Uno splendido sorriso

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo luglio sveleremo il tema deciso da Marina Crescenti. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) I BOSS assegneranno la vittoria.
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Luca Nesler
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Uno splendido sorriso

Messaggio#1 » martedì 9 luglio 2019, 19:02

2018
Sara beveva un cocktail da una cannuccia con finta ingenuità. Era consapevole d'essere molto attraente e non era sorpresa dell'invito di Giulio, nonostante lei fosse decisamente più giovane di lui. Giulio Della Croce le stava davanti con i suoi i capelli brizzolati ben pettinati, la mascella scolpita e uno sguardo malizioso che non faceva mistero del suo interesse.
L'uomo passò la lingua sulle labbra per far risplendere il sorriso. «Allora, ti è davvero piaciuto il racconto?» disse facendo dondolare un piede sotto il tavolino rotondo del bar Fantasy.
Sara sollevò gli occhi dal bicchiere e fece schioccare la lingua prima di posarlo sulle ginocchia accavallate. «Bellissimo» fece una pausa. «Davvero non capisco che cosa ci faccia tu in questo corso.»
«Ha ha ha, ti ringrazio, cara. Sei troppo gentile. Anch'io ho ancora molto da imparare. Spero solo che questo insegnante abbia qualcosa da insegnarmi.»
«Forse dovresti trovare qualcosa per progrediti.»
«L'ho cercato, ma non c'è molto. Dovrei spostarmi troppo lontano.»
La ragazza spalancò gli occhi e lo indicò «Potresti tenerne uno tu! Sei già uno scrittore, in tanti si iscriverebbero. Io per prima.»
L'uomo sorrise affabile e si sporse in avanti, prese il dito rivolto verso di lui e lo sfiorò con un bacio. «E io t'insegnerei molto volentieri» tornò a posare la schiena contro la poltrona. «Ma ci ho pensato e non credo di avere il tempo per prendermi anche questa responsabilità. Un vero scrittore deve sopratutto scrivere.»
Sara sospirò con aria sognante. «Che invidia. È un sogno che s'avvera. Davvero riesci a vivere solo con la scrittura?»
«Questa, se ci pensi bene, è una domanda sciocca. Che io guadagni abbastanza o meno è del tutto irrilevante: non posso prescindere dallo scrivere. Io sono uno scrittore vero.»
Qualcuno si schiarì la voce mascherando una risatina. Era l'insegnante del loro corso a un tavolo vicino. Non l'avevano notato.
«Scrittore vero» disse l'uomo con scherno. «Ho controllato, sa?»
«Controllato cosa?» chiese Giulio voltandosi a guardarlo.
«Il suo racconto. È un plagio di Matheson.»
«Che stronzata! Non è un plagio! L'ho riscritto!»
L'uomo ridacchiò e si accarezzò i folti baffi bianchi. Scosse il capo. «Avevo dato un esercizio per mettervi alla prova. Riscrivere il racconto di un autore di successo a me sembra un pessimo tentativo per sembrare il primo della classe.»
Sara notò che Giulio tremava. Chinò il capo a disagio sperando che non cominciassero a litigare.
«Visto che ha controllato si sarà anche accorto, caro il mio insegnante, che la mia riscrittura è migliore dell'originale» cominciò a dire Giulio a voce troppo alta. « Questo dovrebbe già farle capire il mio valore, se solo non fosse uno scribacchino da due soldi. Ma è questo il problema con gli scrittori: si vive di autoreferenzialità.»
«Parole sante» disse l'altro sorridendo, poi, per fortuna, si alzò e si allontanò per pagare la consumazione.
Giulio fremeva, apparentemente in difficoltà a trattenere una rabbia feroce. Sara allungò la mano sinuosa ad accarezzargli un ginocchio. «Dai, non te la prendere. È chiaro che è invidioso. Lui è l'insegnante e tu non dovresti essere più bravo di lui.»
L'uomo la osservò, sospirò sfiatando la pressione. Tornò a sorridere e annuì. «Hai ragione. Sei una ragazza in gamba.»

