Non sarebbe più bello?

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il due gennaio sveleremo il tema deciso da Andrea Atzori. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Andrea Atzori assegnerà la vittoria.
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SalvatoreStefanelli
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Non sarebbe più bello?

Messaggio#1 » martedì 13 marzo 2018, 13:50

NON SAREBBE PIÙ BELLO?

Non si può vincere contro la Camorra, ma non smetterò mai di lottare.

Sono giorni, ormai, che i morti hanno colorato di sangue le strade della città. Uomini che hanno fatto una scelta sbagliata e adesso l'hanno pagata. Questa guerra sembra non voglia finire tanto presto: troppe zone sono senza un clan che comanda e troppi galli vogliono cantare nello stesso pollaio. Si ammazzassero tra di loro non me ne importerebbe più di tanto, però, quando tra le vittime ci finisce un innocente, è allora che sento il dolore di ogni donna o uomo che ha subito o teme di subire una tale perdita. Sento la rabbia e le urla di un popolo che vorrebbe trovare pace. E, avverto la sua vigliaccheria.
Piazza Dante brulica di gente. Non è il solito tran tran di chi scorribanda per le vie del centro, tra una bancarella di libri e una pizza a portafoglio. Sono i curiosi del macabro quelli che si accalcano contro il nastro bianco e rosso che limita un'ampia zona a destra della statua. Quelli della Scientifica sono appena arrivati per i rilevamenti. A terra due cadaveri sotto dei teli bianchi e una ventina di bossoli esplosi. Accanto a uno dei due, una donna piange e urla, si strappa i capelli, battendosi quel ventre in cui avrebbe voluto tenere ancora il suo bambino. Invece, il figlio giace lì, sui basoli freddi impregnati del suo sangue. Quel sangue che riempie con il suo odore i miei respiri. Dovrei esserci abituato, ma non lo sono mai quando è quello di un innocente.
Alle spalle della statua di Dante c'è il Convitto Vittorio Emanuele. Tra meno di un'ora mio figlio sbucherà da quel portone, per tornare a casa. Cosa gli dirò di tutto questo sangue? Forse non me lo domanderà con le parole, ma me lo chiederanno i suoi occhi. Mi chiederà risposte e giustizia, rassicurazioni che io non ne ho…, ma gliene darò lo stesso, sperando che bastino.
La calca insiste. Mi domando quante tra queste persone stanno provando quello che provo io? Quante sarebbero disposte a entrare in guerra contro la Camorra, come faccio io ogni giorno? A lasciarsi ammazzare, pur di vincere? Temo che la risposta non sia quella sperata.
Il medico legale e i tecnici della Scientifica sono andati via portandosi dietro i cadaveri, e la donna. A terra resta il sangue, intorno la gente. E, resto pure io.
Un paio di colleghi presenziano il luogo, aspettano quelli del Comune mandati a pulire i basoli. Mi muovo verso il Convitto. Sento la campanella suonare, odo voci impazienti correre verso l'uscita. Dai loro volti capisco che qualcuno sa. Si guardano intorno. Si fermano appena fuori al portone della scuola, confabulano tra loro e vanno via, con gli occhi sulle chiazze di sangue. Pochi mi sembrano davvero consapevoli di quanto accaduto; scopriranno solo dal Tg che tra le vittime c'era un ragazzo come loro.
Ecco Luca. Mi sembra smarrito, come gli altri. Mi vede, non sorride e non alza la mano come è uso fare; si avvicina. Lo abbraccio forte, più a lungo del solito, con più intensità. Lui tace, mi stringe a se. Lui ha capito. Sta diventando più forte dei suoi compagni, più forte persino di me, perché questa drammatica realtà è parte del suo mondo sin da quando era piccolo.
La piazza sta tornando alla sua apparente normalità. Luca e io c'incamminiamo in silenzio. Ho avvertito la sua forza, ma ho anche visto la richiesta di aiuto nei suoi occhi e mi sono sentito impotente come non mai. Credo che questo sia il destino di ogni padre.

