L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Per partecipare alla Sfida basta aver voglia di mettersi in gioco.
Le fasi di gioco sono quattro:
1) Il due gennaio sveleremo il tema deciso da Maurizio Ferrero. I partecipanti dovranno scrivere un racconto e postarlo sul forum.
2) Gli autori si leggeranno e classificheranno i racconti che gli saranno assegnati.
3) Gli SPONSOR leggeranno e commenteranno i racconti semifinalisti (i migliori X di ogni girone) e sceglieranno i finalisti.
4) Il BOSS assegnerà la vittoria.
costellazione di bacco
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L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Messaggio#1 » sabato 14 marzo 2020, 1:21

Pandolfo Malatesta entra nella camera del suo Castello mette su un tavolo alcune carte della città e poi, come in preda ad un’isteria, comincia a camminare avanti e indietro. Sono ormai diversi mesi che Ariminum vive nella paura e lui non riesce a capire cosa ha potuto provocare gli eventi di cui la città è protagonista. La gazzetta di Pisaurum ha descritto la città come un covo di streghe capace di far barricare i cittadini all’interno delle proprie case. Pandolfo sa che deve agire per la sua città e per i suoi cittadini e, per tal motivo, ha attivato tutti i gendarmi, lo storico e il cartomante del Castello. Tutti devono capire se tra gli eventi ci siano delle connessioni.

Mentre Pandolfo lavora per il bene della città, in un Villa quattro ragazzi si prendono beffa degli ariminesi e della società intera, vivendo la vita di nefandezza che hanno sempre desiderato. Sono ormai mesi che Annabella, Artù, Cassandra e Manfredi si incontrano in quella casa per parlare di affari e lasciarsi andare ai vizi e ai piaceri della carne.
Quel quartetto sa che le azioni compiute nella Villa non sarebbero accettate, data la loro posizione, dalla società intera e ciò rende ancora più accattivante l’impresa.
La Villa ha il potere di rigenerarsi in tutto, tranne che nel decoro degli ambienti. Ogni giorno i ragazzi trovano un banchetto di leccornie oppure cibi prelibati e ne mangiano almeno fino a quando l’ultimo boccone dell’ultimo piatto sia visibile ai loro occhi. Il cuoco di quei manicaretti resta ancora sconosciuto ai quattro e allo stesso modo la motivazione per cui la Villa rimane lugubre e sporca.
L’edera e i rovi ricoprono tutto il davanti della Villa.
All’entrata ciò che si percepisce è un grande puzzo di muffa misto a corpi in putrefazione; le pareti scrostate creano dei ghirigori con le macchie di sangue presenti ormai da secoli.
La Stanza delle Decisioni è completamente buia e impregnata di polvere, ragnatele ed emana un forte tanfo di escrementi di topo e ruggine.
I topi si divertono a passeggiare sul grande pavimento rosso morte e a rosicchiare le logore e polverose mensole, le lunghe tende zeppe di ragni e tutto ciò che trovano sul loro cammino.
I topi, ormai, sono coinquilini e vittime dei quattro giovani: ogni giorno odono i loro orgasmi, vedono il piacere delle donne nel sedurre i compagni e degli uomini nel praticare atti di sodomia. Annabella e Cassandra amano lasciarsi andare al sesso nelle putride lenzuola delle buie e logore Camere del Piacere, le quali vengono illuminate dalla flebile luce dei candelabri arrugginiti.
I letti, ormai consumati dagli anni, sono impregnati dal forte tanfo di aria viziata, non rigenerata. Il quartetto gode dello sporco della Villa e si eccita a ruzzolarsi in quelle lenzuola lerce. Lo sporco è divenuto la loro perversione, desiderano essere sporchi in tutto: nelle azioni e nel modo di vivere, vogliono assomigliare quanto più possibile al Diavolo.
Cassandra, più vorace sessualmente di Annabella, utilizza in tutti i modi possibili il suo corpo per provocare i suoi compagni: bacia voracemente Annabella, si masturba mentre tutti la guardano e accetta di essere penetrata ovunque.
Annabella, comunque amante del sesso, è solita utilizzare corde e frustini per far eccitare Manfredi o Artù.
I due ragazzi giocano allo stesso gioco delle loro compagne e si lasciano guidare nei segreti della carne.
Quando non svolgono la loro funzione di coinquilini guardoni, i topi divengono vittime dell’ira di Artù che non disdegna di utilizzare la pistola per ammazzare i piccoli roditori. Il pavimento della Sala delle Decisioni, infatti, è pieno di carcasse animali.
Tutto ciò che succede all’interno della Villa rimane un segreto fra il quartetto e i topi; la società intera non accetterebbe una cotanta disinibizione e non accetterebbe l’ingordigia delle ragazze di fronte ai lieti banchetti giornalieri.

