Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

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antico
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Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#1 » martedì 16 maggio 2017, 2:32

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BENVENUTI ALLA FRANCO FORTE EDITION, LA NONA DELLA QUINTA ERA DI MINUTI CONTATI!

Questo è il gruppo NERONE della FRANCO FORTE EDITION con FRANCO FORTE nelle vesti di Guest Star.

Gli autori del gruppo NERONE dovranno commentare e classificare i racconti del gruppo CESARE.

I racconti di questo gruppo verranno invece commentati e classificati dagli autori del gruppo CALIGOLA.


Questo è un gruppo da DIECI racconti e per l'occasione saranno i primi TRE racconti ad avere diritto alla pubblicazione immediata sul sito e a entrare tra i finalisti che verranno valutati da FRANCO FORTE. Altri racconti ritenuti meritevoli da me, l'Antico, verranno a loro volta ammessi alla vetrina del sito, ma non alla finale. Ricordo che per decidere quanti finalisti ogni gruppo debba emettere cerco sempre di rimanere il più possibile vicino al rapporto di uno ogni tre.

Per la composizione dei gruppi ho tenuto conto del seguente metodo: per primi ho assegnato ai raggruppamenti coloro già in possesso di punti Rank d'Era (il primo nel gruppo A, il secondo nel gruppo B, il terzo nel gruppo C, il quarto nel gruppo A e così via), coloro che ancora non hanno punti rank d'Era sono stati assegnati a seguire (primo a postare gruppo X, secondo a postare gruppo Y, terzo a postare gruppo BETA, quarto a postare gruppo X e così via).

E ora vediamo i racconti ammessi nel gruppo NERONE:

I paurosi muoiono mille volte, di Andrea Partiti, ore 23.45, 1707 caratteri
Odore di coraggio, di Erika Adale, ore 00.59, 2964 caratteri
Chi comanda e chi subisce, di Giancarmine Trotta, ore 00.41, 2988 caratteri
Testudo, di Mario Pacchiarotti, ore 00.37, 2962 caratteri
Una giornata, di Diego Ducoli, ore 00.13, 2718 caratteri
Voleva solo giocare, di Alessandra Corrà, ore 23.14, 2970 caratteri
Cuore di madre, di Andrea Grillone, ore 23.31, 2985 caratteri
Chiudo gli occhi, di Laura Cazzari, ore 22.25, 2992 caratteri
Il coraggio di abbandonarsi, di Salvatore Stefanelli, ore 23.34, 2932 caratteri
Rosso di sera, di Monica Patrizi, ore 01.02, 2810 caratteri MALUS CINQUE PUNTI.

Avete tempo fino alle 23.59 di giovedì 25 MAGGIO per commentare i racconti del gruppo CESARE. Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Per i ritardatari ci sarà un'ora di tempo in più per postare le classifiche e i commenti, quindi fino alle 00.59 del 26 MAGGIO, ma si prenderanno un malus pari alla metà del numero di autori inseriti nel gruppo approssimato per difetto. Vi avverto che sarò fiscale e non concederò un solo secondo in più. Vi ricordo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo. Una volta postate tutte le vostre classifiche, posterò la mia e stilerò quella finale dei raggruppamenti.
NB: avete DIECI giorni per commentare e classificare i DIECI racconti del CESARE e so bene che sono tanti. Ricordatevi però che Minuti Contati, oltre che una gara, è primariamente un'occasione di confronto. Utilizzate il tempo anche per leggere e commentare altri racconti, ne avete TRENTANOVE (escluso il vostro) a disposizione e se la guardate in quest'ottica, ve lo assicuro, DIECI giorni sono anche troppo pochi. E ancora: date diritto di replica, tornate a vedere se hanno risposto ai vostri commenti, argomentate, difendete le vostre tesi e cedete quando vi convinceranno dell'opposto. Questa è la vostra palestra, dateci dentro.

Eventuali vostre pigrizie nei confronti dei commenti ai racconti (che devono avere un limite minimo di 300 caratteri ognuno) verranno penalizzate in questo modo:
– 0 punti malus per chi commenta TUTTI i racconti assegnati al suo gruppo con il corretto numero minimo di caratteri.
– 13 punti malus per chi commenta tutti i racconti assegnati al suo gruppo, ma senza il numero minimo di caratteri.
– ELIMINAZIONE per chi non commenta anche solo un racconto di quelli assegnati al suo gruppo.


Vi ricordo che i racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a me.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo CESARE.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri tread.

BUONA FRANCO FORTE EDITION A TUTTI!













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Callagan
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Re: Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#2 » martedì 16 maggio 2017, 15:36

1. Erika Adale - Odore di coraggio

Ciao, Erika. Son contento di ritrovarti qui e vederti trattata da campionessa, te lo meriti! ;)
E a livello di scrittura e di storia ancora una volta non ti smentisci. Riesci subito a far entrare il lettore all'interno della vicenda, delinei una storia affatto scontata e in poche righe conosciamo due protagonisti (e più) bene e ci facciamo già delle domande su di loro, riuscendo a immaginare il mondo che li circonda e la loro vita.
Mi hai fatto pensare, ragionare sul racconto e alla fine l'ho visto: il coraggio del vecchio.

SPOILER

Lui, palesando al piccolo quanto fosse in realtà coraggioso, si immedesima e prende una decisione coraggiosa: tornare a casa, ovvero combattere la paura di vivere senza di lei.

Boia, brava Erika.

2. Andrea Grillone - Cuore di madre

Ciao, Andrea.
Il tuo racconto ha avuto il merito di prendermi, incuriosirmi e stupirmi, grazie a una buona trama, un buon stile e quindi una buona narrazione. C'è qualche cosa da rivedere, minima, ma nel complesso tutto molto buono.
Ti consiglio di rivedere le D eufoniche che oggi vengono accettate nel caso in cui vi sia un incontro della stessa vocale, con poche esclusioni come nel "ad esempio".
L'unico periodo che mi ha messo in difficoltà e che penso sia da rivedere è questo:
"Il mio quaderno è imbrattato di sangue dopo che mio padre ha sbattuto la mia testa contro il tavolo prima di iniziare il suo tentativo di strangolarmi. A terra, il posacenere di quarzo con cui mia madre ha stordito mio padre giace spaccato a metà."
Troppi possessivi, frasi cacofoniche che mi hanno mandato in tilt costringendomi a rileggere più volte per afferrare il concetto. Un concetto assai importante perché è qui che il lettore scopre quanto è successo.

3. Monica Patrizi - Rosso di sera

Ciao Monica.
Il tuo racconto mi è piaciuto. Ho trovato molto convincente la voce narrante, capace di avvolgermi subito nella storia che andava a raccontare. Ed è stato un racconto coerente, verosimile, al di là della sua portata. È stato un piacere leggere e questo è uno dei risultati più grandi per uno scrittore. Il finale non è scontato, ci si aspettava certamente il suicidio, un omicidio, e invece quello che hai prospettato per Lia si è trasformato in una botta più potente, per il lettore, di qualsiasi tipo di morte.
Hai avuto tu il coraggio di non cadere sul banale e, a mio parere, sei stata premiata.
Il mio giudizio è positivo sia da un punto di vista di stile che da un punto di vista di trama e narrazione.

4. Mario Pacchiarotti - Testudo

Ciao, Mario.
Non è facile dare forma a una trama come questa in così poco spazio a disposizione e non condivido in pieno la tua scelta.
Quello che non condivido è il cambio di prospettiva che se da un lato ci offre una visuale sul campo di battaglia dall'altro molla la presa sui veri protagonisti, quelli che mostrano il coraggio, abbandonati dalla narrazione proprio nel momento di mettere in atto questo "coraggio". Penso che tutto sarebbe stato più efficace mantenendo, in questo caso, un unico punto di vista.
La trama in sé mi pare piuttosto fantasiosa: 5 centurie romane fatte prigioniere dagli unni e portate in guerra. È probabile sia una leggenda, leggende del genere stanno facendo la fortuna di chi scrive oggi sull'antica Roma (scritture che personalmente non apprezzo se non ben ancorate alla storia, ovvero per me un romanzo storico DEVE essere storico). Quel che voglio dire è che non potendomi riallacciare a una realtà conosciuta e partendo, per forza di cose, nella lettura con quanto è venuto prima nella storia dato per scontato, ho fatto davvero fatica a inquadrare la situazione. All'inizio non capivo se i romani si trovassero a combattere contro gli unni e, solo alla fine, ho compreso che in realtà stavano al loro fianco. Il finale è un poco tirato per le orecchie, con un tacito accordo, un cambio di bandiera pattuito attraverso degli sguardi, che difficilmente mi immagino in un campo di battaglia.
Insomma ti sto esponendo la mia insoddisfazione da lettore, ritenendo che una narrazione del genere si sarebbe adattata meglio a un racconto/romanzo di ben più ampio respiro nella quale avrei avuto più tempo e più dettagli per entrare nel vivo della storia. Posta in questo modo, la storia non mi ha colpito come avrebbe potuto.
Spero di esserti stato utile, quanto meno.
Un'ultima cosa:
" entrò in campo un grosso gruppo di cavalieri che con rapide incursioni gettavano"
Qui il soggetto è "gruppo" quindi il verbo va coniugato di conseguenza: gettava. Metterei poi tra virgole "con rapide incursioni" che mi pare un evidente inciso.

5. Giancarmine Trotta - Chi comanda e chi subisce

Ciao, Giancarmine.
Penso che il tuo racconto sia debole, al momento fatico a trovare una logica nella trama. Da come presenti il personaggio, Giusè (forse, meglio, Giuse') è incensurato e l'arrivo repentino dei carabinieri (troppo repentino) dei carabinieri, così come il carcere, si spiega a fatica. Non si capisce se sia una prova (il carcere) sottoposta dal padre al figlio (in questo modo, la trama avrebbe senso. Ma il padre sul finale sparisce e questa non è altro che una mia supposizione campata per aria. Ma è l'unica spiegazione logica perché una denuncia da parte di quei commercianti tanto impauriti dal Don è in primis improbabile e, poi, certamente non rivolta al figlio: nel caso sarebbe uno sgarro troppo grande, un errore tattico, che non risolverebbe in alcun modo il loro problema).

La riflessione finale non è male, perché si scorge l'ingenuità del protagonista che si pensa coraggioso quando, in realtà, è lui stesso a subire le scelte degli altri.
Ma allo stesso tempo non mi convince questo cambiamento tanto veloce in un ragazzo (e bada bene, non in un bambino) che all'inizio è tanto titubante quanto, nello sviluppo e nel finale, spavaldo. Ha ormai un'età nella quale non può cambiare atteggiamento così velocemente a meno che non vi sia di mezzo un evento "traumatico" che qui non vedo.
A livello di scrittura ho apprezzato il dialogo iniziale, invece molto realistico.
In sostanza penso sinceramente che l'idea del racconto sia valida, ma merita uno sviluppo migliore.

6. Laura Cazzari - Chiudo gli occhi

Ciao, Laura.
La lettura è scivolata via veloce e a tratti non priva di emozioni. I problemi, per me, sono sorti quando ho ripensato a "cosa ho appena letto?". Allora ho visto qualche escamotage un po' troppo tirato per le orecchie (le sirene? i militari sono arrivati davvero troppo in fretta) e una retorica da "loro vogliono questo, non lo permetterò" che ha reso scontato il finale. Un finale che è comunque ben scritto ed efficace ma, non per questo, meno scontato. Strana anche l'azione dei terroristi, in tre nello stesso punto con le cinture esplosive, al posto di disperdersi e agire in punti diversi per creare un danno maggiore. Piccole cose che rendono meno veritiero il racconto e che minano la sua efficacia.
Presta attenzione anche alle D eufoniche che, eccezion fatta per "ad esempio", vanno usate solo quando vi è l'incontro della medesima vocale.

