Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Appuntamento per lunedì 17 febbraio 2020 dalle 21.00 all'una con un tema scelto da Lorenzo Marone!
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antico
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Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#1 » martedì 18 febbraio 2020, 1:57

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BENVENUTI ALLA LORENZO MARONE EDITION, LA SESTA DELLA SETTIMA ERA DI MINUTI CONTATI, LA 138° ALL TIME!

Questo è il gruppo STRANIERO della LORENZO MARONE EDITION con LORENZO MARONE nella veste di Guest Star.

Gli autori del gruppo STRANIERO dovranno commentare e classificare i racconti del gruppo VIRUS.

I racconti di questo gruppo verranno commentati e classificati dagli autori del gruppo METEORITE


Questo è un gruppo da SETTE racconti e saranno i primi TRE ad avere diritto alla pubblicazione immediata sul sito e a entrare tra i finalisti che verranno valutati da LORENZO MARONE. Altri racconti ritenuti meritevoli da me, l'Antico, verranno a loro volta ammessi alla vetrina del sito, ma non alla finale. Ricordo che per decidere quanti finalisti ogni gruppo debba emettere cerco sempre di rimanere in un rapporto di uno ogni tre approsimandolo all'occorrenza per eccesso.

Per la composizione dei gruppi ho tenuto conto del seguente metodo: per primi ho assegnato ai raggruppamenti coloro in possesso di punti RANK DELLA SETTIMA ERA (il primo nel gruppo A, il secondo nel gruppo B, il terzo nel gruppo C, il quarto nel gruppo A e così via), coloro che non hanno ancora ottenuto punti nel corso della SETTIMA Era sono stati assegnati a seguire (primo a postare gruppo X, secondo a postare gruppo Y, terzo a postare gruppo BETA, quarto a postare gruppo X e così via).

E ora vediamo i racconti ammessi nel gruppo STRANIERO:

Di pura razza italiana, di Maurizio Ferrero, ore 22.35, 3309 caratteri
Morire soli, di Andrea Partiti, ore 00.05, 3331 caratteri
Reazioni, di Gabriele Dolzadelli, ore 22.33, 3308
Il Seme della Follia, di Alessio Magno, ore 00.57, 3305 caratteri
Paralisi, di Alexandra Fischer, ore 22.05, 3265 caratteri
Vedi Venezia e poi…, di Roberto Masini, ore 00.56, 3317 caratteri
Un’altra vittima dell’allarmismo, di Valerio Covaia, ore 00.13, 3260 caratteri

Avete tempo fino alle 23.59 di giovedì 27 FEBBRAIO per commentare i racconti del gruppo VIRUS. Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Per i ritardatari ci sarà un'ora di tempo in più per postare le classifiche e i commenti, quindi fino alle 00.59 del 28 FEBBRAIO, ma si prenderanno un malus pari alla metà del numero di autori inseriti nel gruppo approssimato per difetto. Vi avverto che sarò fiscale e non concederò un solo secondo in più. Vi ricordo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo. Una volta postate tutte le vostre classifiche, posterò la mia e stilerò quella finale dei raggruppamenti.
NB: avete DIECI giorni per commentare e classificare i racconti del gruppo VIRUS e so bene che sono tanti. Ricordatevi però che Minuti Contati, oltre che una gara, è primariamente un'occasione di confronto. Utilizzate il tempo anche per leggere e commentare gli altri racconti in gara e se la guardate in quest'ottica, ve lo assicuro, DIECI giorni sono anche troppo pochi. E ancora: date diritto di replica, tornate a vedere se hanno risposto ai vostri commenti, argomentate, difendete le vostre tesi e cedete quando vi convinceranno dell'opposto. Questa è la vostra palestra, dateci dentro.

Eventuali vostre pigrizie nei confronti dei commenti ai racconti (che devono avere un limite minimo di 300 caratteri ognuno) verranno penalizzate in questo modo:
– 0 punti malus per chi commenta TUTTI i racconti assegnati al suo gruppo con il corretto numero minimo di caratteri.
– 13 punti malus per chi commenta tutti i racconti assegnati al suo gruppo, ma senza il numero minimo di caratteri.
– ELIMINAZIONE per chi non commenta anche solo un racconto di quelli assegnati al suo gruppo.


Vi ricordo che i racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a me.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo VIRUS.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri tread.

BUONA LORENZO MARONE EDITION A TUTTI!



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filippo.mammoli
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Re: Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#2 » sabato 22 febbraio 2020, 13:00

Ecco qua la mia classifica con i commenti.

1. Di pura razza italiana, di Maurizio Ferrero
2. Reazioni, di Gabriele Dolzadelli
3. Il seme della follia, di Alessio Magno
4. Paralisi, di Alexandra Fischer
5. Vedi Venezia e poi..., di Roberto Masini
6. Morire soli, di Andrea Partiti
7. Un'altra vittima dell'allarmismo, di Valerio Covaia

1. Di pura razza italiana

Ciao Maurizio,
Il tuo racconto mi è piaciuto molto.
Ben condotto e misurato, con ritmo cadenzato e senza grossi scossoni, ma fila dritto fino al finale, dove arriva un bel twist, che non è obbligatorio ma non fa mai male.
Mi piace l'espediente di far parlare solo la dipendente dell'azienda facendo desumere le risposte della giornalista. Hai reso più originale il dialogo.
Lo stile è pulito e lucido, come piace a me, e dimostra padronanza. Ho notato solo una ripetizione di due "d'altronde" ravvicinati che mi hanno stonato.
Punti il dito contro l'ipocrisia e la ferocia accettata di questa società ultramoderna, però secondo il tema è solo sfiorato. C'è l'eccesso di controllo, il razzismo anche sulla scelta della carne umana, però le fobie più tipiche di questi anni restano fuori.
In ogni modo è un ottimo racconto.

2. Reazioni

Ciao Gabriele,
Il tuo racconto mi ha molto divertito e mi ha fatto venire la voglia di arrivare in fondo per capire come andasse a finire. Devo dire che non mi aspettavo un finale del genere e a me il finale tragico, se ben inserito come hai fatto tu, piace sempre tantissimo.
Ti faccio i complimenti per come hai affrontato il tema. La tua interpretazione è molto originale ma assolutamente centrata e plausibile visto il desiderio di piacere e di ricevere approvazione sui Social che quasi tutti noi sperimentiamo.
Scritto benissimo, con proprietà e fluidità.
L'anticlimax e la discesa all'inferno dell'indifferenza mediatica cattura l'attenzione fino al finale, dove raggiunge il suo apice con quella chicca del cuore come ultima reaction. Bravo.

3. Il seme della follia

E bravo Alessio,
Tu sei andato sulla metainterpretazione del tema, nel senso che hai pensato alla paura che deriva dalle paure stesse, alla faccia dell'originalità!
Mi viene subito in mente un ex ministro dell'interno, che senza quelle fobie su cui far leva avrebbe un quarto del suo consenso attuale. Verso metà hi pensato a un cliché dal punto di vista della fantascienza medica.
Il twist finale ribalta la prospettiva ed è tristemente credibile e in linea con la mia lettura del potere su scala mondiale. Ottimo racconto.

4. Paralisi

Ciao Alexandra,
lo spunto della fobia mi piace e lo trovo originale.
Una paura del traffico derivante dall'incapacità di elaborare e superare un trauma per un incidente.
Ci può stare. Il ritmo del racconto è buono ma a tratti mi è parso un po' piatto e non sono riuscito a farmi coinvolgere più di tanto. Mi è risultato macchinoso nella parte centrale, quando svolgi e riveli il motivo della sua incapacità di attraversare la strada.
Buono il finale. Un racconto con potenzialità non del tutto sfruttate a mio modo di vedere.

5. Vedi Venezia e poi...

Ciao Roberto,
l'idea non è male, anche se ci dono alcuni cliché un po' abusati e che sanno di copia incolla da film e fiction.
Mi riferisco al mafioso assiso sul trono che nemmeno Marlon Brando ne Il padrino.
Per il resto scorre via bene a parte alcuni piccoli refusi.
Il tema si inserisce verso la metà e tiri fuori una paura piuttosto inusuale e questo di per sé è un bene.
Mi sembrano un po' forzati gli incontri per essere casuali e poi non mi sono chiari alcuni passaggi improvvisi. Ma la pecca più grave secondo me, è che non ho proprio capito il finale. Magari è colpa mia.

6. Morire soli

Ciao Andrea,
il tuo racconto è senza dubbio originale nella sua trattazione del tema e nella sua struttura.
Scritto in modo chiaro e lucido, presentando le possibili catastrofi che incombono sull'umanità o quantomeno le più probabili secondo il protagonista (tu?) che viene fuori come narratore interno solo nel finale.
Il tema è centrato, addirittura sviscerato nelle sue varie parti, però, e forse è un mio limite, io quando penso a un racconto mi aspetto di trovare una storia. Una qualsiasi, fantastica, horror, splatter, pulp, di vita quotidiana, ma una storia con un filo conduttore che lega fatti e personaggi dall'inizio alla fine.
Mi aspetto un'evoluzione di stati d'animo e di azioni e non solo un elenco, anche se questo fa parte dei pensieri del protagonista.
Per questo non resto convinto fino in fondo.