In una delle Stanze del Piacere, Cassandra raccoglie i lunghi capelli castani in una treccia e si riveste, ha appena finito di fare sesso con Artù e pensa a come concludere il suo affare. La notte precedente ha sognato tutto, nei minimi dettagli e non vede l’ora di far divenire quel sogno una affascinante realtà.
Artù si avvicina a Cassandra, le bacia il collo e poi parla.
«Cos’hai mia cara?»
«Pensavo a ciò che ci ha promesso la bestia: la dannazione eterna. Sono due parole talmente seducenti che non vedo l’ora che diventino realtà. Oh, sì, almeno smetteremo di essere angelicati dalla società intera solo perché abbiamo donato qualche soldo. Che schifo. Mi disgusta dovermi comportare in maniera sobria in pubblico, portare a compimento lavori domestici inutili e badare alla servitù.»
«Mia cara, non preoccuparti, tutto questo, almeno per te e Annabella, finirà!»
Artù abbraccia da dietro Cassandra, ma lei continua a parlare come in un flusso di coscienza infinito, incurante di quell’abbraccio.
«Già, per me e Annabella! Sarebbe meraviglioso che finisse per tutte le donne, non sai quanto sono imbarazzanti i controlli che ci vengono imposti per capire se il nostro corpo può partorire eredi legittimi. Io lo so e provo un senso di ribrezzo ogni volta, ma i miei controllori non sanno ciò di cui sono capace fuori da quella casa» l’espressione di Cassandra diviene demoniaca «e l’idea che la dannazione eterna mi salverà da questa vita mi fa sentire forte. Non vedo l’ora di dire addio a questa becera vita…che poi a questa società bastano i sorrisi, i soldi e gli occhi chini a terra per angelicarti»
«Cassandra, calmati, parli come se per noi uomini la vita fosse diversa! Ricordati che anche io e Manfredi vogliamo ciò che vuoi tu! Siamo uomini eppure le regole di questa società ci vanno strette. Dovremmo essere militari di Cristo e lottare e morire per ciò che la Chiesa predica, ma io» Artù prende il volto della donna tra le mani «piuttosto che morire per un motivo così futile preferisco vivere in questa putrida, vecchia e sporca Villa. Preferisco vivere da uomo libero ammalandomi di salmonella o di peste piuttosto che morire sul campo di battaglia. La gente disdegna il male, ma io lo trovo così affascinante: sesso, soldi, cibo… tutti piaceri che dobbiamo contenere, ma io non sono per la contenzione, preferisco dare al mio corpo tutto il possibile. Amo il male e il bene è solo la mia maschera per sopravvivere a questi tempi»
«Io lo venero ogni giorno, sono una sua fedele adepta! Io sono pronta alla dannazione eterna, la sogno ogni notte, forse è stato il mio desiderio segreto da bambina.»
«Ricorda che dobbiamo dare alla belva ciò che ci ha chiesto! Sei pronta?»
«Come mai nella vita!» lo sguardo di Cassandra, sicuro e malvagio, si posa su Artù.
Occhi neri come la pece, che esprimono una rabbia recondita, covata per troppo tempo; questo è lo sguardo che si è posato su di Artù.

