Gruppo Gianvittorio Randaccio

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il sette gennaio sveleremo il tema deciso da Francesco Nucera. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Francesco Nucera assegnerà la vittoria.
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Spartaco
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Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#1 » lunedì 28 gennaio 2019, 9:14

Immagine

Questo è il gruppo Gianvittorio Randaccio de La Sfida A Nerd AntiZombie con Gianvittorio Randaccio come giudice.

Gli autori del gruppo Gianvittorio Randaccio dovranno commentare e classificare i racconti del gruppo Fortunato Licandro.

I racconti di questo gruppo verranno commentati dagli autori del gruppo Fortunato Licandro.

I 2 migliori racconti di questo raggruppamento accederanno alle semifinali e saranno valutati da Gianvittorio Randaccio che deciderà quale dovrà finire al vaglio di Francesco Nucera.

Al girone verrà assegnato un lettore esterno che stilerà una classifica che si sommerà a quelle degli altri.

I gruppi sono stati formati seguendo l'ora di consegna.

Ricordatevi di segnare, in risposta ai vostri racconti, i bonus a cui aspirate.
Nei commenti dovrete segnare i bonus che individuerete.


E ora vediamo i racconti ammessi:

Storia di periferia, di Sonia Lippi, 17652 caratteri, consegnato il 22/01 alle 15:56.
Lamenti di panchinari…, di Giuseppe Ottomano, 17210 caratteri, consegnato il 24/01 alle 23:31.
SOPHROSUNE, di Alessandro Renna, 19708 caratteri, consegnato il 27/01 alle 14:36.
La cruenta panchina, di Roberto Masini, 11118 caratteri, consegnato il 27/01 alle 21:00.
CHIAMAMI DANTE, di David Galligani, 13722 caratteri, consegnato il 27/01 alle 23:59.



Avete tempo fino alle 23.59 di giovedì 07 febbraio per commentare i racconti del gruppo Fortunato Licandro.
Chi non postasse anche solo un commento verrà squalificato.
Chi non postasse la classifica verrà squalificato
Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Vi avverto che saremo fiscali e non accetteremo classifiche postate anche solo alle 00.00 a meno che problemi improvvisi vi ostacolino all'ultimo, ma in quel caso gradiamo essere avvertiti, sapete come trovare i moderatori. Vi ricordiamo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo.

I racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a LOMONACO.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo Fortunato Licandro.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri tread.

BUONA SFIDA A TUTTI!



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Eugene Fitzherbert
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Re: Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#2 » lunedì 4 febbraio 2019, 16:54

È arrivato il momento più doloroso di tutto il contest, quando tocca per forza mettere tutti i pensieri in fila e tirare le somme, quando la matematica deve per forza rappresentare un'opinione...

Ora i commenti.

Storia di periferia
Ciao, Sonia,
in quanto unica pulzella dell'Edizione, ho letto per primo il tuo racconto.
E che bel racconto!
Sei stata molto capace a descrivere la paranoia e la paura che letteralmente lacera la protagonista, dalla sua passeggiata al parco a casa della sua amica. Hai dosato i colpi di scena, dalla violenza familiare, alla prostituzione fino alla rivelazione finale, in un crescendo di orrore.
Il 'lieto' fine forse è allo stesso tempo scontato e sorprendente: da una parte noi lettori siamo lì a tifare per Tiziana, ma sotto sappiamo che raramente queste storie finiscono bene. Poi però arriva il capovolgimento. Avevamo tifato per la persona giusta.
► Mostra testo

Va beh, ma 'sti cazzi, lascia perdere,
il tuo racconto funziona benissimo così com'è, e ti ripeto: Brava per come hai fatto crescere la tensione e come hai descritto la periferia romana, che mio malgrado conosco, avendo vissuto per undici anni a prima valle e Monte mario.
Ottima prova!

Ti segnalo un po' di typo e una punteggiatura erratica, ma niente di trascendentale, una buona rilettura e si corregge tutto.
Bonus presenti ambedue.

Lamenti di panchinari cronici all'apertura del campionato
Ciao, Giuseppe,
bentrovato. TI dico subito cosa ho apprezzato del tuo racconto: il fatto che tre identità diverse, accomunate da una passione condivisa, arrivano tutte a incontrasi al (Roxy) bar, ognuno diverso ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi. È come se il destino li volesse far avvicinare. Per questo mi è mancato il quarto paragrafo, quello in cui i loro sguardi si sarebbero potuti incrociare, quello in cui le vite si iniziano a mescolare insieme.
Ho apprezzato l'idea di seguire le coscienze dei ragazzi, come se avessi prenotato un posto in prima fila nei loro pensieri.
Purtroppo ci sono cose che mi hanno fatto storcere il naso, una su tutte: parlano tutti alla stessa maniera. Insomma, abbiamo tre caratteri diversi, per estrazione, per studi, per età, e nessuno dei tre ha un intercalare caratteristico, un lessico diverso. Purtroppo sembra che siano la stessa persona, se non fosse che quel raccontano sono storie diverse. Prova a lavorare su questo frangente, cercando di marcare le differenze tra i tre protagonisti, che non vediamo, ma che dobbiamo SENTIRE in maniera diversa, tanto che le stesse scelte linguistiche diventano parte integrante del personaggio stesso.
TI rinnovo i complimenti per la scelta di affidare tutto a un flusso di coscienza 'controllato', che è sempre un'arma a doppio taglio, ma che ci sta. Bravo!

