Tonani Edition: DNA

Moderatore: Laboratorio

tina.caramanico
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Tonani Edition: DNA

Messaggio#1 » mercoledì 29 aprile 2015, 20:30

Non sono mica stata a pettinare le bambole, nel frattempo! Ecco già pronte due versioni del racconto che dovrebbero risolvere il problema segnalato dall' Antico:

Versione 1 (la mia preferita)
Tornava verso la strada, verso la luce. Camminava con calma, la testa alta, il respiro tranquillo. Tutto bene, tutto sotto controllo. Si immaginava bello, alto, composto nel maglione di lana blu pesante, coi capelli lunghi, biondi, appena arruffati dall’umidità della nebbia e della sera: un eroe senza tempo, il divo di un film che nessuno doveva vedere.
Non era stato difficile: accostarsi a lei con una scusa, sorridere, giocare con i capelli biondi e con le mani larghe, forti, sempre piaciute alle donne. Un brivido inconsueto, uno sguardo persistente oltre la buona educazione, una richiesta che sapeva apparire quasi imbarazzata, ma non timida. Le donne detestano la debolezza.
Sulla macchina c’erano rimasti poco, il tempo di qualche sorso da una bottiglia, qualche bacio ancora sfuggente. Poi le cose erano precipitate, lei aveva cominciato a capire che non ci sarebbe stato un lieto fine, aveva cercato di scappare (stupida), ma dove? Intorno non c’era nessuno e, se anche qualcuno fosse passato, la nebbia e il buio avrebbero fatto la loro parte. Le aveva infilato uno straccio in bocca e con il coltello l’aveva spinta ad avanzare verso l’oscurità e la nebbia fitta oltre la strada.
Ora lui tornava verso la strada, verso la luce, con calma. Tutto bene. Sarebbe morta presto, dissanguata o per il freddo o per la paura. Nessuno l’avrebbe trovata, almeno per quella notte. Era soddisfatto. Ciò che doveva fare l’aveva fatto, lui c’era riuscito, mica come tutti quei cagasotto dei suoi amici. Aveva desiderato uccidere e l’aveva fatto. Si riempì i polmoni di nebbia, spostò indietro i capelli. Sorrise a se stesso, nel buio.
E poi accadde. Pensò alla ragazza, sdraiata là dietro, nel campo. Anzi non pensò la ragazza davvero, pensò solo ai suoi occhi, a com’erano diventati morendo. E’ solo una curiosità che mi voglio togliere, si disse, voglio fare tutto stasera. Si girò e ritornò verso il corpo della ragazza, verso il buio, sopra i suoi stessi passi, ma ora camminava più veloce, e il respiro tradiva un’ansia che non sapeva da dove gli era sbucata, all’improvviso.
La intravide in mezzo alle sterpaglie. Gli sembrò che si fosse mossa, appena un po’. A passi lunghi si avvicinò e vide che si era portata una mano sul petto, come a ripararsi, e chissà che fatica le era costato, quel gesto. Intorno c’era tanto sangue, e vide che i piedi erano storti, all’infuori: quel particolare stupido lo colpì, gliela fece rivedere viva, calda, eccitata, e ora era ridotta un burattino, fragile e senza più senso. E così accadde. Le guardò gli occhi. Erano feroci, spalancati. Provò insieme il terrore di essere scrutato e la pietà che non si aspettava. Accadde così: si avvicinò di più agli occhi della ragazza, di più, finché vide che era morta, e gli dispiacque. Non durò più di tre, quattro secondi. Poi si rialzò e la pietà scomparve.
Fu allora che un capello biondo si impigliò nel bottone della giacca di lei, e lì ostinato rimase, mentre pioggia e tempo distruggevano ogni altra traccia.

Versione 2 (risolve certamente il problema della "credibilità", ma si perde un pezzo di storia):
Esattamente come la versione 1, eliminando semplicemente le ultime due righe (e tutta la faccenda del capello).
Non ho ben capito come ovviare invece agli altri difetti segnalati, me ne avete dette veramente di tutti i colori: era troppo corto, troppo prevedibile, troppo fuori tema, troppo improbabile, non vi piaceva il titolo, non vi piaceva il finale, non riuscivate a provare empatia per i personaggi, non si capiva il tema... Temo che non esista un modo di far contenti tutti, salvo che cestinandolo e amen :-D
Fatemi sapere, e l'Antico io lo convocherei subito (anche perché non vedo tante altre vie d'uscita alla questione del capello, oltre quelle che vi propongo sopra).