Intanto, nella Stanza delle Decisioni, Annabella e Manfredi allietano il tempo conversando.
«Cara, ti sei mai fatta domande su questa Villa?»
«Si, infatti, ho ricercato negli archivi storici di mio padre e ciò che mi incuriosisce è che questa Villa non si trova in nessuna cartina geografica!»
«Magari è infestata da fantasmi!»
«Fantasmi? Chi ha parlato di fantasmi?» esordisce Artù uscendo dalla Camera dei Piaceri
«Parlavamo della Villa e Manfredi sostiene che sia infestata» risponde Annabella al suo compagno
«Credo ci sia un’alta probabilità, ho condotto degli studi» rincalza Artù «e sembra che al suo posto ci fosse unicamente un campo incolto e che i cittadini non osavano avvicinarsi per degli strani avvistamenti e per degli insoliti accadimenti.»
«Strani avvistamenti?» esordisce incuriosita Annabella
«Si, ho letto che in questo posto un gruppo di ragazzi aveva avvistato delle creature malefiche che cercavano, in tutti i modi, degli adepti del male. Le creature riuscirono a rendere i ragazzi dei perfetti peccatori, ma da allora non si sa più nulla di loro. Alcuni raccontano che siano stati sbranati dalle belve, altri che le loro anime vagano ancora nella città, ma della Villa non ho trovato nulla!»
«Bene, tutto molto interessante, ma credo sia arrivato il momento di decidere per i nostri affari» afferma Cassandra rompendo la suspence creatasi
«Mia cara, spetta a te portare a termine i nostri affari, ti senti pronta?» mugola dolcemente Annabella
«Non utilizzare quel tono melenso con me e sì, sii, sono pronta!»
«Hai già deciso a chi farai visita?» chiede Manfredi
«Si, a mio marito»
Cassandra prende il suo soprabito ed esce dalla Villa, si lascia alle spalle tutto il lerciume di cui ha goduto poco prima. Il lerciume sia delle azioni sia dei pensieri. Cassandra si lascia alle spalle tutto ciò per andare a compiere la sua visita e il suo affare.

Intanto a Castel Sismondo una riunione è in atto tra Pandolfo, Gambacerri e Parcitadi. Gambacerri ha passato tutto il giorno a studiare i vari accadimenti e a capire se tra di essi può esserci una connessione storica, ma non è riuscito a venirne a capo.
Gli accadimenti non sembrano riportare né a schieramenti politici, né a contrade, né a famiglie, ma solo ed unicamente ad una vecchia storia di cui si mormora in città.
«Gambacerri, mi dica, i suoi studi dove l’hanno portata?» tuona Pandolfo
«Purtroppo siamo al punto di partenza, abbiamo solo un elemento tra le mani: una storia che si mormora in città è che pare si stia riverificando.»
«Ma di cosa blatera?»
Parcitadi che ha interrogato le stelle e i tarocchi tutta la notte ascolta lo storico in silenzio.
«Pare che più di cento anni fa una bestia malefica sia arrivata in città e sia venuta a contatto con un gruppo di ragazzi. I ragazzi facevano parte di buone famiglie ed erano ben visti, ma dopo i primi contatti con la bestia cominciarono a mettere in atto le azioni più orrende. In questi mesi azioni orrende sono state perpetrate ai danni di altri cittadini e Tabac, uno dei miei servitori, giura di aver visto, circa tre mesi fa, una belva misteriosa. Tre mesi fa è cominciato tutto»
Pandolfo si agita, sente di sudare freddo, guarda stralunato lo storico senza sapere cosa dire e con voce fievole interroga Parcitadi.
«Signore ho interrogato le stelle e i tarocchi tutta la notta, ciò che le è stato detto è la verità: questa notte accadrà qualcosa e quel che accadrà sarà legato al male più puro.»
Pandolfo si lascia cadere, abbattuto, su una sedia. Il suo volto è incredulo.
«Cosa posso fare per gli ariminesi?»
«Stia attento a sè stesso!» risponde solennemente Parcitadi
Pandolfo attonito si congeda dai suoi servitori e si prepara a fronteggiare il male puro, a guardalo dritto negli occhi.

