I commenti di Alberto Della Rossa ai SEMIFINALISTI

Appuntamento a lunedì 12 giugno alle ore 21 con il tema di Alberto Della Rossa, Campione della Quarta Era di Minuti Contati. Chi vorrà partecipare avrà tempo fino all'una di notte per postare un racconto di massimo 3000 caratteri spazi inclusi incentrato su quel tema.

NB: la partecipazione alla Della Rossa Night non preclude la partecipazione alla Frascella Night e alla Bertino Night. Volendo, si può partecipare anche a tutte e tre!
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I commenti di Alberto Della Rossa ai SEMIFINALISTI

Messaggio#1 » lunedì 26 giugno 2017, 15:25

Ecco a voi i commenti di Alberto Della Rossa, QUI potete trovare la news con la sua classifica e tutti i finalisti!

Maurizio Bertino - La vita nonostante
Ciao Maurizio. Il racconto sì, è scritto molto bene. Dimostri piena padronanza del dialogo e in poche righe riesci a mettere in campo tutta una serie di innuendo che, inserite nella cornice da mulino bianco, rendono l'ambientazione agghiacciante. Una famiglia normale, un padre premuroso, una moglie malata, una bambina adorabile, un rapporto fatto di amore sincero e sentito, contornato da un regime dove persone vengono mandate ai forni. L'abbiamo già visto, dopo tutto, e tanto più ho apprezzato l'easter egg (che nessuno sembra aver colto, a dire il vero) degli etimi e delle provenienze dei nomi, in un ribaltamento dei ruoli piuttosto disturbante. Sergio, dall'etimo servus, unito a due nomi di tradizione giudaica. Divertente.
E allora? Il racconto, per qualche motivo, non mi ha torto lo stomaco e anzi fila via molto, troppo liscio. Alcun conflitto presente, giusto e sacrosanto (o meglio, poco poco, verso la fine), ma l'utilizzo dello stereotipo - sia nell'intreccio di rapporti padre-madre malata-figlia che nella scelta del treno pieno di deportati - ha (almeno a parer mio) frenato di molto la potenza che avrebbe potuto avere il racconto se, pur mantenendo la stessa anima e struttura, avesse usato stereotipi meno lampanti e forse più sottili. È un suggerimento, prova a ripensare il tutto con un padre che per professione non smista deportati ma taglia le mani e frusta gli schiavi (congo belga) e senza la stucchevolezza di una famiglia perfetta ma soltanto "normale".
Quindi, per finire, ottimo racconto per lo stile e la gestione, ma che a livello di emozioni, di stomaco, mi ha lasciato tiepido.

Ambra Stancampiano - Sul gradino
Ciao Ambra. Il tuo racconto mi ha colpito molto, soprattutto per la voce neorealista e per come riesci a calare il lettore letteralmente sull'uscio di una singola via. Eppure non è solo quella la grandezza del tuo racconto - e che considero uno dei tuoi migliori, peraltro - ma la dimensione assolutamente fanciullesca della scelta. I bambini sono capaci di mondi infiniti e quello che descrivi non è altro che uno scorcio d'infanzia. E amo moltissimo il fatto che non ti sia sentita in dovere di spiegare perché Miché avesse davvero litigato con la madre, o cosa lo spingesse a rimandare in eterno la decisione di andare a destra o a sinistra. Ma è proprio questo il bello: hai messo della magia in una piccolezza, in una giornata qualsiasi, e l'hai rimarcata con una chiusura fulminante. Bravissima.

Unico appunto: gloglottare. Ora, un erotomane del vocabolario come me potrebbe godere tanto tanto per un termine simile, ma nel tuo racconto stona un poco, innalza lo stile senza motivo. Via, senza pietà. È un po' come il verbo ciangottare, bellissimo e inutile come un buco del culo sul gomito.

