In questo posto dimenticato da Dio

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il primo novembre sveleremo il tema deciso da Lorenzo Sartori. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
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Milena
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In questo posto dimenticato da Dio

Messaggio#1 » mercoledì 13 novembre 2019, 15:36

«Certo che fa un caldo oggi…» Stella prese il telecomando del condizionatore e premette un paio di volte sul tasto per abbassare la temperatura.
«Non esagerare che poi mi parte la cervicale» disse Gustavo. Prese il bicchiere, scolò l’ultimo sorso e lo alzò in direzione di Stella. «Portamene un altro, va là».
Stella posò il telecomando e riempì un bicchiere di Arneis. Si avvicinò al suo miglior cliente con un sopracciglio alzato. «È già il terzo bianchino oggi. Non credi sarebbe meglio passare all’acqua, Gustavo?»
«Ma lascia, che fa venire la ruggine nella pancia» rise lui. Prese il Tuttosport dal tavolino a fianco e si mise a leggere.
«Guarda che poi se la Teresa viene di nuovo a lamentarsi, la prossima volta metto un cartello fuori dal bar: io non posso entrare, con il tuo faccione in bella vista».
Gustavo scoppiò a ridere. «La mia signora non si lamenterà per tre bianchini al venerdì pomeriggio. Anche perché stasera la porto a ballare alla festa del paese, sarà meglio che sia allegra e riconoscente, altro che!»
Stella posò il bicchiere sul tavolino. Quando si voltò vide che al bancone si era appena seduto un ragazzo che non aveva mai visto. A prima vista poteva avere una decina di anni in meno di lei.
Sentì un fremito giù per lo stomaco. Diamine, se era bello.
Quasi senza accorgersene si rassettò il grembiule e passò le mani nei capelli per sistemarli prima di rivolgergli la parola.
«Buongiorno» lo salutò.
Lui la guardò con un sorriso. I denti bianchissimi e perfetti, gli occhi verdi come il mare in certe baie della Sardegna. Stella si sentiva come un’adolescente alle prese con la prima cotta.
«Io caffè, grazie» disse lui. «Scusa, no parla bene tua lingua».
Un turista, qui in mezzo al nulla? pensò lei. Lo guardò meglio. I capelli erano lisci e biondi, lunghi fino alle spalle. Notò che nell’insieme le ricordava quel figo da paura che interpretava Thor nei film della Marvel, Chris Hemsqualchecosa. In ogni caso l’aspetto era nordico.
«Da dove vieni?» chiese, passando direttamente al tu. «Svezia? Finlandia, magari?»
Lui la guardò un po’ stranito, come se non avesse ben capito la domanda. Poi annuì. «Svezia, sì».
Un figo svedeseaspetta che lo racconti alla Sofia, le verrà un infarto. Così impara a prendere permesso per andare dal parrucchiere!
«E cosa ci fai qui? Non è una zona turistica».
«Eh, no davvero» disse Gustavo, che solo a un occhio inesperto poteva sembrare perso nella lettura degli ultimi acquisti della Juve. «Sei finito nel buco del culo del mondo, bel mat».
«Lo sai come la penso sul turpiloquio, Gustavo»
Lui sbuffò e si rimise a leggere.
«Io viaggia. Piace molto girare posti piccoli, che gente non conosce, non piace grande città. Tutti miei... amici andare sempre in America, sempre là piace andare, sembra esiste solo Stati Uniti, che noia… Cosa dite voi? Che due palle!» rispose il giovane.
«Se lo dici tu» commentò lei «io ci andrei volentieri in America, altro che starsene qui, nella zona più depressa della Pianura Padana. Solo zanzare e umidità ci trovi… Però se ti piace il riso sei a cavallo. Hai mai assaggiato la panissa
Lui la guardò con un sopracciglio inarcato.
«No, eh? Beh, non sai cosa ti perdi... è un risotto, ma più buono di tutti gli altri, te lo garantisco, ed è tipico di qui…»
«Se stai cercando di rimorchiare il bel biondino, forse è meglio che eviti di parlare di fagioli, Stella; gli effetti collaterali non sono molto romantici» commentò Gustavo, badando bene a restare ben nascosto dietro il Tuttosport.
«Quanto sei cretino, Gustavo!»
«Cosa dicevi sul turpiloquio?» scherzò lui.
«Ora chiamo la Teresa e le dico dei tre bianchini…»
«Ok, ok, sto zitto!» bofonchiò lui, e suggellò il patto tappandosi la bocca con un buon sorso di vino.
«Scusalo» disse Stella, rivolgendosi al giovane sconosciuto. «Ecco il tuo caffè. Ci vuoi del latte?»
Lui scosse la testa. «Solo… ehm, come dire… sùccaro
«Oh, zucchero. È qui, guarda» indicò la ciotola con le bustine. «Questo marrone è di canna, quest’altro è normale».
Lui prese una bustina bianca, la scosse un po’ e l’aprì. Nella manovra urtò con il gomito lo sgabello accanto e un po’ di polvere bianca si sparse sul ripiano del bancone.
«Oh, scusa» disse lui. Prese un pizzico di zucchero e lo buttò a terra dietro di sé, passando oltre la spalla sinistra.
«Cosa fai?» chiese lei, più che altro divertita dal gesto.
«Io… detto uno l’altro giorno. Se versi devi fare così, se no brutte cose… dice una parola… come essere… scrotomanzia, sì?»
Stella sentì Gustavo soffocare senza successo una risata. Alzò lo sguardo e vide il vecchio disgraziato ripulirsi i baffi con la mano; si era messo a ridere mentre beveva e aveva sputato un po’ di vino sul tavolo.
Gli lanciò un’occhiataccia, cercando di trattenersi dall’imitarlo.
Prese un sospiro per ricomporsi, poi si rivolse al giovane.
«Si dice scaramanzia. E poi quella cosa si fa con il sale, non con lo zucchero. Sempre che uno sia superstizioso. Con me ad esempio non c’è bisogno».
«Oh… scusa, allora io pulire…»
Pareva davvero mortificato.
«Ma no, dai, non c’è problema. Per un po’ di zucchero. Dovresti vedere come mi riducono il pavimento quelli che mangiano le brioche» lo tranquillizzò lei, per poi rivolgersi a Gustavo in tono eloquente «o quelli che bevono tre bicchieri di vino alle quattro del pomeriggio».
Gustavo le mostrò la lingua e tornò a leggere il giornale.
Il ragazzo le sorrise e bevve tranquillo il suo caffè. Stella stava per chiedergli il suo nome, quando la porta del bar si aprì ed entrò un uomo sulla quarantina. Era stempiato, vestito con un camiciotto azzurro e un paio di jeans neri. In mano aveva una valigetta e si faceva aria con un volantino che portava nell’altra mano.
