V75- Nicola Gambadoro

Niko G
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V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#1 » lunedì 15 maggio 2017, 23:44

La parola “coraggio” ha avuto tre significati diversi nel corso della mia vita.
Il primo lo imparai quando ero solo un bambino e guardavo i cartoni animati giapponesi: allora credevo che il coraggio fosse gettarsi su bestioni più grossi di te senza pensare alle conseguenze. Ci credetti per molto tempo e passai la giovinezza combattendo contro i mulini a vento, fin quando qualche decennio dopo, incappato nel mulino più duro di tutta la Mancha, mi trovai a tenere tra le dita la mia prima v75. Lì mi resi conto che di coraggio non ne avevo mai avuto, per niente; la fissavo terrorizzato senza osare mandarla giù. La agitai un po’ tra le dita e sentii che suonava come un sonaglino, coi suoi piccoli magici granuli cancellapensieri nascosti dentro quella innocente capsulina rosa.
Tic tic tic.
Un po’ come la sabbia, ma giusto un pelo più psicoattiva. Il foglietto illustrativo, poi, sapeva il cazzo suo: Antidepressivo SNRI. Serotonina, noradrena… noradrenacosa? Insomma, molecole così piccole… cosa saranno mai 75 mg di venlafaxina per uno grande e grosso come me, pensavo. E’ adesso che devi essere coraggioso. Perché il coraggio è cambiare tutto, prendere il toro per le corna e spezzargli il collo. Vincere la battaglia contro sé stessi: cambiare per lei e tutti quelli come lei; Prendere una bella rincorsa e saltar giù dalla nave che affonda, tuffarsi nel blu insieme a tutti gli altri.
Woo-hoo! Che fai lì? Vieni a fare il bagno con noi, l’acqua è deliziosa!
Così la mandai giù e andai a dormire tronfio del passo che avrebbe cambiato per sempre la mia vita.
Il vero significato della parola “coraggio”, invece, lo imparai per la terza e ultima volta il giorno dopo, quando estrassi dalla scatola la seconda v75. La caramellina mi guardava seducente e vogliosa, insomma, ormai sei mio piccolo, sembrava dirmi. La prima v75 non si scorda mai, ma dalla seconda fino all’ultima è tutto già scritto.
Per lo meno era quello che la venlafaxina avrebbe pensato se avesse avuto un’anima, mentre il suo involucro si scioglieva tra le mie dita come la pelle calda e sudata di una donna, prima che mi decidessi a gettarla nell’immondizia con tutta la scatola e la persona di merda che mi aveva portato fino a quel punto.
Cosa fosse il coraggio per me lo imparai quando decisi di accettare e amare i miei silenzi e i miei autunni, di continuare a passeggiare nelle mie enormi stanze vuote piene di specchi, senza aspettarmi più che qualcuno bussasse alla pesante porta del mio eremo; quando imparai ad amare chi invece bussava quando meno me lo aspettavo, facendomi ridere e fiorire come i gelsomini del mio giardino in primavera.
Perché il significato della parola “coraggio” varia per ciascuno di noi: per alcuni è saltare più in alto, correre più veloce, compiere performance da fenomeni; Per me, imparai, è semplicemente accettare di essere me stesso, con i tesori nascosti nei miei abissi più profondi. E da allora sono coraggioso ogni volta che mi guardo allo specchio e mi dico:
Vai bene così come sei.
Ultima modifica di Niko G il martedì 16 maggio 2017, 0:06, modificato 3 volte in totale.


Non so scrivere, ma ho bisogno di farlo.

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antico
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#2 » lunedì 15 maggio 2017, 23:51

Ciao Nicola e bentornato! Tutto ok con caratteri e tempo, buona Franco Forte Edition!

Ps: ti ricordo che puoi modificare il racconto fino alle 00.59 senza incorrere in malus. Occhio a modificarlo dalle 01.00 alle 01.33 perché in tal caso lo considererò postato fuori tempo e quindi in malus. Ovviamente ripasserò per ricontrollare i caratteri in caso di tue modifiche.

