Oltresogno

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Il giorno prestabilito, il BOSS darà un tema e dei bonus. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum. A quel punto partirà la fase dei commenti e delle classifiche.
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Eugene Fitzherbert
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Oltresogno

Messaggio#1 » domenica 16 luglio 2017, 15:19

Oltresogno
di Eugene Fitzherbert

1.
(Pucci-pà? Pucci-pà, sei tu?)

Savvy aprì gli occhi al suono di quella voce nella camera da letto del suo appartamento, in mezzo a resti di bottiglie vuote. Erano appena le sei, due ore prima di uscire e andare alla Sandeki Clinic dove l’aspettava Zoe per i controlli di routine.
Con la voce che gli ronzava ancora dietro le orecchie, in un punto indefinito perso nella memoria di avvenimenti passati ma mai dimenticati, finì di prepararsi. Inforcò gli occhiali e si diresse a piedi alla Clinica.

2.
«Frank Saviour!» annunciò la receptionist e Savvy si avviò verso l’ambulatorio.
Tra superfici bianche e asettiche e monitor che mostravano numeri e diagrammi incomprensibili, la dr.ssa Zoe Gambler l’attendeva sorridente e entusiasta, racchiusa nella sua divisa con il simbolo della Clinica stampato sul taschino.
«Come va, signor Saviour? È il giorno del controllo semestrale?»
«Ciao, Zoe! Basta con questo signor Saviour. Sono Savvy e te lo ripeto da almeno cinque anni…»
Lei ridacchiò. «E sono cinque anni che le ripeto che non si può!»
Savvy era convinto che la dottoressa avesse un debole per lui. Avvertiva qualcosa, come un solletico sotto il palato, ma lui non aveva mai affrontato l’argomento né lei aveva mai infranto il regolamento della clinica. Rimaneva però quella sensazione di essere desiderato che Savvy non riusciva a togliersi dalla testa. Magari si stava inventando tutto, complice il fatto che era da solo da anni.
«Si tolga gli occhiali e si accomodi qui, per favore.» Gli disse, indicando una poltrona reclinabile.
Lei si avvicinò, tanto che Savvy poteva sentire il profumo di lavanda del camice e un po’ più sommerso il sentore di cocco del suo bagnoschiuma. Zoe gli esaminò l’impianto oculare: «La zona di inserzione delle lenti e dello chassis principale è rosea, non ci sono segni di infiammazione. Le lenti sono pulite.» Lo tastò intorno all’orbita fin dietro l’orecchio. «Il cavo connettore è ok, non dolente. La presa retroauricolare è ben posizionata e indenne. Il cappuccio di protezione di silicone è un po’ usurato. Forse dovremo cambiarlo.»
Si voltò e dopo aver rovistato per qualche secondo in una vaschetta, tirò fuori un filo che poteva andare bene. «Il suo DreamFlyer K9 è un modello vecchio che non permette la diagnostica software in tempo reale. Dovremo scaricarlo e analizzarlo. Ci vogliono ventiquattr’ore per i risultati. E nel frattempo non deve mai connettersi al Mondo dei Sogni. Ha capito?»
«Certo…»
Lei sorrise soddisfatta. Non poteva evitare di recitare tutta la pappardella perché la Clinica la sorvegliava. Anche Zoe aveva qualche potenziamento, dei sottili tatuaggi conduttivi che dal labbro inferiore correvano fin dietro al collo e sotto i capelli. Erano modelli recenti, discreti e potentissimi. La connettevano a tutto il database della Clinica, creavano una realtà aumentata persistente in cui la dottoressa poteva vedere tutto dei suoi pazienti in un colpo d’occhio. E la Clinica poteva vedere lei, ovviamente.
Savvy spostò la testa per porgerle l’orecchio.
«Hai qualcosa in memoria?»
«No, ho salvato tutto. In realtà non ho lavorato granché in questi ultimi giorni. Solo qualche connessione ricreativa.»
«Mi spiace. Non c’è più molto interesse nell’Onirosfera?»
«Mah. I primi tempi, si lavorava parecchio. C’era il fattore novità e la pubblicità martellante. Le richieste erano tantissime.»
«E adesso?»
«Adesso, invece, sono solo romanzieri, sceneggiatori e altri artisti che mi contattano per dar loro un po’ di Ispirazione…»
In quel momento si udì un Bip: il dump era terminato. «Ah, perfetto. Allora, signor Saviour, ricapitoliamo. Per le prossime ventiquattr’ore, niente viaggi nell’Onirosfera. Non mi prenda in giro: posso monitorarla a distanza, senza violare la sua privacy. Volendo potrei anche entrare in casa sua e staccare la spina alla sua console, visto che il contratto con la nostra Clinica lo prevede. Non mi spinga a farlo.»
«Va bene. Ma perché tutta questa apprensione?»
«È solo che l’Onirosfera sta diventando un po’ instabile e non è ben chiaro il motivo. Non ci faccia preoccupare.»
Savvy annuì. La visita era finita.