1994
Giusi premette il tasto per l'espresso e, non appena il ronzio della macchina cominciò, si accorse che il bicchierino non era sceso. Istintivamente portò una mano sotto il getto, più per evitare guai che non per recuperare la sua spesa. Si scottò, urlò e portò la mano alla bocca. Un ragazzo seduto lì vicino ridacchiò e riprese a leggere il suo tomo sui poeti del '800.
«Stupida» la vergogna le avvampò il viso.
Delle voci giunsero dal corridoio della facoltà, poi le porte si spalancarono e Giusi vide Giulio Della Croce. Si conoscevano dalle superiori. O meglio, lei lo conosceva, perché non aveva mai avuto il coraggio di parlargli.
Lui era atletico, intelligente e aveva fiducia in se stesso. Era un leader nato, uno che poteva ottenere tutto ciò che voleva, mentre lei era solo la figlia brutta di un uomo ricco. “I soldi non sono tutto” diceva sua madre, ed era vero. Se sei un cesso i soldi non possono comprare l'autostima, la popolarità, l'amicizia o l'amore.
Chiara, l'attuale ragazza di Giulio, era esattamente come le altre prima di lei: bella.
Giusi avrebbe voluto avere la vita stretta, i capelli sottili e lisci come una colata d'olio, i denti dritti, delle belle tette e, magari, la possibilità di mettere delle lenti a contatto, ogni tanto. Allora sì che avrebbe rivolto la parola a Giulio. E magari gli avrebbe sorriso e fatto capire che lo voleva.
Giulio lasciò Chiara e si avvicinò al distributore. Giusi si bloccò a bocca aperta mentre lui frugava nel portafoglio in cerca di monete. Lei allora si riscosse e gli mise una mano sul braccio.
«No! Mancano i bicchieri» disse concitata.
Il ragazzo la guardò e si ritrasse. Disse solo «che palle» poi si allontanò.