7. Un'altra vittima dell'allarmismo

Ciao Valerio,
Credo sia la tua prima volta qui su minuti contati.
Ti dico subito che il racconto secondo me non funziona e te ne illustro i motivi.
In questa arena si fanno critiche costruttive cercando di entrare nel merito. Ovviamente nulla è assoluto e definitivo, anche se credo che altri potranno condividere almeno in parte il mio giudizio.
Finito questo antipatico cappello per sgombrare il campo da equivoci, ti dico che come prima cosa ho avvertito il tuo stile come un po' datato, quasi ottocentesco, per usare un eufemismo.
Tale sensazione è rafforzata dall'uso continuo della "d" eufonica che, per quanto corretta in Italiano e insegnata nelle scuole, non si usa più da anni in letteratura. In un caso però, usando quel terrificante "ad il" hai commesso però un vero e proprio errore grammaticale. La preposizione articolata "al" esiste e va usata. La forma in generale è pervasa da aggettivi e avverbi che danno una patina di antico a tutto il racconto.
Quanto al contenuto mi manca uno spunto, un sussulto e tutto è detto e spiegato senza mostrare. Non si entra in empatia con la protagonista, si percepisce distanza e distacco. Il tema c'è ma è trattato in modo un po' pedissequo e con poca originalità, ma questo è un mio parere personale.
So che non fa piacere ricevere una stroncatura, magari gli altri avranno un altro punto di vista, ma questo è il mio.
Alla prossima

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Davide Di Tullio
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Re: Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#3 » sabato 22 febbraio 2020, 15:55

ciao, questa è la mia classifica:

1. DI PURA RAZZA ITALIANA
2. REAZIONI
3. IL SEME DELLA FOLLIA
4. PARALISI
5. VEDI VENEZIA E POI...
6. MORIRE SOLI
7. UN'ALTRA VITTIMA DELL' ALLARMISMO

1. DI PURA RAZZA ITALIANA

Ciao Maurizio

ecco il mio commento: Il racconto si presenta di facile lettura. Non ci sono concetti astrusi e costrutti farraginosi. I termini utilizzati sono di uso comune, il che rende la lettura ancora piú fluida per il lettore medio. Nel suo complesso, il racconto risulta godibile e di buona fattura.

PUNTI DI FORZA: Una trama snella e senza fronzoli. Quello che si prenta come un plot banale, lascia il campio ad un raffinato colpo di scena finale. Piú che una critica specifica ad una societá intollerante e razzista, mi sembra che l´intento sia quello di puntare il ditro contro un genarale cinismo. Una stampa acrtica e amorale si scandalizza per presunte lacune igenico-sanitarie della fabbrica, ma non per il fatto che ad essere macinati siano esseri umani; aspetto, quest´ultimo, che emerge solo alla fine della lettura del racconto e che avvalora l´idea di una trama potente e ben congengnata.

PUNTI DI DEBOLEZZA: Non ne vedo molti, se non certa ridondanza del tema dell´umanitá come carne da macello (forse eco inconsapevole di qualche B-movie americano anni 90´). Ma la cosa non é un vero e proprio punto di debolezza. Di fatto, diventa espediente per il finale, il che rende comunque l´intreccio funzionale alla morale del racconto.

Complimenti!

2. REAZIONI

Ciao Gabriele, questo è il mio commento

Il racconto si presenta ben scritto e scorre alla lettura. Un impostazione grafica abbastanza originale impreziosisce l' esposizione. Presenta una tematica di difficilissima trasposizione narrativa.

PUNTI DI FORZA

Il racconto è ben scritto, con una sintassi fluida. La suddivisione in capoverso scanditi dal numero dei like è una scelta originale ed efficace in termini di intreccio, a simboleggiare lo stillicidio. Direi un ottimo espediente. Mi è piaciuta molto la chiosa finale, con un messaggio inevitabilmente sentimentale ma che si lega bene al contesto.

PUNTI DI DEBOLEZZA

Credo che quello che stai per leggere sia un giudizio di gusti personali, dunque potresti bellamente ignorarlo. La trasposizione narrativa del tema dei social comporta un rischio piuttosto elevato di banalizzare una tematica che oggi è sulla bocca di tutti. Ma non si può pretendere nulla da un racconto breve scritto in un tempo massimo di 4 ore!

Complimenti!

3. IL SEME DELLA FOLLIA

Ciao Alessio

trovo il tuo racconto complessivamente godibile e di buona fattura. Originale (per quel che mi risulta almeno) l´idea di utilizzare il germe come causa di un isteria collettiva. Condivido con chi ha commentato prima di me che in alcuni passaggi ci si lascia andare a periodi lunghi ed articolati che vanificano il vantaggio di utilizzare il dialogo per sviluppare la trama, espediente questo che dovrebbe alleggerire la lettura, se utilizzato nel modo giusto. In questo caso invece, la lunga dissertazione del soggetto parlante appesantisce un po la lettura. Il finale, poi lo trovo un pó blando e, se mi concedi il termine, moralistico, troppo teso a declamare apertamente, piuttosto che a lasciare intendere.
Nel complesso il racconto mi sembra avere una buona ossatura. è evidente che il risultato é una sorta di pietra che voleva essere sgrezzata, complice il poco tempo a disposizione.

complimenti

4. PARALISI

Ciao Alexandra

il racconto è tutto sommato scritto bene. l' uso della prima persona lascia subito immaginare il taglio introspettivo della narrazione. Tuttavia, mi pare che vada un po' fuori tema. aggiungo che la trama, per quanto scandita in maniera regolare, e fin troppo lineare, senza un sussulto, il che lo rende un po' sbiadito. Detto questo, per il resto non trovo nulla da eccepire. Un buon racconto

5. VEDI VENEZIA E POI..

iao Roberto. Ho cominciato la lettura e per qualche attimo mi è sembrato di ricordare l' incipit di qualche racconto di Maupassant. Putroppo ho dovuto ridimensionare le mie aspettative. L' intreccio è abbastanza lineare, ma ci sono dei passaggi che mi lasciano un pò perplesso. Per esempio, quando dici "Usava password banali e così arrivai facilmente alla scheda personale", mi sembra davvero poco plausibile. Poi il finale mi risulta un po' oscuro, cosi come il titolo del racconto.

6. MORIRE SOLI

Ciao Andrea

ecco il mio commento:

Il racconto si presenta complessivamente di facile lettura. Un´esposizione graficamente impeccabile, con periodi relativamente brevi ed uso frequente del capoverso. La focalizzazione del punto di vista narrativo é di difficile individuazione, se non per un accenno alla prima persona nell´ultima parte del racconto.

PUNTI DI FORZA:

La chiarezza espositiva é sicuramente un elemento preponderante di questo racconto. Come accennato, l´uso frequente del capoverso e di periodi brevi alleggerisce la lettura.
La scelta di una forma non covenzionale é sicuramente un punto di forza: si é scelte coraggiosamente un forma didascalica, dunque non un intreccio tradizionale, sicuramente un elemento che stimola le papille gustative di ciascun lettore.

PUNTI DI DEBOLEZZA:

Quello che ho considerato un punto di forza, puó essere visto, allo stesso tempo, come un punto debole. La forma didascalica, per quanto presente nel racconto breve, rende forse meno accattivamente la lettura. Oggettivando il punto di vista del lettore, lo stesso non si sente catturato dalla trama che rischia di diventare un bigio elenco di informazioni. é certamente lecito utilizzare questo canone di scrittura, ma forse andrebbe meglio bilanciato con una scrittura piú coinvolgente, come sembra emergere alla fine del tuo racconto. Un espediente forse troppo debole per bilanciare l´esigenza comunicativa con quella emozionale.

Infine, non ho ben capito il messaggio dell´autore, questa considerazione peró prendila con le molle: potrebbe essere semplicemente un mio limite.

7. UN'ALTRA VITTIMA DELL' ALLARMISMO

Ciao Valerio

direi che il tema è in qualche modo centrato, tuttavia devo ammettere di aver fatto un po fatica ad arrivare in fondo. Ho compreso che la narrazione giunge ad una sorta di illuminazione della protagonista. Tuttavia rilevo dei limiti sintattici che appesantiscono la lettura.

1. l' uso di periodi molto lunghi: rende la lettura farraginosa e stancante.
2. L'impiego di termini eccessivi: per esempio

valeriocovaia2502 ha scritto:
Era un gelido pomeriggio di novembre dell'anno 2020.
.