3.
Una volta a casa, Saviour si accasciò sul divano con una bottiglia di Jack Daniels in una mano e attese, pensando al suo Bridge, come chiamavano le console di connessione alla Onirosfera.
Il Mondo dei Sogni era stato scoperto quasi per caso da un gruppo di ricercatori della realtà virtuale. Elaborarono e dimostrarono la teoria secondo cui tutti i sogni, sotto forma di frequenze elettromagnetiche cerebrali, fluttuavano intorno al globo. Bastava avere un’apparecchiatura di decodifica e si potevano vedere i sogni in diretta. Da lì a salvarli e venderli il passo era stato brevissimo.
Ripensò a quando decise di farsi impiantare: la psicologa gli disse che l’operazione gli sarebbe costata un occhio della testa. Lui le rispose che dal depliant non sembrava così costosa e la psicologa lo guardò quasi condiscendente. «Non sto scherzando, sig. Saviour. Dovremo asportarle l’occhio per fare spazio alle lenti e al microprocessore. È sicuro?»
«Sì, certo. Me ne resta un altro, no?»
«E c’è un’altra cosa. Dopo l’impianto per l’accesso all’Onirosfera non potrà più sognare.»
Savvy la guardò e serrò le mandibole. Le borse sotto gli occhi arrossati e l’aspetto emaciato e nervoso lasciavano trasparire il suo cattivo rapporto con il sonno, fatto di incubi in cui sua figlia Rose continuava a morire tra le sue braccia. «È per questo che lo sto facendo, dottoressa. Io non voglio più sognare.»

Con queste parole nella testa Savvy si addormentò e il suo sonno proseguì come un buio tunnel di incoscienza ovattato e incerto.

(Pucci-pà, sei tu?)

Si svegliò tre ore più tardi. Zoe doveva essere più o meno a metà delle analisi: era il momento giusto per mettere in atto il suo piano.
Si diresse in bagno e si fermò davanti allo specchio. Attaccata all’angolo superiore c’era la foto di sua figlia Rose, scattata pochi mesi prima che morisse: sorridente, bella, appena tredicenne. Era tutta la sua vita.
Tirò un sospiro e si sciacquò la bocca con il un paio di sorsi di whisky. Il sapore lo inebriò e ne bevve qualche sorso in più per darsi coraggio.
Aprì l’armadietto accanto allo specchio e tirò fuori un po’ di ovatta e un rocchetto di filo di rame. Ne srotolò una decina di centimetri e ne osservò l’estremità acuminata. Aprì la bocca e puntò filo in fondo alla guancia. Strizzando gli occhi per il dolore, spinse più forte che poté fin quando il filo con un primo pop si infilzò nelle mucose. Con uno scatto bruciante la punta insanguinata emerse poco dietro l’angolo della mandibola.
Piano piano, Savvy lo spinse fuori tanto quanto bastava per arrivare al suo impianto retroauricolare e ancorarlo alla presa di output. Con molta cautela incastrò il filo nell’incavo tra i denti e la guancia, premendo con forza per farlo aderire. Lo tagliò poco fuori dal labbro e lo ripiegò saldamente sull’angolo della bocca.
La prima parte era finita. Zoe era sicuramente a buon punto con la sua analisi. Doveva agire in fretta e sperare di non aver frainteso troppo quel che lei provava per lui.
Nel suo studio, Savvy si accomodò sulla poltrona, accese il Bridge e con uno scatto netto incastrò la spina nell’impianto oculare: la stanza intorno a lui sparì e con un salto quasi impercettibile, Savvy fu proiettato nel Mondo dei Sogni.

