INVASION SAN DONNINO

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo novembre sveleremo il tema deciso da Lorenzo Sartori. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
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Wladimiro Borchi
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INVASION SAN DONNINO

Messaggio#1 » martedì 12 novembre 2019, 19:38

Immagine

INVASION SAN DONNINO

Day 1
Operazione Pecora in Umido

Kardash ne aveva per poco. L’elementale dell’aria era davvero cazzuto e la sua ascia, benché magica, non riusciva a fargli abbastanza la bua.
«Io arretro» gridò agli altri.
Mosse un passo di un metro e mezzo per prendere la giusta distanza dal mostro e si allontanò a gambe levate dalla battaglia.
«Che cazzo fai! Non abbiamo armi magiche!» sibilò Whillem puntando l’inutile arco contro il nemico.
«Lancia quella cazzo di “palla di fuoco”!» gridò all’elfo l’intero gruppo, a metà tra la rabbia e la disperazione.
«Ma me la voglio tenere per dopo!»
«Lancia quel cazzo di incantesimo!» fu la risposta, urlata forse con maggior foga della prima volta.
Alberto prese i dadi in mano: «E va bene, la lancio!» sbuffò «ma se poi dopo ci sono mostri più pesi non venite a rompere le palle a me!»
David scosse la testa: «Che palle! Devi fare sempre “metagaming” e non ti vergogni neppure a dirlo. Se lo fai fuori ti riduco a metà i px che prenderesti!»
«Che discorso del cazzo! Non è metagioco se cerco di essere parsimonioso con gli incantesimi!»
Il Dungeon Master non ci stava: «Sì, porca troia! Whilem, il tuo personaggio, è nella merda, ha un nemico davanti che può ammazzarlo, pensi che si metterebbe a riflettere sul futuro o gli mollerebbe una bella magia nel grugno!»
«No, un cazzo! È solo giusta strategia! Non accetto la tua decisione, non sono d’accordo!»
Alberto si alzò dal tavolo.
David gli urlò contro: «Sai quanto me ne frega!» poi guardò il resto degli amici negli occhi «Ho ragione o mi sono bevuto il cervello?»
Anche Mimmo si mise in piedi: «Io dico di andare fuori, farci una canna e guardare le stelle cadenti!»
Lorenzo e Goffredo fecero un rapido cenno di assenso con la testa «Mozione accolta!»
David invece la scosse deluso: «Da quando vi fate le canne le sessioni di D&D finiscono sempre così. Che palle! Mi faccio una birra e vado a casa!»
Dopo nemmeno mezz’ora, alcool e tetraidrocannabinolo avevano riportato la pace e i cinque amici se ne stavano sdraiati e molto rilassati sui lettini della piscina di Mimmo a fissare il cielo stellato di agosto.
Goffredo era in botta: «Io voglio mangiare il peyote, perché secondo me è morbido e succoso!»
Il padrone di casa gli andò dietro: «Io voglio mangiare il coyote, perché secondo me è morbido e succoso!»
«Il coyote mangia il peyote!» constatò Lorenzo.
«Il coyote dopo aver mangiato il peyote, monta sul Toyota!» rincarò Alberto.
La palla tornò al primo, che concluse: «Il coyote dopo aver mangiato il peyote, monta sul Toyota e t’aiuta!»
Tutti scoppiarono a ridere come idioti.
Mimmo non riusciva a smettere, quasi non respirava e la vena della fronte era diventata rossa e gonfia.
«Patti si pettina la potta!» chiosò, soffocandosi ancora una volta nella sua risata sguaiata.
Nel silenzio, poco più tardi, Goffredo cercò solidarietà: «Ragazzi, ma io ce la farò mai a scrivere un romanzo di successo?»
Proprio in quell’istante una stella cadente, luminosa e violenta come non si era mai vista, attraversò il cielo da parte a parte.
«Avete visto! Avete visto» cominciò a gridare, saltando quasi sul lettino.
Mimmo riprese a contorcersi dal ridere.
«Perché ridi? Ho espresso un desiderio ed è caduta una stella! Per me è un messaggio del cielo!»
Facendosi un'evidente violenza, l’amico si liberò dalle convulsioni e constatò: «Quella… Quella stella era una scopata a cui stavo pensando io!»
