Cristopìa

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo marzo sveleremo il tema deciso da Massimo Spiga. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Massimo Spiga assegnerà la vittoria.
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Eugene Fitzherbert
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Cristopìa

Messaggio#1 » domenica 24 marzo 2019, 18:41

Cristopìa
Di Eugene Fitzherbert


1. -6h 46m alla Maddalena
Alfio teneva a bada i nervi sgranando il rosario di denti, come era usanza tra i Succhierichetti. Le dita passarono sui denti da latte che gli avevano strappato durante il primo addestramento e pensò alla foto scattata dall’Occhio di Dio, il satellite vaticano: una donna, il corpo torturato, le dita delle mani mozzate tranne i pollici, stesa al centro di un tetto di una casa, con le braccia spalancate. Intorno a lei, scritto col sangue, c’era una parola, le lettere alte quanto al ragazza:

CRISTOPÌA

Alfio sgranò i denti definitivi che gli avevano tolto dopo l’investitura a Succhierichetto. La ragazza della foto era Zaira, dell’Ordine delle Punitrici, sorpresa come infiltrata tra i Terroristi di Geova, da quando quei figli di meretrici avevano trafugato il Tabernacolo Celeste direttamente dalla Santa Sede facendo incazzare tutto il Papato.
Le sue dita toccarono la croce: era finito il rosario e iniziava la sua missione. Recuperare il Tabernacolo Celeste e porre fine a questa Cristopìa, qualsiasi cosa fosse.

2. -5h 08m a. M.
Aveva sempre considerato Lucera un paese di merda, ma Alfio si rese conto che la definizione era fin troppo morbida. Va bene che era notte, ma per le strade non c’era niente: non una luce accesa dietro una finestra, non un ragazzetto idiota senza casco sul motorino, non un’insegna illuminata. Sembrava un paese fantasma.
Almeno non ci sono molte possibilità di essere scoperto.
Il pensiero poteva essere rassicurante, ma in realtà avvertiva solo inquietudine. Era dai tempi del casino di Damasco, quando aveva perso quasi tutta la sua squadra, che non si sentiva così. Imboccò un vicolo deserto e un rumore attirò la sua attenzione.
Si accovacciò e lasciò scorrere l’attenzione lungo la stradina. Allentò i sensi, socchiuse gli occhi e cercò con la mente. Eccola lì, la sorgente del rumore, a pochi metri da lui.
Gli bastò un salto sul muro e un volteggio, ombra tra le ombre, per arrivare dietro il cassonetto con il coltello sguainato. Afferrò la ragazza alle spalle e le puntò la lama nera alla gola: «Chi sei?»
La sentì irrigidirsi. Non doveva pesare più di quaranta chili e dall'odore di sudore e paura doveva aver passato le ultime settimane in giro per strada, cercando una salvezza che non aveva ancora trovato.
«Te lo ripeto, Stronzetta. Chi sei?»
Si dimenò, ma la lama le fece cambiare idea. «Enza.»
«E che ci fai qui, Enza?»
«Cerco del cibo, non si vede?»
Alfio la rivoltò e la spinse contro il bidone dell’immondizia, bloccandola per il collo. «Sei di qui?»
Annuì.
«E dove sono tutti gli altri?»
«Li hanno presi e portati alla Fortezza.»
«I Tizi di Geova?»
«Sì. Hanno suonato a ogni campanello…»
«Tipico.»
«E li hanno radunati.»
«E tu perché sei qui e non nella Fortezza, Enza?»
«Io…»
«Rispondi seriamente: convincimi che non sei una nemica.»
«Io vivo per strada. Non ho un campanello e non hanno mai suonato alla mia porta.»
«Mi sembra una stronzata. E perché non te ne sei andata?»
«Mio fratello…»
Lui le strinse ancora di più la gola. «Shh.» ruotò la testa da una parte e dall'altra. «Non lo senti?»
Prese la ragazza e la infilò nel bidone senza tanti complimenti. La sentì protestare, ma poi si zittì. Alfio si appiattì al muro.
Dal fondo della strada si affacciarono due figure vestite di scuro e dai movimenti guardinghi. Non aveva tempo da perdere. «Guida i miei proiettili verso il cuore del bersaglio.» sussurrò a labbra strette Alfio e poi sfoderò il Soffio di Adamo: due sbuffi di silenziatore e le teste dei due uomini esplosero in una nuvola rossa.
Alfio si fece il segno della croce «Requiescant in pace.» E si avvicinò ai cadaveri.
Enza lo raggiunse. Alfio la sentì trasalire. «Li conosci?»
Enza sollevò lo sguardo verso di lui, una lacrima che le rigava il volto sudicio. Poi fece un passo e prese a calci la testa del cadavere più vicino. «Questo bastardo ha preso mio fratello!» Il sangue schizzava fuori dall'orbita svuotata dal proiettile.
«Smettila, adesso. Non possono morire più di così.»
La ragazza si calmò e rimase ansimante. «Tu vorresti ucciderli tutti?» gli chiese.
«Ce l’ho tra le cose da fare, sì.»
«Ucciderai anche il loro capo? Quel pezzo di merda di Deusex?.»
«Lo ucciderei solo per il nome che si è scelto.»
«Allora vieni, ti porto alla Fortezza.»
«Mi devo fidare?»
«Puoi sempre uccidermi qui.»
«Ci sto pensando.»
«Senti, santo guerriero: non ho paura di morire, altrimenti sarei già schiodata. Voglio solo riavere mio fratello. Io ti aiuto e tu mi aiuti e pace per sempre.»
«Io non porto pace.»
«Ok, sterminatore, non me ne frega un cazzo. Vogliamo andare alla fortezza, o continuiamo a grattarci a vicenda?» E si voltò inoltrandosi nei vicoli di Lucera.
«Vieni qui un momento, Stronzetta.» Quando gli fu vicino, la afferrò per la nuca e la guardò negli occhi. «Se mi stai fregando, ucciderò te, tuo fratello, e tutti quelli che ti conoscono fino alla settima generazione. Capisci?» E le strinse ancora di più il collo.
Lei deglutì, perdendo parte della sua spavalderia. Annuì appena.
Alfio le sorrise.

3. -4h 33m a. M.
La Fortezza era un castello antico, fatto di mattoni, contrafforti, bastioni e mura alte qualche decine di metri. L’Occhio di Dio, lassù nel cielo, aveva scattato un po’ di foto e per fortuna aveva la vista a raggi infrarossi e quella termica, perché avevano avuto conferma che era un posto complicato da infiltrare.
«Perché porti la dentiera d’oro?» Gli chiese la ragazza.
«Sono stato promosso.»
«Ma hai anche i denti normali?»
«Sì, solo che non ce li ho in bocca.» le rispose Alfio. L’afferrò per un braccio. «Ora io proseguo da solo. Più avanti c’è un buon punto dove scalare questo muro.»
«Scalare il muro è una stronzata. Meglio passare da sotto. Vieni.»
Enza si mise a camminare veloce, curva e agile, verso uno dei contrafforti. Si fermò poco oltre e gli fece cenno di avvicinarsi. Lui guardò le mura, alte e imponenti.
La ragazza lo stava aspettando vicino a una grata arrugginita. «Questo scivolo per il carbone ci farà entrare lì dentro, sempre che tu riesca ad aprirlo.»
Il sorriso dorato di Alfio baluginò alla luce della luna. Il Succhierichetto afferrò la grata e cominciò a strattonarla. Ci fu un crack metallico e qualche calcinaccio venne via con il resto della struttura metallica.
«Prima le stronzette.» disse Alfio.
La ragazza grugnì e si lanciò giù per lo scivolo per il carbone.

4. -4h 02m a. M.
La stanza del carbone era buia e puzzava di piscio. Quando la sua vista si abituò alla penombra, Alfio notò una vecchia porta di legno con cardini di ferro. Per il resto la stanza sembrava completamente sgombra, a parte qualche detrito e resti di mattoni.
«Enza, ora resti qui davvero. Mi rallenti.»
«Vengo con te.»
«Non costringermi a tramortirti.» rispose lui avvicinandosi alla porta per esaminarla.
«Sei uno stronzo.»
«Là fuori è pieno di gente cattiva. Aspettami qui, ritorno tra qualche ora.»
«Ricordati della promessa.»
«Ucciderò tutti e ti riporterò tuo fratello.» Alfio si girò verso la ragazza e le afferrò ancora la nuca, stringendo con forza.
«E smettila di pizzicarmi!»
Alfio sorrise.
La ragazza lo mandò a fanculo con gli occhi mentre ruotava il collo per rimetterlo in sesto.
Alfio la ignorò e provò a tirare la porta: con un lieve cigolio cedette e lui spiò oltre. «Ma che cazzo…» disse. Non fu per quel che vedeva, ma quello che sentiva. Lungo il corridoio illuminato fiocamente, arrivavano urla e gemiti di gente che soffriva le pene dell’inferno. Stava per voltarsi verso la ragazza, quando Enza gli saltò alle spalle e lo spinse contro la porta, facendolo rovinare nel corridoio. Poi iniziò a colpirlo con un sasso in testa e in faccia.
Alfio la scagliò via con una manata, mentre le altre porte si spalancavano. Un uomo a torso nudo, sporco di sangue e armato di un ferro rovente uscì e corse verso di lui.
Alfio tirò fuori il Soffio di Adamo e sparò due colpi.
L’uomo si accasciò con un gemito, ma ne stavano uscendo altri: uno con un machete, un altro con una frusta. Alfio si mise in piedi, parò il fendente con un braccio e sparò ancora.
Uno schiocco secco gli tolse il respiro e gli fece perdere la pistola. La frusta si era arrotolata intorno al collo e una spira gli stringeva la bocca. Con un grugnito strozzato, Alfio serrò i suoi denti d’oro e tranciò di netto la corda. Con una scrollata di spalle si liberò e si voltò verso il bastardo sfoderando il coltello.
Un colpo lo raggiunse alla testa, da dietro. «Così impari a chiamarmi Stronzetta, bastardo!»
La coscienza di Alfio si spense.

