Garzone e le quaranta mangione.

diego.ducoli
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Garzone e le quaranta mangione.

Messaggio#1 » domenica 7 maggio 2017, 18:09

Siamo alle soglie del ventiduesimo secolo, il pianeta è sconvolto dalla ricerca incontrollata d'ingredienti sempre più sofisticati che soddisfino le richieste dei partecipanti ai reality di cucina.
Gli oceani sono stati prosciugati, le pianure hanno l'aspetto di desolati deserti.
Tuttavia, qualche vero chef è sopravvissuto e anche qualche intrepido allievo.
Erano ormai diverse settimane che Garzone vagava per il deserto. Le poche provviste che aveva erano terminate fin troppo presto, ormai riusciva a sopravvivere succhiando polpa e acqua dai pochi cactus che trovava lungo il percorso.
Il Maestro gli aveva affidato un compito immane ed era ben lungi dal portarlo a termine.
“Tutto questo per uno sgrassatore?! VAFFANCULO” urlò al cielo, consapevole che nessuna punizione poteva abbattersi su di lui.
Passò la lingua sulle labbra secche e riprese la marcia, il vento caldo gli spostò le bende che gli coprivano la testa per proteggerlo dai raggi del sole. Se le tolse con un moto di stizza.
Più volte gli era balenata l'idea di abbandonare la missione, ma lui era l'ultimo e unico discepolo della scuola di cucina di O'strutto e il suo maestro contava su di lui.
Un passo dopo l'altro Garzone si inerpicò su l'ennesima duna.
Un folata di vento sollevò la sabbia oscurandogli la vista, quando si placò scorse in lontananza una città. Alte mura ne cingevano il perimetro e tre lunghe torri con una cupola a forma di cipolla ne ricoprivano la sommità.
“L'ennesimo miraggio” sussurò “come l'oasi e la carovana.”
Fece un altro passo ma le forze gli vennero meno. Ruzzolò per la duna in un vortice di sabbia per poi atterrare pesantemente.
“Forse è meglio riposarsi un po” disse, incurante del sole cocente. E chiuse gli occhi.

Una voce lo riscosse dal torpore ma il giovane non riusci a mettere a fuoco.
La gola riarsa sembrava un fiume prosciugato.
“Cosa ezzere cuesto coso?”
Garzone sentì un liquido fresco scorrergli in bocca e con uno sforzo lo ingollò.
“È un uomo, almeno credo. Non ne ho mai visto uno.”
“Azpetta lui provare parlaren”
Gli occhi misero finalmente a fuoco. Due morbide protuberanze, inguainate da pochi veli, si alzavano al ritmo del respiro.
“Te...te...Tette” sussurrò con un filo di voce.
“Zi! Ezzere uomo, portare lui in città”
“Chi siete?” bofonchiò cercando di alzarsi.
“Parlare troppo tu”
Un colpo lo raggiunse alla nuca e fu di nuovo buio.

