Scapoli VS Ammogliati: la sfida finale! di Francesco Nucera

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il due gennaio sveleremo il tema deciso da Andrea Atzori. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Andrea Atzori assegnerà la vittoria.
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ceranu
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Scapoli VS Ammogliati: la sfida finale! di Francesco Nucera

Messaggio#1 » martedì 13 marzo 2018, 10:16

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Correva il maggio del 2001 e l'ultima estate della Lira era alle porte. La Roma di Totti e Batistuta aveva appena vinto lo scudetto con due punti di vantaggio sulla Juventus e il Bayern Monaco si era aggiudicato la finale di Champions Leagues ai rigori contro il Valencia di Héctor Cúper, ma la vera partita si stava per giocare da un'altra parte, a pochi chilometri dallo stadio Meazza.

Fuori dalle porte di Milano, nelle campagne del Parco Sud, due uomini si fissavano al centro di un campo di calcio. Un colpo di vento improvviso alzò la polvere all'altezza dell'aria di rigore e la trascinò fino ai piedi di Samuele e Mario Bolli che, palpebre socchiuse e denti digrignati, si fronteggiavano. Il primo era venti centimetri più alto del secondo che aveva reinvestito la misura in girovita.
«Dispari» disse Mario, cercando di non tradire alcuna emozione. Un rivolo di sudore gli partì dal centro della piazza e si perse nella corona di capelli canuti.
«Pari» rispose Samuele cercando di resistere al sole che rimbalzava sulla calvizie dell'avversario.
Sollevarono simultaneamente il pugno destro al cielo e si studiarono come due vecchi pistoleri.
«Bam!»
«Bam!»
L'urlo arrivò quasi simultaneo: un tre e un quattro comparvero dalle loro mani.
«Palla» esultò Mario.
«Goditela, sarà l'unica volta che la vedrai!»
«Stavolta non puoi vincere!» Il capitano più anziano si voltò e scambiò uno sguardo d'intesa con Kanu, il ventenne Nigerino che da poco si era sposato con Marta, la segretaria della sua azienda.
Quello era stato un colpo di mercato non indifferente, l'aveva visto giocare durante la pausa pranzo nel parcheggio dell'azienda: passo felpato e cross millimetrici, era il Beckham nero della Bibiton SRL. Una volta gli aveva visto far passare la palla sopra i bancali della Coca Cola per mandare in porta (due casse di Peroni come pali e la traversa immaginaria che oscillava tra il metro e sessanta e i tre metri a seconda del portiere) Rachid, il magazziniere marocchino che ora era posizionato al centro della difesa.
Pelle olivastra e sguardo da duro, lo stopper si era fatto notare non tanto per le qualità balistiche (il tiro che era seguito al famoso cross era finito contro il camion di un Polacco che stava dormendo nel parcheggio fuori dalla recinzione) quanto per la facilità con cui spostava i fusti da trenta litri di Guinness. Alcune leggende narravano che, le sere di ramadan, pochi minuti prima del tramonto sollevasse tre fusti alla volta per poter correre a casa a mangiare.
Loro due erano soltanto gli ultimi innesti della squadra che, rispetto alla sfida di un anno prima, era stata cambiata per dieci undicesimi.

Scapoli Vs Ammogliati era un classico del mese Mariano della parrocchia dei Santissimi Pietro e Paolo in Scaccabarozzi. Negli ultimi anni i single, che potevano vantare una rosa più giovane, stavano dominando la scena e il tonante quattordici a zero di un anno prima aveva costretto Mario Bolli a prendere in mano la situazione.
Il proprietario della Bibiton SRL non aveva tollerato i modi compassionevoli con cui Samuele l'aveva consolato a fine partita e, ferito nell'orgoglio, aveva prima sbraitato contro Don Vito, reo di aver favorito i più giovani, per poi promettere che l'anno dopo le cose sarebbero cambiate.
Da quel giorno aveva convocato gli altri ammogliati per quattro allenamenti a settimana ma, prima la colica renale del Geometra Polli e poi l'infarto di Vittorio, il postino del paese, l'avevano convinto che la via da percorrere era un'altra.
Prendendo spunto dal ventennale “Presidente” della sua squadra del cuore, aveva messo mano al portafogli e si era occupato in prima persona delle assunzioni della Bibiton SRL.
I colloqui si basavano su tre punti fondamentali: palleggio, scatto e fede calcistica. L'ultimo punto era anche quello un retaggio del Presidente a cui si ispirava. «La Bibiton ai milanisti» aveva iniziato a recitare come un mantra.
Dal terzo colloquio i candidati avevano iniziato ad arrivare con addosso la maglia numero tre dell'allora capitano Maldini e in paese era aumentata in maniera esponenziale la vendita di sciarpe rossonere.

