, anche troppo, persino con quelle sbagliate, Giudice Ghini, però la sentenza è stata emessa; l’ha emessa stesso lei, nel momento che ha deciso per la non colpevolezza.
Mi nascondo e attendo, i minuti passano lenti, sin troppo. La piccola va finalmente a dormire, ed è quasi mezzanotte. Poco dopo la madre torna in cucina. Sono su di lei, con la mano alla bocca, impedendole di gridare. Cerca di divincolarsi mentre Ghini scatta verso me. Si arresta di blocco davanti alla mia calibro 9.
Mi ha riconosciuto ma sembra non capire il perché. «Liberando l’assassino di mia figlia, l’hai uccisa due volte. Non meriti di vivere ancora».
«Ho una bambina piccola, che dorme di là. Fallo almeno per lei: non ha nessuna colpa».
«Nemmeno mia figlia ne aveva!». Colpisco alla nuca la donna con il calcio della pistola, un colpo deciso, facendola svenire. «Ora siamo solo noi due e voglio vederti in ginocchio implorare perdono, prima di ucciderti».
«Io ho fatto solo il mio dovere».
«In ginocchio!» sussurro in un grido soffocato. «Se si sveglia anche tua figlia, faccio una strage. Chiedi perdono, pezzo di merda!».
«E di cosa dovrei farmi perdonare?» chiede, mentre si china al suolo. «Non c’erano prove sufficienti e sono stato obbligato dalla legge a lasciarlo andare».
«Sii? È così che pensi di cavartela? Allora sappi che io sono obbligato dal cuore a fare questo». Punto la pistola alla sua testa…
«Papà, chi è questo signore?».
«Io sono la morte…».
Il sangue esplode in schizzi che volano verso l’alto. Ghini si è gettato su sua figlia nel gesto disperato di salvarla. Il proiettile lo ha colpito alla spalla qualche centimetro sotto la clavicola.
«Lei no! ti prego…».
«È tardi per le preghiere!». Sparo ancora, un colpo tra gli occhi: unica pietà per lei, dallo sguardo spaventato e confuso, prima che comprenda cosa stia accadendo. Ora un colpo al cuore di tua moglie, perché non provi il dolore di una madre. E adesso a te l’ultimo proiettile, Giudice, ora che hai perso tutto e sai cosa si prova, perché non sono una bestia ma un giustiziere e non godo nel vederti soffrire.

«Papà, ti piace uccidere?».
«Non ci può essere piacere nella morte, piccola mia: la morte ti cambia e fa male, altrimenti è follia».
«Allora, perché porti la pistola?»
«Per far rispettare la legge: è il mio lavoro».
«Ti prego, papà, non uccidere nessuno. Non voglio che diventi qualcun altro: ti voglio bene così come sei».
«Va bene, piccola. Te lo prometto».

Le luci scorrono come torrenti impazziti, sempre più carichi di blu elettrico. Il vento porta via le lacrime, mentre le mani pesano del sangue del tuo assassino. Non mi sento più un dio. Apro le ali e volo nel vuoto di te.
Ultima modifica di SalvatoreStefanelli il martedì 9 gennaio 2018, 14:40, modificato 1 volta in totale.



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Messaggio#2 » venerdì 8 dicembre 2017, 19:38

Ho modificato il racconto cercando di seguire i suggerimenti venuti fuori dalla "Andrea Carlo Cappi Edition". Con la modifica il racconto ha superato di 226 battute il limite delle 5000 previsti per quella sfida. Ora non mi resta che attendere nuovi commenti per capire se le modifiche lo hanno migliorato. Grazie a tutti coloro che si esprimeranno.

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#3 » martedì 12 dicembre 2017, 0:42

Quella che era la mia critica di non attinenza al tema del sangue freddo, ora non ha più alcuna rilevanza. Resta, come avevo già detto, una tragica e cupa storia ben delineata nel dolore insopportabile di un padre. Ma il dio della morte non è un dio: è un uomo come tutti noi e il delitto,per un tutore della legge, può diventare insopportabile. Dall'incipit onnipotente al suicidio tutto è veramente ben descritto. La nuova descrizione della strage familiare aumenta il gelido vuoto del protagonista. Non trovo sbavature se non nella parte inutilmente, secondo me, funambolica del protagonista.
CHIEDO LA GRAZIA

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#4 » martedì 12 dicembre 2017, 15:09

Ciao Roberto. Mi aiuteresti ancora un po'? Mi spieghi cosa intendi con "parte funambolica"? Grazie

P.s. Grazie per la richiesta di GRAZIA.

