Gruppo Angelo Berti

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo marzo sveleremo il tema deciso da Luca Mazza e Jack Sensolini. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) I BOSS assegneranno la vittoria.
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Spartaco
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Gruppo Angelo Berti

Messaggio#1 » lunedì 20 maggio 2019, 0:19

Immagine

Questo è il gruppo Angelo Berti de La Sfida A Riviera Napalm con Jack Sensolini e Luca Mazza come giudici.

Gli autori del gruppo Angelo Berti dovranno commentare e classificare i racconti del gruppo Alberto Della Rossa.

I racconti di questo gruppo verranno commentati dagli autori del gruppo Alberto Della Rossa.

I 2 migliori racconti di questo raggruppamento accederanno alle semifinali e saranno valutati da Angelo Berti che deciderà quale dovrà finire al vaglio dei BOSS.

Al girone verrà assegnato un lettore esterno che stilerà una classifica che si sommerà a quelle degli altri.

I gruppi sono stati formati seguendo l'ora di consegna.

Ricordatevi di segnare, in risposta ai vostri racconti, i bonus a cui aspirate.
Nei commenti dovrete segnare i bonus che individuerete.


E ora vediamo i racconti ammessi:

Il Crollo, di Cristiano Saccoccia, 6494 caratteri, consegnato il 15/05 alle 11:55.
Helga, di Luca Nelser, 19954 caratteri, consegnato il 14/05 alle 10:23.
La fuga, di EL Tom, 20275 caratteri, Malus +2 consegnato il 15/05 alle 13:27.
Un inferno di nient, di Francesco Battaglia, 18666 caratteri, consegnato il 17/05 alle 13:40.



Avete tempo fino alle 23.59 di mercoledì 29 maggio per commentare i racconti del gruppo Alberto Della Rossa.
Chi non postasse anche solo un commento verrà squalificato.
Chi non postasse la classifica verrà squalificato
Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Vi avverto che saremo fiscali e non accetteremo classifiche postate anche solo alle 00.00 a meno che problemi improvvisi vi ostacolino all'ultimo, ma in quel caso gradiamo essere avvertiti, sapete come trovare i moderatori. Vi ricordiamo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo.

I racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a Spartaco.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo Alberto Della Rossa.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri tread.

BUONA SFIDA A TUTTI!



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maurizio.ferrero
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Re: Gruppo Angelo Berti

Messaggio#2 » venerdì 24 maggio 2019, 17:59

Ecco i commenti e, a seguire, la soffertissima classifica. L'ottima qualità dei racconti di questa sfida mi ha fatto penare non poco per decidere un posto in classifica e, alla fine, sono stato praticamente costretto ad andare a gusto personale.

Il crollo
Il tuo racconto trasuda epicità da tutti i pori. L'atmosfera NAPALM è chiaramente riconoscibile, forse con rimandi fin troppo diretti a chi il libro l'ha letto (le buste Coop... o Koop?), ma visto che questo è il tema, direi che ci può stare di brutto.
L'ultimo atto di resistenza del protagonista contro l'orda mutante, inarrestabile e gigantesca, ricorda l'ultimo atto di Leonida alle Termopili. La lentezza della narrazione è ben piazzata nel contesto degli ultimi, interminabili minuti prima che l'inevitabile accada. L'atmosfera da provincia italiana è pervasiva, con tutti i piccoli elementi che la contraddistinguono.
Forse la cosa che meno mi convince è la quasi totale mancanza di dialoghi e di scene d'azione veloci, che spezzino un po' il ritmo della prosa lenta, quasi "al bullet-time", che per quanto sia adatta al contesto risulta un po' troppo pesante per reggere completamente il racconto.

Ti consiglio di tagliare un po' di aggettivi e avverbi. In alcuni punti rendono bene l'atmosfera, in altri rendono la narrazione inutilmente pesante. Ad esempio:
cristiano.saccoccia ha scritto:Corro, fendo i trapezi di luce bianca partorita dai lampioni, mi perdo nella notte merlettata da stelle ignoranti, spettatrici della mia crociata subumana.

Frase lunga e un po' ridondante, che spezza il ritmo. Bianca, merlettata, ignoranti, subumana. Troppi aggettivi, tagliane almeno uno. Ne ho presa una a caso, ce ne sono diverse.

Sui bonus: entrambi presenti.