SOPHROSUNE
Ciao, Rovignon,
bentrovato.
Il racconto è un bel mix di mitologia greca e punk urbano, con dei ellenici e lotta fra bande. L'idea di fondo mi piace non poco, l'ineluttabilità delle azioni dei protagonisti che sono comunque indirizzati e condizionati dalla volontà degli dei. E poi dall'altra parte, gli dei stessi, mai così mortali, sono lì che agonizzano nella speranza che qualcuno li veneri.
C'è tanto di american gods, ma non molto, perché qui non abbiamo delle vere e proprie divinità alternative che stanno prendendo il sopravvento. Ho apprezzato l'uso di Sophrosune (che non conoscevo, lo ammetto, e ogni volta che incontro qualcosa che non conosco, mi emoziono!), sia nello svolgimento del racconto sia nell'epilogo.
Purtroppo, qualche pezzo della trama è un po' stiracchiato: le motivazioni degli dei sono un po' deboli per voler creare tutto questo casino, ma d'altronde, una cosa che ci ha insegnato la mitologia greca è che gli dei non ci vanno tanto per il sottile, quindi mi aggrappo a questa convinzione.

Altro punto un po' debole è la realizzazione spezzettata. Non è tanto il cambio di punto di vista in valore assoluto che è eccessivo ma il fatto che associato a un racconto così breve perde proprio di significato. Spesso hai dedicato a un personaggio solo poche righe con un paio di battute di dialogo in cui la parte più pregnante e carica di significato la dice proprio l'interlocutore. Inoltre, cambiare il punto di vista in una serie di battute di dialogo con tanti personaggi non ha molto senso, perché non aggiunge davvero un nuovo punto di vista.

Un'altra cosa che ho notato è l'uso erratico e talvolta un po' fantasioso delle virgole. C'è un punto un cui a causa di una virgola mancata non stavo riuscendo a capire davvero cosa volessero dire i personaggi che parlavano, nella fattispecie, Zeus e Dionisios. Per la precisione, questa frase:

E dove deve essere Dionisos?


In realtà, credo che la frase giusta sia: E dove deve essere, (virgola) dioniosos?, in questa maniera sappiamo che l'interlocutore è appunto Dionisos e non l'oggetto del cercare. Analogamente, in altre parti del racconto, ho rilevato le stesse cose.

La storia è interessante e l'idea di fondo è molto accattivante, ma forse ci sono alcuni punti da rivedere. Se proprio vuoi tenere la struttura a cambi di punti vista, allora ti consiglio di allungare molto i singoli capitoli, cercando di entrare davvero nella testa di ciascuna voce narrante.
A rileggerci!

La cruenta panchina
Ah! Quei bravi ragazzi!

Ciao, Roberto (detto anche Marco! :D ),
bentrovato.
Hai deciso di mettere in piedi una storia di mafia, prevaricazioni e amore famigliare, prendendo un po' dai soprano un po' dalla letteratura e dall'immaginario italo americano.
L'idea è bella, affascinante, e soprattutto in linea con il filone con cui ti stai misurando. Purtroppo, devo ammettere che la realizzazione è un po' altalenante. Ci sono delle fasi in cui scivoli nel tell, lasciando da parte lo Show, e altre che meriterebbero di un approccio action, sono quasi impalpabili. Forse dovresti ribilanciare tutto, per portare il racconto verso un versante più dinamico, così da far divertire il lettore in ogni parte.
Ah, dimenticavo: Il finale mi è piaciuto, a pure tanto. GOOD!

CHIAMAMI DANTE
Ciao, David,
C'è Dante, è un cacciatore di Demoni spavaldo e borioso, insomma, Devil May cry?

A parte gli scherzi, il racconto è divertente, velocissimo e ben ritmato. Sembra un po' una puntata di supernatural fatta di acido. Come tu stesso hai ammesso, hai scritto tutto di fretta per lo scadere del tempo e un po' di vede:
- Il protagonista all'inizio si spoglia due volte (Mi levo camicia e pantaloni e vado in cucina... Vado in cucina, mi spoglio e butto la roba)
- Nel dialogo con la ficcanaso a un certo punto si sono incasinati gli interlocutori, quando Dante si scusa prima con il suo cliente e poi torna a rivolgersi alla donna
- La metonimia narrativa del ritorno a casa per sicurezza poteva essere preparata meglio e colorita un po'.

