Por la Santa Trinidad

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo settembre sveleremo il tema deciso da Marco Cardone. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) I BOSS assegneranno la vittoria.
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~Proelium~
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Por la Santa Trinidad

Messaggio#1 » martedì 10 settembre 2019, 16:22

Semenza di tuono.
Corna di Diablo.
Blanco picado.
Por la Santa Trinidad!


Resa dei Conti

I tre pistoleri, uno di fronte all’altro, formavano un triangolo perfetto, sicura garanzia di avvelenamento da piombo. I ferri del fuorilegge, del bellimbusto e dell’indiano fremettero, pronti a fare fuoco al minimo cenno di movimento. A Virgo quel triello sembrò familiare, all’infuori di un unico, trascurabile dettaglio: in mezzo a quel triangolo di fuoco, chino su un vecchio baule totalmente vuoto, c’era lui, che non c’entrava niente coi western di Sergio Leone.
«Allora, amigo?» ringhiò Cuchillo, da dietro. «Ci sono tutti, i miei dollari
«Sono dobloni!» ruggì Hombre, da destra, gli occhi luccicanti come tizzoni d’inferno. «Sei un messicano troppo ignorante per capire la differenza.»
«Ma io li venderò per i dollari
«Che stupido figlio di...»
«Fumate con me il calumet della pace» li incalzò Tatanka, con urgenza, da sinistra. «Io non voglio uccidere voi. Ma se non fumiamo...»
«Se ce lo chiedi ancora ti apriamo un foro in bocca!» gridarono i due banditi all’unisono.
«Come se ne foste capaci» gongolò l’indiano, divertito dalla minaccia congiunta. «Io ho ucciso Bisonte Bianco.»
Sudando freddo, l’investigatore restò chino sul baule. Continuò a scrutarne l’interno, sperando di prolungare il più possibile quello stallo assurdo. Mantenne il controllo e finse di quantificare l’El Dorado più volte. Nel frattempo il suo cervello lavorava freneticamente alla ricerca di una soluzione. Cosa non si fa per salvarsi la pelle.

* * *

Prima della Resa dei Conti

«Come ha detto, mi scusi?» rispose Virgo, accigliandosi e corrugando la fronte. Il vecchio minatore sbroccato puntò le mani sulla scrivania e si sporse pericolosamente in avanti.
«Semenza di tuono. Corna di Diablo. Blanco picado. Por la Santa Trinidad!» ripeté l’altro, spalancando la bocca sdentata e soffiandogli addosso. L’investigatore temette di svenire. Si aggrappò alla sedia e annuì con una smorfia.
«Va bene, signor...?»
«Jackson. Steve Jackson.»
«Perché è venuto qui, signor Jackson? Come posso aiutarla?»
Il vecchio minatore sbroccato socchiuse gli occhiacci cattivi, si guardò intorno e ghignò nervosamente dal grigio della barba. Fiutò l’aria come un cane da caccia, percepì la catastrofe imminente e si fiondò fuori dall’ufficio.
«Aspetti, l’acconto!» gridò Virgo alle sue spalle, invano. Il corridoio di fuori risuonò di piombo e bestemmie. I messicani sfondarono la porta, irruppero nella stanza e immobilizzarono l’investigatore. Uno di loro, il più brutto, si fece avanti e gli puntò il rasoio alla gola. «Encantado, amigo. Ora noi si fa un bel giro.»