ChiaradiLuna
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#3 » mercoledì 17 maggio 2017, 21:56

Trattandosi del contest, ho scelto di suddividere i miei commenti in 5 paragrafi (tema, stile di scrittura, chiarezza dei contenuti, idea generale, conclusioni) in modo da essere precisa, imparziale e toccare ogni lato dei racconti. O almeno questo è il mio tentativo ^^
Veniamo a noi, Nicola.

Tema: Praticamente tu hai fatto un tema sul tema! XD Come se a scuola ti avessero chiesto di scrivere “Che cos’è per te il coraggio” e tu avessi preso la penna in mano.
Sai, per quanto tu sia stato bravo a descrivere diversi aspetti del coraggio e a legarlo a diversi fatti della tua vita (rendendolo un racconto), non so se è esattamente lecito quello che hai scelto di scrivere. In pratica tu hai letteralmente detto cosa è per te il coraggio, e non so se questo fosse lo scopo del contest. Ti faccio un esempio per cercare di farmi capire meglio: se il tema fosse stato “fantascienza” tu avresti scritto un racconto di fantascienza o mi avresti parlato della fantascienza? C’è una bella differenza. È vero che siamo tutti liberi di scrivere quello che si vuole, ma ci si può davvero limitare a raccontare fatti e esprimere opinioni? Sarebbe da chiedere all'Antico!

Stile di scrittura: Molto lineare e coinvolgente, non ho nulla da dire.
Ho solo delle perplessità su come hai scelto di porre il racconto.
Ovviamente non posso sapere se si tratta di un racconto di fantasia o di uno scritto autobiografico.
Nel primo caso, ti consiglierei di non porlo in prima persona. Parla di un altro individuo, delle sue difficoltà, di come le affronta e di come infine le supera. Oppure lascia pure la stesura in prima persona, come se stessi scrivendo un diario, quindi senza discutere apertamente su cosa sia il coraggio. Ti assicuro che esso trasparirà lo stesso e verrà comunque colto da chiunque lo legga.
Se invece si tratta di un racconto anche solo parzialmente autobiografico, che posso dire… hai la mia stima, fratello!

Chiarezza dei contenuti: Sicuramente è un racconto profondo. Tocchi argomenti delicati quali l’uso e la dipendenza da farmaci, la disintossicazione da essi e l’accettazione dei propri limiti. Di sicuro non era facile rendergli giustizia in così poche righe, ma tu ce l’hai fatta, affrontandoli con serenità. E in questo posso solo togliermi il cappello!

Idea generale: credo che tu sia stato l’unico a trattare questo tema come un articolo di giornale. Hai raccontato fatti e hai espresso opinioni, riuscendo comunque a coinvolgere il lettore. Senza dubbio è qualcosa che non avevo ancora letto ma, come ho anticipato nel paragrafo ‘tema’, non so se è un racconto adatto al contest.

Conclusioni: ammetto che sono molto combattuta: da una parte lo trovo molto bello e toccante, dall'altra mi sembra di leggere il tema di un compito in classe; da una parte apprezzo che tu abbia voluto condividere delle tue esperienze (se sono vere), dall'altra non so se il contest fosse il posto giusto per farlo. Al momento davvero non so giungere ad una conclusione!

In bocca al lupo! ^^

Niko G
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#4 » giovedì 18 maggio 2017, 16:10

ChiaradiLuna ha scritto:Trattandosi del contest, ho scelto di suddividere i miei commenti in 5 paragrafi (tema, stile di scrittura, chiarezza dei contenuti, idea generale, conclusioni) in modo da essere precisa, imparziale e toccare ogni lato dei racconti. O almeno questo è il mio tentativo ^^
Veniamo a noi, Nicola.

