"Omega" di Adriano Muzzi

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Adry666
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"Omega" di Adriano Muzzi

Messaggio#1 » martedì 16 maggio 2017, 0:16

Stava lì, come tutte le mattine, racchiusa a 'doppia mandata' nel suo cappotto marrone, con un cappello di lana e una sciarpa rossa che facevano intravedere solo il nasino all'insù e degli splendidi occhi verdi, belli come il mare cristallino della Polinesia.
Il freddo e la nebbia non m’impedivano di godere di quella vista, che mi faceva trovare il calore necessario per sopportare l’attesa della corriera per la città.

Erano anni che stava lì. Erano anni che la guardavo e la desideravo senza riuscire a dire una parola, a fargli un sorriso, un gesto. Solo nuvolette di vapore tra me e lei. Solo operai curvi dal sonno e donne delle pulizie ingrassate per il troppo alcool. Solo questo, nessuna parola o segno d’intesa.
È il problema di noi timidi dalla nascita: paura di affrontare un dialogo; voglia di essere invisibili sempre e comunque; imbarazzo se qualcuno ci indica o ci nota; gran voglia di stare chiusi in casa da soli, magari con un gatto. Ma i problemi maggiori nascono quando ci si innamora: come comunicare il nostro affetto all'altra persona? Mission impossible…

Ogni giorno, uscendo dalla mia piccola casa, speravo che ci fosse, che stesse bene. Il periodo peggiore era quando andava in vacanza. Ora sapevo quando e per quanto, e cercavo di fare coincidere le mie villeggiature con le sue, ma non sempre era possibile. E le malattie? Un’aspirina e via in strada; lei per fortuna doveva essere di sana e robusta costituzione.
Poi passava il suo autobus e tutto finiva, tutto diventava grigio e freddo. Il mio passava dopo, ma io, ovviamente, arrivavo sempre molto in anticipo. Il sonno in meno era un sacrificio piacevole e necessario; e lo diventava sempre di più.

Un giorno di ordinaria follia presi la mia decisione: dovevo farmi forza e dire qualcosa per conoscerla. Certo, c’era il rischio di un rifiuto che avrebbe affossato ancora di più la mia vita inutile, ma dovevo provare. Del resto l’altro rischio era ancora maggiore: quello di non trovarla più; un cambio nel lavoro, nell'abitazione o un parente lontano malato.
Ci pensai parecchio, alla fine decisi e scelsi la cosa più banale (ma semplice!): le avrei chiesto l’ora e poi … e poi potevo solo sperare nella buona sorte.

Quella mattina lasciai a casa il mio Omega Speedmaster e m’incamminai, tremando, alla fermata. Non tremavo per il freddo.
Lei era lì, come sempre. Immutabile, solenne, bellissima come una statua greca.
Mi sedetti sulla panchina scarabocchiata, mi rialzai, mi risedetti molte volte.
Era il momento, adesso o mai più! Strinsi i pugni, mi diedi dei cazzotti sulle gambe e mentalmente ripetei il mio mantra: ‘Dai! Dai!’
Mi avvicinai, il mio sguardo salì lentamente dalle sua scarpe alla cinta del cappotto, dalla borsetta alla sciarpa, e infine ai suoi occhi. La fissai per un’istante che sembrava dilatare lo spazio tempo all'infinito e …
…lei mi disse, con occhi dolcissimi: “Scusami, mi sai dire che ore sono?”
Quel giorno non avevo l’orologio, ma sono sicuro che il tempo si fermò.
Per l’eternità.



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antico
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Re: "Omega" di Adriano Muzzi

Messaggio#2 » martedì 16 maggio 2017, 0:21

Ciao Adriano! Tutto ok con i parametri, buona Franco Forte Edition!

Ps: ti ricordo che puoi modificare il racconto fino alle 00.59 senza incorrere in malus. Occhio a modificarlo dalle 01.00 alle 01.33 perché in tal caso lo considererò postato fuori tempo e quindi in malus. Ovviamente ripasserò per ricontrollare i caratteri in caso di tue modifiche.

