Duplice sogno

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo novembre sveleremo il tema deciso da Angelo Frascella e Massimo Lunati. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Angelo Frascella e Massimo Lunati assegneranno la vittoria.
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roberto.masini
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Duplice sogno

Messaggio#1 » domenica 25 novembre 2018, 0:57

...splendida da vedere e da udire,
capace di conquistare i cuori più restii all’amore,
persino quelli che l’età aveva raffreddato.

(Storia di Roma, Dione Cassio)

Duplice sogno

Mi trovo sulla battigia; una città alle mie spalle che però non è Alessandria, L’aurora cosparge di rosa il cielo; vedo sul mare una flotta che procede con le vele allineate. Mi strappo i capelli corvini, esclamando:
«Oh Osiride, lo straniero se ne andrà lasciando in questo modo io il mio regno? Non strapperanno, i miei prodi, le armi dai cantieri, non accorreranno da tutte le città, non brandiranno le armi?»
Poi comincio a correre per raggiungere i miei generali per incitarli a inseguire, raggiungere e affondare la flotta che sta fuggendo.
Il sole è ormai alto nel cielo ed io penso ad azioni scellerate che avrei dovuto compiere, invece d’innamorarmi perdutamente di quell'uomo. Avrei dovuto buttarlo a mare e trafiggere con la spada i compagni e il figlio Ascanio e darlo on pasto ad Anchise che, stremato, lui aveva portato sulle spalle fuggendo da Ilio. Grido ancora, anche se le onde del mare coprono la mia voce:
«Oh Ra, che con la luce illumini tutte le opere della terra, e, Nut, complice e autrice dei miei dolori. Heket, invocata per le città ululando nelle notturne strade, e Anubi vendicatore, ascoltate quel che vi dico, punite i malvagi con questa potenza, e ascoltate le mie preghiere!»
A nulla valgono le mie parole:
«Speravi, o perfido di allontanarti dalla mia terra, senza che io mene accorgessi?. Non ti trattiene il nostro amore e la mano che un giorno mi desti? Fuggi me? Ti prego per queste lacrime, per la nostra unione, per l'iniziato imeneo, se bene di te meritai, o qualcosa di me ti fu dolce, abbi pietà della casa che crolla, e abbandona, se ancora valgono le preghiere, questo pensiero! Non ti è madre Iside, o perfido, né fondatore della stirpe Dardano, ma il Caucaso irto di dure rocce, e ti porsero le mammelle tigri ircane. Né una dea né Dardano avesti come avo, ma nacque dai monti aspri e rocciosi del Caucaso e fu allevato da tigri asiatiche. Ahi, morissi durante una tempesta in mare, mentre navighi alla volta dell’Italia. E quando la fredda morte ti avrà separato le membra dell'anima, io ti sarò fantasma dovunque. Dove sei, Sicheo, nobile marito, rivelami cosa devo fare come facesti quando, rivelandomi il delitto di mio fratello Pigmalione, mi consigliasti di scappare ed io ebbi salva la vita!»
Nessun fantasma, nessuna anima si presenta al mio cospetto, ed io, Didone, decido che la fredda lama di una spada porrà fine alle mie pene d’amore mal riposte.
Volto le spalle al mare e risalgo sulla sabbia. Ma non sono vestita come una regina cartaginese: io sono Cleopatra, regina dell’Alto e Basso Egitto. Indosso la mia veste trasparente di lino bianco; sfoggio l’emblema regale sul mio capo: l’Uraeus, il diadema con il cerchio d’oro che termina sulla fronte con la testa dell’avvoltoio e del serpente. Sul décolleté e sulle spalle indosso l’hosckh, il collare concentrico, corredato da una serie di file di pietre preziose, coralli e smalti che ornano la parte sporgente al di sopra del petto, seguendo la linea circolare del collo, e allacciato alla base della nuca. Abbasso lo sguardo sui miei calzari dorati. Quando rialzo gli occhi, vedo che qualcuno sta correndo verso di me. Non è Ulisse, non è Ulisse. Ora i nostri occhi s’incrociano, è Ottaviano. Mi giro e non sono più sulla spiaggia ma nella mia camera; mi siedo sul letto e, con gli occhi bassi e un atteggiamento umile, gli dico:
«Sii il benvenuto, o padrone; Il cielo ti ha accordato un nome che una volta era anche il mio. Pensa però a tuo padre che mi accordò onori, confermandomi regina d’Egitto.»
Gli faccio leggere le lettere d’amore di suo padre per indurlo a pietà, aggiungo languidi sguardi ed egli mi dice:
«Confida, o donna, e sta di buon animo, mentre non patirai alcun male.»
Ma io non mi fido; mi alzo e mi getto ai suoi piedi, afferrandogli le ginocchia:
«O Cesare, risparmiami ed io verrò con te come prigioniera di guerra!»
Ottaviano chiude gli occhi, pone una mano sul mio capo; quando li riapre, sono nuda ai suoi piedi.
Mi solleva da terra e mi adagia sul letto. Ottaviano non lo sa ma sta perdendo perché io diventerò imperatrice e Livia un lontano ricordo. Quello che fa la mia lingua sul suo corpo lo stupisce fino al godimento estremo.
Dorme; tutti gli uomini che ho avuto si sono addormentati, dopo averli cavalcati.
Le mie ancelle entrano con un cesto di fiori ed io vi affondo il braccio di Ottaviano addormentato. Il cobra fa il suo dovere: il figlio di Cesare morrà tra atroci sofferenze. Si sveglia, cerca di alzarsi ma non ci riesce: ha un forte capogiro e nausea, poi vomita. Abbandono la stanza, pensando a cosa dovrò dire al Senato di Roma.