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#5 » giovedì 14 dicembre 2017, 0:23

SalvatoreStefanelli ha scritto:Ciao Roberto. Mi aiuteresti ancora un po'? Mi spieghi cosa intendi con "parte funambolica"? Grazie

P.s. Grazie per la richiesta di GRAZIA.


E' la parte che inizia con:" Aggrappato al cavo teso tra i due palazzi, salto nel vuoto e raggiungo il palazzo di fronte.. .
Le mani scivolano lungo la corda, portandomi giù sino al terrazzo di Alberto Ghini...

Mi ha ricordato più Spiderman che un poliziotto disperato. Ma, ripeto, è solo una mia impressione.

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#6 » venerdì 15 dicembre 2017, 0:25

Comprendo la tua impressione. Volevo trovare un modo per cui il protagonista osservasse il suo nemico prima di andare da lui e "fare giustizia", inoltre, evitando interferenze di colleghi o altre che potessero minacciarne l'esito. Forse, ho calcato la mano sull'aspetto acrobatico dell'azione di avvicinamento al nemico. Chissà che cambiando qualche parola ed eliminandone altre si possa aggiustare al meglio. Prima di farlo, aspetto che anche altri commentano. Ciao e grazie ancora.

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#7 » lunedì 25 dicembre 2017, 11:00

Buone Feste a Tutti e Un Sereno e Felice 2018.

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#8 » lunedì 25 dicembre 2017, 11:01

Auguri anche a te Salvatore :)
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#9 » martedì 9 gennaio 2018, 14:46

roberto.masini ha scritto:
SalvatoreStefanelli ha scritto:Ciao Roberto. Mi aiuteresti ancora un po'? Mi spieghi cosa intendi con "parte funambolica"? Grazie

P.s. Grazie per la richiesta di GRAZIA.


E' la parte che inizia con:" Aggrappato al cavo teso tra i due palazzi, salto nel vuoto e raggiungo il palazzo di fronte.. .
Le mani scivolano lungo la corda, portandomi giù sino al terrazzo di Alberto Ghini...

Mi ha ricordato più Spiderman che un poliziotto disperato. Ma, ripeto, è solo una mia impressione.


Ciao Roberto. Ho fatto solo una piccola modifica eliminando "salto nel vuoto", anche se era un dare il la per la conclusione della storia. Penso che sia migliorato, che quella sensazione da supereroe marveliano si sia limata. Che ne dici, è così o mi sono illuso? Purtroppo, non posso eliminare tutta la scena e rendere il protagonista più "normale": mi piace l'azione così come è messa e la motivazione di avere tutto sotto controllo senza rischiare di essere notato mi sembra la renda plausibile abbastanza.

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#10 » martedì 9 gennaio 2018, 23:38

SalvatoreStefanelli ha scritto:
roberto.masini ha scritto:
SalvatoreStefanelli ha scritto:Ciao Roberto. Mi aiuteresti ancora un po'? Mi spieghi cosa intendi con "parte funambolica"? Grazie

P.s. Grazie per la richiesta di GRAZIA.


E' la parte che inizia con:" Aggrappato al cavo teso tra i due palazzi, salto nel vuoto e raggiungo il palazzo di fronte.. .
Le mani scivolano lungo la corda, portandomi giù sino al terrazzo di Alberto Ghini...

Mi ha ricordato più Spiderman che un poliziotto disperato. Ma, ripeto, è solo una mia impressione.


Ciao Roberto. Ho fatto solo una piccola modifica eliminando "salto nel vuoto", anche se era un dare il la per la conclusione della storia. Penso che sia migliorato, che quella sensazione da supereroe marveliano si sia limata. Che ne dici, è così o mi sono illuso? Purtroppo, non posso eliminare tutta la scena e rendere il protagonista più "normale": mi piace l'azione così come è messa e la motivazione di avere tutto sotto controllo senza rischiare di essere notato mi sembra la renda plausibile abbastanza.


Direi che così va decisamente meglio, sempre secondo la mia sensibilità. Naturalmente apprezzo il cambiamento seppur piccolo: siamo sempre un po' gelosi della nostra "creatura" ma Minuti Contati ci costringe a riflettere ascoltando appunto altri "autorevoli" pareri!

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#11 » mercoledì 10 gennaio 2018, 17:35

Adesso non mi resta che attendere fine mese e chiedere al Dottore l'eventuale passata in vetrina. Buon Minuti Contati. Alla prossima.

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Messaggio#12 » sabato 10 febbraio 2018, 11:33

Ciao Dottore. Visto che non saprei che altro modificare a questo racconto, che non ci sono stati altri commenti e richieste di grazia da un bel po' e non sufficienti a metterlo direttamente in giudizio per la vetrina, mi sento quasi obbligato a chiedere la tua valutazione. Mi sembra di aver commentato tutti gli altri presenti nel Laboratorio. A questo punto che fare se non chiederti: Ritieni che si possa mandare in vetrina?

