La meglio stagione

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il due gennaio sveleremo il tema deciso da Andrea Atzori. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Andrea Atzori assegnerà la vittoria.
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Giovanni Gianni Del Giudice
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La meglio stagione

Messaggio#1 » domenica 18 marzo 2018, 23:36

Carlone lo ritrovarono gonfio come un rospo dopo quasi una settimana. Sua moglie Ada lo aveva cercato dappertutto. Il mare lo aveva biascicato ben bene per poi risputarlo nel fosso Corna Vecchia dove un gruppo di ragazzini lo aveva scovato impigliato tra le frasche, come un grosso tricheco unto.
«Che è successo?» mormorò Picchio. Un piccolo capannello s’era già formato.
«Hanno trovato Carlone. Nel fosso vecchio.»
«… è…?»
«Sì, sì… stecchito da una settimana.»
L’Ada intanto stava dando di matta, e s’era portata appresso pure i ragazzini, piccoli che forse poppavano ancora, sporchi e tristi, con gli occhi scuri.
«…»

Poco prima, non era ancora giorno fatto che l’uomo già stava con la schiena poggiata al muro, a pochi passi dalla bottega del pane. Aspettò con calma che il garzone uscisse con la cesta piena e montasse sulla bicicletta, poi entrò.
«Si può?»
«Certo,» rispose Lolli, poi lo riconobbe. «Non ti pare un po’ presto per comprare il pane?»
«Davvero, oggi è presto. Perché te lo sai bene a che ora entro alle officine vero?»
«Tu entrerai uguale a quegli altri no? Che ne so io»
«Già, non lo sai.»
«Che ti do caro?»
«Dammi quello che di solito dai alla mi’ moglie, caro»
Lolli si fermò a guardarlo. Aveva i baffetti sottili come lame. I capelli lucidi e neri come il corvo. Un impermeabile grigio. Sorrideva sempre beffardo quell’omone dai tratti affilati. Dopo pochi secondi di silenzio entrarono due uomini mentre fuori dalla bottega il cielo rischiarava.