2019
L'auto conservava l'odore di nuovo ed era molto più silenziosa e comoda della sua. Sara abbassò il finestrino e mise fuori una mano per sentire la spinta dell'aria.
«Meglio se chiudi» disse Giulio senza levare gli occhi dalla strada «altrimenti è inutile usare il condizionatore.»
«Scusa.»
Il finestrino tornò ad ovattare il suono del motore. Gli alberi di fianco alla strada scorrevano lungo il vetro ricordandole le vacanze estive con mamma e papà, quando da piccola andava a stare dai nonni in campagna.
«Non mi avevi detto di avere una casa fuori città» cominciò Sara più per rompere il silenzio. «Ci vai spesso?»
«Non molto. Solo qualche weekend o se ho delle cose da fare.»
«Cose da scrittore?» chiese la ragazza con un sorriso.
«Mmm.»
Giulio non sembrava di ottimo umore. Si frequentavano ormai da qualche mese e la loro relazione era poco chiara. Questo per volere della stessa Sara che, se da una parte trovava gradevole avere un flirt con un uomo adulto di successo, non era sicura di volere una vera storia con Giulio. Si dimostrava spesso lunatico e, da poco, Sara stava pensando di limitare i loro incontri. Solo che non aveva ancora trovato il momento per affrontare l'argomento nel modo giusto.
L'auto rallentò entrando in un viale sterrato e si fermò di fronte ad una villa più grande di quanto Sara si fosse aspettata.
«Wow, Giulio! Ma è enorme!»
«Sì, è grande.»
Scesero dalla macchina e l'uomo le indicò l'ingresso al di là di un sentiero lastricato, che tagliava in due un bel prato tagliato da poco. Sara cominciò a camminare verso l'ingresso. A guardarla meglio, la casa aveva un'aria austera e leggermente sinistra, ma il giardino era curato.
Giulio la superò, le tenne aperta la porta e Sara entrò in un atrio spoglio. L'ultimo sole della giornata entrava di sbieco dalle finestre mostrando ambienti dai colori spenti.
Passarono in un corridoio.
«Il giardino è molto carino» cominciò lei «chi te lo tiene così... ma...» Dopo un momento la ragazza diede quattro colpi di tosse e terminò con un grido stridulo. «Oddio, che puzza! Ma che roba è?»
«Deodorante per ambienti» rispose Giulio con freddezza. La superò e gettò le chiavi di casa su un tavolino nel soggiorno. Oltre a quello c'era una poltrona e un solo quadro ad una parete, il ritratto di una donna corrucciata.
«E come mai hai spruzzato tutta questa roba? Fa venire la nausea.»
«Copre l'odore di chiuso. Te l'ho detto: ci vengo poco qui.»
«Beh, non è male, ma...»
«Com'è andato il funerale?» l'interruppe. Giulio restava in piedi dandole le spalle. Il suo tono era piatto.
«Come un funerale. Comunque bene. C'era tanta gente e fa sempre piacere vedere partecipazione. Mia madre era a pezzi.» Sara si lasciò cadere sulla poltrona e sospirò.
«Mmm.»
«La tua partita di calcetto invece?» domandò la ragazza continuando a guardarsi attorno. In quel momento si chiese perché ci fosse una sola poltrona.
«La finale di campionato» puntualizzò lui ignorando l'espressione curiosa della ragazza.
«Sì, certo, la finale. Avete vinto?»
«No. Abbiamo perso.»
Il tono di Giulio era più scuro delle pareti che, lentamente, perdevano colore nel crepuscolo.
«Oh, mi dispiace.»
Sara era distratta. C'era qualcosa che aleggiava e che si faceva percepire in modo sfuggente tra lo stucchevole aroma del deodorante spray. La ragazza cominciava ad avvertire una sensazione di inquietudine, senza riuscire a giustificarla.
«Per questo sei di cattivo umore?» chiese tornando a guardare Giulio.
«Forse, se avessi ricevuto il giusto sostegno, non sarebbe accaduto.»
«Di che parli?»
«Della partita.»
«Scusa, ti riferisci a me?»
«Lo dico solo perché ora sembra interessarti.»
«Giulio, ma che cazzo dici? Certo che m'interessa, ma c'è stato il funerale di mio padre!»
«Lo so. Ma era di pomeriggio, mentre io ho giocato la sera.»
Un tonfo dal piano di sopra la fece voltare. «Cos'è stato?» chiese tenendo la bocca aperta.
«Credo che a una certa età si debba sapersi staccare dai genitori» disse lui ignorando l'apprensione di Sara che tornò a guardarlo.
«Stai scherzando? Mio padre è morto, Cristo! Non puoi mettere sullo stesso piano una partita e... »
«Io invece sono ancora vivo» la pelle dell'uomo sembrò farsi più livida. «Hai mai sentito dire “lasciate che i morti seppelliscano i loro morti”?»
«Mi sembri pazzo, cazzo. Lo capisci che dovevo stare vicino a mia madre?»
«C'erano le tue sorelle!» esplose «E smettila di rivolgerti a me in questo modo!»
«Non ti arrabbiare. Chiedo scusa per le parolacce, ma sono spiazzata dal tuo discorso.»
«Io ero da solo e ho perso! E non era certo una partita qualsiasi! Il fatto è che tu pensi solo a te stessa!»
«Io?»
Il suono di una corsa rimbombò dietro di loro e un rumore strisciato fece rabbrividire la ragazza che sussultò voltandosi e aggrappandosi ai braccioli.
«Cazzo, Giulio, c'è qualcuno qui!»
«Cambi argomento? Non mi stai ascoltando nemmeno ora.»
«Ma che cazzo ti prende? Sei fuori? Non senti questi rumori?»
«Te lo ripeto: non mi piace il tuo tono.»
Giulio la fissava eretto al centro della stanza. Gli occhi socchiusi in un'espressione immobile di sostenuto disprezzo.
Sara scosse la testa e si alzò in piedi. «Tu sei matto. Io me ne vado».
Uscì dal soggiorno, attraversò il corridoio e, raggiunto l'atrio, si accorse che la porta d'ingresso era sparita.

