Accetta e Romero

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo luglio sveleremo il tema deciso da Marina Crescenti. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) I BOSS assegneranno la vittoria.
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Pretorian
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Accetta e Romero

Messaggio#1 » lunedì 22 luglio 2019, 23:05

Accetta e Romero

- Cosa c’è, Paolo: mi hai mandato a chiamare?
L’uomo alza lo sguardo dalle carte della scrivania: dalla porta semiaperta fa capolino la testa riccioluta di Alice.
- Entra, ti devo parlare.
La donna annuisce, entra nell’ufficio e chiude la porta dietro di lei.
- Ora, spiegami cos’questo.
Paolo indica una pila di fogli rilegati sulla scrivania. La donna li prende e dà una lettura rapida alle prime righe.
- È la bozza del prossimo romanzo. Cosa c’è di strano?
- E me lo chiedi pure? – Paolo le toglie i fogli di mano e si schiarisce la voce. – “Lei è una serial killer seducente e psicopatica. Lui è il suo più grande amore, tornato dal mondo dei morti per avere la sua vendetta. ACCETTA E ROMERO: STORIA DELL’AMORE CHE HA FATTO TREMARE L’INFERNO”.
Lascia cadere il plico sulla scrivania ed incrocia le braccia, osservando Alice con l’aria di chi è in attesa di una risposta.
- Continuo a non trovarci nulla di sbagliato.
- Alice, santissima miseria, vuoi veramente farmi credere che non ti rendi conto che questa roba non è pubblicabile? Sta alla nostra linea editoriale come il papa sta al porno gay tedesco!
- E tu vuoi renderti conto che la vostra linea editoriale mi sta stretta? Sono stanca di scrivere romanzetti per adolescenti che vogliono sentirsi speciali!
Paolo sospira e incrocia le braccia.
- Alice, ne abbiamo già parlato: quelli che chiami “romanzetti” vendono e, in momento di crisi come questo, non possiamo permetterci di fare salti nel buio. Dobbiamo fornire ai lettori quello che desiderano, niente di più, niente di meno.
- E se, per una volta, fossimo noi a dettare le regole, invece di seguire passivamente le loro indicazioni. – la giovane avvicina il volto a quello dell’uomo. – Ti prego: ci ho messo così tanto di me stessa in questo romanzo… almeno lo hai letto?
Allunga la mano verso quella di lui per stringerla, ma Paolo la tira via.
- Non… non l’ho fatto.
- Allora fallo, dammi almeno questa possibilità: ti prometto che, se non dovesse piacerti, lo cestinerò e scriverò quello che vuoi.
Paolo passa lentamente lo sguardo dalla ragazza allo scritto, poi di nuovo alla ragazza. Nota che uno degli angoli della bocca le tremano leggermente. Si trova a pensare che, magra e nervosa com’è, Alice potrebbe avere un collasso se le dicesse di no in modo troppo brusco.
- D’accordo: ci darò un’occhiata, ma non ti assicuro niente. E, in ogni caso, ho idea che serviranno parecchi tagli per farlo andar bene.
- Fa tutti i tagli che servono, Paolo. Mi basta che vada bene – Alice allunga una testa e strappa un rapido bacio sulla fronte dell’uomo, allontanandosi prima ancora che l’altro abbia modo di rendersene conto. – Vedrai: sarà una lettura che non dimenticherai.