HELGA
Il racconto mi è piaciuto, sei riuscito a creare un'atmosfera horror in quello che, almeno in teoria, doveva essere un racconto post apocalittico. L'apocalisse c'è, ma è tenuta in disparte, quasi sfumata.
L'ambientazione innevata e lontana da ogni civiltà, con "il mostro tra noi", mi ha ricordato tantissimo un film che adoro: "La Cosa" di John Carpenter.
I personaggi sono ben caratterizzati nella trama, in particolare Ester e Paul. Manuel ricade un po' più nello stereotipo del "cattivo", ma dato il contesto ci sta molto bene.
Helga, come mutante, è molto efficace. Toglimi una curiosità, è inventata di sana pianta o hai fatto riferimento a qualche creatura del folklore locale?

Ti pongo infine l'unica cosa che mi ha lasciato un po' insoddisfatto: il finale. Sapevo che la questione di Ester mutante sarebbe saltata fuori, anche se inizialmente pare che la ragazza si limiti a millantare capacità mutanti senza averle realmente.
La sua mutazione è molto peculiare e mi ha lasciato con un grosso dubbio: lei sapeva di possedere questa capacità prima che Manuel le sparasse?
Se sì, perché non l'ha sfruttata prima per scappare dal suo aguzzino?
Se no, perché subito dopo essersi risvegliata nel corpo di Manuel non appare particolarmente spaventata e si comporta come se sapesse perfettamente quello che è successo?
Insomma, mi pare che in entrambi i casi ci sia un problema narrativo. Poi magari tu l'hai pensata in qualche altro modo e io non l'ho capita.

Bonus: entrambi presenti.

La fuga
I richiami a Mad Max e, più in generale, ai road movie basati sugli inseguimenti, sono piuttosto evidenti nel tuo racconto.
In questo tipo di narrazioni la cosa migliore da fare è schiacciare il piede sull'acceleratore e sparare ad ogni riga una bomba sempre più grossa, cosa che per certi passaggi tu sei riuscito a fare (gli uomini-mucca mi hanno sinceramente divertito, così come i riferimenti geografici all'italiana che aggiungono un sapore di trash e le sparatorie in motorino), ma in altri passaggi ho notato un rallentamento consistente.
Ad esempio: il secondo capitolo, quando i personaggi fanno l'inventario dell'equipaggiamento, è divertente nei primi passaggi, poi inizia a diventare un po' troppo ripetitivo e soprattutto lungo. Lunghe sono anche le frasi pronunciate dai personaggi: occupano diverse righe senza interruzioni, con pochi botta e risposta e momenti per tirare il fiato.

Il finale ci sta, ma forse lo avrei lavorato meglio per evitare l'effetto "spiegone" da parte del capitano della nave. Tagliando un po' nella parte iniziale, potresti avere lo spazio per formularlo al meglio.

Ultimissima cosa, a proposito di spazi: mi accodo a Eugene sul discorso dell'editing. Noto oltretutto che hai preso una penalità in punti a causa di pochissimi caratteri oltre il limite, con una lavorazione più attenta avresti potuto evitare anche questo problema.

Spero che il mio commento ti possa essere utile, siamo tutti qui per migliorare :) a presto!

Bonus: entrambi presenti.

Un inferno di nient
L'ambientazione scolastica che occupa la maggior parte del racconto diventa un vero e proprio dungeon di di Gygaxiana memoria, con tanto di avventurieri alla ricerca di un tesoro protetto da un drago. Gli avventurieri sono sporchi e mutati, il drago sarebbe la gioia di qualsiasi allenatore professionista di Pokémon. Il supplente, ben definito nella sua malinconia a tratti quasi rabbiosa, ci porta a esplorare i confini dell'antica letteratura, alla ricerca di qualcosa che nel mondo post-crollo può ancora avere un valore. Un vero e proprio Codice Genesi rivisto in salsa Napalm.
Che dire? Mi è piaciuto molto. L'unico difetto che sento di imputargli è un incipit eccessivamente pesante, una leggera lentezza narrativa prima che si passi all'azione, necessaria però a definire il contesto.
Finale da bomba. Anche se, con i tempi che corrono, non so se Benigni li avrebbe rifiutati davvero quei cinquanta miliardi.

Bonus: entrambi presenti.