5. -2h 58m a. M.
Non fu tanto il dolore a svegliarlo, quando il senso di vuoto che sentiva in bocca.
Un pugno alla pancia gli fece sputare un fiotto di sangue rancido. Aveva le spalle in fiamme, la testa gli pulsava e ondate di dolore si infrangevano lungo tutto il corpo.
Non temerò alcun male.
Alfio aprì gli occhi e fu costretto a richiuderli quando una scudisciata gli squarciò le carni sulla schiena. Si inarcò, e provò a stringere i denti, ma le gengive nude si chiusero su loro stesse.
Tossì, mentre altri colpi lo martoriavano, uno dopo l’altro.
Tremò da capo a piedi, quando una voce arrivò da molto lontano. «Fermi tutti! Perché non sono stato avvertito della cattura?»
Alfio cercò di guardare attraverso gli occhi gonfi. La voce aveva qualcosa di familiare.
«Fuori tutti, teste di cazzo moscio!»
Il tono autoritario portò il silenzio nella stanza, e Alfio intravide un uomo e una donna uscire con il capo chino: «Chiediamo perdono, Deusex Signore.»
La vista di Alfio si snebbiò sentendo il nome di Deusex, il grande capo. Con uno sforzo enorme, sollevò al testa: era appeso per i polsi a due catene e questo spiegava il dolore incandescente alle spalle. Era nudo e i piedi sguazzavano sul pavimento sporco.
«E tu chi sei, topo di fogna?» Deusex lo apostrofò con disprezzo. Si muoveva in modo strano, anche se Alfio non riusciva a capire cosa lo disturbasse. Portava un elmo di metallo calato sugli occhi, senza feritoie, e indossava un vestito a metà tra l’abito talare e una divisa militare.
Deusex mosse qualche passo ancora.
«Mi è arrivata voce che avevano trovato un tipo con la dentiera d’oro. Un guerriero senza pari.»
«Sarà stata Enza. Spia di merda.»
«Era un’esca. Dopo la fuga di Zaira e il suo messaggio sul tetto, vi stavamo aspettando.»
Alfio sputò.
«La solita arroganza dei Succhierichetti. Vi addestrano a non fare domande, a odiare il vostro corpo, tanto da disprezzare la morte, vi indottrinano a eseguire gli ordini, con la bocca chiusa e quando diventate bravi abbastanza, vi regalano una dentiera d’oro e vi mandano in giro a uccidere gente.»
«Solo i torturatori come te, bastardo.»
Deusex sorrise, e con orrore, Alfio vide baluginare un lampo metallico tra le labbra del suo aguzzino. «Perché hai quei denti?»
L’altro fece qualcosa di inaspettato: cominciò a palpargli la faccia. «Sono io a fare le domande, qui.» I polpastrelli si muovevano decisi sulle guance ferite di Alfio, passarono sul naso rotto e scivolarono sulle sopracciglia, poi all’improvviso si irrigidirono. «Non è possibile.» disse Deusex. «Damasco
A quelle parole, il cuore di Alfio accelerò. «Cosa?»
E Deusex si tolse il suo elmo. Nonostante le bruciature intorno agli occhi, come lacrime di carne carbonizzate, nonostante lo sguardo ormai cieco, Alfio riconobbe il volto del suo tenente in seconda. «Paolo… Pensavo che fossi morto a Damasco, insieme agli altri.»
«Morto? Io sono risorto a Damasco, ho visto la luce!»
«Hai preso tu il Tabernacolo Celeste?»
«Tu non puoi capire, Alfio.»
«Ma certo! Ci voleva qualcuno che conoscesse la Santa Sede, per arrivare a prendere una reliquia del genere. Un ex Succhierichetto. Traditore!»
«Alfio, ci hanno mentito, sempre.»
«Non è vero! Il Tabernacolo contiene il vero Corpo di Cristo, unica comunione tra il Papa e Dio. E tu l’hai rubato per darlo a questi coglioni dei Terroristi di Geova!»
«Non sai di cosa parli, Alfio. In nome della nostra vecchia amicizia, cercherò di spiegarti…»
«Amicizia? Stavamo insieme, Paolo, eravamo amanti! E tu, prima sei sparito e poi sei passato dalla parte del nemico. Come faccio a darti un minimo di credito!»
«Il Tabernacolo Celeste è vuoto!», quasi urlò Paolo. «Non c’è nessun corpo di Cristo dentro. È finito, da chissà quanto tempo.»
Alfio rimase senza parole. Niente vero Corpo di Cristo. Niente Vera Comunione del Papa. Niente parola di Dio.
«Capisci? Dio ha girato lo sguardo dall'altra parte. Ci ha lasciato soli.»
«Non è vero.»
«Lo è.» Paolo si avvicinò e gli accarezzò il volto ancora una volta, quasi con affetto. «Ma possiamo porre rimedio. O meglio, io lo sto già facendo. C’è un modo.»
Alfio collegò le informazioni. «La Cristopìa.»
«Sì. Il rito avrà inizio, poco prima dell’alba. Stiamo allestendo la Via delle Croci.»
«Con quei poveretti che avete rapito?»
«Non abbiamo rapito nessuno. Sono tutti volontari, martiri
«Eretici immondi!»
«Basta invocare Dio. È venuto il momento di evocarlo! E la tua strafottenza mi ha stancato. Ucciderti sarebbe troppo poco. Vedrai tutto da una posizione privilegiata. Un’ultima cosa: Paolo è morto. Ora sono Deusex»