Mario poggiò il pallone sul dischetto di centrocampo e, a lunghe falcate, prese posto in cabina di regia. Da lui sarebbe passato il gioco della squadra: intelligente, dai piedi buoni e dalla visione invidiabile, li avrebbe guidati alla vittoria.
«Forza ragazzi, ricordatevi del premio produzione!» batté le mani e strinse il pugno per stimolare, come se ce ne fosse bisogno, Ciro Ringhio Caputo.
Alto un metro a sessanta, collo taurino, sfregio dall'angolo destro della bocca a dietro l'orecchio, Ciro era il prototipo del nuovo mediano di contenimento. L'aveva scoperto guardando le registrazioni del circuito di sicurezza dell'azienda, con i Carabinieri, la mattina in cui avevano trovato la cassaforte sfondata. Nessuno riusciva a capacitarsi di come ci fossero segni d'effrazione esterna. I primi sospetti erano ricaduti sui dipendenti ma le immagini avevano chiarito tutto: Ciro e Nino, il suo gemello, si erano arrampicati a mani nude sul muro esterno per poi saltare sul cassone di un furgone a tre metri di distanza.
«Dovete trovarli!» aveva immediatamente detto Bolli al maresciallo.
«Faremo il possibile, ma gli stiamo dietro da un po'. Sarà difficile arrestarli» aveva risposto il carabiniere.
«E no, Castro. Lei non me li deve arrestare, io li voglio assumere questi due!» Si era premurato di specificare.
Dopo un attimo di pausa, il maresciallo aveva annuito. «Le ho mai parlato di mio figlio? Ha trentanni, è milanista e non riesce a trovare un lavoro…»
In meno di una settimana, Mario aveva ingaggiato i gemelli Caputo, gli unici in squadra a non aver giurato sul Milan perché devoti a San Gennaro e al Napoli appena retrocesso in Serie B.
Il silenzio delle forze dell'ordine gli era costato l'assunzione di Fedele Castro. Il figlio del maresciallo si era rivelato un buon acquisto: longilineo e dinoccolato, portava il quarantasette di scarpe che gli permetteva di intercettare qualsiasi pallone passasse a meno di un metro da lui. Dopo uno studio accurato, Mario aveva deciso che sarebbe stato un ottimo terzino destro.

Don Vito, abito talare rigorosamente nero da cui sbucavano delle scarpette da calcio bianche, raggiunse il cerchio di centrocampo. Avvicinò il fischietto alla bocca, sollevò la mano sinistra e attese il cenno d'assenso dei due portieri.
Anche Mario si girò nella direzione di Florean Lucescu, l'unico non dipendente della Bibiton SRL. Ingaggiarlo non era stato facile e gli era costato parecchio, ma ne valeva sicuramente la pena. L'aveva notato l'estate prima, a Riccione, quando aveva portato suo nipote Marietto, il figlio del primogenito Giosué che avrebbe seguito la partita dalla panchina, al circo. Se n'era innamorato immediatamente, vederlo con la tutina aderente nera mentre si lanciava da un trampolino all'altro senza fare il minimo sforzo gli aveva riportato alla mente le gesta di Cudicini, il più grande portiere che il Milan avesse mai avuto e che la stampa britannica, negli anni '60, aveva ribattezzato “The Black Spider”.
A fine spettacolo, Mario aveva sbolognato il nipote di quattro anni a una maschera e si era infilato nel retro del tendone.
Raggiungere il futuro portiere degli ammogliati gli era costato un tentativo di linciaggio e trecentomila Lire in contanti, ma doveva averlo in squadra.
«Chi sei?» aveva chiesto il trapezista, che senza maglietta incuteva parecchio timore.
«Lo vuoi un lavoro?»
«Ho già un lavoro…»
«Ti pagherò bene.»
«Ho tutto quello che mi serve, e il resto me lo prendo senza problemi.»
Gli era piaciuta la faccia tosta di quel ragazzo, gli ricordava Walter Zenga che, sebbene fosse un nemico storico, era stato un gran portiere.
«Mi servi per una partita, fai tu il prezzo…»
The Black Spider aveva portato la mano al volto, si era carezzato la guancia ispida e aveva annuito.
L'accordo non era stato dei più vantaggiosi per Mario, quando Florean aveva scoperto dell'azienda l'aveva obbligato ad assumere come autotrasportatori sei cugini e si era fatto comprare il camper da otto posti con cui aveva raggiunto il campo poco prima della partita. Gli era costato tanto, ma come aveva insegnato il Presidente ai tempi di Lentini: il prezzo giusto è quello con cui sbaragli la concorrenza.

