White Snow

Appuntamento nell'Arena fissato per lunedì 21 gennaio dalle 21.00 all'una con il tema di Elisa Emiliani!
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wladimiro.borchi
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White Snow

Messaggio#1 » lunedì 21 gennaio 2019, 22:34

Immagine

WHITE SNOW

Non doveva mancare molto. Erano passati più di centottanta tramonti dall’ultima volta e White li aveva contati.
Questa volta non lo avrebbe permesso.
Il piccolo Snow dormiva tra le tette di sua madre, che restava con lo sguardo vitreo sul nulla.
La poveretta aveva affrontato troppa sofferenza per una sola vita, per poter restare sana di mente.
Troppo sangue lasciato sgorgare assieme alle lacrime.
Troppe grida… Roba da far uscire di senno chiunque.
Per quanto ne sapeva White gli invasori c’erano sempre stati, ma suo padre, quando ancora viveva, gli aveva detto il contrario.
C’erano giorni in cui non esisteva il confine.
Gli usurpatori erano arrivati con le prime luci dell’alba e avevano creato il limite invalicabile.
Da quel giorno, nessuno poteva più andare oltre, pena la morte e la pubblica umiliazione.
All’inizio si erano spacciati per salvatori. Aveano costruito la città e portato il caldo e il cibo.
Avevano mostrato il proprio volto, solo quando erano venuti a pretendere il primo tributo.
Adesso, però, tutti sapevano… Anche i più giovani.
L’acerbo padre aveva impedito agli anziani di parlare con il piccolo Snow.
Voleva salvarlo e, anche se le cose fossero andate male, non voleva vedere la paura nei suoi occhi.
Aveva dovuto sopportare il grigio di quell’orrore per troppe volte e nello sguardo di troppi figli.
Un rumore metallico fece vibrare l’aria, mentre in tutta la città si alzava al cielo, in un solo suono acuto, il lamento di ogni genitore.
White si mise tra la porta e il piccino che ancora dormiva.
Entrarono in due. Il padre gli fu addosso prima che se ne potessero accorgere. Erano grandi, troppo più grandi di lui. Con un calcio gli tolsero il respiro e, una volta a terra, quello che era riuscito a ferire, lo colpì altre tre volte con il bastone che teneva in mano.
Quando non ebbe più la forza di alzarsi, non poté fare altro che guardare.
Presero il piccolo per le gambe e gli tagliarono la gola, lasciando che il sangue sporcasse il pavimento tra i piedi della madre, che restava con lo sguardo vuoto a fissare il niente.
White si sentì impotente e pregò in cuor suo di morire per i violenti colpi ricevuti.
Chiuse gli occhi, mentre sentiva i loro passi che si allontanavano e la giovane madre singhiozzare.
Mancava poco alla Pasqua e, oltre a Snow, quel giorno furono macellati altri dodici capretti.



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antico
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Re: White Snow

Messaggio#2 » lunedì 21 gennaio 2019, 22:41

Wladimiro, buonasera! Caratteri ok e anche il tempo, quindi... Buona EMILIANI EDITION!

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maurizio.ferrero
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Re: White Snow

Messaggio#3 » mercoledì 23 gennaio 2019, 9:24

Ciao Wladimiro,

Il colpo di scena del tuo racconto è molto efficace. Per tutta la prima lettura ho pensato si parlasse di esseri umani, e non mi tornava che avessero nomi così strani. Poi, tutto si chiarisce. Avrei alleggerito alcune descrizioni, che forse rallentano troppo, ma in linea di massima la forma è molto buona.
Ho qualche dubbio sull'aderenza al tema. È veramente spaventoso ciò che accade nel tuo racconto? Dal punto di vista dell'animale sicuramente, da quello dell'uomo è una consuetudine millenaria. Mi rispondo da solo: credo conti il punto di vista di chi narra la storia, quindi il tema è centrato. La questione etica credo che non sarà mai districata.