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antico
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Messaggio#2 » giovedì 30 aprile 2015, 12:38

Quindi procedo alla valutazione o vuoi aspettare altri autori per avere il loro parere?

tina.caramanico
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Messaggio#3 » giovedì 30 aprile 2015, 15:29

Se ci sono altri pareri va benissimo, purchè non mi chiedano di riscriverlo sotto forma di trilogia, che non ci sono portata :-D

 

devon
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Messaggio#4 » giovedì 30 aprile 2015, 16:18

Ciao ho letto il racconto, seconda versione, prima versione e di nuovo seconda versione. Secondo me per uno spazio ristretto la prima persona renderebbe meglio l'effetto immedesimazione, che tende a perdersi un pò nel racconto. L'intensità per questo motivo ne risente.

Ci sono poi alcune cose che secondo me andrebbero corrette:

Nella descrizione del primo paragrafo si fa notare che è biondo. E poi in quello successivo si ripete che gioca con i capelli biondi, a mio avviso quest'ultimo andrebbe corretto, lasciando solo capelli.

Poi una curiosità il racconto lo hai scritto tutto d'un fiato oppure a sprazzi?

Questo perché: nella prima parte ci sono diverse ripetizioni, che riscrivendo il senso della frase con altri termini o semplificandoli si potrebbero eliminare (esempio: Tornava verso la strada, verso la luce. Tutto bene, tutto sotto controllo).

Dopo c'è stata una serie di Aveva che a mio avviso si potevano sostituire, parlo della parte centrale. A volte ripetuti nella stessa frase.

Le due frase finali, in cui il Narratore fa decisamente la sua comparsa le toglierei, magari potresti sfruttarle per un futuro giallo/thriller, su cui far convergere la trama.

Per il resto, l'idea di far parlare le azioni del cattivo di turno, ci sta, ma per avrei preferito approfondire il suo lato psicologico, con una prima persona.

Nel contest avevo letto un commento sul comportamento avuto riguardo la sua insicurezza, invece quello secondo me è il punto forte del racconto. Perché fa intuire due cose: E' una prima o seconda volta che agisce, la seconda è lo stato d'animo che più o meno tutti noi abbiamo provato almeno una volta nella vita, l'insicurezza. Tutti prima o dopo abbiamo avuto un senso di dubbio quando fatto una certa cosa, proprio per non farci scoprire, ritorni a controllare non una ma anche più volte?

Alla prossima.

tina.caramanico
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Messaggio#5 » giovedì 30 aprile 2015, 17:16

Ciao Devon, grazie per i suggerimenti. Penso tuttavia che la prima persona in questo racconto non vada bene, dato che nel tizio non ci dobbiamo immedesimare, è meglio che lo guardiamo un po' dall'esterno, considerato che è un anaffettivo. Le ripetizioni sono volute (le prime che citi) o obbligatorie, "aveva" è un ausiliare. I "capelli biondi" fanno il paio con le "mani forti", se lo tolgo la frase si azzoppa. Sullo scriverci dell'altro assolutamente no, quello che dovevo dire sta già tutto qui :-D

(A scuola i professori avrebbero detto che potrei fare molto di più, ma non mi applico ;-) )

tina.caramanico
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Messaggio#6 » venerdì 1 maggio 2015, 19:53

Rileggendo la mia risposta, mi rendo conto che ha un tono un pochetto duro; in verità ieri avevo pochissimo tempo e mi è uscita una cosa così, chiedo scusa a Devon :-)

Quello che volevo dire in verità è che ho considerato i tuoi suggerimenti, ho provato ad applicarli al racconto e alla fine, tutto sommato, ho pensato che (per i motivi che ti spiegavo sopra) era meglio non cambiare quelle cose.