Ora, qua siamo a romperci i coglioni a vicenda per contratto, ma ti dirò che il racconto mi ha divertito dall'inizio alla fine, e questa forse è la cosa più importante. Ancora: leggere il tuo commento a Wlad, mi ha fatto capire che stai facendo le prove tecniche sulla creazione di questo personaggio: per quanto possa servire, ti dico che mi piace, a parte le considerazioni iniziali. Se vuoi farlo diventare un protagonista seriale, allora il riferimento a Devil May Cry potrebbe essere uno scoglio fastidioso. Le origini che hai accennato, la storia che si porta dietro, potrebbero essere degli elementi per fargli cambiare nome. Vedi un po' tu.
A presto!
PS: ma secondo te la felpa rosa di Mugnai la potrebbe indossare anche Nucera?

E ora la classifica, tanto odiata...

1 - Storia di periferia
2 - CHIAMAMI DANTE
3 - Lamenti di panchinari cronici all'apertura del campionato
4 - SOPHROSUNE
5 - La cruenta panchina

andyvox
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Re: Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#3 » lunedì 4 febbraio 2019, 17:23

Ecco la mia classifica:

1) Storia di periferia
2) CHIAMAMI DANTE
3) La cruenta panchina
4) SOPHROSUNE
5) Lamenti di panchinari cronici all'apertura del campionato

Di seguito i commenti, mi sono accorto di aver dimenticato di riportare via via il conto dei bonus, secondo me ci sono tutti e due per tutti e cinque i racconti, in "Chiamami Dante" il viaggio è da intendere in senso metaforico, ma secondo me ci sta tutto.

Storia di periferia

Ciao Sonia,
devo farti i complimenti per la tua storia ma soprattutto per come l'hai raccontata, secondo me sei stata molto brava nel far crescere gradualmente la tensione e nel tenere sempre sulla corda il lettore. L'unico appunto che mi viene, ma proprio solo se devo trovare a tutti i costi un difetto, riguarda il punto in cui fai dire al poliziotto "Nessuna donna è morta", frase che poi la protagonista si ripete per farsi coraggio. Non so perché ma questa cosa non mi convince al cento per cento, trovo poco plausibile che un poliziotto, nel bel mezzo della situazione, ci tenga proprio a sottolineare questo fatto, mi sembra una frase un po' artefatta che serve come espediente di narrazione. Se proprio questo elemento è indispensabile nell'economia del racconto, forse dovresti trovare il modo di farlo emergere in modo più naturale, magari ampliando il dialogo. Per il resto, complimenti ancora.

CHIAMAMI DANTE

Ciao David,
piacere di conoscerti. Il tuo racconto è scritto con uno stile molto serrato che non lascia davvero un attimo di respiro al lettore, direi che non c'è proprio il tempo di annoiarsi, complimenti. In effetti, soprattutto verso la fine, si nota una certa fretta che porta a qualche refuso ("risco" al posto di "riesco", "intrappolandolo il demone Lamathsu" dove ti è scappato un -lo finale di troppo) e a qualche passaggio forse troppo affrettato (ad esempio, immagino che il protagonista chiuda Fuffi nel sacco durante la "rapida scappata a casa", ma non si capisce per quale motivo abbia preso questa decisione). A parte questi dettagli, il tuo racconto è davvero molto godibile ed il protagonista ha un indubbio fascino, complimenti ancora.

La cruenta panchina

Ciao Roberto, piacere di conoscerti.
Come detto anche dagli altri, buona l'idea e anche il tono generale del racconto, davvero molto carino il finale, però nella parte centrale ci sono troppe parti che sembrano stese di fretta, solo per cercare a tutti i costi di mandare avanti la storia. Probabilmente il limite dei caratteri penalizza una storia con così tanti cambi di scena, però nella stesura attuale lo squilibrio è davvero notevole e quelli che dovrebbero essere due degli eventi più rilevanti (l'incidente a Melissa e la liquidazione dei due portoricani) vengono liquidati in poche battute. Dovresti cercare di riequilibrare di più le diverse sequenze.

SOPHROSUNE

Ciao Rovignon,
l'idea di partenza del tuo racconto è davvero molto bella, ma secondo me la realizzazione ha diversi difetti, che ti sono anche già stati segnalati da altri commenti. Prima di tutto, la frammentazione dei punti di vista, tecnica narrativa di per sé valida, qui è veramente spinta all'eccesso e io ho fatto fatica in più punti a tenere il ritmo dei vari passaggi. Condivido il consiglio di Eugene di allungare i vari capitoli per farci entrare maggiormente nella testa dei vari personaggi. Anche le motivazioni dell'agire degli dei alla fine non sono molto plausibili: come può una semplice invocazione, buttata là in mezzo a varie preghiere, giustificare lo scatenarsi di tutta questa diatriba? Ultima cosa, io avrei anche concesso maggior spazio al personaggio del professore, che nella stesura attuale ha un ruolo molto periferico. Sarebbe stato invece interessante capire meglio la natura dell'attaccamento tra allieva e professore, anche per contestualizzare meglio il suggerimento di invocare Sophrosune, motivo scatenante di tutta l'azione successiva