* * *

Quando riaprì gli occhi, Virgo si ritrovò per terra, all’aperto, imbavagliato e legato come un salame. I ricordi tornarono tutti insieme. I messicani lo avevano rapito, bendato e caricato sopra un cavallo. Avevano galoppato a lungo, diretti chissà dove, come in un sogno. Poi era svenuto, o forse si era addormentato. Scosse la testa, incapace di ricordare altro. Il sole, il caldo e l’aridità polverosa del deserto lo investirono. Boccheggiò, tossì.
«Buenos dias, amigo!» lo salutò il suo aguzzino. Il messicano era seduto su una pietra a pochi passi da lui, attorniato da una piccola folla. Il volto olivastro, irto di cicatrici, pelame nero e verruche si contrasse in un’espressione feroce.
«Dagli, Cuchillo! Dagli, puerco...» lo inneggiarono i compari, e bestemmiarono di gusto.
Cuchillo digrignò i denti marci, sfoderò il coltello e si avvicinò all’investigatore. Steve Jackson, al confronto, era un fiore di rara bellezza. Afferrò il bavaglio di Virgo e lo strappò.
«Piaciuto il giro, amigo? Ora noi si fa un altro gioco, mas bonito. Faremo un po’ di rumore. Per questo ti ho portato nel deserto.»
«Signor Cuchillo, per favore» disse Virgo tutto d’un fiato. «Non possiamo prima parlarne? Sta dando per scontato che io non voglia collaborare.»
Il bandito si bloccò, interdetto.
«Davvero vuoi collaborare?»
«Ma certo. Perché non dovrei?»
Cuchillo buttò indietro il sombrero e si passò una mano tra i riccioli neri, lerci e sempre più radi. Sembrava impossibile, ma stava riflettendo.
«Non capisco... Hombre aveva detto...» borbottò tra sé e sé, giusto un po’ sconcertato, scrutando l’investigatore.
«Cosa vuole sapere, signor Cuchillo?»
«Le parole di Jackson. Ora che il vecchio è morto, sei l’unico a saperle. Me le dirai, amigo
Virgo annuì. I messicani bestemmiavano ancora, incitandolo alla violenza. Il bandito li zittì con la mano, si chinò e abbatté le corde col rasoio.
«Semenza di tuono» bisbigliò l’investigatore.
«E poi?» insisté il fuorilegge, pendendo dalle sue labbra. Ormai era fatta.
«E poi siete arrivati voi, mandria di bisonti, e il resto non l’ho potuto sentire!» mentì Virgo, trattenendosi dal ridere. «Così il vecchio è scappato, voi lo avete ucciso e ora siamo qui. Ha combinato un bel guaio, signor Cuchillo. Se Hombre lo scopre...»
«Lui non deve mai saperlo!» ruggì il bandito, agitando il rasoio con gli occhi sbarrati. «Se lo scopre ci impicca tutti, puerco...»
«Lo scoprirà per forza, prima o poi. Ma a quel punto, signor Cuchillo, lei potrebbe essere già lontano, al sicuro e con tutti i dollari. Le basterà essere più veloce di lui.»
«Vero, vero...» approvò il fuorilegge, guardando Virgo con aria dubbiosa. «Amigo, come fai a sapere queste cose?»
«Non le sapevo. Ma le ho capite. Capire è il mio lavoro.»
«Puoi capire anche “Semenza di tuono” e le altre parole che Jackson non ha detto?»
«Penso di poterci riuscire.»
«Cosa vuoi in cambio?» lo incalzò Cuchillo. Faceva la voce grossa, ma parlava come una bestia braccata. Il bandito era ormai alla sua mercé, bastava non fare passi falsi.
«Entrare in società con lei. Troveremo i dollari insieme. Mi accontenterò della metà, anzi di un terzo della parte di Hombre. Il resto sarà suo... anzi, vostro» e accennò alla marmaglia scalcagnata che aveva ripreso a bestemmiare, cantare filastrocche sconce e fare cose di cui non è bene parlare. Cuchillo guardò prima da quella parte, poi di nuovo verso Virgo. Soppesò la sua proposta, gli piacque, ghignò malignamente e accettò.

