I commenti del SIGNOR DISTRUGGERE ai finalisti

Quando? Lunedì 16 settembre dalle 21.00 all'una
Con chi? Vincenzo Maisto, anche conosciuto come IL SIGNOR DISTRUGGERE

Perché partecipare? Sarà la prima edizione della Settima Era e tutto sarà più divertente e veloce: solo nove edizioni per un vero e proprio campionato annuale che, in più, riserverà anche dei premi extra oltre alla visibilità sui canali soliti di Minuti Contati.

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I commenti del SIGNOR DISTRUGGERE ai finalisti

Messaggio#1 » lunedì 14 ottobre 2019, 17:10

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Ecco i commenti di Vincenzo Maisto (Il Signor Distruggere) ai racconti finalisti. In serata (oggi: lunedì 14 ottobre) verrà pubblicata sul sito la News con la classifica finale.

La fitta del cambiamento ti trascina in quello che è la descrizione di un delirio, cosa che generalmente mi piace, in particolare quando non si tratta di un racconto breve, ma di un libro impegnato che si rivela solo a poche pagine dalla fine. All’interno del testo ci sono gli elementi tecnici del concetto di continuità atti a convertire la lettura in interesse, come appunto “le dosi” e gli sbalzi nella linea. Mi è piaciuto.

Il pollaio gioca sull’irreale, ma che si scopre piano, lasciando il dubbio fino all’ultimo rigo. Gioca sull’attuale clima sociale, sullo stereotipo del vicino razzista e ignorante, fino a prenderlo in giro. Lancia anche un segnale sulle nuove generazioni, fuori dai pregiudizi (quelle che ci salveranno). Finale inaspettato.

Sulla via del ritorno mescola il macabro con i sensi. Ho dovuto leggerlo un paio di volte, perché si ha come l’impressione di perderne un pezzo essenziale, quindi il finale è un po’ a interpretazione. Nella mia si è descritta la storia di un trauma o di uno shock, anche in questo caso lo si scopre alla fine. Cosa che può andare, perché si è nel pugno dell’autore, che di fatto controlla anche la nostra aspettativa.

Mostruosi malintesi ha quella vena orrorifica che non guasta, anche qui il genere non viene chiarito subito creando interesse nell’introduzione del contesto. Si passa dal vivere la vita di un uomo insopportabile e misantropo al mondo degli orrori, senza però un clima di tensione o di paura concreta. Forse virando verso la black comedy, ma senza un seguito non lo sapremo mai.

Ospitalità riesce a portarti fuori strada, prima ti fai un’idea sul come si evolverà la storia, poi sbatti contro un qualcosa che non potevi pianificare. Un qualcosa di irreale e anche comico. Parte come The Others, per poi virare verso ESP e, in fine, naufragare in un cinepanettone.

Secondo piano ci regala uno scorcio di quella che potrebbe essere la vita di chiunque di noi, cristallizza il momento. Quando si vive una situazione drammatica si tende a focalizzare anche dettagli insignificanti, che generalmente si ignorerebbero. Qui accade la stessa cosa, fino a un epilogo verosimile. Lo si deve affrontare con la consapevolezza che è solo un momento, non ci interessa nulla del prima, né nulla del dopo.

Meglio così la storia del maniaco mi ricorda quella del film Bed Time e mette in luce un fenomeno che comunque, stando agli psicologi, è concreto. Nel racconto il protagonista vive di morbosità, di abitudini grottesche e di soddisfazioni malate. Spesso non si riesce a credere che queste cose possano accadere realmente e da gente insospettabile, quindi anche questa storia la considero come uno scorcio del reale. Una situazione reale che noi non abbiamo mai vissuto, quindi ancora più da apprezzare.

Pandafeche il tema della possessione descritto in maniera nuova, mi è piaciuto. Anche se i vicini di casa poco pazienti li ho trovati un po’ sui generis, lui che vuole aggredire i vicini chiassoni portandosi dietro la moglie è inverosimile, se non si codifica approfonditamente il carattere dei personaggi. Forse potrebbe uscirci anche qualcosa di più di un racconto breve, essendo rimasti molti interrogativi.

Lo specchio eh qui, mi dispiace, ma ho letto una grossa potenzialità che si è fermata poco prima di esplodere. Io avrei bilanciato di più le domande con gli indizi, perché di fatto non riesco a darmi tutte le risposte, neanche sforzandomi. Vieni spinto nella lettura dalla voglia di capire e scoprire, trovando un muro. In questi casi finisco per pensare (spesso sbagliando) che manco l’autore sappia dove andare a parare.



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