I figli degli altri (di Angelo Frascella)

La 65ª Edizione di Minuti Contati è una DEMO EDITON. La prima parte si è svolta come un contest parallelo alla Special 64ª Edizione, il Contest Live! Due scrittori, Marra e Marchese, hanno partecipato sul tema: Il passato è una bestia feroce, il titolo del primo thriller di Massimo Polidoro, Edizioni Piemme, il 28 febbraio 2015. E poi hanno lanciato la loro sfida agli altri partecipanti per il 4 marzo 2015.
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angelo.frascella
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I figli degli altri (di Angelo Frascella)

Messaggio#1 » giovedì 5 marzo 2015, 0:24

“Dottor Pani, vuol commentare la sentenza?”
“Il tribunale ha fatto giustizia. Io do lavoro a migliaia di persone. Volevano farmi passare per assassino, ma non lo sono. Sono innocente, pulito come un lenzuolo fresco di bucato.”
“Signor Motti, vuol fare una dichiarazione?”
“La sentenza offende migliaia di persone, ammalatesi e morte per le esalazioni mefitiche di questa raffineria. La lotta non si ferma.”
 
“Metti la pausa, Beppe. Guarda gli occhi di Motti. Stanotte gli verrà un coccolone, per tutta la bile che ha in circolo.”
Rino Pani rise, mentre sorseggiava il brandy.
Beppe alzò il proprio bicchiere verso Rino: “La battuta sul lenzuolo è stata magnifica. Sono troppo stupidi per capire che ti riferivi a quelli che espongono sui balconi per mostrare che diventano neri per colpa dell’inquinamento.”
“L’hai fatto pure tu: hai coperto di lenzuola il Municipio. Cacciamo via la raffineria, dicevi.”
“Il mio ruolo è quello di sindaco ecologista, no? Sentirai domani le dichiarazioni di fuoco che farò nei tuoi confronti.”
“Non vedo l’ora.”
La risata di Rino fu interrotta da due colpi sulla porta. La cameriera si affacciò: “Mi scusi, dottore, giù c’è Motti. Insiste per essere ricevuto.”
Si fecero entrambi seri.
“Chiamiamo la polizia” disse Beppe.
“No. Motti è un cretino, ma pacifico. Aspettami qui. Se ti vedesse, farebbe scoppiare lo scandalo.”
Rino raggiunse la grande scalinata che dava sull’ingresso e iniziò a scendere.
“Carissimo Motti” iniziò a dire, non appena lo vide, di spalle rispetto alle scale, “ora possiamo diventare amici. La guerra è finita. Ci sono un vincitore e un vinto, ma è inutile che continuiamo a guardarci in cagnesco.”
Motti si voltò lentamente. Indossava, come sempre, vestiti da mercatino dell’usato, ancora più stonati in quell’ingresso sontuoso. Ciò che colpì Rino fu il sorriso sul volto dell’uomo. Solo quando Motti aprì l’eskimo, capì a cosa fosse dovuto. E, subito, si bloccò.
“Non vorrai mica farti saltare a casa mia?”
“Sotto questo cappotto c’è abbastanza tritolo da far esplodere tutta la villa. È inutile, perciò, che tu corra a barricarti in qualche stanza e aspetti che arrivi la polizia. Fai il bravo e vieni giù.”
Rino esitò. Poteva benissimo darsi che quel pazzo stesse bluffando, ma l’intuito gli diceva che faceva sul serio. Così iniziò a scendere, sperando che Beppe o la cameriera chiamassero la polizia. Fortuna che la moglie e i figli erano fuori.
“Andiamo in salotto” gli propose.
“No!” urlò Motti. “Ci metteremo seduti per terra qui nell’ingresso. E quando arriveranno tua moglie e i tuoi figli, moriremo insieme. Non sperare che la cameriera possa chiamare aiuto. Lei è d’accordo con me ed è già andata via. Anche suo figlio si è ammalato di tumore per colpa tua. Ma tu non lo sai, vero? Non sapevi neppure avesse un figlio. Lei è servitù, non una persona.”
Rino sentì le viscere stringersi. Poteva accettare di morire, ma non che lo stesso destino toccasse alla propria famiglia. “Ti prego, se devi ammazzarmi, fallo. Ma lascia stare i bambini.”
“È dura sapere che i tuoi figli stanno per essere uccisi da qualcuno che si fa passare per un benefattore, vero? Pensa che tu sei fortunato. La tua vita finirà con la loro e non dovrai convivere con la loro assenza. A differenza delle tue vittime.”
Doveva rischiare il tutto per tutto. Si allungò col pugno teso verso il nemico. Ma era lento, lo sentiva, e stare con le gambe incrociate per terra gli aveva addormentato la coscia. Sentì un colpo sulla testa e si ritrovò a terra.
“Guardalo, l’eroe che si crede un incrocio fra Paperon De Paperoni e Bruce Willis. Invece sei solo feccia. Feccia eri e feccia tornerai. Ora, però, è meglio che ti leghi.”
 