“Chiudo gli occhi.
Lascio che il battito del mio cuore rallenti, che passi dal ritmo impazzito dell’amplesso alla pace della notte. Sorrido e mi stringo tra le braccia, nell’istintivo impulso di non lasciar scorrere da me questi istanti.
- È stato bellissimo – sussurro, avvicinandomi a lui. – Tu sei bellissimo.
Schiudo l’abbraccio e lo accarezzo delicatamente. Lo sento tremare sotto il mio tocco e quasi mi commuovo per la sua innocenza.
- Penso di essermi innamorata di te – dico, senza riuscire a trattenermi. – Lo so, mi capita più spesso di quanto non dovrebbe, ma non è colpa mia. Forse mi sono innamorata dell’idea stessa di innamorarmi.
Rido ancora e lo bacio. Parto dal torace nudo e risalgo lungo il collo, fino alla bocca. Il nastro adesivo con cui gliel’ho chiusa dà fastidio, ma ci sono abituata.
- E tu mi ami?
Non mi curo nemmeno del gesto che fa con il capo. Cerco la risposta nei suoi occhi lucidi e la accolgo con un nuovo bacio.
- Ma certo, come potresti non essere innamorato di me? Io sono perfetta – rido, mentre gli passo le unghie sul petto. – Il problema è che tu non lo sei.
Affondo le unghie nella carne e tiro con forza verso l’ombelico, lasciando solchi sanguinolenti sulla pelle. Il mio amato geme e si agita, facendo forza sulle corde, ma non ha più forza per lottare.
Porto le mani alla bocca e mi lecco lentamente le dita: come immaginavo, il mio amato ha un buon sapore.
- Non è colpa tua, credimi. È che non puoi reggere il confronto con lui. Nessuno può.
Quasi a voler rispondere alle mie parole, sento un rumore in casa, al piano inferiore. Il mio amato geme: forse è convinto che qualcuno stia arrivando a salvarlo, ma non conosce la verità
Il sangue e il sesso richiamano inevitabilmente Romero da me.
Sento i suoi passi lenti e pesanti che salgono le scale. È vicino… è così vicino a me…
Non resisto: allungo la mano sotto la camicia da notte: quando la estraggo, scopro che è persino più bagnata di quanto pensassi.
- Scusami, amore mio, ma temo che avremo meno tempo del previsto – dico, cercando di mascherare l’eccitazione nella voce. – Ma sta arrivando qualcuno che non posso far aspettare.
Afferro l’accetta che avevo appoggiato alla parete e mi alzo sul letto. Lecco la lama, pregustando il sapore che avrà di lì a pochi minuti.
- Torna sempre da me, sai? Non importa quante volte io lo faccia a pezzi. Torna da me per il sangue e l’amore.
La porta comincia a tremare. Ci vorrà poco prima che Romero la sfondi.
Sorrido e alzo l’ascia. La notte è appena cominciata.”


- Paolo, vieni a letto o no?
L’uomo si riscuote dalla lettura, accorgendosi solo in quel momento che sua moglie lo ha raggiunto nello studio.
- Come… io… si, si, vengo subito. – sbadiglia. – Ma che ore sono?
- Mezzanotte passata. Sbrigati, altrimenti domani non ti reggerai in piedi.
- Arrivo subito.
Quando Livia esce dalla stanza, Paolo si lascia andare sullo schienale della poltrona. Ha il battito del cuore accelerato ed è madido di sudore. Vorrebbe poter dare la colpa all’estate, ma sa benissimo di aver appena appoggiato il colpevole sul tavolino.
- Accidenti a te, Alice. Chi avrebbe mai detto che una donna così anonima nascondesse una mente così… fantasiosa.
Deglutisce e scaccia i primi pensieri che gli sorgono spontaneamente in mente.
Gli ci vuole una doccia per schiarire le idee. E per raffreddare quella strana sensazione di calore alla bocca dello stomaco.