«Buongiorno, che le porto?» gli chiese, sapendo però che l’uomo era entrato solo per tentare di venderle qualcosa, che poteva essere un aspirapolvere come la Redenzione. Dall’aspetto poteva essere infatti solo due cose: o un rappresentante del Folletto o un Testimone di Geova.
Il tizio però la stupì aprendo la valigetta e tirandone fuori una pistola che le puntò al volto.
«Caccia la grana. Svelta!».
Stella restò pietrificata, la mano con cui intendeva prendere uno strofinaccio per pulire il bancone alzata a mezz'aria. Vide con la coda dell’occhio Gustavo alzarsi e posare le mani sullo schienale di una sedia, forse con l’intenzione di usarla come arma.
Poi tutto accadde in un soffio.
Il ragazzo si voltò verso il nuovo arrivato. Il suo bel viso si aprì nel centro, la pelle si accartocciò ai lati e il cuoio capelluto scese a sfiorare la schiena.
I lineamenti da star di Hollywood avevano lasciato il posto a un volto color del bronzo, ricoperto di squame grandi come monete. Le scaglie si muovevano, emettendo un ronzio che fece stridere le due otturazioni nei denti di Stella. La bocca, o quella cavità irta di sottili punteruoli giallognoli - denti? - che forse poteva definirsi tale, si aprì e dal suo centro, come la lingua di un formichiere, uscì un tentacolo coperto di muco che si strinse intorno al collo dell’uomo con la pistola; l’arma gli sfuggì di mano e cadde innocua sul pavimento.
Il tentacolo continuò a stringere. Gli occhi dell’uomo si ingrandirono mentre le vene sul volto, sempre più paonazzo, presero a pulsargli con violenza. Stella rimase a guardare inebetita la sua testa staccarsi all’improvviso dal collo e rotolare giù, fino al frigo dei gelati.
La lingua tentacolare ritornò al suo posto, la bocca si richiuse. La pelle si distese nella sua forma originaria e nel giro di una manciata di secondi il bel biondino fissava Stella con quei suoi occhi di smeraldo, che lei però ora poteva guardare solo con orrore.
Il tempo parve fermarsi.
Non poteva essere accaduto sul serio. Forse era svenuta per il caldo? Soffriva spesso di pressione bassa, ultimamente, poteva anche essere. Peccato per quell’odore ferrigno, che doveva essere il sangue dell’uomo decapitato e che rendeva meno probabile l’ipotesi di un sogno o un’allucinazione.
«Tu… non sei svedese… vero?» chiese, domandandosi come le sue labbra avessero potuto formulare una domanda tanto idiota.
Il ragazzo le regalò un sorriso luminoso e si strinse nelle spalle.
La porta del bar si aprì ed entrarono due nuovi personaggi.
Mancavano giusto i cugini di Terminator, pensò Stella, sentendo una risata isterica minacciare di eromperle dalla bocca. Con i trenta e passa gradi all’ombra di quel pomeriggio d’agosto, i due indossavano pantaloni e giubbotto di pelle neri e portavano occhiali scuri. Uno era biondo, con i capelli a spazzola; non fosse stata per la corporatura, decisamente meno massiccia, si sarebbe davvero potuto scambiare per il cyborg assassino di Schwarzenegger; l’altro invece, con i capelli scuri lunghi fino alle spalle e l’andatura dinoccolata le ricordava John Travolta in Pulp Fiction.
«Eccoti, finalmente» esordì “John Travolta”, rivolto al biondino. Aveva pronunciato le t strascicate, come se fosse inglese di madrelingua.
Il giovane si era appoggiato con la schiena al bancone, le braccia incrociate sul petto e il viso imbronciato.
«Io non vuole venire, io vuole stare qui. Piace. Bello».
«Sì. Piace, bello. Certo» disse l’altro tizio, quello con i capelli a spazzola. Anche lui aveva un accento strano. Indicò il cadavere decapitato sul pavimento. «E questo? Piace, bello pure questo? You fuckin' idiot! »
"Travolta" si voltò deciso verso il collega, che abbassò leggermente lo sguardo. Forse nemmeno a lui piaceva il turpiloquio...
«Lui preso pistola» stava dicendo il giovane, «sparare a ragazza. Lei così tanto carina… gentile con me, non volevo lui fare male a lei. Così io fatto fermato».
«Sì, l’hai decisamente fatto fermato. What a mess… E poi che ci fai qui? Ci siamo dovuti sciroppare migliaia di chilometri per recuperarti. Dagli anni cinquanta che venite tutti negli Stati Uniti, l’unico alternativo lo dovevano dare proprio a noi?»
«Io dice sempre: che palle America! Tutti lì, sempre,solo lì; io no, io gira e vede cose. Vede buco di culo di mondo e fagioli di panissa, sì?»
«Buco di…? Senti, lasciamo perdere. Ora vieni con noi».
«No, io non viene con voi. Io stufo di venire con voi. Sempre io arriva e poi voi arriva e porta via. Cambiato vestiti, ma sempre solite teste cazzo. Così dite, si? E poi meglio prima, giacca e cravatta, più... professionale. Adesso voi sembra motocicletti sfigati»
"Capelli a spazzola" sospirò. “Travolta” abbassò gli occhiali sulla punta del naso e si mise a fissare il giovane. «Hai finito? Perché qui abbiamo un lavoro da portare a termine e gradirei evitare che si faccia notte. Guarda che se ti serve un incentivo…» Poi alzò la mano. Tra le dita stringeva uno strano marchingegno, una sorta di incrocio tra un joypad e una maschera da snorkelling. Qualunque cosa fosse, appena lo vide il biondino scattò sull’attenti e si avvicinò all’uomo con le mani alzate.
«Bene, bene, io viene. Metti via, prego».
"Capelli a spazzola" sorrise e scortò fuori dal bar il ragazzo, che si voltò un attimo a fare l’occhiolino a Stella.
«Signorina» disse “Travolta”, «le porgo le nostre scuse. Ora pensiamo a tutto noi. Solo, se volesse cortesemente mettere una firma qui…»
Stella guardò le mani dell’uomo. Nella destra teneva un oggetto di metallo molto simile ai terminali portatili usati dai corrieri, mentre con la sinistra le porgeva uno stilo. Lei abbassò lo sguardo sullo schermo.
Stava per chiedere cosa esattamente avrebbe dovuto firmare, quando dall’apparecchio scaturì una forte luce biancastra. Lei gridò per la sorpresa e si portò le mani al viso.