* * *

Dopo essersi scervellato per ore, Virgo non era riuscito a cavare fuori granché. Benché conoscesse tutte le parole e confidasse, al momento dell’esegesi, in un certo vantaggio interpretativo, era essenziale decifrare il primo tassello. Alla fine, stremato dalla fame e di pessimo umore, il gruppo di banditi aveva deciso di entrare in paese per un boccone. Anche Virgo, libero dai legacci e ormai parte della marmaglia, montava un vecchio ronzino e avanzava al fianco del suo nuovo socio. Il paese era un susseguirsi di salite e discese su cui si ammassava, fittissima, una nidiata di case bianche serrate a doppia mandata.
«Agua caliente» bisbigliò Virgo, riconoscendola al primo sguardo.
«Conosci questo posto?» chiese Cuchillo, incredulo. L’investigatore annuì emozionato.
«Sembra quasi un cimitero» postulò. «È il paese più lurido e schifoso che ci sia al mondo. La sua gente non ama i forestieri.»
«Meno male che siamo di casa, allora» rise il messicano, lisciandosi i baffi da sotto il sombrero. «Andiamo all’Uccello di Tuono a mangiare fagioli.»
Virgo si bloccò.
«Come?»
«Andiamo all’Uccello di Tuono a mangiare fagioli. Di scoregge non è mai morto nessuno, ma di fame..»
«E se fossero i fagioli, la semenza di tuono?» considerò Virgo, ricomponendo nella mente l’indovinello.
«Muy guapo, amigo!» esultò il furfante. «Presto, andiamo ad ammazzarli tutti.»
«Prima mangiamo, signor Cuchillo» lo rimbrottò l’investigatore, guardandolo come si fa con i bambini pestiferi. «Al resto penseremo dopo, a stomaco pieno.»
Cuchillo fece spallucce, annuì come un niňo e rinfoderò il rasoio.

* * *

Neanche il tempo di entrare, sciacquarsi la gola e mandare giù la fagiolata bollente, che Cuchillo diede inizio alla rissa. Virgo, affamatissimo, stava ancora mangiando. Quando il primo pugno raggiunse l’oste, che si era rifiutato di consegnare soldi e fagioli, l’investigatore aveva appena immerso l’ultimo tozzo di pane nella padella incrostata, a caccia di salsa e legumi. Trangugiò il boccone giusto in tempo, prima che uno degli sgherri di Cuchillo ribaltasse il tavolo. Il sapore forte dei fagioli gli rimase in bocca mentre schivava sedie, bottiglie e altri strani oggetti volanti.
«Signor Cuchillo, si ricordi del piano!» gridò Virgo, ma la sua voce si perse tra le urla, gli schianti dei mobili e il rumore dei cazzotti sibilanti a mezz’aria. In tutto quel parapiglia, solo in due non si unirono alla rissa: uno era Virgo, rincantucciato in un angolo, diviso tra il terrore e la pianificazione; l’altro era uno sconosciuto avvolto in uno spolverino, addormentato sul bancone. Ma quando un pugno vagante, proveniente da dietro, fu sul punto di colpirlo, il tale – un pistolero biondo dagli occhi azzurri, abbronzato e sorridente – scansò il diretto e colpì a sua volta il suo aggressore, mandandolo a terra con la mascella rotta. Un attimo dopo gli furono tutti addosso, ma il biondo scazzottava con tutti e nessuno riusciva a stargli dietro. Sorrideva sempre, mentre li menava. Cuchillo si lanciò su di lui col rasoio sguainato.
«Attento, c’è Hombre!» gridò il tale, facendo segno al fuorilegge di guardarsi alle spalle. Cuchillo ci cascò, perse l’attimo e si ritrovò disarmato, col naso rotto e scaraventato su un tavolo. Poi, sempre sorridendo, l’ignoto sbaragliò tutti gli altri e si avvicinò all’investigatore.
«È meglio se vai» gli sussurrò dolcemente. «Questa allegra brigata finirà al fresco e Hombre lo verrà a sapere subito. Vai avanti, penso io ai fagioli.»
Virgo annuì stupefatto.
«È proprio lei?»
«Non sono nessuno» sorrise il pistolero, porgendogli la sei colpi, il cinturone e le cartucce di uno dei messicani.
«Li aiuterà? Cuchillo...»
«Stai tranquillo. Ora vai, sbrigati. A nord, alla Valle Solitaria. Passa per il Canyon di Rio Bravo
«Non è un posto ideale per chi va in cerca di imboscate?»
«Solo se sei un maledetto gringo con una taglia sulla testa.»
L’investigatore sorrise, allacciò il cinturone e svicolò a tutta mancina fuori dalla taverna. Scambiò il suo ronzino con un ciuco più robusto, montò in sella e uscì dal paese.