6. -1h 12m a. M.
«La mia anime imputridisce in mezzo a questo scempio.»
«Smettila di agitarti, Alfio e goditi la Cristopìa, la Parusia artificiale.»
«Brucerete all'Inferno.» Uno scossone del pianale del camion su cui stavano viaggiando lo face cadere in ginocchio. Si tirò su aggrappandosi con le mani imprigionate da fascette di plastica e si sporse a vedere la scena davanti a lui.
Era una immonda carovana di cassonati che si muoveva lentamente lungo una strada tortuosa in mezzo ai monti al confine nord della Puglia e loro erano l’ultimo veicolo. Deusex era in piedi su un palco improvvisato e continuava a urlare ordini, a chiedere rapporti ai suoi attendenti, cercando di farsi un’idea di quello che stava accadendo. Non doveva essere facile guidare una cosa del genere senza poter contare sulla vista.
«E allora non sono più Stronzetta?» lo apostrofò Enza, venendogli incontro barcollando. Il pugno lo raggiunse allo zigomo inaspettatamente. «E preparati che tra un po’ è il tuo turno.» e si allontanò da lui.
Alfio tornò a osservare la scena. Non credeva ai suoi occhi: i camion trasportavano delle enormi croci di legno, alte ameno due metri e mezzo, e a reggerle c’erano persone, donne, uomini e qualche bambino, anche. «Quelli sono i martiri? Quelli che avete torturato per tutta la notte?»
«Sì. Sono le effigi viventi di Nostro Signore Gesù. Dimmi, sono sofferenti? Hanno lo sguardo pieno dell’amore di Dio?»
«Sei uno psicopatico. Quelle persone stanno per morire!»
All'improvviso il loro camion si fermò. E questa cosa lo terrorizzò ancora di più. Enza gli venne vicino nuovamente con un sorrisetto sbilenco sulla faccia. Lui quasi chiuse gli occhi in attesa di un altro colpo, ma la ragazza lo prese per le manette e gli diede uno strattone. «Salta giù, bellezza. Sei il nostro ospite d’onore.»
Lo scaraventò giù dal camion, dove due uomini lo presero e lo trascinarono verso una collinetta al termine della strada. Intorno a lui si snodava l’orrore senza fine che aveva solo intuito. Lungo i bordi della strada, una dopo l’altra, si stagliavano le croci. Gli occhi dei martiri erano pieni di lacrime, le labbra tremavano di dolore. Vide un filo di saliva sanguinolenta scendere indolente dalle labbra di una bionda che stava con il capo piegato sul petto, il corpo appeso alle braccia inchiodate al legno.
«Senti questi suoni?» gli urlò Deusex. «Non c’è niente di meglio per attirare l’attenzione di Dio. Il suo sguardo si sta volgendo su di noi. Continuate a urlare di dolore, invocate il nostro Amato Creatore, mandategli questo messaggio! E che le croci siano levate dritte al cielo!» Deusex continuava il suo sproloquio. Enza gli porse un oggetto color indaco, iridescente. Lui la ringraziò e le fece un cenno di andare avanti, verso il corteo di camion. Lui sollevò il Tabernacolo Celeste. «Il più grande mistero di tutti i tempi sta per essere svelato! Riporteremo il corpo di Gesù qui, in questo ricettacolo mistico. Ristabiliremo il contatto con il divino, ritorneremo tutt'uno con il Salvatore.»
«Ehi, Paolo! Se sei così convinto di aver vinto, ridammi la mia dentiera. In nome dei vecchi tempi!» urlò Alfio.
Deusex volse verso di lui lo sguardo cieco. Si frugò in tasca e tirò fuori la dentiera d’oro. «Questa? La vuoi proprio? E perché no?» E la lanciò.
Enza la afferrò al volo. «Sarà tua, te lo prometto, ma prima…»
A quel punto, uno dei due uomini lo colpì a un ginocchio e l’altro lo ribaltò a terra. Con un coltello tagliò la fascetta di plastica e, insieme all'altro, gli divaricarono le braccia e lo trascinarono fino a una croce. Enza corse verso di lui ridendo. In una mano aveva la dentiera e nell'altra aveva una sparachiodi.
Lo trafisse sei volte alla mano destra, e altre quattro al polso. Alfio sentì i muscoli della mano prima irrigidirsi per il dolore indicibile che gli arrivò alla spalla, mentre cercava di ricacciare dentro le urla. Quando per passò all'altra mano, non ce la fece più e si sfogò squarciando l’aria con le sue grida.
«Ti ho fatto male? Scusami tanto!» gli disse Enza. «E ora, passiamo ai piedi.»
Alfio lottò con tutte le sue forze per non perdere i sensi, inspirando e espirando rumorosamente tra le labbra ripiegate sulle gengive nude. Non immaginava neanche fosse possibile, ma il dolore triplicò quando con una corda misero la croce verticale.
«Ah, dimenticavo!» esclamò Enza. «Ecco la tua dentiera!» E con il tacco della scarpa la schiacciò.
Alfio vide un lampo rosso baluginare tra i denti d’oro. Quasi udì il bip del tracker che si attivava e disse: «L'Occhio di Dio veglia su di me.» Il suo sguardo calmo si perse lungo la distesa di croci.

7. -3m a. M.
Enza urlò.
«Che succede, Enza?» chiese dal suo pulpito Deusex.
La ragazza si stava contorcendo afferrandosi la nuca. Tra le dita, oltre i capelli, una luce verde lampeggiava.
Era l’alba più oscura che Alfio avesse mai visto. Nuvole grigie si stavano addensando sopra le loro teste, lampi squarciavano quella distesa minacciosa. Il tabernacolo tra le mani di Deusex quasi si accese di luce propria.
«Che la Maddalena mi liberi da tutti i peccati.» disse Alfio.
Si alzò un vento freddo, odoroso di foglie morte. Alfio alzò gli occhi al cielo.
«Siete fottuti. Mancano pochi secondi alla Maddalena. L’occhio di Dio non ha mai smesso di osservarvi.»

8. La Maddalena
Con una ciocca dei suoi stessi capelli, Enza si strappò un dispositivo grande quanto una lenticchia, che emetteva ora una luce continua verde. «Me l’hai attaccato tu?» urlò, in mezzo al vento.
Alfio le volse uno sguardo pieno di pietà. «Avete suonato al citofono sbagliato, stavolta!»
E sopra le loro teste, le nubi furono squarciate da un’enorme luce violacea, quasi solida. Alfio vide le centinaia di croci che venivano abbattute al suolo, mentre il plasma violaceo le ricopriva e si solidificava intrappolandole come zanzare nell'ambra. La strada ne fu riempita, il camion con Deusex venne spazzato via e mentre volava, inondato dalla luce della Maddalena che spargeva il suo carico di morte, vide anche il Tabernacolo Celeste sfuggire dalle mani di Deusex, e affondare in mezzo a quel cimitero di croci orizzontali. La porta del Tabernacolo era aperta, e dalle sue profondità stava venendo fuori qualcosa di immondo.
«Il Salvatore sta arrivand-» urlò Deusex, che non aveva visto quello che stava emergendo, e la sua voce fu spenta dall'ondata di calore che lo vaporizzò.

9. 2 settimane dopo la Maddalena

Dal rapporto del Camerlengo, Strettamente riservato

[Omissis]... abbiamo ragione di pensare che il rito dei Terroristi di Geova si sia concluso con un parziale insuccesso. A causa della diversa posizione delle Croci, l’invocazione non ha raggiunto il Regno dei Cieli, ma ha aperto uno squarcio sulle pendici del Purgatorio. La zona tra San Giovanni Rotondo e i confini con lo Stato Pontificio è purtroppo compromessa… [omissis] Il cannone orbitale a Olio Santo, nome in codice Maddalena, è stato efficace a interrompere la minaccia, ma il suolo rimane contaminato. Stiamo avviando una procedura di Bonifica Sacra per recuperare quanto più possibile…[omissis].
Seguono immagini scattate dall’occhio di Dio.



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Eugene Fitzherbert
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Re: Cristopìa

Messaggio#2 » lunedì 25 marzo 2019, 12:35

I bonus dovrebbero esserci tutti e tre.

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maurizio.ferrero
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Re: Cristopìa

Messaggio#3 » mercoledì 27 marzo 2019, 10:44

Ciao Eugene,

Genio. Dico davvero. Questo racconto mi è piaciuto un botto. C'è un sacco di carne al fuoco, ma è carne di quella buona, da grigliata di Pasquetta. Tutto si intreccia perfettamente, l'ignoranza e la violenza la fanno da padroni in ogni momento della storia. Alfio, nel suo essere un antieroe trash, funziona alla grande. Così come Enza e Deusex, che vengono tratteggiati molto bene.
Tabernacolo celeste, dentiere d'oro, cannoni orbitali e terroristi di Geova. Tutte ottime trovate, ma il meglio è che tu sia riuscito a metterle insieme senza sbavature. L'atmosfera da filmaccio di serie B è notevole ed è tutto ciò che è necessario per fungere da collante. La parte finale con il rito e l'eroe crocifisso mi ha ricordato un po' la sequenza finale di Vampires di John Carpenter, film che adoro. Davvero un ottimo lavoro!
Unica nota: ho trovato qualche refuso, e farei un minimo di editing nella punteggiatura di alcuni dialoghi. Ma direi che ci siamo.
Passo ai bonus:
Altissima mortalità dei personaggi: Total Party Kill. Obiettivo centrato.
Uso creativo della scurrilità: tra succhierichetti e teste di cazzo moscio ho riso un sacco. Anche qui ci siamo.
Uso di almeno un termine in latino: Deusex. Anche qui ok.

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Wladimiro Borchi
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Re: Cristopìa

Messaggio#4 » mercoledì 27 marzo 2019, 17:16

Non lo so...
Deve essere una giornata un po' no.
Forse sono solo io un po' spallato. Mi riservo di rileggerli tutti con un altro stato d'animo nel cuore.
Non posso negare che il racconto mi sia piaciuto e tanto. Ma anche questo mi ha lasciato parzialmente insoddisfatto.
Le trovate ci sono, sono tante e sono geniali, ma molte non le ho capite fino in fondo.
Perché farsi estirpare i denti? Perché la dentiera d'oro?
Molte scelte mi sembrano un po' barocche e non ne ho trovato un fondamento, almeno non mi è arrivato.
Il cambio di prospettiva finale è azzeccato e inatteso, con un bel colpo di scena di chiusura (oltre agli altri nel corso della storia) e un'immagine finale davvero suggestiva.
Il racconto è bello e funziona però...
Mi resta un però di cui mi sfugge a pieno il contenuto.
Ripeto, forse sono solo io in fase decrescente.
Complimenti davvero.
W

BONUS - Tutti!
IMBUTO!!!

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Eugene Fitzherbert
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Re: Cristopìa

Messaggio#5 » mercoledì 27 marzo 2019, 20:39

A Maurizio:
Grazie per le belle parole, ché scaldano il cuore, pure che qua in terronia ci stanno già venti gradi, mortacci loro e di Greta!

