Cozy Airways

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo novembre sveleremo il tema deciso da Franco Forte. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Franco Forte assegnerà la vittoria.
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Eugene Fitzherbert
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Cozy Airways

Messaggio#1 » sabato 18 novembre 2017, 22:26

Cozy Airways
Di Eugene Fitzerbert

1.
«Volate con Cozy Airways, e non vi accorgerete di essere arrivati! Mi stanno prendendo per il culo.» Cercavo invano di infilare il mio metro e novanta tra i sedili dell’aereo.
Silvia mi guardava a metà tra il divertito e il preoccupato. «Vuoi scambiare posto?»
«No, così sono al lato corridoio e posso mettere fuori una gamba.»
«Almeno il volo è breve.»
«Era l’unico notturno e uno dei biglietti era gratis
La frase sul prezzo attirò l’attenzione del terzo occupante della nostra fila di sedili, un ragazzo secco come un chiodo, che continuava a tirare su con il naso. Si rivolse Silvia: «Quando qualcosa è gratis, il vero prezzo sei tu. Ricordatelo.»
Questa perla di saggezza ci lasciò di sasso, tanto che rimanemmo in silenzio.
Il ragazzo era visibilmente nervoso, gli tremava una mano e continuava ad ammiccare frenetico con metà della sua faccia. Aveva qualcosa di inquietante.
«Questa compagnia nasconde qualcosa. Questo è il mio quinto volo e ogni maledetta volta mi sono trovato a dormire dall’inizio alla fine.»
«Ed è una cosa brutta?» chiesi perplesso.
«Non è normale. Io non dormo mai sui voli. Ma stavolta sono arrivato preparato: ho bevuto solo caffè da stamattina e sono già alla quinta Red Bull. È praticamente impossibile che riesca ad addormentarmi. Sono elettrico
«Vedo…» Cercavo di staccarmi da quella conversazione, mentre Silvia si isolava con il suo album da disegno.
«Mi chiamo J-Mark, è il mio nick da youtuber.»
Non aspettò che ci presentassimo e si rimise a sedere compito. Si stava masticando le unghie quando una hostess bruna si avvicinò e gli chiese di spostarsi più avanti.
Lu la seguì di buon grado, ma prima di allontanarsi mi sussurrò: «C’è qualcosa di strano, visto?»
Nel frattempo, l’altra hostess bionda stava terminando la sua dimostrazione di sicurezza: «Signori, vi prego di spegnere i vostri telefoni cellulari. Su questo volo non è permesso neanche la modalità aereo, perché potrebbe interferire con le apparecchiature per il volo notturno. Ora abbasseremo le luci in cabina. Se lo desiderate, potete utilizzare le luci di cortesia sopra la vostra testa. Grazie per aver scelto Cozy Airways. E non vi accorgerete di essere arrivati!»
Silvia si immerse nel suo mondo di carta ruvida e grafite. Dopo un bacio un po’ storto, tirai fuori un romanzo di China Mieville. L’aereo stava rollando pronto a decollare.

