Una collina e uno scienziato

Appuntamento per lunedì 16 luglio dalle ore 21 all'una per una Special di Minuti Contati! Moderatrice e organizzatrice dell'edizione: Eleonora Rossetti, la vincitrice dell'unica altra edizione simile nella storia di Minuti Contati!
Partenza alle ore 21.00 con la prima parte del tema. Alle ore 22.30 arriverà la seconda parte e alle 00.00 la terza e ultima. Gli autori che vorranno cimentarsi nella prova dovranno dare dimostrazione di flessibilità nel modificare e adattare in corsa il proprio racconto oltre che di grande controllo nel riuscire a gestirlo e a farlo rientrare nel numero di caratteri che verrà a sua volta aggiornato a ogni step!
Giuseppe Patti
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Una collina e uno scienziato

Messaggio#1 » martedì 17 luglio 2018, 0:30

Accanto una comunissima collina, è avvenuta una vicenda alquanto strana e bizzarra, io lo so perché ero lì, ne ho fatto parte anche io, e non sono stato il solo. Mi ero appena svegliato, lavo denti, faccia, indosso i primi vestiti che trovo, bevo un caffè al volo fatto da mia moglie, e corro verso il lavoro, sono un muratore e con la mia squadra eravamo in ritardo per la consegna di un immobile costruito tramite appalto pubblico. Solo che, è difficile da spiegare, solo che mentre con la mano aprivo la maniglia della porta, sono stato risucchiato da qualcosa e catapultato qui, alla valle della collina. Apro gli occhi, e sono prono sul suolo, pancia in su, poi una mano tesa verso me che afferro per risollevarmi. Non ero solo, c'erano altre quattro persone. Pensai di essere stato rapito, chiunque lo avrebbe pensato, e tentai di scappare, ma ogni volta che mi allontanavo troppo, mi ritrovo disteso dove ero prima, e ogni volta la stessa mano in aiuto per alzarmi. Non conoscevo quel luogo, vedevo fosse una collina o un monte, ma non ero mai stato prima in quel specifico luogo, e guardando gli altri... neanche loro avevo mai visto prima.

Eravamo in cinque, c'era uno del tutto calvo, occhi marroni, alto nella media e così anche nella corporatura, e dall'aria molto anziana, le rughe non mentono; uno coi capelli biondi un po' lunghi tutti tirati all'indietro, occhi verdi e un po' sottopeso; una donna, molto più giovane rispetto a noi, o almeno questo è stato il primo pensiero dopo aver dato uno sguardo a tutti, i suoi capelli ondulati le finivano sempre davanti agli occhi per via del vento, e lei senza mai arrendersi, li riportava indietro con le dita; infine, un bambino, un po' pacioccone, con lo sguardo sempre perso nel vuoto, quasi fosse meravigliato di trovarsi lì, in mezzo a degli sconosciuti e per puro caso.

Non parlammo per i primi, i primi, senza alcun orologio è stato difficile capire che ora fosse, ma il sole era appena sorto, era ancora presto, ma di quale giorno non si sapeva. Come avremmo potuto saperlo, ogni apparecchiatura elettronica è stata persa durante quell'insolito viaggio. E non parlammo per un po', ci limitammo a sederci e a squadrarci di continuo, come se il colpevole di tutto fosse lì, uno di noi; solo il bambino sorrideva ed esplorava la zona circostante, un bastoncino di legno in mano, per difendersi disse, e con quella luce negli occhi correva e correva, poi si fermava come se avesse visto un fantasma, sguardo inorridito e lentamente, col braccio teso con all'estremità la sua arma, camminava, cercando di scovare chissà che cosa. Eppure era strana quella campagna, neanche un verso di animali, neanche qualche vermicello che cerca di salire tutto il corpo umano attraverso le gambe, niente di tutto ciò, solo alberi, tantissimi. Il bambino poi venne a rompere quel silenzio con la sua voce un po' stridula:
«Perché non parlate?»
Ci guardammo tutti negli occhi, le mie gambe tremavano, la palpebra dell'occhio destro della donna tremolava vistosamente, l'uomo calvo iniziò a carezzarsi la pelata con la mano sinistra, il biondino proferì parola:
«Dovremmo darci delle regole, non sappiamo per quanto tempo resteremo qua, e non possiamo allontanarci troppo che ci ritroviamo qua. Avete qualche idea?»
Scuotemmo tutti la testa, allora lui si alzò e dettò le tre regole per una buona alleanza: non allontanarsi troppo, è tempo sprecato; non insultare nessuno per nessun motivo; e tutti devono collaborare, bambino incluso, alla sopravvivenza. Nessuno obiettò, eravamo ancora un po' intontiti e lui aveva assunto un'aria molto autorevole.

