Nòstoi

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo novembre sveleremo il tema deciso da Franco Forte. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Franco Forte assegnerà la vittoria.
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SalvatoreStefanelli
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Nòstoi

Messaggio#1 » sabato 18 novembre 2017, 19:59

Non la partenza o l’arrivo sono importanti, ma il viaggio e il motivo per cui ci si incammina.

La guerra era finita, le ceneri di Wilusa fumavano ancora nello spazio. Del popolo ribelle non restavano che discinte tracce di civiltà, logori corpi abbandonati a se stessi e senza più speranza, relitti pronti a vendersi al miglior offerente pur di sopravvivere, perché persino la codardia della morte richiedeva coraggio e questo si era estinto con la sconfitta.
Svaniti i sogni di gloria, Ulias gettò nel fuoco la divisa e la guardò bruciare. Apyw, il suo piccolo cane bastardo da un occhio solo, ringhiava guardando lontano verso l’orizzonte, dove la città-isola di Scheria brulicava ancora di nemici. Navi del Signorato di Yrakis venivano caricate con gli ultimi reparti dell’esercito d’invasione e le risorse energetiche recuperate dai pochi depositi ancora integri di elio9 sparsi sul pianeta. La ribellione non va sconfitta, va disintegrata era stato il loro motto e lo stavano applicando sino in fondo.
Ulias raccolse intorno a sé tutto ciò che gli restava: Kirki, la moglie, Cassyfe, la figlia e Apyw. Con sguardo risoluto sorrise alle sue donne e le abbracciò. «Ce ne andiamo da qui: non lascerò che si portino via anche la nostra dignità, né che ci riducano a schiavi e prostitute. Ho trovato chi ci porterà via da Wilusa. Dobbiamo raggiungere una di quelle navi laggiù, la Nòstoi. Lì troveremo il nostro uomo».
«Ma come potremo arrivare sin lì senza essere fermati o uccisi?» domandò Kirki.
«Ho già pensato a tutto» le rispose.
Indossate le rosse divise del nemico, Ulias consegnò a sua moglie due pugnali e fece lo stesso con la figlia Cassyfe. «Nascondeteli e usateli solo in caso di necessità. Il viaggio sino a Yrakis sarà lungo e i pericoli potrebbero non mancare».

Arrivarono al porto-ponte di Scheria senza che nessuno li fermasse, entrarvi però avrebbe potuto non essere così facile. Scivolarono tra i resti degli edifici abbattuti durante il conflitto e giunsero a quella che era stata la torre di guardia sulla destra delle piste di decollo. Era abbastanza vicina alla Nòstoi e il caos degli imbarchi poteva essere d’aiuto per non venire identificati.
Lasciate le donne al riparo di un grosso cumolo di macerie, Ulias si allontanò con Apyw alla ricerca di Alkynes, l’uomo che li avrebbe fatti salire a bordo. Lo trovò che dava ordini ad alcuni uomini per il trasporto dell’elio9 sino agli hangar-deposito del Nòstoi. Quando Alkynes lo vide, gli andò incontro.
«Hai portato ciò che ti ho chiesto?».
«Sì! ma l’avrai solo quando saremo al sicuro, a bordo dell’astronave».
«Allora non se ne fa niente. Puoi anche tornartene da dove sei venuto».
«Aspetta…Aspetta! Ti faccio vedere dov’è, ma potrai prenderti quanto ti spetta solo quando saremo al sicuro. Guarda lì, tra quelle macerie» gli indico il punto dove Kirki e Cassyfe stavano aspettando.
Alkynes si grattò la barba cespugliosa e sorrise.
Apyw volgendo lo sguardo tra loro e le donne, prese a ringhiare sommessamente verso l’uomo.
«Anche il pulcioso deve venire con voi?» A un cenno di assenso di Ulias, Alkynes aggiunse «Allora tienilo lontano da me o non arriverà a destinazione».
«Certo, amico. Grazie» fece lui, fingendo di tirare un calcio al cane.
«Noi non siamo amici, hai solo ciò che cerco e non sarete al sicuro finché non l’avrò. E ora muoviti, non c’è più molto tempo; dì alle donne di nascondere i loro lunghi capelli sotto il berretto e di camminare da uomini».
«Lo farò, lo farò. Non temere».
Ulias raggiunse Kirki e Cassyfe, riferì loro cosa andava fatto e, insieme, s’incamminarono verso il Nòstoi. Appena furono giunti, Alkynes si avvicinò e con tono burbero ordinò: «Forza, muovetevi. Portate a bordo quel silos al punto di stoccaggio XZ21», indicando un trasporto poco distante, quindi sussurrò affinché nessun altro oltre loro potesse sentirlo «È vuoto. Una volta a destinazione nascondetevi dentro e state in silenzio sino a quando non verrò da voi», quindi guardò Cassyfe «Non mi hai mentito, Ulias. Non mi hai mentito!» e si allontanò.
Kirki cercò gli occhi di suo marito, ma lui evitò di guardarla.