4.
«Ma che…» Zoe guardava stupita i dati dell’impianto di Savvy sul suo schermo. C’erano valori rossi ovunque, alterazioni lungo tutto il profilo IA, il firewall ridotto a un formaggio svizzero: qualcuno aveva manomesso il software dell’impianto.
«Gli hanno hackerato l’accesso!» Esclamò. Un paio di infermiere si girarono a guardarla. Lei fissò i monitor scuotendo la testa. Aprì il software per le comunicazioni prioritarie ai pazienti: ‘NON usi il Bridge! Le hanno hackerato il chip! Risponda appena riceve questo messaggio.’ Spuntò l’avviso di ricezione e di lettura e lo inviò.
Sembrava che qualcuno volesse usare l’impianto come ponte per un download enorme di dati. Erano stati tolti tutti i blocchi di sicurezza, la banda era stata quintuplicata e questo non aveva senso, perché la memoria interna non poteva reggere una scrittura a quella velocità. Cosa stavano facendo? Perché proprio a Savvy? Se usava il Bridge in quelle condizioni e troppo a lungo poteva anche friggersi il cervello.
Proseguì con le analisi e decise che se non avesse avuto risposta entro due ore, avrebbe dato un’occhiata al suo profilo medico da remoto. D’altronde, il contratto del Sig. Saviour lo prevedeva…

5.
Savvy era dentro. Stava sorvolando l’Onirosfera, spostandosi veloce e leggero tra i ricordi sognati di milioni di persone.
Il Mondo dei Sogni era stato diviso in due parti: una di Luce, in cui c’erano i sogni bianchi, quelli fatti per essere sognati sempre, quelli puliti, quelli felici. C’era anche l’Oscurità, dove si raggrumavano gli incubi, i sogni dei pazzi e dove avventurarsi era un continuo luna park del terrore.
Savvy era invece interessato a quella zona di transizione tra la Luce e l’Oscurità, il Crepuscolo. Zoe aveva ragione quando diceva che c’era qualcosa che non andava nell’Onirosfera, ma quello che non sapeva era che l’Onirosfera non c’entrava nulla.
Superò uno stormo di mante piumate e saltò attraverso nuvole dorate fatte di cannella profumata, mentre intorno a lui udiva le voci cristalline di tanti bambini che intonavano un coro religioso. I sogni erano sovrapposti e si intersecavano in un continuo flusso di ogni tipo di emozione e ricordo. La luce cangiante avvolgeva ogni cosa in un caleidoscopico effetto di distorsione che alterava il paesaggio, mentre la coscienza di Savvy volava più veloce che poteva.

Presto l’atmosfera festosa, quasi di mezza estate che delineava il Versante Luminoso cominciò a smorzarsi, ingrigendosi e incupendosi. I rumori allegri e felici che avevano fatto da contrappunto alla corsa folle di Savvy tra nuvole diamantate e pennacchi fluttuanti si mischiarono alle urla e allo stridio di unghie sulla lavagna degli incubi che venivano sognati dall’altra parte. Se fino a quel momento era stato piacevole volare e muoversi tra i sogni, ora era l’angoscia a manifestarsi, con un senso di imminente catastrofe che lo attanagliava direttamente al cuore. Non c’era più la sensazione di volare, ma di cadere, senza possibilità di difendersi. Quasi gli veniva la nausea, ma nonostante tutto continuò.
Di solito non era così drammatico avvicinarsi al Versante Oscuro dell’Onirosfera perché tutti i filtri dell’impianto abbattevano l’impatto negativo. Ma nel suo caso, dopo aver manomesso il chip e il software, i filtri erano andati a farsi benedire e lui sentiva montare la nausea, a metà tra la caduta libera e il volo planato.
Giunse al Crepuscolo e lì si fermò, esattamente in mezzo. Volse lo sguardo verso l’alto: l’Onirosfera sembrava estendersi all’infinito. In quel momento nell’angolo a destra della sua visuale si aprì un riquadro: il messaggio di Zoe. Bene, ci aveva visto giusto. Cliccò sulla spunta di ricezione e lettura, ma non rispose. Ritornò a fissare l’infinito dell’Onirosfera.
Il Crepuscolo non era solo una distinzione geografica, una linea di confine. Il Crepuscolo era soprattutto un exploit, un punto lasso dove il tessuto dell’Onirosfera si mischiava a qualcosa di nuovo. Era questa la scoperta che aveva letteralmente scombussolato la sua vita. Si lanciò verso l’alto con tutta la forza che il suo costrutto onirico gli poteva permettere, seguendo la linea del Crepuscolo.
Stava per raggiungere il piano al di là dell’Onirosfera, quello che lui aveva chiamato l’Oltresogno.