A Wlad, mio eterno nemico/amico:
La storia dei denti: si chiamano SUCCHIerichetti non perché siano degli amanti dei succhi di frutta, ma per altri motivi più orali. E durante l'addestramento gli strappavano i denti da latte per non farli mordere. E da adulti gli strappavano quelli definitivi come segno di umiliazione. Poi gli davano la dentiera, che era argentata (come quella di deusex) se eri di grado medio basso (era tenente in seconda di Alfio) e dorata se eri elite (alfio appunto).

Poi il finale: invece di evocare Gesù, il raggio della Maddalena combina un bel casino e le croci orizzontali risvegliano il purgatorio (secondo la regola che la croce in su punta al regno dei cieli, quella giù all'inferno come sanno i satanisti, e quella orizzontale... al purgatorio - come si scopre per la prima volta in questa storia di merda.)

Per il resto, Wlad, mi spiace di non averti convinto, dannazione! Se mai mi ritrovassi a passare il turno, aggiusterò i punti che non ti sono chiari e vedrò di rendere tutto più organico.

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Wladimiro Borchi
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Re: Cristopìa

Messaggio#6 » giovedì 28 marzo 2019, 9:13

Eugene Fitzherbert ha scritto:A Wlad, mio eterno nemico/amico:
La storia dei denti: si chiamano SUCCHIerichetti non perché siano degli amanti dei succhi di frutta, ma per altri motivi più orali. E durante l'addestramento gli strappavano i denti da latte per non farli mordere. E da adulti gli strappavano quelli definitivi come segno di umiliazione. Poi gli davano la dentiera, che era argentata (come quella di deusex) se eri di grado medio basso (era tenente in seconda di Alfio) e dorata se eri elite (alfio appunto).


Non l'avevo presa. Sarà che aveva appena letto "Perpetua" con i suoi vampiri e la mente non era andata all'unica cosa ragionevole.
SEI UN FOTTUTO GENIO!
W
IMBUTO!!!

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Re: Cristopìa

Messaggio#7 » venerdì 29 marzo 2019, 20:15

Ehilà, Eugene: ci si rilegge, eh?

Dunque, il racconto mi ha sinceramente divertito. è divertente come un action-spionistico vecchio stile e gli elementi "sacri" sono sufficientemente ben distribuiti e descritti da rendere l'idea. Giusto, tre cose mi hanno lasciato perplesso:

1) perché la dentiera? Davvero, è un elemento chiave della storia, ma non si capisce il suo senso;

2)se Enza era un'esca, cosa ci faceva in giro per la città? Non so quanto sia grande Lucera, ma non mi sembra molto sensato far girare qualcuno a caso per la città, sperando che becchi un infiltrato nemico per fare il doppio gioco. Avrebbe avuto più senso metterla con il prete fin dall'inizio, come apparente traditrice o profuga dalle persecuzioni di Deusex (applauso per il nome, che metto giusto sotto il "Prosatanos" di Chucknorrisiana memoria a livello di balordaggine);

3) questo è più sottile: perché la gente è sconvolta dal fatto che il Tabernacolo Celeste sia vuoto? Insomma, l'intera religione cristiana si basa sul fatto che Cristo sia stato assunto in cielo in anima e corpo: trovarne il cadavere da qualche parte minerebbe alle basi la teologia cristiana. Quindi, non capisco il senso.

Il finale, con il report che parla del rischio dell'apertra di un varco dimensionale è interessante, ma forse avrebbe meritato maggiore approfondimento.

A presto!!

I bonus ci sono, eccome!

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Eugene Fitzherbert
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Re: Cristopìa

Messaggio#8 » domenica 31 marzo 2019, 3:45

Pretorian ha scritto:Ehilà, Eugene: ci si rilegge, eh?

Dunque, il racconto mi ha sinceramente divertito. è divertente come un action-spionistico vecchio stile e gli elementi "sacri" sono sufficientemente ben distribuiti e descritti da rendere l'idea. Giusto, tre cose mi hanno lasciato perplesso:

1) perché la dentiera? Davvero, è un elemento chiave della storia, ma non si capisce il suo senso;


La dentiera d'oro rappresenta il grado dei succhierichetti (infatti Deusex, che era sottoposto di ALfio a Dmasco ce l'ha argentata, mentre lo stesso Alfio ce l'ha dorata). E Alfio dice a Enza che ha i denti d'oro perché è stato promosso. Purtroppo capisco che il messaggio è un po' nascosto, ma dovevo rinunciare a qualcosa per mostrare altro, Dannazione ai 20k caratteri!

Pretorian ha scritto:2)se Enza era un'esca, cosa ci faceva in giro per la città? Non so quanto sia grande Lucera, ma non mi sembra molto sensato far girare qualcuno a caso per la città, sperando che becchi un infiltrato nemico per fare il doppio gioco. Avrebbe avuto più senso metterla con il prete fin dall'inizio, come apparente traditrice o profuga dalle persecuzioni di Deusex (applauso per il nome, che metto giusto sotto il "Prosatanos" di Chucknorrisiana memoria a livello di balordaggine);


Lucera è un paese piccolo, molto piccolo. E poi, Enza è UN'esca, appunto. UNA non LA esca. Poi, ci sono anche le pattuglie di tizi vestiti di nero che vanno in giro a coppie, proprio come Testimoni di Geova!

Pretorian ha scritto:3) questo è più sottile: perché la gente è sconvolta dal fatto che il Tabernacolo Celeste sia vuoto? Insomma, l'intera religione cristiana si basa sul fatto che Cristo sia stato assunto in cielo in anima e corpo: trovarne il cadavere da qualche parte minerebbe alle basi la teologia cristiana. Quindi, non capisco il senso.


Dunque, lo spiega in parte Deusex: Il vero corpo di Cristo tenuto nel tabernacolo è il modo con cui il Papa entra in comunicazione con Dio e rivela la parola di Dio: mangiandolo, appunto, con la Vera Comunione. Il tabernacolo è sempre pieno perché lo stesso Dio lo permette, ne è responsabile. Ora però è vuoto: Dio ha abbandonato i suoi fedeli.

Pretorian ha scritto:Il finale, con il report che parla del rischio dell'apertra di un varco dimensionale è interessante, ma forse avrebbe meritato maggiore approfondimento.


Fucking 20k caratteri!

Grazie per il commento preciso ed esauriente! Ne farò tesoro.

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roberto.masini
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Re: Cristopìa

Messaggio#9 » giovedì 4 aprile 2019, 19:32

Ciao, Eugene. Ci rileggiamo!
Il satellite vaticano è l'occhio di Dio; mi ha suggerito l'immagine di un drone triangolare. Ma Cristopia è l'occhio di Cristo e attorno a Cristo e alla sua scomparsa ruota tutta la vicenda ricchissima di vivide immagini alcune delle quali però mi sono risultate intellegibili solo dopo la spiegazione dell'autore. Mentre ho apprezzato i succhierichetti e le loro dentiere, non avevo colto la spiegazione delle croci orizzontali che risvegliano il Purgatorio. È il famoso DCT il Disturbo della Comprensione del Testo del quale ogni tanto sono affetto. Ho trovato esilaranti alcune parti. Finale imprevisto ed efficace. I Bonus ci sono tutti. Suggerirei un banale sottotitolo gucciniano: "Dio è morto!".

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Marco Lomonaco - Master
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Re: Cristopìa

Messaggio#10 » giovedì 4 aprile 2019, 21:00

Ciao Eugene, niente premesse con te, dopo ben un incontro ci possiamo considerare amici di vecchia data :D Al solito tra parentesi quadre direttamente nel testo.

1. -6h 46m alla Maddalena [occhio che detta così sembra l’isola]
Alfio teneva a bada i nervi sgranando il rosario di denti, come era usanza tra i Succhierichetti. Le dita passarono sui denti da latte [occhio, i denti da latte sono in totale 20 in un bambino, definisci meglio il rosario o viene il dubbio sui numeri] che gli avevano strappato durante il primo addestramento e pensò alla foto scattata dall’Occhio di Dio [se dici così, la foto e l’addestramento sembrano contestuali], il satellite vaticano [questo inciso è infodump, hai veramente bisogno di dirlo così? Non puoi solo citarlo e stimolare la curiosità e poi dire cosa sia in un secondo momento, in un punto in cui l’informazione può uscire in modo più naturale?] : una donna, il corpo torturato, le dita delle mani mozzate tranne i pollici, stesa al centro di un tetto di una casa, con le braccia spalancate. Intorno a lei, scritto col sangue, c’era una parola, le lettere alte quanto al [refuso] ragazza:

CRISTOPÌA
[non ci vanno gli “a capo” qui, altrimenti stai creando paragrafi diversi e rompi il ritmo di lettura per il niente]

Alfio sgranò i denti definitivi [anche sommando i denti normali a quelli da latte, il rosario non si completa lo stesso, ma ti stai avvicinando :D ] che gli avevano tolto dopo l’investitura a Succhierichetto [perché maiuscolo?]. La ragazza della foto era Zaira, dell’Ordine delle Punitrici, sorpresa come infiltrata tra i Terroristi di Geova, da quando quei figli di meretrici avevano trafugato il Tabernacolo Celeste direttamente dalla Santa Sede facendo incazzare tutto il Papato. [questo periodo ha qualcosa di sbagliato a livello di costruzione, oltre a essere informazione pura e semplice a favore del lettore, cerca di contestualizzarla, fai che l’aveva conosciuta, o anche solo vista una volta e pensa queste cose incluse in un periodo che chiarisca anche il rapporto tra i due, che non vuol dire rapporto stretto, ma solo il rapporto esistente, che può essere anche un “aveva sentito parlare di lei mesi prima, magari aveva letto un suo rapporto, o Zaira era “famosa” tr i ranghi dei succhierichietti o quello che vuoi te, ma dire la cosa porprio così con brutale distacco narrativo la rende sterile e scollegata dal contesto, che poi significa ancora infodump, anche se di un tipo diverso da quello solito]
Le sue dita toccarono la croce [a sto punto non puoi omettere il materiale di cui è fatta…] : era finito il rosario e iniziava la sua missione. Recuperare il Tabernacolo Celeste e porre fine a questa Cristopìa, qualsiasi cosa fosse.