* * *

Dione Cassio, senatore e storico greco di Roma, si svegliò tutto sudato. Non gli era mai capitato di sognare di essere una donna. Si sconvolse perché aveva portato una mano all'inguine per controllare se mancasse qualcosa. Che cosa significava quello strano sogno. Lui aveva letto l’Interpretazione dei sogni di Artemidoro. Ricordava quella parte nella quale si parlava del cambiamento di sesso nei sogni. Poteva essere di cattivo auspicio: poteva essere l’annuncio della morte della moglie. Poteva trattarsi invece dell’annuncio di un cambiamento: pensava ad alcune voci provenienti dal Senato che gli sussurravano che l’imperatore Alessandro Severo l’avrebbe voluto console insieme con lui nell'anno a venire. Ma aveva anche sognato un serpente. E Artemidoro affermava che chi sogna un serpente può essere in pericolo, covare una malattia o avvertire il sognatore dell’arrivo di un nemico. Ma il serpente può anche significare entrate di denaro o desiderio sessuale verso persone poco raccomandabili. Se il sognatore viene morso è segno di amori carnali e violenti. Allora era la schiava Lucilla il suo cruccio: l’età non gli consentiva più le prestazioni di un tempo e l’ancella si faceva di giorno in giorno più sfacciata. Avrebbe dovuto scacciarla.
Si mise a sedere sul letto con la testa tra le mani. Forse essere stato Didone gli ricordava una donna potente, suicida per amore. Ma era stato anche un’altra suicida ben più importante: era stato Cleopatra, ma non una Cleopatra suicida ma una Cleopatra vincente, assassina di Ottaviano.
Forse il sogno significava semplicemente che doveva ultimare la sua grande opera: la Storia di Roma.
E forse doveva trattare con estrema cautela il suicidio di Cleopatra. Doveva far capire ai Romani che il modo scelto da Cleopatra per darsi la morte non era romantico ma dettato da un’antichissima credenza religiosa egizia: la morte data dai serpenti e dai coccodrilli era, per motivi sacrali, avviamento alla divinizzazione. La morte data dal serpente mirava a non interrompere la sacra catena dei faraoni. Affermando la sua apoteosi, sfuggendo alla prigionia e al trionfo di Ottaviano, Cleopatra gli impediva d’impadronirsi del regno d’Egitto per diritto di vittoria. Era la rivincita di Cleopatra che con quel morso dato dal serpente impediva ai Romani la distruzione della più antica monarchia del mondo antico.
Ma poteva dipingerla come vittoriosa come sembrava suggerirgli il sogno?
Aveva ancora nella mente l’ode di Orazio:
Adesso bisogna bere, bisogna battere
la terra con libero piede, adesso è il momento
di ornare gli altari divini
con banchetti degni dei Salii.
Non era lecito prima togliere il Cecubo
dalle cantine dei padri, quando la regina
meditava al Campidoglio una folle
rovina e all'impero la fine
con il suo gregge di uomini
svergognati e sfregiati,
senza limite nelle speranze,
ubriaca di dolce fortuna. Ma la sua pazzia
la guarì l’unica nave scampata a stento alle fiamme,
e la mente sconvolta dal Mareotico
Cesare la riportò alla terribile
realtà, incalzandola nella sua fuga
dall'Italia coi remi, come lo sparviero
insegue le timide colombe o il cacciatore
una lepre sui campi nevosi
della Tessaglia, per mettere il mostro fatale
in catene. Però lei nobilmente
cercò la morte, e della spada non ebbe
la paura che hanno le donne, e non riparò
con la flotta su spiagge nascoste;
con volto sereno osò guardare
la reggia distrutta e tenere in mano
i serpenti feroci e accogliere nel suo corpo
il nero veleno, più fiera
per avere deciso la morte,
così da togliere alle navi crudeli
di portarla da privata, lei, donna
non umile, nel superbo trionfo.