Il compito della donna, Alessia, fu quello di cercare del cibo sugli alberi lì vicino, magari nelle folte chiome avrei trovato dei frutti; all'anziano fu chiesto, con l'ausilio, di recintare in un qualche modo la zona di confine al fine di evitare quei strani viaggi; io e Marco, l'uomo calvo, costruimmo un paio di capanne, più o meno stabili, con i tronchetti che si potevano trovare lì per terra, nel caso dovessimo passare la notte lì; Alessandro, invece, prese la briga di costruire delle lance affilando dei rami con delle pietre.
Non furono compiti facili, ma tutti assolvemmo i nostri compiti proprio quando il sole era nel suo punto più caldo, e l'aria era un po' più afosa. Alessia però riuscì a trovare ben poco cibo, a malapena due frutti di campagna, e mentre il bambino rideva sotto i baffi, l'anziano s'infuriò:
«Pensi che possano bastare? Siamo in cinque, torna sugli alberi, porta del cibo! E quelle le chiamate capanne? Davvero? E quelle sono armi? Forse non avete capito che noi qui...»
Quello che ormai era il capo, quasi d'istinto, gli conficco una delle sue lance nell'addome, l'anziano cadde sanguinante. Il bambino non rideva più, quasi piangeva.
«Ha infranto le regole, è ciò che si meritava. Io non voglio morire per colpa di qualcuno che ha sempre qualcosa da ridire, avete obiezioni?»
Di nuovo tutti a scuotere il capo, questa volta con qualche lacrima che lenta scendeva sul viso. Dopo un minuto di raccoglimento, posizionammo il corpo del defunto dietro un albero sul confine, il bambino si addormentò tremolante, tutti noi cercammo dell'altro cibo su quei robusti alberi dandoci appuntamento al luogo di partenza non appena il sole iniziasse a dirigersi a ponente.

Mangiammo tutti, poco ma tutti, il cibo dovevo bastare anche per la cena, e non era molto. Poi entrai dentro una delle capanne, tutti lo facemmo, io ero ancora un po' scosso per la morte dell'anziano e probabilmente non ero il solo a esserlo. Sdraiato e scomodo come non mai, non dormii, l'immagine del vecchio sanguinante era ancora troppo vivida nella mia mente, e non si riesce a dormire se si vede qualcuno morire, la mente entra in stato di allerta e si concentra al massimo per evitare di fare la stessa fine.

Mi svegliai che il sole era al crepuscolo, la notte stava iniziando a estendersi. Trovai tutti seduti in cerchio che parlavano tra loro. Mi sedetti con loro, non mi fidavo ancora, ma meglio non destare sospetti. Il bambino disse poi di avere paura del buio, Alessia lo abbracciò forte forte; gli altri due parlavano, quando poi il capo si scusò per la morte dell'anziano. Lo perdonammo tutti velocemente, poi lui, forse intimorito, prese una di quelle armi da lui costruite e trafisse il calvo, poi la donna, tremando col tutto il corpo, ne presi una anche io e con accanto quei due nuovi cadaveri lottammo. Nella lotta però, il bambino perì, colpito per sbaglio da me, piansi e lottai, iniziò a piovere e accecato dalla rabbia lo uccisi.

Aprii gli occhi, davanti a me un camice bianco. «Complimenti», mi disse, «l'esperimento è andato a buon fine.»



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antico
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#2 » martedì 17 luglio 2018, 0:43

Ciao Giuseppe! E' un piacere ritrovarti! Tutto ok con i parametri, buona THREE STEPS EDITION!

