La Città tra il Bianco e il Nero

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Francesco Capozzi
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La Città tra il Bianco e il Nero

Messaggio#1 » domenica 7 maggio 2017, 23:54

«Probabilmente era notte nella Città Sacra, ma non ne sarei cosi sicuro a essere sincero.
Il bagliore delle mille lampade ad olio poste lungo le strade, si spandeva nell’etere con una solidità quasi papabile; come se prendendo un coltello, si potesse tagliare quella porzione di luce bianca che contrasta cosi tanto con il color nero del cielo.
Tutto inizia con una donna che cammina per strada a piedi nudi, la lampada che porta in mano sparge la luce tutto intorno a lei, disegnando una strada bianca in quel mondo ormai troppo nero.
È quel tipo di donna dalla bellezza pericolosa, una bellezza che arriva dalla sua purezza, vestita senza pretese ne necessità di apparenza. I lunghi capelli neri legati in una treccia, scendono sulla schiena fino quasi a sfiorare le caviglie, tranne per due ciocche che le contornavano il viso, come una cornice posta su una tela dove un pittore aveva disegnato i lineamenti più belli mai visti a memoria d’uomo.
Eppure sul suo volto c’era inquietudine.
Dietro di lei, centinaia di occhi indagatori la seguivano come a voler penetrare nella sua testa, scrutare la sua anima e leggere i suoi pensieri alla ricerca di qualcosa. Ma le sentinelle non giudicano, non parlano e nemmeno camminano: se le guardi sono li, altrimenti per quanto ne si sa, potrebbero anche non esserci.
Stanno ferme a fissarti, loro e i loro maledetti occhi grigi come la cenere.
La cenere, cosi leggera da essere soffiata via, è stata l’unica cosa abbastanza forte da non perdere la propria essenza.
Ma dimentichiamo per un momento questi strani personaggi e torniamo alla donna, che continua ad avanzare con passo lento e sicuro tra le strade della città portando un cesto in vimini sulla testa. Fino a qualche tempo prima quelle strade erano le più belle di tutta l’India. Ma che dico? Di tutto il mondo!
Il padre della donna le parlava spesso di quei colori, strade lastricate in oro zecchino, palazzi di quarzo rosa e vetrate di zaffiri blu, le raccontava dell’azzurro del cielo e del fiume, del verde delle foglie e dei prati tutto intorno alla città, il giallo del sole, il rosso del fuoco. Colori che Sada Cokhe, la donna scalza, non aveva mai visto. In effetti Sada non aveva mai visto nulla se non il buio, e quando Lui arrivò e li portò via, l’unica a non accorgersene fu proprio lei, che nel buio viveva e nel buio rimase.
Ma procediamo con ordine, e cerchiamo di capire perché una donna cieca vaga per una città con una lampada, circondata da figure grigie che la fissano immobili.
Semplicemente un giorno arrivò la notte, ma quando tornò il sole, i colori erano spariti. Il cielo e i fiumi erano ancora li, ma non più azzurri, bensì grigi. Come l’erba, i palazzi e le strade lastricate d’oro. Tutto grigio.
Si dice che non ci siano solo il bianco e il nero, ma che tra essi esistano migliaia di sfumature, e quella città era diventata l’esempio lampante delle infinite tonalità che quel colore poteva assumere.
I giorni passavano veloci e i colori non tornavano al loro posto, ma non fu solo il mondo esterno a perdere tono.
Lo sappiamo tutti che anche le emozioni hanno dei colori, e quella notte sparirono anche quelle, trasformando le persone in cose prive di vita che, come delle sentinelle che scrutano la notte cercando di avvistare qualcosa, si limitavano a guardarsi intorno alla ricerca di un colore, sia fuori, che dentro gli altri.
E tutto tacque, finché un giorno Lui non si fece vedere.
Vestiva con una tunica rosso cremisi, sulla quale cadevano lunghi capelli viola che mettevano in risalto un volto olivastro, con la bocca aperta in un sorriso quasi surreale, dove si rifletteva il sole grigio sopra la quale risaltavano due occhi completamente bianchi.
Il suo arrivo ruppe il silenzio: le sentinelle iniziarono a urlare come se fossero state toccate da un pezzo di metallo incandescente, evocando dalle loro gole grida rauche e grottesche, avevano finalmente trovato quello che da tempo desideravano, eppure nessuno di loro ebbe il coraggio di muoversi per andare a prendersi quello che tanto bramavano.
Il suo nome è Raἣa Kha’Oya, ed è un demone che si nutre dei colori. E la Città Sacra, la più bella del mondo, fu il pasto migliore della sua vita.