Tema: Praticamente tu hai fatto un tema sul tema! XD Come se a scuola ti avessero chiesto di scrivere “Che cos’è per te il coraggio” e tu avessi preso la penna in mano.
Sai, per quanto tu sia stato bravo a descrivere diversi aspetti del coraggio e a legarlo a diversi fatti della tua vita (rendendolo un racconto), non so se è esattamente lecito quello che hai scelto di scrivere. In pratica tu hai letteralmente detto cosa è per te il coraggio, e non so se questo fosse lo scopo del contest. Ti faccio un esempio per cercare di farmi capire meglio: se il tema fosse stato “fantascienza” tu avresti scritto un racconto di fantascienza o mi avresti parlato della fantascienza? C’è una bella differenza. È vero che siamo tutti liberi di scrivere quello che si vuole, ma ci si può davvero limitare a raccontare fatti e esprimere opinioni? Sarebbe da chiedere all'Antico!

Stile di scrittura: Molto lineare e coinvolgente, non ho nulla da dire.
Ho solo delle perplessità su come hai scelto di porre il racconto.
Ovviamente non posso sapere se si tratta di un racconto di fantasia o di uno scritto autobiografico.
Nel primo caso, ti consiglierei di non porlo in prima persona. Parla di un altro individuo, delle sue difficoltà, di come le affronta e di come infine le supera. Oppure lascia pure la stesura in prima persona, come se stessi scrivendo un diario, quindi senza discutere apertamente su cosa sia il coraggio. Ti assicuro che esso trasparirà lo stesso e verrà comunque colto da chiunque lo legga.
Se invece si tratta di un racconto anche solo parzialmente autobiografico, che posso dire… hai la mia stima, fratello!

Chiarezza dei contenuti: Sicuramente è un racconto profondo. Tocchi argomenti delicati quali l’uso e la dipendenza da farmaci, la disintossicazione da essi e l’accettazione dei propri limiti. Di sicuro non era facile rendergli giustizia in così poche righe, ma tu ce l’hai fatta, affrontandoli con serenità. E in questo posso solo togliermi il cappello!

Idea generale: credo che tu sia stato l’unico a trattare questo tema come un articolo di giornale. Hai raccontato fatti e hai espresso opinioni, riuscendo comunque a coinvolgere il lettore. Senza dubbio è qualcosa che non avevo ancora letto ma, come ho anticipato nel paragrafo ‘tema’, non so se è un racconto adatto al contest.

Conclusioni: ammetto che sono molto combattuta: da una parte lo trovo molto bello e toccante, dall'altra mi sembra di leggere il tema di un compito in classe; da una parte apprezzo che tu abbia voluto condividere delle tue esperienze (se sono vere), dall'altra non so se il contest fosse il posto giusto per farlo. Al momento davvero non so giungere ad una conclusione!

In bocca al lupo! ^^


Ciao :)
Grazie per il tuo articolatissimo commento! Cerco di rispondere alle obiezioni che hai sollevato.
Sul narratore in prima persona: volevo scrivere qualcosa di un po' più psicologico, e su questo la prima persona rende molto più semplice, agevole e colloquiale il tono che si può utilizzare, permettendo di concedersi qualcosa di un po' meno elegante nel lessico; se fosse stato in terza persona il narratore sarebbe dovuto essere meno impregnato e rimanere più obiettivo,in un tremila caratteri per me ogni parola conta, e il narratore in prima persona "mi serve". Secondariamente, il narratore in prima persona è molto più autorizzato a parlare di sè stesso e mi piace di più di una persona esterna che parla per lui, si sposa meglio con la specie di "flusso di coscienza" che ho cercato di rendere.
Sull'avere scritto un tema: E' una scelta narrativa, sebbene sembri un tema è in realtà un racconto con un inizio, uno sviluppo e una fine; Non credo sia necessariamente sbagliato. I caratteri sono quelli che sono e questa mi è sembrata la strada più adatta per arrivare al punto.
Sull'autobiografico o storia di fantasia: non credo che cambierebbe nulla nell'economia del racconto. Il tema è coraggio come chiave per l'accettazione di sè, per scalare i muri dentro sè stessi. Che sia il pensare di essere sbagliati e provare a cambiarsi, o che sia decidere di mettere una camicia che non ci piace perchè piace di più agli altri, o che sia decidere di cambiare la propria personalità con l'aiuto di sostanze chimiche, è un tema universale che tocca ogni persona. Chi scrive poi decide come cercare di comunicarlo, con un riferimento autobiografico o con una storia inventata.
In bocca al lupo anche a te per il contest :)
Non so scrivere, ma ho bisogno di farlo.