* * *

Il canyon si rivelò un luogo incredibilmente sicuro. Pieno di serpenti a sonagli, scorpioni e coyote, ma privo di banditi armati fino ai denti, inseguimenti a cavallo e sparatorie. Virgo lo attraversò con relativa tranquillità, costeggiando il fiume e procedendo verso nord. Molto meno sicura del canyon, invece, era la bisca clandestina in cui Hombre regnava incontrastato, seduto al tavolo da poker. Bestiame, terre, donne e dollari: tutto ciò che nel West aveva un valore, perfino la vita, poteva essere messo sul piatto, scommesso e perso ai punti. Da quando era arrivato alla bisca, Hombre non era mai stato sconfitto. Ci era entrato con due spicci e una chitarra, deciso a conquistare il mondo intero, ed era ormai a metà dell’impresa. Mezzo West gli apparteneva, e quanto all’altra metà... era solo questione di tempo. Studiò Diablo da sotto il cappello, calcolò le percentuali e rilanciò. All’altro capo del tavolo, il giocatore del battello a vapore si pentì di aver bluffato al buio. Guardò a destra e a sinistra: Testa d’Uovo e Thomas Millions erano già stati spennati a dovere. Senza farsi accorgere, fece scivolare un asso nella manica e andò all-in: la sua tenuta di jalapeňo assassiňo, il più piccante del West.
«È quello che chiamano Corna di Diablo, o sbaglio?» si informò, curvando le labbra in un ghigno soddisfatto.
«Proprio quello. Vedi o lasci?»
Hombre, che non aspettava altro, vide di buon grado. Girarono le carte: poker contro poker. Hombre fischiò.
«Abbiamo entrambi l’asso di quadri.»
«E l’asso di fiori.»
«Chissà chi è lo sporco baro, tra noi due» sospirò Hombre. Estrasse la derringer e traforò Diablo più veloce di un fulmine. Per essere sicuro, sparò anche agli altri due pokeristi e al pianista. Poi si alzò, incassò la vincita e pagò da bere a Jane, la cozza vestita di rosso che allietava le sue serate al casino. Il telegramma lo raggiunse quando i due erano sul punto di concludere. Hombre si fermò di colpo, lesse il dispaccio e sbuffò.
«Come rovinare una bella serata.»
«Hombre, vieni...» lo tentò la cozza. Ignorò la puttana, si rivestì e si allontanò imprecando.
«Cuchillo, pezzo di idiota... Jackson!»

* * *

Quando il biondo sorridente aiutò Cuchillo a evadere, Hombre aveva appena ricevuto il telegramma che lo informava dell’avvenuta cattura. Il signor Nessuno era certo che il bellimbusto sarebbe partito subito per Agua Caliente: finché era in movimento, gli eventuali nuovi dispacci non lo avrebbero raggiunto. Quanto a Virgo, era ormai molto lontano. L’investigatore si era lasciato il canyon alle spalle e cavalcava tra i boschi che conducevano a nord, tra i monti. Ignorava la minaccia che lo attendeva lassù. Ormai assuefatto a quel paesaggio selvatico, Virgo si era accampato e aveva addentato avidamente l’ultima razione di carne secca, salata e fibrosa. Fu allora che udì il muggito del mostro. La carne, già stopposa, gli si bloccò in gola. Alzò gli occhi e vide un ammasso bianco, enorme, che rotolava giù da un pendio sradicando e travolgendo ogni cosa. Capì subito che lo stava puntando. Balzò in piedi e montò sul ciuchino, incitandolo alla fuga.
«Yee-HAW!» ragliò il destriero in risposta, ma non si mosse.
«Muoviti, somaro! Vuoi diventare una bistecca?»
«Yee-HAW!» ripeté l’equino, perfettamente immobile. Virgo smontò e lo mandò al diavolo. Cominciò a correre tra gli alberi, il muggito sempre più vicino. Il ciuchino ragliò per la terza volta e poi tacque per sempre. Con la coda dell’occhio, l’investigatore riconobbe nel suo inseguitore i tratti di un ruminante albino di dimensioni ciclopiche, cornuto, peloso e totalmente fuori controllo.
«Il Bisonte Bianco» si disse, sfoderando la sei colpi. «Blanco e picado, eh?» e mentre zigzagava tra gli alberi con il manzo alle calcagna, si ingegnava per farne polpette. Si nascose dietro un tronco enorme, prese la mira. Mentre la bestia spappolava il legno, gli scaricò addosso l’intero caricatore. Poi si lanciò di lato e scansò il Bisonte per un soffio. La pelliccia si tinse di rosso: il mostro era pieno di piombo, ma non accennava a morire. Attaccò l’investigatore più infuriato di prima. Non c’era tempo per ricaricare. Cominciò a correre, di nuovo.
«Da questa parte, viso pallido!» urlò la testa di un indiano, sbucata all’improvviso da un cespuglio. «Ho preparato trappola!»
Virgo si fiondò verso di lui, vide il filo spinato che attendeva la bestia, scartò di lato e benedisse il cacciatore. Il Bisonte Bianco, com’era facile immaginare, travolse la filaccia e se la portò appresso, stringendosela addosso sempre di più: il mostro continuò a caricare finché ebbe forza, poi crollò al suolo con un ultimo muggito. Guardinghi, Virgo e l’indiano si avvicinarono alla fiera abbattuta.
«Non ce l’avrei mai fatta, senza il suo aiuto» lo ringraziò Virgo, osservando la pittura di guerra sulle guance del cacciatore.
«Anch’io ringrazio te» replicò l’indiano. «Seguivo tracce di Bisonte Bianco da tanto tempo.»
L’investigatore ripensò a Crazy Horse in Sfida a White Buffalo.
«Anche lei in cerca di vendetta e identità perdute?»
L’altro lo squadrò per un istante, fece una smorfia e scosse il capo.
«Sono solo un cacciatore. Mio nome è Tatanka. Carne di Bisonte Bianco serve a sfamare mia tribù. Tu però ha cacciato con me: mezzo Bisonte è tuo.»
«Me ne basta molto meno, purché sia picado