2. -5h 08m a. M. [usa lo stesso formato per i titoli/riferimenti temporali]
Aveva sempre considerato Lucera [lol XD ce l’hai proprio con il povero Ceranu, eh? :D ] un paese di merda, ma Alfio si rese conto che la definizione era fin troppo morbida. Va bene che era notte, ma per le strade non c’era niente: non una luce accesa dietro una finestra, non un ragazzetto idiota senza casco sul motorino, non un’insegna illuminata. Sembrava un paese fantasma.
Almeno non ci sono [tempi verbali, sei al passato] molte possibilità di essere scoperto.
Il pensiero poteva essere rassicurante, ma in realtà avvertiva solo inquietudine. Era dai tempi del casino di Damasco, quando aveva perso quasi tutta la sua squadra [se non è strettamente necessario, non serve dire esplicitamente cos’è successo, dai qualche dettaglio particolare che sia rilevante per il portatore di pdv, non dire il “riassunto” di quello che è successo, non svelare a volte è molto più efficace. Quindi Era dai tempi di Damasco che non si sentiva così. Che casino. Sospirò. «Dio, ti prego, non farla finire come a Damasco»], che non si sentiva così. Imboccò un vicolo deserto e un rumore [un rumore come? Di che tipo? Dai almeno un ambito, così il lettore non si fa l’idea sbagliata mentre aspetta di sapere cos’è il rumore] attirò la sua attenzione.
Si accovacciò e lasciò scorrere l’attenzione lungo la stradina. Allentò i sensi, socchiuse gli occhi e cercò con la mente. Eccola lì, la sorgente del rumore, a pochi metri da lui.
Gli bastò un salto sul muro e un volteggio, ombra tra le ombre, per arrivare dietro il cassonetto con il coltello sguainato. Afferrò la ragazza alle spalle e le puntò la lama nera alla gola: «Chi sei?» [parla normale? Finora di lui ci hai solo detto che gli hanno estirpato i denti da latte e i denti permanenti, con queste premesse io me lo immagino senza denti, quindi non può parlare normale. Se così non è, dillo prima, che sennò il lettore si fa l’idea sbagliata e farlo ricredere su qualcosa di ormai consolidato è quasi sempre difficile e controproducente]
La sentì irrigidirsi. Non doveva pesare più di quaranta chili e dall'odore di sudore e paura doveva aver passato le ultime settimane in giro per strada, cercando una salvezza che non aveva ancora trovato.
«Te lo ripeto, Stronzetta. Chi sei?»
Si dimenò, ma la lama le fece cambiare idea. «Enza.» [Se la fai lanciare con una catapulta e Puccio Enza in the air mi conquisti :P ]
«E che ci fai qui, Enza?»
«Cerco del cibo, non si vede?» [attento alle reazioni arroganti, ok tutto ma lei ha già dovuto abbassare un po’ le arie perché ha una lama alla gola e un ninja silenzioso come l’imbarazzo che la minaccia, magari contestualizza meglio la sua reazione]
Alfio la rivoltò e la spinse contro il bidone dell’immondizia, bloccandola per il collo. «Sei di qui?»
Annuì.
«E dove sono tutti gli altri?» [gli altri chi? Specifica un attimo meglio, così si capisce bene che fa riferimento al fatto che non c’è in giro nessuno nessuno, altrimenti detta solo così sembra che gli “altri” siano gente più specifica]
«Li hanno presi e portati alla Fortezza.»
«I Tizi di Geova?»
«Sì. Hanno suonato a ogni campanello…»
«Tipico.»
«E li hanno radunati.»
«E tu perché sei qui e non nella Fortezza, Enza?»
«Io…»
«Rispondi seriamente: convincimi che non sei una nemica.» [questo tipo di informazione falla emergere nei pensieri del protagonista e fagli invece dire solo qualcosa di più “standard”, così crei tensione tra quello che dice e quelle che il lettore sa che sono le implicazioni di quelle parole e la risposta della tipa diventa più emotivamente pesante per chi legge]
«Io vivo per strada. Non ho un campanello e non hanno mai suonato alla mia porta.»
«Mi sembra una stronzata. E perché non te ne sei andata?»
«Mio fratello…»
Lui le strinse ancora di più la gola. «Shh.» ruotò la testa da una parte e dall'altra. «Non lo senti?»
Prese la ragazza e la infilò nel bidone senza tanti complimenti. La sentì protestare, ma poi si zittì. Alfio si appiattì al muro.
Dal fondo della strada si affacciarono due figure vestite di scuro e dai movimenti guardinghi. Non aveva tempo da perdere. «Guida i miei proiettili verso il cuore del bersaglio.» sussurrò a labbra strette Alfio e poi sfoderò il Soffio di Adamo: due sbuffi di silenziatore [il fatto che il silenziatore riduca gli spari a sibili/sbuffi è un falso mito, se vuoi ottenere qualcosa di silenzioso non usare la parola silenziatore ma qualcosa che renda l’idea e che sia parte originale della tua ambientazione] e le teste dei due uomini esplosero in una [due] nuvola rossa.
Alfio si fece il segno della croce [punto] «Requiescant in pace. [con anche questo elemento stai andando veramente molto in direzione di assassin’s creed, diventa un po’ troppo forte la somiglianza] » E si avvicinò ai cadaveri.
Enza lo raggiunse. Alfio la sentì trasalire. «Li conosci?»
Enza sollevò lo sguardo verso di lui, una lacrima che le rigava il volto sudicio. Poi fece un passo e prese a calci la testa del cadavere più vicino. «Questo bastardo ha preso mio fratello!» Il sangue schizzava fuori dall'orbita svuotata dal proiettile.
«Smettila, adesso. Non possono morire più di così.»
La ragazza si calmò e rimase ansimante. «Tu vorresti ucciderli tutti?» gli chiese.
«Ce l’ho tra le cose da fare, sì.»
«Ucciderai anche il loro capo? Quel pezzo di merda di Deusex?. [doppia punteggiatura]»
«Lo ucciderei solo per il nome che si è scelto.»
«Allora vieni, ti porto alla Fortezza.»
«Mi devo fidare?»
«Puoi sempre uccidermi qui.»
«Ci sto pensando.»
«Senti, santo guerriero: non ho paura di morire, altrimenti sarei già schiodata. Voglio solo riavere mio fratello. Io ti aiuto e tu mi aiuti e pace per sempre.» [la caratterizzazione del parlato della ragazza è sempre troppo forte in relazione alla situazione, perde di credibilità]
«Io non porto pace.»
«Ok, sterminatore, non me ne frega un cazzo. Vogliamo andare alla fortezza, o continuiamo a grattarci a vicenda?» [ecco, appunto XD ] E si voltò inoltrandosi nei vicoli di Lucera.
«Vieni qui un momento, Stronzetta.» Quando gli fu vicino, la afferrò per la nuca e la guardò negli occhi. «Se mi stai fregando, ucciderò te, tuo fratello, e tutti quelli che ti conoscono fino alla settima generazione. Capisci?» [un po’ tanto cliché quest’ultima parte del dialogo, non solo nella dinamica che ci può stare, ma proprio nelle battute specifiche] E le strinse ancora di più il collo.
Lei deglutì, perdendo parte della sua spavalderia. Annuì appena.
Alfio le sorrise.