2.
Una vibrazione insistente sulla gamba mi svegliò di soprassalto. Oh cazzo, ho scordato il cellulare acceso! Cercai di tirarlo fuori dalla tasca, sperando di farlo prima che cominciasse a suonare davvero.
Lo sfilai trionfante: era solo un allarme!
Mi accorsi in quel momento di essermi addormentato senza accorgermene. Wow! Diedi di gomito a Silvia per spiegarle che figura di merda stavo per fare, e la vidi addormentata, la testa un fagottino arruffato di capelli rossi affondata tra le braccia conserte. Russava leggermente. Non resistetti alla tentazione: richiamai la fotocamera con fare sornione e la puntai sulla mia ragazza.
Dal dispplay del telefono vidi che Silvia era appoggiata al tavolino del sedile, ma intorno a lei stavano emergendo dei tentacoli di plastica fibrosa, ricoperti di muco. Alcuni erano arrivati alla sua giacchetta e la accarezzavano, uno più audace aveva raggiunto una ciocca di capelli e ci stava giocando con fare annoiato. Il sedile era un ammasso globoso di carne e plastica e metallo.
Avevo i conati di vomito. Spintonai vigorosamente Silvia per svegliarla e lei riemerse con riluttanza, gli occhi non proprio a fuoco, un’espressione di sorpresa malinconica, come se si fosse staccata da qualcosa di bellissimo.
«Silvia! Non so che cazzo stia succedendo ma è tremendo. Forse è solo il mio cellulare che fa un po’ di casino oppure…» La presi per un braccio. «Guarda qui! Forse facciamo prima.»
Le misi davanti agli occhi il telefonino e lei in un attimo strabuzzò gli occhi. «È un’app di realtà aumentata?»
«Eh? No, no. È la fotocamera. È incredibile, ma comincio a credere che il folle di prima avesse ragione. C’è qualcosa che non va. Vedi: è tutto un casino. Le tendine sembrano fatte di pelle: si vedono le venature, dio santo! E guarda il percorso luminoso: dentro ci scorre del liquido…»
«Andre’, non è che ti sei fumato qualcosa, no? Mi sembri un po’ in paranoia. È un aereo e forse il tuo cellulare è buggato o chissà che. Peggio per te che compri i china-fonini.»
Avevo la sensazione che fosse tutto vero ma effettivamente era difficile da credere. Inquadrai nuovamente i passeggeri intorno a me, profondamente addormentati, circondati da quei dendriti pulsanti, che violavano i loro corpi. Sembrava che l’aereo si stesse nutrendo. «Allora, facciamo così: andiamo in cabina di pilotaggio e raccontiamo tutto al capitano.»
«Vuoi farti prendere per il culo dall’intera compagnia aerea?»
Attivai la fotocamera frontale e la puntai verso il fondo dell’aereo, per vedere se la Hostess Bruna fosse ancora lì. Eccola, dio santo, un mostro con gli occhi oblunghi che le occupavano mezza faccia. La bocca era un pozzo da cui emergeva una lingua carnosa, striata di blu e con tanti aculei che spuntavano come spine su un cactus. Sembrava che la lingua stesse sondando l’aria intorno a sé. Era orribile anche in otto megapixel di foto.
«Ecco la hostess in tutta la sua bellezza. Contenta? Almeno non ci ha visti. Non so neanche cosa succederebbe se sapessero che ho il cellulare acceso… Io vado in cabina di pilotaggio. E tu vieni con me. Non ti lascio sola qui.»
Silvia guardò la foto appena scattata un’altra volta e, forse per accontentarmi, forse perché magari ci stava credendo pure lei, decise di accompagnarmi. Posai il cellulare sul tavolinetto accanto a me, la fotocamera frontale ancora attiva: sul tetto, la luce di cortesia puntata sul telefono era un occhio rigonfio, senza sclera intorno all’iride. Vidi la pupilla stringersi per mettere a fuoco il telefono per poi ruotare velocemente verso di me. A seguire, le altre due luci di cortesia si accesero e mi fissarono.
Silvia aveva visto lo stesso movimento. «Allora, sei contenta adesso?»
«O-ok. Andiamo dal Capitano.»
Provai a slacciarmi la cintura, ma sembrava bloccata. Per sicurezza la inquadrai con il telefono: era un nastro muscolare affusolato e robusto. Sembrava stesse contraendosi pur di non aprirsi. Allungai la mano verso la fibbia, ma quella stronza aveva i denti e cercò di mordermi. Come per ripicca, strinse ancora di più la presa. Grugnii e alla cieca presi una matita di Silvia e iniziai a pungere ripetutamente la cintura. Alla fine si ritrasse e, con uno schiocco liquido, la lingua di tessuto si accartocciò sul fondo del sedile.
«Usa questa per la cintura.» Porsi la matita con la punta spezzata a Silvia.
«Non ne ho bisogno. Non l’ho mai allacciata…» e mi sorrise colpevole.
«Che passeggeri di merda, che siamo…»
Sul cellulare vidi che l’occhio di cortesia era diventato rosso e la pupilla si era allargata a dismisura. Ruotava spasmodicamente inquadrando me, Silvia, poi ancora me, poi il cellulare.
Sbirciai nuovamente con il telefono alle mie spalle, e la hostess era lì, mostruosa e attenta, stavolta, con la lingua che sondava l’aria nella mia direzione.
«Sbrighiamoci.»
Mi alzai e sgusciai fuori dal sedile, lasciando lo spazio per far andare avanti Silvia.
Mentre lei si dirigeva verso la testa dell’aereo, mi voltai. «Ehi, non vedo la hostess, dove cazzo sta?» Dissi quando un artiglio umanoide mi afferrò dall’alto e mi spinse a terra. Rovinai sulla schiena in tempo per vedere incombere sopra di me la hostess Bruna. Era attaccata al soffitto come un ragno gigante e sorrideva nella sua versione umana, la testa ruotata di centottanta gradi. Il suo sorriso si allargò quando si lasciò cadere su di me.
Rimasi senza fiato, mentre la stronza mi bloccava le braccia con le ginocchia e cercava a tutti i costi di arrivare alla mia faccia, la bocca spalancata. Sapevo che la lingua puntuta era a pochi centimetri, non la potevo vedere, ma la sentivo saggiare l’aria, cercarmi, bramarmi, per… per farmi cosa? Non lo sapevo, ma non ero neanche convinto di volerlo scoprire.
La Bruna stava spingendo sempre di più e io torcevo il collo, cercando di scansare alla cieca l’appendice di carne che mi voleva, ma ero ormai allo stremo.
Chiusi gli occhi aspettando il peggio, ma uno schiocco secco me li fece riaprire di scatto. La testa della Bruna era piegata all’indietro, quando un altro colpo, inferto con un libro enorme dato di taglio, le sfondava il cranio.
«Wow! L’ho sempre detto che I Pilastri della Terra è un gran mattone!» Era J-Mark, elettrico e ipercinetico per il caffè e la Red Bull, che mi aveva appena salvato il culo. «Chissà che avrei potuto fare con il Pendolo di Foucault!»
«Il Pendolo non è un mattone.» Dissi stupidamente mentre mi rimettevo in piedi, il corpo della hostess esanime ai miei piedi. «È avvincente.»
«Ma non dire cazzate, amico. A proposito…»
E in quel momento sentimmo la voce di Silvia: «Aiuto, Andrea!»