ChiaradiLuna
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#5 » venerdì 19 maggio 2017, 10:30

Ciao Niko!
Grazie per avermi risposto.
Quello che cercavo di dire non è che il tuo racconto fosse sbagliato: il punto è che, almeno dal mio punto di vista, metti un pochino in difficoltà il lettore.
Perchè nel tuo caso non solo parli in prima persona (cosa accettabilissima) ma tu cerchi di stabilire un vero e proprio contatto con chi legge. Discutendo le opinioni e parlando di esperienze come hai fatto tu è come se tu cercassi un confronto con il lettore, come se ti aspettassi una qualche risposta da parte sua.
Il problema è che, in quanto lettrice, ho bisogno di credere che quello che scrivi sia vero (per quanto frutto di fantasia e/o legato al punto di vista di personaggi inventati). A maggior ragione sento la vera necessità di crederti se cerchi con me questo dialogo. Ma mancando questa "fiducia" non riesco a prendere seriamente in considerazione quello che scrivi. E allora, per quanto sia ben scritto, non mi prende del tutto.
Mi rendo conto che sono sottigliezze. Non so se sono riuscita a rendere l'idea al meglio, e non so nemmeno se questa mia sensazione sia condivisa anche da altri. Comunque, mi sembrava corretto cercare di esporti la mia opinione.
Buona continuazione! ^^

Fernando Nappo
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#6 » domenica 21 maggio 2017, 16:18

Ciao Niko,
il tuo racconto affronta un prolema non di poco conto, se ho ben capito: quello della depressione, e della capacità di affrontarla/conviverci, rifiutando di nascondersi dietro l'effetto degli antidepressivi. Indubbiamente di coraggio ce ne vuole.
Però il racconto, in qualche modo, non mi lascia del tutto soddisfatto. La prima parte è troppo vasta, in senso temporale, e risolta in maniera così rapida, da non permettermi di entrare in empatia col personaggio. In tre righe passi dall'infanzia coi robot alla depressione conclamata, senza dare alcun indizio tangibile di cosa sia capitato, a parte quel "incappato nel mulino più duro di tutta la Mancha", che come citazione mi piace, ma non mi dà nulla di concreto per partecipare al dolore del tuo protagonista. Tra l'altro, manchi di segnalare in maniera esplicita la seconda definizione di coraggio (che secondo me è la prima volta che prende una V75), così che un lettore poco attento possa pensare che te la sei scordata e sei saltato da uno a tre. Inoltre, non si ha la minima prcezione degli effetti della pillola sull protagonista. Coma faccio io lettoe che non ha mai usato gli antidepressivi a capire quanto coraggio ci vuole per evitarli?
Ecco, queste le mie considerazioni. Riguardo alla scrittura, molto buona, come ci hai abituati a leggere. A mio avviso, un racconto con un ottimo potenziale che però, opinione personale, non coinvolge fino in fondo.

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Adry666
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#7 » lunedì 22 maggio 2017, 17:02

Ciao Nicola,

tema centrato anche per te.

All’inizio sembra di essere incappati in un meta-racconto sul tema del coraggio, poi si capisce che in effetti non è così. La tua è una scelta coraggiosa ( )) ) e piuttosto originale.
Il racconto è scritto bene anche in alcuni punti ci sono delle imperfezioni. Il messaggio è chiaro, un messaggio con cui mi trovo d’accordo, i peggiori mostri sono dentro la nostra testa.