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megagenius
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#3 » giovedì 19 luglio 2018, 0:00

Ciao Giuseppe, bentrovato!
Inizio col dire che sto valutando i racconti considerando le attenuanti della difficoltà (assai rilevante) di questa competizione e della natura complessa del tema, quindi sono passato sopra a molti refusi, imperfezioni, persino inciampi grammaticali e narrazioni appesantite dalla mancanza di riletture... Pur con tutte queste attenuanti, però, il tuo racconto è assolutamente insufficiente. E non me ne volere se lo dico.
Parto dall'incipit. Confuso, con tempi verbali che cambiano continuamente, stile scolastico, ripetizioni a non finire... E via così. L'antefatto di tutta la trama poteva essere anche interessante (se il genere è la fantascienza), ma l'evento straordinario (la transizione in un'altra dimensione) avviene così, senza motivo. La fantascienza è piena di questa tipologia di antefatti, ma di solito gli autori inseriscono degli indizi o piccoli elementi fuori dalla realtà da cui poi scaturisce il "prodigio". Qua invece niente. Il protagonista apre la porta e puf!!!
Andiamo avanti. Il protagonista finisce insieme a un gruppo di altri sconosciuti, rapiti sicuramente anche loro dal fenomeno spaziotemporale (non so come altro chiamarlo...) e vive con loro dei momenti di interazione che conducono a dei conflitti. Anche nella parte centrale le vicende scorrono confuse, con una prosa pesante, a tratti noiosa, che culminano con dei gesti folli, con l'isteria di un anziano e addirittura con una carneficina. Stop. E quindi?
Come ho avuto modo di dire in un altro commento, manca la progettualità: cose volevi trasmettere? Cosa volevi comunicare? C'è un'evoluzione del personaggio durante il racconto? Qual era il tuo obiettivo? A parte l'interazione degli sconosciuti, non c'è molto altro da rilevare.
E neanche il "colpo di scena" finale (espressione rigorosamente tra virgolette) riesce a salvare la barca che affonda: sembra messo lì tanto per dire ai lettori: guardate vi ho ingannati!! Ma quel finale, credimi, incasina di più le cose, e confonde ancor più le idee (Che esperimento è? E da dove è saltato fuori lo scienziato? E qual era l'obiettivo di questo assurdo esperimento? Boh, non si capisce...).
C'è da lavorarci su, e non poco.

In ogni caso, in bocca al lupo!!!

Emiliano.

viviana.tenga
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#4 » sabato 21 luglio 2018, 18:20

Ciao Giuseppe,
Mi spiace dirlo, ma il tuo racconto mi ha lasciato un certo senso di confusione. Soprattutto nei primi paragrafi, lo stile andrebbe un po' rivisto, c'è qualche pasticcio con i tempi verbali e alcuni passaggi non troppo scorrevoli. Quanto alla trama in sé, rispetta tutte le specifiche e mi stava incuriosendo parecchio, ma il finale è non è stato all'altezza delle aspettative: si parla di un esperimento, ma senza spiegare niente e senza rispondere a nessuna delle domande che il lettore si sta ponendo.
Ovviamente, l'edizione era oggettivamente difficile e il tempo per scrivere il finale davvero poco, quindi le mancanze sono tutte comprensibili, ma il risultato è stato un racconto su cui ci sarebbe ancora un bel po' da lavorare.

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jimjams
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#5 » sabato 21 luglio 2018, 22:40

Ciao Giuseppe. Separerò la valutazione in due parti. La prima per quanto riguarda l'aspetto tecnico del racconto, e la seconda sul sul contenuto (struttura, trama etc). Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, dopo aver scartato l'ipotesi che tu volontariamente facessi parlare il personaggio in quel modo, devo rilevare parecchie carenze. Niente che non si possa sistemare e imparare, ci siamo passati tutti quando abbiamo iniziato. Va bene la scelta di utilizzare un protagonista narrante, in prima persona. Non condivido invece il tempo passato. Avrei usato la prima persona al presente, un po' più difficile da scrivere forse, ma che permette di mantenere maggiore sospensione sugli esiti della storia (se il protagonista parla al passato sappiamo già che sopravviverà). Ci sono molte imprecisioni nella scrittura. Tempi verbali ballerini, frasi con costruzioni forzate e poco comprensibili. Comincia ad affrontare le cose principali, sistema i tempi verbali, rileggi le frasi, magari fai come me che sto ristudiando grammatica (ti sorprenderà scoprire quante cose non sai, è successo anche a me). Poi avrai tempo per alcune sottigliezze delle quali per ora puoi anche non preoccuparti. Passando alla storia, ti dico che, di per sé, poteva anche funzionare. Tuttavia ci sono dei fattori che non la rendono godibile. Ti faccio un esempio. In storie come questa, dove accade qualcosa di inspiegabile, hai due macro possibilità: non spiegare un bel niente e concentrarti sugli aspetti che derivano dall'accadimento; spiegare cosa è successo e di conseguenza concentrarti, o almeno dedicare una buona fetta del racconto, sugli elementi che concorrono alla soluzione finale (a sorpresa volendo, ma anche no). Tu hai scelto di dare un motivo a questo evento, ma non c'è niente nel racconto, tranne la frase finale, che lavora per arrivare a quel risultato. Il lettore vuole sì essere sorpreso, ma anche capire. E qui si rimane con la bocca piuttosto asciutta. Per ora è tutto, alla prossima.