Lamenti di panchinari cronici all’apertura del campionato

Ciao Giuseppe,
hai fatto una scelta molto coraggiosa, optando per un racconto tutto affidato a tre diversi flussi di coscienza. Il problema, come ti è già stato fatto notare, è che non hai caratterizzato a sufficienza le tre voci. In particolare, io ho fatto davvero fatica ad identificare la seconda voce narrante con la voce di un sedicenne. Ho a che fare con diversi sedicenni per lavoro e nessuno di quelli che conosco uscirebbe mai con una frase come: "Loro detengono un’affettività morbosa che mi spaventa, per non parlare della suscettibilità innata che ne fa mutare l’umore e talvolta anche l’espressione del viso". Secondo me la ricerca di un lirismo anche eccessivo penalizza il racconto, che beneficerebbe di una scrittura più snella e meno ricercata ("abbattendomisi" è un altro termine che secondo me non rientra nel lessico di un sedicenne medio), cosa che permetterebbe di apprezzare meglio anche il finale, vero punto di forza della tua storia.
Andrea Pozzali

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Wladimiro Borchi
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Re: Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#4 » mercoledì 6 febbraio 2019, 10:47

LA CRUENTA PANCHINA
Orbene, il mio giudizio su questo racconto arriva dopo aver letto il tuo (entusiasta) sul mio.
Giuro che non mi sono fatto in alcun modo influenzare e che quello che scriverò era quel che aveva provato nella lettura.
Morte ai maligni, quindi!
A me il racconto è piaciuto moltissimo.
Non trovo in alcun modo centrate le critiche di chi ti ha detto che il susseguirsi di scene, ridotte al minimo, spiazzino.
Per me vale quanto ho già detto sul racconto delle divinità greche: spostare l'inquadratura da una scena all'altra rende più godibile lo spettacolo e tiene lo spettatore sveglio e attento a quel che accade. Nel teatro e nel cinema si tratta di un principio assodato. Applicato alla letteratura fa un effetto interessantissimo che, credo proprio, che prima o poi sperimenterò.
Le uniche cose che potresti provare a correggere sono alcune ripetizioni dei nomi, per il resto l'ho trovato divertente, godibile e con un discreto finale a sorpresa.
C'è un refuso che mi ha fatto soffrire: "domandò Carmine a Daphne, asciugandoglile le lacrime".
Complimenti e a rileggerci presto.


STORIA DI PERIFERIA
Condivido con Eugene l'apprezzamento per la gestione della tensione, con il crescendo che hai creato magistralmente.
La tematica è assolutamente centrata, anche se ho trovato un po' troppo melodrammatica la genesi del lato femminile di Tiziana, a seguito dei reiterati stupri da parte del marito della sua tata.
I bonus ci sono e il colpo di scena finale arriva abbastanza inatteso.
Non sono riuscito a immergermi fino in fondo e a empatizzare a sufficienza con la protagonista. Non riesco a capire quale sia il problema, forse l'utilizzo di alcune descrizioni un po' didascaliche ("Sentii il battito cardiaco aumentare", "un brivido mi passò dietro la schiena" ecc.)
Infine mi sembra ci siano davvero troppe ripetizioni involontarie.
Ti evidenzio, qui di seguito, con dei colori quelle trovate nelle prima dieci righe, ma ce ne sono molte altre in tutto il racconto. Il mio consiglio è quello di trovare dei sinonimi o eliminarle se non strettamente necessarie o volute.

«Luna! Vieni tesoro andiamo!» Dissi accovacciandomi sulle ginocchia e aprendo le braccia.
Il cane, una pit bull marrone con focatura nera sul muso, mi raggiunse di corsa e si gettò fra le mie braccia leccandomi il viso.
Sorrisi.
Adoravo ricevere le sue attenzioni al rientro dall’università, prima di portarla al parco.
Le misi la pettorina, agganciai il moschettone e le presi il muso fra le mani grattandola dietro le orecchie.
Era una bella giornata di ottobre, tiepida e luminosa.
Mentre passeggiavo con il mio cane, pensavo che con il sole diventa bella anche una zona di periferia come la Rustica.
I cassonetti erano pieni di immondizia e il marciapiede sembrava un percorso di guerra, ma le persone sorridevano avvolte in quella luce particolare del primo pomeriggio.
Passai davanti al centro commerciale.
Con la coda dell’occhio vidi i soliti tre individui che chiacchieravano bevendo birra seduti sopra un muretto.
«Abbella, me lo vendi quer cane? l’hai fatto ammansì che pare ‘n agnellino, nelle mano mia si infoierebbe come un leone GRRRR!» e poi uno scoppio di risa.