Tutto il gruppo riprese a sghignazzare fino a spezzarsi in due.
Fu Lorenzo, stavolta a rompere il silenzio: «Cos’è quella?»
Nel cielo una massa luminosa scese giù rapida come un meteorite, per fermarsi per qualche secondo sulla collinetta a est di San Donnino dove le luci del ristorante “Da Gino” erano ancora accese.
Tutti e quattro fissarono lo strano fenomeno a bocca spalancata.
Il bolo lucente restò immobile per qualche secondo e, come era comparso dal nulla, vi ritornò.
«Che cazzo era?»
«Sembrava un’astronave!» disse Goffredo.
«Strana era strana…» David si alzò dalla sdraio «Andiamo a vedere!»
Mimmo protestò: «Ma dai, non era niente. Era un’allucinazione da droghe!»
«Primo, non tutti abbiamo fumato e, secondo, non si può avere tutti la stessa allucinazione.» Alberto era il più razionale della banda, anche quando era fatto.
«Io vado!» Concluse il Master, che, al solito, quando decideva una cosa non poteva essere dissuaso.
Lo seguirono e, una volta usciti dal giardino della villetta dell’amico, si inerpicarono sulla sterrata che conduceva al ristorante. La notte era calda e le insegne del locale, ancora accese, davano alla missione una parvenza di scampagnata notturna, ben poco avventurosa.
«Magari ci facciamo dare un po’ di pecora in umido da portar via! Così uniamo l’utile al dilettevole» constatò Lorenzo lungo la via, colto dai morsi della fame chimica.
«Mozione accolta!» gli fecero eco gli altri.
«Comunque era un’allucinazione!» ripeté Mimmo dopo qualche passo.
D’un tratto le insegne si spensero e il locale piombò nel buio. La collina acquistò in una frazione di secondo l’aspetto più tetro che ci sarebbe mai potuto immaginare.
«Ecco! È chiuso, torniamo a casa! Niente penne alla pecora!» esclamò Mimmo.
«Un cazzo! Ci avviciniamo e si spegne tutto? La cosa mi puzza più di prima!» disse David continuando a camminare in salita.
«Giusto! Bisogna andare a vedere!» insisté anche Goffredo, disinibito ben più degli altri dagli effetti della droga a cui, com'era noto a tutti, non era per nulla abituato.
Dopo una decina di minuti erano alle spalle del locale. Era tutto buio ma la Panda di Sergino, un omone di quasi due metri per centoventi chili che gestiva il ristorante, era ancora parcheggiata nel cortile esterno.
«Che si fa?» sussurrò Lorenzo.
«Non lo so! Cerchiamo segni di bruciatura sull’erba, magari riusciamo a individuare il punto di atterraggio del veicolo e riusciamo a raccogliere qualche campione.»
L’idea fu accolta con favore. L’aspetto di quell’edificio fatiscente al buio era quanto di meno rassicurante e il frinire delle cicale, che proveniva dal vicino castagneto, avvolgeva tutto di un inquietante sottofondo.
Stavano per prendere la via verso il vicino prato, quando l’ombra di una figura oblunga, passò dinanzi a una delle finestre, abbassandosi fino a scomparire.
«Guardate!» gridò David, indicandola.
«Cazzo, cazzo, cazzo!» ripeterono cacofonici gli altri.
La porta del ristorante si spalancò. Ne uscì Sergino, sconvolto, con gli occhi da pazzo e un coltellaccio nella destra. «Chi c’è?» berciò sull’uscio scrutando l’oscurità in ogni direzione.
Rimasero tutti immobili, sperando di non esser visti.
«Chi c’è! Ho sentito delle voci! Se vi becco io, l’è peggio! L’è parecchio… parecchio peggio!»
Non si udì nemmeno un respiro, poi una voce metallica, da dentro il locale, lo richiamò: «Torna dentro! Non c’è nessuno!»
Quasi avessero acceso un interruttore nel suo cervello, l’uomo spalancò gli occhi e, con volto inespressivo, rientrò nel locale, chiudendosi la porta alle spalle.
La corsa che seguì batte il record mondiale di velocità su terreno accidentato, sotto l’effetto di sostanze psicotrope.