Forse per colpa della sua ingordigia quel pasto durò solo poche lune, quindi doveva andarsene al più presto per trovare una nuova fonte di cibo, ma un attimo prima di uscire dalla città vide Sada, che a differenza delle sentinelle non urlava ne lo guardava, e incuriosito si avvicinò a lei.
Era paura quella che sentiva? Com’era possibile che in quella donna albergassero ancora le emozioni? Come mai non era diventata come tutti gli altri esseri viventi in quella città? Quella donna aveva sicuramente qualcosa di diverso, e più si avvicinava, più notava un particolare che non aveva mai visto in un essere umano: lei aveva i suoi stessi occhi bianchi.
Era anch’essa un demone? No, osservandola bene notò che anche lei come tutto il resto aveva perso i colori, e questo a un demone non sarebbe accaduto. Forse semplicemente era un curioso scherzo del destino.
Ah, Sada Cokhe, nella nostra lingua, vuol dire “Occhi Bianchi”
Cosi si incontrarono Sada e Raἣa Kha’Oya, ed è proprio da lui che si stava dirigendo quando abbiamo fatto la sua conoscenza. Il demone era attratto morbosamente da questa donna poiché lei vedeva l’unico colore che lui non poteva possedere, e Sada passava intere ore a raccontandogli di come vuol dire vivere vedendo solo il nulla, dando forma solo all’immaginazione, sapendo che finché lui non fosse stato soddisfatto, lei sarebbe rimasta in vita.
Le giornate trascorrevano veloci, e il tempo che quei due passavano insieme era sempre di più, lui bramando il suo mondo e lei desiderando di rimanere in vita. Lui le raccontava le storie dei demoni, lei le raccontava come aveva imparato a vivere solo toccando. In quelle ceste ogni giorno portava oggetti diversi, poi lo bendava e con le mani lo guidava a immaginare cosa stesse toccando, cercando di portare ogni volta oggetti sempre più difficili da indovinare. In cambio lui, ogni sera, le leggeva un capitolo di qualche libro. Insomma, un perfetto inizio di magnifica storia d’amore.
E purtroppo per il demone, si stava innamorando veramente di Sada, senza capire che l’unico motivo che la spingeva a stargli accanto, era il desiderio di restare viva. Anzi, si innamorò di lei al punto che inizio a raccontargli le storie che mai un demone dovrebbe rivelare a un essere umano.
Una sera Raἣa Kha’Oya sedeva davanti al fuoco grigio di uno dei camini dello sfarzoso palazzo che una volta era appartenuto alla famiglia reale della Città Sacra, e che ormai aveva eletto a sua abitazione. Sada invece si trovava nella libreria del palazzo, intenta a scegliere un libro da farsi leggere, scegliendoli in base al peso, al profumo della carta e al materiale con il quale era rilegato.
Quando la ruota del destino inizia a girare, non c’è nulla che possa fermarla, ed un demone che si innamora di un essere umano non è degno di essere un demone.
Vi racconto in breve cosa accadde:
Sada camminando urtò una pila di libri, che di riflesso cadde contro uno scaffale, riportando alla luce scritti che non venivano letti da secoli. La donna, che era caduta insieme ai libri, rialzandosi posò la mano su uno strano volume che la attirò subito per il materiale della rilegatura, allo stesso tempo squamoso ma morbido come velluto, e se solo avesse potuto vedere si sarebbe accorta che il libro era rosso e che diverse pagine si erano staccate da quello strano volume, rimanendo inerti ai suoi piedi.
Come tutti sappiamo esistono diversi modi per uccidere un demone, ma il peggiore era raccontato in quel libro, scritto mille anni prima che Sada nascesse.
Incuriosita portò il volume a Raἣa Kha’Oya, il quale riconobbe subito il materiale di cui era ricoperto: pelle di un demone.
Sada aveva riesumato un libro che mai e poi mai avrebbe dovuto trovarsi in quella casa, eppure era li.
Il destino gli diede un’ultima opportunità: se non avesse letto quel libro, sarebbe sopravvissuto.
Ovviamente non volle leggerglielo, ripugnato dall’idea che fosse rilegato con la pelle di un suo simile, ma vista l’insistenza di Sada ed i sentimenti che lo tormentavano, dopo pochi giorni si convinse e firmò la sua condanna.
Il libro raccontava di un demone che innamoratosi di una umana, la eleva al suo stesso rango per donarle i poteri e la longevità che solo noi possediamo. La storia si interrompeva li e nessuno si accorse del capitolo mancante.
Per Sada fu come se un raggio di luce rompesse il suo buio: se avesse convinto Raἣa Kha’Oya a trasformarla, c’era una piccola possibilità di scappare dalla cecità che la accompagnava sin dalla nascita.»