7. Alessandra Corrà - Voleva solo giocare

Ciao Alessandra.
Mi chiedo, perché quello stacco di paragrafo? La narrazione è continuata e non c'è un salto temporale, un cambio di prospettiva, ecc.
Trovo il finale debole. La protagonista perde in realtà il coraggio per portare a termine il suo fine e quel che emerge dalla chiusura non è tanto il coraggio di affrontare di petto la vita che le si prospetta davanti, quanto la rassegnazione a subirla. Non capisco " il vero coraggio è saper accogliere la vita", in che senso accogliere la vita? Accettare la vita della sorellina? Accettare la sua vita. È una frase importante per il tuo racconto e posta in questo modo è davvero poco incisiva e, inevitabilmente, incide su quanto è venuto prima.
Purtroppo, poi, ai miei occhi da lettore il racconto è risultato molto telefonato, cosa che ha ammazzato la curiosità e le aspettative.

8. Andrea Partiti - I paurosi muoiono mille volte

Ciao, Andrea.
Ho dovuto leggere il tuo racconto più volte (cioè, due) per comprenderlo a pieno: alla prima lettura non è così diretto. Questo non è per forza un difetto in un testo così piccolo, ma è giusto che tu abbia questo feedback.
A mio parere a questo pezzo manca qualcosa, ci vedo lo scheletro ma non riesco a trovare il corpo, l'anima. In concreto, non riesco a figurarmi la protagonista né a vivere le sue emozioni. Hai usato poco più della metà dei caratteri che avevi a disposizione, caratteri che potevi sfruttare per rendere più corposo ed efficace il racconto. Al momento mi appare come una "lista di eventi" che si conclude con un finale potenzialmente da brivido.
L'idea non è affatto male, ma penso che tu debba lavorarci ancora sopra.

Ps. Ti ha ispirato per caso il caso della "blue whale" riportato in auge in questi giorni dalle Iene?

9. Salvatore Stefanelli - Il coraggio di abbandonarsi

Ciao, Salvatore.
Il tuo racconto mi ha messo molto in difficoltà.
Leggo e rileggo, ma non afferro il senso, mentre tutte le spiegazioni che mi vengono in mente le rigetto nella pattumiera sperando che non siano quelle giuste. Sopratutto spero che non fosse "tutto un sogno" come certe battute suggeriscono.
Se, invece, la spiegazione è tanto lineare che il protagonista, per paura di amare e restare deluso come in passato con Deborah, ha ucciso la sua nuova partner per poi togliersi la vita, beh, è tutto fuorché coraggioso: non si è coraggiosi ad "accogliere" la morte per evitare gravi conseguenze in vita, tutt'altro.
Il finale, a ogni modo, getta nel caos il lettore al posto di fornirgli una chiave di lettura o un qualcosa su cui riflettere, col quale guardare con occhio diverso la vicenda.
Leggo questo racconto e penso a un'occasione sprecata, mi dispiace.

10. Diego Ducoli - Una giornata

Ciao, Diego.
Penso che il primo grosso problema di questa storia sia il continuo alternarsi dei tempi tra presente e imperfetto. Dovresti sceglierne uno e mantenerti costante: questo è molto importante.
Ho sentimenti contrastanti, invece, riguardo il protagonista. Lo trovo contraddittorio, da un lato incarna lo stereotipo del maschio che vuole divertirsi, scopare come un coniglio, ecc ecc, dall'altro lato è intrappolato dal figlio, nei confronti del quale finge e non prova alcun sentimento paterno. Ci vedo una situazione in stand-by e no un accettazione della quotidianità come il titolo sembra suggerire.
Poi ho pensato al tema e come potesse rientrare nella tua storia... Non vedo coraggio nella vita del protagonista. Vedo un vigliacco pronto a scappare da un momento all'altro, vedo un bimbo (il protagonista) egoista, non vi è in lui una presa di coscienza.
Eppoi, la compagna è solo nominata ma non compare a casa... è una figura che manca: insomma il bimbo piccolo sembra che lo aspetti da solo a casa.
Temo che tu non abbia centrato il racconto in questa edizione...

alexandra.fischer
Messaggi: 2009

Re: Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#3 » martedì 16 maggio 2017, 20:34

Buona sera, ecco i miei commenti e relativa classifica (molto combattuta, siete davvero tutti abilissimi scrittori)

I PAUROSI MUOIONO MILLE VOLTE di Andrea Partiti

Ecco un elenco delle paure principali (aracnofobia, paura delle cicatrici, paura di essere sepolti vivi, vertigini, terrore del dentista e del trapano, concludendo poi con quella di morire). Il tema del coraggio sicuramente c’è, espresso dalle reazioni della protagonista, la quale, ogni volta riesce a superare quelle principali. Quanto all’ultima, purtroppo, non credo potrà tornare a riferirne il risultato. Il personaggio del medico (il suo psicoterapeuta, immagino) è davvero zelante. Pur di guarire la sua paziente, arriva ad ucciderla. Serie di brividi crescenti con finale da far saltare sulla sedia.


ODORE DI CORAGGIO di Erika Adale

Il racconto narra di una prova di coraggio: a sostenerla è il piccolo Marco, sfidato da Paolino, il capo indiscusso della banda alla quale appartiene, a scalare il muro della fabbrica abbandonata (alto oltre tre metri). Marco ci riesce, ma facendosela sotto (in senso proprio e figurato), dopo aver lottato contro il terrore delle vertigini. Mi piace il personaggio del vedovo Oreste, amico del nonno di Marco. Rincuora Marco facendogli capire che il coraggio non è altro che la capacità di controllare la paura. E Oreste, con il vizio del bere (puzza d’alcol e di abiti non lavati), usa i sassolini per combattere quella di smarrirsi.

CHI COMANDA E CHI SUBISCE di Giancarmine Trotta Racconto ambientato nel mondo delle estorsioni. Giuseppe, sotto la guida del padre, sta facendo pratica con il pizzo. Prima con il macellaio, poi dal panettiere, dal tabaccaio e infine in gelateria. C’è uno stacco temporale (il primo giorno di Giuseppe dal macellaio è di settimana, il fegato ordinato dal padre arriva di sabato, ed è allora che l’apprendistato di Giuseppe continua negli altri negozi). Mi piace la parlata dialettale del padre di Giuseppe, dà spessore al contesto. Anche il finale è ben fatto: Giuseppe ha avuto il coraggio di farsi arrestare, deviando dal sentiero impostogli dal padre, criminale per rivalsa sociale, ecco perché la sua carriera di estorsore finisce in gelateria (però manca una parte: avresti dovuto dare qualche indizio al lettore della scelta di Giuseppe: il lettore rimane spiazzato davanti ai carabinieri che lo arrestano mentre sfiora la mano al gelataio: ecco, io avrei messo un carabiniere travestito da gelataio in qualità di aiutante del titolare taglieggiato, con i colleghi in borghese che si occupano anche del padre di Giuseppe).

Attenzione a: Giuseppe qui c’è tutto (manca la virgola dopo Giuseppe).

TESTUDO di Mario Pacchiarotti il titolo del racconto immerge subito il lettore nell’atmosfera guerresca della storia. Mario e Valerio sono due combattenti romani (la testudo è la formazione a testuggine, ossia con gli scudi rivolti verso l’alto, copiata dai romani dall’esercito macedone). Marco ricorda a Valerio la sconfitta a Carre. I loro avversari appartengono all’esercito cinese (il loro generale si chiama Cheng). Il coraggio mostrato dai romani è quello di mostrare la loro tecnica di combattimento prima di arrendersi. Lo stile ha qualcosa di Valerio Massimo Manfredi e della sua Armata Perduta.

UNA GIORNATA di Diego Ducoli Il coraggio di Ciro è quello di affrontare quella che lui chiama “non vita” (il destino di padre impostogli dalla moglie e che lui sente non suo, ma al quale si conforma coraggiosamente quando ritorna in casa e vede il figlio Giulio; poi, forse c’è anche la fobia dei cani, che tu mostri nella scena con l’esemplare posseduto dallo sfigato del terzo piano, Ciro si mostra impassibile davanti al cane, sebbene l’animale abbia percepito la paura che Ciro ha di lui. Nella sua non vita vedo anche la grana di lavoro della pressa rotta, i pochi euro che gli impediscono di fumare la sigaretta in più che vorrebbe).

Attenzione a:
Forse aveva fatto bene Aldo una bella buona uscita e un bel baracchino in un posto caldo (dopo Aldo metterei un due punti).
la sigaretta che viene lanciata (scriverei: la sigaretta che lui lancia).

VOLEVA SOLO GIOCARE di Alessandra Corra Storia dura, molto ben scritta. La protagonista quattordicenne è costretta a rinunciare al liceo artistico perché la madre non riesce più a sostenere il ritmo del lavoro (si è ritrovata con una seconda figlia, Anna, da allevare. L’incidente di percorso è arrivato dopo la defezione del marito, staccatosi dalla famiglia per seguire l’amante). La sorella maggiore di Anna, colma di rabbia per il futuro che l’aspetta (un lavoro in fabbrica che spegnerà il suo talento), tenta di soffocare la sorellina nella culla, ma poi, davanti al candore della piccola, trova il coraggio di accettare il suo destino: preparare un futuro migliore per lei.

CUORE DI MADRE di Andrea Grillone Racconto scritto in modo incisivo, con pochi caratteri. Rendi molto bene il personaggio della figlia, è credibile la sua spiegazione iniziale della famiglia. La madre ha ucciso il padre che aveva tentato di strangolare la figlia (mi piace l’immagine del Picasso di sangue raggrumato e lacrime per mostrarla…prima riflessa nel cestino dei rifiuti). La madre è l’eroina della storia, ha ucciso il marito strangolandolo con la corda delle tende dopo averlo stordito con il portacenere di quarzo: ha avuto il coraggio di fermarlo così per salvare la figlia, mettendo a tacere la sua natura mansueta.

CHIUDO GLI OCCHI di Laura Cazzari Lo spunto del tuo racconto è attuale, purtroppo. Nella morsa del terrorismo, anche un viaggio in treno si trasforma in un incubo. Il tuo protagonista ne fa esperienza mentre aspetta il treno in ritardo di un’ora: l’improvviso arrivo di tre attentatori che sparano a un vecchio sotto i suoi occhi lo riempie di terrore, vorrebbe fuggire, ma è ostacolato da una bambina terrorizzata. Il suo primo impulso sarebbe quello di lasciarla indietro e pensare a sé, ma il senso di umanità prevale. Ecco che decide di portarsela dietro, quando arrivano i soccorsi. Il finale, con il boato delle cinture esplosive dei tre attentatori, è aperto. Rimane il gesto eroico del protagonista, che ha deciso di avere il coraggio di salvare la propria umanità portandosi dietro la bambina.

IL CORAGGIO DI ABBANDONARSI di Salvatore Stefanelli Lo spunto del tuo racconto è il coraggio di accettare la morte. Fin qui, tutto bene. Va bene anche lo smarrimento del granitico protagonista davanti alla passione erotica per Deborah. Urgono spiegazioni per il resto: il tuo protagonista ha forse affrontato una prova di coraggio per lei? In cosa consiste? Perché ha accettato di affrontarla? Cosa c’entrano gli amici? La scrittura è buona, ci sono echi shakespeariani, ma anche di Buzzati. Con qualche spiegazione in più, potrebbe diventare un racconto piacevole da leggere, pur se con una morale amara.

ROSSO DI SERA di Monica Patrizi La morale della tua storia è che il coraggio di sperare si annida anche nelle situazioni più difficili, come quella di Lia, imprigionata su una sedia a rotelle per via del parto difficile toccato alla madre. La sua vita al Centro Diurno, fra persone colpite dalla vita come lei, è tetra (ha un carattere chiuso e tende a fare la spia. Il soprannome Lia la Carestia mostra tutta la sua solitudine. Il fatto che la madre sia separata e il padre lavori all’estero, aggiunge ulteriore amarezza alla vita della ragazza. Questo, attraverso gli occhi della psicologa che si occupa del suo caso. La vede insofferente, chiusa e forse figlia unica. La descrizione fisica che ne dà ne rende bene l’indole schiva: tuta, capelli unti tenuti fermi da un cerchietto, unico vezzo gli occhiali dalla montatura rosa. A sorpresa, sul finale, spunta una sorella, sconvolta dalla scomparsa di Lia e della madre. Omicidio Suicidio? No, la cartolina della sorpresa del finale mostra una Lia coraggiosa, determinata a scoprire il mondo attraverso una crociera in compagnia della madre, almeno fintanto che i soldi della pensione di invalidità glielo consentiranno.

