Il sorriso del maiale

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il due gennaio sveleremo il tema deciso da Maurizio Ferrero. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
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Luca Nesler
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Il sorriso del maiale

Messaggio#1 » mercoledì 11 marzo 2020, 14:46

Il cielo era grigio e l’odore di muschio si diffondeva tra le colonne del chiostro. Un nuovo urlo dalla cella di fra Antonio superò il mormorio dei frati in preghiera. Simone si fece il segno della croce.
Uscì nel cortile e seguì il vecchio muro fino alla nicchia col pollaio. La nebbia stava raddensandosi attorno al convento come un cattivo auspicio. Scosse il capo.
Non devo dar retta a Padre Umbertino
«La sua è quasi superstizione.»
Nella nicchia lurida le galline sembravano irrequiete.
«Che succede, ragazze mie?»
Ecco cosa: un uomo era sdraiato di fianco al pollaio. Un uomo robusto, il viso sporco e la barba stropicciata e infarcita di foglie secche. Russava sdraiato contro la muffa scura nell’angolo, le dita intrecciate sulla pancia. Sotto al braccio spuntava il manico di quella che poteva essere un’accetta.
Com’era entrato?
Il ragazzo si voltò a controllare il portico da cui venivano ancora le salmodie dell’ora terza. Spostò lo sguardo al portone: la spranga era calata e il legno integro.
Si chinò sullo sconosciuto e lo scosse. «Fratello?»
L’uomo si riscosse imprecando. Si schiarì la gola e sputò sullo sterco di gallina.
«Perdonami, ragazzo. Non ce l’avevo con te.»
Simone sorrise. «Chi siete? Come siete entrato?»
L’uomo si mise seduto. «C’è un buco sotto al muro di cinta. Da fuori si vede bene.»
«Perché non avete bussato al portone? I frati sono qui per aiutare.»
L’uomo lo squadrò. «Tu non sei un frate?»
«Sono novizio.»
«Oh, un novellino. Meglio così. Io… non sono proprio un gran cristiano. Come ti chiami?»
«Simone. E voi?»
«Lucio. Quanti anni hai?»
In quel momento l’urlo di fra Antonio risuonò sopra lo spiffero del vento tra le crepe.
«Diciannove.»
«Chi accidenti è che bestemmia in un convento?»
«Fra Antonio. Da ieri non è in sé.»
«Che gli succede?»
Simone scrollò le spalle. «Mistero. Ma voi? Vi nascondete?»
«Già, per un po’ è meglio se non mi faccio vedere in giro.»
Lucio si alzò. Alla cintura portava proprio un’accetta. Sul manico c’erano macchie scure.
«Ma potresti portarmi da mangiare. È parecchio che digiuno e non è mica Quaresima, no?» rise.
La campana suonò e Simone trasalì.
«Le orazioni sono terminate e io sto facendo tardi. Devo ritirare le uova e aiutare fra Tommaso a mondare la verdura, ma vi porterò qualcosa.»
Si chinò ad aprire la gabbia e raccolse rapidamente una dozzina di uova. Ne porse uno a Lucio. «Vi prego solo di non spaventare le galline.»
L’uomo sorrise, prese l’uovo e lo sollevò a mo’ di brindisi.
«Grazie, fratellino.»
Il ragazzo si affrettò nell’orto e tornò verso la cucina con tre cespi di lattuga. Prima di entrare si voltò. Lucio era tornato nel suo rifugio vicino al pollaio. Doveva essere un brigante.
In ogni caso bisogna aiutare i bisognosi.
Fra Tommaso e Felice sbucciavano patate. Avevano lo sguardo torvo.
Una nuova bestemmia riecheggiò.
«Come sta fra Antonio?» chiese Simone posando la verdura.
«Non hai le orecchie?» disse Felice.
«Calma» disse fra Tommaso «Non è il caso di essere sgarbati. Sta come ieri, ma padre Bernardo ha un’idea.»
«Quale?»
«Ha disposto che tu e Felice saltiate lo studio. Ci sarà bisogno dell’aiuto di tutti.»
Simone cominciò a staccare le foglie al primo cespo. «Per fare cosa?»
Felice sbuffò. «Anche il padre Custode si è fatto convincere da Padre Umbertino.»
«A questo punto ci ha convinti tutti.» Disse fra Tommaso. «Non è evidente? Fra Antonio è posseduto.»
Il silenzio calò nella cucina. Simone tornò ad occuparsi delle verdure cercando di ignorare i dubbi che gli si assiepavano nella mente.
«Conto su di voi per il pranzo. Io vado a vedere come sta fra Antonio. Ci diamo il cambio nell’accudirlo e non vorrei che padre Serafino si stancasse troppo.»
Fra Tommaso uscì. Felice si alzò, afferrò un secchio e si avvicinò. «Io ho paura. Tu?»
«Non devi. Dio è con noi.»
«Lo è? E fra Antonio?» Felice scosse il capo. La bocca incurvata in un’espressione delusa. «Vado a prendere l’acqua per la zuppa.»
La zuppa!
Simone aveva dimenticato che Lucio lo stava aspettando affamato. Aveva anche dimenticato di parlarne con fra Tommaso.
Troppe cose in un giorno solo.
Doveva avvisare padre Bernardo.
Ma prima è meglio portargli qualcosa.
Afferrò una ciotola di latte, vi inzuppò una fetta di pane secco e uscì.
I numerosi acquazzoni di quei giorni avevano reso scivoloso il terreno del giardino. Sentì il fango insinuarsi nei sandali, tra le dita.
Lucio era voltato e stava orinando contro l’angolo in cui aveva dormito.
«Eccomi.»
L’uomo si voltò. «Oh, bene. La colazione.»
Prese la ciotola dalle mani del ragazzo e gli sorrise. Si sedette e cominciò a mangiare.
Simone si accovacciò di fronte a lui. Le galline non sembravano essersi calmate.
«Ditemi la verità, siete un assassino?» gli uscì.
Lucio annuì masticando. Non un accenno di pentimento o vergogna.
Mandò giù. «Ma non uno di quelli a cui piace. Sono un mercenario.» Diede un nuovo morso al pane.
«Ma perché?» chiese Simone «Perché ostinarsi nel peccato? Quale vantaggio ne traete?»
«Perché, perché… Mica lo decidi. La vita è così. Tu invece? Ti sei appena staccato dalle mammelle di tua madre e sei già in convento. È perché ami Dio o perché il tuo vecchio è povero come un cenciaio?»
«Non era l’unica alternativa. Sto compiendo una scelta di fede.»
Lucio trangugiò il latte dalla ciotola e gliela porse pulendosi con la manica.
Un urlo tremendo ruppe il silenzio. Ancora fra Antonio.
«E del frate sacrilego che mi dici? È pazzo?»
Simone si voltò verso la finestra del fratello. Sospirò.
«Gli è capitato di prestarsi per una giuria di boni viri in un processo inquisitorio.»
«E allora?»
«Non è più lo stesso. I frati dicono che è…»
«Impazzito?»
«Indemoniato. Qualcuno crede che il Maligno si sia vendicato di lui perché è un religioso.»
Lucio tirò su col naso. Lo osservò per un momento, si chiuse una narice con un dito e soffiò il muco a terra, poi si trascinò verso l’angolo della nicchia per appoggiarvi la schiena.
«E ce l’avete una gabbia?»
Simone si tirò su. «Niente gabbia. È chiuso nella sua cella.»
«Appropriato.»
«È la sua stanza. Non è il miglior momento per visitare il convento, ma non temete, fratello Lucio, tutto si risolverà, con l’aiuto di Dio.»
Lucio distese le gambe e sorrise.
«Il Demonio è un problema da frati. Io ne ho ben altri.»
Simone si sforzò di sorridere e tornò indietro. La voce del mercenario lo raggiunse «Non temere neanche tu! Me ne starò qui buono buono!»
Lasciò la ciotola in cucina e si infilò nel refettorio e uscì nel corridoio. Il bisbiglio lugubre di padre Bernardo usciva dalla cappella. Entrò facendosi il segno della croce. Il vecchio frate era solo. Gli si accostò.
«Padre, devo dirti una cosa.»
«Simone. Pregavo per fra Antonio, come tutti. Vieni, sediamoci» disse portandosi sulla panca «Ti vuoi confessare?»
«No. Cioè, magari più tardi. Un uomo è penetrato nel convento da un’apertura nel muro.»
Il cigolio della spranga al portone. Uno strillo acuto li fece voltare.
«Eccola.» Disse padre Bernardo.
«Chi?»
«La scrofa. Tu va’ a dire a fra Guido di radunare i fratelli. Io vado a prendere fra’ Antonio.»