«Pucci-pà? Sei tu?»
«Sì, sono io. E tu? Sei Rose?»

6.
Aveva letto il messaggio. Non aveva risposto.
Era sinceramente preoccupata per Savvy. Sapeva che era un paziente fragile, con una storia di perdita e depressione. Aveva letto la sua valutazione psicologica e sapeva che era un soggetto borderline, dedito all’alcool e con tendenze a compiere atti inconsulti. Non immaginava che dopo ben cinque anni dalla perdita della figlia potesse ancora essere così stravolto, e stamattina gli era sembrato calmo e gioviale. Forse si era fatto l’idea che lei avesse un minimo di interesse in lui, ma Zoe si comportava così proprio per via della storia clinica e del tipo di paziente.
Mordendosi il labbro per la tensione, attivò la visualizzazione remota e cercò il profilo di Savvy.
Fa che non sia online, fa che sia scollegato…
E invece, eccolo là, piantato nell’Onirosfera. Vide il log di connessione: era dentro quando aveva letto il messaggio! Figlio di puttana!
Con le labbra serrate, cliccò sul monitor dei parametri. Questa era una cosa non proprio lecita, ma ormai la preoccupazione era davvero tanta.
Quello che vide aveva dell’incredibile. Si alzò di colpo dalla sedia rovesciandola.
Gli altri nell’ambulatorio si girarono a fissarla.
«Ho un’emergenza. Un nostro paziente sta… poco bene, credo. Devo andare da lui.»
E se ne andò correndo fuori, senza neanche togliersi il camice.

Si tuffò in macchina. Savvy abitava a pochi isolati da lì, sarebbe arrivata in una decina di minuti. Attivò la visione aumentata con i segni vitali di Frank sempre attivi e chiamò il Sistema di Emergenza, chiedendo l’accesso preventivo pass-par-tout. La Sandeki Clinic glielo garantì ma avvertì anche che il cliente non aveva sottoscritto il Rapido Intervento e quindi i soccorsi sarebbero arrivati in circa venticinque minuti.
Zoe si lanciò nel traffico. Nel suo campo visivo vedeva l’ECG di Savvy alternare bradicardia e tachicardia, come se stessero passando due ECG contemporaneamente. La pressione calava e poi si riprendeva e la respirazione era compromessa.
Pigiò sull’acceleratore, suonando il clacson a più non posso.

