Viaggio allucinato

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo novembre sveleremo il tema deciso da Franco Forte. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Franco Forte assegnerà la vittoria.
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Wladimiro Borchi
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Viaggio allucinato

Messaggio#1 » martedì 14 novembre 2017, 9:28

Era domenica. Non sarebbe passato il convoglio per condurli a scuola.
Carlo, Marco e Sabrina si erano riuniti nella sala dei giochi e attendevano che il vigilante si fosse addormentato dinanzi ai monitor, come accadeva regolarmente quando c’era lui di guardia.
La undicenne dai capelli rossi allungò il braccio sottile oltre il limitare del corridoio e, restando nascosta dietro la parete, esaminò la situazione, sul piccolo specchio che stringeva nel palmo. Il buzzurro coi baffi stava dormendo. Potevano sgattaiolare fuori non visti e recuperare il tesoro che, con infinita attenzione, qualche mese prima, avevano sepolto sull’isolotto di terra al centro del laghetto.
«Libero.»
Sussurrò la ragazzina ai coetanei che se ne stavano spalmati sulla parete vicino a lei.
Il primo a muoversi come un gatto fino alla via di fuga fu Carlo, che, mentre gli altri due lo raggiungevano a passi lenti e silenziosi, riuscì ad aprire la porta del complesso senza far risuonare nemmeno un minimo scatto.
In meno di un minuto il gruppo aveva ormai raggiunto la lunga scalinata che li avrebbe portati all’esterno.
Da quando il morbo si era diffuso era impensabile per dei ragazzini uscirsene da soli per raggiungere a piedi il parco abbandonato fuori dalle mura cittadine. Ma Marco era un biondino tutto coraggio e testardaggine e aveva convinto gli altri due a seguirlo in quella folle avventura.
Una volta giunti al portone rinforzato che dava sulla strada, l’ideatore della spedizione e autoproclamatosi capo indiscusso della compagnia, consegnò a tutti un sacchetto di sassi bitorzoluti e una fionda, costruita con un grosso elastico e un pezzo di legno a ipsilon,.
«Ragazzi, profilo basso! Se gli zombie non ci attaccano non voglio che nessuno si metta ad attirare la loro attenzione con sassate inutili. Cerchiamo di non fare rumore e di raggiungere la zattera senza doverne far fuori nessuno.»
Il morettino, che aveva guidato la fuga, non era dello stesso avviso: «Scusa Marco, ma se ci vengono dietro come ci difendiamo, a parolacce?»
Sabrina sorrise e mise, come al solito, immediatamente pace fra i due litiganti.
«Nessuno ha detto di non difenderci», constatò accarezzando la testa di Carlo, «soltanto non c’è bisogno di attaccare tutto quello che si muove.»
Sorrise infine all’indirizzo del biondino: «Ho capito bene?»
Marco annuì e con lui anche l’amichetto, il volto decorato dal sorriso ebete dell’amore, che entrambi provavano segretamente per quella ragazzina, così diversa dalle coetanee e così simile a loro.
«Andiamo!»
Furono le ultime parole del capo spedizione, interessato più a chiudere con quella situazione imbarazzante, che ad accelerare la missione.
In un istante, il gruppo era già all’esterno. La via era sgombra di ritornanti. Dopo aver gettato uno sguardo in tutte le direzioni, i tre si infilarono nel cunicolo che conduceva fuori città. Procedettero in silenzio, a passi lenti, nel buio, con le orecchie tese anche al più piccolo rumore. Incontrare uno zombie là dentro voleva dire morte certa e i tre, nonostante la giovane età, lo avevano imparato da tempo, dopo che il morbo si era diffuso e le loro vite erano cambiate così drasticamente.
Trascorsi appena circa cinque minuti il sole del mattino illuminò ancora una volta i loro volti.
All’esterno la città era morta. Dalle molte buche sull’asfalto fuoriuscivano piante e altissimi filamenti d’erba. Qualche zombie si muoveva qua e là, reiterando i movimenti e il percorso della sua vecchia esistenza. Nessuno dei mostri, al momento, sembrava essersi avveduto della presenza dei tre ragazzi.
Il gruppo raggiunse il lato opposto del largo viale asfaltato procedendo con estrema cautela e balzando da un groviglio di piante all’altro, per nascondersi alla vista delle orribili creature.
Da lì in poi occorreva procedere con estrema attenzione. Il sentiero sterrato che conduceva al parco era quanto di più stretto, con alti muri da entrambi i lati. La presenza di anche solo un ritornante su quella via li avrebbe costretti a ingaggiare un combattimento per poter andare avanti, attirando così l’attenzione degli altri che si trovavano nelle vicinanze.
