L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Appuntamento a lunedì 17 luglio dalle 21 all'una con una Special dedicata a Franco Brambilla!
Dovrete scrivere facendovi ispirare da una sua immagine a vrete più caratteri del solito: 5000 spazi inclusi!
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Peter7413
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L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#1 » martedì 18 luglio 2017, 0:08

L'aria che non c'è
di Maurizio Bertino

Sulla sua bicicletta.
Arrivava, faceva il giro, mi dava un bacio e salutava gli altri minatori, poi impennava, che aveva da allenarsi per le Olimpiadi Intergalattiche.
«Tutto il primo tratto lo fai in bicicletta, sullo sterrato di Marte. Mica è roba facile! Poi lì c’è sempre il sole e sei costretto a girare con l’oblò in testa, per l’aria che non c’è, sai».
La sua disciplina, quella in cui voleva vincere l’oro intergalattico, era l’IN GIRO IN GIRO ASTRALE: si partiva con la bici, si proseguiva con l’astronave e si andava a caccia di aliens, quelli pericolosi, che mangiano gli uomini e di cui lo spazio è pieno. Così, almeno, diceva.
Era un bambino strano, mio figlio.

«Ehi, tu! Sì, dico a te!»
Un giorno, sulla strada verso casa, qualcuno lo fermò.
«Bella la tua bici, ti stai mica allenando per le Olimpiadi Intergalattiche?»
Mio figlio si fermò.

Ne avevo sentito parlare spesso, arrivava da una miniera dall’altra parte del globo. Non che i notiziari ne parlassero, erano più i talk show. Quel tizio, un giorno, prese baracca e burattini e andò a bussare al Governo (sì, proprio al Governo!) per parlargli della sua idea. Non che fosse sbagliata, ricordo che mia nonna me ne aveva parlato almeno un paio di volte, di storie di naufraghi che scrivevano un messaggio per buttarlo a mare insieme a una bottiglia, però da lì a pensare che si potesse fare nello spazio e che potesse trovare chi la aprisse e rispondesse, beh, di acqua ne scorre. Resta il fatto che il tizio lo propose al Governo e lo fecero: mandarono tante bottiglie per lo spazio con il messaggio “Ehi, voi! Ci si becca su Marte per le Olimpiadi Intergalattiche!”. Insomma, robe da pazzi, no? Da non crederci proprio. Al lavoro non si parlava d’altro. Alieni, Marte, Olimpiadi, bottiglie, messaggi, matti e tutti curiosi di vedere come andava a finire. E intanto mio figlio si allenava.

Sull’oloschermo fu uno spettacolo. Quel giorno ci diedero il permesso, nessun turno serale. C’era mio figlio! Quello strano che se ne andava sempre in giro con la bicicletta e un oblò calato in testa. La Marta era tutta nervosa, mi stringeva per quanto poteva intanto che esauriva le sigarette e la birra. Gli alieni erano proprio brutti, e grossi. Ma mio figlio (che intanto s’era fatto grande) teneva botta e piroettava su quelle astronavicelle che neanche Tom Gun in Top Cruise, un nastro dei tempi delle guerre che ogni tanto ci proiettavano in miniera. Ero contento e fu una grande festa quando risuonò l’inno terrestre per la consegna della medaglia d’oro. Sorrideva, mio figlio. Sorrideva e basta. Strano che non saltasse, per lui era il sogno che si faceva vero, dopotutto. Ma subito la tizia del talk show spiegò e in effetti non poteva che essere così.