È passata una settimana e quella che sembrava una tregua non scritta è appena terminata. Davanti al commissariato ci sono due nuovi cadaveri; accanto a loro qualcuno ha gettato due caschi neri senza scritte. Nessuno ha visto niente, nessuno parla e se parla dice banalità senza senso, ma piene di colpe e paure. È per questo che la Camorra non può perdere. Perché la gente ha paura. Paura di essere tra le prossime vittime, paura di ritorsioni. Paura di perdere l'unica possibilità di sopravvivere, in un mondo dove il diritto al lavoro è solo una frase senza più valore scritta nella Costituzione. Perché questa gente ci è nata in questo Stato alternativo e non sa come uscirne.
Mi chino sui corpi dal viso rivolto a terra. Un foglio scivola fuori da sotto il corpo di uno dei due. Una scritta bella grande recita: Si nun si’ bbuono, chesta è ’a fine ca faje. Nun s’accìdeno ’e piccerille.
C'è una sola ragione per questo messaggio: questi sono gli assassini di una settimana fa. Forse la guerra è davvero finita. Forse, per un po' torneremo a occuparci solo di reati minori. Forse non sarà per niente così, ma io lo spero di cuore.

Oggi, Luca è andato in gita all'oasi di Persano. Sono fuori scuola. Il cielo, ammantato di rosso, sta cedendo posto alla notte e i lampioni, timidamente, gettano le luci tutt'intorno. C'è gente allegra in giro, i locali si stanno riempiendo. Presto Luca arriverà; ha già chiamato per dire che ha fame. Ho telefonato ad Anna, a casa, e lei ha riso quando gliel'ho detto. Sta preparando pollo e una montagna di patatine fritte per lui, per me dice che ha in serbo un'altra sorpresa. Mi emoziono al solo pensiero di ciò che già so: presto Luca avrà un fratellino o una sorellina, che è quello che spero io. Alzo gli occhi su Dante e mi rivedo qualche giorno fa, sotto di me il senso del dolore mi strappa dai miei sogni, le emozioni si mutano e mi stringono il cuore. Ogni giorno rischio di non vedere mio figlio crescere, l'altro nascere. Ogni giorno mi domando: perché? L'unica risposta che trovo è nel senso del dovere, verso la giustizia, per la città e la sua gente, per rendere questo posto migliore, per quelli che amo. So che la mia volontà da sola non può bastare, ma ogni volta che mando qualcuno in galera sento il mio cuore più leggero, fino al successivo omicidio o furto o alla minaccia di libertà di una persona onesta. Il pullman è arrivato; Luca si caracolla giù per le scale e mi corre incontro, felice.
«Hai detto a mamma che ho fame?» è la prima cosa che mi dice.
«Così si saluta tuo padre? Non mi abbracci nemmeno?»
Luca si fionda su di me. Tace e mi stringe forte.
«Sì, gliel'ho detto; ti sta preparando il piatto che preferisci».
«Il pollo con le patatine? Sììì!»
Lo vedo correre verso via Tarsia, dove al solito ho parcheggiato l'auto, attraversando la strada come il vento, apparentemente incurante degli altri mezzi in circolazione. Appena lo avrò acciuffato, dovrò dirgliene un paio, se non vorrò soccombere a un infarto la prossima volta. Lo rincorro e, nonostante lo spavento, non riesco a non gioire per la sua felicità e innocenza. Dall'alto della salita sopraggiunge il rombo di una moto. Due uomini a bordo; caschi neri e senza scritte. Noto il luccichio di una pistola venir fuori da sotto il giubbotto di pelle di quello seduto dietro. Un uomo, sul marciapiede, li maledice un attimo prima che una scarica di proiettili lo colpiscano in petto. Luca è lì, a un passo. Rivedo la scena di qualche giorno fa, il sangue sui basoli, la disperazione di una madre e la mia mano scende sulla pistola d'ordinanza, la estrae e spara, in un riflesso istintivo. La moto precipita sull'asfalto, sfrega in mille scintille sino a quando non arresta la sua corsa contro un'auto parcheggiata. I due uomini rotolano. Un casco salta rivelando il volto di un giovane, avrà forse diciassette anni. L'altro dei due è immobile, a terra, quasi certamente morto, mentre lui ha ancora la forza di rialzarsi, cerca una pistola che non ha più. Gli sono addosso. Non gli do il tempo di capire, un pugno e un altro, poi lo spingo a terra e con le manette gli blocco le mani dietro la schiena. Guardo l'altro motociclista, il sangue colma l'asfalto sotto di lui e continua a non muoversi. Mi avvicino e nell'accertarmi che sia morto, giro lo sguardo sul marciapiede alle mie spalle: anche la vittima designata è morta. Ho le orecchie indurite dal frastuono del mio sangue in circolo, mi ci vuole un po' per avvertire i primi timidi applausi, le urla di altri, le maledizioni e i pianti di chi ha visto il proprio uomo finire la sua vita sull'asfalto, in un agguato di camorra.
Una mano mi tocca sulla spalla. Mi volto di scatto, la pistola ancora pronta in mano. È un attimo, il volto di Luca trasfigura, inorridendo. La mia arma è puntata su di lui. La mia ferocia la leggo nei suoi occhi. Luca, con il corpo rigido e teso, ha perduto i respiri; le sue lacrime dicono: "abbracciami".
Pronuncia: «Papà…» in una voce sottile e incerta.
«Luca». Le braccia si aprono e lo avvolgono. Ritrovo piano piano tutte le mie sensazioni e avverto il cuore di mio figlio battere all'impazzata. «È tutto finito, Luca, non temere». Lo sento singhiozzare, mentre riprende colore e il cuore torna a un battere più gentile.
Dopo un po' mi guarda negli occhi. «Temo che mamma dovrà aspettarci a lungo. Forse, è meglio se la chiami e gli dici di tenere il pollo in caldo per un po'».
Sorrido. «Certo Luca, ora la chiamo e le dico di tenere in caldo anche il fratellino».
Sorride anche lui, ma non appare sorpreso. «Io avevo pensato a una sorellina» dice. «Non sarebbe più bello?».
Ultima modifica di SalvatoreStefanelli il sabato 17 marzo 2018, 13:55, modificato 2 volte in totale.