«Ehi, cosa combini? Fai la bella statuina?»
Stella guardò verso i tavolini. Gustavo aveva il suo bicchiere di bianco in una mano, il Tuttosport aperto davanti a sé.
«Boh… mi devo essere incantata».
«Sai che è successo anche a me? Un attimo fa, mi girava la testa, come fossi ciucco. È colpa dell’aria condizionata, te l’ho detto. L’hai messa troppo bassa».
Lei scosse la testa. Poi, come se all’improvviso si fosse ricordata di qualcosa, guardò sul pavimento. Chissà perché si era aspettata di trovarvi qualcosa di orribile. Invece era tutto pulito, a parte qualche briciola di brioche e un po’ di zucchero.
Zucchero
La parola richiamò alla mente un paio d’occhi smeraldo, incorniciati da capelli biondi. L’immagine la fece fremere di piacere e orrore al contempo. Erano forse residui di un sogno della notte prima, ritornati a galla per qualche strano motivo.
«È il caldo…» bofonchiò. Poi prese ad asciugare i bicchieri con una scrollata di spalle. «E allora, mi dicevi che stasera porti la tua signora alla festa? Bravo, fai bene. Falla divertire, che ne ha bisogno. Ne avrei bisogno anche io. Che palle, non succede proprio mai niente di interessante in questo posto dimenticato da Dio».



