Faccia di vetro

Appuntamento a lunedì 17 luglio dalle 21 all'una con una Special dedicata a Franco Brambilla!
Dovrete scrivere facendovi ispirare da una sua immagine a vrete più caratteri del solito: 5000 spazi inclusi!
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Eugene Fitzherbert
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Faccia di vetro

Messaggio#1 » martedì 18 luglio 2017, 0:26

Faccia di Vetro
di Eugene Fitzherbert

Era stata di Keller l’idea di mettersi dei vecchi acquari di vetro in testa per andare a vedere la partenza della prima Missione Spaziale. Spike e Finley avevano portato un po’ di bombolette di Seltz con tanto di cinghie per agganciarle sulla schiena. Avevano aspettato Lady con il bastardino Riot, Dorm e Natalie e tutti e sei avevano pedalato su per la mulattiera sterrata lungo il crinale di Mons Olympus.
La Missione Spaziale era stata battezzata ‘La Vita oltre Marte’, con un macabro gioco di parole che rappresentava una triste verità: gli umani erano riusciti a devastare anche un altro pianeta, e non c’era altro da fare che andarsene.
Keller aveva sentito suo padre affermare in tono lugubre che l’unica cosa a cui potevano ambire era l’Estinzione. Dal basso dei suoi dodici anni, non aveva capito bene cosa volesse dire Estinzione, ma aveva compreso il concetto: la fine di tutti. Niente più Spike e i suoi videogame, Natalie e le sue labbra che diventavano sempre più appetibili, Dorm e Finley e le loro continue discussioni su chi avrebbe vinto il campionato e Lady e il suo amore per gli animali. Non sarebbe rimasto niente se non un pugno di sabbia.
Per questo, andare a vedere la partenza della Missione era per Keller un avvenimento in cui riponeva le speranze di poter avere sempre vicino sé i suoi amici.

Affannati e un po’ sudati, arrivarono sul tornante più alto della strada. Indossarono le palle di vetro come caschi e imbracarono le bombolette di seltz. In fondo alla valle, Cape Canaveral Marziano si preparava alla partenza: i Razzi che avrebbero portato l’equipaggio alla ricerca della Vita oltre Marte erano in attesa sulle banchine di lancio e tutto era immobile, fin quando con un boato enorme, i motori si misero in moto.
«Secondo me non ce la fa!» disse Finley.
«Ma che dici!» intervenne Lady. «Mia madre ha conosciuto un tizio che ha lavorato alla costruzione di questi motori. Mi ha detto che sono superveloci perché piegano il tempo.»
«Cioè spezzano gli orologi?» Keller non si seppe trattenere.
Risero tutti insieme, dietro il vetro appannato delle loro palle di vetro, i suoni ovattati, spezzati dal vento che arrivava dal fondo della valle.
Finalmente l’astronave si sollevò in aria, veloce, ma a scatti, come se saltasse avanti. Dopo pochi secondi, un’onda d’urto enorme investì i ragazzi, come una vampata soffiata dall’inferno.
Il calore li ustionò all’istante, strappò l’aria dai polmoni e prima ancora che potessero anche solo urlare, fuse il vetro dei loro caschi improvvisati direttamente sulle loro facce, sigillando la bocca e gli occhi.
Per puro caso, il naso rimase libero. Il mondo di Keller si trasformò in un incubo fatto di oscurità: sentì delle esplosioni vicino a sé e si liberò all’ultimo istante della sua bomboletta, poco prima che lo riducesse in poltiglia.
Poi perse conoscenza.