LA MIA CLASSIFICA È:


1. ODORE DI CORAGGIO di Erika Adale
2. I PAUROSI MUOIONO MILLE VOLTE di Andrea Partiti
3. ROSSO DI SERA di Monica Patrizi
4. CUORE DI MADRE di Andrea Grillone
5. CHIUDO GLI OCCHI di Laura Cazzari
6. VOLEVA SOLO GIOCARE di Alessandra Corra
7. TESTUDO di MARIO PACCHIAROTTI
8. CHI COMANDA E CHI SUBISCE di Giancarmine Trotta
9. UNA GIORNATA di Diego Ducoli
10. IL CORAGGIO DI ABBANDONARSI di Salvatore Stefanelli

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GabriSyb
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Re: Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#4 » venerdì 19 maggio 2017, 14:41

Premetto che sono stata molto incerta sul primo posto tra Testudo di Mario Pacchiarotti e Rosso di sera di Monica Patrizi. Ho poi deciso per Testudo per l'emozione che ha saputo darmi.
CLASSIFICA:
1) TESTUDO di Mario Pacchiarotti
2) ROSSO DI SERA di Monica Patrizi
3) CHI COMANDA E CHI SUBISCE di Giancarmine Trotta
4) ODORE DI CORAGGIO di Erika Adale
5) CUORE DI MADRE di Andrea Grillone
6) VOLEVA SOLO GIOCARE di Alessandra Corra
7) IL CORAGGIO DI ABBANDONARSI di Salvatore Stefanelli
8) CHIUDO GLI OCCHI di Laura Cazzari
9) I PAUROSI MUOIONO MILLE VOLTE di Andrea Partiti
10) UNA GIORNATA di Diego Ducoli


GIUDIZI:
TESTUDO di Mario Pacchiarotti
L'ho dovuto rileggere un paio di volte perché, confesso la mia ignoranza, il riferimento a Carre non l'avevo assolutamente compreso. Ho letto anche i commenti che mi hanno chiarito ulteriormente la situazione. Insomma, colpa della mia ignoranza se ho dovuto "studiare" per apprezzare. A studi finiti riconosco la tua bravura!


ROSSO DI SERA di Monica Patrizi
In genere i finali troppo buoni non mi piacciono, ma questa è una mia preferenza che paleso solo per dare maggior valore al mio apprezzamento. NONOSTANTE i finali buoni non mi piacciano, questo racconto mi è piaciuto. Non ho apprezzato solo una cosa, il riferimento ai capelli unti della ragazza, perché mi sembra eccessivo. Mi spiego: ottima la caratterizzazione e l'accento sull'antipatia, non comprendo invece la puntualizzazione di un elemento fisico particolarmente sgradevole, lo trovo non necessario e sovrabbondante. Ma, insomma, è proprio un voler cercare il pelo nell'uovo!


CHI COMANDA E CHI SUBISCE di Giancarmine Trotta
Mi è piaciuto molto il periodo iniziale. Il dialogo tra padre e figlio è molto d'impatto e suggerisce immediatamente chi sia il padre. Anche se l'aspetto criminale viene chiarito poche righe dopo, si comprende da subito che a parlare è un prepotente e un violento. Una sola precisazione, ma che dipende dalla mia conoscenza della frase: io avrei detto "si campa 'na volta sola" per far comprendere meglio il senso dell'affermazione. Ma forse è che sono abituata a sentirla così.
Anche la seconda parte è bella, lo scivolone avviene solo nel finale, perché non sei stato abbastanza chiaro nello spiegare la modalità dell'arresto. Credo che tu volessi evitare l'infodump, ma spesso si cade nell'errore opposto. Poiché noi conosciamo benissimo ciò che stiamo scrivendo, ci sembra inutile dare la spiegazione in più, e invece dovremmo sforzarci di vedere lo scritto anche dal lato di chi legge e non sa.


ODORE DI CORAGGIO di Erika Adale
Hai evidenziato con delicatezza e grande bravura quella che è una antica verità: solo chi ha paura può essere coraggioso. Il coraggio non consiste nell'incoscienza, ma nell'affrontare la paura.
Ho molto apprezzato la tua scrittura, il tuo lavoro di cesello per far calare chi legge nei panni dei personaggi. Complimenti!


CUORE DI MADRE di Andrea Grillone
Interessante. Sei stato bravo nel far pensare che sia stata la madre a combinare il macello, adoperando il punto di vista della figlia che sa come stanno le cose. Sei riuscito a ingannare adoperando lo stupore della ragazza per dirottare lo sguardo. Solo due piccoli appunti: l'inizio poteva essere scritto meglio o addirittura tralasciato, così com'è è poco empatico, e quella frase "lo sbatte con violenza su una fronte" è chiaramente un tentativo di depistaggio, avrei preferito una tattica più sottile. Comunque, bravo!


VOLEVA SOLO GIOCARE di Alessandra Corra
Il racconto in generale mi è piaciuto, tutta quella rabbia della protagonista nei confronti della sorella che le rovina la vita e per colpa della quale deve rinunciare ai suoi sogni è ben scritta. Trovo però il finale un po' debole, affrettato e prevedibile. Con un finale diverso sarebbe stato un gran bel racconto.


IL CORAGGIO DI ABBANDONARSI di Salvatore Stefanelli
Molto ben scritta la parte iniziale che rende bene lo stato allucinatorio del personaggio. Bella anche la sua sfida alla morte, il linguaggio forte (che uso spesso anch'io) ci sta bene e rende lo stato del protagonista.
Mi ha lasciata perplessa la fine. E' stata un'occasione mancata per un bel finale, con un minimo di chiarezza in più sarebbe stata più facilmente comprensibile. allo stato ti lascia con l'incertezza e pensi: "ma che è successo?"
Una prova comunque buona.


CHIUDO GLI OCCHI di Laura Cazzari
Magari, se invece di "sdraiata a terra, completamente sola" avessi scritto "sdraiata a terra, accanto al corpo della madre" la presenza di una bambina sola alla stazione sarebbe stata perfettamente logica. A parte questo, è un buon racconto e centra perfettamente il tema. Forse c'è giusto un eccesso di retorica, ma che comunque rientra nel pathos della storia.


I PAUROSI MUOIONO MILLE VOLTE di Andrea Partiti
Ho letto il racconto e, come direbbe Totò, mi è "piaciucchiato". Intendo dire che l'idea è intrigante e c'è la sorpresa finale che è una cosa che io adoro nei racconti - non avevo intuito se non all'ultimo quale sarebbe stata la definitiva paura da affrontare - però non posso apprezzarlo pienamente. E' troppo scarno e stringato, non dà l'input necessario per immedesimarsi in uno dei due protagonisti. Non c'è empatia, insomma, e invece sarebbe importante per legare il lettore alle parole scritte. Insomma, ha i suoi pro e i suoi contro. Forse se avessi sfruttato tutti i caratteri a disposizione avresti reso i personaggi più accattivanti. Mi riferisco in particolare all'aguzzino. Lei è la vittima, succube e affascinata da lui, carattere comune a molte vittime compiacenti e mi sembra sufficientemente sbozzata, ma non è chiaro chi sia l'uomo e perché agisca così: è un sadico, un folle, uno psichiatra schizzato?
In definitiva, secondo me è un'ottima bozza. Ma è una bozza.


UNA GIORNATA di Diego Ducoli
Il racconto non mi sembra centrato in quanto il fulcro non è nel coraggio ma nella rassegnazione del padre. Inoltre lo trovo mal dosato. Tutta la prima parte è focalizzata sul suo essere - lui sì - uno sfigato che fa un lavoro che non gli piace, malpagato e con una famiglia che non desidera sulle spalle. L'incontro col vicino (perché lo definisce sfigato? non è chiaro) non ha particolare incidenza sulla storia anche se ho apprezzato la risposta, molto vera, molto sentita "ogni tanto non piaccio neanche a me". La parte finale, quella della sua rassegnazione nell'accontentare il figlio, è la meno riuscita proprio perché secondo me esce fuori tema.

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TinaCaramanico1
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Re: Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#5 » lunedì 22 maggio 2017, 13:52

Ecco la mia classifica:

1) Rosso di sera di Monica Patrizi
2) Chi comanda e chi subisce di Giancarmine Trotta
3) Chiudo gli occhi di Laura Cazzari
4) Odore di coraggio di Erika Adale
5) Cuore di madre di Andrea Grillone
6) Testudo di Mario Pacchiarotti
7) Voleva solo giocare di Alessandra Corra
8) I paurosi muoiono mille volte di Andrea Partiti
9) Una giornata di Diego Ducoli
10) Il coraggio di abbandonarsi di Salvatore Stefanelli

Ed ecco i miei commenti:

1) Rosso di sera di Monica Patrizi
Ciao Monica. Un racconto semplice questo, poco letterario (sembra più una pagina di diario, il racconto di un ricordo fatto a un’amico), che però fa simpatia per il finale ottimista, e che centra perfettamente il tema del contest: il coraggio di affrontare una vita che sembra non lasciare spazio alla felicità, e invece la felicità bisogna andare a prendersela, senza farsi fermare da nulla. Carino e gradevole.

2) Chi comanda e chi subisce di Giancarmine Trotta
Ciao Giancarmine. Il racconto è interessante, mi sono piaciuti i dialoghi e, in generale, il modo di tratteggiare un ambiente. Ti faccio solo degli appunti che ti hanno già fatto i commentatori prima di me: il finale io l’avevo capito (più che altro perchè nessun’altra opzione avrebbe avuto senso, nel contesto), ma gioverebbe sicuramente al racconto dire qualche cosa che lo rendesse più immediato e chiaro. Evitando lo spiegone, ci possono essere alternative più gradevoli, perchè basta veramente poco per togliere gli eventuali dubbi al lettore. Poi anch’io, dal predicozzo iniziale del padre al figlio, mi ero immaginata un bambino più che un giovane uomo; anche qui, forse basterebbe cambiare qualche parola e il discorso sarebbe più coerente con l’età del personaggio.

3) Chiudo gli occhi di Laura Cazzari
Scritto bene, con un buon ritmo, anche se non si sente molto il crescendo di tensione, il protagonista-narratore sembra ragionare in modo un poco troppo pacato, vista la situazione. Una cosa che non ho ben capito è il finale: che succede? Saltano in aria? Se così fosse, la conclusione non sarebbe bellissima: lui sente il boato e l’esplosione e ha tempo (dopo aver sentito il rumore) di chiudere gli occhi? Insomma, mi sarebbe piaciuto di più se fossi riuscita a rendere meglio l’ansia, la concitazione, la violenza di quei momenti, attraverso i pensieri del personaggio che narra.

4) Odore di coraggio di Erika Adale
Un racconto piacevole, scritto in modo semplice e chiaro, che ti prende per mano e ti racconta in modo piano e tranquillo la storia del bambino pauroso e del vedovo aspirante suicida che, per una volta, riescono a essere più grandi di se stessi e delle proprie paure. Non mi ha colpito per originalità o accuratezza psicologica (ad esempio avrei immaginato un altro registro espressivo per il vecchio ubriacone, che sicuramente qualche bicchiere prima di suicidarsi se lo sarà fatto; inoltre non si capisce se l’ultima frase esprima il punto di vista del narratore o quello del bambino, ma in questo caso, come ti hanno già fatto notare, sembra un po’ strano che il bambino abbia capito dalle pietre nelle tasche che Oreste voleva suicidarsi e, soprattutto, che commenti con quelle parole la decisione del vecchio di continuare a vivere), ma nel complesso l’ho apprezzato.