è un informazione che non fornisce niente di più al racconto. trattandosi di un racconto breve, diventa ancora più rilevante economizzare sull'uso di termini.

3. l'uso di espressioni contorte

valeriocovaia2502 ha scritto:
trasportando a stento le buste che gravavano sulle sue mani


che tipo di buste portava? intendi buste della spesa? non è chiaro. Aggiungo che avresti potuto utilizzare un' espressione più immediata per esprimere la fatica di portare delle buste (della spesa?), tipo "grondava sudore portando le buste" o "barcollava portando le buste",per un esempio. Qualcosa che dia l'idea della pesantezza e non una mera descrizione.

In generale il tuo racconto è costellato di termini un po' vaghi ed astratti, che allontanano il lettore dalla storia, e non lo coinvolgono emotivamente. Per esempio dire
valeriocovaia2502 ha scritto:
partiva un'ondata di psicosi collettiva
non rende l'idea. Questa prosa è più vicina ad un articolo giornalistico, che non ad un vero racconto, dove centrale è vedere la paura, la psicosi, l'isteria, non raccontarla in maniera un po' asettica. Tutto ciò non è questione di stile, ma rappresenta la dotazione minima per scrivere un racconto breve che valga la pena di essere letto.

Spero che i miei consigli possano esserti utili. A presto!

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emiliano.maramonte
Messaggi: 165

Re: Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#4 » domenica 23 febbraio 2020, 22:52

Qui di seguito commenti e classifiche.
Nessun dubbio su primo e secondo posto.
Nel frattempo, in attesa della quarantena anche qui da me, Buona edition a tutti!

1. Reazioni di Gabriele Dolzadelli
2. Di pura razza italiana di Maurizio Ferrero
3. Paralisi di Alexandra Fischer
4. Il Seme della Follia di Alessio Magno
5. Morire soli di Andrea Partiti
6. Vedi Venezia e poi... di Roberto Masini
7. Un'altra vittima dell'allarmismo di Valerio Covaia




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COMMENTI

Di pura razza italiana di Maurizio Ferrero
Ero curioso di leggere un tuo nuovo lavoro, e questa volta devo anche commentarti e classificarti.
Ho gradito il racconto, nel complesso. E' una parodia caricaturale del nostro presente e, in particolare, mi par di capire, della nostra fobia del salutismo a ogni costo. Ormai aziende, produttori e consumatori sono alla ricerca spasmodica di prodotti "bio", prodotti "puri", a kilometri zero, non contaminati, e così via. Ovviamente questa ricerca spasmodica può nascondere delle sorprese.
Ho letto due volte il testo perché non ho ben colto un po' il senso dell'insieme. Sara Hu comunque sarebbe in parte cinese, e questo lascerebbe intendere che anche l'azienda è cinese? Velato riferimento alla "colonizzazione" delle 'economie occidentali da parte loro? Poi hai affrontato anche il tema del razzismo (e va bene) e hai alzato il tono dell'invettiva (chiamiamola così) introducendo un'ipotetica legge di legalizzazione del suicidio con conseguente utilizzo del corpo del moriente per alimentazione e altro. Boh, non ho afferrato l'incidenza di questo con il discorso più generale. Ok, mi ha dato una buona scossa emotiva la pratica di macellazione umana da te descritta, però... L'azienda invita una giornalista per parlare di tutto questo, quindi l'attività aziendale diventa di pubblico dominio con l'articolo, allora perché lo scandalo? Anche la giornalista è stata macellata? Mi auguro di aver avuto difficoltà io nella comprensione.
Da un punto di vista tecnico, poco da dire. Sulle tue qualità narrative nulla da eccepire.
Per ora mi è rimasta una certa perplessità che peserà sulla valutazione finale per la classifica, per quanto il racconto in ogni caso mi ha colpito.

Morire soli di Andrea Partiti
Mi dispiace, ma il "racconto" non mi è piaciuto, e scusa la franchezza.
E' sicuramente un inquietante e (quasi) esaustivo campionario di catastrofi in cui l'umanità sicuramente potrà incappare, venendone distrutta. Purtroppo però quello che mi sono trovato davanti agli occhi è un testo slegato, che ha efficacia solo per la rappresentazione delle "fini del mondo". Per il resto, e includendo anche la riflessione finale sulla morte (che, sinceramente, mi pare di un'ovvietà disarmante), non ho trovato una struttura narrativa tale per cui ci si possa immedesimare e appassionare. Oltretutto ho notato una certa svogliatezza nel scriverlo: parole mancanti, refusi, tempi verbali che vanno per i fatti loro... Aspetta, te li segnalo:
- Paragrafo "Pandemia": hai ripetuto due volte "tentativi". Questa frase mi ha lasciato perplesso: "ma il mondo si adagia e i fasti del passato lontani", forse intendevi: "Sui fasti di un lontano passato"?
- Paragrafo "Cambiamento climatico": "Le persone fuggono in cerca di alternative, ma non via d’uscita." Manca "c'è".
- Paragrafo "Singolarità tecnologica": "Perdere il controllo era solo questione di tempo." Qui hai usato "era" quando quasi tutto il racconto è al presente.
- Paragrafo "Lampo gamma": qui c'è molta confusione con i tempi verbali: prima il presente, poi l'imperfetto. "Forse qualche batterio estremofilo è sopravvive". "è" è di troppo, immagino.
Finale: "Non posso immaginare un modo migliore di morire che morire insieme, milioni, miliardi." Frase assolutamente da rivedere, per quanto mi riguarda è davvero cacofonica. Brutta.

Nel complesso un grande MAH! Hai scritto storie di gran lunga migliori di questa.

Reazioni di Gabriele Dolzadelli
Dunque... il tuo racconto mi ha entusiasmato! Complimenti. Finalmente un testo intelligente, ben scritto, con tensione narrativa cadenzata e, addirittura, con un originalissimo meccanismo di climax al contrario, in cui si parte da un picco e si cade a piombo in una desolazione emotivamente forte.
Nel tuo racconto si respira tutta la psicosi dei giorni nostri, psicosi che potrebbe essere quella di Chiara Ferragni (per un calo di like), come anche quella di chiunque di noi, presi come siamo dall'effimero protagonismo dei social.
Bellissimo e indovinato il finale, con la "reaction" definitiva del cartoncino a forma di cuore.
Unico appunto tecnico: io avrei usato il corsivo per "like" e "Mi piace", oppure Mi piace scritto così. Ma sono pignolo.
Bravo, veramente bravo. Per ora sul mio podio personale!

Il Seme della Follia di Alessio Magno
Il racconto è anche carino, affronta tematiche "evergreen" ma anche molto attuali.
Purtroppo ho trovato uno svolgimento alquanto confuso e soprattutto una realizzazione tecnica da sbozzare, e non poco.
Esempio: "L’umanità avrebbe avuto la meritata quiete, la giusta ricompensa per aver perdurato nel corso dei secoli, attraversando le molteplici fasi della propria sanità mentale collettiva e individuale in esponenziale crollo fino allo stato terminale corrente."
Ti piacerebbe leggere in un romanzo una frase simile? A me no. Chiuderei subito il libro e lo rimetterei sullo scaffale. E anche la conclusione non depone a favore della leggibilità: "In quel momento, realizzò che l’umanità non avrebbe mai potuto liberarsi di un cancro insito in sé così in profondità."
Mi permetto di consigliarti attente riletture cercando di alleggerire la forma, limando periodi lunghissimi che mandano il lettore in apnea, cassando avverbi non necessari, evitando giri di parole stucchevoli. Occhio anche ai dialoghi: a volte i personaggi parlano in modo innaturale.
Per ciò che riguarda il tema, non so se sia centrato, non ne ho la certezza, però la riuscita del racconto è davvero penalizzata dalle carenze del comparto tecnico.

Paralisi di Aleandra Fischer
Bene: nel complesso l'idea non è male: trauma da incidente che genera una paralisi psicologica. A momenti la storia è ben narrata e coinvolge, ma fino a un certo punto.
Purtroppo verso la fine le acque si confondono e non si capisce bene la dinamica dell'incidente. Leggendo queste frasi: "Allora ripenso alla macchina che ha distrutto quella più vicina alla strada. Mio fratello, che era con me, è stato lesto a tirarmi via; c’è mancato poco." ho pensato che fosse stata ancora vittima di qualcosa di brutto in quel momento, poi la trama ha proseguito nel percorso tracciato sin dall'inizio. Questo mi ha un po' disorientato.
Tra l'altro per quanto mi sia sforzato, non ho trovato il tema.
Io avrei sviluppato l'idea deviando nel fantastico: magari la ragazza cerca di attraversare la strada ma viene bloccata da una specie di barriera invisibile, oppure conta le strisce pedonali e cambiano di numero, o ancora viene rimbalzata sempre al punto di partenza in una specie di ciclo psicologico interminabile. Non ti nascondo che la storia, per quanto lodevolmente profonda da un punto di vista emotivo, è insipida, manca davvero di un guizzo, di una scintilla.
Occhio ai refusi e alla sbozzatura finale. Prenditi almeno un'ora in più per la consegna! Mi permetto di consigliarti di non precipitarti nella consegna... non ne giova per niente il risultato finale del testo!
Esempio: "tutta euforica/tutta contenta", ripetizione indisponente.