Dopo un tempo imprecisato, si svegliò con gli occhi chiusi e la bocca immobile per la sua faccia di vetro. Si sentiva irrequieto perché aveva qualcosa da raccontare, ma non riusciva a farlo. Le voci intorno a lui erano ovattate, lontane.
«È Keller! È tornato!»
«Guardalo, guarda la sua faccia! È Lui!»
Avvertiva intorno a lui persone che si muovevano, che lo sfioravano, ma nessuno veniva a togliergli la maschera di vetro che era diventata la sua faccia. Urlava il nome di Lady e degli altri, ma nessun suono ne veniva fuori.
Aveva un messaggio da portare: era la voce dell’Uomo dello Spazio, che sembrava un coro di mille persone in agonia. Doveva dirlo a suo padre, lui avrebbe saputo cosa fare. Con le mani bendate e le dita insensibili e dure da muovere si arpionava la faccia, ma i polpastrelli non facevano presa, scivolavano sulla superficie liscia e priva di crepe senza alcuna conseguenza.
Quando sentì di essere solo, fece la cosa più ovvia. Nel buio del suo sguardo cieco, cercò quello che doveva essere il comodino e con uno scatto secco vi sbattè la faccia. Incurante, sentì la glassatura infrangersi e tagliargli la faccia. A strattoni si liberò la bocca e finalmente urlò a squarciagola. Alcune mani sconosciute lo afferrarono, cariche di sorpresa.
«Keller, cosa hai fatto?»
«Papà? Papà! Ascoltami, devo dirti una cosa: l’Uomo dello Spazio ha detto che arriveranno tra vent’anni, e ci trasformeranno tutti in schiavi, e che se non ubbidiremo ci ridurrano come il primo pioniere del tempo. Io non ho capito, ma tu sicuramente...»
Il padre di Keller scoppiò in lacrime. «Lo so, Keller. Tutto questo è successo dieci anni fa, molto tempo dopo la tua scomparsa… Ma ora sei tornato, ti sei materializzato qui in casa nostra e tutto andrà bene. Vedrai.»
«E la mamma?»
«Vieni, ti porto da lei. Non può parlare e tu non puoi vederla, ma puoi toccarla. Purtroppo è stata punita…»
Keller allungò le mani alla ricerca del volto di sua madre, per saggiarne gli zigomi, le labbra, il naso leggermente adunco, ma i suoi polpastrelli alla fine del loro viaggio a tentoni scivolarono sulla superficie liscia di una maschera di vetro…



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antico
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Re: Faccia di vetro

Messaggio#2 » martedì 18 luglio 2017, 0:27

Tutto ok con i parametri! Eugene, divertiti in questa Brambilla Edition!

alexandra.fischer
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Re: Faccia di vetro

Messaggio#3 » martedì 18 luglio 2017, 19:18

FACCIA DI VETRO di Eugene Fitzherbert Storia di SF geniale, dove la rielaborazione dell’illustrazione di Brambilla e Ray Bradbury regala al lettore un senso di straniamento che è da sempre la fortuna di questo genere letterario. Mi piace l’atmosfera di gelo che raffredda la gita marziana fra amici (l’Uomo deve smammare anche di lì perché ha ridotto Marte come la Terra), con tanto di lancio fallito del razzo che rende invalido il protagonista Keller, il cui volto dagli occhi ciechi è ricoperto da una calotta di vetro. L’incidente è stato voluto da un Uomo dello Spazio nemico dei terrestri, il quale ha dato lo stesso destino tragico di Keller alla madre (anche lei con la calotta di vetro a ricoprirle la faccia e probabilmente cieca a sua volta). Il fatto che Keller si sia materializzato in casa dopo dieci anni e il padre ci sorvoli quasi è uno dei pregi della storia (il suo torpore di fondo ricorda quello di certi personaggi di Bradbury, come i finti nonni del pianeta degli alieni vampiri).

Charlesdexter
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Re: Faccia di vetro

Messaggio#4 » giovedì 20 luglio 2017, 13:21

Mi piace l’intreccio del racconto e il modo in cui sviluppi la trama. Non c’è che dire, è un ottimo risultato. Bella l’idea della maschera che si liquefà, lo scenario apocalittico e bella l’inconsapevolezza del protagonista. Forse il finale, pur congruente non rispecchia appieno le premesse ma resta un racconto riuscito.

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Andrea Partiti
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Re: Faccia di vetro

Messaggio#5 » giovedì 20 luglio 2017, 13:37

Wow, mi piace l'accelerata tra la prima e la seconda parte del racconto. Parte come fantascienza ingenua degli anni '30, dove va bene mettersi una vecchia boccia in testa e uscire a esplorare. I protagonisti bambini non fanno che rinforzare questa impressione. Poi precipiti nel surreale e macabro. Mi piacciono le immagini che crei, la maschera di vetro, la descrizione sensoriale che inserisci naturalmente perché rimuovi la vista dall'equazione. Usare in maniera preponderante i sensi secondari fa sempre la sua figura in un racconto.
Suppongo che il motore che curva il tempo esploda e sia questa esplosione a proiettare nel futuro il protagonista, che diventa il primo pioniere del tempo. Mi spiego meno perché si trovi insieme alla sua famiglia e non nello stesso luogo, o in un luogo a caso.
Penso potresti chiarire meglio anche il dettaglio della punizione. Mi viene spontaneo leggere il monito come "tra vent'anni quando sarete in schiavitù chi disobbedisce verrà punito come il primo pioniere", ma evidentemente la minaccia si riferisce ai vent'anni che trascorrono tra l'Incidente e l'Arrivo, perché la madre ha già subito la punizione.
Può migliorare, certo, ma è uno splendido racconto in cui sviluppi un'idea solida. Il tema c'è tutto e sono invidioso di come hai usato la scena di partenza (anche se potevi sfoltire il numero di presenti, fa confusione per nulla e tanto muoiono!).