1995
«Vaffanculo!»
La voce di Giulio tradiva un certo grado di follia. Giusi pensò che fosse normale: tutti sembrano pazzi quando sono arrabbiati. Lei lo sapeva bene, visto che suo padre era molto facile all'ira.
Chiara era appena diventata la nuova ex di Giulio. Giusi non aveva compreso le parole del loro discorso, ma la cosa era palese. La ragazza si stava allontanando con gli occhi gonfi e le labbra increspate dal dolore o dalla rabbia, mentre Giulio prendeva a calci la panchina.
Quando fu troppo stanco per continuare, il ragazzo si voltò e la vide. «Cazzo vuoi?»
«Scusami» si affrettò a dire Giusi. «Mi dispiace.»
«Per cosa?»
«Per quello che stai provando.»
«E tu che ne sai?»
La ragazza tolse gli occhiali per non far appannare le lenti a causa dell'emozione. Stava parlando con Giulio Della Croce. Stavano parlando davvero.
«Io lo so. L'ho notato» disse cercando di risultare più gentile possibile. «Lo noto ogni volta».
Giulio sembrò calmarsi. Pareva incuriosito dal discorso di Giusi che si sentì trasportata in una di quelle storie d'amore dei telefilm.
«Come ti chiami?»
«Giusi Russo.»
«Sei quella della macchinetta del caffè.»
La ragazza lasciò la sua panchina e gli si fece incontro. Giulio era di nuovo solo e ferito e lei voleva consolarlo con tutte le sue forze. Era la prima volta che le parlava e forse quella era l'occasione che aspettava da tanto tempo. Gli si accostò e sorrise. «Io sono quella che c'è sempre stata. Ogni volta che qualcuna ti ha ferito».
«Giusi Russo» ripeté lui, rapito «hai uno splendido sorriso».

2019
«Dov'è la porta? Giulio, dove cazzo è la porta? Dietro questo scaffale?»
Sara afferrò le mensole dello scaffale che si appoggiava al muro dove ricordava di essere entrata. Era ovvio che quel coso coprisse l'ingresso.
«Che idea di merda» bofonchiò tra sé, poi urlò «Come si apre? Come cazzo si apre?»
Esasperata si voltò e tornò verso il soggiorno per affrontare il padrone di casa. Quello scherzo andava spiegato. Mise la testa dentro e si guardò attorno. Non c'era nessuno.
«Giulio?»
Lo scricchiolio del pavimento di un'altra stanza la fece rabbrividire. Chiamò ancora una, due, tre volte. Le sue urla risuonavano disperate e la spaventavano. Sara decise che sarebbe uscita a tutti i costi. Sollevò il tavolino facendo cadere le chiavi e lo tirò contro una finestra. Questo rimbalzò e finì a terra senza scalfire il vetro. La ragazza si avvicinò incredula e toccò la superficie trasparente. «Ma questo è plexiglas» mormorò a bocca aperta.
Una risata femminile la fece voltare. Era una voce vicina, forse nella camera a fianco.
Sara trattenne il respiro per rimanere in ascolto: la stavano prendendo per il culo. Quello non era Giulio. Possibile?
«Chi è? Smettetela di fare gli stronzi, non mi diverto!»
Una voce nella sua testa le diceva che non poteva essere uno scherzo: le finestre erano infrangibili e la porta d'ingresso era sparita. Era in trappola. L'avevano intrappolata.
«Mi hanno intrappolata» ripeté in un sussurro sentendo gli occhi inumidirsi.
Raccolse le chiavi da terra e le infilò nel pugno in modo da far uscire la più lunga tra l'indice e il medio. Era un trucchetto che le aveva insegnato suo fratello da ragazzina. Allora le era sembrato puerile, ma ora che sentiva la pelle fredda e il cuore picchiare lo sterno per il terrore, nulla le sembrava troppo stupido se poteva farla sentire più protetta. Cominciò a muoversi lentamente verso una porta che conduceva fuori dal soggiorno. La risata proveniva da lì.
Aprì la porta e una zaffata di odore terribile la raggiunse. Una cucina. L'ambiente era molto diverso dal soggiorno dove l'aveva portata Giulio: era colmo di ciarpame. Giornali impilati fin quasi al soffitto, una gabbia per uccelli vuota, degli scatoloni chiusi male, sedie rotte e altra robaccia coprivano il pavimento. Poteva capire che tipo di stanza fosse solo perché, al di là di colonne d'immondizia, s'intravedeva la cappa sopra a dei fornelli.
Sara s'infilò tra la roba ammucchiata e raggiunse un corridoio cieco. Cercò un interruttore con la mano vuota e tremante. Lo trovò e lo premette in fretta, ma il buio rimase tale e quale.
«L'hanno staccato» sentì la sua voce tremolare. Cominciò a sentire anche il suo respiro farsi troppo veloce e profondo. Era paura. Un terrore vivido che non provava da quando era bambina e temeva il mostro sotto il letto. Solo che, stavolta, non aveva dubbi: il mostro c'era davvero.
Decise che non avrebbe imboccato quel corridoio scuro per niente al mondo. Si voltò e, di fronte a sé, vide una donna coi capelli lunghi e sciolti sul petto. L'osservava con uno sguardo duro, rabbioso. Notò troppo tardi il coltello e, mentre il dolore al ventre la faceva piegare in avanti, comprese cos'era quell'orribile odore di fondo: sangue rappreso.