3.
Il panico si impadronì di me. Con uno spintone tolsi di mezzo J-Mark lo Youtuber e corsi verso la mia ragazza, urlando il suo nome. Era più avanti, verso il bagno, vicino alla cabina di pilotaggio, impegnata in una colluttazione con la hostess Bionda.
Feci quattro passi mentre la Bionda spingeva Silvia lontano dalla mia vista, dietro l’angolo. Le raggiunsi: la Bionda aveva bloccato al muro la mia Silvia, piccola e minuta, e con un atteggiamento predatorio aveva la bocca aperta sguaiatamente a pochi centimetri dalla faccia della mia ragazza.
In quel momento feci una delle cose che più odiavo degli esseri umani del ventunesimo secolo, ma dovevo farla: tirai fuori dalla tasca il cellulare, ancora funzionante nonostante tutto, e inquadrai la scena con la mia fotocamera. La mano mi tremava mentre vedevo la versione mostruosa della hostess che spingeva la sua lingua puntuta, spinosa in profondità nella gola di Silvia. Vidi la mia fidanzata sussultare mentre quel mostro quasi la soffocava.
Alle mie spalle, arrivò J-Mark: «Avanti, amico, ti pare il momento di perdere tempo con il telef-» si bloccò guardando la scena nel mio cellulare. «Cristo santo!»
Non aspettai oltre: mi lanciai con tutto il mio peso contro la Hostess e la calciai a un fianco. Quella volò via, mentre un suono di risucchio e uno schiocco sottolinearono la divisione tra lei e Silvia.
La mia ragazza scivolò al suolo lentamente, come svuotata da tutte le forze, lo sguardo vacuo, i muscoli flaccidi. La sollevai di peso e con l’aiuto di J-Mark, la rimettemmo in piedi.
«Nella cabina di pilotaggio, presto!»
Varcammo la soglia del portellone e lo chiudemmo ermeticamente, lasciandoci alle spalle due hostess probabilmente morte e qualche decina di passeggeri ignari del loro destino.