Cassandra è appena arrivata davanti casa, suo marito è ritornato da pochi giorni da una spedizione militare. Entra nella sontuosa abitazione dove, ormai da cinque anni, risiede e trova il marito a spulciare tra i suoi libri. Filippo è il classico uomo che ti aspetteresti da quella società: combattente per la parola di Cristo, benefattore, cultore della cultura e in fissa con la discendenza. Ha sposato Cassandra perché così era stato deciso e con il tempo ha imparato ad amarla. Cassandra, invece, non è mai riuscita a provare del bene verso quell’uomo, solo un immenso odio, lui era l’artefice della sua schiavitù. Quando Cassandra irrompe nella stanza, Filippo è immerso nella lettura di un testo sacro, l’uomo distoglie l’attenzione dalla sua lettura e guarda la moglie.
«è pronta la cena?»
«Se così fosse non sarei stata io a venirti a chiamare!»
«Come mai hai il soprabito?»
«Ho fatto una passeggiata in città oggi, avevo mal di testa e ho preferito prendere aria e, ho camminato talmente tanto che sono arrivata in un luogo bellissimo!»
«Mal di testa? Ora come stai?»
«Sto bene, ma non è questo ciò che conta! Uff» risponde Cassandra scocciata
«Cassandra, mi preoccupo per la tua salute…sicura che non sia un segno?»
Cassandra sbuffa nuovamente.
«No, non sono incinta! Ma non è questo ciò di cui ti volevo parlare!»
«Cosa mi vuoi dire allora?»
«Vuoi venire con me in quel bellissimo posto? Mi piacerebbe passeggiare con te questa sera!» dice sdolcinatamente Cassandra
Filippo guarda sua moglie: è la prima volta che la vede così radiosa e vogliosa di passare del tempo insieme. La guarda, lo guarda, si guardano. Filippo è la prima volta che guarda davvero la moglie, ha avuto per cinque anni al suo fianco una donna così bella e con un volto così dolce e lui se ne sta accorgendo solo ora. Cassandra è ferma lì, in mezzo alla stanza in attesa di una risposta, non fiata, guarda solo quell’uomo pensante. Filippo, dopo mille pensieri, decide di acconsentire alla proposta della moglie, ha voglia di godersi totalmente quella serata.
«Va bene, andiamo!»
«Dai, allora su, seguimi!»
Filippo si alza e decide, inconsapevole della meta, di seguire la donna che, ormai da cinque anni, vive al suo fianco. Nello stesso momento in cui loro escono l’orologio scocca le 21.00.