Kuranes
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Re: Faccia di vetro

Messaggio#6 » giovedì 20 luglio 2017, 17:22

Molto bello! Lo stile mostra un certo impegno nella costruzione, l'idea è ambiziosa e svilupparla in così poco spazio non era facile. Ammetto che ho dovuto rileggerlo più volte e quando ho focalizzato l'attenzione sui motori a curvatura mi si è accesa la lampadina, a prima lettura ho avuto una sensazione molto alla ETA Hoffmann. L'unico pezzo che mi convince poco è

Off Topic
Il padre di Keller scoppiò in lacrime. «Lo so, Keller. Tutto questo è successo dieci anni fa, molto tempo dopo la tua scomparsa… Ma ora sei tornato, ti sei materializzato qui in casa nostra e tutto andrà bene. Vedrai.»


Tendenzialmente allo "scoppiò in lacrime + parla" ci credo poco, è un modo un po' sbrigativo per comunicare l'emozione di un personaggio e allo stesso tempo le informazioni... Forse puoi rinunciare a spiegare e trasformare la frase del Padre in qualcosa di più cupo o malinconico a tono sfumato, coadiuvando l'effetto straniante della seconda parte e il cazzotto sul finale.

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jimjams
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Re: Faccia di vetro

Messaggio#7 » mercoledì 26 luglio 2017, 0:38

Ti devo dire la verità, faccio fatica ad apprezzare il tipo di fughe tipiche di una parte della fantascienza. Tranne in alcuni casi particolari. Il problema mio è che non capisco, e se non capisco mi diverto raramente.
Qui si procede abbastanza bene, c'è in poche righe un sacco di roba, e sei bravo a trasmetterla. Siamo su Marte, abbiamo già incasinato anche lì, si parte per lo spazio esterno, il motore fa cilecca e il nostro ragazzo finisce male. Poi si capisce che è stato risucchiato da qualche fenomeno temporale, ha incontrato un uomo futuro etc etc. Ecco, non è che non capisco cosa racconti, ma non capisco come e purtroppo, per come sono fatto, non riesco ad accontentarmi con facilità. Scrittura e stile buoni come sempre, idea complessa che non riesco, come ho spiegato, ad apprezzare totalmente. Tema centrato.

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giuseppe.gangemi
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Re: Faccia di vetro

Messaggio#8 » giovedì 27 luglio 2017, 18:50

Ciao Eugene,
la prima parte del tuo racconto mi piace molto, sembra l'inizio di una storia, di un viaggio di formazione per ragazzi. è molto bella.
Nella parte in cui i tuoi protagonisti assistono alla partenza dei razzi descrivi nel modo migliore rispetto a tutti i partecipanti del contest l'immagine che Brambilla ci ha dato per questa gara di scrittura. Complimenti sei lo scrittore che l'ha resa meglio.
Poi però mi sono perso un po' nel finale. ritengo che ti sarebbero serviti dei caratteri in più per spiegare dei passaggi in cui avrei gradito delle spiegazioni in più. Manca qualcosa nel finale.
Buona prova.

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Peter7413
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Re: Faccia di vetro

Messaggio#9 » giovedì 27 luglio 2017, 22:49

Cribbio, mi dispiace parecchio non premiare questo racconto. Hai puntato in alto e questo ti fa davvero onore, però, almeno a me, non è arrivato il senso. Tutto ok fino all'incidente, in seconda rilettura si capisce anche che i suoi compagni sono morti per via delle bombolette. Poi tutti mi s'incasina. Il bambino riesce a tornare a casa, si ritrova come per miracolo nella propria stanza (parli di comodino), riesce a togliersi un pezzo di vetro per poter parlare e a questo punto tira fuori la roba dell'uomo nello spazio che li minaccia che entro vent'anni (tempo tirato a caso, a mio parere) sarebbero arrivato per ridurre l'umanità in schiavi e trasformarli come il primo viaggiatore del tempo, che evidentemente è Keller stesso visto che sua madre, punita, ha la sua stessa faccia. Vai in testa coda sul tempo quando tiri fuori i dieci anni prima, perché ritengo che tu stia indicando quando sono arrivati e che i vent'anni fossero inclusi nel "molto tempo dopo la tua scomparsa". Insomma, mi sembra che tu abbia fatto un po' di casino cercando di portare a casa un racconto che, a mio parere, è DAVVERO BUONO, ma che necessita di essere sistemato in tutta la sua seconda parte.

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