5) Cuore di madre di Andrea Grillone
Ciao Andrea. Cosa mi è piaciuto di questo racconto: la capacità di confondere le acque e di tenere il lettore in sospeso fino (quasi) alla fine su come siano davvero andate le cose, chi-ha ucciso-chi e perché. Cosa non mi è piaciuto: c’è qualcosa di forzato, nel modo in cui la ragazza racconta i fatti, qualcosa che non si accorda con la situazione e lo stato d’animo di una che ha appena vissuto una cosa del genere, troppo ordine, troppa ricercatezza. Alcune espressioni e alcuni termini non mi convincono (ad es. “la testa violacea di mio padre, contornata dal cordino che raccoglie le tende”). Da rivedere, secondo me.

6) Testudo di Mario Pacchiarotti
Alcune cose di questo racconto mi piacciono, ad esempio la capacità di far immaginare un personaggio in pochissime battute. D’altra parte, però, concordo con altri commenti sul fatto che il racconto è troppo breve per consentire lo sviluppo ottimale della vicenda; anche i punti di riferimento storici e narrativi (omessi o sottintesi per questione di spazio) sfuggono e non rendono immediatamente chiara la posizione dei legionari romani in questa battaglia tra Unni e Cinesi.
Anche la scena principale, quella della battaglia, in effetti manca. Secondo me è un racconto da rivedere e, possibilmente, ampliare.

7) Voleva solo giocare di Alessandra Corra
Ciao Alessandra. Condivido quanto ti hanno già detto in molti prima di me: il punto più debole del racconto è il finale. Malgrado la rabbia che la protagonista nutre contro la sorellina, non è proprio così facile (per fortuna) che una quattordicenne decida di uccidere. Però, una volta avviata su quella strada la protagonista, risulta ancora più difficile credere che, così istantaneamente, questa possa non solo rinunciare ai suoi propositi (o meglio impulsi) omicidi, ma anche filosofeggiare sul coraggio di accettare la vita comunque essa sia. Conclusione da rivedere, secondo me.

8) I paurosi muoiono mille volte di Andrea Partiti
Ciao Andrea. All’inizio la situazione non mi è risultata per nulla chiara, si capisce solo alla fine (e non del tutto) quello che sta accadendo. In teoria, essendo il finale una sorpresa, non dovrebbe essere un problema. Però, insieme alla chiarezza, nella parte iniziale manca al lettore la possibilità di immedesimarsi nelle emozioni del protagonista, e quindi si resta un po’ fuori dal racconto, estranei, e ci si limita a domandarsi: “Cosa diavolo sta succedendo?”. Il finale chiarisce il senso delle prove a cui è stata sottoposta la vittima, ma restano alcune domande sul contesto e sull’identità dell’aguzzino. Insomma: l’idea è buona, ma così com’è il racconto suscita pochi brividi.

9) Una giornata di Diego Ducoli
Ciao Diego. Nel racconto ci sono degli errori, ad esempio: “Ciro si pente di quei pensieri, in fondo [qui ci vuole il soggetto espresso, se no il soggetto sottinteso sembra essere lo stesso Ciro] non aveva scelto di venire al mondo”; ci sono anche passaggi inopportuni dal presente al passato. La storia, inoltre, non sembra avere un vero e proprio svolgimento, non succede nulla di rilevante, i pensieri e le azioni del protagonista sembrano essere sempre gli stessi tutti i giorni. Probabilmente il tuo intento era mettere in rilievo il coraggio che ci vuole per andare avanti tutti i giorni in una vita che non è la tua, in cui non ti riconosci; però forse avresti dovuto dare una motivazione al protagonista, una scintilla di affetto verso il figlio o la compagna (ad esempio), perchè così più che coraggioso sembra rassegnato, incapace di reagire e dare un senso più vero alla sua esistenza. Insomma, non mi pare molto in tema, così com’è.

10) Il coraggio di abbandonarsi di Salvatore Stefanelli
Ciao Salvatore. Ho avuto grosse difficoltà a capire il senso del racconto (ho cominciato a orientarmi solo con l’aiuto della tua risposta ai commenti dei lettori che mi hanno preceduta), e questo secondo me è una debolezza grave, anche e soprattutto in un testo così breve. Capisco che tu abbia voluto rendere la confusione mentale di un soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, ma il lettore deve avere qualche indizio per capire qual è la situazione in cui il protagonista si trova, in modo da interpretare (almeno parzialmente) quello che legge. Ci sono inoltre alcune espressioni un po’ troppo “liriche”, che mi sembrano poco adatte allo stato mentale del personaggio-narratore. A mio parere dovresti ripensare questi elementi, per rendere più compiuto il racconto.

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Vastatio
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Re: Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#6 » martedì 23 maggio 2017, 7:58

I paurosi muoiono mille volte

Ciao,

per quanto la declinazione del tema sia piuttosto diretta e, per certi versi, banale la struttura che hai deciso di dargli mi piace.
Non dici nulla dei tuoi protagonisti, fino alla fine (ma anche alla fine), potrebbero essere anche tutti diversi, legati da un solo "marionettista". Potrebbe anche essere uno psicologo "estremo" o il "blue whale" balzato alla cronaca di questi giorni (che, per quanto "terribile" ha una potenzialità narrativa immensa).
Potrebbe essere semplicemente una lei succube o anche un master/servant. Non so se tu volessi creare empatia, perché difficilmente con questa struttura e spazi si riesce a creare, ho visto più la cosa come dei flash veloci.
Mi piace l'ambiguità di fondo. Non mi serve sapere quando posso immaginare.

Odore di coraggio

Ciao,

un testo bello e d'impatto, ma si risolve in un "compitino" senza grandi slanci di originalità. Mi dici che il coraggio senza paura non è coraggio usando il classico espendiente della sfida tra bambini e relativo sfottò. Mi aspettavo che rimarcassi anche che l'acqua del fiume è bagnata. Però ci sta, è il tuo stile diretto e pulito. Ti rialzi un po' col mancato suicidio, ma caschi male nell'ultima frase: davvero Marco, nello stato in cui si trova, capisce che Oreste voleva suicidarsi? Siamo con Marco e quella frase, che vuole essere una chiusa ad effetto a richiamare il titolo (bel titolo e bella frase), mi suona forzata.


Chi comanda e chi subisce

Ciao,

quello che manca al testo è, di base, qualche indizio in più sulla volontà del protagonista di farsi arrestare. Che potesse essere stata una sua decisione è l'unico modo che mi sono dato per giustificare la frase finale, ma è davvero una sega mentale forzata. Non dai praticamente alcun appiglio per giustificare una simile scelta: che sia perché disaprova lo stile di vita del padre o anche per "fortificarsi" e iniziare una folgorante carriera nella mala con una fedina penale degna.
Di momenti ne hai, sia durante il primo giro, sia quando incrocia lo sguardo del suo amico dal macellaio.



Testudo

Ciao,

non credo di aver capito bene il finale. In pratica i tuoi legionari sono stati prima sconfitti a Carre e inglobati nell'esercito unno, e adesso vengono sconfitti e inglobati nell'esercito di Chen? Se è così direi che portano un po' sfiga questi legionari, fossi in Cheng ci farei un pensierino in più a prendermeli meco.
Troppo stretti 3k per uno sviluppo del genere e, come altri che mi hanno preceduto, avrei preferito anche io che il focus rimanesse sui legionari, magari inserendo qualche elemento sulla loro "lealtà" o "disprezzo" per la loro condizione di prigionieri/mercenari/traditori ecc

Una giornata

Ciao,

al netto del dolore fisico dovuto ai cambi verbali hai scritto un racconto davvero crudele. La luce in fondo al tunnel qui non c'è. Non è per forza un male, l'happy ending non deve esserci ad ogni costo. Però fa male. Da questo punto di vista devo farti i complimenti.
Anche io spesso torno stanco a casa, rimpiango i tempi in cui avevo tanto tempo libero, ma, a differenza del tuo protagonista, pensare ai miei bambini mi fa sorridere (poi magari entro in casa e stanno litigando/urlando, non mi cagano di striscio impegnati in qualche gioco o sono io davvero cotto).
L'aderenza al tema è davvero stirata. Tu dipingi rassegnazione. In questi casi la linea che divide il coraggio dalla vigliaccheria è sottile. Troppo sottile. Sarebbe bastato qualcosa in più nel finale, per chiarire meglio cosa, nella stanchezza, faccia andare avanti Ciro.

Voleva solo giocare


Ciao,

dopo la lagna iniziale hai dato un bel colpo al racconto. Spietato, crudele. Peccato tu non abbia saputo mantenere questa potenza fino alla fine. Troppo politically correct. Ci sta che non riesca a uccidere un bambino, ho i brividi solo a pensarla una cosa del genere, ma proprio perché mi hai catturato in un "mostro" strapparmici fuori con un ragionamento così mieloso mi fa venire il diabete. Se davvero ha un "ritorno di coscienza" portala in bagno, falla vomitare, buttala davanti allo specchio con il suo volto stravolto in una smorfia e falle vedere le forbici, prenderle, fissarsi i polsi e poi far piangere la sorrellina e... chiudere lì
E' preferibile lasciarmi nel dubbio di cosa succederà, che darmi una chiusa infelice.


Cuore di madre

Ciao,

pessimo titolo. Per tutto il racconto ho pensato che, proprio per il titolo, quello che stavi cercando di insinuare (la madre impazzita?) si sarebbe ribaltato alla fine.
Non mi è piaciuta la "fredda lucidità" del racconto in netto contrasto con i dialoghi. Un "Mamma?" che non so come leggere: strozzato, incredulo, terrorizzato. Anche il gergo ricercato in bocca a una liceale in una situazione critica mi lascia perplesso. Avrei preferito qualche ausilio grafico per legare i pensieri che ritornano, che si sovrappongono (magari un corsivo).
L'idea la trovo bella, le scelte di come presentarla non mi piacciono e mi hanno tenuto "fuori" dal racconto quando richiedevano invece una partecipazione totale per essere apprezzato.



Chiudo gli occhi

Ciao,

devo dire che ho apprezzato la "verità" dietro alla paura di morire, al panico che una situazione del genere provoca e l'istinto di conservazione che ne segue. A parte questo però non "provo" paura. Nin riesco a immedesimarmi. Se da una parte "vedo" una bambina che sitringe i pantaloni tremante, subito prima me l'hai "raccontata" la sua paura. Quindi so già cosa dovrei provare e l'effetto svanisce.
Non mi piace la parte morale, la presa di coscienza, "vogliono farmi perdere la mia umanità". Eccessivamente paracula e da propaganda.
Banale il finale, scontatissimo visto come lo hai preparato poco prima. Per sorprendere davvero il lettore, per farlo "pensare", avresti dovuto far sopravvivere lei e morire la bambina al suo posto.


Il coraggio di abbandonarsi

Ciao,

viaggi abbastanza bene fino a metà racconto, per quanto l'incipit sia un cliché non da poco (la donna/amore che arriva a distruggere una vita fino ad ora nelle salde mani del protagonista). Lo scherzo degli amici mi ha fatto pensare a una tua versione di "The Game" e mi sono pure esaltato. Poi niente, ti perdi e butti tutto alle ortiche. Leggendo i commenti poi scopro che trattasi di droga? Ah sì? Non c'è alcun riferimento, né prima né dopo (se non forse un senso di onnipotenza contro la morte). Risistema/amplia il finale e chiarisci le dinamiche.

Rosso di sera

Ciao,

nella prima parte ci fai conoscere una realtà ben diversa da quella che poi mostri alla fine e, mi spiace, non le trovo coerenti.
Prima di tutto ci mostri una Lia che non si integra, antipatica, una spia, saccente che poi, senza aver avvertito nessuno (dopotutto non ha/vuole amici.) si prende la briga di lasciare una lettera (pure briosa) per dire dove vanno e cosa hanno deciso di fare? Per quale motivo?
Una crociera coi soldi della pensione di invalidità? Davvero? e fino a quel momento invece va a un Centro Diurno? Tutto è possibile, per carità, magari la madre non è indigente (ma nella mia "ingenuità" mi sono immaginato un Centro Diurno non certo per ricchi), ma mi stona.
Avrei trovato più credibile che, in casa loro ( a proposito: "le cercarono ovunque" e "solo quando entrarono nel loro appartamento"... magari non iniziare a dragare il fiume ma provare prima a casa fa risparmiare energie), ci fosse magari una lettera dove finalmente veniva autorizzato a loro favore un indennizzo per irregolarità durante il parto che avevano causato le complicazioni e, di fianco, un catalogo Costa Crociere. Avresti anche giustificato una decisione di "getto" anche da parte della madre che "anche lei" non avverte nessuno al centro dove è "solita" portare la figlia.