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Vastatio
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Re: White Snow

Messaggio#4 » mercoledì 23 gennaio 2019, 21:03

Ciao,

che qualcosa non tornasse nei tuoi protagonisti l'ho annusato ai tramonti e alle "tette di sua madre". Però, per una mia devianza personale, ho inizialmente creduto che ti stessi buttando su qualcosa alla "Battaglia per la terra" di Hubbard, in pratica il classico "gli alieni che colonizzano", magari nel passato...
Avrei preferito che restassi su questo plot. La deriva pasquale non mi soddisfa, hai umanizzato troppo: 180 tramonti (più di 180, White li aveva contati. Allora: se li ha contati non ha senso essere vaghi, tantopiù se mi più un numero come 180. Quindi i tramonti contati da white vanno da 181 a x, con x vita media di un capretto maschio in periodo pasquale), nomi in inglese (perché in inglese? a questo punto rimani su "suo figlio").
La scena poi in cui entrano è confusa:
Entrarono in due (ok, due uomini) --> ok, due uomini.
Il padre gli fu addosso prima che se ne potessero accorgere --> il padre potrebbe essere lui (Snow), ma molto probabilmente è l'uomo (quindi sono padre e figlio). Quindi Snow capisce la lingua degli uomini per essere riuscito a decifrare il rapporto di parentela (in un'ottica animale al massimo potrebbe capire che uno è più vecchio e l'altro più giovane).
Il problema con questi "ribaltamenti" è che quando li scopri poi rileggi il racconto (almeno io lo faccio) per rigustarti la nuova prospettiva e, rileggendo il tuo, storco più il naso che altro.
Buona idea, ma realizzazione per me non all'altezza.

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wladimiro.borchi
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Re: White Snow

Messaggio#5 » mercoledì 23 gennaio 2019, 22:08

Vastatio ha scritto:Ciao,

che qualcosa non tornasse nei tuoi protagonisti l'ho annusato ai tramonti e alle "tette di sua madre". Però, per una mia devianza personale, ho inizialmente creduto che ti stessi buttando su qualcosa alla "Battaglia per la terra" di Hubbard, in pratica il classico "gli alieni che colonizzano", magari nel passato...
Avrei preferito che restassi su questo plot. La deriva pasquale non mi soddisfa, hai umanizzato troppo: 180 tramonti (più di 180, White li aveva contati. Allora: se li ha contati non ha senso essere vaghi, tantopiù se mi più un numero come 180. Quindi i tramonti contati da white vanno da 181 a x, con x vita media di un capretto maschio in periodo pasquale), nomi in inglese (perché in inglese? a questo punto rimani su "suo figlio").
La scena poi in cui entrano è confusa:
Entrarono in due (ok, due uomini) --> ok, due uomini.
Il padre gli fu addosso prima che se ne potessero accorgere --> il padre potrebbe essere lui (Snow), ma molto probabilmente è l'uomo (quindi sono padre e figlio). Quindi Snow capisce la lingua degli uomini per essere riuscito a decifrare il rapporto di parentela (in un'ottica animale al massimo potrebbe capire che uno è più vecchio e l'altro più giovane).
Il problema con questi "ribaltamenti" è che quando li scopri poi rileggi il racconto (almeno io lo faccio) per rigustarti la nuova prospettiva e, rileggendo il tuo, storco più il naso che altro.
Buona idea, ma realizzazione per me non all'altezza.