Il tempo passava e nulla accadeva. L’idea che, fra poco, la propria famiglia sarebbe stata spazzata via lo torturava e non riusciva a non piangere. Si era pure pisciato addosso, ma non gli importava. Avrebbe voluto liberarsi le mani, i protagonisti dei film ci riuscivano sempre. Invece stava lì, immobilizzato e incapace di fare nulla, se non guardare.
Fu allora che bussarono alla porta. Motti si alzò, si diresse verso la porta canticchiando: “Dì addio a tua moglie, addio a tua figlia, addio a tuo figlio.”
L’aprì con lentezza, il viso rivolto verso Rino per mostrargli il ghigno, e non si accorse della pistola puntata verso di lui fino a quando il colpo partì, trapassandogli il cervello.
 
“Riepiloghiamo i fatti. Un ospite misterioso di Rino Pani, nascosto al piano di sopra, ha tenuto aggiornata la polizia, minuto per minuto, permettendo l’incursione. Dai controlli successivi è risultato che la cintura esplosiva era un innocuo meccanismo contenente qualche petardo. Per ora è tutto.”
 
Rino stava sul lettone con moglie e figli e li accarezzava, a turno. Stanotte dormiamo tutti insieme aveva promesso.
“Papà, perché lo ha fatto?”
“Tesoro, purtroppo chi, come me, è riuscito meritatamente a diventare ricco, è oggetto dell’invidia dei poveracci incapaci. È per questo che dobbiamo difenderci da loro.”
Anche avvelenandoli poco per volta, concluse mentalmente.



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Peter7413
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Messaggio#2 » lunedì 9 marzo 2015, 11:35

Un racconto che affronta tematiche attuali lanciando anche pesanti accuse sulla collusione fra poteri (politico ed economico). Il giudice assolve l'industriale, ma il popolo insorge cercando di dargli una lezione "morale" venendo però sedato, anzi annientato, dal Sistema. Il tema è presente: Pani si sente assolto, ma non lo si è mai veramente quando sono coinvolte le masse e così arriva a trovarsi "quasi" in pericolo di vita. Il racconto è ben controllato anche se forse un po' troppo lineare. Il punto focale è il confronto fra i due uomini nell'atrio, che però nell'attuale economia degli spazi appare ridotto. Forse il tutto avrebbe avuto maggiore impatto incentrando in toto su quell'immagine facendo uscire le informazioni sul contesto dal dialogo fra i due uomini (ci sarebbe stato spazio per tutto, anche per il Sindaco al piano di sopra). In quest'ottica, probabilmente anche la lettura avrebbe avuto un impatto maggiore mentre allo stato attuale la sensazione con cui la si termina è che sia stato svolto il "compitino" in modo formalmente corretto, ma un poco annacquato. Intendiamoci, il giudizio complessivo è buono, ma i margini di miglioramento (di questo specifico racconto) sono notevoli e le potenzialità espresse solo in parte.

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ceranu
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Messaggio#3 » martedì 10 marzo 2015, 11:53

Che onore, tu sei l'Angelo che ha vinto la terza era? :D
Scherzi a parte, ben trovato.
Racconto interessante, che però non riesco ad apprezzare pienamente.
L'argomento è molto delicato e il rischio è quello di banalizzarlo. Ci sono tutti i luoghi comuni italiani. Il processo truffa, l'accordo tra sindaco e industriale, il suo modo di interagire con la schiavitù. Sembra un bel ritratto anni '70 quando però sarebbe stato un racconto di denuncia. Oggi invece un soggetto simile verrebbe usato per una commedia.
Per il resto, a parte il “ricapitoliamo”, non ho nulla da dire. Lo stile è fluido e comprensibile come sempre.
Ciao e alla prossima

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angelo.frascella
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Messaggio#4 » martedì 10 marzo 2015, 14:32

Grazie per i commenti, ragazzi.

Per quanto la lineratà del racconto, era voluta. Visto che spesso mi vengono fuori delle cose troppo complicate per MC, stavolta volevo andare sul semplice. Però l'idea di Maurizio di limitare il tutto alla sola scena dell'incontro, mi piace e se dovessi decidere di riscriverlo lo farò in questo modo.

Per quel che riguarda il "ritratto anni '70", ti assicuro che il mio riferimento mentale, mentre scrivero, era reale e contemporaneo...

Per il resto, Franscesco, per gli autografi poi ci sentiamo in separata sede :P

luca.pagnini
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Messaggio#5 » domenica 15 marzo 2015, 18:35

Ciao Angelo!