* * *

I segnali di fumo di Tatanka raggiunsero il villaggio degli indiani. Una schiera di cavalieri apache giunse da dietro le colline, caricò la carcassa del Bisonte Bianco e ritornò all’accampamento. Virgo montò sul cavallo pezzato di Tatanka e andò con loro. La carne di quel manzo mostruoso, cotta al fuoco tra i canti degli sciamani, si rivelò straordinariamente nutriente e gustosa. Mentre si ristabiliva, l’investigatore pensava alla sua prossima mossa.
«Signor Tatanka, sa di una qualche piantagione di peperoncino molto piccante?» gli chiese una sera, mentre fumavano il calumet della pace. L’indiano annuì.
«Jalapeňo assassiňo di Diablo brucia più di acqua di fuoco. È a sud di Valle Solitaria e a ovest di Agua Caliente. Tu deve andare là? Io accompagna te, Mezzo Bisonte
«Mezzo Bisonte?» gli fece eco Virgo, con una smorfia divertita.
«Tuo nuovo nome indiano» lo salutò Tatanka. «Tu te lo merita.»
L’investigatore sorrise, poi afferrò un legnetto e tracciò un triangolo per terra.
«Cosa c’è in questo punto?» chiese, puntando il legnetto nell’esatto centro del disegno.
«Pozzo della vecchia miniera.»
Virgo si strozzò con il fumo del calumet.
«Steve Jackson era un minatore, e questa non è una ricetta, ma una mappa! Signor Tatanka, dobbiamo partire subito. Non si scordi la carne picada, le spiegherò tutto strada facendo.»