Classifica

1. I paurosi muoiono mille volte
2. Voleva solo giocare
3. Odore di coraggio
4. Rosso di sera
5. Una giornata
6. Chiudo gli occhi
7. Cuore di madre
8. Chi comanda e chi subisce
9. Il coraggio di abbandonarsi
10. Testudo

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maria rosaria
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Re: Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#7 » martedì 23 maggio 2017, 8:57

Ciao a tutti. Ecco di seguito la mia classifica, fermo restando che siete stati tutti molto bravi. Alla prossima. :-)

1) Odore di coraggio, di Erika Adale
2) Cuore di madre, di Andrea Grillone
3) Rosso di sera, di Monica Patrizi
4) Voleva solo giocare, di Alessandra Corrà
5) Chiudo gli occhi, di Laura Cazzari
6) Chi comanda e chi subisce, di Giancarmine Trotta
7) Testudo, di Mario Pacchiarotti
8) Una giornata, di Diego Ducoli
9) I paurosi muoiono mille volte, di Andrea Partiti
10) Il coraggio di abbandonarsi, di Salvatore Stefanelli

I paurosi muoiono mille volte
Penso che il finale giusto era proprio la scena dal dentista.
Ho letto il racconto più volte perchè mi ero immaginata un racconto circolare in cui le varie scene erano tutte scene "de paura" che il protagonista viveva appunto nello studio dentistico. Intendo che, seduto sulla fatidica poltrona (a proposito oggi devo andarci e non mi piace per niente l'idea), vivesse i vari momenti della cura come altrettanti momenti di paure vinte nel passato.
Invece mi sbagliavo.
Ho capito che ogni scena rappresenta una paura superata e distinta, in un crescendo finale che arriva a portarlo a non avere neanche paura della morte: però, non so, mi manca una motivazione, qualcosa che definisca meglio questo protagonista e come arriva a trovarsi nelle singole situazioni.
Il tema è perfettamente rispettato.

Odore di coraggio
Molto bello, davvero. Complimenti. C'è l'infanzia e c'è la vecchiaia, la paura di crescere e quella di vivere, c'è insomma la vita e tu sei stata brava a disegnare questi due personaggi così distanti ma pure così vicini.
Anche se la tematica del bambino pauroso preso in giro dai compagni può sembrare non originalissimo, c'è da dire che l'abilità sta proprio nello scrivere cose, forse, scontate in modo originale. Tu ci sei riuscita.
Il tema è centrato alla perfezione.

Chi comanda e chi subisce
Mi piace molto questa tua interpretazione del tema.
Ci vuole coraggio a farsi arrestare: come dire che ci vuole più coraggio a stare dalla parte dei buoni che da quella dei cattivi.
Confesso che la comprensione esatta di questo l'ho avuta solo dopo che hai spiegato meglio nei commenti precedenti.
Ad una prima lettura, infatti, avevo pensato che lui continuasse a essere convinto che il padre avesse ragione.
Il racconto, soprattutto nella prima parte, mi sembra molto buono. Da chiarire meglio il finale, come già altri ti hanno sottolineato.

Testudo
Innanzitutto complimenti per questo storico in tremila caratteri.
L'ho dovuto rileggere più volte per comprendere l'esatta situazione, ovvero chi combatte e contro chi.
Però, dopo aver letto la tua spiegazione mi si è chiarito molto, tutto tranne il finale che tu hai spiegato bene nei commenti ma che nel racconto io, purtroppo, trovo ancora confuso.
Ad ogni modo il tema è centrato e la scrittura ottima.

Una giornata
Il tuo è un racconto veramente amaro.
Il protagonista è completamente vittima di una vita che non vuole, che non lo soddisfa e nonostante tutto va avanti. Più che di coraggio, come molti ti hanno già fatto notare, possiamo parlare di sopportazione, forse anche forza di volontà, rassegnazione e altre cose del genere.
Nel finale anche io mi aspettavo un guizzo, qualcosa che mi facesse pensare cacchio, ho una vita di merda ma adesso trovo il coraggio per... (boh, non so, magari prendere suo figlio e portarlo al cinema).
Attenzione ai tempi verbali: anche questo già ti è stato segnalato.

Voleva solo giocare
Il racconto scorre senza intoppi e crea una forte tensione che poi, però, decidi di allentare e perdere così tutto il pathos che avevi costruito.
Ha ragione Vastatio quando dice che prima ci cali dentro al mostro e poi ce ne tiri fuori in modo un po' troppo soft.
Capisco perfettamente la tua spiegazione finale ma o questa la facevi solo intuire oppure premevi l'acceleratore fino in fondo e, con coraggio, completavi la tragedia.
Nel complesso un racconto buono.

Cuore di madre

Bello questo tuo racconto e bella la scelta di dare ritmo alla narrazione con il richiamo della figlia.
L'unico momento in cui mi sono un po' inceppata è stata sul posacenere sbattuto contro una fronte: comprendo che volevi sviare l'attenzione e far pensare che fosse la madre ad aggredire la figlia, però forse avrei cercato un modo migliore per ingannare il lettore. Mi rendo conto, però, che quando si hanno solo tremila caratteri e il tempo scorre tiranno non è proprio tutto così facile :D
Tema centrato. Per me un'ottima prova.

Chiudo gli occhi
Il racconto è ben scritto, anche se avrei eliminato un po' di avverbi in "mente", tipo la bambina "completamente sola".
A parte questo, che è un mio gusto personale, la lettura è scorrevole e la storia tiene incollati fino al finale.
Come tu affermi, il terrorismo si combatte prima di tutto nella nostra mente, con il coraggio penso intendessi e questo conferma l'aderenza del racconto al tema del contest.
Mi rimangono dei dubbi sul realismo della storia, secondo me un po' troppo buonista, passami il termine. Mi domando se in una situazione del genere uno possa farsi domande simili sulle motivazioni del terrorismo o cose del genere. Magari cerca di salvarsi, forse pure di salvare la bambina ma, credo, non perché rifletta sulla strategia di divisione insita nel pensiero terroristico. Lo fa e basta, forse solo perché è un padre, o un essere umano. Ecco, queste riflessioni del protagonista inserite nel racconto mi hanno un po' "ammosciata".
Comunque il racconto è un buon lavoro.

Il coraggio di abbandonarsi
Un flusso di coscienza non è mai cosa facile da gestire, soprattutto se si vuole raccontare una storia con tanto di protagonisti e vicende accadute. Spesso il flusso di coscienza è utile da inserire in una storia, perché ne enfatizza i pensieri dei protagonisti, tu invece hai tentato di costruirci intorno un racconto, quindi complimenti per la prova di coraggio (passami la battuta).
Però, però... Secondo me dovevi chiarire meglio alcuni punti. All'inizio ho pensato a un serial killer, poi continuando la lettura ho cambiato idea e ho pensato a un amante focoso vittima della sua irruenza che poi si pente e vuole uccidersi. Ma tu mi hai stravolto ancora le carte con quelle frasi degli amici. Allora era uno scherzo? Ma che tipo di scherzo? Scusa, non l'ho capito e anche leggendo la tua spiegazione nei commenti, nel racconto non ci sono tracce che mi ci possano far arrivare.
Forse tremila caratteri erano pochi, potresti allargare la storia utilizzando questa come base e offrendo maggiori dettagli che possano spiegare tutta la vicenda.


Rosso di sera
Il racconto è ben scritto e ho apprezzato molto la descrizione di Lia, all'inizio, che mi ha calato subito nella situazione di notevole disagio della donna.
Siccome è giusto che ti faccia notare anche le cose che secondo me non quadrano, mi permetto di fare due osservazioni:
1) all'inizio non ho capito subito se il parto difficile era della madre di Lia o di Lia stessa. Ho dovuto rileggere con attenzione per capire che si trattava della prima ipotesi. Ma questo dipende forse dal fatto che sono un po' tonta io, perché noto che nessuno ha avuto lo stesso mio fraintendimento;
2) il cambiamento improvviso di comportamenti. Si passa da una persona (Lia) silenziosa, trascurata, saccente, antipatica, insomma una che non mi sembra sprizzasse gioia di vivere a una donna che se ne va ai Caraibi e lascia tanto di testimonianza scritta. Su questo punto mi sono risposta che poteva essere un comportamento indotto dalla madre che, improvvisamente o forse no, lavora sull'umore e sulle decisioni della figlia. E allora ecco che mi manca questo personaggio: la madre, di cui non si sa nulla tranne che ha avuto un parto difficile. Mi sarebbe piaciuto saperne di più. :-)
Ad ogni modo, racconto ben scritto e particolare. Brava.
Maria Rosaria

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eleonora.rossetti
Messaggi: 553

Re: Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#8 » martedì 23 maggio 2017, 8:59

Eccomi!
Di seguito classifica e commenti:

1. Cuore di madre
2. Odore di coraggio
3. Rosso di sera
4. Chi comanda e chi subisce
5. Chiudo gli occhi
6. I paurosi muoiono mille volte
7. Testudo
8. Voleva solo giocare
9. Il coraggio di abbandonarsi
10. Una giornata


Commenti:
I PAUROSI MUOIONO MILLE VOLTE
Ciao Andrea,
è una narrazione nuda e cruda che ci porta dritti al punto. Da un lato è un pregio, lascia i dettagli necessari per figurarsi la scena, dall'altra pecca di impossibilità di provare empatia per la protagonista. Non viviamo le sue emozioni e le sue prove di coraggio appaiono quasi meno "genuine", come se lei fosse succube a tal punto (stile sindrome di Stoccolma) da fare qualsiasi cosa per compiacerlo. Non so, forse sfruttando maggiormente i caratteri a tua disposizione avresti completato un quadro narrativo di per sé già intrigante (anche se mi immaginavo che l'ultima fobia sarebbe stata senza ritorno, non è stata una sorpresa così disarmante). Quindi, bene ma non benissimo.
Alla prossima :)

ODORE DI CORAGGIO
Ciao Erika, ben trovata.
Racconto che, con molta delicatezza, ci mostra il coraggio inteso come l'affrontare le proprie paure, a volte ritenute insormontabili. Il bambino che, pur di essere accettato, fa ciò che più lo terrorizza al punto da farsela sotto, e il vecchio in procinto di suicidarsi (se ho inteso bene i sassi nelle tasche e i piedi scalzi, e i suoi sguardi al fiume) che alla fine desiste e sceglie la vita pur priva dell'amore della moglie. Hai tratteggiato due personaggi bellissimi, e l'empatia con entrambi è forte.
Bel lavoro, complimenti.

CHI COMANDA E CHI SUBISCE
Ciao Giancarmine,
ammetto che ho dovuto leggere il tuo appunto nel commento per chiarirmi la versione del finale. In effetti il particolare del "guardare l'orologio" sembra più un elemento che narra una distrazione, anziché quello chiave che fa intendere l'attesa del giovane protagonista per i poliziotti. Con quel chiarimento tutto fila e il tema viene centrato appieno: pur di non seguire le orme disoneste del padre, il figlio è pronto a farsi arrestare.
Mi fa un po' strano che sia in carcere, da certi elementi (il cono gelato ecc.) mi fa intendere sia giovanissimo, quindi immagino per lui un riformatorio o una comunità più che la galera stessa.
Detto questo, lo stile è buono e ho "sentito" proprio la voce del padre, hai saputo descrivere i personaggi molto bene.
In sintesi, buona prova anche se perfettibile.
Alla prossima!