«Davvero pensavi già alle nuove Olimpiadi Intergalattiche, figliolo?»
«Che?»
«Ma sì, mentre ti stavano dando la medaglia. Sorridevi, ma eri strano. Davvero le prossime le ospitano i Klingoniani? Pensare che pensavo che non esistessero, non c’erano anche in quel vecchio Star Trekkoso o come si chiama?»
E lui sorride, sembra quasi un sbuffo. Cose che io non so. Ma è giusto, è lui, mio figlio, l’eroe dei terrestri. Che ne so io? E lo stringo forte.
«Papà…»
«E il Matto? Quello che s'è fatto venire l'idea, che tipo è?»
«Tutto fuorché un matto, papà. E' che lo dipingono così perché»
«Ahahaha! E io che pensavo che fosse matto mattissimo! Del resto, farsi venire in testa quella cosa delle bottiglie nello spazio!»
«Ma papà... In verità...»
«Però che spettacolo che avete tirato su... Vedervi è stata la cosa più bella della mia vita!»
«Papà, devo parlarti...»
«Lo so, figliolo…»
«Che cosa?»
«Lo so che non tornerai più, le miniere non fanno per te, tu devi allenarti». E lo stringo ancora più forte.
«Papà… Papà non…»
E vedo che gli vengono gli occhi rossi. E che comincia a tremare.
«Non lo dire»
«Cosa?»
«Non dire nulla che possa spezzare questo sogno», mi sento sussurrargli.
Non mi risponde. Lo guardo. Gli do un buffetto. «E ora vado, ho il turno che inizia.»
Mi stringe forte.
Lentamente, lo allontano.
«Sì, vado anch’io, devo allenarmi, no?» Ha ritrovato il sorriso, anche se forzato e di sicuro non è più quello di un bambino.
Salta sulla bicicletta, fa il giro, mi manda un bacio con una mano, saluta gli altri minatori, poi impenna, che le prossime Olimpiadi Intergalattiche sono ormai prossime e tutti noi non si tira avanti, senza il suo sogno.



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antico
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#2 » martedì 18 luglio 2017, 0:13

Tutto ok con i parametri :)

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DandElion
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#3 » martedì 18 luglio 2017, 21:42

antico ha scritto:Tutto ok con i parametri :)

Mi fai morire <3 XD
#AbbassoIlTerzoPuntino #NonSmerigliateLeBalle
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Adoro le critiche, ma -ve prego!- che siano costruttive!!

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maria rosaria
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#4 » mercoledì 19 luglio 2017, 14:44

Ciao Maurizio.
Questo racconto mi ha fatto sorridere all'inizio e un po' commuovere alla fine.
Un padre minatore che riesce a godere del sogno di suo figlio anche quando quest'ultimo forse non ci crede più, vuoi per l'età, vuoi per chissà cos'altro.
Vincere le Olimpiadi Intergalattiche: la metafora di qualcosa che tutti noi vorremmo raggiungere e quando scopriamo che forse non ce la possiamo più fare è sempre bello avere accanto qualcuno che invece crede ancora che ce la possiamo fare.
Almeno io l'ho interpretato così.
E lo stile vagamente divertito e quasi ironico conduce per mano verso un epilogo che di ironico non ha proprio nulla.
Qualche appunto: oblò forse non è l'equivalente di casco; Tom Gun immagino sia uno scherzo; il personaggio del Matto mi sarebbe piaciuto che fosse più caratterizzato.
Maria Rosaria

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giancarmine trotta
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#5 » mercoledì 19 luglio 2017, 18:47

Ciao Maurizio,
il tuo è il primo racconto che leggo. In generale vorrei sottolineare che scrivere un pezzo con 5000 caratteri aumenta sensibilmente i gradi di libertà; ma nello stesso tempo è un esercizio da commentare con (se possibile) ancora più attenzione.
Credo che il pregio del tuo racconto sia la narrazione, in particolare riguardo la malinconia di una vita difficile in un futuro che sembra il nostro presente. Questo concetto è reso perfettamente. Io ho interpretato il finale come una finzione. Le Olimpiadi intergalattiche non esistono ma il figlio non vuole spezzare il sogno di rivalsa del padre; perché lui lavora, vive si potrebbe dire, solo per il sogno di suo figlio, che poi è il suo: scappare dalla realtà e vincere la cruda quotidianità in cui si sente sconfitto. L'immagine è presa in pieno: anzi, riguardo le bici e penso ai sogni e alle speranze dei protagonisti.
Una buona prova, alla prossima,
G.