3. -4h 33m a. M.
La Fortezza era un castello antico, fatto di mattoni, contrafforti, bastioni e mura alte qualche decine [decinA] di metri. L’Occhio di Dio, lassù nel cielo, aveva scattato un po’ di [un po’ di è troppo indefinito e allontana dalla stoira, dammi un ordine di grandezza reale e paragonabile così mi faccio un’idea chiara e resto in una storia che suona più reale] foto e per fortuna aveva la vista a raggi infrarossi e quella termica, perché avevano avuto conferma che era un posto complicato da infiltrare.
«Perché porti la dentiera d’oro?» Gli chiese la ragazza.
«Sono stato promosso.»
«Ma hai anche i denti normali?»
«Sì, solo che non ce li ho in bocca.» le rispose Alfio. L’afferrò per un braccio. «Ora io proseguo da solo. Più avanti c’è un buon punto dove scalare questo muro.» [queste linee di dialogo sarebbero da asciugare un po’]
«Scalare il muro è una stronzata. Meglio passare da sotto. Vieni.»
Enza si mise a camminare veloce, curva e agile, verso uno dei contrafforti. Si fermò poco oltre e gli fece cenno di avvicinarsi. Lui guardò le mura, alte e imponenti.
La ragazza lo stava aspettando vicino a una grata arrugginita. «Questo scivolo per il carbone ci farà entrare lì dentro, sempre che tu riesca ad aprirlo.»
Il sorriso dorato di Alfio baluginò alla luce della luna. Il Succhierichetto afferrò la grata e cominciò a strattonarla. Ci fu un crack metallico e qualche calcinaccio venne via con il resto della struttura metallica. [il rumore, attento]
«Prima le stronzette.» disse Alfio.
La ragazza grugnì e si lanciò giù per lo scivolo per il carbone.

4. -4h 02m a. M.
La stanza del carbone era buia e puzzava di piscio [perché di piscio? È un elemento che spicca, se non serve alla storia fai attenzione a ‘ste cose] . Quando la sua vista si abituò alla penombra, Alfio notò una vecchia porta di legno con cardini di ferro. Per il resto la stanza sembrava completamente sgombra, a parte qualche detrito e resti di mattoni.
«Enza, ora resti qui davvero. Mi rallenti.»
«Vengo con te.»
«Non costringermi a tramortirti.» rispose lui avvicinandosi alla porta per esaminarla.
«Sei uno stronzo.»
«Là fuori è pieno di gente cattiva. [“gente cattiva” è un po’ fuori da come ci hai presentato il personaggio finora] Aspettami qui, ritorno tra qualche ora.»
«Ricordati della promessa.»
«Ucciderò tutti e ti riporterò tuo fratello.» Alfio si girò verso la ragazza e le afferrò ancora la nuca, stringendo con forza.
«E smettila di pizzicarmi!»
Alfio sorrise.
La ragazza lo mandò a fanculo con gli occhi mentre ruotava il collo per rimetterlo in sesto.
Alfio la ignorò e provò a tirare la porta: con un lieve cigolio cedette e lui spiò oltre. «Ma che cazzo…» disse. Non fu per quel che vedeva, ma quello che sentiva. Lungo il corridoio illuminato fiocamente, arrivavano urla e gemiti di gente che soffriva le pene dell’inferno. Stava per voltarsi verso la ragazza, quando Enza gli saltò alle spalle e lo spinse contro la porta, facendolo rovinare nel corridoio. Poi iniziò a colpirlo con un sasso in testa e in faccia. [e quando mai ti sbagli? Era un po’ troppo telefonata la cosa, avresti dovuto rendere più credibile la sua posizione nei dialoghi precedenti e riservarti il tradimento per più avanti nella storia, avviene tutto troppo in fretta e troppo presto.]
Alfio la scagliò via con una manata, mentre le altre porte si spalancavano. Un uomo a torso nudo, sporco di sangue e armato di un ferro rovente uscì [magari fallo guardare attorno almeno un attimo, fagli notare l’intruso] e corse verso di lui.
Alfio tirò fuori il Soffio di Adamo e sparò due colpi.
L’uomo si accasciò con un gemito, ma ne stavano uscendo altri: uno con un machete, un altro con una frusta. Alfio si mise in piedi, parò il fendente con un braccio [dai qualhe dettaglio in più, sta fermando un fendente di machete parandolo col braccio, se il braccio non gli vola via deve esserci un motivo che tu mi devi dire, altrimenti la riuscita della scena è fortemente pregiudicata] e sparò ancora.
Uno schiocco secco gli tolse il respiro e gli fece perdere la pistola. La frusta si era arrotolata intorno al collo e una spira gli stringeva la bocca. Con un grugnito strozzato, Alfio serrò i suoi denti d’oro e tranciò di netto la corda. Con una scrollata di spalle si liberò e si voltò verso il bastardo sfoderando il coltello.
Un colpo lo raggiunse alla testa, da dietro. «Così impari a chiamarmi Stronzetta, bastardo!»
La coscienza di Alfio si spense. [non so, la dinamica di tutto questo combattimento tende all’inverosimile, sia in sé che, soprattutto, considerando quello che sappiamo di Alfio e delle sue abilità percettive e di combattimento.]

5. -2h 58m a. M.
Non fu tanto il dolore a svegliarlo, quando il senso di vuoto che sentiva in bocca.
Un pugno alla pancia gli fece sputare un fiotto di sangue rancido [rancido?]. Aveva le spalle in fiamme, la testa gli pulsava e ondate di dolore si infrangevano lungo tutto il corpo.
Non temerò alcun male. [???]
Alfio aprì gli occhi e fu costretto a richiuderli quando una scudisciata gli squarciò le carni sulla schiena. Si inarcò, e provò a stringere i denti, ma le gengive nude si chiusero su loro stesse.
Tossì, mentre altri colpi lo martoriavano, uno dopo l’altro. [non si capisce il perché del pugno allora]
Tremò da capo a piedi, quando una voce arrivò da molto lontano. «Fermi tutti! Perché non sono stato avvertito della cattura?»
Alfio cercò di guardare attraverso gli occhi gonfi. La voce aveva qualcosa di familiare.
«Fuori tutti, teste di cazzo moscio!»
Il tono autoritario portò il silenzio nella stanza, e Alfio intravide un uomo e una donna uscire con il capo chino: «Chiediamo perdono, Deusex Signore.»
La vista di Alfio si snebbiò sentendo il nome di Deusex, il grande capo. Con uno sforzo enorme, sollevò al [refuso] testa: era appeso per i polsi a due catene e questo spiegava il dolore incandescente alle spalle [dopo diverso tempo che stai appeso per i polsi, non ci sono solo le spalle a fare male, la sensazione più forte, dicono, sia quella della mancanza di ossigeno, perché la posizione inibisce buona parte della dilatazione toracica necessaria alla respirazione, ci si può morire per questa insufficienza stando appesi per troppo tempo. Il dolore alle spalle, al contrario, lo senti solo all’inizio, dopo un po’ il cervello “taglia” i segnali del dolore e lo senti solo in seguito a movimenti, soprattutto se bruschi]. Era nudo e i piedi sguazzavano sul pavimento sporco [no, se tocca per terra con i piedi, allora non è appeso e non gli fanno male le spalle, delle due l’una].
«E tu chi sei, topo di fogna?» Deusex lo apostrofò con disprezzo. Si muoveva in modo strano, anche se Alfio non riusciva a capire cosa lo disturbasse. Portava un elmo di metallo calato sugli occhi, senza feritoie, e indossava un vestito a metà tra l’abito talare e una divisa militare [non sono due cose analoghe o di cui è facile immaginare il figlio bastardo, qualche dettaglio visivo potrebbe aiutare].
Deusex mosse qualche passo ancora.
«Mi è arrivata voce che avevano trovato un tipo con la dentiera d’oro. Un guerriero senza pari.»
«Sarà stata Enza. Spia di merda.» [dimmi qui chi è che risponde, non è né implicito né immediato che sia Alfio, a cui non hanno tra l’altro tolto i denti?]
«Era un’esca. Dopo la fuga di Zaira e il suo messaggio sul tetto, vi stavamo aspettando.»
Alfio sputò.
«La solita arroganza dei Succhierichetti. Vi addestrano a non fare domande, a odiare il vostro corpo, tanto da disprezzare la morte [odiare il vostro corpo tanto da disprezzare la morte mi sembra una contraddizione], vi indottrinano a eseguire gli ordini, con la bocca chiusa e quando diventate bravi abbastanza, vi regalano una dentiera d’oro e vi mandano in giro a uccidere gente.»
«Solo i torturatori come te, bastardo.»
Deusex sorrise, e [la virgola va qui] con orrore, Alfio vide baluginare un lampo metallico tra le labbra del suo aguzzino. «Perché hai quei denti?»
L’altro fece qualcosa di inaspettato: cominciò a palpargli la faccia. «Sono io a fare le domande, qui.» I polpastrelli si muovevano decisi sulle guance ferite di Alfio, passarono sul naso rotto e scivolarono sulle sopracciglia, poi all’improvviso si irrigidirono. «Non è possibile.» disse Deusex. «Damasco.»
A quelle parole, il cuore di Alfio accelerò. «Cosa?»
E Deusex si tolse il suo elmo. Nonostante le bruciature intorno agli occhi, come lacrime di carne carbonizzate, nonostante lo sguardo ormai cieco, Alfio riconobbe il volto del suo tenente in seconda. «Paolo… Pensavo che fossi morto a Damasco, insieme agli altri.»
«Morto? Io sono risorto a Damasco, ho visto la luce!»
«Hai preso tu il Tabernacolo Celeste?»
«Tu non puoi capire, Alfio.»
«Ma certo! Ci voleva qualcuno che conoscesse la Santa Sede, per arrivare a prendere una reliquia del genere. Un ex Succhierichetto. Traditore!»
«Alfio, ci hanno mentito, sempre.»
«Non è vero! Il Tabernacolo contiene il vero Corpo di Cristo, unica comunione tra il Papa e Dio. E tu l’hai rubato per darlo a questi coglioni dei Terroristi di Geova!»
«Non sai di cosa parli, Alfio. In nome della nostra vecchia amicizia, cercherò di spiegarti…» [le reazioni qui andrebbero un minimo intervallate da pensieri e descrizioni degli stati d’animo, altrimenti sembra che avvenga un po’ tutto troppo in fretta, le emozioni hanno bisogno di maturare prima di esplodere o di cambiare, il lettore deve avere un attimo per entrare nei vari mood]
«Amicizia? Stavamo insieme, Paolo, eravamo amanti! E tu, prima sei sparito e poi sei passato dalla parte del nemico. Come faccio a darti un minimo di credito!» [battute troppo lunghe, se davvero dietro ci sono queste motivazioni, devi cercare l’emozione relativa e darle vita in modo coerente nel dialogo]
«Il Tabernacolo Celeste è vuoto!», quasi urlò Paolo. «Non c’è nessun corpo di Cristo dentro. È finito, da chissà quanto tempo.»
Alfio rimase senza parole. Niente vero Corpo di Cristo. Niente Vera Comunione del Papa. Niente parola di Dio.
«Capisci? Dio ha girato lo sguardo dall'altra parte. Ci ha lasciato [lasciati] soli.»
«Non è vero.»
«Lo è.» Paolo si avvicinò e gli accarezzò il volto ancora una volta, quasi [usi troppo spesso il “quasi”]con affetto. «Ma possiamo porre rimedio. O meglio, io lo sto già facendo. C’è un modo.»
Alfio collegò le informazioni. «La Cristopìa.»
«Sì. Il rito avrà inizio, poco prima dell’alba. Stiamo allestendo la Via delle Croci.»
«Con quei poveretti che avete rapito?»
«Non abbiamo rapito nessuno. Sono tutti volontari, martiri!»
«Eretici immondi!»
«Basta invocare Dio [attento che “basta” vuol dire sia “stop” che “è sufficiente”, crea un attimo di confusione questo incipit di battuta]. È venuto il momento di evocarlo! E la tua strafottenza mi ha stancato. Ucciderti sarebbe troppo poco. Vedrai tutto da una posizione privilegiata. Un’ultima cosa: Paolo è morto. Ora sono Deusex» [succede tutto troppo velocemente, in questo scambio i personaggi sembrano bipolari sotto stress. Hanno un forte trascorso, un rapporto speciale, una grande verità da rivelare e su cui confrontarsi, non succede tutto in 3 battute. Forse questo passaggio è il più importante di tutto il racconto, aveva bisogno del giusto spazio]