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Milena
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Re: In questo posto dimenticato da Dio

Messaggio#2 » mercoledì 13 novembre 2019, 15:37

I bonus dovrebbero esserci tutti, ma lascio decidere a voi ! ;-)

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Andrea Lauro
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Re: In questo posto dimenticato da Dio

Messaggio#3 » martedì 19 novembre 2019, 22:49

Ciao Milena, uno spin-off di Men in Black che convince. Il racconto fila via che è una meraviglia, senza intoppi logici. Mi piace molto la motivazione dell’alieno, che per una volta ha voglia di vedere qualcosa di diverso dai suoi colleghi. L’ambientazione mi convince, romantica e nostalgica.
Curata bene la relazione tra lo straniero e la barista, armonioso il dialogo.
Sulle prime si intuisce che lui potrebbe essere l’alieno del tema, ma non ne sei sicuro.
“io no, io gira e vede cose. Vede buco di culo di mondo e fagioli di panissa, sì?” piace.

Suggerimenti per la revisione: dopo la prima volta che l’hai usato, io toglierei il virgolettato su Travolta e Capelli a spazzola (a proposito, perchè non chiamarlo Terminator o Fratello di Terminator?). Si capirebbe lo stesso e soprattutto si leggerebbe meglio. Ancora complimenti.