«Comunque vada questa è stata una grande stagione per la Sempre Avanti Piombino! E se Dio vuole sarà la prima di chissà quant’altre stagioni gloriose!»
Non tutti gli astanti gradirono il cenno all’onnipotente, e il Bulli se ne rese conto, quindi vuotò d’un fiato il gottino di rosso che s’era asserbato. Per darsi coraggio.
«Questa società così giovane eppure così valente. Io vorrei cogliere l’occasione per ringraziare tutti quanti,» e mentre parlava si riempì nuovamente il bicchiere, «i dirigenti, i preparatori, i sostenitori, e tutti i giocatori. Prosit!» e giù alla goccia, di nuovo.
«E la storia di Carlone?»
Subito si rabbuiò l’umore del Bulli, e col suo quello di tutti i presenti, che improvvisamente non trovarono di meglio da fare che mettersi a contare le briciole di pane sparse sulla tovaglia. Il Berti, sguardo basso e accigliato, si fece un sorso, salvo poi sentirsi fuori luogo, e tutto rosso in volto prese a pulirsi le unghie con i resti d’uno stuzzicadenti.
«Quella del Carlone è una triste vicenda amici, ma non c’entra niente con la squadra e con il progetto della Sempre Avanti.»
«Che cazzo vuol dire non c’entra niente? Che il Carlone non era uno della squadra?» Chiese Gianni, con rabbia.
«Certo che lo era. Carlo Rovelli era un pezzo fondamentale della squadra. Ma l’incidente che gli è successo non deve cambiare nulla, e il nostro spirito…»
«Sei proprio sicuro che si tratti di un incidente Bulli?»
«E che non è morto in mare?»
«Ma che volete?» intervenne allora il Raciti, sostenitore non socio della squadra, «la gente muore tutti i giorni, che ci dobbiamo fare?»
«Ma come ti permetti brutto muso nero?» Strillò Gianni.
«Attento a come parli segaiolo! Io ti stronco qui davanti a tutti se non ti rimangi quello che hai detto.»
«Signori vi prego…» cercò d’intervenire il Bulli, ma la situazione era già degenerata.
«Proviamo a parlare della partita?» Si intromise Pietrino, il centrocampista che veniva dalla Calabria.
«Ma di quale partita vuoi parlare?» Tagliò corto Gianni, rosso in volto, «Carlone aveva famiglia. Che le andiamo a raccontare all’Ada? Che ora ci manca un centravanti?»
«Scusa Gianni, ma cosa possiamo fare noi? La polizia casomai ci penserà…» Provò a giustificarsi Pietrino, che si sentì attaccare dagli sguardi insolenti di molti, e cominciò a tremare. Berti sentì di dover intervenire, ma alla fine tacque, continuando a esaminarsi le unghie, sempre più rosso in volto.
«Gianni falla finita e dai retta a Pietrino. Pensa a vincere domani… anche per Carlone se credi.» Disse allora Raciti, ma con un sorriso beffardo che non piacque a nessuno. Il Berti fu svelto a mettere la mano sul braccio muscoloso di Gianni, mediano e capitano della squadra, già pronto a scattare in piedi, e con gli occhi lo implorò di chetarsi. Il Raciti rise forte e poi chiese rivolto a tutti:
«Chi lo sa come mai lo chiamavano tutti Carlone?»
«Lo so io» s’affrettò a rispondere Virgilio, che era scemo. Aveva gli occhi storti e una gamba zoppa, e viveva da quando ne aveva memoria aiutando come poteva le famiglie dei calciatori in cambio di un letto e qualcosa da mangiare. Perché era orfano, gli piaceva il calcio e era scemo. Raciti sorrise beffardo.
«Bravo Virgilio, bravo. Lo vuoi dire a tutti per piacere?»
«Perché una volta ha rotto tre costole a un portiere tirando una bordata da trenta metri!»
«Sicché era forte il Carlone, eh Virgilio?»
«Il più forte di tutti!» rispose orgoglioso il ragazzo.
«E allora alla salute tua, Carlone!» quindi alzò il gottino al cielo e bevve. Il Bulli interpretò quel momento come una pacificazione, e chiamò il brindisi:
«Alla Sempre Avanti Piombino, amici! A Carlone!»

Aveva piovuto per tutto il giorno, e il campo era fradicio.
«Dai che non va poi così male. E poi non c’era il Carlone domenica scorsa. Ci basta vincere la prossima e ce la possiamo fare a salvarci.» Il Bulli stava bene attento a non bagnarsi stringendo le spalle per farsi piccolo a misura d’ombrello.
«Sì ma questa è la serie C Bulli, non è roba per noi secondo me.»
«Te non ti preoccupare e fai meglio che puoi, al resto ci penso io.»
Tutti gli uomini alternavano scatto e corsa lenta, ordinatamente. Solo Gianni se ne stava da una parte, e tirava cannonate in porta. Dal lato opposto a quello in cui stavano Bulli e il mister Giano, ritti in piedi sotto la pioggia proprio fuori dallo spogliatoio, entrò in campo Virgilio.
«E poi questa cosa di Carlone i ragazzi l’hanno presa proprio male.»
«Ho capito Giano, ma io che devo fare? Carlone è morto in mare. Ci andava a pescare no?»
Il ragazzo zoppicò verso Gianni, seguito da alcuni dei giocatori che avevano interrotto la corsa. La pioggia si fece martellante.
«E comunque è vero, senza Carlone sarà dura. Già abbiamo quattordici uomini, ora tredici. Questi poi lavorano tutti.»
«Oh Giano, si fa quel che si può eh. Te non ti preoccupare, che la squadra è buona.»
«A proposito, oggi non s’è visto Lolli al pranzo e al campo. Vai a vedere se s’è di nuovo spaccato la schiena a bottega, che senza terzino sinistro non si gioca domani.»
«Sì, sì, stasera ci passo… ma che fa lo picchia?»
Gianni aveva afferrato Virgilio per il bavero e lo scuoteva come una frasca sferzata dalla pioggia. Gli altri compagni s’affrettarono a levarglielo dalle mani.
«Macché, t’immagini. Lo vedi che si stanno abbracciando?» rispose il mister senza dar peso alla scena, mentre riguadagnava lo spogliatoio.
«E’ vero, ora si stanno abbracciando tutti. Bah, lo vedi che la squadra c’è? Dai Giano, forza, voglio una bella vittoria va bene? Vedrai che questo è il nostro anno.»
«Se lo dici tu…»