Patty Barale - Lollo
Ciao Patty :)
Un racconto leggero che ruota attorno a una prospettiva di una persona che nella società di oggi viene considerata - purtroppo sbagliata. Lollo è capace di inchiodarci di fronte a una delle nostre colpe più gravi: aver perso di vista il contatto umano, vero, sublimato attraverso la lente di un obiettivo - sia esso lo studio, un tablet o chissà cos'altro. Il tuo Lollo ha ragione, i matti siamo noi che ossessionati da uno scopo perdiamo la capacità basilare del nostro essere sociali.
Il racconto è scritto bene e scorre veloce, senza alcun intoppo. Unico aspetto che ho trovato migliorabile (ma è una critica costruttiva, bada bene!) è la naturalezza dei dialoghi. Forse, e dico solo forse, la frase della stronza col tablet è troppo articolata e lunga per una che nemmeno alza gli occhi; una battuta più breve e seccata sorretta da una descrizione particolareggiata del linguaggio corporeo o un paio di battute spezzate sarebbero state più realistiche. Il dialogo con la signora è ben gestito, ma alla fine (per quanto riconosca sia utile ai fini del contesto) la precisazione sull'autismo è superflua, più che altro perché mi sembrerebbe strano sentire parlare di disabilità e autismo dalla bocca di un disabile; c'è un'autoreferenzialità che nei disabili che ho conosciuto non ho riscontrato. Un mio compaesano - che io chiamo Faccia di Luna (e che nulla ha a che fare col mio racconto!) è fuori come un poggiolo, e si agita tutto quando lo incrocio di notte e lo saluto dalla moto. Si gira, pallido e con gli occhi sbarrati e mi urla ciao! agitando la mano come un bambino. Poi ti fermi a parlare con lui, e ho sempre la percezione che lui non si ponga minimamente il problema di essere com'è. A Faccia di Luna piace il basket, e se non piace anche a te, lo strano sei tu. Ecco, in quest'ottica ho trovato l'ultima frase superflua, ma nulla toglie a un bel racconto, delicato e vivace.

Andrea Partiti - Il generale in barca
Eh, che dire. Bello, uno di quei racconti che piacciono a me, con un uomo, una barca e un pesce. Potrei leggerne in continuazione, senza mai fermarmi. Nulla da dire sulla storia né sulla gestione della stessa, una struttura in tre parti semplice e pulita, delle belle descrizioni e un climax finale adattissimo al tema, senza troppo rumore. Il rapporto di lotta è davvero ben trattato come si confà a certe storie e devo dire che il particolare dei baffi rossi è un piccolo gioiello, un punto di colore attorno al quale far girare la narrazione. Nella prima parte, a voler fare i pignoli, avrei forse utilizzato una prosa più paratattica, senza la necessità di nucleare le frasi attraverso periodi brevi, ma è comunque una scelta più che legittima. A ben pensare la tua versione aiuta la scansione in momenti e aiuta a non generare un senso di attesa. Mi lascia più perplesso, invece, l'aspetto della coerenza interna. Un siluro con una canna da mosca? e poi la pesca alla mosca non viene fatta attraverso movimenti veloci e rapidi, frustati, per simulare il comportamento di un insetto sull'acqua? e soprattutto la pesca al siluro viene fatta con artificiali di una certa dimensione, non credo che basti una mosca di piume. Ottimo racconto, in qualsiasi caso :)

Mario Pacchiarotti - Niente di nuovo dal fronte
Mi hai dato i brividi. Perché amo la letteratura di guerra, perché mi sono ammazzato di Stern in passato, perché i racconti dal fronte hanno un'umanità terribile, semplice e struggente. Ti dirò, è un racconto complesso, il tuo, che soffre della sua stessa potenza. Non dice nulla fino alla data, che poi raggela il lettore. È un racconto da "studiati" perché senza sapere cosa è successo a Caporetto, senza aver mai letto Stern o Lussu si perde molto della forza. E pertanto la fruibilità scende, ma tanto più hai letto del fronte, tanto più questa tua lettera colpisce. È quasi un finale aperto, e spero con tutto il cuore che Mario sia riuscito a tornare a casa dalla sua Irene.
Non posso metterlo in alto come vorrei, ma ti assicuro che mi ha colpito, anche per l'intelligenza di usare una semplice data come chiave di volta del racconto.