Day 2
Bisteccagate


Mimmo pareva esser l’unico ancora scettico e se ne stava seduto sul divano di casa di David a rollare una canna.
Gli altri quattro erano attorno a un tavolo.
«Ripeto, dev’essere successo qualcosa di simile a quel film vecchio, “L’invasione degli Ultracorpi”!» Goffredo stava per ripetere la sua teoria per la terza volta.
«Ne sei sicuro?» David evidentemente non ne aveva abbastanza.
«Allora te lo ridico! Sono stato con Stella a pranzo lì e quando Sergio ci ha portato la fiorentina, ci ha chiesto se ci volevamo il limone!»
«Ma sei sicuro che abbia detto proprio limone?» Alberto aveva il volto a dir poco perplesso.
«Giuro di sì! Il limone sulla bistecca, cazzo!»
«Così gli copri tutto il sapore: è come leccare la fica con le mutande, porca troia!» concluse Lorenzo con gli occhi che si facevano umidi per la rabbia.
«Sergino non avrebbe mai detto un’eresia simile! Lo hanno cambiato. Devono avere dei baccelli enormi, come in quel film, da cui creano dei doppi delle persona per controllare la terra!»
La teoria non faceva una piega, ma non convinse affatto David.
«Stronzate! Magari gli hanno semplicemente iniettato un simbionte alieno nel sangue che ha preso il controllo del cervello. Una roba tipo X-file!»
Li interruppe lo scettico, che teneva il razzetto appena preparato fra due dita, con espressione orgogliosa. «Secondo me state impazzendo! Magari si è solo confuso. E poi, scusate,» aggiunse scoppiando a ridere «secondo voi gli alieni, per controllare la terra partono dal ristorante “Da Gino”?»
«Beh, penso proprio di sì! Almeno per controllare San Donnino!» disse Lorenzo con un’espressione a metà fra Hunphrey Bogart e Sherlock Holmes «Dopodomani ci sono i pranzi per le comunioni. Tutto il paese ha prenotato lì e il priore sarà con loro… E se controlli il prete in questo cazzo di paese, controlli tutto!»
«Domani sera, quando si spegneranno le luci, dobbiamo trovare il modo di entrare. Ma dobbiamo andarci preparati, portare armi e torce elettriche. Stavolta non voglio cazzate. Se Sergino non ha nulla da nascondere, non dovrebbe aver paura di cinque amici che vanno a fargli visita a chiusura, giusto?»
David aveva parlato serio e schietto come mai nella vita.
Gli altri si guardarono e espressero ognuno il proprio assenso.
Anche Mimmo lasciò il divano: «Sì, però ora ci fumiamo ‘sta cannetta!»



Day 3
Granocchi fritti


Ognuno mostrò il proprio armamentario.
Mimmo aveva la Shinai di bambù degli allenamenti di Kendo sotto braccio, Alberto una mazza da baseball, di sicuro più pericolosa, appoggiata sopra la spalla. David aveva portato arco e faretra, mentre Lorenzo e Goffredo, che dovevano fare da apripista, avevano in tasca solo dei coltellini svizzeri, da tirar fuori in casi estremi.
«Bene,» disse il Master «Anche io sono andato a fare un controllo oggi a pranzo. Ho ordinato i ranocchi fritti. Un tempo, era l’unico locale in cui ancora si trovavano, cazzo! Sergio mi ha guardato quasi schifato e mi ha detto che di quella robaccia, da lui, non se ne mangerà più!»
«E pensare che, quando lavoravo lì, a chiusura, io e Sergino ne abbiamo mangiati un vassoio intero che era avanzato a una tavolata.» disse Lorenzo sempre più preso dallo scoramento.
«Basta! Dobbiamo reagire!» David indicò la sommità della collina «Guardate! Le luci si sono spente! Andiamo!»
Il gruppo procedette in silenzio, nel buio, passando tra i castagni per restare invisibile fino a quando non fosse arrivato a destinazione.
La porta del ristorante era chiusa, proprio come nella maledetta notte in cui tutto era iniziato, e la Panda del proprietario parcheggiata al solito posto.
Si nascosero tutti dietro gli alberi, poi, il Master fece cenno di attendere.
Non passarono nemmeno dieci minuti che, davanti a una delle finestre, passò la solita ombra oblunga che, scomparve in basso.
David dette, quindi, il via alle due vittime sacrificali.
Lorenzo e Goffredo raggiunsero la porta senza parlare. Il primo la spalancò e il secondo, che, da ex dipendente, sapeva perfettamente dov’era l’interruttore, accesa la luce.
Quello che videro, riempì i loro cuori di orrore.
Il nuovo cameriere del ristorante, con un lungo scialle di pizzo appoggiato sulla testa, se ne stava in ginocchio dinanzi a Sergio, a pantaloni calati e con sul viso un espressione beata.
La beatitudine si mutò in rabbia in una frazione di secondo.
«Te l’avevo detto che avevo sentito delle voci l’altra sera!» disse Sergio tirandosi su i calzoni.
Il ragazzetto si alzò in piedi e fece il gesto del “chi se ne importa”, strusciandosi il dorso della mano sotto il mento.
«E io ti avevo detto di chiudere la porta sul retro!» disse poi con voce nasale e leggermente metallica. «E voi, contenti! Ci avete scoperti. Chi vi manda, la su moglie?» chiosò rivolgendosi ai due nuovi arrivati.
Lorenzo e Goffredo avvamparono di vergogna. «Scusate, pensavamo che succedessero cose strane qui…» balbettò il secondo.
«E invece è tutto naturale!» disse il ragazzetto, andando sculettando verso di loro «E voi siete degli omofobi schifosi!»
Lorenzo non sapeva a quale santo votarsi: «Giuro di no! Volevamo solo sapere cosa succedeva. Pensavamo che Sergio fosse stato cambiato dagli Alieni. Insomma, non cucina più i ranocchi, consiglia il limone sulla bistecca!»
«E invece no! Sergino ha solo cambiato gusti!»
Il giovanotto tornò sculettando verso il vecchio amante.
«Mi raccomando! ‘Un dite nulla alla mi’ moglie!»
In quel momento, qualcosa sembrò sbattere a terra, da qualche parte, fuori tra gli alberi.
Lorenzo e Goffredo guardarono oltre il vetro e videro avvicinarsi due copie del cameriere, seguite dai loro tre amici, con gli occhi spalancati e il volto inespressivo.
Goffredo stava per girarsi di nuovo verso i due amanti clandestini, quando sentì la puntura dell’ago nel collo. In quello stesso istante smise di esistere.