Garzone si tastò la nuca, si sentiva la testa leggermente ammaccata. Strinse il cuscino tra le braccia facendo frusciare le lenzuola di seta.
Spalancò gli occhi.
“Ma dove sono” urlò balzando sul letto.
Una figura vestita con leggeri veli celesti gli si avvicinò.
“Finalmente sveglio mio signore”sussurrò con voce languida.
“Chi sei e cosa ci faccio qui?”
“Il mio nome è Kalifha e sono qui per obbedire ai tuoi desideri” replicò con un filo di voce.
“Mi avete rapito?”
La ragazza si inginocchiò a terra strizzando i seni tra le braccia.
“Non lo farei mai. Sono qui solo per il tuo piacere.”
“Ho capito! Sto sognando oppure sono morto ed è il paradiso dei lavapiatti” balzò in piedi e si diresse verso la porta. L'apri, davanti a lui si stagliava un donnone di quasi due metri, con le mani poggiate sui fianchi e un sorriso beffardo stampato sul volto.
“Piccolo uomo non gradire tenera Kalifha? Forze preferire vera donna?”
Chiese le porte di scatto smorzando la risata della creatura.
“Cazzo! Quello è l'inferno.”
Kalifha gli si avvicinò lentamente passandogli una mano sulla schiena.
“Non mi desideri? Preferisci sorella Wolfgang? Lei sa essere molto...persuasiva...”
“Non capisco. Che sta succedendo? E come fa ad essere tua sorella?” chiese scuotendo la testa.
“Non devi capire. Sei un uomo giusto?”
“Beh, si.”
“Allora fai quello che fanno gli uomini.” rispose sdraiandosi languida sul letto.
“Questa storia è troppo strana. Puzza di bruciato.”
La ragazza si alzò di scatto e con passi rapidi afferrò Garzone per il bavero.
“Senti bello, sta cosa non piace neanche a me. Hai tre giorni per mettermi incinta altrimenti non ne usciamo vivi. Quindi fai il bravo e impegnati per cinque minuti.”
“Certo, minacciare di morte è molto eccitante. Vuoi spiegarmi?”
“Non posso!” rispose Kalifha “ma non ti piaccio?”
“Non ci conosciamo neanche.”
“Ecco lo sapevo, sono brutta. Ha ragione Wolfgang, non è il posto per me.”replico la ragazza scoppiando in lacrime.
“No no, sei bellissima veramente...solo che...ho mal di testa...cioè no, ho troppa fame. Sono giorni che non mangio, mi mancano le forze.”
La ragazza smise di piangere e batté le mani deliziata.
“Certo, che sciocca. Aspetta un attimo” e senza lasciar replicare Garzone uscì dalla stanza.
Il giovane scosse la testa confuso dagli sbalzi d'umore della ragazza, fece qualche passo e si sporse dall'unica finestra della stanza.
La città era molto piccola, poche case in pietra grigia e dal tetto di paglia separavano la struttura nel quale si trovava dalle mura, poche persone si affaccendavano sotto di lui trasportando gerle e carretti carichi di botti.
Con uno svolazzo di veli e la porta che sbatté rumorosamente Kalifha ripiombò nella stanza.
“Ecco mio signore. Rifocillati” disse la ragazza nuovamente remissiva, porgendogli un ciotola colma di palline marroni.
Garzone ne afferrò una titubante e l'annusò. Un odore dolciastro gli invase le narici facendolo barcollare.
“Ma questo è...”
“Non temere sono deliziose, mangiale e ti sembrerà di stare in paradiso” lo interruppe Kalifha.
Il giovane morse la pralina sotto gli occhi insistenti della sua compagna, le papille gustative sobbalzarono inondate da una dolce ondata di sapore. Ma garzone, ultimo discepolo della sacra scuola di cucina di O'strutto, aveva assaggiato i piatti del miglior chef esistente e non si lasciò ingannare e sputò il boccone.
Quel piccolo assaggio lo stordì piacevolmente, ci vollero diversi minuti prima di riacquistare piena lucidità.
Mentre Kalifha imprecava in modo poco signorile Garzone afferrò un altra pallina e la spezzò con le mani.
“Questo è cioccolato” esclamò.
“Bravo” rispose ironica “cosa sei un pasticcere?Non ti va bene niente! Non c'è molto da mangiare, solo questo.”
“Magari. Sono solo un aiuto cuoco,ma maneggio un sacco di ingredienti. Non è semplice cioccolato. Cos'è?”
La ragazza non rispose e alzando gli occhi al cielo sbuffò sconsolata.
“Lasciamo stare! Adesso usciamo, mi inventerò una scusa, ma il tuo dovere dovrai compierlo volente o meno. Cerca di fingerti instupidito.”
La ragazza fissò l'espressione costernata di Garzone “Bravo proprio cosi.”
“Ma non stavo facendo niente.”
“Appunto” rispose afferrandolo per una mano.
Wolfang bloccò la loro fuga.
“Tu avere già finito?” chiese la gigantessa.
“Il mio signore è fin troppo bramoso ma purtroppo non sono i miei giorni propizi” rispose Kalifha.
“Tu avere tue...”
“eh...” disse garzone
“Si, sono in quei giorni. L'offerta è solo rimandata non è il tuo turno quindi aspetta e lasciaci soli.”
“Cosa...”balbetto il ragazzo.
“Come desiderare, ma tempo scorrere in fretta. Mio momento arrivare presto”
I due giovani si allontanarono in fretta.
“Sei stato bravo.” disse la ragazza.
“Ma in che senso?” rispose Garzone perplesso.
“Puoi anche smettere di recitare.”
Il ragazzo non capì ma annuì solenne e uscirono.