Canadria
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Re: "Omega" di Adriano Muzzi

Messaggio#3 » mercoledì 17 maggio 2017, 22:20

Ciao, Adriano!
La tua storia è molto dolce ma ci sono alcune cose che non mi quadrano. Intanto, perché adesso lui sa “quando e per quanto” lei andrà in vacanza? Per qualche riga ho creduto che fossero diventati colleghi di lavoro e che per questo lui fosse a conoscenza del suo periodo di ferie estive, ma subito dopo si interroga su improvvisi cambi d’abitazione o lontani parenti ammalati. Insomma, è la storia a lieto fine (?) di un amore immaginato e probabilmente mi sono fatta un numero eccessivo di domande, quando invece avrei dovuto riceverla come viene: una storia d’amore alla fermata del bus.
P.S. Ti segnalo una svista:
“Erano anni che la guardavo e la desideravo senza riuscire a dire una parola, a fargli (*farle) un sorriso, un gesto.”

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Linda De Santi
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Re: "Omega" di Adriano Muzzi

Messaggio#4 » lunedì 22 maggio 2017, 22:01

Un racconto delicato e dolce che ho letto con piacere. L'unica cosa che ho trovato strana è che i protagonisti prendono l'autobus alla stessa fermata da anni e non si sono mai guardati né parlati. A me capita di iniziare a sorridere alle persone che vedo alla fermata del treno già dopo un mese che le vedo tutte le mattine (e sono una timida cronica! :)). Magari potresti puntare su dei tempi più brevi, ad esempio sei mesi.
Inoltre, personalmente non amo le frasi fatte come "un giorno di ordinaria follia" e metafore tipo "belli come il mare cristallino della Polinesia" (a me che non so com'è il mare della Polinesia, la metafora dice poco :)). In ogni caso, hai scritto una bella storia. Alla prossima!

mezzomatto
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Re: "Omega" di Adriano Muzzi

Messaggio#5 » lunedì 22 maggio 2017, 23:54

Una storia minimale, di un irrimediabilmente timido che, quando trova il coraggio, riceve una banalissima richiesta di una informazione. Ma a lui basta? Chi s'accontenta gode? Oppure lui capisce, finalmente che lei non se lo c..a neanche di striscio? Il finale è inespresso. Opto per la seconda ipotesi (visto anche che l'omega in genere significa la fine). Però gli occhi dolcissimi e il tempo che si ferma sono anche indizi di superfelicità.
Non mi ha emozionato, forse perché i tempi sono esageratamente dilatati: "Erano anni che stava lì", mentre l'ambientazione è esclusivamente invernale. E allora facciamo che il suo atto di coraggio coincida con il primo giorno di primavera, e lasciamo stare gli anni.

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ceranu
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Re: "Omega" di Adriano Muzzi

Messaggio#6 » martedì 23 maggio 2017, 12:02

Ciao Adriano, bella prova.
Il finale io l'ho interpretato come se lei fosse l'equivalente maschile di lui e che stesse vivendo la stessa situazione al punto da aver preso la stessa decisione, lo stesso giorno.
Quel giorno non avevo l’orologio, ma sono sicuro che il tempo si fermò.

Avrei evitato di sottolineare che non aveva l'orologio, era quello il suo pano il lettore non può esserselo dimenticato in una riga.
La lettura è piacevole, il finale strappa un sorriso.
Nel complesso è una lettura leggera che proprio in questa leggerezza trova il suo pregio migliore.
Bravo!
Ciao e alla prossima.