Don Vito soffiò nel fischietto: la partita ebbe inizio.
Nino Caputo toccò il pallone che fece mezzo giro in avanti. Ettore, il suo compagno di reparto, spostò la sfera con la suola e, con un movimento fluido, la lanciò sulla fascia sinistra dove Achille l'addomesticò con il petto. Era così che aveva conosciuto i due gemelli dal fisico scultoreo degno dei loro nomi.
Una mattina di ottobre se li era trovati in ufficio, seduti sul divano con addosso la tuta del Milan. Mario era andato a sedersi alla scrivania, li aveva guardati di traverso e aveva messo mano alla mazza da baseball, poggiata accanto alla sedia, che usava quando i dipendenti avanzavano richieste economiche.
«Chi cazzo siete?» aveva berciato.
«Quelli che stavi cercando…» aveva risposto quello che dopo avrebbe conosciuto come Achille.
Mario aveva stretto la presa sulla mazza e l'aveva poggiata sulla scrivania.
«Non mi serve nessuno!»
«Ma noi non siamo “nessuno”!»
Stanco di quella conversazione, Mario aveva impugnato la mazza e l'aveva sollevata sopra la testa.
La reazione dei due sconosciuti era stata fulminea. Achille si era alzato ed era corso verso l'ingresso, Ettore aveva tirato fuori un pallone da non si sa dove e aveva fatto partire un bolide in direzione di Mario. L'uomo aveva sentito solo il rumore dell'impatto del piede con il cuoio, poi aveva fissato la sfera che, priva di rotazione, volava verso di lui.
«Se la palla non gira vuol dire che è stata colpita alla perfezione!» gli aveva detto fuori da San Siro un Friulano, dopo un tre a tre casalingo contro l'Udinese. «Te lo dico io che vedo tutte le domeniche Zico!»
Era l'otto gennaio del millenovecentoottantaquattro, faceva un freddo becco e il Brasiliano aveva appena fatto due goal.
«Ma va a dà via el cu!» era stata la risposta serefica di Mario, che aveva condito il tutto con il segno internazionale dell'ombrello. Nella storia del Milan solo due Friulani potevano parlare di calcio: il primo era morto cinque anni prima e il secondo a quei tempi era un semplice ex calciatore.
Il tifoso in trasferta aveva muggito quello che probabilmente era un insulto nel suo dialetto e si era dileguato nel nulla lasciandolo con quella massima inossidabile.
Il pallone aveva impattato contro la mano facendo volare la mazza.
Mario aveva osservato la sfera e il bastone rincorrersi per aria. Roteavano in una danza muta che terminò al cospetto del granitico Achille. Il giovane, che nel frattempo aveva sollevato la gamba sinistra, allargato le braccia e rigettato il capo all'indietro, aveva bloccato a terra il pallone con il piede e teneva la mazza in perfetto equilibro sul petto.
Mario aveva scosso la mano, come ad allontanare il dolore, e si era alzato dalla sedia.
«Quando volete iniziare?» aveva chiesto.