Nel complesso buona prova.

PS: ma la V75 esiste veramente? Non l’ho mai sentita

Ciao
Adriano

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AmbraStancampiano
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#8 » lunedì 22 maggio 2017, 21:55

Ciao Nicola,
il tuo racconto affronta coraggiosamente (:P) il tema e la tua scelta di scandirlo per sottolineare i tre momenti chiave del pezzo mi sembra molto azzeccata.
Mi trovo però d'accordo con Fernando, almeno in parte: ho apprezzato molto il primo paragrafo, che però racconta una linea temporale troppo vasta rispetto al segmento così breve tra la prima e la seconda pillola. Per di più gli effetti della pillola rimangono un mistero, per cui non siamo in grado di comprendere fino in fondo la scelta del nostro narratore.
Forse (ma è solo una mia idea) tutto girerebbe meglio se il racconto fosse concepito in medias res, quindi non più come un monologo a posteriori, ma come un racconto enunciato proprio davanti alla prima pillola, e che finisca sulla decisione di non prendere quella successiva subito dopo aver vissuto l'esperienza, e non con la capsula già in mano.
Spero di essermi spiegata bene ^_^
Si soffre un po' della totale mancanza dei particolari che portano il protagonista alla depressione, soprattutto nel momento in cui tu vi fai aperto riferimento ma noi non ne sappiamo assolutamente nulla. In effetti questa è una cosa che ci si aspetta di più dai diari o dalle testimonianze psicologiche, in genere chi si vuole raccontare a un pubblico ci tiene anche che si capisca bene e a fondo quel che gli è successo. Questo approccio potrebbe in effetti indurre in errore e far pensare a uno sviluppo più "da tema" che da racconto breve, ma io vedo chiaramente la cristallizzazione dell'attimo che fa il racconto breve nel gesto dello stringere la capsula.
Ultima modifica di AmbraStancampiano il martedì 23 maggio 2017, 0:00, modificato 1 volta in totale.
Qui giace il mio cervello, che poteva fare tanto e ha deciso di fare lo stronzo.

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raffaele.marra
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#9 » lunedì 22 maggio 2017, 23:56

Sono piuttosto combattuto nel giudicare questo racconto, ancor di più nello scegliere quale posto assegnargli nella mia classifica. Indubbiamente il testo è scritto molto bene, in uno stile attento, ben curato, capace di legare il lettore fino alla fine. Il tema è centralissimo, anzi il racconto si propone quasi come un saggio sul concetto di “coraggio”. E forse proprio questo è il difetto principale che un po’ mi confonde. Il racconto, a volte, sembra non essere un racconto. La trama è decisamente messa in secondo piano dalle riflessioni (belle e profonde, senza dubbio) che danno al testo un sapore molto diverso da quanto ci si possa aspettare. Forse avresti potuto ottenere un risultato davvero ottimo se fossi riuscito a trasmetterci le stesse idee inserendole in una storia un po’ più articolata, un po’ più “storia”.

Niko G
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#10 » martedì 23 maggio 2017, 21:12

Fernando Nappo ha scritto:Ciao Niko,
il tuo racconto affronta un prolema non di poco conto, se ho ben capito: quello della depressione, e della capacità di affrontarla/conviverci, rifiutando di nascondersi dietro l'effetto degli antidepressivi. Indubbiamente di coraggio ce ne vuole.
Però il racconto, in qualche modo, non mi lascia del tutto soddisfatto. La prima parte è troppo vasta, in senso temporale, e risolta in maniera così rapida, da non permettermi di entrare in empatia col personaggio. In tre righe passi dall'infanzia coi robot alla depressione conclamata, senza dare alcun indizio tangibile di cosa sia capitato, a parte quel "incappato nel mulino più duro di tutta la Mancha", che come citazione mi piace, ma non mi dà nulla di concreto per partecipare al dolore del tuo protagonista. Tra l'altro, manchi di segnalare in maniera esplicita la seconda definizione di coraggio (che secondo me è la prima volta che prende una V75), così che un lettore poco attento possa pensare che te la sei scordata e sei saltato da uno a tre. Inoltre, non si ha la minima prcezione degli effetti della pillola sull protagonista. Coma faccio io lettoe che non ha mai usato gli antidepressivi a capire quanto coraggio ci vuole per evitarli?
Ecco, queste le mie considerazioni. Riguardo alla scrittura, molto buona, come ci hai abituati a leggere. A mio avviso, un racconto con un ottimo potenziale che però, opinione personale, non coinvolge fino in fondo.