Classifica
1. Un inferno di nient di Francesco Battaglia
2. Il crollo di Cristiano Saccoccia
3. HELGA di Luca Nesler
4. La fuga di EL Tom

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Eugene Fitzherbert
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Re: Gruppo Angelo Berti

Messaggio#3 » mercoledì 29 maggio 2019, 0:40

Che bella sessione di racconti. Tutti molto interessanti, per approccio e per soluzioni narrative: mi sono divertito dall'inizio alla fine. Ecco di seguito i commenti e poi come sempre la cara vecchia odiata classifica.

Helga di Luca Nesler
Ciao, Luca,
come sempre, complimenti per la storia e la sua realizzazione. Il racconto scorre bene, tra i vari colpi di scena, descrivendo uno scorcio di vista postapocalittica, tra sopravvissuti e sopravviventi (maledetto Ligabue!).
I personaggi sono tanti e in linea di massima sono tratteggiati bene. Quelli principali (Manuel ed Ester) sono ben evidenti, un po' meno i comprimari, soprattutto il buon vecchio Deiter, il pazzo di turno. Sì, c'è un passaggio che serve da piccola metonimia narrativa, quando Ester definisce il contatto con il ragazzo 'inquietante', ma io forse avrei messo dentro più movenze strane ma innocue di Deiter (guarda una foto, resta catatonico davanti alla finestra a far appananre il vetro e altra roba coì) che un commento da parte della ragazza. Per intenderci: hai visto The Visit? Il comportamento alterato dei vecchi è quello a cui mi riferisco.

Helga è un gran mostro triste. La scena di antropofagia mi ha ricordato un vecchio video di una casa stregata in un luna park americano dove c'è questa donna gigante che ne ingoia un'altra. Se non mi ricordo male era un demone del folklore messicano, ma davvero sono ricordi molto sfocati.

Il finale è sicuramente sorprendente: i didn't see it coming, per dirla all'americana e questa è una gran cosa. Calcherei la mano sull'aspetto 'Sofferenza' e sul fatto (per come l'ho interpretato io) che prima di diventare Ester, Ester era un maschio e quindi ama il suo corpo nella misura in cui a un maschio piaccia avere due tette gratis da toccare impunemente. (se poi vogliamo essere i romantici di turno, Ester originale, prima di essere posseduta, era la ragazza del mutante e si era sacrificata per lui e bla bla bla, possiamo inventarci mille migliaia di miliardi di scenari).

A parte tutto, ti rinnovo i miei complimenti, è sempre un piacere leggerti, e le storie che inventi mi piacciono.

Il crollo di Cristiano Saccoccia
Ciao, Cristiano,
prima volta che leggo qualcosa di tuo e quindi ti do il mio benvenuto qui su Minuti Contati.

Il tuo racconto è molto interessante e divertente nella misura in cui si è lasciato leggere fino alla fine. L'idea nazista è sempre vincente (d'altronde è in arrivo sui nostri schermi un film con gli squali volanti nazi-zombie!) e ancor di più è stata un'ottima scelta usare i fascisti nostrani, anziché gli abusati tedeschi.
Leggere la storia del Crollo mi ha ricordato un po' il finale di Io sono leggenda (il romanzo!), con la morte del protagonista (spoiler alert un corno, se qualcuno qua non ha letto Io sono leggenda merita di essere espulso!) e la sua trasfigurazione.
Le descrizioni splatterose e trash sono divertenti, anche se spesso prendono un po' troppo il sopravvento sull'azione che invece è un po' fumosa.
Forse dovresti movimentare di più il racconto, per renderlo più dinamico, più veloce.
Attento ad alcune piccolezze tecniche, come cambi di soggetto all'interno della stessa frase.

Per il resto, il racconto il mi è piaciuto, e il finale è interessante.

La Fuga di El Tom
Ciao, El_Tom!
Credo che sia la prima cosa tua che leggo qui su minuti contati, e quindi ti meriti anche un benvenuto glitterato. Spero che ti divertirai e che continuerai a frequentare questi lidi di perdizione.

Finiti i convenevoli di rito, veniamo a noi.
L'impronta del tuo racconta è quella tipica dei Roadmovie di serie B: caciaroni, pieni di spari e distruzione, sempre con l'acceleratore a tavoletta. Una sorta di Mad Max del Nord Italia. La trama è semplice e veloce, e serve solo da pretesto per far muovere tutti i protagonisti e iniziare a sparare.