Achille si fece scivolare addosso il pallone, lo lasciò rimbalzare a terra e, con un tocco delicato, lo passò a Duilio. Il terzino sinistro, quello che Mario chiamava con disprezzo “il Ricatto”, stoppò goffamente la sfera e, a sua volta, la lanciò verso Simone, il suo “Compagno di merende”.
Mario odiava entrambi dalla prima volta che li aveva incontrati qualche mese prima. Si erano presentati in compagnia di Stella, la rappresentante aziendale della CGIL, e avevano iniziato a farneticare su diritti, abusi e cavolate del genere.
«Ascoltate bellini, lo stipendio lo prendono tutti i mesi?» aveva sbottato Mario, arrivato al culmine della sua pazienza, trenta secondi dopo l'ingresso della delegazione.
I tre avevano annuito. «Ma…» aveva provato a protestare Duilio.
«Ma un corno. Io ci metto il grano, io decido cosa fare. Ora andatevene!»
I due uomini avevano abbassato lo sguardo a terra e stavano per uscire, ma la donna li aveva bloccati.
«Signor Bolli, non è così facile. Lei ha degli obblighi verso i suoi operai.» Stella aveva portato le mani ai fianchi, in una posa poco consona ai suoi presunti ideali.
«Senti Stella Polare, pago puntuale e continuo ad assumere gente, direi che non è il caso di cagarmi il cazzo!»
Le possibilità di mediazione erano già finite.
«Lei ha assunto una serie di persone che in azienda non si vedono nemmeno» l'aveva incalzato la sindacalista «e altri di quelli vecchi li ha lasciati in magazzino, a non far nulla, per permettere ai nuovi di fare le consegne. Qui sta andando tutto a rotoli.»
«Quindi il problema è che ho troppi dipendenti… se vuole lascio a casa qualcuno.»
«Non faccia il furbo. Lei sa benissimo che il problema è quella maledetta partita!»
Mario era scattato verso Stella come un pitone pronto a stritolare la preda.
«Non toccatemi la partita!»
«E invece è proprio quella che deve bloccare!»
Il proprietario della Bibiton SRL aveva afferrato per il collo la sindacalista.
«Non ti devi permettere, brutta zecca comunista!» aveva sbraitato.
Davanti a quel gesto violento, i due pavidi accompagnatori di Stella si erano visti costretti a intervenire. Simone aveva tirato una gomitata al costato del suo capo e Duilio, facendo perno con il ginocchio, l'aveva gettato a terra.
Mario era caduto all'indietro e aveva picchiato la testa contro il pavimento. Con la vista annebbiata dal dolore, si era trascinato fino al muro e si era messo a sedere.
«Signor Bolli, lei è in veri guai!» Stella si fregava il collo con le mani e aveva la voce strozzata. «Pagherà cara questa aggressione…»
Quando si era ripreso, Mario aveva sistemato le cose, la sindacalista era diventata vicepresidente con i quaranta per cento di aumento e i due avevano venduto il loro silenzio per un mensile leggermente più alto e la promessa di un posto da titolare in squadra.
A conti fatti non gli era andata poi male l'intervento con cui l'avevano atterrato era degno dei migliori Baresi e Costacurta.

Simone fermò la sfera e l'appoggiò a Mario che sollevò il piede destro pronto a bloccarla. Una folata di vento e un'ombra attirarono la sua attenzione sulla sinistra, ma non fece in tempo a capire cosa stesse succedendo; Samuele gli aveva fregato il pallone e correva verso i due difensori centrali.
Mario abbozzò una rincorsa, ma il figlio era troppo rapido. L'osservò superare Simone, che venne abbattuto dalla scivolata di Rachid, e puntare The Black Spider. Il trapezista rumeno lo aspettava con i piedi ben piantati a terra, le braccia larghe e il sorriso in volto. Mario era sicuro, nessuno avrebbe fatto goal al suo portierone.
Samuele entrò in aria di rigore e fece partire un destro a incrociare sul palo lontano. Florean scatto come un gatto nella direzione della sfera, tese le braccia e si allungò. Era stupendo vedere quel corpo librarsi in aria, peccato solo che per lo slancio eccessivo superò abbondantemente la traiettoria del pallone e si ritrovò abbracciato al palo.
Il fischio di Don Vito arrivò come una sentenza: gli scapoli erano passati in vantaggio.