7.
Savvy ricordava quando Rose aveva 6 anni e per scherzo l’aveva chiamato Pucci-pà. Era uno di quei nomignoli più adatti a un paio di fidanzatini, ma detto da lei con la voce querula e acuta che aveva da bambina l’aveva fatto sciogliere e da quel momento era per sempre stato Pucci-pà. Almeno per lei.
E dall’Oltresogno, il luogo luminoso dietro la nebbia dell’Onirosfera, la voce di Rose gli chiese ancora: «Pucci-pà, sei tu?»
Savvy protese la sua mano. «Sì, sono io. Tu sei Rose?»
«.» La frase fu seguita da un piccolo appena percettibile singhiozzo.
Il cuore di Savvy ebbe un sussulto. «Ce la fai a toccare la mia mano?»
«Non so. Sembri così lontano…»
«Prova. Sono qui sotto.» Savvy continuava a muoversi verso l’alto, verso la voce di sua figlia. Doveva toccarla, sfiorarla...
Il cielo si faceva ancora più luminoso, e i rumori dell’Onirosfera si smorzavano.
«Rose, sei ancora lì? Mi senti?»
«Sì, Pucci-pà. È bello sentirti. Sei anche tu qui, finalmente?»
«Quasi, piccola mia. Riesci ad allungare una mano verso di me?»
«Continua a parlarmi, così capisco dove ti trovi.»
«Tesoro mio, non sai quanto è bello risentire la tua voce. Sembra che non siano passati cinque anni dall’ultima volta che…»
«Pucci-pà, ti vedo!»
Savvy allungò una mano e da quel mare luce fluttuante vide protendersi verso di lui le dita di Rose, affusolate, le unghie laccate di rosso ciliegia come il giorno in cui era morta.
Con un ultimo sforzo toccò la mano di sua figlia.
In quel momento attivò il programma di download che, libero da limitazioni, macinò l’intero costrutto di Rose in una manciata di secondi, cancellandolo dall’Oltresogno e spostandolo nella biomemoria di Savvy.
Purtroppo, come ben aveva previsto e stava constatando Zoe in quel momento in macchina, l’impianto di Frank Saviour non era adatto a questo tipo di dati. E il dumping della coscienza di sua figlia strappata alla vita oltre la morte lo stava invadendo. I due all’improvviso si trovarono a lottare per trovare il posto che gli spettava…

8.
Zoe parcheggiò davanti al condominio dove abitava Frank. Superò le porte di ingresso e si lanciò nel primo ascensore libero che trovò: doveva raggiungere il dodicesimo piano il più in fretta possibile.
La situazione clinica di Savvy stava diventando drammatica. Il cuore batteva con un ritmo che non aveva niente di umano, ma la cosa che di più la preoccupava era la respirazione ormai affannosa e superficiale, prossima alla rottura.
Cosa diavolo stava succedendo? Per quanto fossero stati rimossi i filtri e il firewall, a cosa erano dovuti quegli stravolgimenti?
Mentre l’ascensore macinava i piani, attivò lo schermo dell’EEG: le onde erano completamente sballate, senza un criterio logico o una spiegazione clinica di qualsiasi genere. Ora non era preoccupata, era quasi terrorizzata, perché non riusciva a immaginare cosa avrebbe trovato in casa. Mancavano ben quindici minuti all’arrivo previsto della squadra di emergenza. Ma sicuramente sarebbero stati di più.
Fuori dall’ascensore, si diresse verso l’appartamento urlando: «Savvy! Si stacchi da quel Bridge!»
In quel momento il respiro di Frank si fermò.
Zoe urlò mentre apriva la porta di casa con la chiave pass-par-tout.

9.
Savvy cercava di tener ferma la coscienza di sua figlia appena scaricata da una zona sconosciuta dell’aldilà umano. Non credeva che qualcuno avesse mai provato a fare quello che stava facendo lui e probabilmente stava per mandare tutto a puttane, quando da lontano, come in un sogno che non era il suo, udì la voce di Zoe: «Savvy! Si stacchi da quel Bridge!»
Era ironico che lo chiamasse Savvy ma usasse ancora un tono formale... Però, il tempismo era perfetto. Ora doveva vedere se la sua teoria a riguardo era giusta. Altrimenti, beh, sia lui che Rose sarebbero andati nell’Oltresogno per sempre.
Si lasciò andare e il suo organismo soccombette alla presenza eccessiva di Rose e Frank.
Il corpo umano è fatto solo per ospitare una coscienza alla volta…