Giusi
La luce si accese tremolando sulle scale di cemento. La donna entrò di schiena e cominciò a scendere trascinando il corpo di Sara per le spalle.
«Che schifo, Giusi!» sbuffò Giulio. «C'è un odore orribile qua sotto!»
«Sì. Scusa, amore. Ho spruzzato il deodorante fuori, ma qua me lo sono dimenticata.»
«Vabbè, vabbè. Sei stata brava.»
«Grazie» disse la donna asciugandosi la fronte con la manica.
Sorrise. Era arrivata sul fondo della cantina. Prese da uno scaffale metallico una vecchia polaroid e si chinò sul cadavere. Con l'indice e il pollice della mano sinistra stirò la bocca di Sara in un sorriso forzato e scattò.
«Dai, sbrigati. Non mi piace stare qua sotto.»
Giusi posò la macchina di nuovo sullo scaffale mentre la stampa usciva, poi aprì il pesante sportello del forno crematorio. «Mi dai una mano?» chiese.
«Dio, che schifo» disse Giulio sollevando il cadavere per le caviglie.
Lo sportello si richiuse contro i tacchi di Sara e, con mosse esperte, Giusi fece partire il processo di combustione.
«Bene. Forza, saliamo adesso.»
«Sei triste?» chiese Giusi salendo dietro il suo uomo.
«Un po'. Sono incazzato.»
«Coraggio, ora non c'è più.»
«Ma no. Lo so. Sono incazzato per questo mondo da incubo dove nessuno sembra mettermi al primo posto. Perché la gente non sa più amare?»
«Io ti metto al primo posto, Giulio.»
«Sì, ma solo tu. E anche questo è così ingiusto! Perché proprio tu sei l'unica che sa vedere quanto valgo? Proprio tu, così insignificante. Senza offesa, Giusi.»
«No, lo capisco.»
«Beh, portiamo pazienza. Vedrai che arriverà, prima o poi, qualcuno che meriti il mio amore. Qualcuno che riesca a percepirmi per ciò che sono davvero senza farmi soffrire.»
«Giulio.»
«Sì?»
«Ma tu mi ami?»
L'uomo rise allegro, poi accarezzò la testa della donna. « Ma certo che ti amo. Come amo la pizza.»
«Come?»
«Dai che scherzo, scema. Tu per me sei una certezza. Questo dovrebbe farti capire quanto sei speciale.»
Giusi afferrò la mano di Giulio e se la portò sul viso sorridendo e chiudendo gli occhi. Annusò la sua pelle e sospirò.
«Piuttosto, tesoro, ho bisogno di un po' di soldi. Sono rimasto senza.»
«Certo, caro. Resti qui questa notte?»
«No, no. Questa è casa tua. Mi piace che ognuno di noi abbia i propri spazi, ma a me fa schifo questo posto. Poi ho troppi brutti ricordi.»
«Hai ragione.»
Giulio camminò fino all'ingresso coperto dallo scaffale e si voltò verso la donna. «Puoi aprirmi che esco?»
«Sì, ma prima vorrei chiederti una cosa.»
«Dimmi.»
«Capisco che ti eri innamorato, ma insomma... Ora che Sara non c'è più...»
«Sì, cosa?»
«Pensi che rimetterai la fede al dito?»
«Oh, no. Non sono più abituato a portarla, Giusi. Mi dà troppo fastidio. Ti dispiace?»
«No, no, tranquillo» rispose la donna con un dolce sorriso. Sapeva quanto delicato fosse il suo Giulio.
L'uomo sparì nella notte facendo rombare il motore dell'auto.
Quando non lo vide più, Giusi richiuse la porta e scese in cantina. Controllò il forno. L'indomani avrebbe avuto un po' di lavoro per concludere anche quel capitolo. Ora era meglio andare a pulire il sangue dalla cucina che già puzzava abbastanza. Ce la metteva tutta per farlo andare via, ma era peggio del latte cagliato: il puzzo restava sempre.
Si portò fino allo scaffale dove raccolse la foto e la macchina polaroid che aveva lasciato prima. Ogni tanto Giulio l'aveva presa in giro per quel piccolo rito, ma lei ci teneva. Lui non capiva cosa significasse, ma andava bene così, finché poteva farlo. Salì le scale osservando il sorriso di Sara ritratto nella fotografia. La bocca tirata all'insù come il Joker, gli occhi rivolti all'indietro e i capelli scomposti sulla fronte.
«Proprio bruttina» disse con tono soddisfatto.
Entrò in cucina e trasse un album fotografico da uno degli scatoloni. Lo aprì e sfogliò le pagine fino a raggiungere il primo posto libero. Sistemò la foto di Sara sotto l'ultima e sorrise sentendo gli occhi lucidi di emozione.
«Giusi Russo» bisbigliò «hai uno splendido sorriso».