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SalvatoreStefanelli
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Re: Non sarebbe più bello?

Messaggio#2 » martedì 13 marzo 2018, 13:53

Corto la metà di quanto era possibile, non ho potuto o saputo scrivere di più. Ora, potete pure massacrarmi. Io cercherò d'ignorare le mazzate immergendomi nella revisione all'editing del mio racconto, che dovrebbe essere pubblicato a breve. Buon divertimento e a presto.

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Sonia Lippi
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Re: Non sarebbe più bello?

Messaggio#3 » lunedì 19 marzo 2018, 14:38

Ciao Salvatore.
Bello e crudo il tuo racconto.
Reale ,troppo reale purtroppo per le persone che conoscono quella realtà.
Mi è piaciuto molto, ci sono 2 refusi ma non mi ricordo bene dove.
La scelta del dialogo interiore del carabiniere che racconta la realtà mi piace,anche se in alcuni punti mi è sembrato un pochino pesante.
Avrei messo qualche dialogo in più per variare.
Comunque un ottima prova

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SalvatoreStefanelli
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Re: Non sarebbe più bello?

Messaggio#4 » lunedì 19 marzo 2018, 15:43

Grazie, Sonia. Fa piacere ti sia piaciuto.

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Eugene Fitzherbert
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Re: Non sarebbe più bello?

Messaggio#5 » lunedì 19 marzo 2018, 16:47

Ciao, Salvatore,
è il primo racconto di questa edizione che leggo e devo dire che il livello è (come immaginavo) altissimo.
Una storia cruda e crudele, di un'attualità indescrivibile e che mi ha fatto tornare a quindici anni fa, quando per quelle strade di Napoli ho passeggiato con l'Imperatrice. Mi ricordo che a Piazza Dante c'era pure un Macdonald.
A parte le rimembranze, il racconto è bello e duro, come una storia del genere deve essere. Ti confesso che io ricordo i racconti di Beppe Lanzetta, che descrivevano quella Napoli fatta di mammecoraggio e tossicodipendenti, e questa tua prospettiva ribaltata, vedere la Napoli violenta dagli occhi delle forze dell'ordine ha rimesso in asse la bilancia. Ed è bella l'interpretazione del tema: non si può vincere (ed è tutto da vedere), ma si DEVE COMBATTERE, perché 'c'è sempre un domani migliore', per citare la sigla di Conan il ragazzo del futuro.
Bravo davvero, Salvato'! Complimenti.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Non sarebbe più bello?