10.
Zoe si lanciò verso Frank e fece la prima cosa che insegnano in emergenza: si avvicinò al volto di Frank per vedere se davvero aveva smesso di respirare.
In quel momento, come per un sussulto, Savvy si alzò verso di lei e le loro labbra si toccarono. In realtà quello che si toccò fu il filo di rame che finiva direttamente nella presa output dell’impianto di Savvy e i tatuaggi conduttivi di Zoe. La trasmissione fu immediata: una quantità enorme di dati fu sparata a velocità folle dentro la biomemoria impreparata di Zoe: fu come un colpo di pistola alla tempia. L’impianto modificato di Savvy uccise all’istante Zoe, sostituendola con Rose. La dottoressa fu scagliata a terra, gli occhi rovesciati.
Nello stesso tempo, Savvy, liberato dal peso della figlia, riprese a respirare e i suoi parametri vitali pian piano tornarono alla normalità. Si strappò la spina dall’impianto e prese tra le braccia la figlia/dottoressa.
«Rose mi senti?»
«Pucci-pà? Ma che hai fatto?»
«Sei tornata indietro! Non sei contenta? Non era quello che volevi di più al mondo?»
Zoe/Rose spalancò gli occhi. Si divincolò dall’abbraccio del padre e si mise a sedere. «Indietro dove?» Si guardò le mani. «Cos’è questo corpo?»
Le lacrime cominciarono a rigarle le guance mentre il padre le spiegava tutto. Fuori urlavano le sirene della squadra di emergenza.
«Frank. Perché lo hai fatto?»
«Era quello che abbiamo sempre sognato, no? Da quando ti ho ritrovato nell’Oltresogno. Per questo ci cercavamo!»
«Questo era il tuo sogno, papà! Non il mio!» Zoe/Rose si mise in piedi «Io avevo già coronato il mio, cinque anni fa, quando mi sono tolta la vita! Era quello che volevo. Non era depressione, non era un senso di perdita. Non era nessuna di quelle menate. Era quello che volevo di più! E tu mi hai riportato qui!»
La squadra di emergenza era nel corridoio. Savvy si girò verso la porta in attesa di vedere i paramedici.
Zoe/Rose ne approfittò: si lanciò verso la finestra e con un movimento rapido e veloce la aprì e, repentina, si lanciò di sotto.
Frank rimase impietrito, in un crescendo di terrore e angoscia. Rose/Zoe era volata nell’Oltresogno, di nuovo.
Savvy chiuse la porta dello studio a chiave, mentre uno dei paramedici entrava nell'appartamento, si collegò al Bridge e avviò una connessione. Sarebbe stato lì, attaccato al Mondo dei Sogni a costo di friggersi il cervello, pur di riportarla indietro ancora.
E ancora!



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kaipirissima
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Re: Oltresogno

Messaggio#2 » mercoledì 19 luglio 2017, 12:57

Ciao,
Buona la scrittura, in crescendo la trama e il ritmo. Mi sono un po' persa nelle spiegazioni tecniche ma non sono così invadenti da far girare la testa, e comunque complimenti perchè in questo modo mi hai condotta in un futuro quasi distopico.
Gli impianti mi hanno ricordato un po' Ghost in the shell, e la vicenda Memento. Nonostante questo il racconto ha una sua identità/originalità e nel complesso mi è piaciuto. Promosso.
Se posso dire...povera Zoe.

Ciao!

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angelo.frascella
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Re: Oltresogno

Messaggio#3 » giovedì 20 luglio 2017, 0:14

Ciao Eugene.

Molto bello il tuo racconto e, oltretutto, sei riuscito a sviluppare anche un'idea piuttosto originale.

Ti faccio giusto due appunti puntuali:

1) In questo passaggio:
Savvy la guardò e serrò le mandibole. Le borse sotto gli occhi arrossati e l’aspetto emaciato e nervoso lasciavano trasparire il suo cattivo rapporto con il sonno, fatto di incubi in cui sua figlia Rose continuava a morire tra le sue braccia.

secondo me c'è un errore di Punto di Vista.
In questo pezzo, infatti, noi siamo solidali al punto di vista di Savvy. Quando inizi a dire "le borse sotto gli occhi..." all'improvviso ci ritroviamo a guardare Savvy dall'esterno e lui non può vedersi da fuori.
Da un punto di vista pratico, il passaggio mi ha spiazzato e credevo Savvy stesse parlando di Zoe. Sono dovuto tornare un paio di volte indietro per capire.