TESTUDO
Ciao Mario!
Condivido le osservazioni di chi mi ha preceduto: rimanere sul pezzo dei legionari mentre combattono e, appunto, sfoderano il loro coraggio sarebbe stato meglio, anche perché prima parlano di riconquistare l'onore e poi oscuri l'unico momento in cui lo fanno. Capisco i motivi, a posteriori, leggendo il tuo commento, ma secondo me in uno spazio così breve non rende l'idea appieno, almeno non a immediata comprensione.
Anche il finale mi sembra frettoloso, una sola occhiata d'intesa in un conflitto è un po' "forzatino".
Comunque condivido l'interesse a renderlo un romanzo. E ti dirò: "TESTUDO" sarebbe un titolo proprio d'effetto.

UNA GIORNATA
Ciao, Diego, ben trovato.
Leggendo il tuo racconto rimanevo lì lì per aspettarmi un "decollo" particolare nelle vicende del protagonista. A fine lettura ho cercato di incastrare il tema del coraggio nella scena in cui lui, alla fine, si occupa comunque del suo bambino, ma mi stride molto con i suoi pensieri narrati fino a quel momento, che tratteggiano un ritratto di un uomo profondamente insoddisfatto, rassegnato nel suo compito, che subisce la vita senza dare la svolta e indossa una maschera con il figlio, quella del bravo genitore. E lo fa non con la determinazione, ma appunto con la rassegnazione.
Più che coraggio ci vedo tiepida accettazione. Ecco, avrei visto del coraggio se avesse davvero preso la vita tra le mani e avesse cercato di perseguire i suoi sogni mollando che so, la sicurezza economica o altro.
Quindi mi spiace, per me il tema non è stato interpretato correttamente, oppure traspare un messaggio diverso da quello che volevi dare tu, non so.
A rileggerci!

VOLEVA SOLO GIOCARE
Ciao Alessandra,
il racconto non mi è dispiaciuto, ci hai fatto calare bene nei problemi di una giovane che si vede tagliar via il futuro per "colpa" della nuova arrivata indesiderata. Ciò che mi ha lasciato un po' interdetta è stata la risoluzione nel finale, che ho trovato deboluccia. E' davvero bastato la risata e un vocalizzo di una bambina che stavi per uccidere a commuoverla e a farla desistere? Ce ne vuole di "fegato" solo per pensare di uccidere un bambino (infatti all'inizio pensavo che "il coraggio" trattasse quello, ma poi hai fatto intendere che fosse invece l'accettazione) e mi par strano che cambi repentinamente atteggiamento, tra l'altro con un pensiero così profondo, che mi dà più l'idea di un percorso di maturazione e non di un'epifania improvvisa.
Detto questo nulla da dire sullo stile: non trovo pecche stilistiche, la narrazione scorre fluida.
Alla prossima!

CUORE DI MADRE
Ciao Hitherto,
bel racconto. Sul serio, mi ha guidato passo passo fino in fondo, accendendomi tanti dubbi e timori che si sono poi dissipati man mano che la narrazione proseguiva.
Un ritmo impeccabile, a mio avviso.
Ci sono quisquilie correggibili che ti hanno già segnalato (le "d" eufoniche anche io non posso sopportarle, ma è deformazione professionale ;) ) ma niente che intacchi granché la qualità dello scritto.
Mi è piaciuto come tu abbia tratteggiato la madre come se fosse lei una "belva" da temere (e fino in fondo temiamo sia stata lei ad aver fatto qualcosa di davvero turpe agli altri due) mentre invece è quella che ha salvato la vita alla figlia. Una delicatezza tra le righe nell'esprimere l'ardore dell'amore di una madre che farebbe di tutto per la propria prole. Anche uccidere.
Bravo.

CHIUDO GLI OCCHI
Ciao Laura,
molto dinamico il tuo racconto, come altri ti hanno fatto notare, molto cinematografico. Hai centrato il tema con la dimostrazione dell'altruismo dell'uomo nel salvare una bambina. Il ritmo è incalzante. Come nota dolente ravviso però la "prevedibilità" del finale: lui che vede la bambina, lui che dice che non può lasciarla lì e alla fine la prende e va verso la salvezza. Diciamo che il guizzo della sua decisione mi è parso un po' "semplicistico". (In momenti così concitati non si pensa, si agisce, l'adrenalina sballa i pensieri e non hai davvero l'abilità di pensare razionalmente... sorry, deformazione degli studi di neuroscienze ^_^")
In definitiva: buona prova seppur non con un particolare guizzo di trama, stile gradevole per la lettura, tema centrato. A rileggerci!

IL CORAGGIO DI ABBANDONARSI
Ciao Salvatore,
dalla tua hai un ottima gestione del linguaggio e una buona padronanza del ritmo, specie in una narrazione in prima persona che considero sempre una rogna da gestire. Ammetto di aver trovato un poco artificiose le frasi sulla morte (leggendo mi sono subito figurata una persona giovane, le argomentazioni sembravano quasi filosofiche, fin troppo "elevate") ma non mi hanno disturbato. Alla fine però sono rimasta un po' con tanti dubbi e la spiegazione che fosse stato soltanto un effetto della droga l'ho capito soltanto dal tuo commento, perché non c'era suggerito da nessuna parte. Banalmente, un solo dialogo in più del tipo qualcuno che dice "ma quanta droga gli hai messo nel cocktail?" avrebbe fatto veramente quadrare il cerchio. Sul tema del coraggio nell'affrontare la morte, ci sta anche se espresso soltanto concretamente alla fine (anche se un po' tirata per le orecchie: se io capissi di essere stata drogata e che tutto ciò che ho vissuto era un incubo, cercherei di svegliarmi, non mi lascerei morire così, tanto per "fare una follia"....)
Buon contest!

ROSSO DI SERA
Ciao Monica, ben trovata,
un racconto delizioso. Ci catapulti davanti a questa Lia, con le sue disgrazie, tutte premesse che potevano portare a un finale prevedibile, come anche ipotizza la voce narrante. E invece no, sorprendi, fai vedere la svolta che Lia fa nella sua vita, una svolta che nessuno si aspettava (tantomeno la sorella).
Non ho niente da appuntarti, non ho trovato difetti rilevanti nella narrazione.
Bel lavoro!
Uccidi scrivendo.

Niko G
Messaggi: 138

Re: Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#9 » mercoledì 24 maggio 2017, 19:03

Ciao a tutti, bravissimi come sempre!
Classifica e commenti in unico ordine... in bocca al lupo a tutti!

1)Chi comanda e chi subisce- di Giancarmine Trotta
Trovo molto ben costruita l’ambientazione “nostrana” di questo racconto, e respiro a pieni polmoni l’aria cupa e opprimente dell’ideologia mafiosa (o camorristica?) che l’autore ci vuole trasmettere; Lo spietato “passaggio di consegne” tra padre e figlio, e lo spezzare la vita del figlio tra il prima e il dopo questo importante passo (La gelateria che gli aveva negato il cono e adesso si piega al suo volere; La macelleria che prima era il negozio del suo compagno di scuola, e adesso è di uno dei suoi “sudditi”)
Inizialmente il finale mi era sembrato debole, ma leggendo i commenti dell’autore ho capito che in realtà è stato lui a farsi arrestare; questo dà molto spessore al protagonista e al suo significato di coraggio. Trovo questa cosa un po’ troppo nascosta, ma adesso che l’ho compresa per me il racconto ha guadagnato un milione di punti. Bravo!

2)Cuore di madre- di Andrea Grillone
Ciao Andrea,
il tuo racconto mi ha toccato molto! Lo stile è impeccabile e le scelte lessicali sono forti e adeguate. La storia poi è molto intensa, e lascia nel dubbio il lettore su cosa sia effettivamente successo fino alla spiegazione finale. Una riflessione molto bella sul coraggio che si può trovare dentro di noi nei momenti di difficoltà, e di come la strada per la salvezza a volte sia lastricata da episodi come quello da te narrato. Davvero molto bravo 

3)Rosso di sera- di Monica Patrizi
Racconto molto carino! Mi piace molto lo spezzare l’atmosfera cupa della storia di Lia, ben disegnata con le giuste scelte lessicali e le mirate informazioni sulla sua vita piena di sventure, con l’inaspettato lieto fine che sorprende e lascia in bocca un piacevole sapore di rivalsa. La felicità viene da dentro di noi e dalle nostre scelte, a prescindere da quello che la vita ci ha riservato. Il tema è anche azzeccatissimo, trovare il coraggio per cambiare tutto, una volta per tutte.
Solo qualche piccolo appunto: I periodi un po’ monotoni e con poca subordinazione che rendono il racconto un po’ “scattoso”; Sul “chiunque la conoscesse pensò a un doppio suicidio”, che è un modo di “agganciare” meglio il lettore per dar maggior risalto al finale, avrei fatto una scelta diversa, questa frase spiazza un po’ non facendo capire chi sia entrato nella stanza trovando la lettera; La storia familiare della ragazza sembra poco coerente con una crociera ai caraibi, soprattutto il tenore di vita di chi è costretto a vivere in situazioni così drammatiche.
Ma sono solo piccolezze 

4)I paurosi muoiono mille volte- di Andrea Partiti
Come sempre scritto in maniera magistrale ed efficace. La trama è un po’ oscura, io l’ho interpretato come una persona torturata da qualcuno che volesse fargli vivere tutte le sue peggiori paure, per poi finire in un tragicomico intervento odontoiatrico. Un’altra possibile interpretazione sarebbe stato il fantasticare del paziente sul lettino, per prepararsi ad affrontare il tanto odiato trapano.
Un po’ troppo oscuro forse, ma mi è piaciuto!

5)Testudo- di Mario Pacchiarotti
Mi è piaciuta l’ambientazione storica di questo racconto, anche se ovviamente soffre per il limite di caratteri. L’ho trovato di piacevole lettura, e la reazione dei legionari di fronte al panico che ha ormai preso il controllo dell’esercito unno da’ una bella idea di coraggio ed eroismo, anche se la loro resa finale spezza un po’ questo concetto. Lo trovo anche ben scritto, per me è una bella prova!

6)Odore di coraggio -di Erika Adale
Racconto scritto veramente bene e molto profondo. Bello il parallelismo tra il coraggio dei giochi di un bambino, nel saltar giù da un muro, e quello del vecchio giunto quasi alla fine della sua vita, nel decidere di uccidersi. Anche se il personaggio del vecchio Oreste resta a mio avviso un po’ troppo “freddo” nel cambiare idea sul suo suo progetto suicida; avrei voluto capire meglio cosa esattamente lo spinge a desistere dal suo proposito. Forse prendere esempio dal coraggio dal bimbo e continuare a vivere?
Trovo anche poco coerente l’ultima frase “In fondo puzzavano di coraggio tutti e due”; fa pensare che il bimbo avesse compreso i propositi suicidi del vecchio Oreste, cosa poco verosimile a mio avviso.
Unico appunto sullo stile, credo che nel secondo periodo, “Voleva nascondersi al più presto nella sua camera, come farebbe una lepre in un buco” ci sarebbe stato meglio “ … come avrebbe fatto una lepre in un buco”.

7)Voleva solo giocare- di Alessandra Corra
Mi sono piaciuti i flussi emotivi che permeano questo racconto… la rabbia per le ingiustizie subite dalla vita che si fa strada nei pensieri e nella vita della protagonista, fino a dirigersi contro la piccola creatura indifesa che con la sua innocenza la “salva” dal male che c’è dentro di lei in un finale commovente e catartico.Non mi ha convinto molto però il modo un po’ “telegrafico” in cui è stato costruito, ed il passaggio dalla voglia di uccidere alla catarsi finale mi è sembrato un po’ forzato e privo di gradualità.


8)Una giornata- di Diego Ducoli
Trovo ben resa l’atmosfera cupa in cui sono rinchiusi la vita e l’anima del protagonista, anche se credo si potessero usare periodi più subordinati e meno serrati. Purtroppo mi sfugge l’attinenza con il tema del contest: se fosse stato il coraggio di affrontare le difficoltà della vita moderna con le sue frustrazioni, mi sarei aspettato un po’ più di “redenzione” nell’incontro col figlio, che però non arriva, anzi, anche i flussi emotivi diretti verso di lui sembrano abbastanza negativi (quando si parla del libro dei Barbapapà).


