L'isola

Appuntamento per lunedì 17 settembre 2018 dalle 21.00 all'una con un tema della guest star del mese ENRICO PANDIANI!
Stefano Pastor
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L'isola

Messaggio#1 » lunedì 17 settembre 2018, 23:55

L'ISOLA

“Che diavolo crede di fare?”
L’avvocato abbassò la voce. “È solo nel tuo interesse.”.
Si spazientì. “Ma io sono italiano! Sono nato qui e anche mio padre!”
“Sì, ma non lo sembri.”
“E allora?”
“Non vanno tanto per il sottile, guardano solo il colore della pelle.”
“Mi vuole rovinare?”
“Senti, che sei colpevole lo sappiamo entrambi. Quei soldi tu li hai rubati. Vuoi essere italiano? Allora ti attendono da otto a dieci anni di carcere. È questo che vuoi?”
“Se non lo fossi cosa cambierebbe?”
“C’è la deportazione, solo quella.”
“Dove? Io sono nato qui, non c’è altro posto dove andare.”
“Non cambia niente, anche ce lo avessi non ti riprenderebbero lo stesso. Sono troppi, non li vuole più nessuno. No, io sto parlando dell’isola.”
Aggrottò la fronte. “Quello è un lager!”
“Sciocchezze, solo propaganda sovversiva. È un mondo a parte, una grande città multietnica. Sull’isola devi solo registrarti, e poi sei libero di fare quello che ti pare. Non hai più alcun obbligo, eccetto la proibizione di tornare qui.”
“Perderei ogni cosa.”
“Tu non hai più niente, solo debiti.”
Sbuffò. “Se è facile come dice, allora perché le carceri sono piene? Perché non sono tutti là?”
L’avvocato ridacchiò. “Non tutti gli italiani hanno la fortuna di avere la pelle del tuo colore.”
“Sa tanto di fregatura.”
“Prova, che hai da perdere? Sempre meglio che finire in galera. Uno come te se la passerebbe male.”
“Cosa devo fare?”
“Niente, lascia fare a me.”


Sull’isola, nell’ufficio per la registrazione dei nuovi abitanti.
Sembrava proprio il paradiso. Tanto sole e spazi aperti. Cordialità e gentilezza.
Non riusciva quasi a crederci, non vedeva l’ora di concludere con le formalità per poter dare un’occhiata in giro.
“Circa il mio reato…”, abbozzò.
L’impiegato scosse il capo. “Non ci interessa, non è rilevante.”
“Allora di che ha bisogno?”
“Etnia?”
“Io, be’… non saprei.”
“Che significa? Da dove arrivi? Marocco, Tunisia, Nigeria?”
“Io sono italiano. Sono nato in Italia. E anche mio padre.”
“Il colore della pelle ti contraddice.”
“Che ci posso fare?”
“Un antenato nero devi pure averlo avuto.”
Lo ammise. “Durante la seconda guerra mondiale, nonna si è innamorata di un soldato straniero. Lui purtroppo è morto in combattimento.”
“Bene. Etnia?”
“Mai conosciuta. Non parlava la sua lingua. Non ha mai saputo da dove venisse.”
Gli gettò un’occhiataccia, poi alzò la voce. “Ce ne hanno mandato un altro.”
Un superiore venne a controllare.
“Sono nei guai?”, chiese il nuovo arrivato.
“Non dovrebbero mandarceli tutti qui”, borbottò l’impiegato. “Non sappiamo cosa farcene.”
“Mettilo con gli altri”, decise il superiore.
“Dove?”, si preoccupò.


Non gli andò male, almeno all’apparenza. Era un gran casermone, però pulito e ordinato. Erano in tanti a spiarlo.
Lo accolse un cinese.
“Tu da dove arrivi?”, gli chiese in perfetto italiano.
“Roma”, ammise.
Gli strinse la mano. “Io sono di Milano. Fammi indovinare, il tuo avvocato ti ha consigliato questo espediente?”
“Ho sbagliato ad accettare?”
Alzò le spalle. “Non è un brutto posto, questo devo ammetterlo. Non ci sono regole e si vive abbastanza bene. Però…”
“Però?”
“Sono tutti molto nazionalisti. Si sono spartiti l’isola. C’è una zona per ogni etnia, per piccola che sia. Cooperano tra loro e stanno bene. Ma sono tutti gruppi chiusi. Molto chiusi. Poi ci siamo noi.”
“Noi?”
“Quelli senza una patria. I paria. Qui siamo gli estranei, siamo appena tollerati. A noi gettano gli avanzi, ci considerano parassiti. Non ti sarà facile trovare un lavoro, non ci vuole nessuno. Non ti nascondo che i primi tempi sarà molto dura. Se in Italia ti consideravano diverso, qui sarà molto peggio.” Gli sorrise. “Però tu sei giovane e forte, forse potresti anche riuscire a sopravvivere.”