Racconto scritto bene (tranne che per una minuzia di cui dirò dopo), ma soggetto e trama deboli. L’idea è un po’ scontata e solo la morte del Motti rende allo sviluppo degli avvenimenti un po’ di colore. Secondo me però, il punto debole principale sta nel contesto in cui tutto avviene: se la raffineria e la villa sono nella stessa zona (e niente ci fa pensare il contrario, anzi, visto che anche la cameriera ha un figlio ammalato, è chiaro che la villa del suo padrone è, quanto meno, nella stessa città), come fa Rino ad essere sicuro che i suoi figli, a cui tiene tanto, non si ammaleranno mai? Questo può sembrare un dettaglio, ma secondo me toglie forza a tutto il racconto, compreso il pensiero finale “Anche avvelenandoli poco per volta”, cioè, lui ammazzerebbe tutti "avvelenandoli" per difendersi, ma come fa a garantirsi l’immunità? Il problema è facilmente risolvibile, ma non lo sottovaluterei. Per il resto in merito al soggetto, ci sono un po’ troppi stereotipi (il ricco cattivo, l’ecologista buono, il sindaco corrotto, i giusti bistrattati, i furbi assolti) per un solo racconto così breve. E’ vero, l’attualità ci dice che le cose vanno davvero così, ma per gusti personali, almeno in narrativa cercherei di mescolare le carte anche quando si parla di questi temi. La minuzia di cui ho accennato all’inizio è il cambio improvviso di pdv (da quello di Rino a quello di Motti) quando Motti va ad aprire la porta: “L’aprì con lentezza, il viso rivolto verso Rino per mostrargli il ghigno, e non si accorse…” fino a qui il narratore era nella testa di Rino, il quale non può sapere: 1. se Motti si sia voltato per mostrare il ghigno oppure solo perché c’era una mosca; 2.  se Motti si sia accorto o meno della pistola (al limite potrebbe aver avuto "l’impressione che…”). Il dettaglio è importante, non tanto per una questione formale di stile, ma perché se si lascia il pdv dov’era, la scena diventa molto più forte. Scrivo un esempio al volo giusto per rendere l’idea: “Motti aprì con lentezza, mostrandogli il ghigno, un attimo dopo da fuori comparve una pistola che sparò, trapassandogli il cervello.” Il tema direi che c’è tutto.

Giulio_Marchese
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Messaggio#6 » lunedì 16 marzo 2015, 12:29

Ciao Angelo,

"Quando penso Berlusconi mi sgonfiano i co.." Cit.

Il mio primo pensiero leggendo è stato questo, poi andando avanti sono rimasto piacevolmente sorpreso per la vastità di tematiche trattate in soli 5000 caratteri. Il racconto scorre fluido e, malgrado come Maurizio penso che forse sarebbe stato meglio focalizzare l'incontro nell'atrio dando li le informazioni, ritengo che anche così funziona benissimo e ti tiene incollato alla pagina fino alla fine. Il tema è centrato alla grande, sarebbe stato banale se Rino a causa dello spavento si fosse pentito, invece resta fermo nelle sue convinzioni e si sente totalmente assolto anche se è palesemente coinvolto!

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marco.roncaccia
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Messaggio#7 » lunedì 16 marzo 2015, 13:58


Ciao Angelo,
Il tuo racconto prende in pieno il tema trattato, è scorrevole nella lettura ed i dialoghi sono equilibrati. Quello che un po’ disturba, secondo me, sono gli interventi dei mezzi di comunicazione “tinca”: all’inizio usi la Tv per introdurre il personaggio e alla fine per spiegare al lettore quello che è successo. L’avessi scritto io avrei probabilmente scelto di far parlare maggiormente i fatti. In ogni caso la mia valutazione è positiva. Complimenti.

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beppe.roncari
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Messaggio#8 » lunedì 16 marzo 2015, 21:08

Prova di commento.

Con due spazi.

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angelo.frascella
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Messaggio#9 » lunedì 16 marzo 2015, 21:50

Grazie a tutti per i commenti.

In particolare a Luca che coglie due passaggi deboli (il cambio del PdV mi è sfuggito nella fretta, ma non era intenzionale. Di solito ci sto attento).

Grazie anche a Beppe per il commento illuminante :P

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beppe.roncari
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Messaggio#10 » martedì 17 marzo 2015, 22:00

Ciao Angelo, ben ritrovato.
 
Sui poteva immaginare che l’ospite al piano di sopra avrebbe fatto la spia alla polizia, mentre il vero “colpo di scena” è che nella cintura esplosiva ci fossero solo petardi.
Personalmente, trovo il racconto centrato e ben scritto. Potevi forse accentuare l’effetto sorpresa, chessò, anche con dei trucchetti da sceneggiatore americano, tipo dire che l’industriale vedeva l’amico politico sgattaiolare via e filarsela alla finestra e il manifestante lo beccava e tramortiva. Così non si sarebbe saputo se aveva fatto in tempo o no ad avvisare la polizia… Trucchetti, ma utili.
Alla prossima! ;-)
Refusino: “Di’” con l’apostrofo, imperativo di “dire” e non “dì” con l’accento, “giorno”.

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