È una dolce serata invernale, l’aria è fredda, ma non infastidisce e Filippo, per la prima volta in cinque anni, riesce a gustarsi la compagnia di sua moglie.
«Mia cara sei sicura di stare bene?»
«Si» sorride Cassandra «come ti ho già detto la passeggiata di oggi mi ha rigenerata!»
«Lo sai che mi preoccupo per te!» Filippo sorride «Come si sta bene questa sera, perché non abbiamo consolidato questa abitudine in questi anni?»
«Credo perché tu fossi sempre sul campo di battaglia e ritornavi molto stanco»
«Probabile, ma da oggi voglio passeggiare con te ogni sera! È così bello con te, mio angelo!»
Cassandra alla parola “angelo” rabbrividisce.
«Come siamo romantici questa sera!»
«Lo sono con mia moglie, non mi sembra di fare nulla di sbagliato o che offenda Dio»
«No, infatti non ne saresti capace!»
Filippo rimane in silenzio, pensieroso sulle ultime parole della moglie e, dopo qualche minuto, parla.
«No, hai ragione, non ne sarei capace, alla fine sono solo un uomo probo» Filippo sorride nuovamente alla moglie «mi hai parlato di un bel posto prima, descrivimelo!»
«Non ce ne è bisogno! Siamo arrivati»
La Villa si staglia imponente nella notte buia; tutto intorno solo desolazione e puzza di marcio, Filippo sarebbe sul punto di scappare ma l’entusiasmo della moglie glielo impedisce. Un brivido di terrore comincia a scorrere lungo la schiena dell’uomo e il sospetto che qualcosa di losco stia per accadere comincia a farsi largo nella sua mente. Cassandra apre cancelletto ed entra in compagnia del marito.
«Mia cara, sei sicura?»
«Certo, ci sono stata oggi!»
Filippo e Cassandra entrano nella Villa e il puzzo di muffa, di escrementi e di corpi in putrefazione arriva tutta in un colpo. La paura e i sospetti dell’uomo cominciano a farsi ancora più forti.
«Oh Dio mio, cos’è questa puzza?»
«Non lo so mio caro, ma guarda questa Villa quanto è vissuta! Secondo te chi viveva all’interno di essa era qualche re?»
«A sentire dall’odore poteva essere solo una coppia di porci!» ironizza Filippo
Qualche attimo di silenzio cade nella stanza, i due si guardano e poi cominciano a ridere di gusto.
«Bhe può essere, magari ai tempi i porci erano dei bipedi!» scherza ancora Cassandra e poi guarda intensamente suo marito, si avvicina a lui e dice «Baciami, mio caro!»
Filippo ubbidisce e si lascia andare ad un bacio lungo, passionale, lento. I due corpi entrano in sinergia, l’animo di Filippo si irradia di luce ad ogni bacio, ad ogni carezza e ogni paura provata svanisce.
«Facciamo l’amore!»
«Cosa dici cara?»
«Ti sto proponendo di fare l’amore»
Cassandra si dirige verso una delle Stanze del Piacere.
«Ma come qui? Io non sto capendo nulla!»
Filippo segue sua moglie e si ritrova di fronte ai luridi e squallidi letti, l’uomo non capendo bene le intenzioni della moglie rimane fermo e immobile, guardandola stranito:
«Mia cara sei sicura?»
«Certamente»
Cassandra comincia a denudarlo, spinge il marito sul letto e lo lega con le corde di Annabella.
«Cosa fai?»
«Un nuovo modo di far l’amore!»
La donna continua il suo gioco, comincia a baciare ardentemente suo marito: gli bacia il petto, il collo e le labbra; gioca assiduamente con la bocca per creare la reazione voluta. Lui cerca di abbracciarla, ma non ci riesce.
«Devo abbracciarti con i piedi?»
«No, non mi devi abbracciare, devi solo godere dei miei baci e della vista del mio corpo!»
«Cosa hai in mente?»
Cassandra alza la testa dal petto del marito e risponde
«Bhe, nulla di buono!»
Ancora vestita, si alza dal letto, dà le spalle al marito, toglie il pugnale dalla tasca, si rigira e porta il pugnale al collo del marito.
«Te lo avevo detto nulla di buono!»