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antico
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Re: L'isola

Messaggio#2 » martedì 18 settembre 2018, 0:12

Ciao Stefano! Tutto ok con caratteri e tempo, divertiti in questa Pandiani Edition!

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Massimo Tivoli
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Re: L'isola

Messaggio#3 » martedì 18 settembre 2018, 21:43

Il fantomatico colore della pelle torna ad assumere la connotazione di un marchio indelebile. Quindi, costruendo su questo, si arriva a capire che anche i marchiati ragionano allo stesso modo di chi li marchia. E poi c’è il peso e l’importanza dell’etnia. E il destino di chi non le dà questa importanza. Chi ignora la questione etnica vive in un limbo dove non è nessuno, emarginato da tutti. In definitiva la multi-etnia, che dovrebbe tendere al limite all’assenza di etnia, all’inclusività di tutti, diventa invece un concetto di un’esclusività implacabile, dove si vive tutti insieme, ma separati in gruppi. E chi non appartiene a nessun gruppo, perché multi-etnico intrinsecamente, è tagliato inesorabilmente fuori. I dialoghi funzionano molto bene e veicolano tutto questo in modo interessante. Bel racconto.

Filippo De Bellis
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Re: L'isola

Messaggio#4 » mercoledì 19 settembre 2018, 0:38

Un racconto che spicca per diverse qualità: l’aderenza al tema, la capacità di sfruttare i caratteri fino in fondo (sintomo di grande senso delle misure nella narrazione), l’agilità nei dialoghi e soprattutto l’idea che c’è dietro. L’intuizione magari non è nuova, però è sviluppata al meglio. Il risultato è un racconto che ha peso e resta impresso. Nel leggerlo mi è venuto in mente Samuel L. Jackson in Django, il nero che odia i neri. Il segregato che a sua volta segrega legge molto bene una certa tendenza dell’uomo, non solo contemporaneo.
Stile agile e pulito. Forse soltanto un po’ piatto, senza troppe variazioni (ma è solo una sensazione). In un paio di occasioni sono ritornato su qualche battuta per capirla meglio, ma nell’ottica di un dialogo che si srotola sotto i piedi del lettore ci sta perfettamente.

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Marco Travaglini
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Re: L'isola

Messaggio#5 » mercoledì 19 settembre 2018, 10:34

Ciao Stefano, ecco il mio commento.

Ottimi i dialoghi, naturali e scorrevoli, il fatto che in qualunque momento io fossi in grado di capire chi fosse a parlare lo considero un ottimo punto. Nella prima parte ci sono pochissimi tag, nella seconda, quando viene introdotto un terzo personaggio, per forza di cose ne viene introdotto qualcuno in più, ma sono tutti funzionali, tutti mostrano qualcosa di visivo. Ne conto al massimo un paio che volendo potrebbero essere superflui, ma che in nessun modo rallentano il ritmo o stancano il lettore.

Il punto di vista lo reputo l’unico punto un pochino debole di tutto il racconto: è una terza persona che nella prima parte sembra esterna, probabilmente per lo stretto scambio di battute, non conosciamo nulla dei pensieri del protagonista; nella seconda e nella terza riceviamo le impressioni sul luogo, quindi direi con focalizzazione interna al protagonista, anche se l’immersione è molto lieve.

Perfetta aderenza al tema e non solo. La questione viene affrontata in maniera molto approfondita, non riducendosi al mero scontro culturale, ma analizzando le differenze tra razza e cultura, tenendo conto del limbo che si crea quando le due cose non coincidono con le culture tipiche di una particolare etnia. Forse il miglior racconto da questo punto di vista.
Secondo me la trovata dell’isola, in questo contesto, è molto originale. Ed è interessante e spunto di riflessione anche il modo in cui nella nuova società che per ragion d’essere è forzatamente multietnica, si trovi comunque il modo di emarginare qualcuno.

Ora andiamo a trovare il pelo nell'uovo, sperando di poterti essere utile.
L’unico scambio di battute che non mi convince è questo:
- “Dove? Io sono nato qui, non c’è altro posto dove andare.”

- “Non cambia niente, anche ce lo avessi non ti riprenderebbero lo stesso. Sono troppi, non li vuole più nessuno. No, io sto parlando dell’isola.”