A parte questo, però, purtroppo nella tua storia ci sono un po' di cose che dovresti rivedere e aggiustare, così da renderla ancora più accattivante. I protagonisti sono un po' piatti e hanno un po' troppi nomi: il riferimento agli assi della briscola è interessante, ma si sovrappone ad altri soprannomi con riferimenti a fattezze e caratteristiche fisiche, creando una ridondanza che un po' stanca il lettore.
Inoltre, sempre per stare in tema personaggi principali: la narrazione corale è una cosa complicata da gestire, perché impone di tenere bilanciato ogni punto di vista. Nel tuo caso, la cosa ti è un po' sfuggita di mano, perché a un certo punto, i PDV si sono un po' persi e mischiati.

Le scene d'azione, che sono ardue da rendere su carta, sono un po' troppo blande e con questo non intendo che non ci siano invenzioni belle, o combattimenti campali, ma dovresti coreografarle meglio. Immagina Braveheart, quando gli Scozzesi si schiantano con gli inglesi: dopo un inizio in campo lungo, la telecamera inevitabilmente si avvicina ai combattimenti perché vuole farti entrare nell'azione. Lo stesso dovresti fare tu: hai cinque combattenti (il Minchio più quattro assi di Briscola) da poter seguire negli scontri. Fallo! Buttati insieme a loro nella mischia, facci vedere come distruggono tutto. A me è sembrato di osservare la battaglia da lontano, in un punto sicuro, in cui non mi sarei mai fatto male. E invece, da lettore, voglio correre in mezzo ai mutanti e vedere come vengono distrutti. Se qualcuno degli umani cade, voglio stare là vicino a sentire la puzza del sangue che ha versato.

Il colpo di scena del tradimento è stato troppo annunciato da una metonimia narrativa messa nel posto sbagliato: il Mina che sorride in contrapposizione con gli altri che sono preoccupati. E nonostante tutto, arriva che sembra quasi una cosa messa lì perché doveva accadere. Devi preparare il terreno per un capovolgimento di questo genere, perché è davvero un gamechanger della tua storia.

Il finale positivo è una scelta tua, ma forse un po' troppo repentino.

Ultima cosa, poi GIURO che non ti rompo più i coglioni, parola di Lupetto!: cura la punteggiatura e i refusi. Ce ne sono tanti e sparsi ovunque. L'aspetto tecnico della scrittura è parte integrante della scrittura stessa: mettere bene le virgole, lasciare gli spazi giusti, limitare i punti di sospensione a TRE (e non tremila come ci insegnano i trolloni di facebook, che dio li maledica!), andare a capo quando è giusto, cercare i fottuti errori di battitura, sono cose che vanno curate esattamente come lo svolgimento della storia.

Spero di esserti stato utile: ricorda che il fine ultima di questo gioco è quello di imparare a mettere quante più parole possibili in fila senza che crollino miseramente, non c'è niente di personale. Te lo dico, perché dovrebbe essere la tua prima partecipazione e magari fraintendi quello che ti dico! :D

Un inferno di nient di Francesco Battaglia
Buongiorno, Prof.!
Mi sento sempre un po' in soggezione quando ho a che fare con gli insegnanti, un po' perché mio padre è un insegnante e un po' perché continuo a ripetermi 'Questo è un insegnante, che cazzo hai da dire a un insegnante, siediti come hai sempre fatto e cerca di imparare, idiota'.
Ecco, con questa premessa, dico subito che il racconto mi è piaciuto, e lo dico subito senza tanti preamboli, così ci portiamo avanti con il lavoro. L'ambientazione post-apocalittica si sente, ma ancor di più si respira aria sovversiva di critica sociale, una critica che affonda le radici nei tragici momenti che la scuola sta vivendo adesso. Perché, e correggimi se sbaglio, ma la vera protagonista è proprio lei: una scuola distrutta e bruciata, che non regala più futuro. Non mi interessa il (bel) riferimento a Fahrenheit 451 di Bradbury con le sue Salamandre, di cui il racconto è praticamente un inno, ma ci vedo più il terribile momento del rogo dei libri di nazista memoria (e se il calendario non mi dice stronzate, dovresti aver scritto questo racconto proprio durante l'anniversario della Notte dei Cristalli). Mi sono piaciuti i personaggi, umani con la psiche mutata, vittime degli eventi e che cercano di fare l'unica cosa che serve davvero: sopravvivere.
Seconda cosa che mi è piaciuta: il connubio tra citazioni pop, o nerd, o come volete chiamarle, con rimandi più aulici (per usare un termine a caso che non mi piace), un perfetto mix di due emisferi culturali sempre divisi e finalmente uniti.