Vedi Venezia e poi… di Roberto Masini
Parto dal tema. Posso affermare con certezza che l'hai preso, ed è originale: la fobia dell'attraversamento dei ponti. Non la conoscevo. Una vera e propria psicosi aggravata dai falsi allarmismi su Facebook di foto di cavalcavia danneggiati, per la maggior parte fasulli.
Il finale è particolare. E' una vendetta diabolica. Ho apprezzato l'intelligenza dell'intuizione, anche se non ho capito bene se la vendetta sta nel fatto che Carmine è stato portato a Venezia durante una delle drammatiche inondazioni di qualche settimana fa oppure se per il fatto che la città è piena di ponti, quindi...
Il vero problema di questo racconto è tutto ciò che c'è in mezzo, ossia lo sviluppo. Troppe banali coincidenze, troppi passaggi telefonati e artificiosi finalizzati al raggiungimento del risultato finale, cioè la vendetta. La trama, così com'è è assai forzata e innaturale. Come anche i dialoghi. Ad esempio: prova a rileggere le frasi del boss all'inizio, quando incontra il protagonista. Ti risulta che un malavitoso sanguinario parlerebbe così? Non credo.
Testo sicuramente da rivedere, ha delle buone potenzialità, ma nella versione attuale è inefficace.
Un po' più di attenzione nell'editing non avrebbe guastato.

Un’altra vittima dell’allarmismo di Valerio Covaia
Non è assolutamente mia intenzione sedermi in cattedra e dispensare lezioni (e penso che non è l'intenzione di nessun altro partecipante qui a Minuti Contati), perché in fondo siamo qui per divertirci e per migliorarci a vicenda, dandoci reciproco sostegno. Ecco perché cercherò di essere franco ma equilibrato.
In sostanza il racconto non è scritto male, in fin dei conti veri inconvenienti formali non ce ne sono, il punto è un altro: ossia il modo di affrontare l'idea di racconto.
Stante la sacrosanta libertà di scrivere come uno vuole (e in questo non hai peccato), tuttavia ci sono delle strutture canoniche minime che andrebbero rispettate, se non altro per favorire la fruibilità del racconto. Ad esempio, un siffatto flusso di testo, per quanto interessante, può "desensibilizzare" il lettore e allontanarlo dall'immedesimazione, che poi è quella cosa che ognuno di noi cerca nella lettura.
La protagonista fa delle cose, compie delle azioni, riflette e giunge a delle conclusioni. Il problema è il come. Ci arriva sì, ma generando fatica nel lettore e tu, come autore, non faciliti il compito. Allora è importante partire da una "promessa" implicita (i principali manuali di scrittura ne parlano), soprattutto con un conflitto narrativo; cioè lo scrittore promette a chi legge di dargli una scossa emotiva, o di mostrargli un mondo fantastico, o di farlo innamorare, o di affascinarlo. Come lo fa? Introducendo un conflitto narrativo: una situazione critica (chessò la storia comincia proprio con la ramanzina da parte di Marta ai figli pigri), o addirittura un momento di tensione che sorge nel bel mezzo di un'emergenza sanitaria. In questo modo ottieni due risultati: accalappi l'attenzione del lettore e lo invogli a continuare la lettura.
Nel testo da te presentato, si può dire, il vero momento di interesse sta proprio alla fine, quando Marta prende coscienza e si sente "trasformata", purtroppo però è troppo tardi, perché il racconto finisce e si rimane con un grande "E quindi?" sulle labbra.
Magari avresti potuto iniziare anche con Marta che rimane fulminata dalla consapevolezza dell'emergenza, per poi sviluppare il resto dei 3333 caratteri come un unico flashback per farci vedere come arriva a quel momento.

Questione "d" eufoniche. Credimi, è ancora aperto un grandissimo dibattito su questo, e anche qui mi viene da dire che ognuno scrive come vuole, però se vogliamo ragionare in termini editoriali e di fruibilità di un testo narrativo, fidati se ti dico che meno ce ne sono e meglio è. Al limite si lasciano solo quelle per cui non si può fare a meno, come in "ad esempio". E per puntualizzare meglio, a te piacerebbe leggere una frase del genere in un libro comprato in libreria? "[...] ad il frenetico ed incessante fluire della vita". Vedi come è cacofonico? Rallenta la lettura!!!
Se vorrai proseguire l'infernale e straordinaria avventura di Minuti Contati, vedrai che potrai solo beneficiarne e i tuoi testi miglioreranno!

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Pretorian
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Re: Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#5 » lunedì 24 febbraio 2020, 0:56

Ecco la mia graduatoria:

1) REAZIONI di Gabriele Dolzadelli
Ciao, Gabriele. Dunque, il tuo racconto è più che valido e devo farti i miei complimenti. Inizialmente avevo dei dubbi sul fatto che la vicenda potesse rientrare nella categoria "fobia", però penso che, rendendo "elastico" il concetto di "fobia" direi che ci possa stare. Lo stile di scrittura è buono, anche se ho notato un paio di refusi all'inizio della storia. Inoltre, se posso darti un suggerimento, partire direttamente con "lesse", risulta enfatico e più confondere sul chi stia parlando. Meglio partire con il soggetto, se il racconto non richiede diversamente.
La trama è tanto semplice, quanto efficace e il crescendo di tensione è molto ben costruito. Forse l'unica pecca è che il racconto non spieghi perché Mike perda follower in modo così radicale. Se dovesse capitarti di allargare il racconto, cerca di esplorare questo fatto, perché altrimenti sembra quasi un evento soprannaturale.

Alla prossima!

2) PARALISI di Alezandra Fisher
Ciao, Shanda e piacere di leggerti.
Il tuo racconto prende il tema della fobia e lo sviluppa in un modo inaspettato, dato che sceglie una fobia "privata" rispetto ad altre più "pubblica" che ho visto nel girone (e che anche o ho scelto). Scelta interessante, devo dire. Si per sè, il racconto si sviluppa bene. Vediamo il protagonista-narratore che bada ai propri affare e cerca di vivere normalmente la propria vita, ma ne è impedito dal continuo incappare nella propria fobia e ne scopriamo anche l'origine. Ecco, se posso suggerirti un miglioramento, avrei dato effettivamente più risalto a questi due fattori: qualcosa più di un semplice cenno avrebbe permesso al lettore di comprendere meglio la situazione che ha generato il tutto e una descrizione più approfondita dei sintomi della fobia permetterebbe al lettore di immedesimarsi in ciò che prova il narratore. Per ottenere lo spazio necessario, avresti potuto tagliare qualcosa della "quotidianità" illustrata: per quanto interessante, qualche frase in meno non avrebbe tolto quasi nulla, ma ti avrebbe concesso più spazio per le cose importanti.

Alla prossima!

3) DI PURA RAZZA ITALIANA di Maurizio Ferrero
Ciao, Maurizio e piacere di leggerti.

Di per se il racconto non è male, ma non mi ha convinto fino in fondo. Prima di tutto, mi viene il dubbio sull'attinenza vera al tema. Il titolo parrebbe indicare un attinenza alla questione del razzismo, ma nel testo fai giusto un paio di cenni. Ad un certo punto sembri virare verso la mania delle certificazioni di qualità della nostra industria alimentare, però l'argomento viene trattato abbastanza di sfuggita. Nel finale, poi, sembra comparire una critica all'igienismo eccessivo, ma penso che il tutto vada contestualizzato. Insomma, davvero fatico a comprendere dove sia il tuo focus: pensa che, a un certo punto, mi ha persino sfiorato il pensiero che il tuo fosse un racconto anti-eutanasia (una sorta di estremizzazione del concetto "se legalizziamo l'eutanasia, poi tutti i depressi potranno suicidarsi" con l'aggiunta di una deriva alimentare). Insomma, sarò io, ma questa mancanza di focus penso destabilizzi il racconto.
Poi, sarà una mia impressione, ma mi sembra che in questo caso tu ti sia trattenuto. Insomma, personalmente penso che l'idea di "macelleria umana" possa avere la sua valenza se accompagnata da una puntina di gore, anche minimo. Qui la giornalista non vuole nemmeno andare a vedere i tagli!
Per il resto, buona narrazione, come sempre.

4) MORIRE SOLI di Andrea Partiti
Ciao, Andrea.