La risposta dell’avvocato mi è un po’ incomprensibile. In particolare a cosa si riferisce quando dice “Sono troppi, non li vuole più nessuno”?
Una frase invece che mi fa uscire un pochino dalla sospensione dell’incredulità è questa:
Sull’isola, nell’ufficio per la registrazione dei nuovi abitanti.


Nel complesso un ottimo racconto, originale, ben scritto e perfettamente aderente al tema. Il mio giudizio non può che essere estremamente positivo, complimenti!

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maria rosaria
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Re: L'isola

Messaggio#6 » mercoledì 19 settembre 2018, 16:11

Ciao Stefano.
Mi è piaciuta l'idea di considerare un problema non la multietnicità in quanto differenza di etnia tra persona e persona, bensì quella del singolo: il protagonista è italiano ma ha la pelle scura, questo lo fa automaticamente essere un diverso ma non perchè è nero, ma perchè il colore della sua pelle non coincide con la categorizzazione che questo colore genera nell'altro. Come se la sua dualità non gli permetesse di integrarsi in un gruppo ben preciso.
Molto interessante.
Ottimi i dialoghi anche se, come Marco prima di me ti ha fatto notare, ho avuto qualche difficoltà di comprensione nel passaggio:
“Non cambia niente, anche ce lo avessi non ti riprenderebbero lo stesso. Sono troppi, non li vuole più nessuno. No, io sto parlando dell’isola.”
Anche io non ho compreso quel troppi a chi si riferisse.
Nel complesso una buona prova.
Maria Rosaria

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diego.martelli
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Re: L'isola

Messaggio#7 » venerdì 21 settembre 2018, 8:24

Affresco malinconico di una persona qualsiasi travolta dalla violenza della storia e rinchiusa in ghetti concentrici, sempre più piccoli: il proprio paese, poi l'isola, poi il ghetto dei senza patria sull'isola... il protagonista è un po' povero, non lo "sento" in modo particolare: mi sembra ci si concentri di più sul descrivere l'ambientazione e sul sottolineare l'assurdità dell'appiglio legale impiegato per arrivare sull'isola. La forma è come consueto ottima, ma il racconto in sé non mi ha molto emozionato.

Alexia
Messaggi: 125

Re: L'isola

Messaggio#8 » sabato 22 settembre 2018, 19:37

Pulito, chiaro, preciso. La lettura è molto scorrevole e la curiosità è ben calibrata per trasportare il lettore fino alla fine. Non ho trovato sbavature. Mentre leggevo, ho immaginato finali diversi, avendo visto molti film su isole sperdute dove si veniva deportati…ma mi hai felicemente stupito. Hai tessito in poco tempo una trama che calza a pennello con il tema e un finale un pizzico ironico, tragicomico.
Non mi sento di segnalare nulla perché non ci sono stonature, anzi! Molto legato alla realtà di oggi dove si cerca sempre di far parte di un gruppo.
Complimenti, la tua scrittura è matura, a tratti cinematografica, è davvero un piacere leggerti.

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Linda De Santi
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Re: L'isola

Messaggio#9 » domenica 23 settembre 2018, 21:14

Ciao Stefano, leggerti è sempre un piacere.
Lo stile è diretto e pulito, i dialoghi naturali e ben costruiti.
Efficace, anche se triste, l’idea della discriminazione basata sull’etnia che si riproduce in un luogo composto interamente da persone che questa discriminazione l’hanno subita per primi.
Un po’ confuso il dialogo iniziale: alcune battute mi fanno pensare che in origine fosse più lungo, poi sia stato accorciato e nell’operazione di taglio sia andata persa qualche informazione.
Da riformulare la frase “Sull’isola, nell’ufficio per la registrazione dei nuovi abitanti.”, che suona didascalica, quasi un'intromissione dell’autore nella storia.
Nel complesso è un ottimo racconto. Alla prossima! :)

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antico
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Re: L'isola

Messaggio#10 » domenica 30 settembre 2018, 17:18

Un racconto capace di originare molte riflessioni sul tema dell'edizione, ottimo sotto questo punto di vista. Il problema, piccolo, è che per qualche ragione il protagonista rimane lontano da chi legge non permettendogli di empatizzare più di tanto. Credo che il motivo sia da rintracciare nella grande mole di contenuti che sei riuscito a introdurre. Poco male perché penso che, proprio per questo, la tua prova sia particolarmente riuscita. Racconto ottimo, pollice quasi su.

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