Il Nòstoi aveva preso il volo da qualche minuto quando udirono qualcuno trafficare all’esterno del silos. Ulias fece segno di bloccare la bocca di Apyw e si armò, pronto a difendere la sua famiglia.
«Non fate scherzi, sono Alkynes. Ulias, esci fuori che dobbiamo parlare».
Ulias stava per uscire quando Kirki lo afferrò al braccio e lo fissò con aria interrogativa.
«Non temere, cara, so quel che faccio» la rassicurò, e uscì.
L’hangar era silenzioso. Due soldati stavano sorvegliando l’ingresso all’estremità opposta del deposito, sembrava non si fossero accorti di lui ma, per essere più tranquillo, indicò ad Alkynes un luogo poco distante e più appartato.

«Sto rischiando molto a farvi restare qui, senza parlare di cosa comporterà farvi scendere incolumi su Yrakis, e non ho ancora avuto la mia ricompensa».
«Per ora dovrai accontentarti di averla vista…»
«Non cercare di fare il furbo con me, non ti conviene. Posso sempre dire di aver scoperto degli intrusi a bordo e…» così dicendo accarezzò il blaster che aveva nella fondina «avrei comunque ciò che mi hai promesso».
Ulias restò freddo e lo guardò dritto negli occhi, seppur in cuor suo avvampava la rabbia di doversi servire del nemico pur di salvare ciò che aveva di più caro. «Io mantengo le promesse e te ne faccio una adesso: prova solo a tradirmi e non avrai mai ciò che cerchi, piuttosto morti!».
Alkynes restò muto per qualche secondo e scoppiò in una risata. «Ehi, amici! Avete sentito?».
I due di guardia spuntarono all’improvviso da oltre un silos. «Certo non si può dire che non abbia coraggio» rispose quello più vicino. «Ma credo che non abbia ben chiara la situazione» aggiunse l’altro.
Ulias mosse un passo indietro.
Alkynes, spostatesi alle sue spalle, lo bloccò e, avvicinatesi all’orecchio gli disse: «Amico, mi sa che avrò una doppia ricompensa per averti illuso. Tua moglie è ancora una bella donna e se ci sa fare, potrebbe funzionare in uno dei bordelli di lusso della capitale. Gli amici qua ne conoscono almeno un paio a cui poterla vendere».
La risata in cui proruppe fu ancora più forte e dolorosa di quella precedente.
Che stupido era stato a credere di poter tenere tutto o quasi sotto controllo. Kirki e Cassyfe, ignare, confidavano in lui e le aveva tradite e deluse così miseramente. Ulias gridò «No!» e scattò con la testa all’ indietro e colpendo con tutte le forze il naso di Alkynes, fracassandoglielo. Quindi si scaraventò contro gli altri. Uno due pugni al primo, che cadde a terra, ora la lama tra le mani, silenziosa e mortale nel ventre del secondo. Di nuovo sul primo, per colpirlo mentre cercava di rialzarsi… Il colpo alla nuca arrivò improvviso e fu il buio.