Concludendo una buona idea, ma per diventare un bellissimo racconto necessita di qualche ulteriore accorgimento e piccola modifica.
A rileggerci presto


CHIAMAMI DANTE
Beh, «El Gallo» mancava da troppo tempo dal contest per non leggerlo per primo.
Lo stile e la freschezza sono quelle di un tempo e, nonostante i secoli trascorsi dall'ultima apparizione, il caro vecchio psicolabile non pare essersi affatto arrugginito.
La storia è divertente e a sprazzi esilarante, in cui traspaiono due delle tematiche care all'autore: l'amore incondizionato per i benestanti, benpensanti, diversamente intelligenti e la fiducia incrollabile verso il trascendente, l'immanente e nostro signore Jesoo!
La trama mi pare gestita in maniera eccellente, con un susseguirsi fulmineo di colpi di scena e un finale assolutamente non scontato (per gli altri lettori, non per me che, conoscendo intimamente il mefistofelico autore, sapevo che non poteva che finire così).
Stilisticamente ho apprezzato molto il racconto (riassunto) a metà del dialogo che da un lato ha consentito di risparmiare battute e dall'altro di non appesantire il testo (questa te la copio alla prima occasione! NdR).
L'unica pecca è quella di aver solo accennato alla volontà di rivendica per una "figlia", sulla cui sorte si capisce solo l'essenziale e su cui avrei voluto maggiori particolari. Come l'ha persa? Perché parla dal corpo della posseduta, assieme al demone? Tutte domande che restano irrisolte alla fine del racconto.
Il tema è centrato, così come i bonus.
Complimenti, sperando di rileggerti sempre più spesso.


I LAMENTI DI PANCHINARI CRONICI ALL'APERTURA DEL CAMPIONATO
Una storia delicata e profonda, suddivisa in tre, con un finale molto poetico in cui le tre visuali si incontrano seppur rimanendo separate.
L'immagine finale ripaga di tutta la fatica che, ahimè, ho fatto a leggere.
Purtroppo la tamatica calcistica non aiuta.
Io capisco di calcio come di astrofisica e, pertanto, per il 90% delle espressioni tecniche utilizzate avrò bisogno di un approfondimento su manuali, che mi riprometto di fare nei prossimi giorni, ma che al momento, stante l'urgenza di commentare tutti i racconti, non ho potuto fare.
Anche tu, però, non mi hai aiutato.
Secondo me (parlo da profano) c'è tanto infodump. Mi domando, c'è bisogno di propinare al lettore l'elenco di tutti gli esercizi ginnici della preparazione atletica? E questo è solo il caso più eclatante.
Usi molte frasi fatte (per farti alcuni esempi nella prima parte:"combattere contro i miei mulini a vento", "abbattendomisi sulla schiena come il batocchio di una campana", "coi guanti bianchi", "fare la differenza"). Chi legge desidera trovare delle espressioni create a posta per lui, qualcosa di originale. Le frasi fatte dovrebbero sempre essere evitate. Meglio dire "solo come una particella di sodio in acqua Lete", che dire "solo come un cane".
Rallentano la lettura anche i troppi aggettivi ("foglie ingiallite e bagnate dei platani, vittime precoci di questo primo giorno d’autunno. La borsa da ginnastica, sorretta dalle mie dita malferme." ci servono davvero tutte queste informazioni?).
Altra problema, il fatto che il tutto sia molto raccontato, con molte poche immagini. Salvo quella poeticissima del finale.
Secondo me, peraltro, ti sei andato a cercare una missione quasi impossibile!
Credo che usare tre "io narranti" diversi sia l'operazione più difficile sulla faccia della terra. Devono essere molto caratterizzati, altrimenti il lettore percepisce la medesima voce, che è quella dell'autore. Non devono limitarsi, come in questo racconto, ad avere pensieri, aspirazioni e idee diverse. Devo avere vocabolari diversi, livelli di cultura diversi, atteggiamenti fisici diversi, usare modi di dire peculiari e diversi.
Secondo me le tre voci non si percepiscono fino in fondo.
Alla fine un bel racconto, ma che potrebbe crescere molto e molto di più.
I bonus ci sono entrambi.
Un abbraccio e a rileggerci presto.

SOPHRUSUNE
A me il racconto è piaciuto molto.
Ho apprezzato i continui cambi di prospettiva e di visuale, che hanno saputo mantenere la giusta linearità, senza creare confusione. Allo stesso tempo, lo spostarsi della telecamera da uno sguardo all'altro dei protagonisti ha creato un ritmo notevole che, in una narrazione "classica" non avrei trovato e che avrebbe rischiato di annoiarmi.
Non mi sembra ci siano problemi di natura stilistica. Non ho trovato ripetizioni o refusi, né eccessi o difetti di qualsivoglia natura.
Forse la storia, se gli togliamo il particolarissimo e riuscitissimo stile, risulta meno intrigante di altre del girone, magari con qualche refuso o problema stilistico in più.
Sarà difficile stillare una classifica.
A rileggerci presto.