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Massimo Tivoli
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Re: Uno splendido sorriso

Messaggio#2 » martedì 23 luglio 2019, 21:53

Ciao Luca, è un piacere rileggerti anche, e soprattutto, su testi più lunghi. Parto subito dicendo che il racconto è scritto molto bene, la narrazione fila così liscia che, onestamente, non mi è sembrato di leggere un 20.000 battute. E questo, per me, è buono. Mi è piaciuto come hai strutturato la trama, l’intreccio fa presente e passato che permette di svelare le cose man mano, e che rende il racconto più interessante rispetto alla fabula sottesa. Ho visto che non hai avuto ancora modo di specificare a quali bonus tu ambisca, così per non sbagliare ho analizzato il tuo racconto assumendo che tu abbia deciso di puntare a tutti e tre i bonus. Di seguito la mia analisi rispetto ai bonus e rispetto al tema della manipolazione, condotta seguendo la struttura del racconto:

– Primo pezzo nel 2018 -> Giulio soffre di disturbo narcisistico della personalità, è piuttosto evidente, soprattutto dallo scontro con il docente di scrittura. Ma non c’è ancora manipolazione.
PRIMO BONUS GIÀ AGGIUDICATO.

– Secondo pezzo, primo nel 1994 -> Giusi è già nella morsa di Giulio, pur senza conoscerlo direttamente
Non vedo ancora manipolazione, però.

– Terzo pezzo, primo nel 2019 -> Rimarca il disturbo di Giulio e presenta la scary home. Si conclude con un ottimo gancio: la porta d’ingresso scomparsa. Bel momento di micro-climax, bravo!
Piccole imperfezioni: “Credo che a una certa età si debba sapersi staccare dai genitori” si legge con un po’ di fatica.
IL TERZO BONUS È ALLE PORTE.

– Quarto pezzo, primo nel 1995 -> Giulio ha trovato la preda da manipolare: Giusi ciecamente innamorata di lui, e iper premurosa.
Qui la manipolazione è diciamo annunciata, ma ancora non si vede.

– Quinto pezzo, secondo nel 2019 -> Rimarca la scary home e ci presenta Giusi come il serial killer del racconto. Che sia seriale si evince dal miasma di fondo dovuto ai precedenti omicidi, presumibilmente avvenuti con lo stesso modus operandi.
SECONDO E TERZO BONUS AGGIUDICATI.
Ancora non vedo la manipolazione, però. Intendo la manipolazione di Giusi perché non credo, almeno penso, che si possa parlare di manipolazione su Sara.