Messaggio#6 » lunedì 19 marzo 2018, 20:34

Se ritorni a Napoli, ci facciamo un giro insieme, mangiando una pizza al portafoglio e nu' babà! Grazie per il bellissimo commento, davvero. E pensare che il tuo è ancora l'unico racconto che non sono riuscito a commentare, ne ho letto un terzo, oggi pomeriggio, ma poi sono dovuto uscire ed è rimasto appeso. Lo vado a leggere ora.

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Milena
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Re: Non sarebbe più bello?

Messaggio#7 » martedì 20 marzo 2018, 14:34

Ciao Salvatore, piacere di conoscerti.
Allora, come prima cosa ti darei un piccolo consiglio: toglierei la frase introduttiva «Non si può vincere contro la camorra ma non smetterò mai di lottare». Questo concetto è implicito nel racconto; inoltre nei primi paragrafi non viene nominata la città, rimane tutto molto generico e per i primi istanti non si capisce esattamente quale sia l’ambientazione, cosa sia il fulcro della storia. E secondo me questo è un bene. Ci permette di capire poco a poco dove siamo, come su un palcoscenico buio che viene illuminato piano, permettendoci di cogliere qualche dettaglio per volta; questo a mio avviso aiuta l’immedesimazione, anche perché, come dicevo, il concetto traspare comunque dal comportamento del protagonista e non è necessario rimarcarlo in maniera palese. Però questa è ovviamente una mia impressione che si può condividere come no, sia dall’autore che dagli altri commentatori, quindi non prendiamola per oro colato.
Il racconto è godibile, crudo ovviamente, questo sì; si parla tra l’altro di avvenimenti che purtroppo sono all’ordine del giorno e questo rende la lettura ancora più impressionante. La storia è scritta abbastanza bene, forse in certi punti un po’ troppo parlata e poco mostrata; non dappertutto, ma alcuni brani secondo me sarebbero stati da sviluppare meglio, allungandolo leggermente (e di solito io sono per i tagli drastici) per dar loro un più ampio respiro, togliere un po’ di "tell" e mettere un po’ di "show" in più. Esempio: quando scrivi «Ho telefonato ad Anna a casa, lei dice...» ecc., forse far vedere questo dialogo sarebbe stato meglio, avrebbe dato un tocco di "show" in più che non guasta mai.
Comunque sia, un racconto interessante che ho letto volentieri.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Non sarebbe più bello?

Messaggio#8 » martedì 20 marzo 2018, 18:17

Ottimi consigli, Milena. Al momento in cui l'ho scritto e postato non avevo molto tempo da dedicargli. Forse, se avessi atteso sino all'ultimo, avrei potuto trovarne e migliorarlo ancora. Grazie.

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ceranu
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Re: Non sarebbe più bello?

Messaggio#9 » giovedì 29 marzo 2018, 17:41

Ciao Salvatore, bella prova.
Il racconto è crudo e reale al punto giusto, il protagonista mi piace e la camorra, purtroppo, non passa mai d'attualità. Però non è tutto rose e fiori. Ho trovato un po' confuso lo scontro, o meglio, c'è un particolare da padre che non ho digerito. Lui affronta i due "dimenticandosi" del figlio. Va bene per un action movie americano, ma il tono fino a quel punto non era quello. Intervalla l'azione a lui che cerca con lo sguardo il figlio, che ci pensa e si preoccupa. È una prima persona, devi farmi sentire l'angoscia del padre! Fa nulla che perdiamo la scena in cui gli punta la pistola, fammi vedere l'azione di un padre.
Nel complesso è un ottimo racconto che si gioca tranquillamente le prime due posizioni della classifica.
Ciao e alla prossima.