«Ma che cazzo sta succedendo? Che era quella cosa sul cellulare?» J-Mark era completamente fuori di sé per quello che aveva visto, ma non gli diedi retta. Stavo cercando di mettere seduta Silvia, appoggiata alla parete della cabina di pilotaggio. Qui la luce era molto attenuata, solo il bagliore spettrale degli strumenti di bordo.
Mi sollevai in piedi, mentre J-Mark continuava a blaterare che c’era sicuramente qualcosa di sbagliato su quell’aereo e che lui aveva sempre avuto ragione, cazzo sì! Continuai a ignorarlo come se fosse un rumore di fondo.
Urlai: «Chi è il capitano qui?»
Di fronte a me c’erano due poltrone e affondati, quasi accasciati, c’erano il pilota e il copilota. Dormivano, le mani strette spasmodicamente alle barre di comando a forma di W. Le spie sul cockpit lampeggiavano e in un display tra i due sedili campeggiava la scritta AUTOPILOT.
Per quanto allucinante, sapevo che dietro questa facciata di quasi normalità si celava una versione del mio mondo molto più delirante. Senza neanche pensarci, puntai il telefonino e inquadrai i piloti. Come sempre, le immagini della realtà male-aumentata erano terrificanti. Dei piloti, erano rimasti solo il busto e le braccia, direttamente fissati al piantone del sedile, come dei manichini di carne, sangue e plastica. Piccole nervature correvano verso il pavimento, vasi sanguigni, forse, che pulsavano alla tenue luce delle apparecchiature. Le mani dei piloti erano fuse alle cloche, ricoperte di muchi gocciolanti. I volti erano coperti da maschere di ossigeno color carne, che emergevano direttamente dalla pelle martoriata. Gli occhi aperti riflettevano il messaggio del display centrale: AUTOPILOT.
Mentre guardavo con crescente orrore quello che mi nascondeva l’aereo, J-Mark, l’elettrico youtuber, esclamò: «Ecco la radio!», tirando su una ricetrasmittente nera.
Io lo inquadrai quasi di riflesso: «Fossi in te non la userei.»
Una lingua lunga e rosata si protendeva di attesa di prendere contatto con qualcuno.
«Ok, che cazzo sta succedendo?» chiese ancora J-Mark.
«Non lo so. Ho solo dimenticato di spegnere il cellulare e ho scoperto che potevo vedere queste cose attraverso la fotocamera. Che cazzo ne so? È un incubo? Mi sveglierò alla fine del viaggio e non mi accorgerò di essere arrivato? Cazzo! Lo spero proprio!»
«Non ha senso. Senti, se come dici tu questa è una sorta di realtà nascosta, allora c’è una sola cosa da fare. Dobbiamo distruggere tutto.»
Non lo ascoltai, la mia attenzione attratta da un piccolo monitor accanto alla porta stagna. Mostrava le immagini di due telecamere: la prima inquadrava i passeggeri, profondamente addormentati, con il cadavere della Hostess Bruna riverso al suolo in una pozza di sangue. La seconda era il corridoio fuori dalla porta dove si poteva vedere l’uscita di sicurezza e il piede della Bionda che faceva capolino nell’angolo a sinistra.
Mi voltai verso J-Mark.
«Dobbiamo chiamare aiuto! Contatta la Torre di Controllo!»
«Dobbiamo distruggere tutto, dannazione! E poi col cazzo che tocco questa radio.»
«Guarda Silvia, non sta bene. Dobbiamo chiedere aiuto. Non fare il coglione.»
«Per questo dobbiamo far saltare tutto. Anzi sai che c’è?»
Non feci in tempo a fermarlo, e quello stronzo schizzato di Red Bull, caffè e chissà cos’altro, strappò la ricetrasmittente con tutto il cavo. Dall’altra parte della porta sentii un urlo soffocato.
«Ma che cazzo! Io voglio portare il mio culo sano e salvo fuori da qui. E non possiamo assassinare tutti gli altri passeggeri. Cristo, sei completamente fuori! Dobbiamo cercare aiuto!»