“Non è semplice trovare l’uomo perfetto.
L’esperienza non basta a compensare lo scarso tempo a disposizione e spesso tutto si riduce a un tiro di dado. Uomini all’apparenza insignificanti e dimessi possono celare capacità fuori dal comune, mentre altri, splendidi e variopinti come galli in amore, possono rivelarsi solo sacchi pieni di vuoto. Come il mio amato di stasera.
Mi sono innamorata della sua parlantina sciolta, del suo sguardo intenso e del suo modo di fare sicuro: mi avevano fatto sognare una notte di passione e grandi scoperte. Avrei dovuto sospettare qualcosa dal modo con cui rispondeva alle mie provocazioni, sempre altezzoso e sprezzante, ma avevo scambiato la sua arroganza per sicurezza di sé.
Ma le menzogne non vanno mai troppo lontane, soprattutto se sono gonfie di alcol e testosterone. Arrivati a casa, ha gettato la maschera e si è rivelato fin troppo volgare, oltre che convinto che avrei assecondato tutti i suoi desideri senza reagire. L’ho illuso di poter fare come credeva e ho retto il gioco finché non mi ha dato prova della sua virilità, anche questa deludente come il resto. A questo punto, ho bruciato le tappe e ho preso l’accetta, senza nemmeno curarmi di legarlo prima, nella speranza che la minaccia della morte potesse accendere in lui qualche scintilla degna di interesse.
Anche qui si sta rivelando semplicemente patetico.
Non cerca nemmeno di lottare: non appena vede l’arma, arretra e comincia a frignare.
-Ti prego, non farmi del male! – urla, appoggiandosi alla parete. – Non dirò niente a nessuno, davvero. Ti giuro che…
- Non giurare sulla luna, questa incostante che muta di faccia ogni mese, nel suo rotondo andare!
Colpisco la caviglia con forza sufficiente da staccargli il piede di netto. Il rumore delle cartilagini che vanno in pezzi mi regala la prima gioia di questa serata.
L’idiota cade a terra urlando. Piange e si lamenta mentre si tiene il moncherino che sprizza sangue. Quando vede che sollevo nuovamente l’accetta, cerca comunque di strisciare via.
Una seconda fontana comincia a sprizzare dal mio amato, macchiando di sangue la parete, il pavimento e il mio corpo nudo.
Presa da un’ispirazione che mi fa quasi dimenticare dell’uomo moribondo, mi volto verso lo specchio e resto rapita dal riflesso del mio corpo bagnato dai raggi della luna e cosparso di gocce cremisi.
- Finalmente ho trovato un’utilità anche per te – sussurro, inginocchiandomi e bagnando le mani nella pozza prodotta dal suo sangue. – Anche se come uomo non vali niente, mi renderai più bella. Lui lo apprezzerà.
L’uomo geme, ma non ha quasi più la forza di reagire. Mi osserva con orrore mentre comincio a tracciare segni vermigli sul mio corpo, seguendo la linea sinuosa del mio ventre, dei miei seni e delle mie cosce. L’immagine restituita dallo specchio è ancora più intrigante e la ammiro con compiacimento.
Non ho riparato la porta, stavolta Romero entra senza alcun altro preavviso che i suoi passi e i battiti del mio cuore che batte all’impazzata.
Si avvicina lentamente. È pallido, con occhi vitrei e labbra nere. Eppure, i muscoli sono ancora sodi e, quando mi afferra per un braccio, sento che la pelle è ancora liscia come quella di un angelo. Cerca di stingermi a sé, affonda le unghie nella mia pelle, ma io sono più forte: in vita come in morte, sono io a condurre il gioco.
- Mi trovi bella stanotte? – sussurro – Sei tornato dalla tomba per avermi?
Rido e gli colpisco una gamba con il manico dell’accetta. Cadiamo entrambi a terra e rotoliamo l’uno sull’altra. Lui cerca di mordermi, io cerco di baciarlo. Alla fine, riesco ad immobilizzarlo sotto di me. Mi sollevo su di lui, splendido nella pozza di sangue in cui è immerso. Splendido come il primo giorno in cui l’ho incontrato. Osservo il lungo squarcio slabbrato alla base del collo, il marchio che la mia accetta mi ha lasciato la prima volta che l’ho ucciso: istintivamente, mi chino e bacio la sua carne martoriata.
- Ho avuto paura di perderti, lo sai? Ho avuto paura di perdere l’unico uomo che sia mai stato alla mia altezza. E avrei preferito saperti cadavere, piuttosto che in mano a una donna inferiore a me – mi avvicino, e gli sussurro a un orecchio. – Un morso. Stanotte ti concederò un morso: voglio sentire quello che hai provato tu in quel momento.
Allungo il collo e lo porto spontaneamente alla sua bocca: senza perdere tempo, Romero affonda i suoi denti nella mia carne morbida ed agita la testa fino a strapparne un pezzo.
Urlo, prima di dolore, poi di piacere poi faccio forza per liberarmi dalla sua presa. Riesco nuovamente a bloccarlo e lo osservo mentre mastica lentamente la mia carne.
- Ora siamo legati dallo stesso dolore, amore mio – sussurro – Ma non finirà oggi. Ho ancora del lavoro da fare.
Scatto in piedi, ignorando il dolore della ferita ancora aperta, afferro l’accetta e mi metto in posizione: quando Romero riesce ad alzarsi a sua volta, vibro un unico colpo che gli apre il cranio in due.
Lui geme leggermente, poi la sua carne comincia rapidamente ad annerirsi e a rinsecchirsi, fino a trasformarsi in una sorta di precaria statua di cenere.
- Alla prossima notte, amore mio – sussurro, per poi soffiare i suoi resti nel caldo vento d’estate.”