La giornata era calda ma l'alta cinta muraria creava un ampia zona d'ombra.
I due si incamminarono a passo lento sulla strada in terra battuta, alle loro spalle un gigantesco palazzo si stagliava nel silenzio del primo pomeriggio.
Garzone si guardava intorno in cerca di una via di fuga.
“Non sperarci.”
I suoi pensieri furono interrotti da Kalifha.
“Nessun uomo è mai uscito da queste mura, sono troppo alte e prive di appigli e le porte sono ben sorvegliate dalle sorelle.”
“Ma cosa siete una setta?E cosa sono le sorelle?”
“Guardati intorno.”
Garzone osservò i vari passanti, erano tutte donne si differenziavano solo dalla mole.
Alcune erano in abbondante sovrappeso altre in perfetta forma e dai fisici slanciati e sodi.
“Siete tutte donne?”
“Purtroppo si. Noi accolite dobbiamo fare tutti i lavori più umili. Le sorelle devono svolgere i loro sacri compiti.”
“Tu no?”
“Non sono ancora stata ammessa, grazie a te non ho ancora completato il rituale.”
Passarono accanto ad un ampio spazio, una pozza d'acqua limpida circondata da alberi, il suolo era cosparso di pianticelle dai fiori violetti. Un delicato profumo di limoni e menta riempi l'aria.
“Quello è il sacro luogo delle abluzioni. Solo le sorelle consacrate possono accedervi.”
Ma Garzone non la stava ascoltando. Il suo istinto di lavapiatti prese il sopravvento si staccò da Kalifha e si inoltrò nella radura incurante degli avvertimenti.
Una delle donne corpulente, completamente nuda e bagnata, sfregava la pelle con le foglie delle piante e i frutti dell'albero. La pelle della donna comincio ad espellere un liquido beige, ad ogni passata la mole della donna diminuiva e la pelle riacquistava tono e lucentezza finché davanti a lui rimase una splendida fanciulla.
“Ma certo!” esclamò, incurante di Kalifha che cercava di trascinarlo via “il limone per sgrassare e la menta per le capacità purificanti, senza dimenticare il profumo. Ci sono riuscito ho trovato il detersivo perfetto.”
La ragazza alla fonte si riscosse dalla sua trance e si mise ad urlare coprendosi, con poco successo, le grazie.
Garzone si avvicinò e raccolse qualche limone e una manciata di foglie di menta e le infilò in tasca.
“Il Maestro sarà fiero di me, sarò...”
“Tu ezzere gia morto piccolo uomo”
Un forte dolore alla nuca lo fece precipitare nelle tenebre.