Qualcosa lo teneva bloccato mani e piedi.
«Maledetto, svegliati!»
Sentì lo schiaffo arrivargli con forza. Faticò a riaprire gli occhi, la testa sembrava dovesse scoppiare da un momento all’altro e anche quel poco di luce che filtrava tra le palpebre risultava dolorosa. Pian piano le ombre presero forma: Alkynes si teneva il naso sanguinante, mentre l’altro continuava a urlargli nelle orecchie e a colpirlo. Non lo capiva, ma il dolore degli schiaffi lo provava tutto. Cercò con lo sguardo coloro che amava, senza trovarle e sperò con forza fossero riuscite a scappare lontane da lì. Percepì qualcosa di viscido sotto di sé: sul pavimento dell’hangar un’ampia pozza di sangue era arrivata a lambirne i piedi, Il corpo dell’altra guardia era ancora lì, dove lo aveva ucciso, ma della lama non c’era più traccia.
«Cercavi questa?» Alkynes stava agitando la lama davanti ai suoi occhi e se la rideva. Non gli rispose e nemmeno lo guardo. Comunque, si disse, non doveva essere passato molto da quando era svenuto.
Alkynes si avvicinò e bisbigliò qualcosa all’uomo che continuava a picchiarlo. Questi prese il tizio a terra e lo trascinò verso un boccaporto per l’incenerimento dei rifiuti, lo sollevò sino a buttarcelo dentro e si pulì la mani subito dopo.
«Anche tu farai la stessa fine» biascicò Alkynes, «però, prima dovrai vedere come ci godremo le tue donne, fottuto figlio di una cagna di Ilio!». «Tinoe, valle a prendere!» ordinò al compare che stava tornando. Quello sogghignò e, blaster in mano si diresse verso il silos-rifugio. Tornò dopo poco, spingendo in avanti Kirki e Cassyfe con la minaccia dell’arma. Appena Cassyfe vide suo padre lo chiamò a gran voce e cercò di raggiungerlo, ma fu afferrata da Alkynes.
«Dove credi di andare, piccola? Che ne dici se prima ci divertiamo un po’?»
«Lasciami!» gridò lei, quando l’uomo cercò di baciarla. Il manrovescio la colpì in piana faccia e dalle labbra si affacciò un rivolo di sangue.
«Non osare toccarla! Bastardo!» inveì Kirki contro di lui.
«La pagherai, Alkynes. Pagherai tutto, fosse l’ultima cosa che faccio» promise Ulias.
«Le tue minacce valgono meno di te, wilusiano» «Tinoe fagli vedere come si scopa una donna: fottigli la moglie». «Vedrai, Ulias, godrà più di quanto abbia ma fatto con te».
Tinoe non aspettava altro, strofinò la punta del blaster sulla tuta di Kirki, tra i seni, intorno ai capezzoli. «Toglila puttana, che ora ci divertiamo».
Lacrime impotenti scesero a bagnare il viso di Cassyfe, stretta nella morsa di Alkynes.
Ulias scattò in avanti ma una catena lo teneva bloccato alla parete alle sue spalle, il contraccolpo gli fece perdere l’equilibrio e scivolò sul pavimento ricoperto di sangue.
Alkynes ghignò e gli diede un calcio al ginocchio, che scricchiolò: «Povero illuso, resta a cuccia o, invece di vederla godere, la vedrai torturata a lungo. E, dopo di lei la tua bellissima figlia».
Ulias strinse i denti, mentre con le mani dietro la schiena strattonava la catena ben piantata nel muro.
Anche Tinoe rise, ma si distrasse presto: Kirki aveva iniziato a sbottonare la tuta. La pelle luminosa e ambrata della donna lo eccitava. Poggiò per un attimo lo sguardo sulle sue labbra piene e appena socchiuse, in quegli occhi verdi accarezzati dal nero corvino dei suoi capelli, e ridiscese verso il seno. Libero dalla costrizione della tuta, grande e ancora sodo, eguagliava la perfezione cercata mille volte nei suoi sogni e ne restò rapito. I pugnali uccisero il suo sorriso penetrando appena sotto il costato e sino al cuore. Tinoe cadde al suolo con gli occhi ancora sbarrati nel pregustare la bellezza della sua carnefice.