Scansando rovi e scavalcando robuste radici che ormai avevano preso il sopravvento sul quella che, un tempo, era una gradevole passeggiata per famiglie felici, i tre giunsero fino all’ingresso.
«Sta andando tutto troppo bene!»
Pensò Marco, mentre indicava agli amici una collinetta, oltre l’entrata, su cui si era riunito un capannello di non morti a imitare goffamente la vera vita, alcuni con in mano il giornale del giorno in cui erano stati uccisi, altri in tuta da jogging e scarpe da ginnastica ormai logore.
I tre girarono a largo dal piccolo poggio e presero a muoversi verso il laghetto, ruotando lo sguardo vigile in ogni direzione.
Mancavano meno di centro metri alla zattera, che, nella loro precedente escursione, avevano abbandonato in prossimità della riva, quando alle loro spalle risuonò l’inconfondibile grido di una dei quelle terribili creature.
Erano stati avvistati.
I tre amici iniziarono a correre come se non avessero mai fatto altro in tutta la vita. Con le gambette sottili che si muovevano veloci e sicure nell’erba alta e sul fango più scivoloso.
Intanto alle loro spalle, le grida di non morto si reiteravano e si amplificavano. Dovevano aver attirato l’attenzione di almeno cinque o sei di quei mostri. L’unica salvezza era prendere il largo, prima di essere raggiunti.
Gli zombie erano a meno di cinquanta metri da loro, quando i tre giunsero in prossimità della zattera. L’estate alle porte aveva abbassato il livello del bacino e la rudimentale imbarcazione era a oltre il doppio di distanza dal limite delle acque, rispetto a quando l’avevano abbandonata qualche mese prima, accanto a una vecchia scopa di saggina da utilizzare come remo.
«Tienili a distanza!»
Urlò il biondino a Sabrina, mentre assieme all’amico trascinavano con la forza della disperazione la zattera in acqua.
La ragazzina prese la mira, puntando alla testa della più vicina di quelle creature. Si udì un sibilo, seguito dal rumore di un melone caduto dal terzo piano e la testa del primo zombi esplose in una poltiglia di cervella e frammenti di ossa imputridite.
«Brava! Ci siamo quasi, fermane un altro!»
Marco non riuscì a finire la frase che già un’altra pietra aveva preso il volo, giungendo sul bersaglio col medesimo rumore di anguria marcia in cui il contadino distratto ha infilato il piede.
«Sali!»
La piccola imbarcazione aveva appena toccato l’acqua. Con un balzo la ragazzina raggiunse i compagni, che l’afferrarono al volo per non farla cadere. La forza di quell’ultima spinta portò rapidamente la zattera lontano dalla riva, su cui si accalcarono i ritornanti ululando e digrignando i denti in direzione dei ragazzi.
«Ci è andata di lusso!»
Constatò la piccola asciugandosi il sudore della fronte con la manica della maglia.
Un violento colpo dal fondo della traballante imbarcazione fece immediatamente capire al gruppo che i guai erano assai lontani dall’essere terminati.
«Sono i Takitaro!»
Disse il biondino, con un velo di preoccupazione sul volto: «Attenti a non sporgervi troppo dalla zattera, se vi afferrano per un braccio e per un piede vi portano sul fondo del lago e addio!».
Mentre i tre si stringevano al centro e Sabrina stava per mettersi a piangere, Carlo tentò di tranquillizzare gli amici.
«I Takitaro non hanno denti, se qualcuno viene afferrato tiri con forza e non dovrebbe essere portato sotto. Non voglio fare la fine di Ulisse dinanzi a Scilla e Cariddi. Non voglio che vi divorino e restare con un equipaggio di pochi superstiti.»
I tre ragazzi ridacchiarono, rassicurati da quella citazione che sapeva di scuola e di momenti ancora felici delle loro vita, abbracciandosi gli uni gli altri al centro dell’imbarcazione.
Ogni tanto qualche enorme pesce tirava fuori la grossa testa dal pelo dell’acqua per poi tornare a scomparire nelle profondità del lago.
Carlo remò con assoluta cautela fino a giungere in prossimità dell’isoletta, su cui i ragazzi issarono la zattera, mentre Sabrina iniziava a scavare sotto la pietra che indicava il punto esatto in cui era stato nascosto il tesoro.
Una volta recuperata la scatoletta di metallo con le figurine di Victoria Justice, il gruppo riprese la pericolosa traversata sullo specchio d’acqua, pieno di mostruosi pesci mutati, diretto sulla riva opposta, non occupata dagli zombi.
Fu quando ormai i ragazzi ritenevano di essere in salvo che delle mani robuste afferrarono il loro capo alle spalle.
Marco guardò gli amici con espressione disperata, ma ormai per lui e per nessuno di loro, c’era più niente da fare.