Dei colpi cominciarono a martellare la porta. Dal monitor vidi che era la Hostess Bionda, ridestata e piuttosto incazzata. La ignorai, la porta sembrava abbastanza resistente. Mi voltai a fronteggiare nuovamente J-Mark, quando lo sguardo mi cadde sulla ricetrasmittente del copilota. Ancora integra.
Come giocatore di poker sono una vera schifezza (ed è così) perché J-Mark intuì le mie intenzioni prima ancora che potessi muovere un passo. Mi intercettò, ma tutti i suoi sforzi furono annichiliti da un boato esterno alla porta e uno scossone ci spedì ai due lati della cabina. Mi girai verso il monitor e vidi i passeggeri scuotersi in preda a una corrente d’aria violentissima, le maschere dell’Ossigeno cadere dal soffitto. Poi: la stronza della Hostess aveva scardinato la porta di sicurezza e facemmo in tempo a vederla lanciarsi fuori e il cadavere della sua compagna risucchiato nel vuoto.
Ero impietrito. Guardai Silvia, ancora mezza frastornata, immobile, appoggiata alla parete del cockpit.
J-Mark si stava mettendo in piedi. «Hai visto quella pazza della Hostess? Non possiamo fare niente qui. Siamo spacciati! Distruggiamo tutto, dannazione!»
Cercai di mettermi in piedi anche io, ma l’aereo per la depressurizzazione, rollò e beccheggiò rispedendomi al tappeto. Dopo qualche secondo, sembrò trovare un equilibrio e si rimise dritto. Sia io che J-Mark sentimmo picchiettare fuori dal velivolo, come grandine sul tettuccio di un’auto.
Dopo pochi secondi, vidi emergere dal bordo superiore del parabrezza dell’aereo il volto della Hostess. Aveva camminato lungo la fusoliera ed era arrivata fin lì, cristalli di ghiaccio tra i capelli sbattuti dal vento, guance paonazze e occhi chiusi in una fessura.
«Ma che cazzo…» dissi, mentre la donna iniziava a sbattere violentemente la testa contro il vetro, con tutte le sue forze. Voleva sfondarlo a testate, dio santo! A ogni colpo che dava, vedevo la realtà che conoscevo sostituita da quella mostruosa come un orrore risonante che emergeva a ogni vibrazione.
J-Mark era in preda a una follia distruttiva incontrollabile. Prese a calciare i piloti, smontandoli dai loro scranni organici. L’aereo urlò e perse quota, puntando con il muso verso il suolo.
Io mi lanciai a terra e arrivai carponi vicino a Silvia. Lei si svegliò e mi abbracciò forte. Eravamo spacciati, L’aereo stava precipitando, e l’unico conforto era quell’abbraccio.
Guardai verso il monitor di controllo e vidi i passeggeri in preda alle convulsioni, i dendriti che li circondavano e che risucchiavano con lena tutto quello che potevano risucchiare. Era come se l’aereo stesse accumulando le ultime forze per salvarsi.
Nel frattempo, J-Mark stava fasciando tutto, in un tripudio di sangue, schegge di vetro e plastica cornea, urlando a squarciagola. Cominciai a dubitare anche che fosse uno youtuber.
Dov’era il suo cellulare? Cosa aveva intenzione di filmare per il suo canale?
Quel pensiero fu l’ultima cosa lucida che davvero mi balenò in testa, mentre l’aereo cercava di guadagnare una posizione quasi orizzontale per tentare un atterraggio di fortuna. In quel momento tifavo per lui!
Se c’era ancora bisogno di energia, l’unica riserva disponibile era proprio quel pazzo scatenato carico di Red Bull di J-Mark. Aspettai il momento opportuno, e con un calcio lo spedii verso la plancia: uno degli indicatori si aprì come un paio di fauci e gli agguantò la mano. J-Mark urlò fortissimo, mentre il suo braccio letteralmente avvizziva.
Chiusi gli occhi quando la Hostess, tenace come solo le hostess sanno essere, sfondò il vetro. Fu una tempesta di ghiaccio, vetro e sangue che mi investì, prima che perdessi del tutto i sensi.