Alkynes deglutì, prima di afferrare il blaster dalla fondina, ritardando un attimo di troppo la raffica che avrebbe dovuto vendicare il suo complice. Apyw sbucò dietro di lui e lo morse al polpaccio. Stava per sparargli ma Cassyfe fu più lesta e, imitando sua madre, gli conficcò un pugnale nel ventre. «Maledet…». Non riuscì a finire la frase che un secondo pugnale se lo ritrovò nel collo giusto sotto la lingua. Una disperata raffica di proiettili si conficcò nel soffitto dell’hangar.
Kirki si voltò a guardarlo mentre crollava e ascoltò con compiacimento il suo rantolo sommesso. «Adesso chi è che gode?» gli gridò contro, ma l’uomo era già morto. Lei lo prese a calci lo stesso.
Mentre lei continuava a scaricare la rabbia su Alkynes, Ulias chiamò la figlia.
«Cassyfe, aiutami».
Cassyfe si precipitò dal padre e lo abbracciò. «Papà è finita!».
«Siamo ancora in pericolo: la raffica sarà stata udita di sicuro e presto qualcuno verrà qui per capire cosa è successo. Dobbiamo andarcene subito». «Kirki dalle una mano».
Sua moglie lo guardò senza muoversi o proferire parole.
«Kirki, te ne prego: non c’è più molto tempo».
«Chi sei tu? Ti ho mai conosciuto davvero?» ringhiò lei.
«Kirki…» Ulias colse l’irremovibile ribrezzo negli occhi di sua moglie e tacque.
«Mamma, aiutami: non ce la faccio da sola. Mamma…» l’esortazione di Cassyfe fu ignorata. Kirki era come pietrificata. Intorno a lei nulla aveva più senso. I corpi, il sangue. Il sangue sulle mani che la faceva sentire sporca. Ulias legato da una catena. Persino, la voce di Cassyfe: sembrava giungerle da molto lontano.
«Vai da lei, Cass. Scappate. Trovate un rifugio e mettetevi in salvo».
«Ma, papà…».
«Va’! Lei ha ragione: è solo colpa mia».
Cassyfe guardò suo padre e smise di armeggiare con la catena, si allontanò da lui e corse ad abbracciare sua madre. «Ti prego, mamma: non lo possiamo lasciare qui. Lo tortureranno e lo uccideranno. Qualunque sia la colpa che gli imputi, è mio padre» affermò nel rivestirla.
Kirki la guardò come se la vedesse per la prima volta; in lontananza i rumori di passi forzati in avvicinamento. Le accarezzò il viso, raccogliendo le lacrime che venivano giù copiose. «Cass?».
«Sono qui, mamma. Ti prego» provò a esortarla ancora, ma lei sembrava non capire. «Io non ti lascio e se dobbiamo morire, moriremo insieme».
«Non moriremo. Non ancora». Kirki si staccò da lei, sollevò da terra il blaster di Alkynes, disgustata dal sangue, e sparò. Colpi precisi ai fermi della catena. Ulias fu liberò. «Ce la fai a correre?»
«Credo di sì» rispose lui, ma il ginocchio dolorava ogni volta che vi caricava sopra il peso del corpo. Provò a sorriderle me ne scaturì una smorfia. Il volto di Kirki era una maschera senza emozioni per lui.
«Cass, sostienilo». Kirki recuperò i pugnali, li pulì sugli abiti dei cadaveri e ne diede due a sua figlia «Sai già come usarli». Nascose gli altri due su di sé e si allontanò di corsa verso il silos. Recuperò una sacca con dei viveri e li raggiunse.
I passi erano sempre più vicini, presto gli Yrakiani sarebbero entrati nell’hangar.
Ulias si guardò intorno e capì che c’era una solo possibilità di fuga.
Raggiungere la capsula di salvataggio, all’estremità dell’hangar, fu un tormento per il ginocchio. La navicella era poco confortevole ma sufficientemente ampia. Aspettò che tutti fossero ben agganciati e al sicuro al suo interno, quindi mirò al più lontano dei silos carichi di elio9 e fece fuoco. Si catapultò dentro la capsula nel momento stesso in cui i soldati di Yrakis entrarono nell’hangar e il silos deflagrava. Trattenne un urlo di dolore e schiacciò il pulsante di sganciamento. La navicella si proiettò fuori dalla Nòstoi. Nel frattempo, uno dietro l’altro, tutti i silos di elio9 esplosero creando uno squarcio profondo sul fianco sinistro della nave compromettendone la stabilità e coinvolgendo anche gli altri depositi di energia.