Gianni e Virgilio se ne stavano seduti sulla panca. Zitti. Virgilio aveva gli occhi gonfi e i vestiti zuppi fradici. Non avevano cenato e il cielo era nero, ma non pioveva più.
«Venite, vi aspetta.» Disse un uomo in divisa.
Entrarono nella stanza e si misero a sedere di fronte alla scrivania.
«Allora che cazzo vuoi fare ora Berti?» Disse Gianni.
«Qui non siamo a un pranzo sociale Gianni. Chiamami commissario Berti, per piacere.»
«Bene. Che cazzo vuoi fare ora commissario Berti?»
L’uomo si adombrò e distolse lo sguardo da quel gigante dai capelli ricci. Osservò per un attimo Virgilio, che si fissava i piedi e ogni tanto voltava gli occhi storti verso il calciatore.
«Diglielo Virgilio.» Disse perentorio Gianni. Virgilio scattò in piedi:
«L’ho trovato nel boschetto di pini dietro allo stadio. L’hanno impiccato a un albero e gli hanno tagliato… glielo hanno tagliato… e c’era sangue dappertutto.» Poi si rimise a sedere, e lo guardò cercando approvazione, ma lui non se ne avvide.
«Allora?» Disse Gianni.
«Allora che? Cosa ti devo dire? L’ho visto anch’io. E’ orribile.»
«Niente? Ammazzano il centravanti e il terzino della squadra in una settimana e te non hai niente da dire?»
«Da tifoso e sostenitore dico che è una cosa assurda. Da commissario di polizia dico che per quanto se ne sa ora il Carlone è morto in mare e il Lolli è un brutto affare. Ma per ora non ho altro da dire, no.»
«Quindi non hai intenzione di metterli dentro?»
Berti osservò per un attimo Virgilio e intuì che si stava perdendo nel groviglio dei lacci dei suoi scarponi mentre li contemplava facendo delle smorfie strane con la bocca.
«Io non posso arrestare la gente solo perché è antipatica.»
«Quelli ce l’hanno con chi non la pensa come loro.»
«Avanti Gianni! Vuoi davvero farmi credere che quelli del partito vanno a ammazzare la gente così? A loro stai pensando vero?»
«Non così!» Gianni si spazientì, «vanno a ammazzare quelli che non la pensano come loro! Quelli della squadra! Lo sai che quasi nessuno di noi ha la tessera?»
«E ti sembra che questo basti per fare una strage? Che pensi, che vi ammazzeranno tutti?»
Gianni tacque un po’, riflettendo. Poi serrò i pugni forte più che poteva.
«Ma che ne so io. Io so solo che quei pezzi di merda ce l’hanno con la squadra. E’ chiaro no? Il perché secondo me te l’ho già detto.»
«Ma poi scusa, il Raciti e il Lenzi sono anche sostenitori,» il commissario tagliò corto, erano già quasi le undici e gli occhi gli bruciavano dalla stanchezza: «Ascolta Gianni, ora andate a casa che domani c’è la partita. E’ decisiva vero? Se volete restare in serie C bisogna vincere. Lascia fare a me, lo sai che ero amico di Carlone e Lolli. Ti assicuro che scoprirò chi ha fatto questo macello.»
Gianni si alzò e si avviò furioso verso la porta, con Virgilio che lo seguiva confuso.
«Quei pezzi di merda hanno voluto colpire la squadra… proprio nel momento decisivo. Ma io gliela faccio pagare, te l’assicuro…»
Non lasciò spazio ad alcuna replica, e s’inoltrò nella notte.