4.
Riaprii gli occhi. Non ci credevo nemmeno. Sopra di me, albeggiava. Silvia mi stava trascinando per una caviglia. Guardai alla mia destra e vidi J-Mark, steso a pancia in su, trascinato per una caviglia anche lui. Gli mancava il braccio e metà della sua faccia era ustionata, ma il suo occhio sano era aperto e vigile.
La mia ragazza mollò la presa e si avvicinò a J-Mark. «Riesci a vederlo?» gli chiese.
«Non riesco vedere un cazzo, stronza. Lasciami stare.»
«Peccato», disse la donna e lo scaraventò verso la testa dell’aereo a pochi metri da lì.
Poi si avvicinò a me: «E tu, amore, riesci a vedere?»
«Oh, Silvia, tesoro, non ci riesco. Aiutami tu. Salvami.»
E la mia ragazza si chinò e mi baciò, appassionatamente. Sentii un pizzico in gola prima ancora che le nostre bocche si toccassero, poi un bruciore e, quando finalmente iniziammo a baciarci come avevamo sempre fatto, aprii gli occhi e, al di sopra della sua spalla, vidi.
L’aereo riverso al suolo, una scia di sangue e olio lunga centinaia di metri dietro di lui. Le ferite e gli squarci nella fusoliera ancora sanguinanti facevano soffrire anche me, mentre l’ala destra spezzata e piegata innaturalmente puntava al cielo come un dito d’accusa. Vedevo la carlinga gonfiarsi e sgonfiarsi al ritmo del suo respiro metallico, mentre cercava di raccogliere le forze e guarire da quel terribile incidente.
Spostai lo sguardo verso la testa, dove, orbo di un parabrezza, l’aereo cercava con il fiuto l’ultima offerta. Aprì le fauci e con un rumore di risucchio, addentò e ingoiò J-Mark tutto intero.
…alla fine, siamo noi il prezzo…