No, Cleopatra aveva cercato di distruggere Roma e ora lui, lo storico che voleva imitare Tucidide, doveva dipingerla come in realtà era stata: una donna che non seppe porre limite alla sua lussuria né all'avarizia, animata da un’immoderata ambizione e arroganza, il mostro fatale che tanti lutti aveva arrecato ai Romani insieme al vile traditore Antonio.



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roberto.masini
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Re: Duplice sogno

Messaggio#2 » domenica 25 novembre 2018, 0:58

Un bonus per una scena di seduzione.
Un bonus per il serpente

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Wladimiro Borchi
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Re: Duplice sogno

Messaggio#3 » lunedì 26 novembre 2018, 17:11

Ciao Roberto,
ormai ci siamo letti molte volte e devo dire che quest'ultima ho trovato la narrazione particolarmente faticosa.
Ci sono diverse ripetizioni involontarie (verbo "strappare" all'inizio e ripetuto dopo solo una riga").
In un paio di volte hai utilizzato le "d" eufoniche a sproposito, rallentando inutilmente il ritmo (Es. "ed io").
Ci sono anche un po' di refusi (Es. "on pasto" al posto di "in pasto").
In generale mi pare ci siano troppi aggettivi e alcuni eccessi di descrizione rasentano l'infodump (Es. "Sul décolleté e sulle spalle indosso l’hosckh, il collare concentrico, corredato da una serie di file di pietre preziose, coralli e smalti che ornano la parte sporgente al di sopra del petto, seguendo la linea circolare del collo, e allacciato alla base della nuca.").
Occhio anche alla punteggiatura ("Che cosa significava quello strano sogno." -> "Che cosa significava quello strano sogno?").
Mi ha dato l'idea di un racconto scritto in fretta e furia.
Ho ragione?
Ho letto tue cose decisamente migliori.
E come ho apprezzato e te l'ho detto allora, mi permetto di darti questo parere meno entusiasta adesso.
Spero tu non me ne voglia.
Un abbraccio
Wladimiro
IMBUTO!!!

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Sonia Lippi
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Re: Duplice sogno

Messaggio#4 » mercoledì 28 novembre 2018, 14:55

Ciao Professore,
ancora una volta il tuo racconto mi è da spunto per andarmi ad approfondire alcuni personaggi mitologici e storici.
nulla da dire sulla tua preparazione, anzi tanto di cappello.
detto questo, trovo la lettura poco scorrevole perché ci sono troppe spiegazioni.
sembra strano ma al lettore non importa da quante perle è composta una collana o da quale materiale ,se è irrilevante al fine del racconto, perché se io leggo che la protagonista indossa una collana di perle, poi sarà la mia immaginazione di lettore a creare l'immagine, altrimenti mi devo sforzare a immaginare la collana precisamente come tu la descrivi, ma è pesante farlo di continuo durante una lettura.
la storia cmq mi è piaciuta.
a rileggerci presto

Sonia

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Paola B.
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Re: Duplice sogno

Messaggio#5 » sabato 1 dicembre 2018, 15:56

Ciao Roberto,
Hai reso molto bene il dolore e la rabbia di Didone (ma, essendo regina dei Cartaginesi, sei sicuro avesse gli stessi dei egizi?). Leggevo e mi tornava in mente epica, alle medie, che io amavo molto. È stato un bel viaggio.
Alcuni dialoghi, però, secondo me, sono anche troppo pomposi e lunghi. Spesso si privilegia il dialogo all’azione. Sono dell’idea che ci vogliano entrambe per far entrare nel vivo della storia chi legge, sennò diventa un lungo monologo o copione che può portare ad annoiare.