Paolo posa le pagine sul comodino e sospira. Si sente accaldato, sudato e…
- Cos’è, hai il Mjöllnir nei pantaloni o sei solo felice di vedermi?
Prima che l’uomo possa capire di cosa stia parlando sua moglie, lei gli è addosso e gli chiude la bocca con un bacio. Paolo risponde, finché non sente la mano di sua moglie afferrargli con forza il pene. È solo in quel momento che si rende conto di avere una poderosa erezione.
- Lo sapevo che era tutta una finta – gli sussurra Livia, con voce languida. – Il lavoro, il romanzo… fingevi indifferenza, ma ti eri accorto che mi sono fatto bella per te. Ti sei accorto che ho indossato il babydoll speciale…
Paolo annuisce senza dir nulla. Cerca di godersi il momento. Non dovrebbe essere difficile: sua moglie è praticamente nuda davanti a lui e il modo con cui muove le anche accende il suo corpo di brividi d’eccitazione. Deve solo lasciarsi andare… assecondare i suoi desideri… affondare le mani in quei riccioli rossi al profumo di miele…
Quel pensiero scuote Paolo da capo a piedi e lo fa irrigidire violentemente.
- Cosa c’è, amore? Ti ho fatto male?
Paolo, ansimando come dopo una lunga corsa, scuote il capo con poca convinzione e si asciuga la fronte con la manica del pigiama.
- No.. ecco… è che sono stanco.
- Stanco? Ma se avevi un’erezione degna di un quindicenne in uno spogliatoio femminile!
- Ah, ah… si è vero – deglutisce, - Però devo svegliarmi presto e se stanotte mi sfianchi, domani sarò uno zombie.
Lo stupore di Livia dura giusto una manciata di istanti, poi si trasforma in rabbia.
- Ma vai al diavolo tu e il lavoro – sbotta, risistemandosi la vestaglia e sdraiandosi di lato. – E comunque, vedi di darti una regolata con i baci: sembrava quasi che volessi staccarmi la pelle dal collo.
- Certo, certo.
Mormora lui, spegnendo la luce e chiudendo subito gli occhi.
Fino al momento dell’incoscienza, la sua mente è tormentata dal pensiero della liscia chioma castana di sua moglie.

“Dodici.
Erano in dodici stanotte.
Uomini forti, bellissimi, con alte qualità nella mente e nel corpo. Li ho selezionati con cura nell’arco di molti mesi, trattenendo i miei impulsi immediati
Mi sono innamorata di ognuno di loro e li ho radunati in casa mia, tutti insieme, per metterli alla prova.
Mi hanno dato piacere. Mi hanno dato estasi. Ma nessuno di loro era degno, né di me, né delle mie aspettative.
Alla fine, li ho drogati e li ho fatti a pezzi. Li ho smembrati con calma e precisione, poi ho ricomposto i loro corpi per disegnare un grande circolo sul pavimento del soggiorno. Quando ho terminato, mi sono seduta al centro del circolo, nuda e coperta di sangue, immaginando che le gocce cremisi sul linoleum fossero i petali di rosa con cui lui mi aveva decorato la nostra prima notte.
- Ormai non riesco più nemmeno a contare le persone che sono morte in questa casa dopo di te. Ho sparso così tanto sangue e dolore da averne quasi la nausea – sussurro. – Ho provato a cercare un tuo sostituto ed ho fallito. I resti della mia frustrazione ora nutrono l’erba attorno alla villa.
Romero è davanti a me, come sempre materializzatosi chissà come nel luogo della mia offerta di amore e morte.
- Eravamo fatti l’uno per l’altra, Romero. Ci meritavamo a vicenda perché eravamo superiori a tutti gli altri e tu lo sapevi bene – alzo lo sguardo. – Quale vita magnifica avremmo potuto ottenere se la tua curiosità non ti avesse spinto a mendicare l’amore da donne senza valore.
Lui muove alcuni passi verso di me. Sembra diverso: ho quasi l’impressione che la patina sui suoi occhi sia meno bianca del solito e mi sembra quasi di percepire una certa consapevolezza in lui.
- Ci siamo puniti abbastanza, non credi? Abbiamo pagato entrambi un prezzo alto per i nostri errori – gli punto l’accetta contro il petto, fermandolo a meno di due metri da me. – Perciò dillo, dannazione. Dillo e metti fine a tutto questo. Sono stanca di massacrare un pupazzo di carne: voglio essere sicura che ci sia ancora qualcosa di vivo dentro di te.
Romero smette di spingere. Il suo volto cereo si contrae per la prima volta in qualcosa che non sia un raptus cannibale e comincia lentamente a scandire delle parole.
- I-io… i-o ti o…odio – biascica, a malapena comprensibile. – I-io… io ti am-mo.
Sorrido. Se non avessi sepolto le mie lacrime nella stessa buca in cui avevo seppellito lui la prima volta, forse adesso piangerei.
- Anch’io ti odio, Romero – sussurro, abbassando l’accetta. – Anch’io ti amo.
Lui si avvicina a me, fino a quando il suo petto nudo e freddo non incontra il mio. Mi bacia, per la prima volta senza cercare di mordermi, poi entrambi scivoliamo a terra e cominciamo ad amarci.
È un amore violento, come lo è stata tutta la mia vita: morsi e graffi, urla e gemiti. Ci infliggiamo dolore e piacere a vicenda nell’unico modo che conosciamo, fino al momento in cui è difficile dire quale sangue sia nostro e quale quello degli amanti indegni.
Ed è nel momento in cui sento arrivare la massima estasi, quell’unico, perfetto istante come non ce ne sono stati e come non ce ne potranno mai essere, che lo urlo.
- Andiamo, Romero! Andiamocene insieme! Una vita per una vita, com’è stato fin dall’inizio!
Anche lui urla di piacere poi, ubbidiente, mi stringe a sé e affonda i suoi denti nella mia carne, in quella giugulare che ha cercato invano in tante notti di lotta. Percepisco insieme il massimo piacere e il supremo dolore e urlo di gioia e di disperazione allo stesso tempo. Senza curarmi degli altri morsi che mi strappano carne dai fianchi, dalle braccia e dai seni, afferro l’accetta e colpisco a mia volta, restituendo una botta per ogni morsa.
Ci doniamo vicendevolmente piacere e dolore per un tempo che sembra infinito, gli istanti resi sempre più dilatati ad ogni morso e ad ogni colpo. Quando anche le ultime forze ci abbandonano, crolliamo insieme a terra, ancora avvinti in un unico corpo.
Che l’inferno ci accolga come ha fatto questa vista: nel sangue, nel sesso e nel dolore. Ma che ci accolga insieme.”