A parte tutte queste belle cose, però , ci sono alcune sbavature che mi hanno un po' fatto storcere il naso. Niente di trascendentale, ma siamo qui, e allora diciamoci tutto. La Nemesi, il Pokémon mutagenoso (geniale, per altro), non ha anima. Mi spiego meglio. Non sarebbe stato meglio se il mostro finale della quest del nostro eroe non fosse stato l'ultimo appiglio al suo passato di insegnante, per esempio una bibliotecaria con cui aveva una tresca, l'insegnante in maternità che lui sostituiva a scuola, una delle sue studentesse che era tanto promettente quanto stronza? Insomma, creare un legame forte con la figura del Pokémon avrebbe aiutato a capire perché lo aveva lasciato in vita la prima volta che stava scappando durante il Crollo e avrebbe dato una motivazione imprescindibile alla sua volontà di farla fuori. Non trovi?
Stilisticamente è un concentrato di Ignoranza Eroica, ovviamente, ma da quanto ho capito tu bazzichi quei lidi da un po' di tempo, quindi non c'era da aspettarsi niente di diverso.

Il tema è centrato, anche se non si vede tanto l'estate di sei mesi, ma d'altronde, se la scuola è chiusa, si può dire che è estate, no?

Ti rinnovo i complimenti, e spero di leggere altro di tuo ASAP!

E ora la classifica:
1 - Un inferno di Nient
2 - Helga
3 - La fuga
4 - Il crollo

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Pretorian
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Re: Gruppo Angelo Berti

Messaggio#4 » mercoledì 29 maggio 2019, 20:21

Ed ecco i miei commenti e la classifica.

UN INFERNO DI NIET, di Francesco Battaglia

Piacere di leggerti, Francesco.

Dunque... questo racconto è davvero problematico da valutare. Da un lato, è interessantissimo: protagonisti ben delineati, storia semplice ma efficace, citazioni validissime e momenti anche molto ben descritti (la parte in cui i tre cacciatori si confrontano, prima di affrontare la bestia, era quasi toccante) Dall'altro, non è privo di difetti, in particolar modo nello stile, che prosegue con una sorta di continuo flusso di coscienza fato periodi molto lunghi, con coordinate colelgate da virgole e congiunzioni. Non è un problema in sé, ma se i periodi sono troppo lunghi, la lettura diviene più pesante, soprattutto se profondi (come hai fatto) con molti incisi che servono solo a dar pathos al tutto. Inoltre, la scelta di inserire il background nel protagonista nel bel mezzo dello scontro dei mutanti rende l'intera scena molto confusa, al punto che avevo problemi a capire se stessi descrivendo il background o la battaglia effettiva.
Nel complesso, i difetti non oscurano il valore del tuo lavoro, però sono sicuro che avresti potuto fare di meglio.

Alla prossima!


LA FUGA di El-Tom

Ciao, Tom, piacere di leggerti!

Dunque, il racconto è estremamente divertente e tutto l'idea dei superstiti che cercano di scappare dai nemici su veicoli civili attrezzati alla guerra mi ha ricordato sia il secondo Mad Max che l'Alba dei Morti Viventi. Gran parte della storia scorre bene: la trama è un pretesto per presentare il campionario umano e dis-umano, in cui si patteggia per i palmanovani solo perché non c'è niente di meglio. I protagonisti sono proprio il pezzo forte del racconto: anche se in poco spazio, sei riuscito a darne una caratterizzazione interessante, pur con l'evidente scopo di farne dei personaggi da parodia. Molti riferimenti (soprattutto quelli al calcio e all'abbigliamento improbabile di Minchio e dei quattro assi) penso vadano persi a causa del loro essere estremamente legati al territorio, ma va bene così. Sui mutanti forse sei stato sintetico e questo è un peccato: a parte i bov-uomini, gli altri sono poco più che una minaccia appena accennata e questo riduce l'impatto trash che questa storia avrebbe potuto avere.
Altro elemento che dovresti rivedere è la punteggiatura, che in alcuni punti non era proprio chiarissima.
Infine, il finale (appunto), che ho trovato forse troppo sbrigativo. In poche righe abbiamo il golpe di Mina e la sua morte per mano di Dente, ma liquidi tutto in poche battute e il doppio colpo di scena finisce per essere troppo compresso e non riesce fino in fondo. Che, poi, se Dente sapeva tutto, perché non ha fermato Mina?