Il bronzo risuonò dalla torre campanaria come durante un incendio. Nel giro di pochi minuti la fraternità era riunita in cappella, ognuno al suo posto, in attesa. Simone si appoggiava contro il muro di pietra, tanto freddo e umido che nemmeno il saio e la camicia di lino che portava sotto bastavano a proteggerlo dai brividi.
Dal corridoio entrò padre Bernardo. Lo sguardo teso si spostò sui frati, poi fece un gesto verso il corridoio ed entrarono fra Giovanni e fra Giacomo. Portavano di peso fra Antonio, pallido e sudato. I capelli appiccicati alla fronte e le labbra bluastre. Gli occhi, due fessure dietro cui si muovevano frenetici occhi appannati di sonno.
Fra Leone cominciò a recitare il Pater Noster seguito dai confratelli.
Padre Umbertino aveva studiato più di tutti al convento ed era fermamente convinto che la situazione fosse chiara. Così aveva proposto di imitare Cristo, come era il caso di fare in ogni circostanza. Si alzò in piedi, la Bibbia aperta tra le mani. Alzò la voce, tanto da fare spavento, e cominciò a leggere. «Intanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni.»
Gli sguardi dei frati erano fissi su fra Antonio. Padre Umbertino arrivò alla fine.
«E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare.»
Dalla porta della cappella entrò fra Guido con una corda. Si tirava dietro un grosso maiale. L’animale si dimenava e strillava, mentre il frate, più grosso che furbo, lo trascinava facendo scivolare gli zoccoli sulle mattonelle del pavimento. Fra Antonio bestemmiò e si tirò in piedi. Con una scrollata di spalle lanciò a terra i frati che lo tenevano. Non aveva più nulla dell’uomo spossato di poco prima. Mostrava i denti come una fiera e i suoi occhi erano stretti in un’espressione di odio feroce.
Padre Bernardo alzò le mani e gridò: «Non smettete, fratelli! Pregate!»
Fra Antonio urlò e il padre Custode riprese rivolto a lui: «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo io ti esorto: esci, spirito immondo, da quest'uomo ed entra nel maiale!»
Le candele si spensero e la scrofa strillò come colpita da una frustata. Fra Antonio si abbandonò a terra. Qualcuno corse ad accendere un lume e, alla luce tremante della candela, Simone notò che il maiale sorrideva.

Il convento era in subbuglio. Ogni frate aveva abbandonato il proprio compito e non si faceva che parlare e pregare. Padre Bernardo si era ritirato in un angolo del chiostro assieme a padre Umbertino. Simone sbirciava da dietro a una colonna, cercando di intuire cosa sarebbe successo. Fra Guido non aveva suonato la campana per la sesta, ma nessuno ci aveva badato.
Fra Giacomo raggiunse i padri nell’ombra del chiostro.
«Padre Bernardo» sentì Simone dal suo riparo «la situazione non è buona. La gente del paese era già in subbuglio per le urla blasfeme di fra Antonio. Ora che ho portato la scrofa…»
«Non avrai mica detto per cosa la volevamo!» sbottò padre Umbertino a occhi sgranati.
«Solo al norcino. Un maiale non è un regalo da poco, anche se è una vecchia scrofa. Lui l’aveva da macellare.»
«Che Dio ci protegga!» fece padre Umbertino.
«Com’è la situazione al portone?» chiese il padre Custode.
Fra Giacomo scosse la testa. «La gente s’accalca, fa domande…»
Padre Bernardo annuì. «Chiama Simone.»
«Simone è qui.»
Accidenti!
Uscì da dietro la colonna e avanzò verso i confratelli.
«Non volevo…»
«Simone, avvicinati.» Padre Bernardo gli mise un braccio attorno alle spalle. «Stamani hai detto che qualcuno ha trovato un’apertura nel muro.»
«Sì, padre.»
«Dov’è quest’apertura?»
«Non lo so. Dice che si vede dall’esterno.»
«Mmm. E quest’uomo è ancora nel convento?»
«Temo di sì.»
«E pensi che sia un uomo meritevole?»
Simone sollevò le braccia.
«Va bene, va bene. Non diciamolo agli altri, per ora. Già troppo allarme. Ora abbiamo un demonio in un maiale e, come accade nel Vangelo di Marco, va precipitato in un burrone.»
«Volete…»
«Sì. Dio ci indica la strada attraverso le scritture. Noi siamo ignoranti e non possiamo che seguire le sue orme.»
Padre Bernardo sospirò. «Andrete tu, fra Tommaso e Felice. Va’ da questo intruso e fatti dire dov’è il passaggio. Uscite senza farvi notare e salite attraverso il bosco. C’è un punto a picco sul fiume. Fate attenzione.»
Simone esitò a bocca aperta.
«Ma, il pranzo…»
«Un po’ di digiuno farà bene a tutti nella lotta al Maligno. Sei un giovane di grande fede, Simone, mi affido a te. Che Dio ti aiuti.»
Il vecchio frate si scostò e lo benedì.