Come notato anche da chi ha commentato prima di me, il problema principale del tuo racconto... è che non è un racconto! è una summa di impressioni e giudizi, che sembrano quasi estrapolati dal loro contesto. Se ci fai caso, potrebbero essere tranquillamente parte di un discorso pronunciato da un personaggio in una storia più grande. In quel caso, avrebbero potuto rendere la storia molto interessante, anche perché la contrapposizione tra la misera sopravvivenza alle catastrofi sempre crescenti e l'auspicio di morire tutti assieme è costruito davvero in modo ottimo. Senza almeno una cornice, però, il tutto sembra poco più che un esercizio di stile. Peccato.

5) IL SEME DELLA FOLLIA di Alessio Magno
Ciao, Punch e piacere di leggerti.
Dunque, devo ammettere che questo racconto non mi ha convinto appieno e penso che possa essere migliorato abbondantemente, sia sotto il profilo dello stile, che della trama. Per quanto riguarda lo stile, penso che dovresti asciugare i periodi, centellinando aggettivi e avverbi solo dove servono, in modo da rendere più snelli i periodi e da facilitare la lettura. Per quanto riguarda la trama o, almeno, la struttura del racconto, penso che il discorso fatto da Thompson si prenda oggettivamente troppo spazio rispetto alle dimensioni della storia. Insomma, è la cosa più simile al discorso di un supercattivo dei fumetti che io abbia mai visto. E non è una cosa positiva!
Anche l'idea della fobia come parassita, pur se interessante, non mi ha convinto pienamente. Più che altro, perché penso che il concetto di "fobia" sia troppo largo per poterlo ridurre a una questione "medica". Almeno, opinione personale.

A presto rileggerci!

6) VEDI VENEZIA E POI... di Robero Masini
Ciao, Roberto. Non so: questo racconto mi sembra pesantemente al di sotto dei tuoi lavori precedenti (che erano ottimi). A cominciare dal fatto che tutta la prima parte della storia sembra più un "riassunto delle puntate precedenti" che un incipit vero e proprio. Lanci sul lettore una tonnellata di informazioni (per dire, l'intera scena del boss che minaccia il protagonista è inutile) che avrebbero potuto essere condensate in due/frasi, senza perdere nulla di quello serviva. Anche la scena del protagonista che incontra per caso il boss è confusa e forzata. Forse sarebbe stato meglio prevedere che il protagonista "seguisse" l'uomo, in cerca di punti deboli da sfruttare. Per contro, il finale resta criptico e risolve ben poco della vicenda, forse proprio per la mancanza di spazio. Infine, come detto anche da altri, l'editing mi è sembrato frettoloso e il racconto avrebbe sicuramente necessitato di almeno un'altra stesura.

Alla prossima!

7) UN'ALTRA VITTIMA DELL'ALLARMISMO di Valerio Covaia
Ciao, Valerio e benvenuto su Minuticontati. Allora, il racconto soffre sostanzialmente di due problemi. Il primo verte sullo stile: lento, a tratti pomposo e molto faticoso da seguire per il lettore. Con il tempo, imparerai a centellinare la verbosità, fidati: sono errori dettati tipicamente dall'inesperienza e o ne so qualcosa.
Passando, poi, alla trama, il problema è che fatico a trovarne una. Le azione compiute dalla protagonista sono pochissime e servono solo ad introdurre i suoi ragionamenti, senza avere praticamente nessun impatto sulla storia. Avresti potuto praticamente inserire solo i pensieri e la storia non sarebbe minimamente variata, ma una collezione di riflessioni resta tale, non può diventare una storia. Di conseguenza, il finale scivola nel nulla, senza che vi sia nessuna conseguenza effettiva della realizzazione del protagonista. Le cose devono succedere, o un racconto non può essere tale!
Non ti preoccupare: anche questo è un errore tipico. Se resti da queste parti, imparerai presto a regolarti.

Alla prossima!

Daniel Travis
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Re: Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#6 » lunedì 24 febbraio 2020, 18:00

Edizione tosta, da scrivere e da leggere.
Ecco la mia classifica.

1. Paralisi di Alexandra Fischer
2. Di pura razza italiana di Maurizio Ferrero
3. Il Seme della Follia di Alessio Magno
4. Morire soli di Andrea Partiti
5. Reazioni di Gabriele Dolzadelli
6. Vedi Venezia e poi… di Roberto Masini
7. Un’altra vittima dell’allarmismo di Valerio Covaia

E i miei commenti.

1. Paralisi di Alexandra Fischer
Brava per l'idea: nello tsunami di racconti d'attualità ad ampio spettro (incluso il mio, mea culpa), una storia di vita relativamente in piccolo, che riesce comunque a intrecciarsi alle fobie evocate dal tema portando in scena un esempio del complesso di ansia patologica, paure e nevrosi paralizzanti, PTSD, depressioni debilitanti e così via che costituiscono il preoccupante quadro psicologico in cui viviamo, è rinfrescante.
Detto questo, qualche piccolo difetto c'è: avrei preferito che il migliore amico emergesse di più e prima, per guadagnare un contatto emotivo con lui e legarmi, di conseguenza, di più all'esperienza della protagonista nel finale; inoltre, qui e là la forma può risultare un po' ingarbugliata - detto questo, si legge bene, ed è l'ennesimo passo su una strada ricca di miglioramenti che vedo da un bel po' nei tuoi racconti. Stai affrontando un bel percorso, e mi fa piacere poterlo seguire, per quanto a puntate.

2. Di pura razza italiana di Maurizio Ferrero
Bel pezzo, rende piuttosto bene la quotidianità della situazione paradossale. Il finale non è dei più forti (è una punchline, per cui se ti è già venuta in mente, quando la raggiungi ti colpisce meno), ma sostanzialmente funziona.
Un paio di passi la cui forma mi ha fatto un po’ torcere il naso: le leggi sulla legalizzazione lasciano un retrogusto di ripetizione, e il commento sulla “palla di fango” è una svolta un po’ forte di registro rispetto alla cordialità semiformale del resto del testo.
Per il resto, bella prova.

3. Il Seme della Follia di Alessio Magno
Incontro qui lo stesso problema che ho già avuto più volte, nel giudicare i racconti di questa edizione.
Quando il tema invita molto alla critica sociale, sfornare racconti che prendano è arduo.
Non ho molto da dire sulla forma (anche se il dialogo iniziale è un po' troppo prolungato, a mio parere); il problema è a monte.
Una critica sociale di questa portata - vale a dire, di respiro quantomeno globale - richiede tempo e spazio, per respirare e maturare, altrimenti - per quanto sia ben scritta - avrà sempre il retrogusto dei post filosofici di prima liceo miei e dei miei compagni di classe.
D'altro canto, concentrarsi sulla storia, o sui personaggi, toglie spazio all'idea di fondo, al "messaggio", che infatti è la didascalica chiusura del racconto.
Il risultato è una riflessione forzatamente semplice, veicolata da personaggi per cui non ho motivo per né spinte a provare empatia, in una trama che si riduce alla scenografia di una singola scena in uno spettacolo teatrale,
Non voglio risultare più polemico delle mie intenzioni: date queste premesse, hai prodotto un testo apprezzabile; tuttavia, nonostante la tua bravura, questo racconto nello specifico è molto svantaggiato nel catturare la mia attenzione (si tratta, peraltro, del mio gusto, tutt'altro che universale).

4. Morire soli di Andrea Partiti
Ottimo spunto, esecuzione meno che eccelsa.
Ci sono un paio di errori formali (due verbi mancanti, per dire), ma niente di terribile. La scelta del monologo è originale per Minuti Contati, ma non fa molto per stimolare la mia immaginazione (molti scenari, ma pochi dettagli salienti, poche connessioni emotive, pochi hook che mi permettano di entrare in ciascuno di essi).
Il finale ha la sua forza (e trasforma il discorso in un quasi-racconto, perché dipinge un protagonista dalla personalità ben precisa), in parte intaccata dagli scenari che lo precedono: in diversi di essi, la morte dell'umanità è lenta, triste e probabilmente molto noiosa. Insomma, "a una morte normale e sola ne preferisco una straordinaria e collettiva" è una figata, ma molti degli esempi dati sono solo altre forme di morti normali e sole. Processi lunghi ricchi di agonie isolate: tutto il contrario dell'evento definitivo da non perdere.