** * ** * **
«…e oltre ad aver divelto con la fionda le statue di polistirolo della mostra che si terrà al parco il mese prossimo, hanno insozzato di fango la scopa del guardiano, hanno smontato e gettato in acqua la porta di uno dei bagni e hanno spaventato con i loro schiamazzi i bambini più piccoli!»
Le tre mamme squadravano i ragazzi dalla testa ai piedi con uno sguardo a metà tra la rabbia e la commiserazione.
«Senza contare il fango che hanno lasciato qua nel mio ufficio con le loro scarpacce zuppe!»
Le donne si scusarono con il direttore del parco oltre l’inverosimile, ma l’omone corpulento e leggermente stempiato non volle sentir ragioni. Fotocopiò le carte d’identità di tutti i presenti e minacciò querele e azioni legali.
«E ora andatevene!»
Una volta fuori, ognuna delle madri portò via il proprio figliolo, a testa bassa, mentre l’imbarazzo aveva ammutolito e avviluppato tutti, come un enorme cubo di gelatina.
Una volta rimasta sola con il figlio Marco, Patrizia lo guardò fisso negli occhi.
«Mi dici perché avete fatto una cosa del genere?»
«Era il nostro viaggio avventura!»
Constatò il biondino con il sorriso più sincero di tutta la sua breve vita.
Lo scappellotto volò rapido alla nuca glabra del ragazzino, imprimendovi il segno delle dita ossute della madre.
«Ahi Ahi Ahi Ahi… Mamma cattiva… Ahi!»
Mentre il bimbo piangeva lacrime di vero dolore e dispiacere, la mamma lo spintonò verso l’uscita del parco, dandogli altri piccoli colpi sulla schiena.
«E se tuo padre si addormenta un'altra volta, quando bada a te e ai tuoi degni amici domenica prossima, ti giuro che lo butto fuori di casa!»
Ultima modifica di Wladimiro Borchi il sabato 18 novembre 2017, 8:29, modificato 1 volta in totale.


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roberto.masini
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Re: Viaggio allucinato

Messaggio#2 » martedì 14 novembre 2017, 20:08

Bellissima narrazione circolare che inizia come un racconto per ragazzi e termina allo stesso modo rivelando la potenza della fantasia puberale. Chi sta leggendo il solito racconto di zombie si trova davanti al disvelamento finale che ne fa un racconto originale. Mi sembra che l'unico momento non originale è proprio il riferimento omerico veramente appiccicato per i bonus!
Non ho invece capito la scelta di fare dei siluro un nome difettivo senza il plurale.

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Wladimiro Borchi
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Re: Viaggio allucinato

Messaggio#3 » mercoledì 15 novembre 2017, 14:30

Grazie mille Roberto. Quanto al Siluro... Solo 'gnoranza con la GN maiuscola! Correggo appena possibile.
IMBUTO!!!

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roberto.masini
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Viaggio allucinato

Messaggio#4 » mercoledì 15 novembre 2017, 18:02

Ciao, Wladimiro. Non era la mia una spocchiosa critica grammaticale ma solo il consiglio di usare un altro nome, anche inventato, che poteva avere solo il singolare come il nord, il tifo,l'idrogeno, ecc. ecc.Chi scrive, come noi, sa di non sapere, ignora alcune cose ma non è assolutamente un ignorante!

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SalvatoreStefanelli
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Re: Viaggio allucinato

Messaggio#5 » giovedì 16 novembre 2017, 11:15

Storia godibile e ben strutturata. Ben differenziate le due parti e ben delineati i personaggi. Anche a me la parte relativa a Ulisse mi è sembrata forzata e messa lì giusto perché paletto della sfida. Una buona prova, tutto sommato.