Un urlo ruppe il silenzio che albergava nell’aula, segnando la fine della lezione di Narrativa Demoniaca, accompagnato da un coro di disappunto dei giovani demoni che ascoltavano la storia del professore.
«Bene, domani riprenderemo da dove siamo arrivati oggi»
Subito parti un nuovo coro di disappunto dalla classe.
«La prego professore, ci dica almeno come finisce! Sada tornò a vedere? E che ne fu di Raἣa Kha’Oya? » A parlare era stata Ragnama, una giovane ragazza della prima fila dalla pelle viola e ispidi capelli verdi dai quali spuntavano due deliziose corna adornate da nastrini rosa.
«Preferirei di no, è una storia che merita giustizia e vorrei rendergli omaggio»
Le voci dei giovani demoni lanciarono grida di protesta, finché il professore non si convinse a finire il racconto, era la prima volta che una storia aveva tutto questo successo e forse l’indomani non sarebbe riuscito ad avere la loro attenzione come oggi, meglio battere il ferro finché era caldo.
«E va bene, ma state calmi! » sentenziò. «Sada convinse Raἣa Kha’Oya a farla diventare un demone, ma nessuno sa come possa avvenire questo processo. Il problema fu che non possono esistere due demoni con lo stesso potere, quindi nel momento stesso in cui lei si trasformò, lui divenne un normale uomo, il quale, non potendo reggere il peso della sua età da demone, mori in pochissimi istanti.
Per Sada andò un pochino meglio, i poteri di Raἣa Kha’Oya le permisero di percepire i colori e di vederli nella sua testa, ma non potette mai vedere veramente.
Nessuno sa che fine fecero Sada e il libro rosso, probabilmente lei si tolse la vita dopo aver spinto alla morte l’unica persona che l’aveva amata. Il destino si era servito di loro per farsi una risata, per poi abbandonarli come fanno i cuccioli di uomo con i loro giochi. »

«Racconto interessante quello del vecchio, no? »
Erano passate diverse ore dalla fine della lezione, e come di consueto Ragnama e i suoi compagni si erano incontrati per passare del tempo insieme.
Mentre parlava porse un cilindro di creta carico di erba mefistofelica ad un giovane demone tutto nero, che prima di risponderle fece un lungo tiro facendo uscire il fumo dalle orecchie.
«Era una storia sdolcinata e priva di senso, nessun demone si potrebbe mai innamorare di un umano. »
«Secondo te era tutto inventato?» Chiese la giovane cornuta
«Non si è mai sentito parlare di demoni innamorati di esseri umani, non siamo mica come quegli idioti dei vampiri che abitano dietro la collina! Il professore è vecchio anche per i nostri standard, probabilmente sarà la demenza demoniaca che avanza! »
L’erba mefistofelica iniziò a fare effetto, i discorsi divennero sempre più confusi e le risate sempre più insensate, finché il gruppo di demoni non si alzo per tornare verso le proprie case.
Camminando lungo il sentiero nel bosco dove si nascondevano per fumare, Ragnama poso il suo sguardo su una foglia grigia e si fermò per osservarla, ma riprese subito a camminare richiamata dai suoi amici che ormai la stavano distanziando, convincendosi che fosse solo una allucinazione dovuta all’erba mefistofelica troppo forte.
Decisamente fumare non faceva per lei.