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DavidG
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Re: Non sarebbe più bello?

Messaggio#10 » venerdì 30 marzo 2018, 19:15

Ciao Salvatore,
piacere di conoscerti.
Trovo che il racconto sia lungo il doppio, non la metá, del necessario.
La prima metà è tutta raccontata, mai vissuta. Potrebbe essere l’articolo di un giornale. Dalla seconda metá in poi cominciano i dialoghi e l’azione vera e propria. Io sinceramente taglierei molto.

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SalvatoreStefanelli
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Re: Non sarebbe più bello?

Messaggio#11 » martedì 3 aprile 2018, 19:59

In risposta a DavidG (senza cattiveria o polemica, ma solo per curiosità): forse così corto ti piace di più?

Non sarebbe più bello?

Le strade sono in guerra, una guerra di camorra.
In piazza, due corpi riversi sui basoli, uno di questi è un bambino. La madre, lì accanto, urla il suo nome: «Anto', figlio mio!» mentre con una mano si batte il ventre dove avrebbe voluto tenerlo ancora al sicuro.
Guardo la scuola di fronte, dove presto uscirà mio figlio. So già che i suoi occhi mi chiederanno risposte e certezze che non ho, ma che gli darò lo stesso, sperando bastino le mie parole. La calca di persone intorno è assetata di macabro. Mi domando: quanti di loro sarebbero disposti a sacrificarsi pur di eliminare questo cancro? Temo che la risposta non mi piacerebbe.
È passata una settimana. Due nuovi cadaveri sono abbandonati davanti al commissariato. Su un foglio nella tasca di uno di loro leggo: Si nun si’ bbuono, chesta è ’a fine ca faje. Nun s’accìdeno ’e piccerille; chiaro messaggio che sono i killer di una settimana fa.
Oggi, Luca è andato in gita. Sto aspettando il suo ritorno. Ho detto a Anna che ha una fame da lupo. «Per lui pollo e patatine in quantità» mi ha risposto. «Per te ho in serbo altro» ha aggiunto. So già cosa vuole dirmi: è incinta, e io spero tanto sia una bambina. Luca è arrivato, gli ho detto del pollo; mi abbraccia e corre verso l'auto parcheggiata in via Tarsia. Due tizi a cavallo di una moto, con i volti coperti dai caschi, scendono dal lato opposto; quello dietro estrae una pistola e spara contro un uomo poco distante da Luca. Rivedo la scena in piazza e d'istinto estraggo la pistola d'ordinanza e sparo contro i killer. Con la coda dell'occhio vedo Luca mettersi al riparo dietro un'auto in sosta. Cerco i due uomini. Uno è immobile su una chiazza del suo stesso sangue, morto, coma la vittima designata. L'altro, senza più il casco, è un giovane in cerca dell'arma perduta; penso a mio figlio in pericolo e mi precipito contro di lui: con due pugni bene assestati lo stordisco, quindi lo ammanetto. Qualcuno mi tocca la spalla; mi giro di scatto, arma in pugno e vedo Luca inorridire: nei suoi occhi tutta la mia ferocia. «Papà…» riesce a dire, con voce incerta.
«Luca!» lo abbraccio, mentre ripongo la pistola nella fondina «è tutto finito». Lo vedo riprendere fiato.
«Bisogna avvisare mamma ti tenere il pollo in caldo» mi dice.
«Gli dirò di tenere in caldo anche il fratellino»
Sorride, non sembra sorpreso. «Se fosse una sorellina? Non sarebbe più bello?»

DavidG ha scritto:Ciao Salvatore,
piacere di conoscerti.
Trovo che il racconto sia lungo il doppio, non la metá, del necessario.
La prima metà è tutta raccontata, mai vissuta. Potrebbe essere l’articolo di un giornale. Dalla seconda metá in poi cominciano i dialoghi e l’azione vera e propria. Io sinceramente taglierei molto.

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