Gli spalti erano straordinariamente gremiti e la giornata gradevole.
«Possiamo dire addio alla serie C» disse amaramente il mister Giano, e si rimise a sedere in panchina accanto a Bulli.
«Quanto manca?» Chiese lui con lo sguardo vacuo.
«Venti minuti, e siamo sotto di due.» Rispose il mister.
In campo i ragazzi stavano sputando sangue e correvano dietro a ogni pallone con disperazione e rabbia.
«Ci manca la testa oggi, ecco cosa ci manca,» rincarò Giano, «hanno paura.»
Gianni intanto si sentiva il cuore scoppiare, ma continuava a correre come un matto, e incitava gli altri a dare tutto, e strillava come un ossesso. Pietrino pure ce la metteva tutta, e si mangiava chilometri sulla fascia sinistra, facendo anche il ruolo del Lolli. Poi a un certo punto li vide, sugli spalti nuovi, tutti rivestiti a festa che strillavano e ridevano in modo volgare, come al solito. Il Raciti e gli altri camerati della casa del fascio. Pareva che si divertissero molto. Fu a quel punto che Pietrino capì che era finita.

Berti lasciò lo stadio prima della fine della partita e dovette bere un cordiale all’osteria per levarsi di bocca l’amaro. Camminò senza meta per molto tempo riflettendo sul macello che s’era creato. Non gli era mai piaciuto il suo lavoro e non era bravo, lo sapeva. Quando già volgeva a sera si trovò per caso di fronte alla casa del fascio che era anche la sede del partito. Le luci erano accese e sembrava esserci chiasso dentro.
«Ma che cosa cazzo avranno da festeggiare questi?» Si domandò il commissario, e si mise a sedere su una panchina lì vicino. Dall’edificio giungevano grida e risate, ma Berti non riuscì a decifrare nulla di quello che si diceva.
«Due morti in una settimana,» pensò, «tutti e due della squadra.»
Si accese una sigaretta. Ne fumava una al giorno.
«Carlone forse è morto in mare da solo, ma Lolli è un brutto affare.»
Le risate che provenivano dall’interno lo infastidirono e gli guastarono il gusto di quella sigaretta. La buttò per terra e si tirò su il bavero dell’impermeabile, deciso a continuare la sua camminata. Prima o poi i pensieri si dovranno pur chiarire, si disse mentre si avviava verso il corso deserto.

«Passami la bottiglia Virgilio.» Disse Pietrino. Ma la mano non riusciva ad afferrarla, così il ragazzo lo aiutò a fare un sorso. La mezzanotte era già passata.
«Grazie, grazie… ahi ahi sono proprio ridotto male amico mio…» e sputò, sangue misto a saliva densa. «Mi hanno proprio conciato stavolta.»
Pietrino stava adagiato per terra in una posizione del tutto innaturale, con la testa inclinata quasi a novanta gradi poggiata sullo scalino della chiesa. Si scosse per un momento, e un dolore lancinante gli squassò il corpo.
«Sono andato a chiedergli il posto alle officine. Quello che mi avevano promesso…» Poi scostò la testa di lato e vomitò sangue e schiuma densa e viscosa.
«Mi hanno fatto bere un litro d’olio. E poi mi hanno pestato.» Quindi emise un rantolo sordo.
«Gliel’ho detto io di quelli della squadra che se la facevano con le loro mogli. Gliel’ho dovuto dire, hai capito? Io un lavoro non ce l’ho, Virgilio.»
Il ragazzo seguiva tutti i movimenti di Pietrino, che era piccoletto. Pareva stesse attento a recuperarne al volo i pezzi che si potevano staccare da un momento all’altro.
«Ma invece mi hanno pestato. E mi hanno detto che il lavoro non c’è. Che sono un terrone spione. E mi hanno fatto bere altro olio…»
Cominciò a piovere. Passarono alcuni minuti.
«Loro li avrebbero uccisi tutti. Ma se sono bastati Carlone e Lolli per mandare a monte il campionato a loro sta bene così. Hanno detto questo. Però a me mi hanno pestato, e il posto alle officine che mi avevano promesso non me lo danno. E hanno detto che anche a Gianni gli fanno vomitare sangue. Però la storia finisce qui. Ce n’erano otto di giocatori che se la facevano con le mogli di quelli della casa del fascio, lo sai? Otto. Ma la storia finisce qui. Però a Gianni gli fanno sputare l’anima.»
Pietrino cominciò a tossire, e fu straziante per il suo corpo malmesso vibrare a quel modo, con la milza gonfia che stava per scoppiare. Virgilio cominciò a piangere, e singhiozzava. La notte era umida, e un vento fresco veniva dal mare.


