Commenti e classifica dei finalisti di FRANCESCA CAVALLERO

Appuntamento per lunedì 16 dicembre dalle 21.00 all'una con il tema scelto dalla vincitrice del Premio Urania Francesca Cavallero e dai finalisti dell'Urania Short Fabio Aloisio, Elia Gonella e Axa Lydia Vallotto!
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Commenti e classifica dei finalisti di FRANCESCA CAVALLERO

Messaggio#1 » lunedì 13 gennaio 2020, 11:51

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Francesca Cavallero, guest star della Urania Christmas Edition e vincitrice del Premio Urania

LA CLASSIFICA

1) BLU
Bellissima allegoria del colore, che attraverso la dolcezza di un dialogo tra padre e figlio (semplice, straniante ma per questo ancora più credibile, una volta svelato il contesto) diventa un piccolo, doloroso affresco contemporaneo. Finale di grande impatto emotivo. Se posso permettermi, il racconto sarebbe stato perfetto anche senza le ultime due righe: sulla “tavola di legno marcia” l’Autore aveva già scagliato la sua bomba. Chapeau.
2) UN NUOVO SCONFINATO UNIVERSO
Confesso che ho un debole per l’idea di circolarità, a livello formale e contenutistico. Qui è trattata in modo disinvolto e non forzoso. Trovo che sia un racconto ben equilibrato, che sfrutta bene lo spazio a disposizione e che si rende comprensibile e di gradevole lettura senza bisogno di ulteriori sviluppi. Nella trama c’è qualche taglio più “deciso” che si giustifica perfettamente, però, con la concitazione descritta, in cui trova senso anche l’andamento paratattico dei periodi.
3) LUNA NUOVA
Ritratto di donna su sfondo post-apocalittico, tratteggiato in poche, efficaci pennellate. La protagonista vive una sincope di pensieri e parole, che accompagna il progressivo delinearsi dei suoi sentimenti. I rovi crescono dentro o fuori di lei? Le spine proteggono o feriscono? In un mondo dove la civiltà è sparita, possiamo aspettarci di tutto. Meriterebbe uno sviluppo un po’ più articolato, perché il personaggio, calato in questo tipo di contesto, è molto intrigante.
4) DUE MINUTI
Il protagonista viaggia dentro se stesso alla ricerca di qualcosa che non sa bene che cosa sia, forse la spiegazione di un generico malessere esistenziale: potrebbe avere a che fare con un trauma profondo, rappresentato, suppongo, dal Bambino Che Piange. Parafrasi della psicanalisi in chiave sciamanica? Vengono descritti tanti elementi, anche interessanti, ma non hanno un vero e proprio sviluppo. Forse è proprio quello che vuole l’Autore: lasciarci straniti come il suo protagonista. Da sviluppare, promette bene.
5) TUTTO, PER
Surreale dialogo, ben costruito, fra uomo e… demone (nell’accezione più vasta e ambigua del termine). Il ritmo è ben calibrato con le pause descrittive fra le battute, che consentono al lettore di farsi un’idea di “presenza” nella situazione narrata. I profili dei personaggi emergono appena sbozzati dall’ombra evocata, e ciò che non è descritto è ancora più inquietante. Interessante, anche se rimangono molti nodi non risolti (per esempio, chi è davvero l’acquirente?), ma il numero di battute è tiranno.
6) SOLO QUESTIONE DI TEMPO
Mi piacciono molto gli struggenti momenti romantici con la fine del mondo sullo sfondo. Nello specifico di questo racconto, la situazione ha qualcosa di cinematografico (come i dettagli di alcune immagini suggerite) che la rende coinvolgente. Tuttavia, rimangono un paio questioni irrisolte o un po’ deboli: per esempio, se tutto si ferma, perfino a mezz’aria, perché non accade anche a Smolin (e, presumo, anche ai nostri due innamorati)? L’idea dell’increspatura potrebbe comunque essere un buon deus ex machina, magari sviluppata in modo diverso.
7) UN EROE, FORSE
Fenomenologia di una morte inceppata. Autopsia di un dramma in fieri. Una scelta coraggiosa, con alcune metafore intense, che però paga il prezzo dello spazio ridotto: la seconda parte del racconto, quella che si svolge in un ipotetico centro di controllo, è risolta in modo un po’ frettoloso rispetto alla prima. Del resto la descrizione verosimile di una situazione analoga a quella narrata, soprattutto a livello psicologico, richiede un certo spazio, specie volendo conferire al testo una connotazione così “analitico-percettiva”. La cesura sul finale, con l’epilogo che contiene la rivelazione sulla vera natura del protagonista e sul destino che attende quelli come lui, ha un buon impatto emotivo.
8) GLI OSSERVATORI
Mi ha rievocato un racconto di Asimov degli anni cinquanta, intitolato in italiano “Razza di deficienti”. Partiva sostanzialmente da una domanda che si sono posti in molti, e che trovo sempre attuale: se una civiltà aliena sbirciasse in questa direzione, che cosa penserebbe? La soluzione proposta da questo racconto è un po’ ambigua: l’allunaggio definito “unico traguardo degno di nota” è davvero la sola discriminante per considerare “condannata” la razza umana? Oppure gli Osservatori, che si trovano nel ’69, sono destinati a essere prima o poi gabbati (l’Autore crede in un futuro promettente dell’esplorazione e si burla della superficiale e frettolosa burocrazia aliena)? Il dialogo però è stato reso in modo simpatico e, secondo me, sufficientemente credibile (immagino così una conversazione fra “funzionari” di un ufficio spaziale).
9) UN ERRORE DI VALUTAZIONE
Ho avuto un po’ di difficoltà a capire dove finisse la simulazione e dove iniziasse la realtà. La staratura del simulatore è rappresentata dal salto fra i secondi (32 - 9 - 24 - 31)? Ho riletto il racconto più volte: è come se mancasse uno snodo fondamentale a due terzi della narrazione. Ed è un peccato, perché mi aspettavo una specie di colpo di scena che però non è arrivato. Oppure sono io che non l’ho colto. In questo caso la colpa è fifty-fifty :-)



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