Negli occhi di Filippo il terrore, non sa cosa dire, non sa cosa sta succedendo. Le lenzuola cominciano a prendere il colore e l’odore dell’urina: tutte le paure di Filippo ritornano a galla.
«Cassandra, ti prego posa quel pugnale, cosa vuoi fare?»
La donna, decisa a terminare il suo affare, toglie il pugnale dalla gola del marito e poi fa scorrere la punta affilata sul corpo di lui: collo, petto, pube, pene, gambe. L’uomo comincia a stridere i denti.
«Perché lo fai?»
«Perché te lo meriti!»
«Non mi sembra di averti fatto mai mancare nulla!»
Proprio in quel momento un topo comincia a passeggiare sulla testata del letto, Cassandra lo prende e, con furia e rabbia, lo appoggia sul corpo del marito. Le zampette del roditore cominciano a picchiettare sulla pelle nuda dell’uomo e, giunto in prossimità del pube, anche i dentini cominciano a fare il proprio lavoro, rosicchiando la carne.
«Mi hai tolto la libertà, ecco cosa hai fatto!»
E al suono di queste parole Cassandra conficca, nel petto del marito, una pugnalata; Filippo strabuzza gli occhi, ma ancora rantolante cerca di parlare
«Non volevo, non credevo…»
A quelle parole la rabbia recondita di Cassandra si sprigiona e il pugnale traccia una linea perfetta dal costato al pene, Filippo comincia a cacciare sangue dalla bocca, ma Cassandra non è ancora sazia e continua, violentemente, ad utilizzare il pugnale.
Uno.
Due.
Gli occhi di Filippo cominciano a perdere piano piano vita.
Tre.
Quattro.
Il cuore ha ormai smesso di battere.
Cinque.
Sei.
Colpi di pugnale su un uomo morto e un roditore che continua a rosicchiare carne e sangue.
Sette.
Otto.
Il pugnale è, ormai, diventato un giocattolo per sfogare la rabbia
Nove.
Dieci.
Gli ultimi, i colpi della libertà.
Filippo è morto, ma l’ira di Cassandra non si è attenuata, vuole mortificare maggiormente quel corpo deponendolo nella piazza principale, comincia a trascinarlo. I ragazzi, nascosti nelle varie camere, la rincorrono nel tentativo di fermarla, ma Cassandra è ormai indemoniata. Giunti nella piazza principale di Ariminum, Cassandra depone Filippo nel mezzo della piazza, all’interno del Sole e dopo fatto ciò si scuote le mani.
«Vendetta è fatta!» poi si gira verso i suoi compagni «L’ultimo omicidio è stato compiuto, la Chimera ha quattro anime e ora a noi deve essere dato ciò che ci è stato promesso!»
Alle parole di Cassandra, un tornado prende d’assalto l’intera piazza, eccola la Chimera. La bestia, dopo aver guardato a lungo il suo esercito, comincia a ruggire.
«Ottimo lavoro ragazzi ognuno di voi mi ha portato un’anima: Annabella sua madre, Artù il suo migliore amico, Manfredi suo fratello e, infine, Cassandra suo marito. Fin dal primo giorno ho letto nei vostri occhi il male puro e il modo in cui avete ammazzato le vostre vittime me lo ha confermato. Siete nati per essere dannati per cui vi darò ciò che ho promesso.»
I ragazzi, all’improvviso, cominciano a non sentire più la terra sotto i piedi; un grande bagliore di luce li pervade e la dannazione si impossessa di loro. Appena a terra i quattro ragazzi sono vestiti di nero, hanno i volti cianotici e fisici più smunti, ma una bellezza e una forza differente, quella del male, della dannazione eterna.
Pandolfo ha assistito a tutto, finalmente gli artefici di tutti gli omicidi hanno un volto. Egli si avvicina a quell’esercito brandendo la spada, ma l’udito dei quattro ragazzi si è più affinato e la Chimera è più potente di lui; in quella notte il Male ha vinto due volte depositando nel mezzo della piazza principale di Ariminum due corpi: quello di Filippo e quello di Pandolfo Malatesta. L'esercito della Chimera ha compiuto il suo primo, vero omicidio
DI ARIANNA D'ANGELO
Ultima modifica di costellazione di bacco il domenica 15 marzo 2020, 10:58, modificato 1 volta in totale.