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Linda De Santi
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#6 » lunedì 23 luglio 2018, 23:32

Ciao Giuseppe!
Mi accodo a chi ti ha già fatto notare la confusione dei tempi verbali e le frasi poco scorrevoli (alcune parole mi sa che ti sono anche rimaste nella tastiera).
La storia mi lascia perplessa in più punti: il protagonista viene teletrasportato in un’altra dimensione e poi si sveglia nel laboratorio di uno scienziato che lo ha coinvolto in un esperimento. Perché succede? Qual era lo scopo dell’esperimento? Non serve una spiegazione dettagliata, ma metterei comunque una motivazione più forte, qualcosa che non sappia di “dovevo chiudere il racconto in qualche modo” :)
Comunque la storia non è, di per sé, la parte più critica del racconto: lo è invece la struttura, dalla voce narrante alla costruzione delle scene.
Nella prima parte il protagonista fa una descrizione minuziosa di quello che ha fatto la mattina in cui inizia la vicenda che lo vede coinvolto, mentre nel finale descrive la morte di quattro persone in pochissime righe. Proverei a riscrivere la storia bilanciando meglio le due parti, dando il giusto spazio alla scena centrale e finale che sono quelle che soffrono di più dello spazio ridotto.
In generale, inoltre, la narrazione manca di uniformità. Ad esempio, il racconto inizia con “accanto una comunissima collina, è avvenuta una vicenda alquanto strana e bizzarra”, ma più che strana a bizzarra il protagonista avrebbe ragione di definirla orribile, visto che lui che la racconta finisce per uccidere due persone (di cui uno è un bambino). Probabilmente ti è mancato il tempo per rileggere quello che avevi scritto nelle prime due parti e dare al racconto omogeneità e coerenza (normale, visto che avevamo solo 45 minuti per scrivere l’ultima parte e rivedere le due parti precedentemente scritte).
Insomma, un lavoro che può decisamente rendere meglio in una forma più estesa e riscritta senza la pressione dei tre temi dati a orari differenti. Alla prossima! :)

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Andrea Partiti
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#7 » martedì 24 luglio 2018, 10:55

Il racconto non mi convince principalmente per la forma. Se la stessa storia me l'avessi raccontata diversamente, l'avrei accettata più facilmente, ma il dover fare lo slalom tra verbi incoerenti tra loro e tutti i problemi delle frasi non aiuta affatto. Forse provando ad adottare volutamente uno stile più semplice per evitare complicazioni di consecuzione potrebbe fare tante cose.
Anche la direzione narrativa non sembra coerente. Sembri partire da un mondo complesso, da un protagonista reale che dai per scontato nella tua narrazione, con una vita, una moglie e un lavoro. Lo usi così com'è e niente punta ad un esperimento, niente ci suggerisce che ci sia di più rispetto a quel che ci dici. Rileggendo non ho trovato nulla che mi desse a intendere che c'era qualcosa di più, di detto a mezza voce, nascosto, a cui alludi.
Preferirei che il racconto finisse troncato, sulla scontro finale e senza altre spiegazioni, che avere un ammiccamento così "c'è qualcosa dietro, ma non te lo dico e in più ho reso meno importante quanto raccontato fin'ora".

"prono sul suolo, pancia in su" > ecco, prono vuol dire a pancia in giù, prono a pancia in su non si può fare!

