La cruenta panchina

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il sette gennaio sveleremo il tema deciso da Francesco Nucera. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Francesco Nucera assegnerà la vittoria.
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roberto.masini
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La cruenta panchina

Messaggio#1 » domenica 27 gennaio 2019, 21:00

Carmine La Rosa schiacciò con titubanza il campanello dell’anonimo caseggiato in cui abitava la famiglia La Mantia: non conosceva nessuno tra tutti quelli che lo avrebbero accolto. Era scappato da Palermo da poche settimane e quindi, come gli aveva consigliato Giuseppe Cusimano, capo del mandamento di Porta Nuova, era giunto il momento di far visita ai lontani parenti di Palmdale, in California. Una donna grassa e rubizza gli aprì la porta; era Roxanna Albamonte, la moglie di John La Mantia il quale lo aspettava devotamente in piedi sulla soglia della cucina. Dopo abbracci calorosi, il padrone di casa gli presentò i figlioli: Ted, uno smilzo e lentigginoso quindicenne che si eclissò subito dopo, e Daphne, una graziosa undicenne che lo subissò di domande sull'Italia. L’atteggiamento curioso e nel contempo ossequioso della ragazza cancellò la delusione che nessuno dei suoi ospiti conoscesse una sola parola d’italiano.
Aveva trovato casa, o meglio Cosa Nostra gli aveva imposto di occupare una casa, vicino ai La Mantia, in una zona periferica della città, costituita esclusivamente da palazzi–dormitori, abitata da operai e disoccupati, priva di negozi e la cui unica attrattiva erano i turisti che volevano vedere la faglia di S. Andrea, la famosa frattura della crosta terrestre che si estende per circa 1.300 chilometri attraverso la California, tra la placca nordamericana e quella pacifica.
Quasi ogni giorno si recava da loro e qualche volta li invitava nel suo umile domicilio. I coniugi parlavano sempre dei loro problemi di lavoro. Era duro mantenere i figli a scuola con lo stipendio di John, manovale in una carpenteria e di Roxanna, cameriera in una birreria. Non sospettavano quale mestiere facesse veramente zio Carmine. Aveva detto loro che si era preso una pausa dal suo lavoro: l’armaiolo.

* * *

«Che è successo? Perché piangi?» domandò Carmine a Daphne, asciugandogli le lacrime.
Prima che la ragazza potesse rispondere, intervenne il padre:
«Niente, zio. Vedi, Daphne gioca nella Palmdate Soccer Club, una squadra di calcio femminile.
«Ah, sì? Bene… e qual è il problema?»
«Ecco…» rispose Daphne, tirando su col naso «… è che Phil, l’allenatore, mi tiene sempre in panchina, non mi fa mai giocare!»
«Questo non è vero: qualche volta hai giocato e anche segnato! Lei è il centravanti di riserva.» concluse John, rivolgendosi a Carmine con un gesto che manifestava il suo orgoglio.
«Non ho mai giocato una partita intera: lui fa sempre giocare Melissa, la figlia del sindaco che, certo qualche gol li fa ma io, in allenamento, segno molto più di lei!»
«Il fatto è che John» intervenne la moglie, «non si preoccupa troppo se sua figlia soffre perché lui dice che così si fa le ossa e diventa matura proprio cercando di superare le avversità da sola. Ma come può un’undicenne affrontare le ingiustizie determinate dalle scelte mafiose dell’allenatore?»
Disse proprio così: mafiose e nessuno dei presenti si accorse che lo zio si era irrigidito.
«Cara lo sai che ho parlato con Phil, cercando di convincerlo a dare più spazio a mia figlia ma lui dice che Daphne non è ancora pronta per un ruolo fisso in squadra. Mi ha detto che è indubbiamente brava ma è troppo individualista: non passa mai la palla!»
«Non è vero! Mente! In allenamento non solo segno io ma faccio anche segnare!» gridò Daphne, scappando in camera sua.
Tutti capirono che non voleva farsi vedere in lacrime davanti a quel lontano parente venuto dall'Italia.