costellazione di bacco
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Re: L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Messaggio#2 » sabato 14 marzo 2020, 1:25

Punto a tutti i bonus

Glossario
Ariminum= nome latino di Rimini
Pisaurum= nome latino di Pesaro
Tabac = dialetto, ragazzino in ravennate, nel racconto è il nome di un personaggio secondario

cristiano.saccoccia
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Re: L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Messaggio#3 » lunedì 16 marzo 2020, 2:37

Ciao Ariannna,
sono Cristiano, il tuo "giudice" di girone.
Inizio dicendo che il racconto sfrutta tutti e tre i bonus.
Purtroppo mi rincresce dirti che per ora il tuo racconto è quello che mi ha entusiasmato meno di tutti.
Ti elenco le mie motivazioni. Il racconto cerca di ricreare un'atmosfera storica, per l'ambientazione e visto che citi il signore di Rimini Pandolfo e usi termini "latini" per le città. Purtroppo hai fatto alcuni errori che non ho gradito molto, per esempio usi "militari di cristo", traducendo un'espressione in voga dal medioevo in poi come "Milites Christi". Sarebbe stato opportuno usare l'espressione "siamo militi di Cristo" o ancora meglio "guerrieri di Cristo"; anche se a mio avviso l'opzione migliore era di conservare l'espressione latina. Militari/militare è un concetto troppo moderno e ovviamente deriva da milites/milite ma è poco consono a un racconto di derivazione quattrocentesca perché nasce in un contesto moderno quando nascono gli eserciti nazionali ed è visto anche come un lavoro a tempo (in)determinato. Anche l'uso dell'orario "Le 21" distrugge totalmente la vena storico/fantasy del racconto e appiattisce l'aura della storia perché riconduce a un modo di dire tipicamente contemporaneo. Inoltre il racconto è fin troppo didascalico, e il finale è molto telefonato e la suspence è così del tutto vanificata.
Le scene sessuali, che credo tu abbia inserito per evocare l'ambientazione sporca, sono (a mio modesto avviso) un poco goffe e fini a se stesse. Non so se il tuo intento era di affascinare il lettore o di sembrare capace di scandalizzare e impressionare il lettore con contenuti forti; da canto mio sono difficile da "traumatizzare", in particolar modo dal punto di vista sessuale.

Inoltre secondo me avresti dovuto concentrarti solo su alcuni personaggi senza citare i "POV" della corte riminese perché spezzano il ritmo dei tuoi veri protagonisti. Avrei preferito una storia più omogenea e non così concentrata sul voyeurismo sessuale, perché ai fini della trama l'ipertext erotico è quasi inutile se non per il "plot twist" finale. Il mio consiglio è di riscrivere il racconto da capo, o lasciar fermentare le tue idee a lungo per poi intessere una storia coerente; dal punto di vista dell'ambientazione e dei contenuti.

Mi spiace di essere stato duro ma credo che l'onestà sia la prima cosa che sia richiesta in un contest e soprattutto lo faccio per rispettare la tua intelligenza, perché è vergognoso abbindolare uno scrittore con complimenti circostanziali. L'esercito della chimera merita una riscrittura totale e se vorrai farmelo leggere nuovamente io sarò lieto di vedere il nuovo racconto. Per ora ovviamente giudico questo. Comunque è stato un piacere leggerti, nonostante le mie critiche, perché sono molto affezionato alle signorie rinascimentali e anche alle forti scene sessuali. Ti consiglio anche di concentrarti sul tuo stile e di essere meno "spiegona", hai il vizio di spiegare fin troppo e rovini l'esperienza della lettura. Ora la finisco perché non voglio scoraggiarti!

Ti lascio la mia mail per futuri contatti: Cristiano.sacc@libero.it

Inoltre ti saluto cordialmente
Cristiano Saccoccia

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Mosaico
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Re: L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Messaggio#4 » lunedì 16 marzo 2020, 9:43

Ciao Arianna, mi chiamo Marco e per tua sfortuna/fortuna sono un appassionato di romanzi storici.
Quando ho visto che il tuo racconto iniziava con il nome del condottiero di Rimini mi si è acceso il cuore.
Mi viene da dire però solamente “peccato”!
Leggendo il racconto mi sono sentito alla tua mercé, ovvero mi sembrava di assistere a una lezione spiegata, come se tu mi stessi raccontando la trama del tuo racconto prima di scriverlo.
Idem per l’ambientazione.
Avrei preferito che fossero rappresentate le sensazioni dal punto di vista dei protagonisti invece di sterili descrizioni fatte di aggettivi.
Credo fortemente che lavorandoci, questo racconto potrebbe prendere spessore.
Ti sei spesso focalizzata sulla scena, anche a mezzo dei dialoghi, spiegando quello che volevi realizzare o peggio ancora: facendolo spiegare ai personaggi.
Se la trama non lo richiede, passa avanti.