Nella navicella in allontanamento, Kirki guardava i fuochi brillare e spegnersi sulla grande astronave, mentre andava in pezzi, e sentì rinascere in lei il moto di orgoglio della ribellione wilusiana. Quella, forse, era solo una breve e illusoria vittoria, ma era pur sempre una vittoria.
Cassyfe fasciò stretto l’arto di suo padre, Apyw intanto li leccava entrambi.
«Smettila, Apyw, ho ti finirà la saliva prima di arrivare a casa» lo canzonò lei, sorridendo.
«Lascialo fare. Ha ragione di essere felice: stiamo tutti bene» Una fitta al ginocchio. «Abbastanza bene. Siamo salvi e questo è l’importante».
«Sì, papà: questo è l’importante. Vero, mamma?»
Kirki si voltò verso di lei. «Già! Lo è». «Riposa un po’, adesso. Alla velocità che andiamo e a questa distanza, non rientreremo nell’atmosfera di Wilusa prima di domani».
«Non ho voglia di dormire».
«Ha ragione tua madre, meglio se riposiamo tutti un po’».
A malincuore, Cassyfe acconsentì. Si addormentò abbracciata a Apyw. Ulias e Kirki, senza riuscire a prendere sonno, restarono a guardarsi in silenzio. Poi, Ulias parlò. «Avrei fatto e detto qualsiasi cosa pur di riservarci un futuro»
«Io e te abbiamo una concezione di futuro diversa» mormorò Kirki «e non sono più convinta che il mio voglia dividerlo con te».
«Andarsene da Wilusa poteva essere l’occasione giusta…».
«Già! Infatti, ci stiamo tornando».
«Kirki, dovevo dargli qualcosa in cambio, ma con la fine della guerra che avevo mai da offrirgli? Gli ho promesso la cosa più bella del mondo, ma non gliel’avrei mai consegnata davvero. Speravo solo di avere qualche minuto in più per attuare il mio piano»
«Avevi pure un piano. Bravo. E quando pensavi di mettere al corrente anche me?».
«Te l’avrei detto, se non fossi stato certo che ti saresti rifiutata».
«A ben ragione, non trovi?».
«A parte qualche particolare, alla fine non è andata così male: stiamo ancora insieme» Ulias provò a sdrammatizzare.
«Qualche particolare? Tu sei matto».
«Lo sono di te. Di lei. E, persino, di questo pulcioso. Ho cercato di fare del mio meglio, Kirki» asserì, con gli occhi che andavano colmandosi di lacrime. «Si vede che non sono così capace come credevo» ammise, nascondendo la testa tra le braccia.
Gli uomini, pensò Kirki, tanto forti e così fragili. Lo ricordò impavido cacciatore di stiger, nelle foreste dietro casa o lo splendido soldato della ribellione che ben presto era riuscito a raggiungere i gradi di ufficiale e tante volte aveva dato prova di valore in battaglia. Lo ricordò nel calore della sua casa, quando sapeva renderla importante con un gesto o una parola. Ora lo vedeva lì, fragile come non mai e si sentì forte, di quella forza delle disperazione che dell’amore ne faceva nutrimento.
«Lo sei stato e lo sarai di nuovo». Davvero lo stava perdonando? Dopo tutto quello che era accaduto, lo amava ancora? Sì! non seppe darsi altre risposte. «Tutti possono sbagliare».
Ulias alzò lo sguardo su di lei, cercò nei suoi occhi la risposta alle sue paure e, smise di averne. Si alzò con fatica e le si avvicinò. In lontananza potevano scorgere la linea verde dell’orizzonte wilusiano. Qualche luce si riusciva ancora a scorgere da qualche parte sul pianeta.
«Forse, su Wilusa c’è ancora la possibilità di rifarsi una nuova vita ed essere felici» espresse.
«Insieme? Solo se non mi terrai più nulla nascosto» sostenne lei; e lo baciò.