Detto questo, ti faccio comunque i miei complimenti.

Alla prossima!

HELGA, di Luca Nesler

Ed eccomi per la recensione... pardon, commento, Luca.

Dunque, ti dirò la verità: rispetto ad altri lavori, questo racconto non mi ha fatto impazzire. Per comodità, ti divido i problemi che ho individuato in cinque punti, alla Yotobi prima maniera.

1) postapocalittico: ok, questo forse è un giudizio secondario (in fondo, anche il mio racconto non è un postapocalittico puro, ma ha contaminazioni fantascientifiche) ma ammetto di aver avuto difficoltà a dare un genere definito alla tua storia. è un postapocalittico? Gli manca la rutilante tamarragine e anche la crisi apocalittica è appena accennata: si parla di una bomba, ma, se ci fai caso, la storia potrebbe tranquillamente essere ambientata in una cittadina isolata (pensa a The mist o a tanti racconti di Stephen King, per intenderci) e non cambierebbe nulla. è un horror? Si, c'è un mostro e la situazione sembra essere quella classica dell'assedio in casa, ma la minaccia di Helga è così fiacca da risultare quasi ridicola (anche se ammetto che la scena di Dieter che viene ingoiato intero mi è piaciuta). è un thriller? Abbiamo la scoperta di un serial killer, ma la cosa è talmente buttata lì ed è talmente priva di conseguenze che è come se non ci fosse. Insomma, forse troppa carne al fuoco per poca brace.

2) mutanti: per Helga ho già detto, ma Ester? Insomma, più che un mutante come sembra essere inteso in queste specifiche, mi sembra di vedere una metaumana. Insomma, è richiesto Toxic Avenger e tu presenti il Dottor Xevier. Il che non sarebbe un vero problema, se solo tu aggiungessi un qualche elemento al suo potere: può scambiare corpo? Benissimo, ma dammi un elemento evidente, che ne so, lei che tira fuori un tentacolo dalla bocca e si "parassita" nel corpo di Manuel, oppure il cranio che si apre e ne viene fuori un cervello su zampe che entra in Manuel tipo facehugger. Diamine, mi sarebbe andato bene anche che aprisse le braccia e urlasse "SDOPPIAMENTO!!",
https://www.youtube.com/watch?v=pnFuGE65f4A

ma così, senza niente, è parecchio fiacco.

3) buchi di trama: qui si va sul pesante. Se Ester può "sdoppiarsi" dentro Mauel, perché ha aspettato tanto per farlo? In fondo, nel racconto hai specificato più volte il fatto che non fosse felice di stare con l'uomo e che il suo corpo stesse rischiando di cedere a causa degli strapazzi a cui era sottoposta. Inoltre, a fine storia lasci aperti molti elementi non risolti: perché Dieter ha ucciso Elizabeth? Peché Helga sembra avercela con gli italiani? Cosa ha comportato la bomba e perché alcuni sono mutati?

4) morte ai sapiens: ecco, questo non l'ho capito. Helga non uccide Ester perché la percepisce come mutante e quest'ultima le dice "Morte ai sapiens", vuol dire che i mutanti sono in combutta tra loro contro gli umani superstiti?

5) lento: questo viene di conseguenza per tutto quello che ci siamo detti prima. Proprio perché sembra non sapere dove andare a parare, nella storia succedono effettivamente poche importanti, che, però, sono trattate in pochissimo spazio, con ben poco influsso sulla tensione narrativa. Il risultato è che la storia è lentissima, cosa che arriva quasi a mettete in ombra il fatto che sia scritta con uno stile invidiabile.

Bene, direi di aver finito. Eh, mi spiace Luca, ma da Skannatore, so quando che fare le pulci serve in primis a chi le pulci se le fa fare.