La stagione 1937/1938 è stata l’unica disputata dalla Sempre Avanti Piombino nella serie C del campionato italiano, massimo traguardo mai raggiunto dalla squadra



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Sonia Lippi
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Re: La meglio stagione

Messaggio#2 » martedì 20 marzo 2018, 14:14

Ciao Giovanni
Credo che sia la prima volta che leggo qualcosa di tuo.
La storia è bella ..e poi per me che sono originaria di Follonica leggere una storia di Piombino è sempre un.piacere.
In alcuni punti ripeti però le stesse frasi... e usi tante parole per raccontare una storia bella che però perde di ritmo.
Ho fatto un po fatica a ricordare tutti i nomi... secondo me troppi personaggi in così poche righe.
Se lo revisioni e gli dai un ritmo è un bel racconto.
A rileggerci
Sonia

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Milena
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Re: La meglio stagione

Messaggio#3 » martedì 20 marzo 2018, 14:36

Ciao Giovanni, piacere di conoscerti.
Bene, questo racconto mi è piaciuto. Molto crudo, devastante per certi versi. Calza a pennello con il tema del contest. All’inizio - non proprio nel primo paragrafo, quello è ben triste… intendo nel passaggio in cui i giocatori parlano tra loro, battibeccando sulla partita e sul fatto che la morte del loro compagno di squadra Carlone sia ben più importante di una partita di calcio, pensavo quasi si trattasse di una black comedy, di quelle un po’ disturbanti ma che giocano sullo humor nero (impressione forse data semplicemente dalla «toscanità» dell’atmosfera, non so). Invece con il proseguire del racconto mi sono resa conto che, black o non black, di comedy qui c’è ben poco, anzi.
Nonostante la brutalità della storia ho comunque letto molto volentieri il racconto, dal punto di vista formale a mio avviso ben scritto; amo i dialoghi, io stessa ne metto sempre una marea – forse fin troppi, e tu ne hai usati molti, tutti secondo me molto ben gestiti e con le giuste tempistiche. Lo show batte alla grande il tell, almeno secondo me, altro punto a tuo favore. Insomma, una bella prova che ho molto apprezzato.

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Milena
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Re: La meglio stagione

Messaggio#4 » martedì 20 marzo 2018, 14:36

Ciao Giovanni, piacere di conoscerti.
Bene, questo racconto mi è piaciuto. Molto crudo, devastante per certi versi. Calza a pennello con il tema del contest. All’inizio - non proprio nel primo paragrafo, quello è ben triste… intendo nel passaggio in cui i giocatori parlano tra loro, battibeccando sulla partita e sul fatto che la morte del loro compagno di squadra Carlone sia ben più importante di una partita di calcio, pensavo quasi si trattasse di una black comedy, di quelle un po’ disturbanti ma che giocano sullo humor nero (impressione forse data semplicemente dalla «toscanità» dell’atmosfera, non so). Invece con il proseguire del racconto mi sono resa conto che, black o non black, di comedy qui c’è ben poco, anzi.
Nonostante la brutalità della storia ho comunque letto molto volentieri il racconto, dal punto di vista formale a mio avviso ben scritto; amo i dialoghi, io stessa ne metto sempre una marea – forse fin troppi, e tu ne hai usati molti, tutti secondo me molto ben gestiti e con le giuste tempistiche. Lo show batte alla grande il tell, almeno secondo me, altro punto a tuo favore. Insomma, una bella prova che ho molto apprezzato.