Diego Ducoli - Giochi di guerra
Ciao Diego.
Il tuo racconto si basa su un'ottima intuizione e un'ottima chiusura, che da sole valgono tutto il resto che - ahimè - lascia piuttosto indifferente. Ho passato più tempo a cercare di capire se fosse una partita di ruolo, un videogame, una realtà virtuale o la scena finale degli avengers che a godermi il racconto stesso. Ti riprendi alla perfezione in 4 righe dove sì, c'è naturalezza e forma. Nel complesso non posso dire che mi abbia entusiasmato; ottima l'idea, ma azzoppata da un inizio che non rende giustizia alla chiusa e che - soprattutto - sono diretta emanazione di una fantasia e intelligenza adulta e non d'infanzia.

Raffaele Marra - il Cacciatore di sguardi
Ciao Raffaele,
un racconto scritto bene, come al solito, anche al netto di un'imperfezione stilistica o due (ma si tratta di inezie e soprattutto sono opinioni personali) ma che mi ha lasciato più indifferente del solito. L'evento salvifico della ragazza che porta ad abortire il suicidio mi sa un poco di già visto, soprattutto nell'ottica di un tema simile. Ho poco da aggiungere, se non il fatto che la narrazione e lo stile sono esattamente come ci hai abituati - ovvero molto, molto buoni - ma il pathos e la lirica non sono degni del miglior Marra ;). Avrei visto - forse - un po' più di magia, soprattutto per quell'amo sospeso del cacciatore di sguardi che mi ha solleticato la fantasia fino all'ultimo. Forse è un racconto che non incontra semplicemente il mio gusto, ma c'è un livello semico che di solito riesco a trovare nei tuoi racconti e che in questo caso non "sento".

Fernando Nappo - Troppa Trippa Stroppia
Ciao Fernando, non rimango mai indifferente a gatti parlanti e non di qualsivoglia natura. Il racconto? Carino, forse un po' troppo macchiettistico, sicuramente poco curato nella forma visti i refusi. L'incipit ha un attacco che non rende immediato il POV, per quanto ci sia il verbo "ribatto" a definirla. Tratti le descrizioni come se si trattasse di un narratore in terza, senza focalizzare sul punto di vista del protagonista. Lo so, non parlo mai di POV, anche perché la trovo una polemica (quasi) sempre sterile; in questo caso, tuttavia, la cosa mi ha fatto arricciare il naso. Lo rivedrei, la verve c'è, magari caratterizzerei in maniera diversa i personaggi che, allo stato attuale, sono poco più che maschere.

Sara Tirabassi - Dettagli
Ecco un altro racconto che mi ha colpito moltissimo. Quasi perfetto, un piccolo mosaico di dettagli che osservati da lontano regalano un disegno più grande. Non so se sia voluto, ma è proprio il tema del rapporto umano-gatto a definire un rituale sempre uguale a sé stesso, pur mostrandone solo una parte, e poi le piccole cose i particolari comuni, da borgata. Peccato per l'accenno all'ospedale che - effettivamente - lascia un po' interdetti, e costringe il lettore a vagolare su e giù per le righe in cerca di un senso. A me era perfettamente chiaro l'intento "teatrale" e l'ho trovato davvero funzionale. Una prova più che buona.



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Re: I commenti di Alberto Della Rossa ai SEMIFINALISTI

Messaggio#2 » lunedì 26 giugno 2017, 16:08

Grazie, Alberto,
Non vedevo l'ora di leggere i tuoi consigli che, ça va sans dire, sono sempre preziosissimi!
Al contrario del solito, con i racconti che muoiono d'inedia, questa volta vorrei cercare di migliorare ciò che ho scritto.

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