La testa pulsava violentemente. Garzone scosse la testa e cercò di mettere a fuoco l'ambiente in cui si trovava.
“Finalmente ti stai svegliando” disse una voce calda e melodiosa.
Il giovane provò a muovere braccia e gambe senza successo, bande metalliche gli cingevano polsi e caviglie bloccandolo alla parete sulle quali erano infisse.
La vista si schiarì. Davanti a lui,su un trono dorato intarsiato da viticci, era stravaccata la donna più bella che avesse mai visto. Pochi veli purpurei gli cingevano i fianchi e delicati monili scendevano dalle spalle infilandosi tra i seni abbondanti. La donna spostò una ciocca di capelli, puntò gli occhi verdi su di lui passandosi lingua sulle labbra.
“Benvenuto” iniziò la donna “mi dicono che non hai apprezzato la nostra accoglienza. Mia figlia non è alla tua altezza? L'allievo di O'strutto ha forse altri gusti?”
“Madre non è cosi, l'avrei fatto capitolare solo che...” balbettò Kalifha inginocchiata davanti allo scranno.
“ZITTA! Sapevo che eri un fallimento. Hai avuto anche le sacre praline.”rispose interrompendo la fanciulla.
“Come fai a sapere chi sono?” domandò garzone.
“Sappiamo tutto del tuo maestro, tu sei solo il cagnolino che lo segue. Sei solo un mezzo per arrivare a lui. Ma intanto servirai allo scopo.”
La donna afferro una pralina “sai cos'è questa?”
“Cioccolato, ma ha qualcosa di strano.”
“È il mio capolavoro: cioccolato puro ricoperto di innumerevoli altri strati di cioccolato. Stimola la produzione di serotonina, i centri del piacere impazziscono e rende gli uomini degli schiavi felici. Purtroppo sei l'unico che abbiamo trovato dopo molto tempo, gli altri sono..come dire...spompati.”
“Non si cucina per dominare le persone” ribatté garzone, mostrando una spavalderia che non sentiva.
“Chi ti credi di essere per giudicarmi? Un misero lavapiatti che osa giudicare la grande Samira, la regina del cioccolato.”
“Quanti uomini hai sulla coscienza?”
“Solo mille, nulla di che” rispose con un cenno vezzoso della mano “tu sarai il prossimo.”
Samirà batté le mani e due donne corpulente, armate di spatole per glassare i dolci, aprirono i ceppi.
Con lentezza e ancheggiando vistosamente la Regina del cioccolato si avvicinò a Garzone portò una mano vicino alla bocca e soffiò dolcemente. Una nube leggera veleggiò sul suo volto, gli occhi iniziarono a bruciare e il respiro gli si mozzò in gola.
“Polvere di cioccolato al peperoncino” disse con un filo di voce “Maestro, maesto aiutami.”
Garzone rimase parzialmente consapevole di quello che gli succedeva intorno anche le parole di Samira gli arrivavano ottenebrate.
Chiuse gli occhi e intravedette una piccola luce. Con la mente cercò di avvicinarsi e si ritrovò catapultato in una linda cucina in acciaio.
Un uomo muscoloso era intento a mescolare qualcosa in un grosso pentolone.
Poteva riconoscere quel movimento circolare tra mille.
“Maestro aiutami sono in pericolo.”
“Sciocchezze! Vai al lavello e svolgi i tuoi doveri.” ribattè l'uomo senza alzare lo sguardo.
Garzone si voltò, una pigna immane di piatti luridi si inerpicava fino al soffitto.
“Maestro non è il momento, potrei morire.”
“Non dubitare mai del tuo maestro. Vai garzone. Lavali!”
Il ragazzo si sentì trascinare via, in un istante fu consapevole di tutto quello che succedeva intorno a lui: delle due donne che lo trascinavano, di Kalifha che piangeva e di Samira che li conduceva chissà dove.
Garzone infilò una mano in tasca e spremette i limoni sulla menta. La mano gli si impregnò di liquido.
“Come ordini Maestro. Tecnica del lavaggio vorticante di Ostrutto” urlò nonostante il dolore che proveniva dalla sua gola.
Con una mossa repentina liberò le braccia e barzò sulle due carceriere sfregandole con un vigore e una velocità sovrumane. In pochi secondi le due donnone persero la loro forza e e rimasero a terra esauste.
“Com'è possibile” urlò Samira.
“La tecnica di lavaggio di O'strutto permette di lavare montagne di stoviglie in pochi minuti ottimizzando al massimo il consumo di detersivo. Ho lavato milioni di stoviglie, due donne non sono nulla in confronto.”
“Che tu sia maledetto!”
La regina si mise a correre verso la sala del trono, afferrò la ciotola di praline e ne svuotò il contenuto.
Cioccolato misto a bava gli colò dalla bocca i lineamenti si distorsero in un orribile maschera di dolore.
“Tecnica suprema della regina” gorgogliò dalla bocca impastata.
Il corpo avvenente prese volume acquisendo una mole spropositata, le ossa scricchiolarono ingigantendosi, il viso divenne una luna tonda da cui spuntavano due malvagi occhi porcini.
“Vi ucciderò” ruggì con voce tonante.
“Ma io che cosa ho fatto?” domandò Kalifha.
“Tu sei la causa di tutto. Tra tutte le tue quaranta sorella sei la più inetta.”
Kalifha indietreggiò fino a Garzone.
“Puoi lavarla?”
“Non ho abbastanza detersivo per tutto quel grasso.” sussurrò con un filo di voce.
La gigantesca regina si avvicinò. Ogni passo faceva tremare il pavimento e piccoli calcinacci si staccavano dal soffitto.
Con uno scatto impossibile per quella mole afferrò il giovane nella mano immensa e lo avvicino alla bocca.
“Sarai uno spuntino delizioso.”
Aprì le fauci e l'alito dolciastro intorpidì il giovane.
“Non ancora. Prima ricetta di Garzone, Palla di limone e menta.” urlò, lanciando la pottiglia nella bocca gigante.
“Cosa mi hai fattooooo.” gridò scossa da tremiti inconsulti.
“Per lo sporco ostinato ci vuole un trattamento speciale”
La mano si aprì lasciando cadere il giovane e insieme a Kalifha guardarono la regina trasformarsi in un ondata di grasso sciolta.
“Che schifo!” disse la ragazza.
“Già! Troppo cioccolato fa male. Usciamo da qui, potrei vomitare.”
Kalifha abbracciò il giovane esausto e lo aiutò a camminare.
“Posso chiederti una cosa? Ma tutta quella storia sul mio dovere da fare...del letto..del Mio signore.
Che senso ha?”
La ragazza rimase pensierosa per un momento.
“Non ne ho idea, ma sono felice che sia finita.”
“Quindi non si fa più niente?”
“Nulla! Contento?”
“Certo” rispose deluso Garzone.
E uscirono alla luce.