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#13 » lunedì 12 febbraio 2018, 19:46

Ciao, Salvatore.

Lo leggo e ti faccio sapere
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#14 » martedì 13 febbraio 2018, 22:40

Ciao, Salvatore.

Sicuramente un buon racconto.
Ti faccio le seguenti note a margine:

1) Alcuni piccoli refusi:
    "l’ha emessa stesso lei"
    "Si arresta di blocco davanti alla mia calibro 9". Forse volevi dire "si arresta di colpo"? E 9 va sostituito con nove
    "Aggrappato al cavo teso tra i due palazzi, raggiungo il palazzo di fronte". LA ripetizione è un po' cacofonica

2) Una scelta linguistica che non mi convince:
"innanzi che le si fermasse il cuore": quell'innanzi non è scorretto ma suona un po' antiquato e spezza l'armonia della frase (secondo me). Valuta se sostituirlo con "Prima che"

3) L'arrivo sulla corda all'inizio fa un po' Batman un po' film di azione americano e crea l'attesa di una storia di tipo diverso da quella che si rivela essere. Valuta tu se non sia meglio modificare radicalmente quella scena. Magari lui può essere sul balcone (calatosi dal terrazzo o magari arrivato lì da una finestra sull'interno delle scale).

4) Ti chiederei inoltre di sostituire i doppi apici con i caporali per uniformarlo agli altri racconti in vetrina.

Una volta che sei pronto, fammi sapere che lo promuoviamo in vetrina
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#15 » giovedì 15 febbraio 2018, 15:06

Ciao Dottore. Grazie dei precisi e puntuali consigli. Posso metterci mano la settimana prossima. Per te va bene attendere un po'? Buon fine settimana.

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Messaggio#16 » giovedì 15 febbraio 2018, 15:47

Nessun problema ad aspettare: tanto poi sai che dovrai attendere i tempi tecnici per lo spostamento in Vetrina
Sono pronto a vivisezionare i vostri racconti... soffriranno, ma sarà per il vostro bene!

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#17 » venerdì 23 febbraio 2018, 18:58

Ciao Dottore. Posto qua sotto il racconto modificato, e lascio a te di prendere la fatidica decisione in merito alla Grazia.