Ciao Fernando,
grazie per il tuo commento !
In realtà il messaggio è un po' diverso: Il protagonista si trova ad affrontare più che una depressione conclamata, delle situazioni che l'hanno portato a dubitare del suo essere sano e meritevole di amore e rispetto; Che si renda conto di non essere depresso ma semplicemente diverso dalla gran parte delle persone che lo circondano lo si intuisce nei passaggi successivi, anche se effettivamente è una cosa un po' troppo celata.
Il protagonista scopre il coraggio la seconda volta quando decide di prendere la pillola, e la cosa lo fa riflettere sull'enormità dell'errore che sta facendo, gettando via le compresse il secondo giorno, (quando ancora il farmaco non ha avuto nessun effetto: queste sono conoscenze da "addetti ai lavori" che effettivamente avrei dovuto inserire!) ed è lì che impara "per la terza ed ultima volta" il significato della parola coraggio, cioè essere sè stesso e combattere per i propri ideali anche se questo genera in lui isolamento e frustrazione. Il "mulino più duro di tutta la Mancha" lascia spazio molto aperto a cosa possa essere successo, e viene lasciato all'interpretazione del lettore: Una delusione amorosa, il tradimento di un amico, o quant'altro possa mettere in dubbio qualcuno della propria idoneità ai rapporti umani.
Alla prossima :D
Non so scrivere, ma ho bisogno di farlo.

Niko G
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#11 » martedì 23 maggio 2017, 21:18

Adry666 ha scritto:Ciao Nicola,

tema centrato anche per te.

All’inizio sembra di essere incappati in un meta-racconto sul tema del coraggio, poi si capisce che in effetti non è così. La tua è una scelta coraggiosa ( )) ) e piuttosto originale.
Il racconto è scritto bene anche in alcuni punti ci sono delle imperfezioni. Il messaggio è chiaro, un messaggio con cui mi trovo d’accordo, i peggiori mostri sono dentro la nostra testa.

Nel complesso buona prova.

PS: ma la V75 esiste veramente? Non l’ho mai sentita

Ciao
Adriano


Ciao Adriano, grazie per il tuo commento!
Si in effetti ho avuto molte perplessità prima di gettarmi in questo tipo di "racconto", ma mi sono detto, siamo qui per sperimentare quindi proviamoci :D
Mi spiace per le imperfezioni, l'ho riletto tante volte e mi sembrava andar bene! Se vorrai dirmi quali sono te ne sarò grato :D
Si, la venlafaxina esiste ed è un antidepressivo SNRI. L'abbreviazione l'ho messa per risparmiare caratteri e per incuriosire un minimo il lettore fino a quando viene svelata la chiave del racconto.
A presto!
Non so scrivere, ma ho bisogno di farlo.