Giuseppe Patti
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#8 » mercoledì 25 luglio 2018, 19:09

Ciao,
ho letto tutti i vostri commenti, e avete perfettamente ragione: tra il poco tempo a disposizione, la stanchezza, e i tre temi differenti dati a orari diversi, sono entrato nella confusione più totale. Sarà per la prossima e grazie per le dritte.

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Peter7413
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#9 » mercoledì 25 luglio 2018, 19:26

Poco da dire se non che è evidente quanto tu abbia cercato di mantenerti nelle specifiche venendo però divorato dal tutto. Il testo è confuso, ci sono svariati refusi, la conclusione giunge affrettata dopo una preparazione lunga e lenta. Poco male, hai passato una serata a scrivere e questo è già un bene, ma di sicuro questo non sei tu, so come scrivi e confermo che non lo sei. Esercizio in vista dei prossimi racconti, sperando di ribeccarci nell'arena anche ad agosto (io ci sarò senz'altro).

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DandElion
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#10 » mercoledì 25 luglio 2018, 19:57

Ho dovuto rileggere a pezzi più di una volta il testo perché i passaggi non mi sono stati chiari. Gli steps ci sono tutti, non dico di no, ma ho fatto molta fatica a far collimare i pezzi e forse per mia incapacità personale non sono riuscita a chiudere il cerchio mai. Non c'è stato un momento in cui ho ricomposto la tua idea di fondo (che quindi tuttora mi sfugge) quindi fondamentalmente non so a che punto della classifica collocarti. Mumble.
#AbbassoIlTerzoPuntino #NonSmerigliateLeBalle
#LicenzaPoeticaGrammatica
Adoro le critiche, ma -ve prego!- che siano costruttive!!

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diego.martelli
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#11 » giovedì 26 luglio 2018, 17:54

Lo stile della prosa non mi dispiace, ma sono rimasto un po' confuso dalla sequenza degli eventi. I personaggi e la situazione mi hanno dato l'impressione che dietro a tutto ci fossero, o ci dovesse essere, delle metafore che tuttavia non ho saputo cogliere; e non ho compreso bene nemmeno lo scopo della soluzione finale.

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Gennibo
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#12 » giovedì 26 luglio 2018, 21:54

Confusione di tempi verbali, confusione di soggetti, ho trovato molto difficile seguire la storia, ad esempio: Non parlammo per i primi, i primi, senza alcun orologio è stato difficile capire che ora fosse… l’ho riletto più volte per dare un senso alla storia, e il finale non l’ho capito. Anche il cambio di scena, quando si trova catapultato in un altro posto, così, senza una ragione apparente; questo stacco immotivato mi impedisce di farmi un’idea, meglio se sbagliata, che tu potresti poi correggere sul finale.
Ma visti i tempi stretti non ti preoccupare, capisco la difficoltà.

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lordmax
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Re: Una collina e uno scienziato

Messaggio#13 » venerdì 27 luglio 2018, 0:03

Ciao e benvenuto.
Io di norma leggo i racconti e scrivo i commenti senza leggere i commenti degli altri e in genere cerco di essere molto diretto e non perdermi in convoluzioni... come sto facendo adesso.
Ecco, lo sto facendo perché non so bene da dove partire.
Parto dall'alto quindi, dalla trama. L'idea c'è. In alcuni aspetti mi ha ricordato Gantz, un manga di qualche anno fa. Anche l'avanzamento della storia, nella sua forma di base è presente. Solo che poi finisce lì.
Hai scelto come voce narrante la prima persona però, per il tipo di racconto, il passato non è ideale, sarebbe stato meglio, per creare tensione e aspettativa, il presente. In questo modo invece sappiamo già che il protagonista sopravvive.
Tralasciando gli errori e i refusi che ti faranno notare tutti e sono comunque il problema minore, hai messo troppe cose al fuoco senza dar loro la giusta profondità.
Non mettere alcun indizio sul perché siano lì poteva andare benissimo ma mancano le interazioni sociali che portano alle varie situazioni. Mentre la morte dell'anziano dava speranza di essere davanti a un signore delle mosche la scena successiva in cui il 'capo' inizia a uccidere è priva di motivazione, gratuita. Anche la morte del bambino è senza senso, liquidata in una mezza frase.
Direi che andrebbe ripreso e espanso in modo da inserire tutti gli elementi di interazione sociale che potrebbero realmente renderlo un racconto interessante.

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