5. Reazioni di Gabriele Dolzadelli
Apprezzo lo sforzo, ma sono costretto a confessare che il pezzo non mi ha convinto.
Partiamo dai like: dall'inizio del racconto, la prima informazione che dai - e quella che ripeti più spesso - è la discesa misteriosa delle reazioni. Interessante: viene da chiedersi che cosa ci sia all'origine della caduta. Il mondo sta finendo intorno al protagonista, ma lui si rifugia nel suo piccolo regno virtuale finché può? Qualcuno sta agendo nelle ombre? Il protagonista ha fatto una gaffe tanto paradossale da non entrare neanche nel suo radar, e dunque non ha speranze di risolvere il suo problema?
Niente di tutto ciò: semplicemente, le reazioni scendono. Trascinano con loro il protagonista, che finisce per andare in overdose e morire, intenzionalmente o meno, a causa dell'insicurezza causata dal fenomeno.
L'assenza di risoluzione del mistero ci sta: la prima perdita di like poteva benissimo avere motivi banali (o essere una pura e semplice coincidenza), e le altre scaturiscono dal protagonista stesso, che tenta disperatamente di cercare il difetto nei suoi post e, con ogni soluzione, non fa che perdere coerenza e complessità, non fa che diventare sempre meno umano e quindi a perdere sempre più like, finché il circolo vizioso non risulta nella sua dipartita.
Eppure, i ragionamenti del protagonista non sembrano fuori luogo, e tutti suggeriscono (purtroppo) che il pubblico dovrebbe bersi i suoi post "correttivi" come acqua fresca, continuando a suggerire che ci sia un altro motivo, un colpo di scena o una spiegazione che aspettiamo invano fino al finale.
Questo è il primo problema.
Il secondo è che, sebbene casi del genere in senso ampio si siano verificati, banalizzarli in questo modo non è utile né a trattare l'argomento, né a creare una storia efficace: qualunque risultato risulta caricaturale, anche se, come in questo caso, la forma sarebbe all'altezza di un testo molto più forte.
Forse, come è stato scritto sopra, è impossibile non banalizzare in un testo così breve, e con tempi così ristretti: meglio, in questo caso, ripensare il pezzo da capo.

6. Vedi Venezia e poi… di Roberto Masini
Ottima idea, che intreccia il tema a una storia particolare; buona trama, che nel limite dei caratteri riesce a catturare l'attenzione; anche il protagonista, nella sua semplicità, funziona. Insomma, le premesse ci sono tutte. L'esecuzione, però, lascia a desiderare.
Ho notato solo un errore formale vero e proprio (Natale era vicino, Tornai a Catania), ma resta l'impressione generale di un'attenzione scarsa alla forma, forse causata dai limiti di tempo. Il racconto si apre su un riassunto delle puntate precedenti che frulla motivazioni, emozioni e addirittura una scena d'azione e le trasforma in una didascalia piuttosto piatta: già riformulare le stesse frasi con un ritmo meno monotono e con più espressioni emotive del protagonista avrebbe migliorato tantissimo la parte. L'intero testo risulta affrettato, il ritmo oscilla tra un'efficace varietà e una piattezza monotona, e la provvidenziale risoluzione dei problemi del protagonista, che potrebbe anche essere il punto del racconto, risulta talmente lineare da essere poco convincente. Il passaggio sulle password, per esempio, avrebbe potuto funzionare, con un'altra forma, proprio perché avere password banali, anche ad alti livelli, è un passo falso ancora relativamente comune, ma scritto com'è nel racconto suona come "Qui c'era una di quelle scene poco credibili da telefilm in cui indovinano la password guardando il nome del cane o il libro preferito, ma non avevo voglia/spazio/tempo di scriverla, quindi ci piazzo 'sto segnaposto".
Insomma, riscritto - e, al di fuori del contest, anche ampliato - ha potenzialità.

7. Un’altra vittima dell’allarmismo di Valerio Covaia
L'idea dietro il tuo racconto è potenzialmente funzionale, ma si lascia intaccare dalla forma.
Partiamo dalle cose più semplici: ci sono, qui e là, veri e propri errori che rallentano la lettura: si fermò, immobile è ridondante in assenza di ulteriore contesto, la signora Marta Della Corte diventa la Signora Della Corte più avanti, e ad il va sostituito da al. Niente di terrificante, intendiamoci: roba che vien via con una rilettura a freddo.
Il secondo, e più grave, problema formale è la struttura del testo: con l'esperienza s'impara a variare la lunghezza e l'organizzazione dei periodi per dare ritmo a un racconto (esercizio in cui ho avuto risultati meno che ottimi anch'io, in questa edizione), ma fin da subito è bene allenarsi a evitare come la peste (pun intended) il famigerato wall of text, il muro di testo. Staccare argomenti, momenti, sensazioni tra loro permette di dare un ritmo alla lettura, che altrimenti raggiunge la testa del lettore come una messa letta dalla fedele più anziana nel dormiveglia. Qui sotto ti lascio un esempio di possibile divisione per il racconto, molto semplice e basilare, fondata sugli stacchi di argomento, momento, esperienza. Ci sono altre possibilità, naturalmente, ma già così puoi farti un'idea di potenziali miglioramenti.
Ultima nota dolente, il rapporto tra generale e particolare: la nostra protagonista è Una Signora. Si accorge di aver ceduto in prima persona all'allarmismo, ma non scende in esempi e dettagli che ci trascinano nella storia e ci fanno sperimentare il suo cedimento - ce ne informa, e basta. In questo caso vale appieno il principio show, don't tell, per evitare la sensazione di una lista della spesa; soprattutto, in questo o altri modi, andrebbe personalizzata ulteriormente la protagonista.
Voler creare un personaggio generico in cui il pubblico si possa immergere ci sta: è quello che hanno fatto, per dire, con Neo in Matrix, e quella sceneggiatura - per un film d'azione al volgere del millennio - aveva i controcoglioni. Però, nonostante Neo sia in buona sostanza un blank slate in cui rispecchiarsi, pensa a quante cose ci arrivano di lui: è bravo in qualcosa (hacking), è socialmente isolato, ha una vena ribelle, cede facilmente alla paura (all'inizio)... E tutti questi particolari non ci vengono spiegati, ma mostrati in specifiche scene. Certo, in un racconto non si può proiettare una scena cinematografica, ma si possono descrivere azioni e momenti, incorporare emozioni in specifiche reazioni fisiche, scrivere dialoghi e così via.
Ti consiglio di prendere questo punto di partenza e usarlo come cavia per sperimentare con le diverse tecniche di scrittura a tua disposizione, per capire quali dritte seguire, quali ignorare, e quali rigirare a tuo piacimento, con l'allenamento.
PS: il cognome Della Corte, considerato il tema del racconto, è una scelta azzeccatissima, ed è proprio il genere di piccolo accorgimento che può migliorare il testo. Ti consiglio di costruire a partire da quel tipio di intuizioni/ragionamenti.
Il Crocicchio è un punto tra le cose. Qui si incontrano Dei e Diavoli e si stringono patti. Qui, dopo aver trapassato i vampiri e averli inchiodati a terra, decapitati, bruciati, si gettano al vento le loro ceneri.
Il Crocicchio è un luogo di possibilità.

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Re: Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#7 » lunedì 24 febbraio 2020, 21:39

Giovedì scade il tempo e vi mancano solo le classifiche di Polly Russell e Dario Cinti. Ricordo che dopo ogni mio controllo le classifiche già postate non possono più essere modificate.

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Dario17
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Re: Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#8 » martedì 25 febbraio 2020, 19:10

1. Reazioni
2. Paralisi
3. Di pura razza italiana
4. Il seme della follia
5. Vedi venezia e poi...
6. Un'altra vittima dell'allarmismo
7. Morire soli


DI PURA RAZZA ITALIANA

Mi ha stuzzicato la narrazione in prima persona stile intervista, con il "botta" ma senza il "risposta". Tuttavia in questi casi sarebbe servita una migliore struttura per rendere più facile la lettura, tipo puntini di sospensione oppure righe vuote al posto delle risposte omesse della giornalista. Tipo:
- Buongiorno
- ...
- mi scusi, la geografia
- ...
- Certo, ho la cittadinanza

Alla fin fine il senso del macabro dovuto al parallelismo carne umana/animale fa il suo dovere, ma non mi ha molto colpito ne tantomeno ho visto un po' di originalità nei particolari, molto gradita se si usa come soggetto un qualcosa come il "cannibalismo industriale" di cui si è già scritto, visto in un film o in una serie tv.
I vegetariani/vegani che lasciano certificati di gradimento? Se l'intento era quello del paradosso totale, avresti dovuto spiegarlo o giustificarlo meglio, così rimane un nonsense gratuito.
Struttura un po' confusionaria.
C'è la fobia del cibo trattato e anche quella dello straniero. Ok.
SO TRE CHILI E OTTO, CHE FACCIO, LASCIO?
_

MORIRE SOLI
È allo stesso tempo facilissimo e difficilissimo commentare questo racconto. Anche perchè non lo è.
Un 80% di nozionistica da enciclopedia del web ed il resto è il giudizio del narratore, non di un protagonista, che dice la sua sconfinando nel poetico e negli aforismi.
Un depliant interessante, ma nulla di più.
Sarebbe stato forte se il tutto fosse stato un diario di un Mr X che avesse sperimentato tutte le catastrofi tramite un artificio narrativo fantascientifico oppure fantastico. Ma non lo è, ahimè.
L'unica fobia degna di esistere è quella di morire da solo? Quello è il messaggio? Se così fosse, nemmeno in tal maniera sarebbe rispettato il tema visto che la paura di morire in solitudine non è certo una fobia moderna, ma vecchia quanto il cucco.
WIKITEDIA