Gelido vuoto - ultima modifica

Le luci delle auto scorrono come torrenti impazziti sotto di me. In lontananza lampi azzurri illuminano la notte. Presto il vento batterà ogni tetto della città, ululando tra le mura, accarezzando i miei brividi impazienti. Osservo le finestre dividere due mondi, donando una irrazionale sicurezza a chi vive al di là del vetro.
In questo momento mi sento il dio della morte, la sua vendetta.
Legata una fune a una colonna di cemento, scavalco il parapetto e guardo nel vuoto. Due piani sotto c’è la mia preda, ignara di quale destino l’aspetta. Eppure, dovrebbe attenderselo dopo quello che ha fatto. Questa notte s’infrangeranno le sue certezze, la paura presto si colorirà di rosso, e io sarò lì, artefice e spettatore, a godere di un tale spettacolo.
Le mani scivolano lungo la corda, portandomi giù sino al terrazzo di Alberto Ghini, il giudice che ieri ha liberato l’assassino di mia figlia.
Luisa aveva sedici anni, era la gioia fatta persona ed è morta. Abbandonata sul ciglio di una strada, le vesti strappate, il sangue che si era raggrumato tra le sue cosce mentre le dita stringevano una croce. In testa ancora la busta di nailon che l’aveva soffocata mentre cercava di urlare, sul collo i segni dello strangolamento. Il medico legale non aveva saputo dirmi quale delle due era stata la causa della morte. Sull’asfalto la pioggia batteva forte, le luci delle volanti spandevano un blu stonato tra le gocce. Quando arrivai, chiamato da un collega, mi chinai ad abbracciare la mia bambina prima che la portassero via, i suoi occhi erano morti ancor prima che le si fermasse il cuore.
Io sono per il perdono, se chi ha colpa paga e si pente. Ma il giudice Ghini non ammetterà mai di aver sbagliato.
Così come non lo ha ammesso l’assassino; stamani ho goduto nello spezzargli le dita una a una, nell’evirarlo, soffocando le sue urla con uno straccio conficcato sino in fondo alla gola.
Pensavo di sentirmi meglio dopo la sua morte, ma non è stato così, anzi: il dolore si è tramutato in rabbia e la rabbia in un odio glaciale. E ora sono qui. Sulla strada dabbasso una volante attende che passi la notte, per concedere il riposo ai suoi occupanti.
Forzare la finestra è uno scherzo. Il lampo illumina il riflesso della mia anima sul vetro e non la riconosco: non sono mai stato io questa, tuttavia solo in questo stato penso possa adempiere al mio destino. Nell’entrare sento delle voci provenire dalla destra, nell’altra stanza qualcuno sta ridendo, sono le risa di una bambina e di una donna, mentre un uomo finisce di raccontare una barzelletta. Ci sa fare con le parole, anche troppo, persino con quelle sbagliate, Giudice Ghini, però la sentenza è stata emessa; l’ha emessa lei stesso, nel momento in cui ha deciso per la non colpevolezza.
Mi nascondo e attendo, i minuti passano lenti, sin troppo. La piccola va finalmente a dormire, ed è quasi mezzanotte. Poco dopo la madre torna in cucina. Sono su di lei, con la mano alla bocca, impedendole di gridare. Cerca di divincolarsi mentre Ghini scatta verso me. Si arresta di colpo davanti alla mia calibro nove.
Mi ha riconosciuto ma sembra non capire il perché. «Liberando l’assassino di mia figlia, l’hai uccisa due volte. Non meriti di vivere ancora».
«Ho una bambina piccola, che dorme di là. Fallo almeno per lei: non ha nessuna colpa».
«Nemmeno mia figlia ne aveva!». Colpisco alla nuca la donna con il calcio della pistola, un colpo deciso, facendola svenire. «Ora siamo solo noi due e voglio vederti in ginocchio implorare perdono, prima di ucciderti».
«Io ho fatto solo il mio dovere».
«In ginocchio!» sussurro in un grido soffocato. «Se si sveglia anche tua figlia, faccio una strage. Chiedi perdono, pezzo di merda!».
«E di cosa dovrei farmi perdonare?» chiede, mentre si china al suolo. «Non c’erano prove sufficienti e sono stato obbligato dalla legge a lasciarlo andare».
«Sii? È così che pensi di cavartela? Allora sappi che io sono obbligato dal cuore a fare questo». Punto la pistola alla sua testa…
«Papà, chi è questo signore?».
«Io sono la morte…».
Il sangue esplode in schizzi che volano verso l’alto. Ghini si è gettato su sua figlia nel gesto disperato di salvarla. Il proiettile lo ha colpito alla spalla qualche centimetro sotto la clavicola.
«Lei no! ti prego…».
«È tardi per le preghiere!». Sparo ancora, un colpo tra gli occhi: unica pietà per lei, dallo sguardo spaventato e confuso, prima che comprenda cosa stia accadendo. Ora un colpo al cuore di tua moglie, perché non provi il dolore di una madre. E adesso a te l’ultimo proiettile, Giudice, ora che hai perso tutto e sai cosa si prova, perché non sono una bestia ma un giustiziere e non godo nel vederti soffrire.

«Papà, ti piace uccidere?».
«Non ci può essere piacere nella morte, piccola mia: la morte ti cambia e fa male, altrimenti è follia».
«Allora, perché porti la pistola?»
«Per far rispettare la legge: è il mio lavoro».
«Ti prego, papà, non uccidere nessuno. Non voglio che diventi qualcun altro: ti voglio bene così come sei».
«Va bene, piccola. Te lo prometto».

Le luci scorrono come torrenti impazziti, sempre più carichi di blu elettrico. Il vento porta via le lacrime, mentre le mani pesano del sangue del tuo assassino. Non mi sento più un dio. Apro le ali e volo nel vuoto di te.
Ultima modifica di SalvatoreStefanelli il giovedì 1 marzo 2018, 18:58, modificato 1 volta in totale.

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#18 » martedì 27 febbraio 2018, 22:58

Ciao, Salvatore.

Ti segnalo solo una svista che hai introdotto nella nuova versione, in questa frase:
Così come non lo ha ammesso l’assassino; stamani ho goduto nello spezzargli le dita una a una, nell’evirarlo, soffocando le sue urla con uno straccio conficcato sino in fondo al gola.


Alla gola è diventato, chissà come al gola.

Una volta che hai messo a posto questa svista, avviso l'Antico di metterlo in coda per la promozione in vetrina!

Complimenti!
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Re: Gelido vuoto

Messaggio#19 » giovedì 1 marzo 2018, 18:58

Grazie, Dottore, sia per la segnalazione che per la promozione.

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#20 » domenica 22 aprile 2018, 11:39

Procedo a promuovere il racconto in Vetrina e ad archiviarlo qui nel Laboratorio.

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Re: Gelido vuoto

Messaggio#21 » lunedì 23 aprile 2018, 15:27

Perfetto. L'ho già visto in vetrina e ne son onorato. Grazie.

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