Per nulla affranto dal goal a freddo, Mario decise che quello era stato un colpo di fortuna per suo figlio. Florean doveva solo prendere le misure con la porta e i due centrali avrebbero dovuto migliorare l'affiatamento, ma c'era tutto il tempo per riprendersi.
Nino toccò la palla a Ettore, che la girò a Duilio. Duilio la poggiò a Simone che, incurante dell'errore di pochi attimi prima del loro capitano, gliela passò.
Mario sentì il cuore accelerare, non poteva sbagliare ancora, spostò leggermente il corpo sulla sua destra, per prevenire l'arrivo del figlio, ma questa volta l'ombra comparve dall'altra parte.
Mario non sapeva se provare a frapporsi in protezione del pallone o limitarsi a calciarlo via. Ci pensò Ciro Ringhio Caputo a toglierlo dall'impaccio. Il piccolo Napoletano arrivò di corsa, a testa bassa, impattò con la testa contro l'addome di Mario e rimbalzò a terra.
Samuele strappò la palla dai piedi di Ciro che giaceva agonizzante al suolo e riprese la sua sfida solitaria contro gli ammogliati. Questa volta Rachid si limitò a cadere al terzo passo, ma almeno non intralciò Simone che affrontò l'avversario, costringendolo a passarla a Giannino, il nipote sedicenne del panettiere. Il numero sette degli scapoli saltò con facilità Fedele Castro e si involò sulla fascia senza pallone, quella era rimasta incollata al quarantasette di piedi del figlio del maresciallo.
Fedele, nonostante l'andatura claudicante, portò il pallone oltre la metà campo e l'appoggiò a Kanu che gli era andato incontro. Il Beckham nero si voltò, guardò Mario e fece partire un siluro che attraversò l'intero campo, sbatté contro la bandierina e rimase in gioco. Ettore arrivò prima del nuvolone di polvere che sollevava al suo passaggio e degli avversari. Socchiuse gli occhi per squadrare la porta e fece partire il tiro. La palla, immobile, attraversò il cielo in direzione del secondo palo. Il numero uno degli scapoli si tuffò, ma la sfera era troppo veloce e angolata perché potesse prenderla. Mario strinse i pugni, pronto a esultare, ma il grido gli morì in gola quando il legno respinse il tiro. La sfera rimbalzò in campo, ancora giocabile, e rotolò sulla linea di porta. Purtroppo, attorno c'erano solo le maglie neroazzurre degli avversari.
Una macchia rossonera si insinuò tra il cinque e il sei dell'altra squadra: era Nino Caputo che raggiunse per primo il pallone e calciò.
Mario si lasciò andare alla felicità, incurante di quello che i suoi occhi stavano vedendo. Contro ogni legge della fisica, Nino aveva calciato la palla che, invece di entrare in rete, era schizzata verso il centro del campo.
Per fortuna degli scapoli, la sfera tornò sui piedi di Kanu. Il Beckham nero fece partire un altro cross che attraversò il campo, imprendibile per tutti i giocatori tranne che per Achille. Il gemello si esibì nel solito stop di petto ma, una volta messa giù la sfera, sembrò spaesato. Sgranò gli occhi e guardò Ettore con aria supplichevole.
«Passala!» gli gridò il fratello.
Achille obbedì e toccò il pallone in direzione di Mario, ma in maniera troppo lenta perché potesse raggiungerlo.
Gli scapoli ripartirono in contropiede.
Rachid questa volta stese Duilio e Florean, in tuffo, afferrò la testa di Simone al posto del pallone.
Gli scapoli andarono sul due a zero.