6. -1h 12m a. M.
«La mia anime imputridisce in mezzo a questo scempio.»
«Smettila di agitarti, Alfio [virgola] e goditi la Cristopìa, la Parusia artificiale.»
«Brucerete all'Inferno.» Uno scossone del pianale del camion su cui stavano viaggiando lo face [refuso] cadere in ginocchio. Si tirò su aggrappandosi [a cosa?] con le mani imprigionate da fascette di plastica e si sporse a vedere la scena davanti a lui.
Era una immonda carovana di cassonati che si muoveva lentamente lungo una strada tortuosa in mezzo ai monti al confine nord della Puglia e loro erano l’ultimo veicolo. Deusex era in piedi su un palco improvvisato [non si capisce… alfio è su un camion che va suuna strada e vede benissimo deusex su un palco che fa cose? O il palco è semovente, montato su ruote e si muove con la carovana, oppure non riesco bene a capire come è strutturata la scena, e in ogni caso dovresti dirmelo tu nel testo visto che non è una situazione normale ma dà adito a fraintendimenti e dubbi] e continuava a urlare ordini, a chiedere rapporti ai suoi attendenti, cercando di farsi un’idea di quello che stava accadendo. Non doveva essere facile guidare una cosa del genere senza poter contare sulla vista.
«E allora non sono più Stronzetta?» lo apostrofò Enza [se lo dici così sembra uscita dal nulla], venendogli incontro barcollando. Il pugno lo raggiunse allo zigomo inaspettatamente. «E preparati che tra un po’ è il tuo turno.» e si allontanò da lui.
Alfio tornò a osservare la scena. Non credeva ai suoi occhi: i camion trasportavano delle enormi croci di legno, alte ameno [refuso] due metri e mezzo, e a reggerle c’erano persone, donne, uomini e qualche bambino, anche. «Quelli sono i martiri? Quelli che avete torturato per tutta la notte?»
«Sì. Sono le effigi viventi di Nostro Signore Gesù. Dimmi, sono sofferenti? Hanno lo sguardo pieno dell’amore di Dio?»
«Sei uno psicopatico. Quelle persone stanno per morire!»
All'improvviso il loro camion si fermò. E questa cosa lo terrorizzò ancora di più. Enza gli venne vicino nuovamente con un sorrisetto sbilenco sulla faccia. Lui quasi chiuse gli occhi in attesa di un altro colpo, ma la ragazza lo prese per le manette e gli diede uno strattone. «Salta giù, bellezza. Sei il nostro ospite d’onore.»
Lo scaraventò giù dal camion, dove due uomini lo presero e lo trascinarono verso una collinetta al termine della strada. Intorno a lui si snodava l’orrore senza fine che aveva solo intuito. Lungo i bordi della strada, una dopo l’altra, si stagliavano le croci. Gli occhi dei martiri erano pieni di lacrime, le labbra tremavano di dolore. Vide un filo di saliva sanguinolenta scendere indolente [sanguinolenta-indolente] dalle labbra di una bionda che stava con il capo piegato sul petto, il corpo appeso alle braccia inchiodate al legno.
«Senti questi suoni?» gli urlò Deusex. «Non c’è niente di meglio per attirare l’attenzione di Dio. Il suo sguardo si sta volgendo su di noi. Continuate a urlare di dolore, invocate il nostro Amato Creatore, mandategli questo messaggio! E che le croci siano levate dritte al cielo!» Deusex continuava il suo sproloquio. Enza gli porse un oggetto color indaco, iridescente. Lui la ringraziò e le fece un cenno di andare avanti, verso il corteo di camion. Lui sollevò il Tabernacolo Celeste. «Il più grande mistero di tutti i tempi sta per essere svelato! Riporteremo il corpo di Gesù qui, in questo ricettacolo mistico. Ristabiliremo il contatto con il divino, ritorneremo tutt'uno con il Salvatore.»
«Ehi, Paolo! Se sei così convinto di aver vinto, ridammi la mia dentiera. In nome dei vecchi tempi!» urlò Alfio.
Deusex volse verso di lui lo sguardo cieco. Si frugò in tasca e tirò fuori la dentiera d’oro. «Questa? La vuoi proprio? E perché no?» E la lanciò.
Enza la afferrò al volo. «Sarà tua, te lo prometto, ma prima…»
A quel punto, uno dei due uomini [quali due uomini?] lo colpì a un ginocchio e l’altro lo ribaltò a terra. Con un coltello tagliò la fascetta di plastica e, insieme all'altro, gli divaricarono le braccia e lo trascinarono fino a una croce. Enza corse verso di lui ridendo. In una mano aveva la dentiera e nell'altra aveva una sparachiodi.
Lo trafisse sei volte alla mano destra, e altre quattro al polso. Alfio sentì i muscoli della mano prima irrigidirsi per il dolore indicibile che gli arrivò alla spalla, mentre cercava di ricacciare dentro le urla. Quando per passò all'altra mano, non ce la fece più e si sfogò squarciando l’aria con le sue grida.
«Ti ho fatto male? Scusami tanto!» gli disse Enza. «E ora, passiamo ai piedi.»
Alfio lottò con tutte le sue forze per non perdere i sensi, inspirando e espirando rumorosamente tra le labbra ripiegate sulle gengive nude. Non immaginava neanche fosse possibile, ma il dolore triplicò quando con una corda misero la croce verticale.
«Ah, dimenticavo!» esclamò Enza. «Ecco la tua dentiera!» E con il tacco della scarpa la schiacciò.
Alfio vide un lampo rosso baluginare tra i denti d’oro. Quasi udì il bip del tracker che si attivava e disse: «L'Occhio di Dio veglia su di me.» Il suo sguardo calmo si perse lungo la distesa di croci.
[uhm, un po’ tirata per certi versi e inverosimile per altri. Come poteva sapere Alfio che Enza avrebbe schiacciato la dentiera e attivato il tracker? Ma, soprattutto, Paolo era un succhierichetto, non sapeva del tracker? Gli ridà la dentiera così, senza farsi domande o sospettare nulla? Il tracker non dovrebbe essere sempre acceso? A sto punto perché chiedere che gli venissero ridati i denti? Poteva fare il tracking anche dalla tasca di Paolo. Magari per tutto ciò c’è una ragione, non discuto, ma se non me la dici io che ne so? Se ti serve per un colpo di scena e non me la vuoi dire adesso va bene uguale, ma almeno qualche piccolo indizio del fatto che ci sia qualcosa che non va me lo devi dare, altrimenti tu fai qui la figura di quello che non struttura bene le storie e nel twist di quello che perpetra inganni a danno del lettore.]