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SalvatoreStefanelli
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Re: Nòstoi

Messaggio#2 » domenica 19 novembre 2017, 0:26

Precisazione superflua: tutti i nomi utilizzati nel racconto sono modifiche di quelli presenti nel "Ciclo del Ritorno" o "Ciclo Troiano", ciclo a cui appartengono Iliade, Odissea e Telegonia. I personaggi non rispecchiano, in vero, quanto visto in quelle storie: ho un po' giocato mischiando le carte. Sperando che piaccia, resto in attesa dei commenti, già contento di partecipare alla mia prima sfida. Buona competizione a tutti.

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Eugene Fitzherbert
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Re: Nòstoi

Messaggio#3 » lunedì 20 novembre 2017, 18:54

Resto sempre affascinato da chi riesce a mettere insieme un rivisitazione dei grandi classici, giocando con i rimandi a storie che sono entrate prepotentemente nell'immaginario collettivo.
E la stessa cosa è successa in questo caso: mischiare l'Iliade, l'Odissea e al Telegonia in un unica macedonia (permettimi il termine, ché ci sta proprio, almeno geograficamente) e riuscire anche a darne un senso logico è già di per sé un'ottima prova.
Credo forse che l'unico punto un po' debole è tutta la parte del perdono, quella finale, che risulta un po' troppo veloce. La parte 'violenta', invece, è un pugno nello stomaco sia per quel che si vede sia per quel che si intende.
Beh, complimenti, come sempre, Salvatore.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Nòstoi

Messaggio#4 » lunedì 20 novembre 2017, 21:15

Eugene, innanzitutto grazie per il commento, molto gradito. Il finale è stato incerto sino all'ultimo, avevo preso in considerazione anche una strada completamente diversa dove la figlia si ritrovava a essere l'unica sopravvissuta e arrivata a destinazione si Yrakis... Poi, ho fatto questa scelta che mi sembrava migliore. Forse, avrei dovuto consumare tutte le battute a disposizione ma non ne avevo il tempo.

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roberto.masini
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Re: Nòstoi

Messaggio#5 » giovedì 23 novembre 2017, 19:32

Un racconto fantascientifico con un'azzardata operazione di mescolamento delle carte del Ciclo Troiano; se Alkynes è Alcinoo e se la Scheria è quella omerica è stata fatta una completa (quanto secondo me inutile!) inversione a U: dai valori della xenia, l'ospitalità del mondo greco, ai disvalori del nemico e del traditore.
Efficace il climax della cattura, della violenza e della liberazione.
La fase di cambiamento dei sentimenti di Kirki nei confronti del marito è improvvisa e a me poco chiara; così come la parte del perdono

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maria rosaria
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Re: Nòstoi

Messaggio#6 » giovedì 23 novembre 2017, 20:21

Ciao Salvatore.
Complimenti per il lavoro sui personaggi che rende il riferimento all'Odissea interessante.
Il racconto mi è piaciuto, ha un buon ritmo e le scene d'azione sono ben scritte.
Anche l'attinenza al tema è evidente.
La parte finale e la reazione della moglie secondo me andavano meglio sviluppati. Credo che, forse per mancanza di caratteri, hai troppo velocemente ripiegato sul perdono da parte della moglie Kirki.
Insomma, si arrabbia tanto e poi...
Mi sarei aspettata un finale più drammatico.

Ti segnalo alcuni piccoli refusi che, se vuoi, potrai correggere nel proseguo della Sfida:

SalvatoreStefanelli ha scritto:
Alkynes, spostatesi alle sue spalle, lo bloccò e, avvicinatesi all’orecchio

immagino intendessi spostatosi e avvicinatosi.
SalvatoreStefanelli ha scritto:
Comunque, si disse, non doveva essere passato molto da quando era svenuto.

qui, credo, manca la parola "tempo" dopo "molto", o almeno a me suonerebbe meglio.

SalvatoreStefanelli ha scritto:«Credo di sì» rispose lui, ma il ginocchio dolorava ogni volta che vi caricava sopra il peso del corpo.

Qui, sempre secondo il mio gusto personale quindi non è detto sia giusto, avrei preferito doleva al posto di dolorava.
Alla prossima
Maria Rosaria

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SalvatoreStefanelli
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Re: Nòstoi

Messaggio#7 » venerdì 24 novembre 2017, 21:30

Ciao Roberto. Capisco che trovi inutili i miei cambiamenti e me lo aspettavo da uno che ama la classicità come te, non di meno mi sono divertito a mischiare impropriamente le carte. Forse avrei potuto gestire le battute non usate per meglio narrare la fase del perdono da parte di Kirki. Grazie, comunque del gradito commento.