«Forza ragazzi, è solo sfortuna» provò a rincuorarli Mario, ma in cuor suo iniziava a temere di aver sbagliato a non organizzare delle amichevoli.
Ettore posizionò la palla su dischetto del centrocampo e spostò Nino che voleva battere. Prese una breve rincorsa e attese il via di Don Vito.
Il rumore del pallone che sbatteva contro la traversa arrivò appena dopo il fischio dell'arbitro, aveva tirato direttamente da centrocampo. Questa volta la carambola riportò il pallone nella metà campo degli ammogliati, scavalcò Mario e Ciro e puntò dritto su Rachid. Il difensore centrale gonfiò il petto, sicuro di poter fermare quella palla, ma non aveva fatto i conti con Florean. Il portiere gli afferrò la testa impedendogli di vedere, la palla gli rimbalzò addosso, carambolò su Simone, che nel frattempo era incespicato nel quarantotto di Fedele, e rotolò in rete.
Mario si guardava attorno, incredulo per quanto stesse succedendo. Una mano gli si poggiò sulla spalla. Si voltò e vide Samuele.
«Papà…»
«Non ti ci mettere, potrai vincere quest'anno, ma l'anno prossimo l'aria cambierà!»
Il figlio sorrise. «Ne sono certo, perché l'anno prossimo giocheremo in squadra insieme. Manuela è incinta, ci sposiamo.»
Le lacrime gonfiarono gli occhi di Mario, che allargò le braccia per stringere quel bambino che stava diventando uomo: era felice, l'anno dopo avrebbe avuto la punta attorno a cui ricostruire la squadra.

Scapoli Vs Ammogliati del 2001 passò alla storia non tanto per il diciassette a zero con cui si concluse, ma per i ventidue pali colpiti da Ettore, per i trentasei stop di petto di Achille e per l'espulsione che Don Vito combinò a Rachid, reo di aver steso sei compagni di squadra in una sola azione.
Ultima modifica di ceranu il giovedì 15 marzo 2018, 8:26, modificato 2 volte in totale.



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SalvatoreStefanelli
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Re: Scapoli VS Ammogliati: la sfida finale! di Francesco Nucera

Messaggio#2 » mercoledì 14 marzo 2018, 19:55

Mi sono divertito tantissimo a leggere questa storia davvero ben orchestrata. Ti consiglio di rivederla, ma solo perché ci sono parecchi piccoli refusi sparsi qua e là.

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ceranu
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Re: Scapoli VS Ammogliati: la sfida finale! di Francesco Nucera

Messaggio#3 » giovedì 15 marzo 2018, 8:28

Grazie, volevo partecipare ma avevo bisogno di leggerezza, felice che ti abbia divertito. :)
Ho ripulito il testo, ma sono certo che qualcosa mi sia sfuggito.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Scapoli VS Ammogliati: la sfida finale! di Francesco Nucera

Messaggio#4 » lunedì 19 marzo 2018, 11:32

Eccoci di nuovo qua. Viste che il tuo è uno dei racconti che devo commentare ti rinnovo il mio parere precedente: storia davvero ben orchestrata. Hai risolto il problema dei refusi, e anche questo va bene. Ti dico solo che alcune scene sembrano quasi incredibili e non facilmente visualizzabili nella loro completezza. Ti riporto questa frase, che secondo me non è di facile lettura e affatica chi appunto legge:
"L'aveva notato l'estate prima, a Riccione, quando aveva portato suo nipote Marietto, il figlio del primogenito Giosué che avrebbe seguito la partita dalla panchina, al circo."
Comunque: Bravo!

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Wladimiro Borchi
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Re: Scapoli VS Ammogliati: la sfida finale! di Francesco Nucera

Messaggio#5 » lunedì 19 marzo 2018, 14:09

Racconto delirante, pieno di spunti divertenti e scritto con sapienza e, evidente, conoscenza di regole e situazioni calcistiche che, purtroppo, il sottoscritto semi-ignora e che non lo hanno mai appassionato più di tanto. Mario ci fa sorridere e immedesimare, anche se, a differenza dei tuoi soliti lavori, sembra che la storia non decolli mai (ma sicuramente è colpa delle mia proverbiale ignoranza, con la GNI maiuscola, in materia).
Il finale con il figlio che sta per passare dall'altra parte della barricata è davvero un'idea carina.
Che dirti? Stavolta non sarei tu la punta di diamante della mia classifica.
GNE GNE GNE
IMBUTO!!!