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ceranu
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Re: La Città tra il Bianco e il Nero

Messaggio#2 » venerdì 12 maggio 2017, 16:44

Ciao Francesco, benvenuto si Minuti Contati.

Partiamo da un paio di note tecniche. Il monologo iniziale del professore personalmente l'avrei preferito non tra gli apici bassi. Si capisce che qualcuno sta parlando dalla forma scelta, secondo me sarebbe bastato il corsivo.
Occhio alle d Eufoniche, quelle alcuni editori non le perdonano e anche da queste pari non sono ben viste.
Qua e là c'è qualche refuso (ho visto anche un né scritto senza accento).
Eppure nel complesso mi ha fatto piacere leggere il racconto che ho trovato fresco e interessante.
Però:
1) Non ho capito perché una donna cieca vada in giro con una lampada accesa.
2) Con il senno di poi, ossia quando scopriamo che è una scuola per demoni, ti suggerisco di rivedere il racconto in cui, in alcune parti, la donna sembra una vittima del demone. Non va bene, il demone è una vittima se visto dal punto di vista dei suoi simili, quindi la distruzione descritta dev'essere positiva agli occhi di chi racconta.

Bene la scena dei ragazzi a scuola, mi piace come li descrivi e come ci fai dimenticare la prima parte completamente tell.
Occhio al finale, ho intuito cosa intendevi, ma avresti dovuto marcare di più il tutto, altrimenti si ha la sensazione di un racconto non finito.

Nel complesso è un racconto che ha bisogno di una revisione, ma la lettura fa intuire che hai ottime potenzialità.
Ciao e alla prossima

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ilVeltro
Messaggi: 42

Re: La Città tra il Bianco e il Nero

Messaggio#3 » sabato 13 maggio 2017, 18:20

Carissimo Demonolatra,
storia poetica, intrigante, “dunsaniana”, almeno nella prima parte. Ho ritrovato molto dell’atmosfera onirica di HPL e della serica leziosità delle “Mille” con picchi da narratore accorto e lettore veterano quale intuisco tu sia. Il finale è leggermente controverso. Buona la trovata “potteriana” della scuola per diavolesse e mefistofelici fruitori di erbe, lascia un po’ d’amaro in bocca però il senso di incompiutezza che pervade il finale, che se fosse stato all’altezza dell’incipit avrebbe coronato il racconto di un elogio supplementare.
Continua così, hai una prosa davvero avvincente.
Il Veltro
Non è morto ciò che può vivere in eterno e in strani eoni anche la morte può morire.

Quando sento la parola "cultura" alzo il cane della mia Browning.

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marco.roncaccia
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Re: La Città tra il Bianco e il Nero

Messaggio#4 » domenica 14 maggio 2017, 16:57

Ciao Francesco,
concordo con ceranu sulle potenzialità del racconto. Una bella idea ma da rivedere.
La voce narrante della prima parte sarebbe anche convincente se non si perdesse in una prolissa ricerca del tono poetico (niente in contrario sul poetico, la mia critica è sul “prolisso”)
Anche io non mi spiego il perché della fiaccola.
La seconda parte (quella della scuola dei demoni) scorre decisamente meglio, anche se il finale lascia il lettore con il sapore dell’ inconcluso (non necessariamente un difetto), a meno che tu non volessi comunicarci che Ragnama è l’evoluzione demoniaca di Sada. Se così fosse rivedi il finale perché non si capisce.

diego.ducoli
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Re: La Città tra il Bianco e il Nero

Messaggio#5 » martedì 16 maggio 2017, 23:39

Ciao Francesco
L'idea della storia non è male anche se la modalità che hai scelto per raccontare non mi fa impazzire.
La prima parte potresti mostrarla di più, hai una bella ambientazione devi far uscire i personaggi.
Nella chiusa devi essere un po' più chiaro, se alludi ad un ritorno della cieca-demone devi dare qualche indizio in più o rimane troppo criptico.
Nell'insieme non è male come prova, dagli un taglio più ampio e il racconto ne guadagna.

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