The day after

La funzione della domenica alla pieve di San Donnino aveva un sapore diverso quella mattina.
Don Gualberto, in piedi dinanzi all’altare maggiore aveva appena letto una pagina toccante delle sacre scritture.
«Preghiamo:» disse «l’alieno atterra e figlia e ti sfama la famiglia!»
Il popolo tutto ripeté in coro: «L’alieno atterra e figlia e ti sfama la famiglia!»
Ultima modifica di Wladimiro Borchi il venerdì 29 novembre 2019, 17:11, modificato 2 volte in totale.


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Wladimiro Borchi
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Re: INVASION SAN DONNINO

Messaggio#2 » giovedì 14 novembre 2019, 14:13

1) Ambientazione nella provincia italiana -3 punti
Il bonus c'è. Il racconto si svolge a San Donnino in provincia di Firenze -3
2) Devono essere in qualche modo citati un paio di romanzi/film/serie TV di fantascienza famosi -2 punti
Il bonus c'è: "L'invasione degli Ultracorpi" e "X-File" -2 (= -5)
3) Deve contenere un piatto tipico del luogo in cui si svolge la storia -1 punti
Ne ho messi quattro: pecora in umido, penne alla pecora, bistecca alla fiorentina, ranocchi fritti -1 x 4 = -4

- 4 + (-5) = -9 Ho vinto! Ho vinto! Ho vinto!
IMBUTO!!!

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filippo.mammoli
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Re: INVASION SAN DONNINO

Messaggio#3 » venerdì 15 novembre 2019, 23:04

Geniale, semplicemente geniale.
L'ambientazione, le battute, la colloquialità e la toscanità di provincia (abito a due chilometri da San Donnino) sono rese alla perfezione, con una penna impeccabile, come sempre.
Fai vivere al lettore tutta la scena, portandolo dentro a scene tanto vere e "provinciali" Quanto surreali.
Solo complimenti!

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Andrea Lauro
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Re: INVASION SAN DONNINO

Messaggio#4 » mercoledì 20 novembre 2019, 7:51

Ciao Wladimiro e complimenti, un racconto coinvolgente. All’inizio ho faticato un attimo ad assimilare i nomi dei personaggi e riuscire a distinguerli, ma credo perché per ragioni di narrazione mi son trovato in poche righe sia i nomi dei personaggi D&D sia i nomi dei giocatori.
Mi piacciono i dialoghi, specie quando i tizi sono strafatti: l’attimo in cui vedono l’evento anomalo e cominciano a fare congetture trascina. Ma passiamo al piatto forte (è il caso di dirlo): “è come leccare la fica con le mutande, porca troia!” mi ha fatto cadere dalla sedia dal ridere, ho apprezzato.
Da mettere a posto: “un espressione beata”, “passò la solita ombra oblunga che, scomparve” e “accesa (accese) la luce”
Bonus OK: tutti e tre.