Lucio sembrava divertito.
«Lì dentro c’è il demonio?»
«Non scherzare con queste cose» disse fra Tommaso fissando la scrofa. «Non hai visto che ha fatto al nostro fratello.»
«Lucio» cominciò Simone «vorremmo uscire dal passaggio che hai scoperto. Ce lo potresti indicare?»
«E perché mai?»
«La gente si è accalcata al portone. Non vorremmo spaventarli.»
L’uomo rise e liberò un peto. Annuì.
«Sicuro. È sul fianco della vostra fontana.»
«Grazie.»
«Ma dì, ragazzo, dove ve ne andate? C’è un bel po’ di nebbia.»
«Questi sono fatti nostri, brigante!» sbottò Felice.
Fra Tommaso gli posò una mano su una spalla.
«È nostro ospite, Felice. Non badategli: è molto provato.»
Il frate tirò bonariamente un orecchio al novizio e si diresse alla fontana, seguito da Felice col maiale alla corda. La scrofa pareva molto tranquilla.
«Dobbiamo portare quel povero animale in cima alla collina» disse Simone tornando a rivolgersi al mercenario.
«Volete attraversare il bosco?»
Simone annuì.
«Voi frati siete davvero coglioni. Tie’…» Da sotto la giubba tirò fuori un coltello col manico di corno. «Speriamo non ti serva.»
«Grazie, ma non posso.»
«Perché, sei un frate ora? Sei novizio, no?»
Simone annuì.
«Allora prendilo. Solo per proteggerti. Al ritorno me lo renderai.»
Lo prese e lo infilò nella manica del saio. Almeno così Lucio sarebbe stato contento.
Raggiunse fra Tommaso alla fontana.
«Aveva ragione il tuo amico. L’acqua deve aver scavato sotto al muro.»
Il passaggio fangoso, nascosto dalla fontana, era sufficiente a far uscire un uomo.

Mentre entravano nella boscaglia dietro al convento, la nebbia fluttuava sopra le sterpaglie sparse a terra. Gli alberi si contorcevano, scuri e secchi come vecchie ossa. Un odore fetido saliva dal terreno, simile a carne rancida e muffa.
«Che posto orribile» disse Felice mentre la scrofa gli trottava di fianco. «Non ridete, ma padre Umbertino mi ha detto che da queste parti è stato attaccato da una corocotta.»
«E cos’è?» chiese fra Tommaso ridacchiando.
«Una sorta di cane maligno. Un lupo, ma… un mostro insomma.»
«Non farti spaventare, Felice. Fra Umbertino ha una vivace fantasia, a dispetto dell’età. Rende tutto straordinario. Sarà stato un cane.»
Il pendio diveniva via via più erto e la nebbia più opprimente. Dove non c’erano rovi, il fango e le foglie li facevano scivolare. Tutti e tre avevano le tuniche fradice di fango gelato.
Simone arrancava respirando a bocca aperta. Di fronte a lui il sedere della scrofa ondeggiava, rosa, coperto da una delicata peluria candida. I muscoli erano definiti, sodi. L’animale era dotato di una certa grazia.
Non mi stupisce che siano appetitosi.
Sensuali.
Simone sentì la bocca asciutta. Si bloccò sgranando gli occhi.
Da dove arrivavano quei pensieri?
Serrò gli occhi e cominciò a mormorare un’Ave Maria.
«Non si vede niente» disse Felice sbuffando. «Di questo passo ci finiremo noi nel dirupo.»
Fra Tommaso gli diede una pacca.
«Coraggio, non essere sempre così negativo. Dov’è finita la tua fede? Dopotutto seguiamo la volontà di Dio. Siamo…»
«Mi hai stufato!» urlò Felice.
Fra Tommaso si voltò a guardarlo sorpreso e risentito.
L’altro riprese. «Stai sempre a rimproverarmi! Sei perfetto tu?»
Il frate abbassò lo sguardo. «Certo che no. Ma nella Regola c’è scritto: i frati ammoniscano i loro frati e li correggano con umiltà e carità.»
«Ma non ordinando ad essi niente che sia contro alla loro anima» concluse Felice lasciando la corda del maiale. «Tu che ne sai della mia anima? E poi, sei tu il maestro dei novizi ora?»
«No, ma…»
«Ma, cosa?»
Simone si fece avanti per raccogliere la corda. «Non litigate.» Come la tirò su, incrociò lo sguardo buio della scrofa e qualcosa in lui fremette.
«Tutti sanno cosa fai, Tommaso. Onanista! Ti hanno sentito gemere nella tua cella, mentre ti procuri piacere!»
«È una menzogna!» gridò il frate.
«E proprio tu mi vieni a scassare la minchia?»
«Felice» intervenne Simone «stai esagerando. Fra Tommaso parla per il nostro bene.»
I due si fissavano. Felice annuì.
«Vero!» gridò «Anzi, voglio essere d’aiuto anch’io.»
Si chinò, raccolse un sasso e afferrò il polso del frate.
«Che fai?» urlò fra Tommaso.
Il ragazzo lo strattonò facendolo inciampare e finire bocconi. Gli bloccò la mano su un tronco e sollevò la pietra.
«Correzione fraterna! Marco, nove quarantatré: se la tua mano ti scandalizza, tagliala!»
Toc!
Il sasso si schiantò sulle dita e il frate strillò. Uno schizzo di sangue bagnò il legno scuro. Felice sollevò la pietra. Tre dita di fra Tommaso erano piegate in modo innaturale, la pelle lacera e sanguinante.
Il sasso crollò ancora e ancora tra le grida sguaiate del poveretto.
Toc! Toc! Toc!
Simone era paralizzato. Non credeva a ciò che vedeva. Possibile che fosse…
Guardò la scrofa: l’animale stava sorridendo come una persona.
Urlò, gettò la corda e corse a valle coprendosi il viso, finché non sentì più il suono dei colpi e le urla. Stringeva il coltello.
potevo aiutarlo.
«Ma come? Pugnalando un fratello! Oh, Dio! Cosa mi stai facendo?»
Si rannicchiò a terra e pianse.