Veniamo alla classifica. Ho sempre odiato l'essere giudicato sul refuso. Chi giudica sull'ortografia è «un macicco maleducato senza un duco di un'idea di come ci si comporta in società» (cit.). Detto questo, indipendentemente da eventuali errori o strafalcioni, ci sono un paio di racconti che mi sono piaciuti più degli altri.
Metto al primo posto quello che mi ha intrigato un po' di più come stile e l'altro al secondo.
Dal terzo al quinto è davvero difficile.
C'è qualche racconto che mi è piaciuto di più per come scritto e altri di cui mi ha appassionato di più la storia.
Alla fine ho dato la prevalenza al racconto, piuttosto che al raccontato.

1 - CHIAMAMI DANTE
2 - LA CRUENTA PANCHINA
3 - I LAMENTI DI PANCHINARI CRONICI ALL'APERTURA DEL CAMPIONATO
4 - STORIA DI PERIFERIA
5 - SOPHRUSUNE
IMBUTO!!!

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Pretorian
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Re: Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#5 » mercoledì 6 febbraio 2019, 20:51

Ed ecco commenti e voti.

STORIA DI PERIFERIA di Sonia Lippi

Ciao, Tiziana.
Ti sei cimentata in un racconto impegnato, che tocca temi scomodi e difficili da trattare come femminicidio, prostituzione e transessualità. Il racconto è stato all'altezza della sfida? Per me la risposta è un ni.
Il problema più grande di questo racconto, a mio giudizio, sono gli infodump, tramite i quali riceviamo la gran parte delle informazioni sui vari personaggi che compaiono in scena. Di per sé, infatti, nel racconto succede relativamente "poco" e i pochi eventi sono scanditi da un continuo richiamo ai ricordi che la protagonista ha di Tiziana. Questo rende la narrazione troppo lenta per mantenere una tensione efficace.
Nonostante questo, però, la storia non è da buttare: alla fine i personaggi (anche se avrei approfondito maggiormente l'omosessualità di Tiziana, che si riduce ad una battuta e a una rapida "Giustificazione" data dalle molestie infantili) sono abbastanza realistici e i dialoghi sono ben scritti.

Peccato, Tiz: per me la storia si ferma su un 6,5, anche se ho apprezzato il coraggio che hai dimostrato.

Alla prossima!

Lamenti di panchinari cronici all'apertura del campionato di Giuseppe Ottomano

Devo dirlo, Giottone: è la prima volta che leggo qualcosa di tuo e ammetto di apprezzare tantissimo il tuo stile.
Invece di una qualche trama, abbiamo quattro figure diverse, eppure simili, legate da una sorte di sconfitta e marginalità.
Non ho altro da aggiungere, se non che è un piacere "scontrarsi" con qualcuno così bravo ;-)


Sophrosune di Alessandro Renna

Ciao, Rovignon (QUEL Rovignon, su Latelanera? Se è così, saranno passati anni dall'ultima volta che ci siamo beccati!).
Dunque, l'idea di base di questo racconto non è male. Mi ricorda molto American Gods di Gaiman, con le divinità Omeriche, al posto di quelle norrene. Bella anche l'idea di dare spazio a una divinità minore come Sophrosune e a darle un significato molto pregnante. Il risultato finale, però, è parecchio al di sotto di quanto sperassi all'inizio.
Il primo, enorme, problema è il continuo ricorso ai cambi di punto di vista. Non è una cosa sbagliata di per sé, ma farlo così tante volte, in così poco spazio e con così tanti soggetti osservatori ha il doppio effetto collaterale di distruggere qualsiasi tensione narrativa e di rendere al lettore estremamente confusa la prosecuzione. E questo è ancora più grave in un racconto come questo, dove di cose ne succedono tante e perdersi un singolo elemento rischia di rendere confusi interi parti del racconto.
Andando alla trama, non so, mi è sembrato leggermente esagerato il fatto che gli olimpi diano di matto per il fatto che una singola persona abbia pregato Sophrosune. Forse avresti in qualche modo potuto rendere "speciale" questa preghiera (tipo "la forza del suo amore e della sua disperazione la rende potente come quella di una folla adorante" o amenità simili. è un fantasy, puoi giocartela facilmente).

Mi spiace, ma non penso che il racconto vada oltre un 4,5. Magari ampliando la storia oltre i limiti del contest e chiarendo l'elemento della preghiera, penso potrebbe venir fuori una bella storia.

LA CRUENTA PANCHINA di roberto masini

Ciao, Roberto: piacere di leggerti.
Un giovane picciotto certa di aiutare la figlia di amici con metodi spicci.
Questo racconto, Roberto, ha due grossi problemi: il primo è nella struttura, ossia nel fatto che almeno la metà della storia è raccontata in sezioni spot di pochissime righe. Questa scelta comporta dei continui cambi di scena che sono funzionali a far proseguire la trama, ma hanno un che di affrettato e sono troppo brevi per essere efficaci narrativamente parlando. Sembra quasi di leggere un estratto di un paragrafo più lungo. Per contro, nelle poche parti più estese la situazione è quasi peggiore, perché condensi situazioni e narrazioni che meriterebbero uno spazio più ampio per essere approfondite a dovere.
Vuoi un consiglio? Amplia il racconto dandoti più tempo e spazio per raccontare tutto con calma e cerca di ridurre gli stacchi di scena.
Direi un 5.