- Buonasera, Paolo.
Alice è sulla porta. Indossa solo una vestaglia nera. Non sembra chiedersi come abbia fatto l’uomo a scoprire dove abita, né perché si sia presentato a casa sua in piena notte, vestito in modo disordinato e con gli occhi ricolmi di una febbre sconosciuta.
- Immagino che tu lo abbia letto, alla fine – dice, indicando i fogli stropicciati che l’uomo stringe ancora in mano. – Cosa ne pensi?
- Io… i-io non lo so. Non dovrebbe essere bello, eppure mi ha preso in un modo che non riesco a spiegarmi.
- Ecco, allora ha ottenuto il suo risultato – si avvicina a lui e gli sussurra. – Ci sono impulsi che non possono essere spiegati a parole. Vanno vissuti appieno senza rimorso.
Paolo la sente vicina. Si sente stordito dal profumo di miele dei suoi ricci rossastri. Prima che la sua coscienza si abbandoni del tutto all'ignoto, tenta un’ultima difesa.
- Cosa… cosa mi hai fatto, Alice? Che stregoneria c’è in questo romanzo?
- Nessuna: ho solo dettato le regole al lettore, invece di seguire passivamente le sue indicazioni.
- Mi ha cambiato. Non mi riconosco più.
- Nessun libro può cambiarti. Al massimo può farti conoscere lati di te stesso che hai sempre fatto finta di non vedere.
Alice lo bacia. Paolo non oppone alcuna resistenza. Dopo qualche istante, si tira indietro di scatto: sulla lingua c’è un leggero taglio. Alice sorride, mette un dito in bocca, poi disegna un rozzo cuore di sangue sulla guancia.
- Ti sembro più bella, adesso?
Lui sorride.
- Alice… o Accetta?
Lei non risponde. Solo, lo bacia e lo guida dentro l’appartamento.
Lo guida verso un salto nel buio.


di Agostino Langellotti



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Re: Accetta e Romero

Messaggio#2 » martedì 23 luglio 2019, 0:24

Salve. Sperando di non aver frainteso, punto a tutti e tre i bonus. Narcisismo, Scary home (la casa dove avvengono gli omicidi) e serial killer.