* * *

Carmine decise di seguire gli allenamenti di Daphne e si recò al campo di calcio che si trovava esattamente dalla parte opposta della città.
Seduto sulla gradinata, osservava gli esercizi che conosceva benissimo: era stato terzino sinistro nell'Atletico Catania. C’era il palleggio con la palla, calciare la sfera con le varie zone del piede, il dribbling, le finte di corpo, il contrasto, il marcare. Alla fine una partitella di mezz'ora sette contro sette, Daphne da una parte e Melissa dall'altra. Finì 1 a 0. Aveva segnato Daphne che aveva mancato altri due gol. A Melissa lui avrebbe dato un bel quattro.
Le vide uscire tutte quante. Daphne indossava un liso vestito rosa comprato al supermercato. Corse verso la madre che l’aspettava dall'altra parte della strada su un vecchio motorino. Indossarono i caschi e se n’andarono. Nel frattempo giunse una limousine bianca che accostò sul lato sinistro della strada, ne discese l’autista che aprì la portiera a una Melissa che indossava camicetta e mini jeans naturalmente griffati. “La principessa e la povera!” pensò.
Decise che doveva fare qualcosa per quella sua nipote bisognosa e sapeva già come muoversi. Poiché c’era di mezzo la politica, decise di rivolgersi alla famiglia del luogo. Si recò quindi a San Bernardino per incontrare Don Vito Randazzo.
«Giuseppe mi ha parlato tanto di te. Vieni qua, fatti abbracciare!»
La voce stentorea del capofamiglia confliggeva con i suoi modi affettuosi.
«Baciamo le mani, Don Vito. Don Giuseppe Cusimano mi ha detto che potevo rivolgermi a voi per qualunque cosa. Voi sapete che sono dovuto sfuggire alla giustizia italiana per l’uccisione di due traditori e mi trovo a Palmdale vicino ai miei lontani parenti, i La Mantia.»
«So tutto, Carmine. Dimmi di cosa hai bisogno.»
«Don Vito, non chiedo nulla per me. Io ho tutto ciò di cui ho bisogno: la mia famiglia ha provveduto a tutto. Ma io vorrei aiutare i miei parenti, in particolar modo la mia nipote Daphne.»
«Ah, sì, la calciatrice. Dimmi!»
«Ecco, Don Vito, la ragazza gioca poco, è relegata in panchina dall'allenatore che fa giocare invece Melissa, la figlia del sindaco. Cosa potreste fare voi per aggiustare la cosa?»
«Caro il mio Carmine…. Tu sai che qualcuno ha detto che migliaia di anni fa le religioni furono inventate perché non esisteva ancora il calcio e qualcun altro diceva che il calcio fosse l’unica religione che non avesse atei. Questo per dire quanto sia delicata la questione. Alfred Nightingale, il sindaco di Palmdale è sul nostro libro paga, tutti gli appalti sono i nostri, la polizia non controlla il nostro spaccio di droga e tante altre amenità. Il sindaco ci ha anche chiesto che la figlia sia sempre la titolare nella squadra di calcio. Quindi per me è un po’ difficile accontentarti ma vedrò cosa posso fare!»
Carmine s’inginocchiò, baciò le mani del vecchio mafioso e, avuto il permesso, si congedò. Ritornò a Palmdale senza nulla rivelare del suo incontro.

* * *

Era passata una settimana, quando i La Mantia bussarono alla sua porta. Carmine aprì la porta e si trovò davanti una Daphne raggiante che lo abbracciò, cinguettando:
«Zio, zio, ho giocato un’intera partita, ho segnato tre gol, la mia squadra ha vinto 5 a 0 e Melissa è rimasta in panchina!»
Anche Carmine era soddisfatto. Sapeva che doveva recarsi subito a ringraziare Don Vito. Daphne La Mantia doveva continuare a pensare che la svolta nella sua vita sportiva fosse stata determinata dalle sue qualità.