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Milena
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Re: Scapoli VS Ammogliati: la sfida finale! di Francesco Nucera

Messaggio#6 » giovedì 22 marzo 2018, 15:20

Ciao Francesco! Visto che avevo scritto il tuo commento prima che fossimo suddivisi in gironi, te lo posto comunque anche se siamo nello stesso gruppo ;)

Comincio subito con il dire che il tuo è un bel racconto; non sono una grande amante del calcio, anzi; però il binomio «scapoli/ammogliati» mi fa subito ridere, genera una sorta di sorriso automatico, un po’ nostalgico, perché nella mia mente si manifestano subito San Pietro sopra la traversa, la mega pozzanghera, Filini col fischietto… insomma, già solo dal titolo partiamo bene!
Una cosa che ho notato è che è un po’ difficile starci dietro, perché ci sono veramente caterve di nomi, nonché di battute a essi legate (mi è piaciuto molto Fedele Castro, non so se sia stato fatto apposta o se sia stato un caso, comunque mi ha strappato un sorriso). Tutti i personaggi, pur tanti, sono però azzeccati, hanno un loro motivo di essere, gestiti molto bene; ma come dicevo sono tanti e in un racconto non eccessivamente lungo diventa confusionario gestirli tutti nel corso della lettura.
In ogni caso, a parte quello e qualche refuso qua e là (niente di particolarmente drammatico) è un racconto leggero e simpatico, con un finale dolce e intimo, che ribalta il senso di quella che è stata la storia fino a quel momento: l'enorme importanza di quella partita che, comunque, non si potrà vincere, passa in secondo piano davanti alla notizia di un nuovo, roseo futuro. Un bel lavoro, bravo.

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Giovanni Gianni Del Giudice
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Re: Scapoli VS Ammogliati: la sfida finale! di Francesco Nucera

Messaggio#7 » venerdì 23 marzo 2018, 15:16

Ciao Francesco. Un bel racconto. Usi bene l'ironia e la storia si presta bene a farlo. Anche se il 'tell' prevale sullo 'show' il risultato è molto buono. Una critica che mi sento di muoverti è che ci sono troppi nomi e personaggi per cui a volte si perde un pò la vicenda. Scrivi comunque bene, quindi il racconto si fa leggere. Bravo.

Roberto Masini
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Re: Scapoli VS Ammogliati: la sfida finale! di Francesco Nucera

Messaggio#8 » sabato 24 marzo 2018, 15:24

Godibilissimo racconto. Non ho mai partecipato a una sfida calcistica tra scapoli e ammogliati ma, alle porte di Milano, quando lavoravo lì, ho partecipato a tornei calcistici tra colleghi di lavoro. Le situazioni sono quelle descritte nel testo. Mi ha ricordato una partita che avevo organizzato tra pendolari e non. Io ero pendolare e nella mia squadra c'erano esclusivamente pendolari scarsi o bravi mentre nell'altra squadra affrontammo anche alcuni semi professionisti, assoldati all'ultimo momento con l'unico scopo di vincere.
Ironico e nel contempo epico mi ha fatto ritornare indietro nel tempo.
La pletora di personaggi è assolutamente funzionale al testo.
Divertentissimo!

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ceranu
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Re: Scapoli VS Ammogliati: la sfida finale! di Francesco Nucera

Messaggio#9 » sabato 24 marzo 2018, 15:39

Ciao a tutti, scusate l'assenza ma sono un po' incasinato. Avevo iniziato a leggere i racconti però mi sono accorto che non riuscivo a dedicare la giusta attenzione a quello che leggevo, quindi ho preferito aspettare. Da stasera ricomincio a leggere e a breve passerò a commentarvi.
Comprendo la critica sull'eccessivo numero di personaggi, effettivamente può diventare complicato seguirli tutti, avrei dovuto affrontare il calcetto con i suoi 5 giocatori…
La scelta dell'eccessivo uso del Tell è voluta. Normalmente sono un estremista dello show, ma sono alla ricerca di nuove soluzioni e una narrazione simile non mi dispiace :)
Sono contento che vi abbia divertito.

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