Epilogo

AEREO SCOMPARE SUL MOLISE
Continuano le ricerche del velivolo della Cozy Airway, svanito nel nulla sui cieli del Molise

«Signore, mi scusi, potrebbe chiudere momentaneamente il giornale. Stiamo per iniziare la nostra dimostrazione di sicurezza.»
«Si figuri,…» Lo vidi guardare il cartellino sull’uniforme. «…Silvia. A quanto pare i Molise è il nostro triangolo della Bermuda…» E ridacchiò.
«Senz’altro…» rispose lei educatamente.
«Non saremo un po’ pochini, stasera?» Chiese, guardandosi intorno.
«Oh, non si preoccupi, siete abbastanza. Più che abbastanza…»



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SalvatoreStefanelli
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Re: Cozy Airways

Messaggio#2 » domenica 19 novembre 2017, 11:27

Grande fantasia, storia ben congeniata, horror bello e palpabile, personaggi azzeccati. Unica nota negativa, per me, è l'epilogo, dove i dialoghi non mi sono ben chiari, non comprendo chi dice a chi. Qualche refuso, credo giusto un paio, ma ne ricordo solo uno: "fasciando" che credo volessi dire "sfasciando"; l'altro non sono riuscito a ritrovarlo. Direi una prova buona.

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wladimiro.borchi
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Re: Cozy Airways

Messaggio#3 » domenica 19 novembre 2017, 17:39

Racconto molto fantasioso e originale, peraltro, pertinente al tema dato. Stile assai gradevole e scrittura ben curata. Forse l'unico del girone che è stato attento a evitare le ripetizioni. Peccato per quel: "Secco come un chiodo"! Il lettore non ama le frasi fatte, vuole che l'autore scriva per lui. Se ce la fai a regalarci una tua originalissima versione di magrezza, acquisti cento punti. Complimenti.
Per quanto mi riguarda, va a te la palma del vincitore del girone.

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Eugene Fitzherbert
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Re: Cozy Airways

Messaggio#4 » domenica 19 novembre 2017, 22:14

Grazie a Salvatore e Wladimiro per i complimenti, che sono sempre graditi!

A Salvatore: hai ragione a pensare che quella parte sia criptica, e lo è. A spiegarla, è così: Silvia, ormai hostess (mostruosa) parla con un passeggero qualsiasi della cosy airways, mentre Andrea (la voce narrante) la osserva. Loro alla fine sono stati 'integrati nell'organico' (ed è il caso di dirlo) della compagnia aerea. Detto questo, il tuo appunto è sacrosanto e ti ringrazio per avermelo fatto notare. Rimedierò.

A Wladimiro, hai ragione sulla frase fatta. Ammetto di aver percorso la strada facile e non ho scusanti. L'aggiungo alle cose da cambiare e/o aggiustare.

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Sonia Lippi
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Re: Cozy Airways

Messaggio#5 » mercoledì 22 novembre 2017, 13:26

Bel racconto! appassionante e ritmato!
Molte persone che prendono l'aereo hanno varie paure e fobie, e tu hai sfruttato bene la fobia di J-Mark per far appassionare il lettore e introdurre l'azione che ne deriva!
Nulla da segnalare per me Ottima Prova!!!

Buona giornata

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Eugene Fitzherbert
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Re: Cozy Airways

Messaggio#6 » mercoledì 22 novembre 2017, 14:04

Ciao, Sonia!
Grazie per i complimenti!
Buona giornata anche a te.

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Vastatio
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Re: Cozy Airways

Messaggio#7 » giovedì 23 novembre 2017, 21:27

Ciao,

il tuo racconto mi mette in difficoltà. L'ho letto (come tutti gli altri) prima di dormire, stanco e col cervello in scipero e mi è piaciuto. Poi, durante la notte (che bello essere insonni) ci sono tornato sopra più volte. Mi ha ricordato le vecchie Weird Tales come "imprinting di base" ma trovo che tu abbia peccato in alcuni punti.
Prima di tutto il periodo: troppo moderno. Davvero il tuo protagonista è "l'unico" che non ha mai spento il cellulare o un dispositivo analogo? Non è credibile. Certo, potresti averli fatti fuori o assimilati, ma una compagnia con un così alto numero di "incidenti" non sarebbe sopravvissuta a lungo.
Secondo il tuo deus ex machina: lo youtuber. Dovrebbe filmarsi anche quando starnutisce e invece è ancora all'oscuro di tutto. Forse, come dici tu, non è uno youtuber, ma allora chi è? Un pazzo sciroccato, sicuro.
Distruggiamo tutto! Si sarà anche strafatto di caffeina e redbull, ma da qui ad avere istinti suicidi (siamo su un aereo) misti al sacro fuoco dle martire ce ne passa.
La fine non è molto chiara in effetti e nemmeno mi esalta (anche dopo che me l'hai spiegata nei commenti). Mi piace molto l'immagine finale dell'aereo che cerca di curarsi succhiando a destra e manca, avrei sfruttato anche quella per creare, nel Molise (altra bella citazione) un nostrano triangolo delle bermude con il comunicato stampa dell'ennessimo incidente là dove era caduto un aereo della cozy. Mi piace di più immaginarmelo ancora lì, che cerca di curarsi, trascinandosi e nascondendosi...
Per il resto buona prova.