Alla prossima


IL CROLLO, di Tiziano Saccoccia

Ciao, Cristiano e piacere di leggerti.
Dunque, il racconto è bello potente. Trasuda epicità da ogni frase e anche l'idea di attribuire la motivazione delle mutazioni all'operato del rovesciato di Predappio non è male. Più che altro, penso che tu debba rivedere lo stile e l'approccio che in molti punti era fin troppo oltre il limite del trash-pop estremo. Sullo stile, la tua prosa è fin troppo pesante, con aggettivi e avverbi che finiscono per rallentare la narrazione e renderla ostica, invece che arricchire il testo.
Sul trash-pop (termine mio), ti assicuro che io sono un amante delle citazioni (diamine, ho visto "Ready Player One" ridendo come un bambino per questo) ma nel tuo racconto ce ne sono fin troppe! Dragon Ball, Lord of The Ring, Star Wars, 300... a un certo punto, anche quì, la cosa smette di divertire e diventa fastidiosa.

A presto!


Ed ecco la classifica:

1) UN INFERNO DI NIET
2) LA FUGA
3) HELGA
4) IL CROLLO

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francesco.ferrioli
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Re: Gruppo Angelo Berti

Messaggio#5 » mercoledì 29 maggio 2019, 20:32

Il CROLLO
Racconto grandioso, sia nell’epicità del tema trattato - l’idea di un big bang umano è geniale , sia nelle scelte lessicali baroccheggianti che rendono bene il tumulto interiore del protagonista negli attimi prima di immolarsi.
I toni cupi e riflessivi opprimono la narrazione in un febbrile susseguirsi di diapositive sanguinose; l’io narrante soffoca l’azione tra le spire dell’angoscia che attanaglia il protagonista, distorcendone la percezione del mondo esterno in un crescendo di malessere e follia.
In quest’ottica risultano essere molto più fastidiosi i riferimenti alla cultura pop rispetto all’iperaggettivazione retorica, la seconda giustificata dallo stile dell’autore, i primi così stranianti da rompere la quarta parete, spezzare il flusso della narrazione e minarne la potenza evocativa.
Per quanto riguarda i contenuti, l’unico rimpianto personale è non aver potuto correre più a lungo per le strade di Fermo, osservando i luoghi dell’anima del protagonista presi d’assedio dall’orda mutante, trovandoci magari i ricordi di quell’amore perduto e accennato solo di passaggio e con esso, chissà, anche le ragioni del sacrificio finale.
Dal punto di vista grammaticale, forse un attimo in più di attenzione durante la rilettura avrebbe evitato alcune sviste che non contribuiscono alla scorrevolezza del testo. Il registro aulico non può prescindere da una padronanza della lingua impeccabile.

LA FUGA
L’alcol c’è, i personaggi cazzuti e cazzoni pure, mezzi blindati, armi e violenza non mancano. Trama: non pervenuta, ma non ce ne frega niente perché siamo qui per il rombo dei motori e gli “AMMIRATEMI!”.
Il Minchio, un Mad Max sciocco e provincialotto, ignaro degli intrighi che uno dei suoi fidati consiglieri sta tessendo alle sue spalle, ci guida in una sfrenata corsa sulle strade friulane, alla testa di un corteo di disperati e morti di figa che scappa dalla marea mutante; una fuga rocambolesca che si dipana tra scene splatter e incontri di una comicità paradossale, per terminare al mare come ogni finesettimana estivo: stanchi, ubriachi e con un buco nello stomaco.
Il linguaggio scurrile e l’uso tempestivo del dialetto ci fanno subito apprezzare i personaggi principali, con le loro invettive dirette e senza fronzoli, come uomini d’azione, senza però entrare in profondità; infatti le descrizioni che ne vengono fatte e i loro dialoghi squisitamente tecnici non sono sufficienti per conoscere a fondo i nostri eroi, che rimangono sfortunatamente delle macchiette, dei cartonati gettati nella mischia degli eventi tragicomici di cui loro malgrado sono protagonisti.
A parte gli errori di battitura e l’uso libero di punteggiatura e tempi verbali, la vera mancanza qui è la sintesi: tante, troppe ripetizioni, situazioni simili o uguali descritte più e più volte senza che le vicende avanzino e una prolissità verbosa da parte dei personaggi, che smorzano il tono bombastico della narrazione, invece che lasciarlo salire d’intensità fino a un finale esplosivo, che manca.