Ritrovò la forza che era quasi il crepuscolo. Riprese a correre. Doveva avvisare padre Bernardo.
Arrivò in vista del portone e si ricordò della gente accalcata. Erano ancora lì. Corse al passaggio nel muro e ci si infilò. Il fango sembrò cercare di ingoiarlo, finché sentì una mano che lo tirava. Era Lucio.
«Calmati, fratellino. Che ti prende?»
«È pazzo! Il mio confratello ha… è la scrofa!»
Un fremito interiore. L’immagine seducente della maiala colpì i suoi sensi. La desiderava. Sentì la resistenza della tunica contro l’erezione.
«Oh Dio!»
«Sta’ calmo, Simone. Sei ferito?»
Il ragazzo corse verso il chiostro. «Padre Bernardo! Padre Bernardo!»
Raggiunse il portico. Qualcuno urlava. Erano i frati.
Si fece avanti con prudenza. Le urla venivano dal refettorio. Lo raggiunse, mosse dentro un passo e fu investito dal caos.
La scrofa era ferma al centro della sala. Sorrideva.
Sono già tornati!
Dietro di lei, fra Guido era nudo e le spingeva dentro, sbuffando coperto di sudore. Padre Umbertino era sdraiato sotto un tavolo e si levava la pelle del viso con una forchetta. Fra Leone picchiava Padre Serafino privo di coscienza e coperto di sangue. Padre Bernardo piangeva cercando di strappare il crocefisso dal muro con un attizzatoio.
Un coltello da cucina si abbatté contro la porta e ruzzolò sul pavimento. Simone si voltò. Felice lo guardava paonazzo digrignando i denti. Ai suoi piedi c’era fra Leone con un coltello nel petto.
Simone corse fuori. Lucio lo bloccò e gli diede una scrollata.
«Che ti prende?»
«Li senti? Sono impazziti! È il Demonio nella scrofa!»
«Allora va’ lì e accoppa quel maiale.»
«Non posso!»
«E allora andiamocene, cazzo!»
«E i miei fratelli? Non posso lasciarli così.»
«Ragazzo, ti devi decidere.»
Simone cercò attorno, come se la soluzione potesse trovarsi tra i ciuffi d’erba e il fango.
«Fallo tu! Cos’è, per uno come te, uccidere un maiale?»
«No! Io col Demonio non mi batto. Te l’ho detto: è roba da frati. E poi ho paura.»
«Paura?»
«Non dovrei? E poi sono fratelli tuoi, mica miei.»
«Ma ti hanno dato ospitalità!»
«Non è sufficiente.»
Simone si immaginò di entrare, scansare Felice e i suoi coltelli, arrivare alla scrofa e…
Cadde in ginocchio, raccolse del fango e ci si imbrattò il volto piangendo.
«Non posso! La desidero, capisci? La voglio possedere come in un cantico perverso! Se mi avvicino sarò preda di un istinto diabolico.»
«Tutto qui?»
Simone sollevò la testa. «Come sarebbe?»
«Fa’ così: va’ dietro al pollaio e lustrati l’arnese per bene.»
«Cosa?»
«Mettiti nascosto e toccati. Così poi non avrai più voglie e potrai fare secco il maiale.»
Simone si asciugò gli occhi.
«È peccato mortale. Io sono un novizio.»
«Sei solo mezzo frate. E non è come farsi una scrofa.»
Simone scosse la testa. Lucio non era una guida affidabile, non sapeva che diceva.
«Senti» riprese quello «pensi che fotterei una scrofa?»
«Certo che no.»
«Io invece non mi sorprendo che lo voglia fare tu. Non hai mai visto una donna, fratellino. Scommetto che quando vai a pisciare non ti guardi nemmeno l’uccello. Avrai i coglioni gonfi come fichi maturi. Sei ingabbiato dalle regole dei frati.»
«Della Chiesa.»
«Di chicchessia» Lucio lo afferrò per le spalle e lo fece alzare. «Fatti questa sega e salva i tuoi fratelli.»

La tensione era sparita lasciando spazio alla lucidità. Simone si sporse nel refettorio, coltello in pugno. Felice era voltato.
Entrò senza far rumore e avanzò verso il maiale. Come previsto da Lucio, non provava più alcuna tentazione. Arrivò davanti alla scrofa e, memore dell’infanzia contadina, si chinò e le aprì la gola con un taglio profondo. Pochi istanti e l’animale cadde con un tonfo. I frati smisero di urlare e si guardarono smarriti.
Erano salvi.

Il fiume scrosciava in lontananza. Ottavia non era giovane, e nemmeno una bellezza, ma la sua risata diceva che era un’amante appassionata.
«Una nutrice? Sembra bellissimo.»
«Che sciocchezze dici, ragazzo?»
«Simone. Ho quasi ventun anni, sono un uomo.»
La donna rise e provò a superarlo frapponendo tra loro il secchio con la biancheria.
«Lasciami stare o mio marito le suonerà a tutti e due.»
«Che ci provi, Ottavia. Lo sai che io ho fronteggiato il Demonio in persona? Se vorrai incontrarmi al fiume domani, te lo racconterò.»
La donna si allontanò ridacchiando. «Tu sei pazzo, Simone!»
Non si sarebbe presentata. Era pericoloso ed era peccato. Ma qualcun’altra, prima o poi, l’avrebbe fatto.
Lucio uscì dalla taverna stropicciandosi gli occhi.
«Allora, fratellino! Sei pronto?»
«Pronto? Ti aspettavo.»
«Bene» disse il mercenario sbadigliando. «Andiamo a prendere a schiaffi questo mercante. Stasera si mangia stufato.»



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Luca Nesler
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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#2 » mercoledì 11 marzo 2020, 14:51

Per aiutarvi ad attribuirmi tutti i bonus:

1- Ambientazione di merda: c'è fango dappertutto, tutto è vecchio e malmesso e il bosco fa più schifo delle campagne attorno a Vercelli! (cit.)
2 - Scena di violenza esplosiva (imprevista): il novizio Felice che frantuma la mano a fra Tommaso nel bosco.
3 - Una creatura (immagino fantastica) da un bestiario medievale: è menzionata la corocotta, scelta appositamente da wikipedia.

cristiano.saccoccia
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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#3 » lunedì 16 marzo 2020, 1:39

Ciao Luca,
sono Cristiano, il tuo "giudice" di girone.
Il racconto mi è piaciuto, ma sarò onesto! La prima parte (insomma prima della scena "violenta") non mi ha colpito molto e il ritmo non era dei più coinvolgenti, ma dopo hai dato il meglio di te e mi hai strappato anche qualche risata, il che è molto positivo. Le scene finali sono davvero d'effetto e hai creato un mix davvero godibile di sacro e profano, divertimento e pseudo-serietà, perversione e religiosità. Diciamo che ho immaginato la versione "horny-italica" di un Signore delle Mosche tra fraticelli. E l'idea mi è alquanto piaciuta.
Quindi ti porgo i miei complimenti, perché nonostante un iniziale disinteresse verso il racconto mi hai poi molto appassionato!