Prometto di essere più gentile con gli eventuali prossimi commentatori, sempre che non mi facciano arrabbiare fuori di qui, nel maledetto mondo reale ;-)

 

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antico
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Messaggio#7 » venerdì 1 maggio 2015, 20:29

E quando decidi di sottoporre al mio giudizio il racconto non devi scrivere altro che:
 
CONVOCO L'ANTICO
 
... e io mi paleserò. Però so che da domani dovrebbero arrivare altri autori nel LAB e quindi, magari, potresti attendere il loro parere... Decidi tu ;)

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invernomuto
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Messaggio#8 » domenica 3 maggio 2015, 5:55

Ciao Tina,
trovo il racconto interessante, soprattutto nella prima forma (quell'ultima frase esplicativa completa il testo).

Alla luce delle tue precisazioni seguenti, però, vorrei farti notare una discrepanza tra le tue probabili intenzioni di scrittrice e quello che viene recepito dal lettore.

Per essere precisi, tu sostieni che non dobbiamo immedesimarci nell'assassino eppure nel testo scritto sottolinei le sue sensazioni e i suoi pensieri, siamo parecchio dentro la sua testa.
Se fosse un mio racconto, proverei a modificare il resoconto prendendo una via oppure l'altra, scegliendo tra un'intimità completa con la mente dell'assassino (un focus ancora maggiore sulle sue sensazioni, la sua eccitazione per quel momento, il senso di vuoto che lo pervade ancora una volta appena si allontana dal corpo) o un resoconto esterno, che rimanendo fuori dai veri ragionamenti mentali li supponga soltanto come farebbe un osservatore reale.

Mi auguro di rileggerti presto.

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ceranu
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Messaggio#9 » domenica 3 maggio 2015, 16:15

Ciao Tina, personalmente credo che togliere l'ultima frase sia un crimine.
Fosse per me lo lascerei così.
Ciao

alexandra.fischer
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Messaggio#10 » domenica 3 maggio 2015, 18:06

Ciao Tina Caramanico,
complimenti per il racconto. A me è piaciuto perché può diventare l'inizio di un thriller molto interessante.
L'Assassino è un tipo molto complesso: aitante, seduttore, ma con un buco nell'anima, che lo spinge a uccidere l'ultima conquista, per poi tornare a guardarla provando pochi secondi di pietà per lei. Nella decisione di eliminarla, c'è anche il riferimento agli amici omicidi solo a parole. Quindi, è una storia che si può sviluppare anche partendo dalla domanda: chi sono? E' evidente che si tratta di uomini dal vissuto pesante, distruttivo, dei quali lui è il più feroce. A me è piaciuta l'immagine finale bottone-capello, perché è un rimando a Poe e al Cuore Rivelatore, in un certo senso. Non è per niente un indizio casuale.

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Adry666
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Messaggio#11 » lunedì 4 maggio 2015, 17:11

Ciao Tina,

complimenti per il racconto! Brividi di paura! I serial killer con caratteri molto "umani" fanno paura, tanta.

A quando il romanzo?  :-)))

Prima versione assolutamente.

A presto

Adriano

tina.caramanico
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Messaggio#12 » martedì 5 maggio 2015, 2:20

Grazie a tutti i commentatori che insistono per una trilogia (vero Adry666? Mi hai quasi convinto :-D ) e che mi consolidano nella decisione di restare sulla prima versione, sperando che sconfinferi anche l'Antico.

Grazie a invernomuto per la riflessione sul pdv. Resto dell'idea che da questo personaggio sia meglio tenere un po' le distanze (pdv interno, perlopiù, ma narratore esterno); troppa immedesimazione (immagino che tu intendessi un narratore in prima persona, un flusso di coscienza o un monologo) lo avrebbe reso più, come dire, "caldo", e invece volevo un personaggio freddissimo; d'altro canto usare un narratore e un pdv esterno avrebbero reso difficile entrare nella sua testa almeno quel poco che serviva per capire il senso della storia. Comunque non sei il primo che si lamenta di questa cosa, quindi ci devo riflettere seriamente.

Domani o dopo (appena ho un po' di tempo buono) vengo a leggere i vostri racconti. E ora (rullino le trombe)

CONVOCO L' ANTICO!