Garzone si affrancò lo zaino alla schiena con il suo carico di limoni e menta. Le porte della città erano spalancate e un lungo viaggio lo aspettava.
“Sei sicuro di non voler rimanere? Molte sorelle sarebbero contente...”
“No grazie” balbettò il ragazzo “il mio maestro mi aspetta.”
“Come vuoi. Ma se decidi di tornare la porta sarà sempre aperta per te.”
Garzone annuì infelice e borbottando le peggiori imprecazione prese la via del ritorno.

TO BE CONTINUED



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ceranu
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Re: Garzone e le quaranta mangione.

Messaggio#2 » venerdì 12 maggio 2017, 16:32

Ciao Diego, eccoci al terzo episodio di Ren il cuciniero.
Devo dire che rispetto ai precedenti episodi, questo è il meno riuscito. Va bene come storia di transizione tra due avventure, ma da sola non ha molto senso. Il personaggio di Garzone è divertente, ma penso che per poterlo apprezzare in pieno serva conoscere i due episodi precedenti.
La punteggiatura traballa come altre volte, ma meno e questo è un bene.
La parte in cui Kalifha dice di non sapere nemmeno lei perché fanno quello che fanno, mi sembra una giustificazione povera data al solo scopo di dare una giustificazione al lettore. Impegnati di più :P
Resta una lettura gradevole, ma andrebbe curata un po' di più anche nei combattimenti.
Ciao e alla prossima puntata di Ren il cuciniero.

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ilVeltro
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Re: Garzone e le quaranta mangione.

Messaggio#3 » sabato 13 maggio 2017, 18:57

Carissimo gastromante,
ho letto la tua storia ignorando il fatto che appartenesse a una trilogia (Ren il cuciniere, se ho ben capito) e anche come racconto a sé devo ammettere che è riuscito a sorprendermi e soprattutto a strapparmi un sorriso in vari passaggi. Alcuni espedienti sono squisiti, lo stile è molto aperto e coinvolgente, a parte qualche sporadico refuso -dovuto probabilmente alla digestione pesante - .
C’è del Mervyn Peake e del Carlo Cracco!
Il tema delle 1000 e 1 notte a mio modestissimo parere non è centratissimo, e mancano gli zombi (pensa quanto potevi giocare sull’ambiguità della loro alimentazione!), ma in ogni caso lodevole il tentativo di dissacrare l’ambientazione in questione.
Buon appetito, e ADDIOS
Non è morto ciò che può vivere in eterno e in strani eoni anche la morte può morire.

Quando sento la parola "cultura" alzo il cane della mia Browning.

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marco.roncaccia
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Re: Garzone e le quaranta mangione.

Messaggio#4 » domenica 14 maggio 2017, 16:55

Ciao Diego,
il tuo racconto a mio avviso regge bene fino all’arrivo della Regina Samira. Poi , secondo me, non riesci più a gestire il testo e la demenzialità surreale totale prende il sopravvento sulla narrazione lasciando troppo confuso il lettore. Quando, dopo aver giocato con i cibo, potresti fare altrettanto con il sesso, rimani a giocare con il cibo. Il che non mi sembra una buona scelta. Soprattutto perché le vicende sessuali di Garzone suonano un po’ come una pistola di Cechov che non spara. Che dire… parecchio sotto le tue possibilità.

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Francesco Capozzi
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Re: Garzone e le quaranta mangione.

Messaggio#5 » martedì 16 maggio 2017, 0:12

Ciao Diego,

Il viaggio fisico e spirituale per trovare il sapone perfetto scema davanti alla vista delle poppe.
Mi è molto piaciuto fino alla Boss Battle, dove l'errore secondo me sta nel troppo poco tempo che intercorre tra il "non riusciremo mai a batterlo" e la sconfitta del boss finale.
Nel complesso ti lascia un bel sorriso addosso

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