Alla prossima

CHIAMAMI DANTE di David Gilliani

Ed ecco qui David G.
E da tanto che non ci si legge, eh?

Ad ogni modo, abbiamo un ex prete esorcista che sembra aver perso la fede e si tiene su con l'odio e le droghe. Potrei elencarti almeno una decina di personaggi che si avvicinano parecchio al tuo Dante, ma il tuo approccio risulta essere comunque interessante e la tamarragine intrinseca del tuo esorcista lo rendono troppo simpatico per potermi soffermare su questi dettagli.
Per il resto, la storia scorre bene, anche se forse si sente la mancanza di informazioni che, immagino, siano presenti in altri racconti (perché Dante odi i demoni, quando sia riuscito ad impadronirsi di Fuffi oppure come mai un prete sia arrivato ad utilizzare strumenti di esorcismo pagani) che in qualche punto costringono a forzare leggermente la comprensione del testo.
Sui termini usati, l'unica cosa che posso rimproverarti è quel "vikingo" con la k che fa tanto teenager brufoloso fissato con Ragnar Lothbrok.
Per me è un 7,5, quasi 8.

Alla prossima.


ED ECCO LA CLASSIFICA:

1)Lamenti di panchinari cronici all'apertura del campionato
2) CHIAMAMI DANTE
3)Storia di periferia
4)La cruenta panchina
5)SOPHROSUNE

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Marco Lomonaco - Master
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Re: Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#6 » venerdì 8 febbraio 2019, 11:35

Buondì anche a voi, come appena fatto per l'altro girone vi copio i commenti e la classifica del lettore esterno:

Chiamami Dante
La storia mi è piaciuta tantissimo, per quando non ami le storie di demoni e/o possessioni demoniache. Speravo in una descrizione dei personaggi, giusto per capirne bene i ruoli nel racconto.
Tema rispettato, no bonus.

La cruenta panchina
Ci sono rimasta male, non credevo in un finale così, ovviamente il titolo è azzeccassimo. Bello. Tema rispettato e anche i bonus.

Sophrosune
Molto, molto bello. Mi è piaciuto davvero tanto. Tema rispettato, bonus rispettato “appena rientrato da un viaggio”

Lamento di panchinari cronici all’apertura del campionato
Molto probabilmente la storia non mi è piaciuta perché l’argomento non mi entusiasma particolarmente, anzi. Ho fatto davvero fatica per finire di leggerlo... Tema rispettato, bonus rispettati

Storia di periferia
Fantastico! Mi ha lasciata appesa al filo fino alla fine!! Tema rispettato, bonus rispettati.

Classifica
1. Storia di periferia
2. Sophrosune
3. Chiamami Dante
4. La cruenta panchina
5. Lamento di panchinari cronici all’apertura del campionato
Se dici cose senza senso, sarai trattato come un paroliere.
Sbattuto su e giù e ribaltato su un tavolo, fino a che le tue interiora saranno fuoriuscite.
E ci leggerò dentro ciò che mi pare, magari il futuro. [cit.]

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Marco Lomonaco - Master
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Re: Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#7 » venerdì 8 febbraio 2019, 12:04

CLASSIFICA FINALE DEL GIRONE:

In caso di ex aequo non so come decidiate chi riportare prima e chi dopo, opto per l'ordine alfabetico, meno male che non dà problemi riguardo il decidere chi passerà alla fase successiva.


1. CHIAMAMI DANTE, di David Galligani, 10 punti
1. Storia di periferia, di Sonia Lippi, 10 punti
3. Lamenti di panchinari…, di Giuseppe Ottomano, 17 punti
4. La cruenta panchina, di Roberto Masini, 18 punti
5. SOPHROSUNE, di Alessandro Renna, 20 punti

Passano quindi alla fase successiva "CHIAMAMI DANTE" di David Galligani e "Storia di periferia" di Sonia Lippi.
Bravissimi, ora come da regolamento avete qualche giorno per sistemare il brano, prima che venga inoltrato ai super sponsor giudici galattici laser killer! Buon lavoro e congratulazioni a tutti per aver animato la sfida fin qui, dichiaro aperte le scommesse sugli esiti delle semifinali! ;)

Avete fino alla fine di oggi per avanzare reclami e/o pretese argomentate su eventuali errori nella classifica. Dopodiché diverrà definitiva anche se ci fossero errori.
Se dici cose senza senso, sarai trattato come un paroliere.
Sbattuto su e giù e ribaltato su un tavolo, fino a che le tue interiora saranno fuoriuscite.
E ci leggerò dentro ciò che mi pare, magari il futuro. [cit.]

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Marco Lomonaco - Master
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Re: Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#8 » venerdì 8 febbraio 2019, 12:07

Sonia, visto che in fase preliminare avevi chiesto il mio commento, te lo farò, purtroppo dovrai avere un pochino di pazienza, il tempo è tiranno. Non credo che te lo consegnerò in tempo utile per eventuali modifiche, quindi lavora sul tuo brano a cuor leggero senza aspettare me. ;)
Se dici cose senza senso, sarai trattato come un paroliere.
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E ci leggerò dentro ciò che mi pare, magari il futuro. [cit.]