* * *

Quando ritornò a Palmdale di ritorno da San Bernardino non sapeva più a che pensare. Don Vito gli aveva detto che lui si doveva accontentare: sua nipote avrebbe giocato qualche partita contro le squadre ritenute più deboli dall'allenatore e nulla più. Quindi le spettava forse ancora una partita. Erano poi previste semifinali e una finale. Quelle se le poteva scordare: doveva rimanere in panchina. Dopo una settimana negli occhi umidi di Daphne colse lo sdegno per l’umiliazione a cui l’aveva sottoposta Phil che l'aveva accusata di aver giocato male, nonostante avesse segnato due gol.
Arrivarono le semifinali e la squadra di Daphne arrivò in finale non solo per meriti ma anche per un cavillo giuridico che escluse una sua avversaria. Carmine pensò che forse Don Vito Randazzo centrasse qualcosa.
Che cosa poteva inventare per far giocare a Daphne la finale senza scontentare il sindaco ma soprattutto Don Vito? Se Melissa si fosse procurata un trauma, una frattura qualunque…ecco cosa doveva accadere. Ma che cosa poteva fare lui per favorire questo evento senza essere sospettato e rischiare perciò di non poter tornare mai più in Italia se non in posizione orizzontale?
Mentre si scervellava per trovare una soluzione, uno dei guardaspalle di Don Vito gli disse che era desiderato a San Bernardino.
«Baciamo le mani, Don Vito; mi avete fatto chiamare?»
«Sì, Carmine. Accomodati!» ordinò con un ampio gesto delle mani. «So che non leggi i giornali e quindi t’informo io. Proprio nella tua città un infame di nome Jack Cross a cui avevo affidato il controllo dello spaccio ha cercato di fottermi. Ma purtroppo gli è andata male: il suo cadavere, incaprettato, è stato ritrovato all’interno della faglia tra Palmdale e San Bernardino insieme con i suo complici. Purtroppo il suo aiutante David Costello, che mi era fedele e che io pensavo potesse sostituire quel picciotto fetuso, è stato fatto fuori. Perciò ti propongo di occuparti dello spaccio della cocaina, solo di Palmdale. Vediamo cosa sai fare. Poi da cosa nasce cosa…»
«Vi ringrazio della fiducia!» rispose Carmine, inginocchiandosi e aggiunse: «Io, a Palermo non solo ho fatto il killer ma mi sono occupato anche del mercato della droga a Porta Nuova.»
«Lo so, lo so, Carmine. Da Palermo abbiamo avuto tutte le informazioni necessarie su di te. Ora vai. Ti farò avere istruzioni più precise domani.»

* * *

Tornato a Palmdale, si persuase che avrebbe potuto compiere la sua missione con efficacia senza destare sospetti. Aveva solo una settimana di tempo, prima della finale.
Individuò facilmente due tossici portoricani: Miguel e Florestano. Li convinse che li avrebbe pagati bene, se avessero seguito alla lettera le sue istruzioni. Il giovedì seguente avrebbero dovuto seguire la piccola Honda con la quale la sorella maggiore di Melissa, Johanna andava a prenderla. Solo il giovedì non arrivava la limousine. Nella strada poco frequentata vicino al lago Palmdale, dove il sindaco possedeva una villa nella quale quel giorno si recavano le due ragazze, avrebbero dovuto causare un incidente. Nella collisione, fatte svenire le due donne, avrebbero dovuto rompere il malleolo destro di Melissa.

* * *

Sul Los Angeles Times era comparsa la notizia dell’incidente e del problema della sostituzione di Melissa in vista della finale.
«Don Carmine, speriamo siate contenti di noi. Nessuno ci ha visto; l’auto era rubata. Per di più siamo stati fortunati: nell'urto le due donne erano svenute. Quando Melissa si è risvegliata per il dolore al piede, noi eravamo già balzati sul motorino che avevamo nascosto nei paraggi, come voi ci avevate suggerito.»
«Bene, bene. Questa è la valigetta con i soldi; apritela e contateli»
I due drogati l’aprirono e la richiusero subito, correndo verso la loro auto. Partirono a razzo. Carmine schiacciò il telecomando. La polizia non riuscì a ricomporre i corpi.

+ * *

«Allora, allora, Daphne, hai parlato con l’allenatore? Chi giocherà al posto di Melissa? Tu, naturalmente, no?»
«No, zio, non sarò io!» rispose Daphne, coprendosi il volto con le mani.
«Ma come.. tu no! E chi potrebbe giocare?»
«Un’altra che è sempre stata in panchina con me, senza mai protestare per questo fatto.»
«E chi sarebbe questa, questa ….»
«Si chiama Claire, Claire Randazzo.»