Un cordiale saluto e buona sfida
Cristiano Saccoccia

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Mosaico
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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#4 » lunedì 16 marzo 2020, 8:57

Buongiorno Luca,
intanto mi presento, mi chiamo Marco e sono un “novizio” di Minuti Contati.
Partiamo subito: una buona lettura!
Inizio un po’ lento, ho fatto fatica ad entrare nel racconto. Forse è anche merito di qualche ripetizione di troppo (sdraiato-sdraiato; l’uomo-l’uomo) che in fase di lettura rende tutto cacofonico.
Andando avanti però il racconto diventa vivo, la scena di violenza arriva infatti in maniera esplosiva e del tutto inaspettata.
Il racconto continua in crescendo, arrivando a un finale che mi è piaciuto.
Complimenti.
Piccolo appunto, la frase finale ha un brusco cambio di location, ma questi purtroppo sono i limiti che si affrontano quando si è imbrogliati in un numero di caratteri da rispettare.
Riguardo ai bonus l’unico che mi non mi ha convinto è l’ambientazione.
Più che “raccontare” l’ambiente io avrei optato per “mostrare”.
Non ho avuto la percezione di degrado che mi aspettavo o meglio: non mi è arrivato al 100%.

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Polly Russell
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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#5 » martedì 17 marzo 2020, 15:08

Ciao Luca. Il racconto ha una buona trama e le caratterizzazioni dei due protagonisti sono davvero ottime, ho trovato buono anche il cambio di location e il salto in avanti, con uno strappo sulla vita futura dei due nuovi compari, sopratutto ho apprezzato che in un paio di righe tu ci abbia mostrato gli effetti dell’avventura nella psiche dell’ex frate.
Hai sovrabbondato con i nomi, non ci serve sapere come si chiamino tutti i frati del convento, ogni volta che ne nomini uno devo sforzarmi di ricordare chi sia pensando che abbia una qualche importanza, per poi scoprire che dopo quella scena non lo vedremo più, o quasi. In molti casi te la saresti potuta risolvere con l’anonimato, un frate, il confratello, il religioso e via andare.
Per la scena di violenza esplosiva, direi ni. Nel senso che se mi chiedono “esplosiva” mi aspetto una cosetta gore, e lo spappolamento di una mano, nemmeno troppo descritto, è, a mio gusto, troppo leggero. Tra l’altro non capisco perché resti lì a farsi fracassare la mano a sassate, senza reagire in alcun modo, di mani ne dovrebbe avere due. Anche sull’ambientazione sporca ho dei dubbi. L’unica parte che corrisponde alla richiesta è all’interno del pollaio, e mi stupirei fosse pulita. Per il resto abbiamo un cortile, un convento e un bosco, per i quali non ci fornisci dettagli riguardo al loro squallore.
Altro dubbio me lo mette la parte più movimentata del pezzo, quando si cerca di sgozzare la scrofa. Nel senso, ma quanto dura questa scena? Abbiamo un gruppetto di frati intenti a massacrarsi tra di loro e ad auto infliggersi ferite mortali, e Simone ha tutto il tempo di nascondersi dietro al pollaio, farsi una sega e rientrare per risolvere la situazione? Per quanto l’idea del frate che deve masturbarsi per resistere alla tentazione è davvero buona, non ci siamo con i tempi. A meno che tu non riesca a rendere meno feroce il casino che la scrofa sta provocando. Perché così, a mio avviso, arriverebbe a massacro finito.
La parte iniziale sembra lenta, ma in realtà è funzionale al narrato, rievoca alla pace e alla consuetudine del convento, quindi il crescendo di ritmo, mano a mano che la lettura prosegue mi è parecchio piaciuto. Tirando le somme, ci sono un paio di cose da aggiustare ma è stata una piacevole lettura.
Polly

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battaglia.francesco90
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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#6 » martedì 17 marzo 2020, 19:12

Ciao Luca, sempre un piacere leggerti e prenderci a crapate nell’arena. Specie in un periodo come questo in cui c’è bisogno di evadere, non pensare e sorridere. Anche se si tratta del sorriso di una scrofa indemoniata che si fa beffe degli uomini di fede. L’ambiente del monastero, oltre al tema evidente della Sfida, strizza inevitabilmente l’occhio a Il nome della rosa: ci sono monaci corrotti, concupiscenze visionarie e diaboliche presenze, ma a differenza del mostro di Eco, che metteva al bando il “riso” in qualunque sua forma, qui abbiamo una scrofa grottesca che lo esibisce come tratto distintivo e dissacrante. Ho apprezzato il lavoro sulle fonti e i climax visionari, da pandemonio prima nebbioso e poi scatenato, a cui il racconto conduce. Bene anche il finale e, nel complesso, il percorso di crescita del protagonista. Ho trovato la prima parte eccessivamente lenta, poi il racconto decolla. La presentazione-preambolo poteva essere più svelta, ma la qualità dei dialoghi è buona e migliora via via. Avrei lavorato per rendere la bassezza del mercenario un po’ meno piatta e gratuita. Sui bonus: sicuramente sì alla violenza esplosiva. Bestiario alla mordi e fuggi, ma c’è. Qualche dubbio sull’ambientazione, di uno sporco prevedibile che non esce mai dal seminato. Concesso per traslato sul pandemonio umano che diventa scenario. E adesso in bocca alla scrofa (o alla bestia che ti pare!)

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Luca Nesler
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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#7 » martedì 17 marzo 2020, 20:08

cristiano.saccoccia ha scritto:Ciao Luca,
sono Cristiano, il tuo "giudice" di girone.
Il racconto mi è piaciuto, ma sarò onesto! La prima parte (insomma prima della scena "violenta") non mi ha colpito molto e il ritmo non era dei più coinvolgenti, ma dopo hai dato il meglio di te e mi hai strappato anche qualche risata, il che è molto positivo. Le scene finali sono davvero d'effetto e hai creato un mix davvero godibile di sacro e profano, divertimento e pseudo-serietà, perversione e religiosità. Diciamo che ho immaginato la versione "horny-italica" di un Signore delle Mosche tra fraticelli. E l'idea mi è alquanto piaciuta.
Quindi ti porgo i miei complimenti, perché nonostante un iniziale disinteresse verso il racconto mi hai poi molto appassionato!