2) Una piccolezza. ma, quando Savvy incontra sua figlia. lei dice "Sembra che non siano passati cinque anni dall’ultima volta che…". Il fatto che lei, in un mondo completamente diverso e, nell'immaginazione comune, al di fuori del tempo, mi suona molto male. Eviterei un riferimento temporale così preciso e coerente.

Un'altra cosa è che, a ripensarci dopo, il fatto che Zoe arrivi esattamente quando deve arrivare (né un istante prima né uno dopo) era molto difficile da prevedere, in base al piano di Savvy. Ma questo temo sia irrisolvibile e probabilmente, poco importante.

A rileggerci.
Angelo

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maria rosaria
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Re: Oltresogno

Messaggio#4 » venerdì 21 luglio 2017, 22:28

Ciao Eugene.
Bravo. Il tuo racconto mi è piaciuto veramente molto.
Hai saputo descrivere cose tecniche e io sono riuscita (anche se parzialmente) a comprenderle.
Ma l’obiettivo non credo fosse quello, giusto?
Era piuttosto raccontare il desiderio di un padre di far tornare la figlia dall'aldilà, un aldilà abbastanza particolare.
E mi è piaciuta molto anche l'idea dell'Onirosfera in cui il mondo dei sogni belli è separato da quello degli incubi.
Visto che siamo qui, però, ti faccio un po’ di pulci:
1) dr.ssa non mi piace, non stai scrivendo l’indirizzo su una lettera ;)

2)
Eugene Fitzherbert ha scritto:«Si tolga gli occhiali e si accomodi qui, per favore.» Gli disse, indicando una poltrona reclinabile.

Avrei scritto Gli minuscolo e tolto il punto prima.

3)
Eugene Fitzherbert ha scritto: Aprì la bocca e puntò filo in fondo alla guancia.

qui ti sei dimenticato l'articolo davanti a filo.

Sono solo sciocchezze a cui aggiungo qualche virgola che, a mio avviso, ti sei perso per strada.
Complessivamente un ottimo lavoro.
Maria Rosaria

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ceranu
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Re: Oltresogno

Messaggio#5 » domenica 23 luglio 2017, 15:58

Ciao Eugene, l'idea è decisamente buona e anche lo svolgimento non è per nulla male. Hai articolato buon intreccio e non hai lasciato punti oscuri. Però, l'ultimo paragrafo è troppo frettoloso e sbilanciato rispetto al resto del racconto. Sebbene tu avessi già accennato alla figlia, diventa fondamentale solo lì e soprattutto c'è un cambio repentino nel rapporto tra Savvy e Zoe. Nella prima parte sembra che lui sia ossessionato da lei mentre poi si scopre che lei gli serve per riportare in vita la figlia. È come se tu abbia cambiato idea a metà ma non abbia modificato l'inizio.
Sempre al punto 10 scivoli in un tell dopo l'altro.
"L'impianto modificato di Savvy uccise all'istante Zoe, sostituendola con Rose."
È no, cavolo. Troppo facile così. Faccelo vedere e vivere.
Anche la comprensione di Rose rispetto a quello che le sta accadendo è troppo veloce. È stata strappata dall'Oltremondo e gli chiede "cos'è questo corpo" guardandosi le mani. Non lo so, mi sembra troppo veloce. Mi manca lo smarrimento il senso di confusione.
Anche le battute sul sogno non suo ma del padre "puzzano" più di spiegazione del tema che di parte del racconto.
Poi c'è tutta la parte del suicidio, molto infodump, poco naturale.
La chiusura con il secondo suicidio è buono, ma anche questo troppo rapido.

Insomma, io proverei a sfoltire i nove paragrafi, per recuperare battute, e dividerei in tre il 10. Inserendo una parte con il pdv stretto su Rose in cui puoi farci vivere il risveglio, la presa di coscienza e la nuova morte attraverso gli occhi di lei.

Nel complesso è un buon lavoro che, secondo me, sarebbe migliorabile con un po' d'equilibrio in più.
Ciao e alla prossima.

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Eugene Fitzherbert
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Re: Oltresogno

Messaggio#6 » domenica 23 luglio 2017, 16:55

Allora, mi scuso con tutti se non ho risposto prima, ma le cose da fare sono miliardi e il tempo è sempre tiranno. Scrivo una risposta panistica e cerco di far fronte a tutti quelli che hanno scritto in calce al mio racconto.