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Sonia Lippi
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Re: Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#9 » venerdì 8 febbraio 2019, 14:17

Grazie Marco...
Aspetterò comunque il tuo giudizio un pochino in ansia... eheheh
Grazie
Sonia

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Re: Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#10 » giovedì 21 febbraio 2019, 15:27

Eccoci qui con i commenti e le valutazioni del buon Gianvittorio. L'avrete convinto? Vi avrà ritenuti dei beoni incapaci?
SCOPRIAMOLO!


Storia di periferia è un racconto forte, realistico, che tratteggia con credibilità la vita difficile a cui la periferia spesso costringe. Prostituzione, violenza, femminicidio sono temi scottanti e bisogna avere una mano salda per parlarne con equilibrio, senza scadere nella retorica o nella superficialità. L’autore del racconto mi sembra ci sia riuscito, gestendo bene il crescendo che porta al colpo di scena finale. Mi sembra che anche i flashback che informano il lettore del passato dei protagonisti siano utili e ben dosati (anche se ho qualche dubbio sull’uso dei tempi verbali: forse, invece del passato remoto avrei usato il trapassato prossimo). Anche l’ambientazione mi sembra credibile e realistica: la quotidianità della passeggiata dei cani al parco, i coatti seduti a bere birra, il palazzo in cui tutti si fanno i fatti loro dipingono una scenografia adatta alla storia.
Un po’ di attenzione andrebbe dedicata ai dialoghi, che sono sempre difficili da maneggiare. Qui mi sembra che ci sia ancora un po’ da lavorare per uscire un po’ dalla banalità, per evitare che le voci dei personaggi risultino piatte e un po’ scolastiche. A volte è meglio evitare il virgolettato, facendo uso, magari, del discorso indiretto, che permette di avere più distacco e di raccontare meglio pensieri e parole dei protagonisti. Ma questa è un’opinione molto personale, quasi un consiglio, direi.
La chiusura è convincente, flirta appena con la retorica, ma non dispiace il lieto fine.

Chiamami Dante è un racconto pulp, anticonformista, con un ritmo serrato e tanta ironia. E questo, secondo me, è un punto di forza. Abbiamo un esorcista improbabile e drogato che ha a che fare con due fidanzati altrettanto improbabili e con una vicenda a dir poco sopranaturale. A volte non è semplicissimo stare dietro alle vicende (soprattutto nel finale, quando il demone salta da una parte all’altra e più voci si accavallano), ma i personaggi mi sembrano ben costruiti (Dante ispira una simpatia contagiosa, fin dall’inizio) e tratteggiati con poche ma calibrate parole. Direi che i pregi del racconto sono da ritrovare nell’acuto senso dell’umorismo che permea i dialoghi e nel bel finale, che mi sembra esemplare per come chiude, con le giuste battute, una vicenda quasi surreale. Il resto è un po’ da rivedere, a partire dalla scena che porta al finale in cui tutto sembra molto compresso: si mette tanta carne al fuoco ma tutto si risolve troppo in fretta, lasciando il lettore un po’ sorpreso, come se non avesse capito del tutto ciò che stava succedendo. La cura nella scrittura mi sembra un po’ carente: gli accenti sono quasi tutti sbagliati, oltre a due apostrofi dove non ci dovrebbero essere. Forse il racconto andava rivisto con più attenzione, perché mi sembra che l’autore sia capace di scrivere meglio di quanto non emerga qui.

Mi sembra che i due racconti arrivati in semifinale siano speculari; l’uno ha i difetto che nell’altro sono pregi e viceversa.
Il giudizio finale vede prevalere Storia di periferia, che mi sembra più compiuto ed equilibrato, forse non troppo fantasioso e vivace, ma condotto con mano sicura verso un finale convincente. Chiamami Dante mi racconta di un autore che mi sembra avere talento ma che in quest’occasione è un po’ discontinuo: la sua storia avrebbe avuto bisogno di un respiro un po’ più ampio e una maggior cura avrebbe giovato sia alla comprensione della vicenda sia alla precisione e alla definizione dei dettagli.


Questo è il verdetto, non dimenticatevi di ringraziare! ;)
Se dici cose senza senso, sarai trattato come un paroliere.
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E ci leggerò dentro ciò che mi pare, magari il futuro. [cit.]

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Sonia Lippi
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Re: Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#11 » giovedì 21 febbraio 2019, 16:14

Grazie 1000 per i consigli e per il bel commento.
Onorata di essere tra i finalisti

Grazie ancora

Sonia

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david.callaghan
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Re: Gruppo Gianvittorio Randaccio

Messaggio#12 » giovedì 21 febbraio 2019, 22:45

Ringrazio il giudice Randaccio per il commento.

Un saluto

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