Un cordiale saluto e buona sfida
Cristiano Saccoccia


Ciao Cristiano, grazie del commento.
In effetti la parte di presentazione del contesto e dei personaggi mi è venuta lunga e lenta. Speravo che un intruso nel convento e un frate indemoniato destassero interesse, ma in effetti non è sufficiente. Ho cercato di costruire un escalation, ma ho sottovalutato la pesantezza della parte iniziale.
Grazie ancora!
Alla prossima!

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Luca Nesler
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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#8 » martedì 17 marzo 2020, 20:13

Mosaico ha scritto:Buongiorno Luca,
intanto mi presento, mi chiamo Marco e sono un “novizio” di Minuti Contati.
Partiamo subito: una buona lettura!
Inizio un po’ lento, ho fatto fatica ad entrare nel racconto. Forse è anche merito di qualche ripetizione di troppo (sdraiato-sdraiato; l’uomo-l’uomo) che in fase di lettura rende tutto cacofonico.
Andando avanti però il racconto diventa vivo, la scena di violenza arriva infatti in maniera esplosiva e del tutto inaspettata.
Il racconto continua in crescendo, arrivando a un finale che mi è piaciuto.
Complimenti.
Piccolo appunto, la frase finale ha un brusco cambio di location, ma questi purtroppo sono i limiti che si affrontano quando si è imbrogliati in un numero di caratteri da rispettare.
Riguardo ai bonus l’unico che mi non mi ha convinto è l’ambientazione.
Più che “raccontare” l’ambiente io avrei optato per “mostrare”.
Non ho avuto la percezione di degrado che mi aspettavo o meglio: non mi è arrivato al 100%.


Ciao Marco e benvenuto! Grazie per il commento.
In effetti, come ho scritto a Cristiano, ho sottovalutato la lentezza della parte di presentazione. Volevo renderla coerente e robusta, ma in effetti è molto lenta.
Riguardo la chiusa, vedila come un epilogo. Forse avrei potuto scriverlo per rendere la struttura più chiara (come ha fatto Roberto), ma già così ero al limite dell'eccedenza caratteri (lol).
Sull'ambientazione ho provato a mostrare un convento trasandato e un bosco morto e spettrale, ma noto che per molti è poco. Sul fatto che l'hai trovato troppo descritto dico che il Boss nei chiarimenti ha specificato che ci dev'essere una descrizione che mostri lo squallore dell'ambiente. Forse l'ho preso troppo alla lettera.
Grazie ancora!
Alla prossima!

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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#9 » martedì 17 marzo 2020, 20:21

Polly Russell ha scritto:Ciao Luca. Il racconto ha una buona trama e le caratterizzazioni dei due protagonisti sono davvero ottime, ho trovato buono anche il cambio di location e il salto in avanti, con uno strappo sulla vita futura dei due nuovi compari, sopratutto ho apprezzato che in un paio di righe tu ci abbia mostrato gli effetti dell’avventura nella psiche dell’ex frate.
Hai sovrabbondato con i nomi, non ci serve sapere come si chiamino tutti i frati del convento, ogni volta che ne nomini uno devo sforzarmi di ricordare chi sia pensando che abbia una qualche importanza, per poi scoprire che dopo quella scena non lo vedremo più, o quasi. In molti casi te la saresti potuta risolvere con l’anonimato, un frate, il confratello, il religioso e via andare.
Per la scena di violenza esplosiva, direi ni. Nel senso che se mi chiedono “esplosiva” mi aspetto una cosetta gore, e lo spappolamento di una mano, nemmeno troppo descritto, è, a mio gusto, troppo leggero. Tra l’altro non capisco perché resti lì a farsi fracassare la mano a sassate, senza reagire in alcun modo, di mani ne dovrebbe avere due. Anche sull’ambientazione sporca ho dei dubbi. L’unica parte che corrisponde alla richiesta è all’interno del pollaio, e mi stupirei fosse pulita. Per il resto abbiamo un cortile, un convento e un bosco, per i quali non ci fornisci dettagli riguardo al loro squallore.
Altro dubbio me lo mette la parte più movimentata del pezzo, quando si cerca di sgozzare la scrofa. Nel senso, ma quanto dura questa scena? Abbiamo un gruppetto di frati intenti a massacrarsi tra di loro e ad auto infliggersi ferite mortali, e Simone ha tutto il tempo di nascondersi dietro al pollaio, farsi una sega e rientrare per risolvere la situazione? Per quanto l’idea del frate che deve masturbarsi per resistere alla tentazione è davvero buona, non ci siamo con i tempi. A meno che tu non riesca a rendere meno feroce il casino che la scrofa sta provocando. Perché così, a mio avviso, arriverebbe a massacro finito.
La parte iniziale sembra lenta, ma in realtà è funzionale al narrato, rievoca alla pace e alla consuetudine del convento, quindi il crescendo di ritmo, mano a mano che la lettura prosegue mi è parecchio piaciuto. Tirando le somme, ci sono un paio di cose da aggiustare ma è stata una piacevole lettura.


Ciao Polly! Intanto grazie. Ci sono alcune cose che mi fai giustamente notare che sono legate al mio tentativo di non staccarmi mai dal PDV di Simone. E cioè i nomi dei frati e il fatto che Fra Tommaso potesse fare qualcosa durante la scena di violenza.
Sui nomi ci ho pensato, ma volevo rendere l'atmosfera famigliare di un convento e, inoltre, Simone li conosce tutti per nome, non si rivolgerebbe a loro con "il confratello" se non parlando con chi non li conosce (cosa che fa con Lucio), quindi ho pensato di lasciare le cose così, ma capisco bene la tua critica.
La violenza: in primis posso dirti che nelle specificazioni ho chiesto a Maurizio che si inteneva per "esplosiva" e lui ha dichiarato che intendeva "inaspettata" e non morbosamente disturbante. Poi, certo che Tommaso può reagire, ma, all'inizio è impegnato a reggersi, visto che è stato trascinato a terra e ha una mano serrata, poi Simone non vede la sua reazione, perché scappa, quindi non l'ho descritta.
Che fosse troppo leggera per i tuoi gusti lo immaginavo :D
Sullo squallore, ho provato anche a rendere il bosco un posto brutto, ma noto che negli altri racconti l'ambientazione è più pesante e in molti mi fate questa osservazione, quindi FUCK niente bonus ambientazione e malus... Parto con un +6...
Sul massacro finale hai ragione, Felice avrebbe ucciso tutti, credo, ma mi sono perso nel caos.
Grazie ancora e alla prossima!