Niko G
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#12 » martedì 23 maggio 2017, 21:31

AmbraStancampiano ha scritto:Ciao Nicola,
il tuo racconto affronta coraggiosamente (:P) il tema e la tua scelta di scandirlo per sottolineare i tre momenti chiave del pezzo mi sembra molto azzeccata.
Mi trovo però d'accordo con Fernando, almeno in parte: ho apprezzato molto il primo paragrafo, che però racconta una linea temporale troppo vasta rispetto al segmento così breve tra la prima e la seconda pillola. Per di più gli effetti della pillola rimangono un mistero, per cui non siamo in grado di comprendere fino in fondo la scelta del nostro narratore.
Forse (ma è solo una mia idea) tutto girerebbe meglio se il racconto fosse concepito in medias res, quindi non più come un monologo a posteriori, ma come un racconto enunciato proprio davanti alla prima pillola, e che finisca sulla decisione di non prendere quella successiva subito dopo aver vissuto l'esperienza, e non con la capsula già in mano.
Spero di essermi spiegata bene ^_^
Si soffre un po' della totale mancanza dei particolari che portano il protagonista alla depressione, soprattutto nel momento in cui tu vi fai aperto riferimento ma noi non ne sappiamo assolutamente nulla. In effetti questa è una cosa che ci si aspetta di più dai diari o dalle testimonianze psicologiche, in genere chi si vuole raccontare a un pubblico ci tiene anche che si capisca bene e a fondo quel che gli è successo. Questo approccio potrebbe in effetti indurre in errore e far pensare a uno sviluppo più "da tema" che da racconto breve, ma io vedo chiaramente la cristallizzazione dell'attimo che fa il racconto breve nel gesto dello stringere la capsula.



Ciao Ambra!
In effetti forse ho lasciato troppe cose all'intuizione del lettore :)
Gli antidepressivi di questa categoria non hanno alcun effetto se non dopo settimane di terapia, questa cosa avrei dovuto precisarla perchè ovviamente è nota solo agli "addetti ai lavori"; Quindi la reazione del protagonista il giorno dopo è puramente dovuta al semplice fatto di averla presa.
In realtà la depressione del protagonista è il termine che gli è stato "affibbiato" dal mondo, e inizialmente lui partecipa positivamente pensando di "saltare in mare a fare il bagno con gli altri mentre la nave sta affondando"; Intuisce però di non essere malato dopo aver cercato di "violentarsi" per essere come gli altri, e lo realizza pienamente tempo dopo quando si rende conto di essere in grado di provare gioia e amore messo nei giusti contesti e con le persone meritevoli; Lo sviluppo del suo pensiero dopo aver gettato via le pillole lo fa intuire e lo distacca dalla depressione propriamente detta, ma anche la conoscenza della tipica ideazione depressiva fa parte di qualcosa che è più nota agli "addetti ai lavori" e che avrei dovuto chiarire meglio.
Hai ragione anche sui pochi dettagli forniti, come dicevo pochi commenti prima "il mulino più duro di tutta la mancha" viene lasciato un po' all'immaginazione del lettore e a mio avviso avrebbe cambiato poco la reazione del protagonista: Che fosse una delusione amorosa, il tradimento di una persona importante, o un grosso fallimento che lo ha spinto all'isolamento, le personalità "atipiche" incorrono molto frequentemente in ciascuna di queste cose e facilmente incolpano sè stesse. Ho preferito usare i caratteri dove potevano servirmi di più.
In sostanza un esperimento difficile, ho cercato di fare del mio meglio :D A presto!
Non so scrivere, ma ho bisogno di farlo.

Niko G
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#13 » martedì 23 maggio 2017, 21:34

raffaele.marra ha scritto:Sono piuttosto combattuto nel giudicare questo racconto, ancor di più nello scegliere quale posto assegnargli nella mia classifica. Indubbiamente il testo è scritto molto bene, in uno stile attento, ben curato, capace di legare il lettore fino alla fine. Il tema è centralissimo, anzi il racconto si propone quasi come un saggio sul concetto di “coraggio”. E forse proprio questo è il difetto principale che un po’ mi confonde. Il racconto, a volte, sembra non essere un racconto. La trama è decisamente messa in secondo piano dalle riflessioni (belle e profonde, senza dubbio) che danno al testo un sapore molto diverso da quanto ci si possa aspettare. Forse avresti potuto ottenere un risultato davvero ottimo se fossi riuscito a trasmetterci le stesse idee inserendole in una storia un po’ più articolata, un po’ più “storia”.