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roberto.masini
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Re: Duplice sogno

Messaggio#6 » domenica 2 dicembre 2018, 11:49

Wladimiro Borchi ha scritto:Ciao Roberto,
ormai ci siamo letti molte volte e devo dire che quest'ultima ho trovato la narrazione particolarmente faticosa.
Ci sono diverse ripetizioni involontarie (verbo "strappare" all'inizio e ripetuto dopo solo una riga").
In un paio di volte hai utilizzato le "d" eufoniche a sproposito, rallentando inutilmente il ritmo (Es. "ed io").
Ci sono anche un po' di refusi (Es. "on pasto" al posto di "in pasto").
In generale mi pare ci siano troppi aggettivi e alcuni eccessi di descrizione rasentano l'infodump (Es. "Sul décolleté e sulle spalle indosso l’hosckh, il collare concentrico, corredato da una serie di file di pietre preziose, coralli e smalti che ornano la parte sporgente al di sopra del petto, seguendo la linea circolare del collo, e allacciato alla base della nuca.").
Occhio anche alla punteggiatura ("Che cosa significava quello strano sogno." -> "Che cosa significava quello strano sogno?").
Mi ha dato l'idea di un racconto scritto in fretta e furia.
Ho ragione?
Ho letto tue cose decisamente migliori.
E come ho apprezzato e te l'ho detto allora, mi permetto di darti questo parere meno entusiasta adesso.
Spero tu non me ne voglia.
Un abbraccio
Wladimiro


La gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi! Tutto quello che riguarda gli errori che hai trovato è determinato dalla fretta, una fretta legata al fatto che questa volta non avevo l'ispirazione ma volevo comunque scrivere qualcosa.E poi all'inizio c'era solo il tuo racconto. Non volevo lasciarti solo! Il tempo, la dilazione, tutto è cambiato. Dissento sull'infodumping: so che molte volte racconto e non mostro ma in questo caso, avendo l'ardire di scrivere qualcosa di storico, non volevo evocare ma descrivere per chi non conosce. Evidentemente la descrizione risulta pesante al lettore ma come era vestita Cleopatra non dobbiamo solo immaginarlo ma descriverlo, forse non come lo farebbe un egittologo! Ad maiora!

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roberto.masini
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Re: Duplice sogno

Messaggio#7 » domenica 2 dicembre 2018, 11:55

Sonia Lippi ha scritto:Ciao Professore,
ancora una volta il tuo racconto mi è da spunto per andarmi ad approfondire alcuni personaggi mitologici e storici.
nulla da dire sulla tua preparazione, anzi tanto di cappello.
detto questo, trovo la lettura poco scorrevole perché ci sono troppe spiegazioni.
sembra strano ma al lettore non importa da quante perle è composta una collana o da quale materiale ,se è irrilevante al fine del racconto, perché se io leggo che la protagonista indossa una collana di perle, poi sarà la mia immaginazione di lettore a creare l'immagine, altrimenti mi devo sforzare a immaginare la collana precisamente come tu la descrivi, ma è pesante farlo di continuo durante una lettura.
la storia cmq mi è piaciuta.
a rileggerci presto

Sonia


La tua critica è simile a quella di Wladimiro: troppe inutili informazioni. Se la regola è show don't tell, in questo caso, secondo me, non vale: volevo scrivere qualcosa di storico che quindi non dà spazio alla fantasia. Ho cercato di descrivere QUELLA collana e non UNA collana. Comunque il racconto è stato scritto in fretta: andava limato e corretto!

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roberto.masini
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Re: Duplice sogno

Messaggio#8 » domenica 2 dicembre 2018, 12:00

Paola B. ha scritto:Ciao Roberto,
Hai reso molto bene il dolore e la rabbia di Didone (ma, essendo regina dei Cartaginesi, sei sicuro avesse gli stessi dei egizi?). Leggevo e mi tornava in mente epica, alle medie, che io amavo molto. È stato un bel viaggio.
Alcuni dialoghi, però, secondo me, sono anche troppo pomposi e lunghi. Spesso si privilegia il dialogo all’azione. Sono dell’idea che ci vogliano entrambe per far entrare nel vivo della storia chi legge, sennò diventa un lungo monologo o copione che può portare ad annoiare.


Un'informazione sugli dei egizi di Didone. Essendo apparentemente un duplice sogno, volevo far credere al lettore che Cleopatra sognava di essere Didone ma adorava dei egizi. In realtà era Cassio Dione che sognava di essere Cleopatra che sognava di essere Didone!

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