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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#10 » martedì 17 marzo 2020, 20:25

battaglia.francesco90 ha scritto:Ciao Luca, sempre un piacere leggerti e prenderci a crapate nell’arena. Specie in un periodo come questo in cui c’è bisogno di evadere, non pensare e sorridere. Anche se si tratta del sorriso di una scrofa indemoniata che si fa beffe degli uomini di fede. L’ambiente del monastero, oltre al tema evidente della Sfida, strizza inevitabilmente l’occhio a Il nome della rosa: ci sono monaci corrotti, concupiscenze visionarie e diaboliche presenze, ma a differenza del mostro di Eco, che metteva al bando il “riso” in qualunque sua forma, qui abbiamo una scrofa grottesca che lo esibisce come tratto distintivo e dissacrante. Ho apprezzato il lavoro sulle fonti e i climax visionari, da pandemonio prima nebbioso e poi scatenato, a cui il racconto conduce. Bene anche il finale e, nel complesso, il percorso di crescita del protagonista. Ho trovato la prima parte eccessivamente lenta, poi il racconto decolla. La presentazione-preambolo poteva essere più svelta, ma la qualità dei dialoghi è buona e migliora via via. Avrei lavorato per rendere la bassezza del mercenario un po’ meno piatta e gratuita. Sui bonus: sicuramente sì alla violenza esplosiva. Bestiario alla mordi e fuggi, ma c’è. Qualche dubbio sull’ambientazione, di uno sporco prevedibile che non esce mai dal seminato. Concesso per traslato sul pandemonio umano che diventa scenario. E adesso in bocca alla scrofa (o alla bestia che ti pare!)


Ciao Francesco! Sono contento che tu sia tornato qui nel fango.
In breve: prima parte lenta, vero! Ambientazione troppo pulita: ok. Sul mercenario hai ragione, sarebbe stato meglio.
Il parallelo con Il nome della rosa era inevitabile. Pensa che per documentarmi sui conventi francescani ho dovuto anche riguardarmi Marcellino Pane e Vino... per fortuna è un bel film.
Il bestiario mordi e fuggi è vero, ma il Boss in persona ha detto che basta nominarlo, quindi non mi levare anche questo bonus che già sto con le pezze al culo!
Grazie e alla prossima!

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#11 » mercoledì 18 marzo 2020, 10:45

Ciao Luca. Ben ritrovato.
Come sempre, complimenti. Stile ottimo e racconto fluido, ben strutturato e con una bella semina. L'ho saputa apprezzare soprattutto a racconto concluso, perché fino alla fine iniziavo ad essere perplesso sulla presenza di Lucio, non indispensabile alla storia. Ma alla fine mi sono ricreduto per via del suo ruolo nella evoluzione del protagonista.
Ottimo anche il cambio di registro nei dialoghi e la caratterizzazione.
L'unico punto un po' confuso è quello che riguarda la vita nel monastero, dove ho fatto fatica a distinguere i personaggi secondari e i loro ruoli. Però è solo in quel punto. Nel resto è tutto chiaro, a parte la frase finale. No. Ho ben capito chi sia questo mercante, il marito della donna? Inoltre non ho compreso se il cambiamento di Simone sia dovuto a una possessione o a un semplice accostamento al peccato. Sono curioso sulle tue intenzioni.
Parliamo dei bonus. La location sporca è risicata, ma non me la sento di bocciarla.
Sulla bestia direi che c'è, perché viene menzionata e la violenza esplosiva pure.
Ripeto, ottima prova.
A rileggerci.

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el_tom
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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#12 » giovedì 19 marzo 2020, 5:28

Ciao Luca, eccoci qua e stavolta non c'è troppa pipì :-)
Un bel racconto, mi è piaciuto molto e mi ha coinvolto, sei stato molto bravo a rigirar le carte.
Quando ho letto del brigante nel pollaio e poi dell'arrivo del porco vedevo già uno che sgozzava amorevolmente l'altro nel porcile e invece avevi altri piani.
Hai mantenuto vivo l'interesse.
L'ambientazione non da molto l'idea di sporco a parte il pollaio ma direi che comunque i bonus ci sono.
A presto :-)
La frase più pericolosa in assoluto è: Abbiamo sempre fatto così.

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roberto.masini
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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#13 » giovedì 19 marzo 2020, 17:18

Ciao, Luca.
Tema centratissimo attraverso una narrazione d'ambiente medievale reso in modo eccellente attraverso descrizioni e dialoghi molto pertinenti.L'esorcismo con riferimento ai Vangeli è altrettanto efficace anche se c'è un andamento ondivago del demone: prima Frate Antonio, poi la scrofa,poi Felice e infine di nuovo la scrofa che però condiziona tutti i frati. Se il demone è nella scrofa, lì dovrebbe rimanere oppure trasferirsi poi definitivamente in qualche altro. Fisime mie! L'unica contestazione che stavo per fare riguardava il bonus dell'ambientazione ma solo perché io avevo dato a sporca una connotazione d'immoralità. Il dizionario riporta anche: contrastante più o meno vistosamente con l'igiene, la pulizia, la decenza, per l'occasionale presenza di rifiuti ( una casa molto s. ) o in conseguenza di un contatto con sostanze imbrattanti (fango). Quindi anche i bonus sono tutti soddisfatti!

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Puch89
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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#14 » giovedì 19 marzo 2020, 19:24

Ciao Luca, rieccoci qua.
Veniamo al dunque, il racconto mi è piaciuto, te lo dico subito chiaramente, così ci si toglie subito il pensiero!
Però devo dire che l'inizio "cozza" un pochino con la fine, in termini di fluidità e di sensazioni che personalmente mi ha stimolato, ma è una cosa mia credo. Simone è ben rappresentato, ragazzo ingenuo dalle buone intenzioni che però, alla fine, viene plagiato dall'uomo che incontra e che si rivela forse il vero diavolo (per come l'ho intesa io) e lo distoglie dalla retta via. Di rimando, però, ho trovato gli altri frati un pelo anonimi, ma capisco che erano di contorno e non si poteva star lì a perder tempo nel caratterizzarli tutti a dovere. Mi è piaciuto come hai reso gli scorci di vita monastica, molto realistici e ben descritti.
L'ambientazione rientra nel bonus, sia perché materialmente hai rappresentato sozzume, sia perché dei frati che si ammazzano e fottono una scrofa a vicenda è un'immagine assai sporca, in termini morali. La scena esplosiva anche c'è tutta, non me l'aspettavo devo dire, e l'accenno al mostro medievale sono felice sia rimasto tale, perché di carne al fuoco ce n'era già a sufficienza.
Che dire, un buon racconto, dall'inizio un po' lento, ma che nel finale si riprende tutto alla grande. Bravo Luca!