Ciao Raffaele,
grazie per il tuo commento!
Capisco perfettamente le tue perplessità ed erano anche le mie prima di postarlo. Ho voluto scrivere una storia un po' meno storia e più "storia/percorso interiore", e non ho resistito alla voglia di tentare l'esperimento. Purtroppo però i caratteri non davano spazio a entrambe le cose, quindi ho optato per questa specie di flusso di coscienza! del resto siamo qui per fare cose nuove e sperimentare un po' :)
A presto :)
Non so scrivere, ma ho bisogno di farlo.

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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#14 » mercoledì 24 maggio 2017, 12:12

Ciao Intimista,
mi riallaccio un pò al mood degli altri commentatori nell'esprimere il mio giudizio, comunque positivo, al tuo lavoro.
Preso a sé è un godibile pastiche di umori, meditazioni, messaggi più o meno subliminali dal respiro quasi Redfieldiano, e può starci.
Il fatto è, come hanno abbaiato anche gli altri, che qui si partoriscono racconti e non saggi introspettivi!
Il tema del coraggio è si centratissimo, ma galleggia da solo in un mare di idee e potenzialità inespresse o autoreferenziali.
Un encomio alla tua scrittura, quindi, ma un pollice verso per questa tipologia di sfide al fulmicotone.
Un forte in bocca al lupo per il prosieguo,
Il Veltro
Non è morto ciò che può vivere in eterno e in strani eoni anche la morte può morire.

Quando sento la parola "cultura" alzo il cane della mia Browning.

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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#15 » mercoledì 24 maggio 2017, 20:11

Ciao Nicola,
il tuo racconto l'ho visto con un diario per lo più, il che credo vada bene, anche se non vengono descritte particolari situazioni ma pensieri. Tuttavia il tema fatico a trovarlo, mi spiego meglio: per il protagonista il coraggio è accettarsi per quello che è, sia nei difetti, nei pregi, accettare tutto quello che ci accade non come rassegnazione ma come partecipata consapevolezza, in poche parole accettarsi come essere umano, il che è giustissimo ma più che prova di coraggio questa dovrebbe essere una naturale condizione a mio avviso. La depressione è una malattia che colpisce sempre più persone purtroppo e come tutte le malattie va curata, quindi è utile in molti casi affidarsi a medici esperti. Una terapia farmacologica non è un male di per sè, se seguita con le dovute cautele, e per quanto riguarda la v75 non dà effetti di dipendenza spetta solamente al paziente affiancare ai farmaci anche una psicoterapia, così lo vedo io.

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giuseppe.gangemi
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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#16 » giovedì 25 maggio 2017, 22:39

Ciao,
il tema del tuo racconto è molto interessante. Gli anti depressivi sono una brutta bestia nel mondo occidentale. Ormai siamo in un'epoca in cui si prendono come fossero caramelle. La scelta del tuo protagonista è molto coraggiosa. Però non mi piace il fatto che prende questa decisione subito dopo la prima pasticca. La vittoria sarebbe stata più grande se lo avessi fatto un po' rimanere all'inferno, senza la spina attaccata al cervello.
Bella la citazione di Cervantes e dei mulini a vento.

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Re: V75- Nicola Gambadoro

Messaggio#17 » martedì 30 maggio 2017, 14:02

Mi sembra che nel momento in cui prendi il ritmo, il testo migliori. Dopo una partenza decisamente promettente, ti perdi in una parte centrale che sembra arrotarsi su se stessa, non ben definita fino a quando non ti lanci verso il finale. Un racconto di revisionare perché il materiale è importante e il messaggio finale è bellissimo, ma allo stato attuale è poco funzionale proprio perché rischia di perdersi il lettore per strada. Proverei a svilupparlo senza limite di caratteri, credo che la sua dimensione sia sui cinquemila o poco più. Al momento, per me, è un pollice ni che guarda verso l'alto.

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