Ciao, purtroppo respingo le critiche al mittente.
Sappi che ho scritto tutto il racconto pensando a un capretto e ho rispettato in toto questa linea per tutta la durata del racconto.
L'unica critica che posso ritenere astrattamente fondata è quella relativa alla (troppa?) umanizzazione. Anche se non credo di essere il primo (se pensiamo alla miriade di personaggi Disney) e anche se, a ben vedere, era assolutamente coerente con il plot.
I nomi in inglese. La lingua per i nomi perché dovrebbe essere un problema? Che nomi pensi che diano a un agnello o a un capretto in Inghilterra o in America? Certo avrei potuto chiamarli "Bianchino" e "Fiocco di Neve" ma sarebbe caduta tutta la costruzione volta a creare una situazione utile al colpo di scena finale.
Veniamo ai 180 giorni. Sono stati scelti oculatamente proprio perché si tratta del tempo di gestazione di un ovino cui è stato aggiunto il tempo per consentire una nuova gravidanza. Li conta il protagonista? Sì, è un ovino umanizzato che non vuol vedere morire altri figli e sa che non manca molto alla prossima uccisione. Lo ha imparato per esperienza personale o (essendo un ovino umanizzato) dagli anziani dell'ovile.
Il padre è ovviamente Snow. Come potrebbe l'ovino distinguere tra padre e figlio. E' lui, Sonw, il padre che vuol proteggere suo figlio. Come hai fatto a capire il contrario?
Detto questo, posso accettare che non ti sia piaciuto. Alla fine è solo un racconto, una scheggia di poco più di duemila battute nel mare che uno scrive in tutta una vita.
Un abbraccio e non me ne volere.
Wladimiro

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Massimo Tivoli
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Re: White Snow

Messaggio#6 » giovedì 24 gennaio 2019, 14:22

Ciao Wladimiro,
nella sua brevità, almeno per me, il racconto è molto efficace. L'immagine del piccolo Snow che dorme tra le tette di sua madre mi ha fatto insospettire ma non ho capito che si trattasse di animali o, nello specifico, di capretti. Quindi con me il colpo di scena ha funzionato e ho molto apprezzato. Poi (a dimostrazione che la scrittura non è una scienza esatta), su di me, le descrizioni hanno funzionato: ho respirato l'atmosfera dell'imminente violenza, l'ostinazione del padre che, volendo proteggere il figlio, è disposto a combattere una guerra che sa che non vincerà. Tutte cose che mi hanno toccato. Quindi, per me, il racconto è più che buono.

alexandra.fischer
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Re: White Snow

Messaggio#7 » giovedì 24 gennaio 2019, 19:10

Il qualcosa di terribile del tuo racconto è l’orrore che si ripete nella piccola comunità di capretti: uno dopo l’altro vengono sacrificati all’appetito degli invasori, i quali, in cambio di cibo e calore, la sfoltiscono dei suoi cuccioli. Hai dato una grande caratterizzazione al personaggio del padre. Leggendo la prima parte, mi è parso di essere entrata in un racconto distopico riguardante esseri umani, ed ecco la sorpresa. Complimenti.

Fabio84
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Re: White Snow

Messaggio#8 » lunedì 28 gennaio 2019, 13:51

Ciao Wladimiro,
hai nascosto i protagonisti e la situazione fino alla fine. Ben fatta.
Un po' concitata la parte del combattimento. Mi sono un po' perso all'inizio, ma riletto era molto più chiara.
Mi domandavo una cosa su questa frase:
Aveva dovuto sopportare il grigio di quell’orrore per troppe volte e nello sguardo di troppi figli.
Come mai grigio? Nel senso che è una costante ma non troppo intenso?
Ciao

FAbio

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antico
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Re: White Snow

Messaggio#9 » mercoledì 6 febbraio 2019, 20:23

Secondo me questo racconto ha delle ottime potenzialità, ma per esprimerle al suo meglio deve essere semplificato per renderlo di facile comprensione anche per i lettori più giovani. L'obbiettivo è dare un colpo allo stomaco e trasmettere un insegnamento: bene, deve divenire una fiaba neradi ancora più semplice lettura e in questo può essere utile anche l'aumentare il senso dato al nome: WHITESNOW come Biancaneve, definiscilo con più forza. Al momento, per me, un pollice tendente all'alto.

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