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Milena
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Re: INVASION SAN DONNINO

Messaggio#5 » giovedì 21 novembre 2019, 12:08

Ciao Wladimiro!
Dunque, il racconto mi è piaciuto; ovviamente non ho nulla da dire per quanto riguarda lo stile, ineccepibile come sempre (ti segnalo solo un piccolo refuso: Humphrey Bogart e non Hunphrey). I protagonisti sono fantastici, molto ben delineati; ci sono diverse battute divertenti e il fatto che i nostri si dedichino a “fumarsi cannette” per buona parte del tempo rende al lettore più difficile capire se gli alieni ci siano sul serio o se si tratti solo di un’allucinazione collettiva. L’unico punto su cui mi sento di storcere un po’ il naso è proprio il finale. Non che non sia adatto o ben congegnato, ma mi ha dato quasi l’idea che tu dovessi finire in fretta. Mi spiego: hai costruito molto bene tutti gli antecedenti, aggiungendo dettagli interessanti (come la storia del limone sulla fiorentina, per esempio), ci hai portato un passetto alla volta fino alla conclusione… e poi hai terminato tutto in quattro e quattr’otto; ripeto, va bene così, il finale è chiaro e coerente con il resto; però, non so, mi ha lasciato con la sensazione che mancasse qualcosa.
Però, a parte questo, non posso che farti i miei complimenti.
Ah, bonus presi in pieno tutti e tre.
A presto!

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Luca Nesler
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Re: INVASION SAN DONNINO

Messaggio#6 » domenica 24 novembre 2019, 13:28

Ciao Wladimiro!
Qui provo a fare un commento sintetico per eseguire il compito, poi quando avrò più tempo vorrei spulciarlo bene.
Mi piace molto la tua coniugazione del tema: gli alieni si sistemano tra di noi e arrivano a dominarci in modo non violento. Mi ha ricordato un film che adoro della trilogia dei cornetti: "La fine del mondo". C'è qualcosa di satirico e spassoso anche solo in quest'idea.
Lo svolgimento è molto buono. Abbiamo un primo avvicinamento e l'avventura successiva, il tutto mostrato da improbabili eroi davvero divertenti (forse il punto forte del racconto) e scritto bene.
Il finale è ottimo.
Insomma, un buon racconto.
Bonus tutti presenti.

Per ora così, poi ripasso... :D

andyvox
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Re: INVASION SAN DONNINO

Messaggio#7 » giovedì 28 novembre 2019, 9:25

Ciao Wladimiro,

la cosa che non mi è piaciuta del tuo racconto è proprio la mancanza ... degli alieni. Mi spiego: non si capisce chi siano, da dove vengano, per quali scopi, quale sia il loro obiettivo finale. I protagonisti indubbi del racconto sono i ragazzi, su cui verte buona parte della narrazione, ma gli extraterrestri rimangono sempre sullo sfondo. Poi alla fine, io sono solo riuscito a intuire che ci sono questi alieni che pare siano dei replicanti e che vogliano impadronirsi della Terra, ma non ho ben capito perchè, così come non ho capito la funzione della scena di sesso, che mi sembra messa lì tanto per épater le bourgeois. Anche la battuta finale non l'ho capita: la chiesa è piena di alieni replicanti? E allora perchè si riferiscono a se stessi come alieni (non ha molto senso)? Oppure sono uomini che stanno commentando il fatto che gli alieni stanno invadendo la Terra? E perchè mai una cosa del genere dovrebbe entrare addirittura nelle sacre scritture lette durante la funzione? Non so, ci sono molte cose che non mi tornano nel finale, mi sembra un po' troppo affrettato.
Bonus tutti presenti.
A presto!
Andrea Pozzali

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Wladimiro Borchi
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Re: INVASION SAN DONNINO