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Peter7413
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#6 » mercoledì 19 luglio 2017, 18:48

Giancarmine, ci hai preso in pieno :)

valter_carignano
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#7 » venerdì 21 luglio 2017, 19:25

ciao
anch'io ho pensato come Giancarmine, e personalmente credo che hai reso l'illusione di questo padre molto bene. Sempre personalmente, non avrei messo il 'mi sento sussurrargli' dopo la frase chiave; capisco la tua intenzione, ma così mi sembra meno incisivo che un semplice 'gli dico'.
Però, ripeto, è solo un'impressione mia. Per il resto, l'ho trovato molto fresco e carino.

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angelo.frascella
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#8 » venerdì 21 luglio 2017, 23:12

Ciao, Maurizio.

L'idea è buona. Non sono sicuro della realizzazione. Tutta la parte di mezzo è narrata come se fosse reale, ma col finale in cui s'intuisce che non lo è: questo iato mi rende difficile entrare nel racconto. E' una sensazione che faccio fatica a spiegare, ma che mi non mi fa godere il racconto appieno.
Mettiamo che non ci fosse il dettaglio finale e tutto il racconto fosse surreale (come quello del T-Rex) e la gara c'è stata nel mondo del racconto per davvero, non avrei problemi. Così però non capisco perché il padre dica quelle cose. Se è matto, come fa a lavorare ancora in miniera (in un posto così pericoloso, gli altri non si fiderebbero)? Se si sta illudendo per andare avanti, chi gli sta intorno non lo prende per matto? Non avrebbe più senso avesse un sogno più fattibile (il figlio vincitore del Tour de France)?
Mi rendo conto che sto cercando di razionalizzare una fiaba, ma è la sensazione che provo da lettore e che non riesco a mandar via.

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Peter7413
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#9 » sabato 22 luglio 2017, 10:58

Angelo, fatico davvero a capire il tuo commento. Il padre non è matto, ma l'unico pensiero che può portarlo ad accettare la sua realtà è quella del figlio e dei suoi successi. Stesso discorso per la comunità che riesce ad andare avanti grazie ai successi dei terrestri in questa fantomatica manifestazione intergalattica che, invero, altri non è che una montatura creata allo scopo di controllare la popolazione. E del resto è chiaro anche dal discorso sui messaggi in bottiglia che, incredibilmente, hanno trovato una risposta. Tutte storielle raccontate per uno scopo ben preciso. E il figlio, che ha dovuto abbandonare i sogni dell'infanzia per divenire ingranaggio protagonista di questa grande bugia, non riesce a dirgli la verità, cosa che peraltro gli chiede il padre stesso perché le bugie più grandi, si sa, sono quelle cui in fondo non crediamo, ma a cui vogliamo credere per renderci più passabile la realtà da cui non possiamo sfuggire.

Detto questo, attendo altri responsi, ma come avrai capito non concordo per niente con il tuo commento (ma ci sta non concordare, a volte) :)

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angelo.frascella
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#10 » sabato 22 luglio 2017, 23:29

Guarda, Maurizio, dopo che me lo hai spiegato il racconto, l'ho capito e rileggendolo ogni pezzo del puzzle va al suo posto, ogni passaggio trova significato e ora di sicuro lo apprezzo.

Rimane il fatto che l'avevo riletto diverse volte e non riuscivo a capirlo e rileggendolo mi sembra che il non detto sia troppo. Gli elemento che dovrebbero guidarmi sono troppo pochi:
- il linguaggio un po' stentato del narratore dovrebbe farmi comprendere che conosce poco del mondo e che può credere a una bugia così grossa come le olimpiadi intergalattiche organizzate col lancio di bottiglie
- la presenza dell'olovisione e il cenno alle guerre mi indicano un qualche futuro, ma da lì a pensare che c'è stata una tale involuzione dell'uomo medio che ne passa tanto
- dici che il matto non è matto, ma non spieghi. Quindi io lettore dovrei capire il motivo per cui non lo (=> perché quello che ha pensato è invece una gigantesca truffa ai danni dell'uomo medio) senza avere indizi espliciti di questa truffa
- il fatto di citare il governo e i talk show dovrebbe far pensare subito al controllo delle masse... uno sintonizzato sulla tua onda di pensiero ci arriva subito, ma anche qui gli elementi sono pochi e ci sta che un lettore non ci arrivi.