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roberto.masini
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Re: In questo posto dimenticato da Dio

Messaggio#4 » domenica 24 novembre 2019, 15:41

Ciao, Milena.
Una delicata storia tra una barista (che io immagino della provincia di Cuneo perché serve un Arneis) la quale vuole lasciare il paese per andare in America e un timido giovane il quale invece preferisce il paesino per non seguire i suoi compagni che invece vogliono andare tutti in America. Il tema ha sicuramente spoilerato l'identità dell'alieno ma la storia non ne ha sofferto. C'è la commedia (un innamoramento della barista); c'è il dramma (la tentata rapina); c'è l'orrore (la metamorfosi del giovane). L'utilizzo strumentale di Gustavo che stuzzica i due coprotagonisti è fenomenale.
Bonus rispettati. Ottimo lavoro!

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Wladimiro Borchi
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Re: In questo posto dimenticato da Dio

Messaggio#5 » martedì 26 novembre 2019, 19:36

Cara Milena,
è un piacere rileggerti, dopo aver apprezzato e letto in anteprima il tuo romanzo.
Ci proponi un "Men in Black" in salsa padana e il racconto è già la prima citazione richiesta dai bonus.
La scrittura l'ho trovata, ancor più fluida e controllata rispetto al romanzo, per cui, per quanto possa valere il parere di un neofita come me, sei pure migliorata.
Punti di forza del racconto: stile, freschezza, personaggi e dialoghi (i tuoi mi piacciono sempre tantissimo!).
Punti di debolezza: da quando compaiono i "Men in Black" sappiamo già dove andremo a parare e quindi il finale è un po' troppo poco col "botto".
Resta il fatto che si tratta di un racconto godibilissimo che denota una quantità di mestiere di gran lunga superiore alla norma, se riesci a tener incollato il lettore fino alla fine, seppur con una storia che è una grande citazione.
Bonus presenti, tutti e tre!
A rileggerci presto.
Wladimiro
IMBUTO!!!

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CaterinaDP
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Re: In questo posto dimenticato da Dio

Messaggio#6 » mercoledì 27 novembre 2019, 10:40

Ciao Milena.

Carino il tuo racconto, si sente anche nel linguaggio e nella caratterizzazione dei tuoi personaggi la Pianura Padana!
Trovo la prima parte un po' spenta, ha un ritmo che non sempre dà interesse a continuare la lettura per sapere cosa succede. Un turista alieno capita nel bar della protagonista, però poi scompare e non lascia traccia nella memoria di nessuno, se non qualche dubbio. Forse la storia risulta un po' debole, considerando anche il finale.
Il linguaggio in pochi punti è' faticoso, per esempio “sentendo una risata isterica minacciare di eromperle dalla bocca”.
I bonus sono presenti.

A presto.
Caterina

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Milena
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Re: In questo posto dimenticato da Dio

Messaggio#7 » domenica 1 dicembre 2019, 18:12

CIao a tutti, scusate il ritardo nelle risposte ma il tempo è sempre tiranno...

@Lauro
Grazie mille per i complimenti, sono davvero contenta. Concordo sul tuo suggerimento, grazie!

@roberto
Grazie anche a te, sono contenta che tu abbia apprezzato il personaggio di Gustavo, onestamente è il mio preferito! Grazie ancora!

@wladimiro
Caspita, grazie mille, sei riuscito a farmi camminare per un po' a qualche centimetro da terra! Davvero, grazie infinite! Sì, lo so che i Men in Black rendono il finale un po' telefonato, ma l'idea era proprio quella, trasferire la classica storia americana nella pianura vercellese... Dovrei magari trovare il modo di infilarli nella storia ma modificandoli in modo che si capisca solo dopo che si tratta di loro... boh, provo a pensarci su. Ancora grazie!

@caterina
Caspita, credo che il tuo sia il commento più negativo che ricevo da... penso anni... Certo mi dispiace, ma prendo atto e rispetto ovviamente ogni punto di vista, Grazie comunque!

@tom
Wow, ti ringrazio davvero, sono felice che il racconto ti sia piaciuto tanto! Hai ragione su John Travolta, forse il suo aspetto non è molto militaresco... dovrò provare a modificarlo un po'. Grazie ancora, anche per il primo posto in classifica! ;)

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