HELGA
Non ci conosciamo, ma dallo stile di scrittura impeccabile si evince che dietro a questo racconto ci sia uno scrittore esperto: il carattere dei personaggi e i loro movimenti all’interno della scena sono precisi e studiati perché tutto sia al suo posto quando il giallo finalmente si risolverà, sciogliendo l’orribile mistero che ci ha fatto trattenere il respiro durante tutta la narrazione.
Solo che di mistero non ce n’è solo uno, ce ne sono ben tre: Dieter è un killer psicopatico, Helga è una triste nonna mutante carnivora ed Ester è uno spirito che migra di corpo in corpo uccidendo l’ospite precedente. E purtroppo nessuna delle tre rivelazioni sembra rispondere alla domanda: perché Ester è finita in Südtirol con Manuel?
Non fraintendermi: in un contesto asettico la storia fila e – senza voler essere moralista – trasmette anche un messaggio di rispetto del diverso.
In un’ottica più generale, però, ho riscontrato alcune incongruenze che passano magari inosservate alla prima lettura, ma che ad un’analisi più attenta stonano con la coerenza che permea lo stile del racconto.
Hai già indirizzato le perplessità sul potere di Ester e quindi non mi dilungherò a tal proposito, ma a mio parere nemmeno per Manuel ha senso questa fuga in Svizzera accompagnato solo da una ragazzina, sul cui corpo spera di far fortuna, ma che difficilmente sopravviverà alle condizioni estreme del viaggio. Non capisco se sia stato costretto a fuggire dall’Italia o se abbia dei contatti oltralpe, o se addirittura abbia fiutato qualcosa di strano in Ester e voglia venderla a un centro di ricerca svizzero più che a un cliente; in ogni caso è illogico ed estremamente rischioso portarsi appresso un bagaglio così fragile e così pericoloso senza la certezza che ne valga davvero la pena.
Inoltre non capisco fin dove si spingano i poteri di Helga, se quest’ultima sia di indole malvagia e da quando e in che misura le siano stati attribuiti i delitti opera di Dieter. La fumosità del finale lascia cadere nel vuoto alcuni fili narrativi che ci si aspetterebbe di veder risolti, così come suona in sordina la tematica dei mutanti e dell’apocalisse nucleare.
Una nota positiva da sottolineare è la cura nella riproduzione delle storpiature dell’italiano tipico del parlante germanofono, che mi hanno fatto ricordare la mia lettrice di tedesco all’uni (quanto ho odiato quella donna).

UN INFERNO DI NIENT
Un dungeon da esplorare, un boss leggendario da sconfiggere e una biblioteca-sala del tesoro da razziare: ai dadi tre eroi di livello epico equipaggiati con potenti artefatti e tanta voglia di menare le mani. La narrazione è avvincente ma non si prende mai troppo sul serio, spezzando l’azione con incisi divertenti, citazioni classiche o popolari, a sproposito q.b. da non distrarre mai troppo dalla main quest. Che però non ha alcun senso, passata l’euforia della vendetta.
Il supplente conosce il valore della letteratura classica, come d’altronde l’autore, e rimpiange i tempi andati quando ancora il libro era fonte di sapere; a differenza dei suoi compari, sembrerebbe portato a voler salvare l’ultima copia della Divina Commedia per venderla al re dei mutanti di Arcore e farla ristampare. Eppure andando contro la sua natura la brucia. In un processo involutivo, inverso a quello di Montag in Fahrenheit 451, si assume il ruolo di censore senza una spiegazione logica chiara o apparente al lettore. Unica grossa pecca di un racconto altrimenti di ottima fattura.

RECENSIONI PER TUTTI DI FRANCESCO:
FRANCESCO NON SA LEGGERE
FRANCESCO NON SA SCRIVERE
FRANCESCO USA FACCIA SU TASTIERA
E CANCELLA TUTTO IL POST
DUE
VOLTE
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ALESSANDRO RIMUOVE TASTIERA DA FACCIA DI FRANCESCO



GRADUATORIFFICHE!
1-hELGA
2-uN INFERNO DI NIENT
3-lA FUGA (hahahaha la fig*)
4-iL CROLLO

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Spartaco
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Re: Gruppo Angelo Berti

Messaggio#6 » giovedì 30 maggio 2019, 22:41

Purtroppo questo GAME non ci saranno le classifiche del Lettore Anonimo, quindi:

Un inferno di Nient, di Francesco Battaglia = -1 punti (5 -6 di bonus)
Helga, di Luca Nelser = 3 punti (9 -6 di bonus)
Il crollo, di Cristiano Saccoccia = 8 (14 -6 di bonus)
La Fuga, di El Tom = 8 (12 -6 di bonus +2 di malus)

Accedono alla semifinale "Angelo Berti": Francesco Battaglia e Luca Nelser.

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