Maria Rosaria, grazie anche a te. In merito ai suggerimenti ti dico che: 1) concordo su dolorava/doleva; 2) sull'aggiungere tempo dopo molto credo sia indifferente e solo questione di gusto, in quanto il senso della frase non cambia; 3)su spostatesi/avvicinatesi vs spostatosi/avvicinatosi, penso di aver usato una forma arcaica ma non credo sia davvero un errore, ma la mia ignoranza non ha certo limiti e potrei sbagliarmi.

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lordmax
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Re: Nòstoi

Messaggio#8 » lunedì 27 novembre 2017, 3:04

Interessante rivisitazione di un ciclo classico. Anche i nomi, ripresi e modificati non sono affatto male.
Ottime le scene violente, molto violente tipiche di quella inutile e eccessiva violenza della guerra.
La scelta di fuggire, tornare a casa distruggendo tutto per non essere inseguiti è interessante, alla fine è la moglie a ottenere quello che vuole anziché il marito, come sempre nella realtà ^__^
Molto forte la decisione di lui che vende la figlia per la salvezza della famiglia sperando poi di non dover realmente pagare il prezzo. Tipico dell'ingenuità umana.
Ci sono alcuni refusi da mettere a posto ma nulla di ché. In sostanza un bel racconto, veloce e godibile

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SalvatoreStefanelli
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Re: Nòstoi

Messaggio#9 » lunedì 27 novembre 2017, 15:16

Grazie Lordmax. Mi fa piacere che il racconto ti abbia soddisfatto. Purtroppo sono un colpevole di refusi cronico.

perseverance
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Re: Nòstoi

Messaggio#10 » martedì 28 novembre 2017, 0:01

Ciao Salvatore,
il tuo racconto è programmaticamente epico sin dal titolo ma lo svolgimento non poco debitore della serie originale di “Star Trek” non porta la temperatura al punto giusto; e poiché la trama affronta un dilemma morale di un certo peso la soluzione finale arriva troppo in fretta e troppo in positivo rispetto al (sotto)tema scelto. Comunque interessante.
Andrea Montalbo'

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SalvatoreStefanelli
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Re: Nòstoi

Messaggio#11 » martedì 28 novembre 2017, 0:25

"Star Trek"? Non sono un esperto ma, sinceramente, non vedo tutto questo debito, che potrei trovare forse in altre serie, pur se il racconto è stato scritto non ispirandosi volontariamente a nessuna. Sulla soluzione finale un po' affrettata concordo, sull'aspetto positivo non ne vedo il problema in quanto la vita in ogni momento contiene entrambe le possibilità. Grazie del commento, comunque.

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Francesco Capozzi
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Re: Nòstoi

Messaggio#12 » martedì 28 novembre 2017, 22:02

Ciao Salvatore
ho apprezzato molto l'idea dell'ambientazione per la rivisitazione che hai fatto, ho anche apprezzato la descrizione delle sequenze di mazzate, rese dolorosamente bene.
Eppure, non capisco cosa, ma c'è un qualcosa che non mi convince fino in fondo... ho riletto più volte il tuo racconto e mi lascia con dell'amaro in bocca.. probabilmente non trovo il finale all'altezza del resto.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Nòstoi

Messaggio#13 » mercoledì 29 novembre 2017, 15:02

Quello che posso dirti, Francesco, è che avrei dovuto utilizzare le poche ore rimaste prima della scadenza per valutare meglio il finale e rendere il cambiamento di Kirki più "verosimile". Purtroppo, di altre ore non ne avevo e certo non mi sarebbero bastati i pochi minuti a mia disposizione per trovare la soluzione migliore. Forse, non sarebbero bastati per correggere i vari refusi che vi ho trovato a una seconda rilettura qualche giorno dopo. Ormai è andata, mi sono divertito a scriverlo e, se pure le classifiche non mi portano in alto come speravo, ne è valsa la pena. Vorrà dire che finirà nel laboratorio dove, possibilmente alle mie capacità, cercherò di migliorarlo. Grazie del commento.

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