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REAZIONI
Leviamoci subito il pensiero delle cose che non vanno: un paio di refusi di poca importanza e qualche virgola di troppo, sopratutto nellla prima metà del racconto, che rendono la lettura troppo sincopata.
È decisamente un bel racconto sia per il tema della fobia da social network, scelta originale e funzionante, sia per come sappia tramite la narrazione condurre all'inequivocabile ma giusta fine, con una bella ciliegina amara sopra la torta.
Finita la prima lettura avevo trovato i numeri un po' esagerati, sono like da calciatore del Real Madrid oppure da modella di Victoria's Secret quelli, poi ho cambiato idea. Perchè quei numeri alti danno senso di esagerazione, di popolarità e quindi esaltano ancor di più la patologia di Mike.
TRILLO DI NOTIFICA

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IL SEME DELLA FOLLIA
Il ritmo della narrazione è sostenuto, scritto benino e c'è il giusto mix tra dialogo e descrizione.
L’umanità avrebbe avuto la meritata quiete, la giusta ricompensa per aver perdurato nel corso dei secoli, attraversando le molteplici fasi della propria sanità mentale collettiva e individuale in esponenziale crollo fino allo stato terminale corrente. Quest'ultima frase è una vera e propria mattonata e di difficile comprensione. Snellirla era d'obbligo.
ma l’onore e la gloria sarebbero stati tutti i suoi l'articolo "i" da segare.
Il peso che grava su questo racconto è questo: troppo banalotto come soggetto.
Hai riesumato troppi luoghi comuni: lo scienziato, l'intelligenza arificiale come assistente, il leader politico senza scurpoli, lo spiegone del cattivo tramite parabole ed astrattismi, il bene utilizzato come male...Intravedi la conclusione del racconto ad anni luce di distanza, purtroppo.
Il tema è poco centrato anche se riconosco una bella dose di ricerca di originalità.
Il racconto parla della CAUSA delle paure tutte (e quindi non di quelle dei nostri giorni com'era richiesto dalla traccia) e non delle fobie in sè. Se lo scenziato avesse isolato il germe che provoca il razzismo o la paura dello straniero, per esempio, sarebbe stato più attinente.
JARVIS. A VOLTE DEVI RISCHIARE LA CERTEZZA, PER OTTENERE UN'INCERTEZZA.

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PARALISI
È scritto bene, siamo proprio accanto alla protagonista mentre si leggono via via tutte le righe di questo racconto. Certo, c'è una bella dose di luoghi comuni sulla primavera, alberi nelle vie e panni stesi. Non un male in queste quantità, ma mi sarebbe piaciuto che il trauma psicologico post-traumatico avesse distorto come Cinzia percepisca il suo quartiere in modo diverso, deformato magari.
Vetri delle finestre rotti come i vetri della macchina?
Lenzuola macchiate di sangue, come quello perso dal suo migliore amico?
Ecco, l'incidente.
È il fulcro del racconto e del tema, ma è troppo oscuro e confuso. L'amico era nell'autobus? O era nella macchina? E quel "nulla di grave" me lo fa perdere troppo d'intensità anche se le conseguenze fisiche di Cinzia sono lievi.
Nulla di grave sti cacchi, le hanno lasciato un trauma tosto, no?
Quali sono i rimproveri ai tempi della scuola? Magari metterne uno o due subito dopo averli citati davano meglio l'idea.
Un finale rassegnato, ma coerente.
Il tema è centrato in pieno: Paura della strada.
INCROCI PERICOLOSI

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VEDI VENEZIA E POI...
Così tanto materiale in un racconto con limite di 3000 caratteri e rotti soffre troppo.
L'incipit è di livello, da grande romanzo. Sono alcuni buchi di trama che svalorizzano il tutto.
Un boss criminale uccide mio fratello giornalista per aver scritto un articolo infamante su suo conto e nessuno mi crede??? Non riesco a farlo condannare magari e ci sta, ma che nessuno creda ad una vendetta che è quasi un clichè...
Poi si sviluppa una sequenza di eventi troppo stringata, a tratti anche un po' facilona come l'amico scassinatore disponibile, le password banali e l'incrocio per strada del nemico di una vita.
Non è scritto male, intendiamoci, ma è più simile ad una sinossi o ad un riassunto da recensione.
Il finale è un salto temporale incredibile: 20 parole ed un boss è in un albergo a Venezia (grazie Google) sta per rimanerci secco guardando il ponte? Ho capito bene?
Peccato, una fobia così specifica ed originale avrebbe meritato qualcosina in più.
Tema beccato al 100%.
E QUESTO È UN PONTE CHE NON SI COMPRA, SIGNOR WAYNE

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UN'ALTRA VITTIMA DELL'ALLARMISMO
Siamo nella testa di una signora che mentre svolge delle comissioni elucubra sulla propria vita e sulla società in generale. Stop.
Non succede praticamente nulla.
L'unica azione concreta è difatti una non azione, cioè l'improvviso esimersi da premere ripetutamente il pulsante rosso dell'ascensore (che non capisco perchè vada schiacciato a manetta tra l'altro...).
Vi è un tonfo di origine e cause ignote, irrilevante per una trama che non c'è.
La prosa non è eccezionale: un paio di frasi sono eccessivamente lunghe, a volte forzi con termini troppo solenni e molti orpelli potrebbero essere tolti senza remore.
Ma, anche di fronte ad un capolavoro di sintassi e di periodo, vi è un vuoto di contenuto micidiale.
Dev'esserci un qualcosa che scateni interesse nel lettore, è la regola base.

Con tutta l'umiltà possibile da parte mia, ti consiglio di riprovare a scrivere, il racconto, , per puro diletto intendiamoci, mettendo un evento che generi conflitto e magari interesse.
Te ne butto li un paio.
La signora Marta Della Corte evita di dare una mano ad uno straniero e quello ci rimane secco, scatenando un'ondata di pentimento?.
La signora Marta della Corte ha dei figli terrorizzati dagli immigrati e piano piano riflettendoci scopre di esserne lei la causa con un cattivo esempio domestico?
Buon lavoro!
QUO VADIS?

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Re: Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#9 » mercoledì 26 febbraio 2020, 20:22

Un giorno alla scadenza e manca la classifica della sola Polly Russell.

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Re: Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#10 » giovedì 27 febbraio 2020, 20:30

1) Morire soli di Andrea Partiti
Ciao Andrea. Non è detto che un flusso di coscienza debba non essere considerato un racconto. Certo se andiamo a cercare il pelo nell’uovo non ci stai effettivamente “raccontando” una storia, ma comunque ci rendi partecipi del pensiero del narrante. Quindi per me, ci sta e mi piace anche. Mi piace la linearità e la sensazione di asetticità che dai nel decalogo delle calamita e delle morti in solitaria e mi piace la considerazione finale, egoista fino all’estremo ma più che plausibile. Quindi, molto strana ma una buona prova.


2) Di pura razza italiana di Maurizio Ferrero
Ben trovato! Una buona prova, trama gradevole con un bell’effetto sorpresa finale che ti toglie quell’amarognolo dell’avere capito subito che si trattava di carne umana. Come ti hanno già fatto notare il dialogo fatto da un solo personaggio è vincente sulle corte distanze, come minuti contati, non pesa e anzi caratterizza il narrante dal modo di parlare. Dai modi di dire oltre che dai concetti che esprime. Purtroppo anche secondo me il tema lo hai appena sfiorato. C’è il razzismo, sotto molti fronti è su più livelli “mia madre è di Reggio Calabria” ma è sempre razzismo non una vera e propria psicosi, la psicosi sta nel fatto, a mio avviso, di mascherare il proprio razzismo con i vari “ci rubano il lavoro”, “sono tutti palestrati”, “ci attaccano il virus X”. Intendiamoci mi piace parecchio, ma non lo vedo così attinente.
Nessun appunto sullo stile, come sempre lineare, duro e preciso. Sei nato per il pulp secondo me.

3) Reazioni di Gabriele Dolzadelli
Ciao Gabriele. Fino al suicidio, il tema, a mio avviso, lo avevi solo sfiorato. Per quanto siano tutti a caccia di like forse non la considererei una vera e propria psicosi, ma magari è solo perché sono ottimista. La parte che non mi quadra molto è il tracollo dei like. Capisco che ai fini della trama ce ne freghi il giusto e che a te serviva solo un “movente”, però viste tutte le domande che lui stesso si pone, un accenno sul perché sia di moda mi sarebbe piaciuto. Anche perché dai like che ha in partenza, come minimo deve essere un influencer, o comunque uno che ci passa la giornata sui social. Anche il suicidio arriva troppo presto, non ha nemmeno provato una fake news sugli immigrati, o una foto nudo... insomma l’idea è buona però forse dovresti aggiungere qualche dettaglio. La frase finale è ottima e struggente e nei racconti brevi, amo un finale a effetto.