Kuranes
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Re: "Omega" di Adriano Muzzi

Messaggio#7 » martedì 23 maggio 2017, 15:06

Il ritmo è molto buono e lo condivido (anche io mi ritrovo sempre a cercare una chiusa climatica asciugando la lunghezza dei periodi verso la fine), la retorica amorosa mi piace meno ma d'altronde ognuno ha i propri temi ("bisogna sempre per forza parlare d'amore?")! Mi trovo in difficoltà, esattamente come con il tuo racconto della scorsa edizione, perché penalizzarti per un mio gusto personale mi pare poco corretto - ma d'altro canto per convincermi attraverso un tema che non mi piace dovresti raggiungere vette stilistiche e di idee molto superiori alla media. Qui lo stile è buono e l'idea di fondo anche, ma purtroppo non così buoni da farmi ingollare il boccone diabetico:(

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marco.roncaccia
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Re: "Omega" di Adriano Muzzi

Messaggio#8 » mercoledì 24 maggio 2017, 16:54

Ognuno ha la sua prova da superare con coraggio e il protagonista del tuo racconto, tra il timido (come ci racconti ) e il maniaco ossessivo (arriva con gli anni a conoscere anche il periodo di vacanza dell'oggetto della sua contemplazione amorosa), deve "solo" riuscire ad attaccare bottone. Il racconto mi sembra ben condotto, e il finale riesce a spiazzare il lettore oltre che il protagonista. Una buona prova.

Aristide Capuzzo
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Re: "Omega" di Adriano Muzzi

Messaggio#9 » giovedì 25 maggio 2017, 14:49

Ciao Adriano,
il tuo testo mi fa pensare a quanto sia difficile rendere racconti così brevi e in prima persona molto validi sul piano emotivo.
In qualche modo percepisco dell'ironia nel tuo racconto, che ha come punto focale, nonché titolo, l'Omega. Allora mi chiedo se non sia il caso di portare l'orologio da subito all'attenzione e dargli un'importanza maggiore o relegarlo esclusivamente alle frasi finali. Inoltre penso che la citazione dell'Omega telefoni il finale.

alexandra.fischer
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Re: "Omega" di Adriano Muzzi

Messaggio#10 » giovedì 25 maggio 2017, 20:49

Mi piace lo spunto di questo racconto: il coraggio di dichiarare il proprio interesse a un’altra persona vincendo la timidezza. L’ambientazione ha qualcosa del “Marcovaldo” di Calvino, invernale al punto giusto, come lo stato d’animo del protagonista (tipo crepuscolare, da stanza solitaria con gatto). L’umanità che lo circonda è altrettanto fredda (operai curvi, donne delle pulizie ingrassate e beone) se non fosse per Lei (dagli occhi simili ai mari della Polinesia, bellissima immagine, che le dà la caratteristica di momento vacanziero, di stacco dallo squallore quotidiano, a prescindere dalla sua bellezza delicata). Il momento dell’orologio dimenticato aggiunge un tocco poetico alla storia, un alone roseo che lascia sperare bene nel finale. Dopotutto, lei gli ha chiesto l’ora dopo anni (e la ripetizione iniziale di anni va bene, conferisce un senso di attesa e rende bene la fragilità dei sentimenti) e per questo si rivela un’anima gemella per il protagonista. Può essere l’inizio di un romanzo d’amore calviniano.

Attenzione a: fargli un sorriso (meglio farle)

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antico
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Re: "Omega" di Adriano Muzzi

Messaggio#11 » sabato 27 maggio 2017, 18:51

Un racconto che ho letto con piacere. Ci sono alcune espressioni che, a mio parere, mal si fondono con il tono generale che gli hai dato (Mission impossible, Un giorno di ordinaria follia, ma semplice!), l'omega speedmaster è introdotto troppo tardi e per gente come me che non lo associa subito all'orologio risulta forzato ed effettivamente la questione degli anni passati a incrociarsi potrebbe essere gestita meglio (come nel caso del suo coordinare le ferie, come ha fatto a scoprirlo?). Quindi dei problemini sparsi ci sono, però quello che più conta è che ci sia il racconto. Con una revisione mirata il racconto sarebbe da Vetrina. Per il momento è un pollice tendente all'alto.

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