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antico
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Messaggio#13 » martedì 5 maggio 2015, 13:04

M'è giunta l'eco della convocazione. Bene, entro mercoledì sera avrai il mio responso.

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antico
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Messaggio#14 » mercoledì 6 maggio 2015, 11:21

Letto, rivalutato, AMMESSO.
Ho optato per la versione con il capello, mi sembra chiudere meglio il cerchio, nonostante le mie iniziali perplessità. Ho apportato un paio di correzioni, dammi il tuo ok e procedo con l'inviarti la liberatoria e caricarlo sulla vetrina del sito.


"Tornava verso la strada, verso la luce. Camminava con calma, la testa alta, il respiro tranquillo. Tutto bene, tutto sotto controllo. Si immaginava bello, alto, composto nel maglione di lana blu pesante, coi capelli lunghi, biondi, appena arruffati dall’umidità della nebbia e della sera: un eroe senza tempo, il divo di un film che nessuno doveva vedere.
Non era stato difficile: accostarsi a lei con una scusa, sorridere, giocare con i capelli biondi e con le mani larghe, forti, sempre piaciute alle donne. Un brivido inconsueto, uno sguardo persistente oltre la buona educazione, una richiesta che sapeva apparire quasi imbarazzata, ma non timida. Le donne detestano la debolezza.
Sulla macchina c’erano rimasti poco, il tempo di qualche sorso da una bottiglia, qualche bacio ancora sfuggente. Poi le cose erano precipitate, lei aveva cominciato a capire che non ci sarebbe stato un lieto fine, aveva cercato di scappare (stupida), ma dove? Intorno non c’era nessuno e, se anche qualcuno fosse passato, la nebbia e il buio avrebbero fatto la loro parte. Le aveva infilato uno straccio in bocca e con il coltello l’aveva spinta ad avanzare verso l’oscurità e la nebbia fitta.
Ora lui tornava verso la strada, verso la luce, con calma. Tutto bene. Sarebbe morta presto, dissanguata o per il freddo o per la paura. Nessuno l’avrebbe trovata, almeno per quella notte. Era soddisfatto. Ciò che doveva fare l’aveva fatto, lui c’era riuscito, mica come tutti quei cagasotto dei suoi amici. Aveva desiderato uccidere e l’aveva fatto. Si riempì i polmoni di nebbia, spostò indietro i capelli. Sorrise a se stesso, nel buio.
E poi accadde. Pensò alla ragazza, sdraiata là dietro, nel campo. Anzi non pensò la ragazza davvero, pensò solo ai suoi occhi, a com’erano diventati morendo. E’ solo una curiosità che mi voglio togliere, si disse, voglio fare tutto stasera. Si girò e ritornò verso il buio, sopra i suoi stessi passi, ma ora camminava più veloce, e il respiro tradiva un’ansia che non sapeva da dove fosse sbucata, all’improvviso.
La intravide in mezzo alle sterpaglie. Gli sembrò che si fosse mossa, appena un po’. A passi lunghi si avvicinò e vide che si era portata una mano sul petto, come a ripararsi, e chissà che fatica le era costato, quel gesto. Intorno c’era tanto sangue, e vide che i piedi erano storti, all’infuori: quel particolare stupido lo colpì, gliela fece rivedere viva, calda, eccitata, e ora era ridotta un burattino, fragile e senza più senso. E così accadde. Le guardò gli occhi. Erano feroci, spalancati. Provò insieme il terrore di essere scrutato e la pietà che non si aspettava. Accadde così: si avvicinò di più agli occhi della ragazza, di più, finché vide che era morta, e gli dispiacque. Non durò più di tre, quattro secondi. Poi si rialzò e la pietà scomparve.
Fu allora che un capello biondo si impigliò nel bottone della giacca di lei, e lì ostinato rimase, mentre pioggia e tempo distruggevano ogni altra traccia."

tina.caramanico
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Messaggio#15 » mercoledì 6 maggio 2015, 11:28

Va bene, letto e approvato :-)

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antico
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Messaggio#16 » mercoledì 6 maggio 2015, 11:36

Perfetto, chiudo il tread e procedo.

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