4) Paralisi di Alexandra Fisher
Ciao Shanda!
La fobia della tua protagonista è resa, in alcuni punti, in modo magistrale. Il suo contare le strisce pedonali per esempio, rende l’idea in modo perfetto e ti fa empatizzare con lei.
Purtroppo credo che tu sia andata fuori tema, perché quella che ci narri è una fobia da trauma, una psicosi che ha un senso e che è ben lontana dall’isteria di massa montata da chiacchiere da bar, inutili. Non ho capito la dinamica dell’incidente, nel senso che all’inizio credevo che un auto fosse uscita fuori strada e avesse distrutto la panchina dove lei era seduta, salvata al volo dal fratello, poi quando hai parlato dell’autobus, dell’incrocio e del suo migliore amico mi sono persa. Comunque mi hai fatto empatizzate con lei, e non è poco.
Occhio, che gli anatroccoli ancora non volano. XD


5) Il seme della follia di Alessio Magno
Ben ritrovato Alessio.
Inizio col dire che chiamare il dottore e non l’AI “Jarvis” è una finezza da nerd niente male. Oppure è un caso e l’unica nerd qui sono io e tu non sai di cosa io stia parlando; per cui non te lo spiegherò per dispetto.
Questo racconto è molto più scorrevole di altri tuoi che ho letto, e noto che hai lavorato sullo snellire le frasi, bene! ma devi sforbiciare ancora un po’ perché in un paio di punti risulta ancora ampolloso.
È poco credibile che il cattivo faccia un discorso da cattivo, più probabile pagare il brevetto e magari farglielo raccontare, la sera, alla moglie. Per esempio. Oppure farci vedere che lo distribuisce come virus a una nazione nemica direttamente.
Comunque l’idea è buona, mi piace, con un ritocchino ne verrà un buon lavoro.


6) Un’altra vittima dell’allarmismo di Valerio Covaia
Ciao Valerio. Hai ragione, ognuno può e deve scrivere come meglio si sente ma fidati se ti dico che, se mai passerai da un editor o da una CE seria, ti tritureranno talmente tanto le palle con le eufoniche che le eliminerai anche tu. Fallo subito e risparmi tempo. XD
Alcune frasi le ho trovate un po’ ampollose ma visto che te lo hanno già fatto notare non mi dilungherò. Il problema principale di questo racconto è che, di fatto, non accade nulla e non abbiamo idea del perché questa signora venga improvvisamente colta da illuminazione. Mi spiego: lei torna dalla spesa, le fanno male le mani, i suoi figli sono due scansafatiche e non l’aiutano. In che modo questi eventi le fanno scattare in testa che sta sbagliando il modo di rapportarsi col mondo? E se gli eventi sopra esposti non c’entrano nulla con la folgorazione, che ce lo hai detto a fare? Potevi usare quei caratteri per farci vedere qualcosa allora, che so, una tizia x che scansa un’africano, o un autobus pieno di gente con mascherina, guanti in lattice e spray disinfettante che le passa davanti e non avresti avuto bisogno di raccontarci come si era evoluta quest’ultima psicosi: l’avremmo vista. Comunque tranquillo, con un po’ di lavoro ne può venir fuori un buon racconto.



7) Vedi Venezia e poi... di Roberto Masini
Ciao Roberto. Mi spiace ma questa volta non mi hai convinto, in primis per un uso alternativo della punteggiatura che m’ha fatto leggere il racconto a singhiozzi. XD
Purtroppo è tutto un susseguirsi di cliché, il mafioso sul trono, l’amico scassinatore, perché il fratello di un giornalista dovrebbe avere un amico scassinatore? Le password semplici, a meno che non sia 1234, nessuna password di una persona che non si conosce affatto può essere semplice. Fino alla definizione della fobia sul computer: per quale motivo uno psichiatra dovrebbe spiegarsi da solo che cosa è la fobia che ha riscontrato in un paziente?
Tra l’altro non mi spiego nemmeno perché il protagonista si stupisca di vederlo a Catania (così lontana da Palermo) e non si sia stupito di vederlo a Genova.
Polly

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Re: Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#11 » venerdì 28 febbraio 2020, 14:28

Molto bene, anche qui sono arrivate tutte le classifiche.

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Re: Gruppo STRANIERO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#12 » lunedì 2 marzo 2020, 18:54

Ecco a voi i miei commenti e classifica:

1) Reazioni, di Gabriele Dolzadelli
Bello, mi è piaciuto. Bella l'idea e ottima trattazione del tema. Certo, per raggiungere il massimo avresti potuto fare una semina diversa, magari dando qualche indizio in più sul perché gli stesse accadendo proprio questo (senza, naturalmente, che lui li recepisse). E sul finale una maggiore cattiveria ci sarebbe stata con la ragazza che posa il cuore e subito posta la foto allontanandosi per controllare i like. Detto questo, per me un pollice quasi su.
2) Di pura razza italiana, di Maurizio Ferrero
Ho trovato molto interessante la forma da te proposta anche se devo rilevare che nella parte iniziale ho faticato perché c'è qualcosa che non gira adeguatamente e penso sia rintracciabile nella questione geografica Roma/Calabria, insomma c'è un punto in cui sembra un botta e risposta e fa rallentare di molto la prima fruizione. Qualche problemino anche su finale con la questione della mascherina mancante che, a mio avviso, poteva essere messa giù meglio e in modo più efficace. Il tema c'è anche se risulta decisamente diluito e mi verrebbe difficile, non sapendolo a priori, beccarlo. Nel complesso, un pollice tendente verso l'alto, convinto.
3) Paralisi, di Alexandra Fischer
Dunque, ritengo il tema preso al pelo perché trattasi di una fobia che è comunque legata ai giorni nostri e generata dai ritmi concitati della vita di città che risultano spesso causa di incidenti stradali. L'immagine di questa donna che rimane chiusa nel suo loop e quindi bloccata in un'isola cittadina senza riuscire a tornare sui suoi passi è molto bella, ma avresti potuto scandirla meglio perché alcuni passaggi risultano un po' confusi. Per me, tutto sommato, un pollice tendente all'alto.
4) Il Seme della Follia, di Alessio Magno
Idea molto buona, ma racconto, come da te stesso ammesso, ancora da sbozzare con tutto il suo quid infilato nel frasone di Thompson e questo non è mai un bene perché riduce il complesso a uno spiegone. Da rivedere senz'altro dandogli una diversa struttura perché ha potenzialità alte. Tema preso in pieno e con grande originalità. Nel complesso, direi un pollice tendente all'alto anche se al pelo pelo.
5) Morire soli, di Andrea Partiti
Sì, un testo decisamente strano e anche sperimentale. Certo è che ha poco di un racconto e l'unico sprazzo di vita lo si trova nel finale mentre invece ti mantieni su una totale asetticità in tutto ciò che lo precede e, secondo me, questo è un errore. Ovvio, il tema è presente. Per me un pollice ni che punta verso il positivo perché, sempre a mio avviso, dovevi mettere qualcosa di dissonante (rispetto all'elenco) e seminarlo in modo da preparare in modo più organico (in relazione alla forma racconto) il finale.
6) Vedi Venezia e poi…, di Roberto Masini
Sì, questo racconto non ti è uscito con il buco... Troppe coincidenze e tutte insieme, troppi clichè, il protagonista che rimane lontano dal lettore non permettendogli di empatizzare, situazioni forzate fino al finale con il boss che si trova in questo stabile veneziano, come fosse facile passare inosservati a Venezia con un corpo immobile sulle spalle... Insomma, questa volta non mi hai proprio convinto. Non un pollice giù perché si legge, ma un ni che sa un po' di un "Beh?". Capita, Roberto. Ti aspetto alla prossima!
7) Un’altra vittima dell’allarmismo, di Valerio Covaia
Molto ti è già stato detto e sappi che condivido ogni appunto che ti è stato mosso con particolare rilevanza per il fatto che non succede nulla, nel racconto, che possa giustificare la "rivelazione" vissuta dalla protagonista. Tu dirai che si tratta di riflessioni che ognuno può fare andando a far spesa ed è vero, ma perché proprio quel giorno questa signora è arrivata a questa conclusione e attraverso quali profondi pensieri? Anche perché quelli che ci mostri sono ragionamenti piuttosti lineari e sostanzialmente semplici, quindi nulla che possa procurarle uno scombussolamento interno tale da portarla a un punto di svolta nella sua vita. In più, vorrei porre anche il faretto sulla forma esteriore del tuo scritto: non un a capo, nulla che alleggerisca la lettura in tal modo schiacciando il lettore e non favorendogli certo la fruizione del pezzo. In buona sostanza, un pollice ni.

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