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Eugene Fitzherbert
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Re: La meglio stagione

Messaggio#5 » martedì 20 marzo 2018, 20:56

Ciao, Giovanni,
la tua storia è estremamente disturbante. L'atmosfera greve, politicamente violenta, umanamente insostenibile racconta i drammi di questi calciatori della domenica, presi di mira dalla Casa del Fascio e destinati a perdere tutto, il campionato, la faccia, la vita. Alcuni passaggi sono tremendi, ineluttabili, da far tremare le mani dalla rabbia.

Ci sono alcune imperfezioni tecniche (alcune ripetizioni, talvolta messe soprattutto per cercare pathos e ostinazione nei dialoghi), alcune virgole che non ci sono. Un'altra cosa da ravvisare (ma non è un vero difetto) è che la molteplicità dei personaggi - la protagonista è una INTERA squadra di calcio - tende a rendere complicato la gestione e la narrazione dell'affresco storico. Il problema non sei tu che ti perdi, ANZI, sei stato bravissimo a tenere tutto sotto controllo e a misurare ogni stacco: il vero problema è che per la lunghezza obbligata del racconto, tutto diventa troppo fugace per fare veramente amicizia con i vari terzini, mediani e centrocampisti. Ad averci qualche pagina in più (e ti prego, non lasciare perdere questa storia) diventa un racconto molto struggente e ben articolato, ancora migliore di quello che già è.
Bravo!

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Giovanni Gianni Del Giudice
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Re: La meglio stagione

Messaggio#6 » mercoledì 21 marzo 2018, 8:06

Grazie Sonia, Milena e Eugene. I vostri commenti sono preziosi. Metterò mano al racconto appena posso e cercherò di far tesoro delle vostre parole. A proposito: piacere di avervi conosciuto e letto!

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ceranu
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Re: La meglio stagione

Messaggio#7 » giovedì 29 marzo 2018, 23:05

Ciao Giovanni, benvenuto da queste parti.
Bel racconto. Ho apprezzato molto la scelta di unire politica e calcio in un racconto dal sapore latino. Un racconto simile può esistere solo in Italia, Spagna e Argentina e la cosa mi piace un sacco. Adoro leggere le nostre storie e tu ce ne hai regalata una cruda ma molto interessante. Oltre a questo, ho apprezzato l'uso dei dialoghi e la sapienza con cui hai dispensato show dall'inizio alla fine. Bravo. Buna anche la caratterizzazione di alcuni personaggi e l'intrigo.
Veniamo ai difetti del racconto. Ho faticato parecchi a orientarmi a livello temporale. Fino alla fine ero convinto di trovarmi a inizi anni '70. Sicuramente è colpa mia, ma potresti inserire qualche elemento in più per aiutarmi. Come ti hanno già fatto notare gli altri c'è qualche ripetizione di troppo.
Lo so che io non dovrei dirlo, ma effettivamente i personaggi sono troppi e in un giallo questo è un male. Non mi permetti di seguire bene la storia e mi dai lo 0% di possibilità di capire prima della fine chi sia l'assassino o il traditore. Qualche personaggio in meno ti avrebbe dato la possibilità di preparare meglio la rivelazione finale.
Nel complesso è un racconto che si fa leggere volentieri, con una sistemata sono certo che verrà fuori un ottimo lavoro.

P.S. complimenti per l'avatar, la scelta della Fletcher, iettatrice di prima categoria, si sposa alla perfezione con il racconto ;)

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DavidG
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Re: La meglio stagione

Messaggio#8 » venerdì 30 marzo 2018, 19:14

Ciao Gianni,
a me il tuo racconto è piaciuto molto, sarà perché è tutto show e niente tell o perché son toscano e non ho avuto difficoltá con nessuno dei termini che usi ( non credo che la cosa valga per tutti peró!)
Devo dire che forse si fa un po’fatica a stare dietro a tutti i personaggi che ci presenti, credo che il tuo sia l’unico caso in cui con piú caratteri il pezzo guadagnerebbe molto.

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