Messaggio#8 » giovedì 28 novembre 2019, 16:13

andyvox ha scritto:Ciao Wladimiro,

la cosa che non mi è piaciuta del tuo racconto è proprio la mancanza ... degli alieni. Mi spiego: non si capisce chi siano, da dove vengano, per quali scopi, quale sia il loro obiettivo finale. I protagonisti indubbi del racconto sono i ragazzi, su cui verte buona parte della narrazione, ma gli extraterrestri rimangono sempre sullo sfondo. Poi alla fine, io sono solo riuscito a intuire che ci sono questi alieni che pare siano dei replicanti e che vogliano impadronirsi della Terra, ma non ho ben capito perchè, così come non ho capito la funzione della scena di sesso, che mi sembra messa lì tanto per épater le bourgeois. Anche la battuta finale non l'ho capita: la chiesa è piena di alieni replicanti? E allora perchè si riferiscono a se stessi come alieni (non ha molto senso)? Oppure sono uomini che stanno commentando il fatto che gli alieni stanno invadendo la Terra? E perchè mai una cosa del genere dovrebbe entrare addirittura nelle sacre scritture lette durante la funzione? Non so, ci sono molte cose che non mi tornano nel finale, mi sembra un po' troppo affrettato.
Bonus tutti presenti.
A presto!



Allora...
Gli alieni restano sul fondo perché devono rimanerci.
Spiego meglio: in tutto il racconto il lettore deve rimanere con il dubbio. È davvero avvenuto un atterraggio alieno o si tratta di una suggestione collettiva dei protagonisti, indotta magari dalle droghe che hanno assunto?
Alla fine, come dev'essere, degli alieni non sappiamo nulla, salvo che il loro scopo è prendere possesso del "prete" sostituendolo, per usarlo come grimaldello per essere accettati dal resto del paese (in questo senso va letta anche la scena finale)
La scena di sesso, invece, è finalizzata a creare un doppio "twist". Si disvela la scena e i protagonisti, assieme al lettore, pensano: «Allora non centrano nulla gli alieni, Sergino ha solo cambiato "gusti" sia nel senso dell'orientamento sessuale, sia alimentari...»
Subito dopo (secondo twist) gli alieni si manifestano come tante copie del cameriere dalla voce metallica (volutamente) e dall'apparenza omossessuale. Questa potrebbe essere la loro forma originaria (ma non ho calcato la mano sul punto, essendo del tutto irrilevante ai fini della storia).
Spero di aver risposto alle tue domande.
Ho visto che hai scritto che non hai capito i miei commenti. Se ti interessa spiego in maniera più accurata: ma se non hai proprio idea di quello di cui sto parlando mi occorre un po' di tempo. Dimmi se ti interessa davvero e mi ci metto a lavorare.
A rileggerci presto
Wladimiro
IMBUTO!!!

andyvox
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Re: INVASION SAN DONNINO

Messaggio#9 » domenica 1 dicembre 2019, 16:50

Ciao Wladimiro,

scusa il ritardo con cui ti rispondo. La cosa del prete non l'avevo assolutamente capita, è vero che tu accenni in una riga di dialogo al fatto che chi controlla il prete controlla tutto, ma non avevo fissato l'attenzione su quanto fosse centrale questa affermazione nell'economia del racconto, anche perchè i motivi per i quali gli alieni vogliano controllare San Donnino restano indefiniti. Quanto al fatto che il lettore debba rimanere con il dubbio, io in effetti non ho mai avuto dubbi sul fatto che gli alieni fossero davvero sbarcati, anche perchè in fondo quello era il tema assegnato. Anzi, avevo intrepretato il cambiamento di appetiti di Sergino come un effetto collaterale della "possessione" aliena, ma a quanto pare non è così.

Venendo ai commenti sul mio racconto, non vorrei ammorbare il forum, se vuoi proseguiamo in privato. In estrema sintesi, io non pensavo di aver scritto un racconto con tutti questi cambi di prospettiva, pensavo di aver scritto semplicemente un racconto in terza persona, come tanti altri racconti sul forum (compreso il tuo). Fra l'altro, non pensavo che scrivere, ad esempio, che un cameriere se ne va contento di prendere una ulteriore ordinazione fosse un vero e proprio cambio di prospettiva, perchè è qualcosa che posso tranquillamente percepire dall'esterno. La cosa mi lascia perplesso, anche perchè non è la prima osservazione di questo genere che mi viene fatta, e per questo mi viene il dubbio di non capire fino in fondo cosa sia un cambio di prospettiva.
Andrea Pozzali

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