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roberto.masini
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Messaggio#2 » domenica 27 gennaio 2019, 23:23

I Bonus
Don Vito Randazzo cita ben due aforismi sul calcio (-3 punti)
Il protagonista arriva all'Italia (forse non è appena rientrato!) ma rientra sicuramente più volte da San Bernardino a Palmdale (-3 punti).

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Pretorian
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Re: La cruenta panchina

Messaggio#3 » sabato 2 febbraio 2019, 20:02

Ciao, Roberto: piacere di leggerti.
Un giovane picciotto certa di aiutare la figlia di amici con metodi spicci.
Questo racconto, Roberto, ha due grossi problemi: il primo è nella struttura, ossia nel fatto che almeno la metà della storia è raccontata in sezioni spot di pochissime righe. Questa scelta comporta dei continui cambi di scena che sono funzionali a far proseguire la trama, ma hanno un che di affrettato e sono troppo brevi per essere efficaci narrativamente parlando. Sembra quasi di leggere un estratto di un paragrafo più lungo. Per contro, nelle poche parti più estese la situazione è quasi peggiore, perché condensi situazioni e narrazioni che meriterebbero uno spazio più ampio per essere approfondite a dovere.
Vuoi un consiglio? Amplia il racconto dandoti più tempo e spazio per raccontare tutto con calma e cerca di ridurre gli stacchi di scena.
Direi un 5.

Alla prossima

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Eugene Fitzherbert
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Re: La cruenta panchina

Messaggio#4 » domenica 3 febbraio 2019, 11:50

Ah! Quei bravi ragazzi!

Ciao, Roberto (detto anche Marco! :D ),
bentrovato.
Hai deciso di mettere in piedi una storia di mafia, prevaricazioni e amore famigliare, prendendo un po' dai soprano un po' dalla letteratura e dall'immaginario italo americano.
L'idea è bella, affascinante, e soprattutto in linea con il filone con cui ti stai misurando. Purtroppo, devo ammettere che la realizzazione è un po' altalenante. Ci sono delle fasi in cui scivoli nel tell, lasciando da parte lo Show, e altre che meriterebbero di un approccio action, sono quasi impalpabili. Forse dovresti ribilanciare tutto, per portare il racconto verso un versante più dinamico, così da far divertire il lettore in ogni parte.
Ah, dimenticavo: Il finale mi è piaciuto, a pure tanto. GOOD!

andyvox
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Re: La cruenta panchina

Messaggio#5 » lunedì 4 febbraio 2019, 15:13

Ciao Roberto, piacere di conoscerti.

Come detto anche dagli altri, buona l'idea e anche il tono generale del racconto, davvero molto carino il finale, però nella parte centrale ci sono troppe parti che sembrano stese di fretta, solo per cercare a tutti i costi di mandare avanti la storia. Probabilmente il limite dei caratteri penalizza una storia con così tanti cambi di scena, però nella stesura attuale lo squilibrio è davvero notevole e quelli che dovrebbero essere due degli eventi più rilevanti (l'incidente a Melissa e la liquidazione dei due portoricani) vengono liquidati in poche battute. Dovresti cercare di riequilibrare di più le diverse sequenze.
Andrea Pozzali

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Wladimiro Borchi
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Re: La cruenta panchina

Messaggio#6 » martedì 5 febbraio 2019, 18:02

Orbene, il mio giudizio su questo racconto arriva dopo aver letto il tuo (entusiasta) sul mio.
Giuro che non mi sono fatto in alcun modo influenzare e che quello che scriverò era quel che aveva provato nella lettura.
Morte ai maligni, quindi!
A me il racconto è piaciuto moltissimo.
Non trovo in alcun modo centrate le critiche di chi ti ha detto che il susseguirsi di scene, ridotte al minimo, spiazzino.
Per me vale quanto ho già detto sul racconto delle divinità greche: spostare l'inquadratura da una scena all'altra rende più godibile lo spettacolo e tiene lo spettatore sveglio e attento a quel che accade. Nel teatro e nel cinema si tratta di un principio assodato. Applicato alla letteratura fa un effetto interessantissimo che, credo proprio, che prima o poi sperimenterò.
Le uniche cose che potresti provare a correggere sono alcune ripetizioni dei nomi, per il resto l'ho trovato divertente, godibile e con un discreto finale a sorpresa.
C'è un refuso che mi ha fatto soffrire: "domandò Carmine a Daphne, asciugandoglile le lacrime".
Complimenti e a rileggerci presto.
W
IMBUTO!!!