9)Il coraggio di abbandonarsi- di Salvatore Stefanelli
Di questo racconto ho apprezzato moltissimo lo stile e le scelte lessicali, che trovo veramente intense e azzeccate, in grado di rendere lo stato di “allucinosi disperata” del protagonista, e di toccare la passionalità nel mio profondo.
Quello che però mi ha messo un po’ in difficoltà è la sproporzione tra la cura di questi elementi e le informazioni fornite al lettore per orientarsi e contestualizzare un po’ quello che sta succedendo: Inizialmente ho pensato a qualcuno sull’orlo del suicidio, poi che lui avesse ucciso lei, alla fine si intuisce che lui deve aver assunto una qualche droga (cosa che però ho capito solo dopo aver letto la risposta dell’autore a uno dei commenti), ma in sostanza non ho ben capito chi è Deborah e che ruolo ha esattamente nella storia. Insomma, tanto fuoco di ottima qualità, però con poca forma. Consiglierei all’autore solo di dargli una forma un po’ più definita per fare intuire meglio il suo messaggio.

10)Chiudo gli occhi- di Laura Cazzari
Sicuramente molto brava l’autrice nel riuscire a inserire in 3000 caratteri una scena così dinamica e piena di azione senza cadere nello “scattoso” e nel monotono. Trovo il racconto molto cinematografico, con il protagonista che salva la bambina nel finale mentre la bomba gli esplode alle spalle. Il messaggio è anche espresso in modo molto chiaro. Non mi è piaciuta molto la scelta globale di costruzione del racconto: inserire in un rapido susseguirsi di eventi quella riflessione sul terrorismo e quel finale un po’ “da film” mi è sembrato un po’ troppo artificiale in un flusso di coscienza che a mio avviso dovrebbe essere un po’ più realistico e lasciare meno spazio all’ “eroe senza macchia”.
Non so scrivere, ma ho bisogno di farlo.

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Polly Russell
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Re: Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#10 » giovedì 25 maggio 2017, 18:25

Classifica


1) Odore di coraggio di Erika Adale
Call ha ragione, non ti smentisci mai! Un gran bel racconto, forte e pulsante, eppure, delicato e leggero, ma... Questa sei tu!
Il finale è quasi struggente, tanto più che arriva inaspettato. Ho trovato davvero confortante anche il messaggio che il vecchio cerca (e riesce) di trasmettere sl ragazzino.
La scrittura, cone sempre, è ptva di sbavature.
Mi piaci! :)

2)Testudo di Mario Pachiarotti
a narrazione mi piace. È coinvolgente e fluida. Ma non ho capito dove si stia andando a parare. Il cambio repentino nel finale, è talmente repentino che non ho capito cosa sia successo!
Perché le cinque legioni si sono alleate con Cheng? Probabilmente c'è qualche passaggio storico che mi manca e non riesco a collegarei fatti. Mi manca però anche qualche passaggio letterario. Cheng parlava una lingua incomprensibile.

3)Cuore di Madre di Andrea Grillone
Ciao! Un buon racconto, un morta e un paio di feriti in 3k è una media che mi piace! :)
Scherzi a parte, un bel racconto. Coinvolgente, peccato per la tua voglia di mantenere tutti in dubbio fino alla fine. Da come parti sembra sia la madre a narrare. Poi capiamo che è la figlia, poi la madre spacca un portacenere su UNA fronte, cacchio doni in tre! La madre spacca, la figlia narra, di chi sarà la fronte? :)
Mi piace fino a un certo punto, è carino che tu ci porti a pensare sia stata madre a ferirla, ma solo all'inizio, poi, dal quaderno sporco di sangue in poi, diventa forzato.
A parte questo, mi piace.



4)Rosso di sera di Monica Patrizi
Molto, molto grazioso. La sorpresa finale è ben riuscita e strappa un sorriso.
Mi suona un po' strano che la sorella non fosse informata, e che una cartolina postale sia stata trovata in camera di lei. Chi ce l'ha messa? Meglio foto, magari un ritaglio di giornale che ritrae il posto scelto per la vacanza.
Ahimè, con la pensione di invalidità, ho qualche dubbio (accompagno compreso) che sue persone possano permettersi di andare in crociera, ma l'idea è ottima.

5)I paurosi muoiono mille volte di Andrea Partiti
Ciao Andea, ho dovuto rileggerlo anche io, ma, come ha già detto Call, per 2k si può fare!
Anche io noto qualcosa che manca. Una motivazione, per esempio. Il dentista è il suo "uomo"? Non è un dentista ma un folgorato psicoterapeuta che crede nell'azione diretta?
A che titolo cerca di eliminare le sue paure? A che titolo, lei lo lascia fare?
Potrebbe anche virare su toni cupi, ipotizzando una storia malata tra vittima e carnefice. Erotica o contemporanea, anche io avevo pensato alle recenti "balene blu".
Insomma; la storia c'è, ma per goderla davvero, ho bisogno di qualche altro dettaglio.


6)Chi comanda e chi subisce di Giancarmine Trotta
Questa volta non mi hai convinto. Non lo hai fatto perché non ho capito cosa succede. Sarà colpa dei troppi personaggi? Del numero eccessivo di nomi? Lo so, non sono tantissimi, ma non lo sono nemmeno i caratteri e io avrei preferito vederli identificati con... Il mestiere, per esempio. Non avrei fatto confusione.
Il finale mi rimane oscuro, posso supporre che sia il figlio stesso a denunciare suo padre è anche se stesso. Ci vuole coraggio ad andare in galera. Ma non ne sono sicur. Se così fosse, non dovrebbe godere di uno sconto di pena?
Il dialogo tra padre e figlio è credibile, anche se il figlio appare parecchio più giovane di quanto poi sia, visti che va in galera e non in riformatorio. Insomma, devi aggiustare un po' il tiro, perché il potenziale c'è.


7)Il coraggio di abbandonarsi di Salvatore Stefanelli
Ciao! Se non avessi letto i commenti, alla droga non ci avrei pensato mai. E ti diró, avrei preferito. Mi ero immaginata una cosa strana, cyber... Onirica anche. Quindi sì, come ti han fatto notare, urgono spiegazioni.
Il testo coinvolge, nonostante non ami troppo la prima persona.

8)Voleva solo giocare di Alesandra Corrà
Ciao.
Parto col dirti che non sono convinta, dal desiderare che tua sorella non esista a cercare, effettivamente, di ammazzarla ce ne corre. Il finale era scritto dall'inizio, quindi non sono riuscita a commuoverei, come avrei dovuto. La spiegazione, quindi, risulta inutile. ;)
Però è un buon tentativo. Con una sistemata è di certo migliorabile!


9)Chiudo gli occhi di Lauta Cazzari
Ben narrato, a volte davvero piacevole. Anche io però ho trovato inutile la parte retorica, che oltre a bruciami il finale, (che già era bruciato di per sè, visto che il tema è il coraggio) mi ha anche un pelo annoiato. Nel senso, un uomo decide di sacrificarsi, tentando di salvare una bambina. È umano, è giusto, è bello. Non serve che me lo spieghi.
Gli attentatori sono strani anche per me, anche nel modo in cui uccidono il vecchio. Lo sollevano e poi gli sparano in testa? A che pro? Cioè oltre al piacere perverso di avere frammenti di cranio e cervello in faccia, non vedo l'utilita. Sparpagli e basta!
I militari arrivano davvero troppo in fretta, ma ci può stare. Una bambina di dieci anni, sola, in una stazione abbastanza grande da solleticare degli attentatori, anche, ma è al limite del possibile. Insomma, è un po' stiracchiato, ma è comunque un buon lavoro.

10)Una giornata di Diego Ducoli
Ciao Diego. Partiamo col dire che ci doni dei cambi di tempo "niente male" e credo di aver visto anche qualche soggetto sbagliato. Comunque in un contest veloce, ci sta anche. La storia c'è, anche se il tema non mi sembra azzeccatissimo. Più che coraggio parlerei di autocommiserazione iniziale, sopportazione del proprio ruoli, amore per il piccolo (e ci mancherebbe!) e rimpianto per tutto quello che ha perso. Arrendersi all'inevitabilità della vita non la vedo una scelta coraggiosa, solo logica.
Polly

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Jacopo Berti
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Re: Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#11 » giovedì 25 maggio 2017, 23:20

Ciao a tutti, piacere di rileggervi o di conoscervi. Torno dopo tanti mesi, ma è come se avessi scritto qualche giorno fa i miei ultimi commenti.
Devo dire che o sono diventato più una pigna in culo, oppure questa edizione è stata peggiore di molte altre che ricordo. I racconti davvero meritevoli secondo me sono solo quelli sul podio, gli altri, anche scritti da persone che di solito mi stupiscono positivamente, sono un po' fiacchi o hanno altri difetti importanti.
Ma veniamo alla classifica e ai commenti.

1) Cuore di madre, di Andrea Grillone
2) Rosso di sera, di Monica Patrizi
3) Odore di coraggio, di Erika Adale
4) Testudo, di Mario Pacchiarotti
5) Voleva solo giocare, di Alessandra Corra
6) Chi comanda e chi subisce, di Giancarmine Trotta
7) Chiudo gli occhi, di Laura Cazzari
8) Il coraggio di abbandonarsi, di Salvatore Stefanelli
9) I paurosi muoiono mille volte, di Andrea Partiti
10) Una giornata, di Diego Ducoli

I paurosi muoiono mille volte, di Andrea Partiti
Ciao Andrea,
questo tuo racconto non mi lascia molto, a dire il vero. Forse è la mancanza di empatia di cui ti hanno già detto, forse semplicemente la brevità, forse è perché sono stato così tante volte dal dentista di recente che non riesco neanche più a immedesimarmi nella paura che la gente ne può avere (se vuoi ti do il nome del dentista, ma pratica qui a Trieste).
Credo di essere andato fuori strada all'inizio: mi è venuto in mente il gom jabbar di Dune e ho pensato per tutta la prima lettura che il tutto fosse la suggestione di un abile manipolatore.
Stavolta non sono proprio riuscito a seguirti, mi spiace.

Odore di coraggio, di Erika Adale
Ciao Erika,
piacere di rileggerti! Perché in ogni caso scrivi bene e in modo chiaro, con alcune buone idee a livello di forma, indipendentemente dal contenuto.
Il racconto mi è piaciuto abbastanza, ma, come fa notare Roberto, la prima parte è davvero troppo semplice: confesso che la prova di coraggio tra bambini mi ha fatto sbuffare volgendo gli occhi al soffitto.
L'incontro di Marco con Oreste è molto bello e la sorpresa finale è ben preparata e funziona. Peccato - e anche qui riprendo Roberto - la focalizzazione sul finale. Anche io trovo difficile che il bambino abbia capito la situazione che aveva davanti.

Chi comanda e chi subisce, di Giancarmine Trotta
Ciao Giancarmine,
ho riscontrato anche io una certa difficoltà a capire alcuni punti fondamentali della trama. Avevo capito che Giuseppe si è fatto volontariamente arrestare - lo dici in modo esplicito - ma sulle circostanze, sull'organizzazione di questo arresto e sulla motivazione specifica che l'ha portato a cambiare strada nella vita avresti dovuto spendere qualche parola in più. Anche perché è ciò che il lettore cerca nella storia, visto che già all'inizio - complice la dinamica di MC per cui conosciamo il tema - si aspetta una qualche svolta.
Se l'aspetta perché il primo paragrafo è veramente convincente: ci presenti uno stereotipo, è vero, ma funziona bene.
Poi la qualità dellla scrittura non si abbassa, ma il lettore perde un po' il filo dopo il secondo paragrafo.
Buona la frase alla fine. A una prima lettura non ho fatto caso al cambiamento di significato nel "si comanda o si subisce". Dovresti metterlo più in evidenza.
Direi che la tua è una prova discreta, squilibrata tra una buona scrittura e una trama che arriva poco al lettore.