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Eugene Fitzherbert
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Re: Cozy Airways

Messaggio#8 » venerdì 24 novembre 2017, 15:21

Ciao, Vastatio,

Vediamo se riesco a difendermi dai tuoi 'attacchi' (in senso giocoso, si intende!)

Periodo storico: deve essere moderno, a meno che negli anni sessanta già si parlava di realtà aumentata e smartphone (e poi, se vado indietro nel tempo me la devo vedere con quel genio indiscusso di Matheson e non sono in grado di reggere il confronto neanche nei miei sogni più bagnati, figuriamoci in un contest!).

La funzione del Telefonino. Il mio protagonista non è sicuramente l'unico ad avere il cellulare acceso. Ma sicuramente è l'UNICO che è stato SVEGLIATO dal cellulare, a differenza degli altri passeggeri che se la dormivano in grazia di Dio (o della Cozy Airways). Inoltre, il mio protagonista è l'unico che da bravo deficiente (e questa è una cosa autobiografica, lo ammetto) si diverte ancora a fare le foto alla fidanzata che dorme... Se nessuna di queste cose fosse accaduta, allora tutta la vicenda non si sarebbe verificata. Quindi il cellulare acceso è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

J-Mark. Lo stesso Andrea che è la voce narrante alla fine si pone la stessa domanda: Ma che razza di Youtuber è questo qua? Infatti, il buon J-Mark è solo un pazzo con manie omicide-suicide, come ne esistono pochi, per fortuna. Magari, il suo progetto iniziale era quello di dirottare e far cedere l'aereo, chi lo sa. Avendo raccontato il punto di vista di Andrea, mi divertiva il fatto che anche lui alla fine si trovasse in balia delle azioni della vera mina vagante del racconto.

Il Finale. Ok, è vero, è criptico, ma non è altro che una evoluzione del liet-motiv della storia: se non paghi qualcosa, allora il prezzo sei tu. J-Mark è stato usato come 'pezzi di ricambio', Andrea e Silvia, trasformati, sono diventati parte dell'organico. Sicuramente il finale è la parte che rimaneggerò a contest finito, su questo non c'è dubbio, più che altro per inquadrare bene la scena, che si svolge su un aereo che sta per decollare e Silvia e Andrea sono diventati Hostess di questo volo.

Spero di aver fugato qualche dubbio a riguardo. Per il resto, grazie di averlo letto e riletto, e mi spiace che alla fine non ti sia piaciuto. Sicuramente Shame on me per questo!

A presto!

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Vastatio
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Re: Cozy Airways

Messaggio#9 » sabato 25 novembre 2017, 14:07

E chi ha detto che non mi sia piaciuto (il finale lo avrei preferito diverso, ma quella è una "preferenza" personale).
Il format della sfida ci permette di modificare i racconti "dopo", quindi sempre meglio esprimere tutti i propri dubbi.
Personalmente ci ho visto ben poco di realtà aumentata quanto più un semplice "filtro" che permetta di vedere la realtà nascosta. La realtà aumentata è tutta un'altra cosa, fornire dettagli e informazioni che "aumentano" appunto il flusso di dati che i nostri sensi ci danno.

diego.ducoli
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Re: Cozy Airways

Messaggio#10 » martedì 28 novembre 2017, 17:24

Ciao,
Il tuo racconto come dinamiche e descrizioni è quello che mi è piaciuto di più.
Un unica cosa mi stonava: mi sembra che ogni tanto ci sia una "discrepanza" tra la visione da cellulare e quella effettiva dei protagonisti, ma leggendo i commenti sono l'unico che ha notato la cosa quindi dagli un peso relativo.
Il finale lo chiarirei un po', ammetto che in prima lettura non era molto chiaro.
Tirando le somme per me è promosso.

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