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Eugene Fitzherbert
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Re: Viaggio allucinato

Messaggio#6 » martedì 21 novembre 2017, 18:38

Racconto molto divertente da leggere, con un bel ribaltamento di fronte che mi ha ricordato alcune sequenze di inside out (quando la bambina gioca nel salotto pieno di lava, frutto della sua fantasia) o di quando da bambino ero un ninja in lotta contro gli Zoltar... Insomma, la cosa bellissima del tuo racconto è che siamo stati tutti lì, in mezzo a qualche avventura irripetibile.
E alla stessa maniera, tutti siamo tornati con i piedi per terra. Per fortuna che nonostante tutto, siamo ancora in grado di sognare.
Bravo, Wladimiro! Molto bravo, anche per avermi regalato questo piccolo amarcord.

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wladimiro.borchi
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Re: Viaggio allucinato

Messaggio#7 » mercoledì 22 novembre 2017, 6:10

Grazieeeeee....
Felice che ti abbia divertito.
W

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maria rosaria
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Re: Viaggio allucinato

Messaggio#8 » giovedì 23 novembre 2017, 19:43

Ciao Wladimiro.
Già il fatto che i protagonisti di questo racconto siano dei bambini mi ha predisposto con un interesse particolare.
Il ritmo e il colpo di scena finale, per me inaspettato, hanno reso ancora più intrigante e interessante il tutto. Il riferimento all’Odissea è debole ma comunque c’è.
Bella prova, ben scritta, ottima l’idea.
Sicuramente attinente al tema.
Alla prossima
Maria Rosaria

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lordmax
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Re: Viaggio allucinato

Messaggio#9 » lunedì 27 novembre 2017, 3:05

Ottima provo di racconto fantastico con inversione finale, per nulla banale e molto ben gestito nei tempi e nella struttura.
Devo però farti un appunto. Se dovessi descrivere il tuo racconto con due parole sarebbero: Troppi aggettivi
Il racconto è così ricolmo di aggettivi che è dispersivo. Sembra una compulsione a descrivere tutto per non correre il rischio che qualcosa non sia... descritta.
Non permetti di entrare realmente nella situazione perché imponi troppi elementi e limiti il lavoro del lettore.

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Wladimiro Borchi
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Re: Viaggio allucinato

Messaggio#10 » lunedì 27 novembre 2017, 11:49

Lordmax...
Quella degli aggettivi è la prima volta che me la fanno come critica.
DI solito ho il problema opposto.
In ogni caso, ne terrò conto in caso di passaggio alla semifinale per provare a sistemare le cose, anche se, a esser sincero, rileggendo ora, con rapidità, non mi sembra che pullulino.
Dei ragazzi non si sa altro che il colore dei capelli e qualche piccolo elemento caratteriale.
Mi riservo comunque, vista la tua segnalazione, di ricontrollare tutto al millimetro, laddove avessi modo di poter sistemare le cose.
Un abbraccio
W
IMBUTO!!!

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Wladimiro Borchi
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Re: Viaggio allucinato

Messaggio#11 » lunedì 27 novembre 2017, 20:03

roberto.masini ha scritto:Ciao, Wladimiro. Non era la mia una spocchiosa critica grammaticale ma solo il consiglio di usare un altro nome, anche inventato, che poteva avere solo il singolare come il nord, il tifo,l'idrogeno, ecc. ecc.Chi scrive, come noi, sa di non sapere, ignora alcune cose ma non è assolutamente un ignorante!


Non l'ho mai pensato...
Grazie anzi, Takitaro mi piace molto di più...
IMBUTO!!!

perseverance
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Re: Viaggio allucinato

Messaggio#12 » lunedì 27 novembre 2017, 23:57

Ciao Wladimiro,
il tuo racconto ha una scrittura scorrevole e svelta come i tre protagonisti; la trama bene si adatta a fasce differenti di lettori e piani di lettura: racconto horror per i più giovani fan di “The Walking Dead” o educativa ricaduta nella realtà?
Andrea Montalbo'

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Francesco Capozzi
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Re: Viaggio allucinato

Messaggio#13 » martedì 28 novembre 2017, 22:06

Ciao Wlad,
davvero complimenti per il racconto, ben scritto e ben...descritto!!
alla fine è una mega "supercazzola", con un finale davvero spettacolare... un castello in aria costruito da dei bambini che giocano con la loro fantasia...
riesci a creare la giusta tensione, che va a spezzarsi nel momento perfetto, inoltre non dici nulla che possa portarti a pensare che non ci sia realmente una invasione, e rileggendo, col senno di poi, il tutto risulta ancora più bello!

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