Testudo, di Mario Pacchiarotti
Ciao Mario,
sono contento di rileggerti, dopo tanto tempo che non partecipavo e nemmeno seguivo MC.
Mi hai sorpreso con questo testo, perché non è certamente il tuo genere, e nemmeno il mio, e forse non è nemmeno nelle mie corde. La scrittura, come tuo solito, è agile e piacevole, ma quando uno sa scrivere e non fa sciocchezze è difficile che perda il tocco.
Il tuo testo mi ha riportato ai pensieri di quando stavo progettando il mio. Ho pensato anche io al tema eroico e guerresco, ma ho rinunciato. Chi dice che non mostri l'atto di coraggio, dice cosa vera, ma forse è un bene: il coraggio epico "mostrato" va bene per un film, ma per un racconto sembra scontato e banale. Insomma, è stata una scelta (o una necessità) giusta.
Complessivamente non mi entusiasma, però fino ad ora è quello meglio confezionato.

Una giornata, di Diego Ducoli
Ciao Diego,
ho riscontrato parecchi errori anche io, e non solo nei tempi verbali, ma anche di sintassi, come ti hanno fatto notare altri. Ricordo di aver letto diversi tuoi racconti senza alcun problema, quindi o eri stanco e/o di fretta o hai voluto immergerti nel punto di vista del protagonista concedendoti qualche sgrammaticatura, ma non ha proprio l'aria di essere andata così.
In particolare per questa frase sì è attivata la parte del mio cervello in cui coabitano e si confondono il terzo reich e l'accademia della crusca: "Lo mette in tasca consapevole dei pochi euro che gli rimanevano in tasca e domani doveva anche far benzina."
Quanto al tema, c'è molto poco: il suo non è coraggio ma rassegnazione. Mi sarei aspettato una svolta, ma non c'è stata.
Insomma, secondo me non ci siamo stavolta...

Voleva solo giocare, di Alessandra Corra
Ciao Alessandra,
sono contento di rileggerti! Anche per te, come per tutti quelli che ho letto fino ad ora in questo gruppo, questa edizione o questo tema del coraggio hanno rappresentato un po' un calo nell'ideazione di una buona storia. Mentre la scrittura è rimasta pulita e piacevole come sempre.
Complessivamente il racconto non mi dispiace, e devo dire che mi ha coinvolto all'inizio. Si intuiva presto che la protagonista avrebbe tentato qualcosa di terribile, ma non si capiva se il "coraggio" sarebbe stato portare a termine o non portare a termine il suo gesto omicida. Avrei preferito un finale più incisivo e meno retorico. Non è che volevo che la ragazzina ammazzasse la neonata eh! Ma dopo, una volta che non è riuscita a farlo, manca qualcosa, un'idea, un'immagine, che non sia la spiegazione dei pensieri della quattordicenne.

Cuore di madre, di Andrea Grillone
Ciao Andrea,
complimenti! Il tuo è il primo racconto di questo girone che mi lascia più soddisfatto che insoddisfatto e mi convince abbastanza.
Lo stile che hai utilizzato è, ovviamente, in contrasto con la realtà che vi si narra. Da questo contrasto nasce la bellezza del racconto, e mi dispiace che alcuni invece abbiano proprio individuato in questo un suo punto debole.
Il contenuto è molto forte e la vicenda non è immediatamente comprensibile. La ricostruzione dei fatti, di una singola immagine, quasi fosse la descrizione di una foto. O di un quadro. M'immagino un quadro del periodo romantico, con tutti i corpi scomposti e i volti stravolti.
Mi è tornata in mente la memorabile Agnese del romanzo di Viganò, che subisce i soprusi dei nazisti ma poi diventa una belva e distrugge il cranio di un soldato con il calcio del fucile quando questo spara alla gatta.
Insomma, un racconto molto buono, bravo!

Chiudo gli occhi, di Laura Cazzari
Ciao Laura, se non sbaglio, non ti ho mai letto, quindi piacere di fare la tua conoscenza.
Il racconto mi sembra abbastanza buono: scritto piuttosto bene, tema centrato, contenuto con qualche leggerezza, per la quale ti rimando al commento di Vastatio.
L'aspetto che mi ha convinto di meno è l'inserimento di brani di ragionamento, quasi teorico, poco sentito, nella descrizione di una scena d'azione. Avresti dovuto rendere la velocità e l'approssimazione dei pensieri anche nella scrittura. Il ragionamento è solo in parte consapevole, in questi casi.
Comunque, bene; ed e brutto da dire, ma trarrai vantaggio anche dalle prove poco convincenti di altri partecipanti che in genere scrivono racconti che apprezzo molto.

Il coraggio di abbandonarsi, di Salvatore Stefanelli
Ciao Salvatore, piacere di conoscerti.
Il racconto parte molto bene e incuriosisce: l'idea della comunità inferocita che insegue il "mostro" è un cliché, ma tu l'hai utilizzata come tale, il che mi ha fatto subito pensare a una visione, allucinazione, sogno o qualche tipo di realtà "altra".
Sono andato incuriosito a cercare spiegazioni, ma non ne ho trovate. Non mi è stato chiaro quale genere di scherzo avessero fatto gli amici, e ho dovuto leggere i commenti e le tue risposte.
La scrittura mi pare buona e appena un po' sopra un tono standard, con singoli momenti eccentrici: perfettamente adatta al contenuto.
Peccato davvero che si perda nella seconda parte e non soddisfi le (mie) aspettative di lettore.

Rosso di sera, di Monica Patrizi
Ciao Monica, piacere di ritrovarti. Anche io sono tornato con questa edizione, assente da un po' meno tempo di te.
Hai scritto un bel racconto, che forse - come dice Vastatio - non sembra del tutto coerente, ma funziona. La voce narrante è convincente, la vicenda è interessante e inaspettata. Sei riuscita a dare una svolta positiva al racconto senza farci venire il diabete mellito per la sdolcinatezza, e questa è cosa rara in un'edizione fatta di ravvedimenti manzoniani o, viceversa, di situazioni nere senza uscita.
Curando alcuni particolari, puoi farne veramente un racconto bello a prescindere dal contesto del contest, e anche questa è cosa rara.
«Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare» (Novalis, Frammenti)

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Re: Gruppo NERONE: Lista racconti ammessi e classifiche

Messaggio#12 » giovedì 1 giugno 2017, 16:17

Ecco a voi!

1) Cuore di madre
2) Rosso di sera
3) Chiudo gli occhi
4) Odore di coraggio
5) Chi comanda e chi subisce
6) I paurosi muoiono mille volte
7) Una giornata
8) Testudo
9) Il coraggio di abbandonarsi

Cuore di madre, di Andrea Grillone
Bello, mi è piaciuto. Riesci a tenere il controllo, a portare il lettore dove vuoi, a pennellare la situazione in modo disordinato, ma logico e alla fine il quadro che viene a ricrearsi è forte e rimane impresso. Forse dovresti lasciare più spazio alla tua protagonista,si fatica aempatizzare con lei, il lettore sente poco le sue emozioni. Pollice tendente all'alto, questo è certo.
Rosso di sera, di Monica Patrizi
Mi è piaciuto. Bello soprattutto questo approccio alla realtà: laddove si tende a pensare all'oscurità e al finale con sangue, ecco che freghi tutti e ci lasci con due personaggi che ci tengono alla vita e se la vogliono godere, quasi che la loro felicità fosse diventata socialmente inaccettabile. Ci sono delle incertezze qua e là e ti sottolineo anch'io che ho avuto difficoltà a capire subito se Lia fosse la madre o la figlia. Pollice tendente all'alto per me.
Chiudo gli occhi, di Laura Cazzari
Vero, il racconto ha una struttura molto semplice e a tratti appare didascalico, ma non lo vedo un problema così grosso. Acquisisce valore nel momento in cui mi chied "Dieci anni fa sarebbe stato pensabile leggere un racconto del genere?" No, non sarebbe stato normale. Quindi lo vedo come una prva di questi tempi, una presa di coscienza, una riflessione veloce ma sintomo di un comune pensare. Un racconto figlio dei nostri tempi. E quel finale, per me non è affatto scontato che si siano salvati. Pollice tendente all'alto per me. Ti consiglio il Laboratorio per portarlo a una forma ottimale e privo di punti deboli (quindi pacioccalo un po' al suo interno per renderlo un po' meno lineare e didascalico).
Odore di coraggio, di Erika Adale
Un buon racconto, scritto in modo pulito, senza arzigogoli che non gli sarebbero stati utili, con un messaggio chiaro. Però avrei voluto qualcosa di più e proprio, anche se non riesco a focalizzare bene cosa. Tutto è estremamente lineare: il bambino ha un problema, incontra un paria quale lui stesso mentalmente è, trova conforto nelle parole del vecchio, finale positivo. Non so, forse il rendere il vecchio parte della prova di coraggio (tipo "scova l'orco") portando l'azione direttamente da lui ed eliminando l'incontro casuale avrebbe potuto condurti su qualcosa di più incisivo. Ma sono solo speculazioni. Per me pollice tendente all'alto.
Chi comanda e chi subisce, di Giancarmine Trotta
La discussione qui è stata proficua, credo che il punto debole del testo sia già stato ben evidenziato. Sottolineo anch'io che non è mera questione di finale, ma che il personaggio del ragazzo va lavorato meglio: i suoi dubbi, le sue incertezze, la tensione narrativa legata a lui dev'essere più forte. Lavoraci è sarà perfetto. Al momento non posso andare oltre il pollice ni tendende al positivo.
I paurosi muoiono mille volte, di Andrea Partiti
Ti sei lasciato sedurre e dominare dall'assunto "filosofico" che hai voluto affrontare: la morte come ultima delle paure, ma non come fine di ogni cosa. Il problema è che tutto quanto precede non è una preparazione, ma un avvicinamento che nulla aggiunge. Manca l'empatia, ma anche una logica di fondo e il tema andava affrontato fin da subito, anche se non so dirti come. Diciamo che questa volta la tua "strategia" di fondo non ha funzionato, capita quando si sperimenta ed è anche giusto farlo quando questa sperimentazione può originare piccole gemme come REGOLAMENTO DELLA PISCINA. Pollice ni questa volta.
Una giornata, di Diego Ducoli
Il testo necessita di una revisione per risolvere tutte le piccole e grandi problematiche che ti sono state sollevate. Concordo con Eleonora sul fatto che si rimane lì ad aspettare un'accelerazione che non arriva, ma del resto è vero, come dice Roberto, che il tuo vuole essere un racconto crudele. Devi dargli un'identità più marcata e ripensarlo svincolandolo dal tema del coraggio, non glielo vedo calzare bene. Pollice ni per me.
Testudo, di Mario Pacchiarotti
Lo dici tu stesso: "Il problema è che non dovrebbe servire la spiegazione". Dalla lettura non ho capito chi fossero gli unni che avevavo dovuto cedere le armi, non ho compreso che il legionari fossero con gli unni e che i nemici fossero cinesi l'ho inteso dal nome del generale. Insomma, manca roba. E aggiungo: se i romani volevano dare dimostrazione di coraggio dovevano andare fino in fondo e non cedere alla prima richiesta di nuovo ingaggio. Non credo che non avresti potuto fare capire tutto in 3000 caratteri, ma solo che la strategia da te scelta non sia stata la più funzionale, proverei a pormi la sfida di sistemarlo proprio mantenendo il limite di caratteri, ma ripensandolo. Pollice ni allo stato attuale.
Il coraggio di abbandonarsi, di Salvatore Stefanelli
Credo ti sia già stato detto tutto, quindi non sto a ripetere. Aggiungo che credo tu abbia pagato, come tanti, il primo impatto con Minuti Contati e che a risentirne maggiormente sia stata tutta la struttura del racconto, cosa che ha portato alla perdita di equilibrio nel rapporto con il lettore. Scrivi bene, ci sai fare ed è evidente. Qui hai solo scelto la strategia sbagliata, succede. Pollice giù, questa

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