Ultimo pezzo: Giusi -> ci fa entrare nella psiche di Giusi, del serial killer. Bello il finale che si riaggancia alla frase che le disse Giulio plagiandola, forse l’unico complimento che le abbia mai fatto, sebbene falso. Finale davvero inquietante per il personaggio di Giusi che, per me, rimane quello più disturbante, così asservita a lui, così fedele, e così sfruttata.
Manipolazione lasciata forse tra le righe. Implicita?

In sintesi, mi sembra che tu ti sia concentrato al massimo per centrare i tre bonus e, devo ammetterlo, ci sei riuscito a pieno e molto bene. Detto questo, se da un lato il racconto è costruito in modo preponderante sui bonus, dall’altro lo è un po’ meno sul tema della manipolazione nel senso che la “manipolazione” è lasciata tra le righe, è piuttosto sottintesa, eccetto per quel “Giusi Russo hai uno splendido sorriso” di cui fai un “riuso” sapiente in chiusura per ricordare al lettore da dove tutto è iniziato. Senza quella chiusura, probabilmente, il tema poteva sembrare solo sfiorato, quindi bravo per quella chiusura. Certo, rimane il fatto che per alcuni lettori (che forse in parte includono anche me), da come è scritto il racconto, quasi tutto sbilanciato sui bonus, Giusi potrebbe apparire intrinsecamente già bella che manipolata prima di conoscere direttamente Giulio, perché l’hai resa da subito talmente asservita e venerante a prescindere. Sicuramente, con più battute, avresti reso il racconto perfetto.

SITUAZIONE BONUS:
- Disturbo narcisistico della personalità: SI
- Serial killer: SI
- Scary home: SI

TEMA DELLA MANIPOLAZIONE: sottinteso, ma si intuisce

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Re: Uno splendido sorriso

Messaggio#3 » mercoledì 24 luglio 2019, 22:25

Eccomi qui, Luca.
Il tuo racconto mi è piaciuto molto. In primo luogo per la caratterizzazione dei personaggi. Hai mostrato molto senza dire nulla e questo attraverso dei dialoghi sapienti e a loro modo anche divertenti. Hanno evidenziato il narcisismo di Giulio alla perfezione e questo, con la casa dalla porta nascosta e la serie di omicidi perpetrati dalla coppia, ti permette di aggiudicarti tutti e tre i bonus. Anche il paletto della manipolazione mi sembra ampiamente trattato.
L'unica sbavatura che ho trovato, sempre per quanto riguarda i personaggi, è quando Giulio dice a Giusi che è insignificante per lui. Quel breve pezzo mi è parso troppo grottesco, quasi parodia. Stonava un po'. Invece mi è piaciuto parecchio il pezzo del calcetto e del funerale.
Venendo alla trama, sei partito con un percorso che sembrava mantenersi sulla costruzione solita e banale, ma hai inserito un ottimo plot twist. Giusi, che all'inizio sembrava essere la prima vittima del killer, poi si rivela, in realtà, la complice. L'ho trovato un ottimo colpo di scena, ben costruito.
Non posso, dunque, che farti i miei complimenti e togliermi il cappello.
A rileggerci e buona gara.

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Re: Uno splendido sorriso

Messaggio#4 » domenica 28 luglio 2019, 15:46

@ Massimo
Grazie per il tuo commento così approfondito e puntuale. E grazie per gli apprezzamenti che ci danno sempre da mangiare (ah, noi narcisisti bastardi!)
Sulla manipolazione: io avrei voluto mostrare una di quelle relazioni dove lo squilibrio è bello radicato. Qui Giulio manipola tanto Giusy da usarla per eliminare quelle persone che l'hanno deluso o "offeso" come Sara. Lui la usa al punto da non poterne fare a meno, tuttavia non la reputa degna di nulla, tanto che l'abbandona in una villa disgustosa e conduce una vita parallela alla luce del sole. Giusy è tanto assoggettata a questo rapporto morboso e insalubre che non ne vede nemmeno le grossolane implicazioni. Inoltre Giulio non le dà mai una mano se non direttamente richiesta e, pure lì, si lamenta. Giusy tuttavia lo adora, proprio perché è sapientemente manipolata da Giulio.