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roberto.masini
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Re: La cruenta panchina

Messaggio#7 » martedì 5 febbraio 2019, 18:21

Wladimiro Borchi ha scritto:Orbene, il mio giudizio su questo racconto arriva dopo aver letto il tuo (entusiasta) sul mio.
Giuro che non mi sono fatto in alcun modo influenzare e che quello che scriverò era quel che aveva provato nella lettura.
Morte ai maligni, quindi!
A me il racconto è piaciuto moltissimo.
Non trovo in alcun modo centrate le critiche di chi ti ha detto che il susseguirsi di scene, ridotte al minimo, spiazzino.
Per me vale quanto ho già detto sul racconto delle divinità greche: spostare l'inquadratura da una scena all'altra rende più godibile lo spettacolo e tiene lo spettatore sveglio e attento a quel che accade. Nel teatro e nel cinema si tratta di un principio assodato. Applicato alla letteratura fa un effetto interessantissimo che, credo proprio, che prima o poi sperimenterò.
Le uniche cose che potresti provare a correggere sono alcune ripetizioni dei nomi, per il resto l'ho trovato divertente, godibile e con un discreto finale a sorpresa.
C'è un refuso che mi ha fatto soffrire: "domandò Carmine a Daphne, asciugandoglile le lacrime".
Complimenti e a rileggerci presto.
W


Grazie per le belle parole. Io volevo proprio rendere il ritmo incalzante della storia con un susseguirsi di scene.
Per quanto riguarda il refuso non accamperò scuse,invocando la fretta: dopo aver preso per i fondelli la Crusca e i suoi nuovi transitivi, uscirò il mio rammarico,mi cospargerò il capo di cenere e implorerò il perdono dei lettori!!!

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roberto.masini
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Re: La cruenta panchina

Messaggio#8 » martedì 5 febbraio 2019, 19:28

Pretorian ha scritto:Ciao, Roberto: piacere di leggerti.
Un giovane picciotto certa di aiutare la figlia di amici con metodi spicci.
Questo racconto, Roberto, ha due grossi problemi: il primo è nella struttura, ossia nel fatto che almeno la metà della storia è raccontata in sezioni spot di pochissime righe. Questa scelta comporta dei continui cambi di scena che sono funzionali a far proseguire la trama, ma hanno un che di affrettato e sono troppo brevi per essere efficaci narrativamente parlando. Sembra quasi di leggere un estratto di un paragrafo più lungo. Per contro, nelle poche parti più estese la situazione è quasi peggiore, perché condensi situazioni e narrazioni che meriterebbero uno spazio più ampio per essere approfondite a dovere.
Vuoi un consiglio? Amplia il racconto dandoti più tempo e spazio per raccontare tutto con calma e cerca di ridurre gli stacchi di scena.
Direi un 5.

Alla prossima


In realtà questo era un racconto molto breve che ho ampliato lasciando però un avvicendarsi di avvenimenti incalzanti con cambi di scena come in un film. Evidentemente non sono riuscito a rendere la mia idea!

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roberto.masini
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Re: La cruenta panchina

Messaggio#9 » martedì 5 febbraio 2019, 19:32

Eugene Fitzherbert ha scritto:Ah! Quei bravi ragazzi!

Ciao, Roberto (detto anche Marco! :D ),
bentrovato.
Hai deciso di mettere in piedi una storia di mafia, prevaricazioni e amore famigliare, prendendo un po' dai soprano un po' dalla letteratura e dall'immaginario italo americano.
L'idea è bella, affascinante, e soprattutto in linea con il filone con cui ti stai misurando. Purtroppo, devo ammettere che la realizzazione è un po' altalenante. Ci sono delle fasi in cui scivoli nel tell, lasciando da parte lo Show, e altre che meriterebbero di un approccio action, sono quasi impalpabili. Forse dovresti ribilanciare tutto, per portare il racconto verso un versante più dinamico, così da far divertire il lettore in ogni parte.
Ah, dimenticavo: Il finale mi è piaciuto, a pure tanto. GOOD!


Altalenante io pensavo che fosse sinonimo di incalzante ma forse non è così. Rileggerò tutto con attenzione!

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