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Massimo Tivoli
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Re: Accetta e Romero

Messaggio#3 » mercoledì 24 luglio 2019, 14:37

Ciao Agostino. È sempre un vero piacere leggerti. Bella l’idea del libro per implementare la tua interpretazione del tema: può un libro (che poi racconta una realtà inquietante) manipolare? Be’, la risposta che ci dai è sì. Povero Paolo…
TEMA CENTRATO anche in modo originale rispetto agli altri racconti del gruppo. Anche i tre bonus sono chiari: Alice/Accetta soffre di disturbo narcisistico della personalità; è una serial killer e, pur non descrivendo esplicitamente la casa, quello che avviene all’interno è davvero disturbante, scary, appunto da racconto horror. Quindi TUTTI E TRE I BONUS AGGIUDICATI.
Mi piace il tuo stile di scrittura, molto evocativo, emozionante senza dubbio. Mi rimangono poche parole da spendere perché ho gradito davvero il racconto. La coppia Accetta-Romero è fantastica, nel suo carattere orrido e orrorifico. Amore masochistico con uno Zombie, idea davvero sfiziosa.
Solo una curiosità: avendo interpretato che Alice è, in realtà, Accetta, la protagonista del romanzo, e considerata una delle scene di amore violento con Romero, concludo che anche Alice è una non-morta, giusto? Ad ogni modo, se lo è o meno non mi sembra determinante.
Per me va bene così, racconto promosso. C’è solo un piccolissimo tarlo che ho avvertito leggermente, forse di poca importanza o, almeno, io non l’ho percepito cruciale: Paolo è attratto dalle vicende narrate nel romanzo, per quanto cruente. Così attratto che ne subisce la manipolazione da parte dell’autrice. Paolo però è pur sempre un uomo, e nel romanzo gli ometti fanno una brutta fine, giusto per usare un eufemismo. Il finale lascia anche intendere, per un attimo, che ci possa essere della magia sotto, o almeno Paolo in un certo punto la percepisce come un incantesimo. Come soluzione questa va bene e, nel dominio del fantastico, credibile. Però, forse, potrebbe valere la pena di caratterizzare un po’ più a fondo Paolo, e magari il rapporto con sua moglie (mi sembra che ci possa entrare), per giustificare a pieno la reazione di Paolo, l’apparentemente assurda attrazione fatale per le vicende nel romanzo, e la manipolazione che subisce e che, non certo inaspettatamente, lo porterà alla morte.

Segnalo qualche insignificante refuso:
"- Ora, spiegami cos’questo."
"in momento di crisi come questo”
“ed ho fallito”

SITUAZIONE BONUS:
- Disturbo narcisistico della personalità: SI
- Serial killer: SI
- Scary home: SI

TEMA DELLA MANIPOLAZIONE: SI

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Accetta e Romero

Messaggio#4 » domenica 28 luglio 2019, 23:03

Ciao Agostino.
Per quanto riguarda lo stile, anche nel tuo caso, non ho niente da dire e dimostri sempre di padroneggiare linguaggio e tecnica.
Questo girone si sta rivelando molto arduo da giudicare. Ad ogni modo, complimenti.
Ho trovato molto originale l'idea di far sì che la donna manipolasse non tanto a voce quanto con lo scritto. La storia del romanzo ricalca la realtà portando i fatti a compirsi. C'è, quindi, l'elemento Killer, quello narcisistico e manipolazione. Trovo che manchi la Scary Home, invece.
Per gusto personale non amo molto gli eccessi di splatter o di dettagli cruenti, ma è riguarda me e non lo scritto.
Per il resto, come dicevo, è un ottimo pezzo.
A rileggerci.

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DandElion
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Re: Accetta e Romero

Messaggio#5 » giovedì 1 agosto 2019, 21:52

Di tutti i racconti tuoi che ho letto, questo è quello che mi è piaciuto di più! È molto bello il crescendo e L’intreccio tra la vita reale e il manoscritto che finiscono per sovrapporsi. Non vedo però la manipolazione nel piano reale: scrivere un racconto fartelo leggere e sperare che tu mi venga a trovare non costituiscono manipolazione. Nel manoscritto invece è ovviamente ben presente. Mi sarebbe piaciuto che questi intreccio tra letto e vissuto fosse forte anche in questo. La scary home è poco scary, per il resto il racconto c’è e mi piace un casino, anche se resto inoppugnabilmente team vampiri!
#AbbassoIlTerzoPuntino #NonSmerigliateLeBalle
#LicenzaPoeticaGrammatica
Adoro le critiche, ma -ve prego!- che siano costruttive!!

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