@Gabriele
Grazie mille dei complimenti! Quando gente brava come voi apprezza fa sempre tanto piacere.
Per parlare della scena grottesca, forse ho calcato un po' la mano (e il dubbio in effetti lo avevo) ma ho assistito o sono venuto a sapere di cose simili anche nella realtà. Ho avuto modo di conoscere coppie messe maluccio in tal senso e ti assicuro che l'adorazione di uno trascende il grottesco. In questo caso Giusy e Giulio la pensano allo stesso modo: Giulio merita di più. Inoltre fa parte della manipolazione la consuetudine ad alternare bastonate a dolcezze e questa voleva essere, in qualche modo, una di quelle bastonate che rendono tanto preziose le rare dolcezze e che ti tengono legato al tuo torturatore. Forse però si può rendere un po' meno forte come scambio.

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Re: Uno splendido sorriso

Messaggio#5 » domenica 28 luglio 2019, 19:20

Sì, avevo già intuito quello che mi hai gentilmente spiegato nel tuo precedente post, di cui ti ringrazio. Ma come dicevo nel mio commento, un possibile problema del racconto in questo senso potrebbe essere che Giusy la rendi come la donna che ha da sempre adorato Giulio, è sempre stata disposta a fare di tutto per lui, ancora prima di conoscerlo. Particolarmente calzante in questa direzione è la conclusione del secondo flashback: “La ragazza lasciò la sua panchina e gli si fece incontro. Giulio era di nuovo solo e ferito e lei voleva consolarlo con tutte le sue forze. Era la prima volta che le parlava e forse quella era l'occasione che aspettava da tanto tempo. Gli si accostò e sorrise. «Io sono quella che c'è sempre stata. Ogni volta che qualcuna ti ha ferito».
«Giusi Russo» ripeté lui, rapito «hai uno splendido sorriso».”
Appunto, Giusy c’è sempre stata, a prescindere da Giulio. Sembra che quello che fa, lo faccia per un amore folle e morboso nei confronti di Giulio piuttosto che per una manipolazione ai suoi danni.
Spero di aver chiarito meglio la mia percezione di Giusy.

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Re: Uno splendido sorriso

Messaggio#6 » giovedì 1 agosto 2019, 21:59

Ciao! Sei riuscito a rendere Giulio odioso, mentre un narciso ha di suo il fatto di essere affascinante e amabile. Sembra più che Giusi sia pazza e monomaniaca nei suoi confronti piuttosto che manipolata. Lei lo guardava da lontano e lo voleva. Ed era disposta a tutto. Forse la manipolazione è un po’ più nei confronti di Sara. Ma anche qui è proprio scarsa: non c’è un momento in cui è sarà ad esser manipolata anzi il “leccaggio” blando del tipo “tu sei bravissimo, lui è solo
Invidioso” è il tentativo manipolatorio di Sara. Una donna che ti fa un pezzo così, poi, difficilmente se ha voglia di allentare non allenta (my personal opinion)
Mi sarei concentrata di più sul personaggio di Giusi.
L’idea non è male, ma per me è un “nì”, cercherei di delineare meglio alcuni intrecci.
Sorry dude.
#AbbassoIlTerzoPuntino #NonSmerigliateLeBalle
#LicenzaPoeticaGrammatica
Adoro le critiche, ma -ve prego!- che siano costruttive!!

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Re: Uno splendido sorriso

Messaggio#7 » venerdì 2 agosto 2019, 16:45

Ciao Dand, tranquilla e grazie. Capisco le tue critiche, ma non sono d'accordo su due cose. Uno: il disturbo narcisistico di personalità. Ne ho conosciuti 2 e non erano affatto piacevoli come persone. Almeno non al livello di conoscenza che propongo. Due: Giusy aveva, sì, idealizzato Giulio e lo desiderava, ma come qualunque adolescente può fare. Lui la manipola al punto da farle credere naturale il fatto di doversi occupare delle sue delusioni d'amore fino al diventare una serial killer e fino a farle credere che lei non valga nulla se non in funzione della sua utilità per Giulio. La manipolazione passa anche dal distruggere l'amor proprio del manipolato.
Così l'ho interpretata io. Magari sbaglio. Comunque grazie per il conforto!

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