* * *

Resa dei Conti

«Che gran figlio di...» imprecò Virgo tra sé e sé, richiudendo la cassa completamente vuota. «Jackson sapeva fin dall’inizio che con Hombre non avrebbe avuto speranze. Perciò ha vuotato il sacco prima con lui e poi con me, ha inscenato la sua morte e fatto fesso Cuchillo. E mentre i nostri reggimenti si sparavano addosso, quel subdolo bastardo se l’è filata con il tesoro.»
«Prima che vi faccia la pelle, mi spiegate come avete trovato questo posto?» sbuffò Hombre, contrariato.
«Io non c’entra» piagnucolò Tatanka. L’indiano sudava così tanto che la pittura di guerra gli colava giù dalla faccia. «Mezzo Bisonte. Lui detto me di questo posto con indovinello. “Tu vuoi fare chili?”, io gli dico e lui no, scuote testa e mi parla di ingrediente segreto, di dobloni nascosti. Mezzo Bisonte, io vuole tornare a mio villaggio vivo! Se io muore, giura che ti ammazzo!»
«E tu, Cuchillo?»
«Che cazzo ne so» imprecò il fuorilegge, la mano sullo schioppo. «Uno strano tizio biondo prima mi ha menato e poi mi ha aiutato a evadere. Mi ha detto che stavi arrivando: così sono scappato, ma ne ho viste di tutti i colori. Orsi, bounty killer, perfino la Guerra Civile. I sudisti mi hanno sparato addosso con un cannone! Alla fine sono arrivato qui, mi nascondo e chi trovo? Te, il socio che mi ha piantato in asso e un muso rosso che non ho mai visto. Io ti ammazzo, amigo, quant’è vero che rapinerò con l’Indio la banca di El Paso!»
«Quindi è una faccenda tra noi due» concluse Hombre, rivolgendosi all’investigatore.
«Tra noi due e Steve Jackson» lo corresse Virgo. «Le ha detto dell’indovinello, vero?»
Hombre annuì da sotto il cappello da cowboy.
«Le ha detto anche della piantagione del Diablo?»
«Sì, ma solo di quella» precisò Hombre. «Il resto l’ho capito dopo, quando Cuchillo ha fatto l’idiota all’Uccello di Tuono. Quanto al Bisonte Bianco, se si conoscono i due terzi di un problema, è facile dedurne quello mancante. Tu hai fatto lo stesso con il mio jalapeňo assassiňo, vero? Scommetto che sai giocare a poker.»
«Me la cavo.»
«Apri la cassa, muoviti.»
«La cassa è vuota» confessò Virgo, e rovesciò il baule con un calcio. «Il minatore ha fregato tutti, te compreso.»
«Come la mettiamo, quindi?»
«Potremmo farci un chili, Hombre. Io e il signor Tatanka abbiamo la carne. Lei ce l’ha, il piccante?»
Hombre annuì.
«E lei, signor Cuchillo, ce li ha i fagioli dell’Uccello di Tuono
Il fuorilegge scoreggiò.
«Sono stato in gattabuia. Gli unici fagioli li ho mangiati quella sera, e ora sapete dove sono finiti.»
«Li ho io, i fagioli» disse all’improvviso una voce fuori campo. «E anche la padella».
I tre pistoleri e l’investigatore si voltarono. Il biondo avanzava sorridendo, gli occhi azzurri più luminosi che mai.
«Signor Nessuno» lo salutò Virgo, sorridendogli di rimando e tirando un respiro di sollievo.
«Mezzo Bisonte, tu non mi aveva detto di lui
«È quello, Hombre, il tizio che mi ha menato!»
«Se le cose stanno così...» sospirò il pokerista, e alzò le mani in segno di resa. «Altro che signor Nessuno. Trinità, facci strada.»

Por la Santa Trinidad!
Ultima modifica di ~Proelium~ il giovedì 12 settembre 2019, 22:57, modificato 4 volte in totale.



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Re: Por la Santa Trinidad

Messaggio#2 » martedì 10 settembre 2019, 16:32

A caccia di tutti i bonus:

1) Mostro folkloristico (il Bisonte Bianco) e/o cattivi memorabili (Hombre e Cuchillo)
2) Inserire un piatto della tradizione culinaria locale (Chili e fagiolate western)
3) Una battuta esilarante (A sceglierne una, direi la gag del ciuchino; ma anche Cuchillo è parecchio ignorante)

Buona lettura a tutti!

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maurizio.ferrero
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Re: Por la Santa Trinidad

Messaggio#3 » giovedì 19 settembre 2019, 10:43

Ciao Francesco!