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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#15 » venerdì 27 marzo 2020, 11:59

Gabriele Dolzadelli ha scritto:Ciao Luca. Ben ritrovato.
Come sempre, complimenti. Stile ottimo e racconto fluido, ben strutturato e con una bella semina. L'ho saputa apprezzare soprattutto a racconto concluso, perché fino alla fine iniziavo ad essere perplesso sulla presenza di Lucio, non indispensabile alla storia. Ma alla fine mi sono ricreduto per via del suo ruolo nella evoluzione del protagonista.
Ottimo anche il cambio di registro nei dialoghi e la caratterizzazione.
L'unico punto un po' confuso è quello che riguarda la vita nel monastero, dove ho fatto fatica a distinguere i personaggi secondari e i loro ruoli. Però è solo in quel punto. Nel resto è tutto chiaro, a parte la frase finale. No. Ho ben capito chi sia questo mercante, il marito della donna? Inoltre non ho compreso se il cambiamento di Simone sia dovuto a una possessione o a un semplice accostamento al peccato. Sono curioso sulle tue intenzioni.
Parliamo dei bonus. La location sporca è risicata, ma non me la sento di bocciarla.
Sulla bestia direi che c'è, perché viene menzionata e la violenza esplosiva pure.
Ripeto, ottima prova.
A rileggerci.


Ciao Gabriele, scusami, mi ero dimenticato di rispondere ad alcuni commenti!
Sul discorso dei nomi me l'avete fatto notare in molti. Sicuramente è un punto debole del racconto. Devo provare a sistemarlo o Polly mi asfalta senza nemmeno correggere.
Sulla frase finale (come al solito sono molto più banale delle aspettative): l'esperienza ha convinto Simone che sforzarsi a tenersi lontano dalle tentazioni non è il modo migliore di vincerle, ma casomai, è quello che ti espone di più ad esse. Quindi cambia vita. Il mercante che nomino è solo un lavoro di routine per due mercenari squattrinati che fanno, sostanzialmente, gli scagnozzi di qualcuno.
Grazie per il commento Gabriele! Sempre un piacere leggerti e confrontarsi!
Alla prossima!

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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#16 » venerdì 27 marzo 2020, 12:00

el_tom ha scritto:Ciao Luca, eccoci qua e stavolta non c'è troppa pipì :-)
Un bel racconto, mi è piaciuto molto e mi ha coinvolto, sei stato molto bravo a rigirar le carte.
Quando ho letto del brigante nel pollaio e poi dell'arrivo del porco vedevo già uno che sgozzava amorevolmente l'altro nel porcile e invece avevi altri piani.
Hai mantenuto vivo l'interesse.
L'ambientazione non da molto l'idea di sporco a parte il pollaio ma direi che comunque i bonus ci sono.
A presto :-)


Ciao Tom! Scusami, mi stavo dimenticando di rispondere!!!
Grazie per il commento. Sulla sporcizia potevo fare meglio probabilmente, avete ragione.
Grazie ancora e alla prossima!

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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#17 » venerdì 27 marzo 2020, 12:02

roberto.masini ha scritto:Ciao, Luca.
Tema centratissimo attraverso una narrazione d'ambiente medievale reso in modo eccellente attraverso descrizioni e dialoghi molto pertinenti.L'esorcismo con riferimento ai Vangeli è altrettanto efficace anche se c'è un andamento ondivago del demone: prima Frate Antonio, poi la scrofa,poi Felice e infine di nuovo la scrofa che però condiziona tutti i frati. Se il demone è nella scrofa, lì dovrebbe rimanere oppure trasferirsi poi definitivamente in qualche altro. Fisime mie! L'unica contestazione che stavo per fare riguardava il bonus dell'ambientazione ma solo perché io avevo dato a sporca una connotazione d'immoralità. Il dizionario riporta anche: contrastante più o meno vistosamente con l'igiene, la pulizia, la decenza, per l'occasionale presenza di rifiuti ( una casa molto s. ) o in conseguenza di un contatto con sostanze imbrattanti (fango). Quindi anche i bonus sono tutti soddisfatti!


Ciao Roberto! Scusa il ritardo ma mi ero dimenticato dei sospesi...
Sono contento che tu abbia apprezzato alcuni aspetti del racconto. Sul demone: è nelle scrofa, ma la sua vicinanza influenza negativamente i frati, a suo arbitrio, immagino.
Grazie mille del commento! Alla prossima!

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Re: Il sorriso del maiale

Messaggio#18 » venerdì 27 marzo 2020, 12:05

Puch89 ha scritto:Ciao Luca, rieccoci qua.
Veniamo al dunque, il racconto mi è piaciuto, te lo dico subito chiaramente, così ci si toglie subito il pensiero!
Però devo dire che l'inizio "cozza" un pochino con la fine, in termini di fluidità e di sensazioni che personalmente mi ha stimolato, ma è una cosa mia credo. Simone è ben rappresentato, ragazzo ingenuo dalle buone intenzioni che però, alla fine, viene plagiato dall'uomo che incontra e che si rivela forse il vero diavolo (per come l'ho intesa io) e lo distoglie dalla retta via. Di rimando, però, ho trovato gli altri frati un pelo anonimi, ma capisco che erano di contorno e non si poteva star lì a perder tempo nel caratterizzarli tutti a dovere. Mi è piaciuto come hai reso gli scorci di vita monastica, molto realistici e ben descritti.
L'ambientazione rientra nel bonus, sia perché materialmente hai rappresentato sozzume, sia perché dei frati che si ammazzano e fottono una scrofa a vicenda è un'immagine assai sporca, in termini morali. La scena esplosiva anche c'è tutta, non me l'aspettavo devo dire, e l'accenno al mostro medievale sono felice sia rimasto tale, perché di carne al fuoco ce n'era già a sufficienza.
Che dire, un buon racconto, dall'inizio un po' lento, ma che nel finale si riprende tutto alla grande. Bravo Luca!


Ciao Alessio, scusami il ritardo!
Sulla diversità della prima e la seconda parte, ho cercato di costruire un crescendo, ma forse ho esagerato e la prima parte risulta molto lenta. Me l'avete fatto notare tutti e dovrei provare a sistemarla... ai ai
Sui frati idem. Vedo se riesco ad alleggerire la vita del convento.
Grazie infinite per il commento!
Alla prossima!

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