Insomma, pur apprezzando ora il racconto, mi rimane l'impressione che il non detto sia troppo, che lasci troppi spazi bianchi da riempire al lettore: perciò non te la devi prendere se un lettore non ci arriva.
Rimango dell'idea che dovresti dare qualche elemento in più per comprendere, soprattutto poi uno scrittore come te che ci tiene ad arrivare a tutti e a far giungere il messaggio che hai messo nella bottiglia del tuo racconto a chiunque ti legga ;)

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Eugene Fitzherbert
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#11 » lunedì 24 luglio 2017, 21:08

Ciao, Maurizio!
Devo ammettere che molto hanno fatto le parole che hai scritto poco sopra, in un altro commento, per farmi capire fino in fondo questa storia di delicata e angosciante solitudine e rassegnazione.
In pratica è una specie di rivisitazione del detto 'Panem et Circenses', un po' di divertimento per tenere il popolo lavoratore sfruttato in silenzio e sottomesso.
Quel che non mi è chiaro è: le Olimpiadi si tengono davvero e sono una farsa? Oppure non si tengono e sono un'idea che va in giro tra i minatori e li aiuta a tirare avanti?

In chiusura ti segnalo alcuni refusi e una frase che non so se è voluta, ma è un po' sfortunata (per così dire):

Pensare che pensavo che non esistessero


Forse ci sono troppi pensieri...

E poi c'è una Marta di Marte... Chissà se poi è morta? (just kidding...)

Ti faccio i complimenti per come hai liberamente interpretato l'Immagine di Brambilla, che figura quasi come un elemento di sfondo, tra Marte e biciclette e 'oblò' (anche se non è proprio corretto) e allo stesso tempo fa elemento di coesione tra tutte le parti...

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DandElion
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#12 » martedì 25 luglio 2017, 23:30

Maurizio caro,
la tua delicatezza nel trattare il tema- ricorrente nella tua produzione-della famiglia e dei rapporti genitore/figlio questa volta mi ha positivamente stupito più del solito.
È dolce la malinconia che vela di tristezza gli occhi del lettore mentre vede questo padre stanco fingere di credere e sostenere il sogno del figlio solo per il suo bene. Se le Olimpiadi esistano o meno, poco importa, perchè se un bambino ti da' una tazza vuota non ha importanza chi tu sia o cosa faccia, ma tu da quella tazza fingi di bere.
Molto ben riuscito, e molto molto delicato.
Bravo <3
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lordmax
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Re: L'aria che non c'è - di Maurizio Bertino

Messaggio#13 » giovedì 27 luglio 2017, 11:12

Racconto particolare, surreale e con un desiderio di malinconia che si palesa fin dall’inizio.
Già dal modo in cui lo imposti si capisce che l’intera gara è una farsa e mi piace questo modo di dire le cose fin dall’inizio, non amo i finali a sorpresa se non sono preparati più che bene.
La caratterizzazione del padre, lavoratore delle miniere quindi personaggio stereotipo è venuta bene, forse qualche eccesso qui e là ma ci può stare.
Il figlio, che non parla mai in sostanza, rappresenta la realtà a cui lui non vuole partecipare e bene anche il rifiuto da parte sua della confessione del figlio, che diventa in questo modo il rifiuto di accettare i segnali stessi che gli arrivano dalla realtà.
In sostanza racconto costruito molto bene. Bravissimo.
L’unica cosa che posso dire è che ho percepito una sorta di rallentamento della storia nella parte centrale e poi uno stacco quando il figlio è tornato a casa.
Forse la frase ‘Ma subito la tizia del talk show spiegò e in effetti non poteva che essere così.’ che uccide la finzione, potrebbe essere rivista o spostata, sarebbe da testare nel laboratorio.
La storia non coglie il mio gusto personale ma questo è sostanzialmente irrilevante.

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