Prima di tutto: Grazie per aver speso del tempo per arrivare in fondo alla storia di Savvy e ancora di più, grazie per i complimenti che mi avete fatto: servono sempre!

Ben più importanti degli apprezzamenti sono invece le critiche. In ordine di apparizione:

@Kaipirissima
Zoe è solo uno strumento anche se non lo sa! I rimandi all'immaginario Sci-Fi sono dei piccoli camei, spero di non essere sfociato plagio...

@Angelo Frascella (aka The Doctor!)
Le tue sottolineature sono precise e puntuali e non mi sarei aspettato niente di diverso. Ho già immaginato il modo per venirne a capo, soprattutto per quel riguarda il 'cambio di prospettiva'.
In merito alla scansione e alla tempistica della storia: beh, Savvy conosce bene i passaggi di verifica a cui Zoe sottoporrà il suo impianto, visto che sono cinque anni che semestralmente fa questo check up. Inoltre, sa benissimo cosa troverà, perché lui stesso ha manomesso il dispositivo. Ancora, i messaggi che riceve dalla dottoressa non fanno altro che dargli informazioni su quel che succede in clinica. Poi ovviamente il finale è una scommessa, visto che Savvy si basa sul fatto che secondo lui Zoe ha un debole. Spero di aver fatto un po' di chiarezza...

@Maria Rosaria
Dannati typo! È una maledizione che mi perseguita.

@Ceranu
Ho accelerato nel finale, è vero, ma non l'ho fatto perché avevo esaurito le munizioni... :D
Ti confesso una cosa: a prescindere dal contest, questo racconto mi ha entusiasmato per diversi motivi e le tue chiose mi hanno convinto ancor di più a sistemare alcune parti che anche a me stonavano. Zoe, nella mia visione della storia, è solo uno strumento nelle mani di Savvy, e non una sua ossessione. E questa è una cosa che effettivamente dovrò far emergere un po' di più.
Non sono d'accordo sul diminuire i paragrafi iniziali per 'guadagnare sul finale'. No: semplicemente come ho appena detto riscriverò il finale a contest terminato (a prescindere dal risultato...), così da non avere limitazioni. Ti dico questo perché i paragrafi iniziali sono stati AMPLISSIMAMENTE diminuiti e riscritti per non sembrare spiegoni o sfociare nell'infodump. Sono consapevole (pure troppo) che quando si inventano cose (che siano mondi, società, strumenti o dispositivi) si tende a farsi prendere dall'entusiasmo del processo creativo e farsi sopraffare dal voler descrivere tutto. Ma in questo caso, quel che è rimasto dalla mia sforbiciatura è il minimo sindacale per capire almeno la terminologia alla base dell'Onirosfera.
Apprezzo moltissimo l'attenzione che hai posto nel farmi notare tutte queste sbavature e lo prendo come una cosa lusinghiera, vuol dire che le parole hanno attirato la tua attenzione!

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ceranu
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Re: Oltresogno

Messaggio#7 » domenica 23 luglio 2017, 17:21

Ribadisco: lo spunto è ottimo e lo è anche l'intreccio. È chiaro che lo sforbiciare i paragrafi servirebbe solo ai fini del contest, una volta libero dal limite di battute puoi tenere tutto così è lavorare sull'ultimo paragrafo. Anzi, io farei più spazio a Rose che mi sembra un personaggio interessante.

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Francesco Capozzi
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Re: Oltresogno

Messaggio#8 » lunedì 24 luglio 2017, 23:21

Ciao Eugene! Ho apprezzato davvero davvero molto l’ambientazione del tuo racconto e le spiegazioni scientifiche e tecniche che hai dato sembrano razionali e plausibili.
Sei riuscito a creare un bel crescendo punto dopo punto, peccato per il decimo.. per quanto mi sia piaciuto, l’avrei apprezzato di più se non si fosse concluso cosi bruscamente.. sotto questo profilo concordo con Ceranu, c’è troppo poco pathos in quella che avrebbe potuto essere una scena da cento e lode!

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