Alla faccia, una vera cavalcata nel deserto sotto acidi! Il tuo è un racconto che prende tutti gli stereotipi e i topos dei film spaghetti-western, li esalta e li esagera, fino a renderli talmente poco credibili nella loro consequenzialità da creare una vera "situazione impossibile". Ed è così che credo tu abbia interpretato, con originalità, il tema della Sfida: la situazione non è impossibile in quanto difficile da risolvere, ma impossibile nel senso di "incredibile". Una matassa che si aggroviglia per tutta la durata del racconto, per poi dipanarsi con una semplicità che sfiora l'assurdo (come se prima non ce ne fosse stato abbastanza).
Mi è piaciuta la figura del protagonista, completamente fuori contesto (forse strappata da un noir ambientato negli anni '30?) e trascinato, apparentemente a caso, in varie situazioni.
Forse l'unico difetto imputabile al racconto è che, a conti fatti, si tratta più di un esercizio di stile che una storia compiuta. Sei riuscito a padroneggiare tutti i topos del western, ma al di là della risata per come vengano sfruttati in modo assurdo, il racconto ha poco altro.
Inoltre (questo però è un mio gusto personale) credo tu abbia abusato delle citazioni. Di solito le gradisco, ma quando sono onnipresenti iniziano un po' a infastidirmi.

Infine, i bonus:
Mostro folkloristico: bisonte bianco, ok! I cattivi che hai inserito non li definirei del tutto "cattivi", ma il bonus c'è.
Piatto tipico: sicuramente è un piatto tipico nel contesto che hai inserito, ok anche qui.
Battuta esilarante: ce ne sono diverse, direi che è preso.

A presto!

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Re: Por la Santa Trinidad

Messaggio#4 » giovedì 19 settembre 2019, 16:19

Ciao Maurizio,
grazie per il bel commento. Sull'originalità ci ho puntato tanto, hai proprio ragione. L'idea di combinare i fagioli al triello del Buono, Il Brutto e il Cattivo è stata irresistibile. Impossibile rinunciare alle cit., linfa e fondamento di tutto il racconto... o esercizio di stile, a tuo dire. Ma non hai tutti i torti! Citazionismo e assurdo sono una costante delle indagini di Virgo, lo strano investigatore protagonista di questo e altri racconti che ho scritto. Inchieste (o vezzi) di metaletteratura, perennemente in sospeso tra l'assurdo della fiction e la ricerca di una qualche verità. Magari in futuro lo rivedrai nell'Arena, chissà!

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Luca Nesler
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Re: Por la Santa Trinidad

Messaggio#5 » sabato 21 settembre 2019, 11:57

Ciao Francesco. Il mio parere personale è che questo contest abbia creato molte aspettative, ma è stato più difficile da gestire di altri. Penso ai mutanti che ha prodotto racconti bellissimi che ancora ricordo o i cattolici armati. Questa volta nessun racconto mi ha impressionato o fatto pensare "caspita, che bravo!"
Nel tuo caso si nota senz'altro l'abilità stilistica e la capacità di giocare sapientemente con le scene in modo da trasmetterle rapidamente e in modo interessante, ma la trama è terribilmente caotica. Non ho capito quasi nulla e, dove ho capito, mi è sembrato un collage di cliché western (che poi è il western ad essere così) non molto originali. Inoltre non capisco perché tu abbia fatto citazioni anacronistiche che distruggono l'intera credibilità del tuo racconto. Non c'era un pretesto che le giustificasse tipo viaggiatore dimensionale o simili. Per tutto il racconto pensavo di trovarmi di fronte a quell'indovinello "cosa fanno un fiasco e una candela in un albergo in Vicolo Stretto?"
Mi aspettavo un "giocano a Monopoly" finale, ma non è arrivato. Era tutto così scollegato e irrazionale che mi aspettavo un contenitore che giustificasse tutto quel caos. Se ci fosse stato sarei stato molto sorpreso perché non ne intravedevo nemmeno uno plausibile.
Come dico spesso, io sono un lettore superficiale per certi versi e manco sempre il sottinteso e le possibilità non citate dal testo, quindi può essere che altri colgano cose che io non colgo.
Bonus:
Cattivo memorabile: non ho trovato cattivi memorabili e faccio fatica a distinguere tra buoni e cattivi, ma col bisonte bianco ti aggiudichi il bonus.
piatto tipico: presente!
battuta esilarante: bonus preso con "Se io muore, giura che ti ammazzo!"

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