7. -3m a. M.
Enza urlò.
«Che succede, Enza?» chiese dal suo pulpito Deusex.
La ragazza si stava contorcendo afferrandosi la nuca. Tra le dita, oltre i capelli, una luce verde lampeggiava.
Era l’alba più oscura che Alfio avesse mai visto. Nuvole grigie si stavano addensando sopra le loro teste, lampi squarciavano quella distesa minacciosa. Il tabernacolo tra le mani di Deusex quasi si accese di luce propria.
«Che la Maddalena mi liberi da tutti i peccati.» disse Alfio.
Si alzò un vento freddo, odoroso di foglie morte. Alfio alzò gli occhi al cielo.
«Siete fottuti. Mancano pochi secondi alla Maddalena. L’occhio di Dio non ha mai smesso di osservarvi.»

8. La Maddalena
Con una ciocca dei suoi stessi capelli, Enza si strappò un dispositivo grande quanto una lenticchia, che emetteva ora una luce continua verde. «Me l’hai attaccato tu?» urlò, in mezzo al vento.
Alfio le volse uno sguardo pieno di pietà. «Avete suonato al citofono sbagliato, stavolta!» [???]
E sopra le loro teste, le nubi furono squarciate da un’enorme luce violacea, quasi solida. Alfio vide le centinaia di croci che venivano abbattute al suolo, mentre il plasma violaceo [ripetizione] le ricopriva e si solidificava intrappolandole come zanzare nell'ambra. La strada ne fu riempita, il camion con Deusex venne spazzato via e mentre volava, inondato dalla luce della Maddalena che spargeva il suo carico di morte, vide anche il Tabernacolo Celeste sfuggire dalle mani di Deusex, e affondare in mezzo a quel cimitero di croci orizzontali. La porta del Tabernacolo era aperta, e dalle sue profondità stava venendo fuori qualcosa di immondo.
«Il Salvatore sta arrivand-» urlò Deusex, che non aveva visto quello che stava emergendo, e la sua voce fu spenta dall'ondata di calore che lo vaporizzò. [questo paragrafo ha bisogno di una rilettura, è poco fluido]

9. 2 settimane dopo la Maddalena

Dal rapporto del Camerlengo, Strettamente riservato

[Omissis]... abbiamo ragione di pensare che il rito dei Terroristi di Geova si sia concluso con un parziale insuccesso. A causa della diversa posizione delle Croci, l’invocazione non ha raggiunto il Regno dei Cieli, ma ha aperto uno squarcio sulle pendici del Purgatorio. La zona tra San Giovanni Rotondo e i confini con lo Stato Pontificio è purtroppo compromessa… [omissis] Il cannone orbitale a Olio Santo, nome in codice Maddalena, è stato efficace a interrompere la minaccia, ma il suolo rimane contaminato. Stiamo avviando una procedura di Bonifica Sacra per recuperare quanto più possibile…[omissis].
Seguono immagini scattate dall’occhio di Dio.
[con questo ultimo rapporto cambi totalmente il tono dell’opera. Il cannone orbitale a Olio Santo, per quanto divertente come trovata, cozza con tutto il resto del brano che è drammatico. Inserire così, da solo, un elemento così ridicolo come un cannone orbitale a olio santo in una narrazione come questa significa tradire le tue stesse premesse e banalizzare quanto costruito finora.]

Che dire, Eugene, questo brano mi è parso molto meno curato di quello scorso, forse hai scritto di fretta, forse non hai avuto tempo di rileggere bene e sistemare il tutto, non so.
Qui hai forse voluto mischiare troppi elementi diversi per una narrazione così breve e quindi l’amalgama non ti è riuscita così bene. Hai una distopia con misticismo, high tech, elemento fantasy, intrigo, twist e dramma personale è molto da inserire in 20k. Che poi non sarebbe neanche stato impossibile, ma ci sarebbe voluta un po’ di programmazione in più e una scelta più oculata a livello di paragrafi e struttura.
In generale poi anche i singoli elementi sono un po’ fuori contesto. Ho apprezzato la creatività del termine succhierichetti, ma quale ordine addestra sistematicamente come assassini superefficienti gli stessi individui in cui i capi dell’ordine infilano il pene? E poi ai killer si danno nomi che incutano timore, non che possano facilmente venire presi in giro, altrimenti “ti mando i succhierichetti” più che una minaccia sembra una proposta di party hard. A proposito dei succhierichetti, non fai neanche mezzo accenno al fatto che gli strappano i denti per usarli anche come divertissement sessuali, sarebbe stato un buon punto di conflitto nel dialogo con Paolo.
Quello che posso confermarti è che hai dei buoni spunti, anche in questo racconto ne ho trovati diversi che mi sono piaciuti, ma come tutte le persone con molti spunti poi ti trovi ad avere troppa carne al fuoco e cucinarla tutta a dovere richiede tempo che questo tipo di contest non ti dà.
Fossi in te mi focalizzerei su meno cose e cercherei di affrontarle per bene fino in fondo, prendendoti lo spazio di cui hanno bisogno per emergere compiutamente.
Un aspetto che ho ravvisato in questo brano e che era molto meno forte nell’altro sono caratterizzazioni e dialoghi, che l’altra volta erano molto meglio gestiti. Qui sei spesso uscito dalla psicologia della situazione e dalla coerenza delle reazioni, il che ha molto indebolito sia i momenti di svolta che le caratterizzazioni stesse.
In genere questa cosa succede quando si scrive di fretta e “in automatico” quindi poi tutti i personaggi tendono ad avere voci simili e reazioni che sono chiare più nella tua testa che sulla pagina scritta. Se dovessi identificare l’aspetto più problematico del brano sono proprio i personaggi, le loro reazioni, la mancanza di intermezzi in cui ci porti bene dentro le loro motivazioni ed emozioni, in modo da capire perché fanno quel che fanno. La fretta viene fuori tantissimo nel confronto tra Alfio e Paolo, che era il punto focale di tutto ed è passato praticamente senza lasciare nulla.
Quindi, come l’altra volta, confermo la mia opinione: hai cose che ti vengono bene e cose su cui devi ancora lavorare molto, perché è un peccato che certe belle trovate non vengano poi supportate da una tecnica più solida che permetterebbe loro di bucare davvero le pagine. Poi, capiamoci, non scrivi male, si vede che hai già fatto molti passi, quello che ti dico è non adagiarti sugli allori solo perché magari vinci dei contest e consimili, perché puoi dare molto più di così (può non sembrarlo dopo ‘sto massacro, ma è un complimento che devi prendere come un forte incoraggiamento!)

Per quel che riguarda i bonus, la mortalità c’è, il latino c’è, la scurrilità creativa boh, nota di merito per i succhierichetti in questo senso, non è molto inquadrabile come scurrilità ma per me il bonus è assegnabile, non sono mai stato un rompiscatole sulle specifiche ;)

A rileggerci!
Se dici cose senza senso, sarai trattato come un paroliere.
Sbattuto su e giù e ribaltato su un tavolo, fino a che le tue interiora saranno fuoriuscite.
E ci leggerò dentro ciò che mi pare, magari il futuro. [cit.]

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Eugene Fitzherbert
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Re: Cristopìa

Messaggio#11 » domenica 7 aprile 2019, 18:53

Ciao, Marco,
mi sono preso questa giornata che sto passando a casa per leggermi per bene tutti i commenti che hai fatto.
Sono ottimi spunti, e ti ringrazio.
Sono purtroppo consapevole delle mancanze di questo racconto in particolare, che è drammaticamente compresso (e la storia stessa è complessa, nei limiti del possibile). Gli appunti che avevo scritto prima di buttare giù il racconto sono tanti davvero.
Beh, ora mi metto al lavoro per migliorare il migliorabile, seguendo i tanti suggerimenti che mi hai dato. Magari lo riprendo per i cazzi miei e lo scrivo in versione magna (perché è tutto un magna magna!).

E comunque è tutta colpa di Nucera e dei gatti!

A presto!

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