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battaglia.francesco90
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Re: L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Messaggio#5 » martedì 17 marzo 2020, 19:17

Ciao Arianna,
piacere di conoscerti. Un po’ meno di leggerti, purtroppo: ho trovato questo racconto molto confusionario... Cenni storici, fantastici, erotici e didascalici si aggrovigliano senza troppo senso né armonia. I pezzi si incastrano male, i dialoghi sono poco incisivi e l’info-dump fa il resto. A un certo punto mi è sembrato di leggere una versione satanista di 50 sfumature di grigio (con stanza del Piacere annessa). Hai diretto la tua ricerca di “sporcizia” nella combo introspettiva perversione sessuale + degrado della casa, ma l’esito è acerbo. Come Cristiano, anch’io mi sento di consigliarti di rivedere il pezzo e riscriverlo con maggiore consapevolezza, magari dopo aver digerito qualche lettura eccellente sull’argomento. Ti consiglio in particolare Cent’anni di solitudine, che ho appena finito di leggere. Lì si sente davvero la dissoluzione della casa e la dannazione incestuosa, satura di morte ed eternità, della famiglia che ci abita. Anche il racconto La caduta della casa Usher può offrirti lezioni importanti. Ok tutti i bonus. Buon lavoro, alla prossima!

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Gabriele Dolzadelli
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Re: L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Messaggio#6 » mercoledì 18 marzo 2020, 13:31

Ciao Arianna.
Credo sia la prima volta che ci incrociamo su MC.
Se è una delle prime volte, non spaventarti di fronte alle critiche. È una bella palestra e serve a migliorarci.
Nel tuo racconto ci sono tutti e tre i bonus. Sei stata brava a inserirli. Anche la trama ha un suo perché. Bisogna però lavorare sullo stile.
In primo luogo sfoltire gli aggettivi. Ne usi molti e rendono un po' pesante la letture. Prova a toglierli e a raccontare meno, mostrando le cose attraverso vie secondarie. Magari seminandole nei dialoghi o nelle azioni e comportamenti.
Per esempio, dire che una persona è malvagia o che fa una risata demoniaca rende tutto un po' parodistico. Prova a fare arrivare il lettore stesso a quella conclusione, senza dirglielo in maniera esplicita. Il racconto ne gioverebbe parecchio.
Attenta anche ai verbi, in parecchi punti sbagliati. Anche alle eufoniche, appesantiscono.
Sono sicuro che con questi e altri suggerimenti riuscirai a raffinare parecchio la tua penna. Non mollare.
A rileggerci!

costellazione di bacco
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Re: L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Messaggio#7 » mercoledì 18 marzo 2020, 15:23

Gabriele Dolzadelli ha scritto:Ciao Arianna.
Credo sia la prima volta che ci incrociamo su MC.
Se è una delle prime volte, non spaventarti di fronte alle critiche. È una bella palestra e serve a migliorarci.
Nel tuo racconto ci sono tutti e tre i bonus. Sei stata brava a inserirli. Anche la trama ha un suo perché. Bisogna però lavorare sullo stile.
In primo luogo sfoltire gli aggettivi. Ne usi molti e rendono un po' pesante la letture. Prova a toglierli e a raccontare meno, mostrando le cose attraverso vie secondarie. Magari seminandole nei dialoghi o nelle azioni e comportamenti.
Per esempio, dire che una persona è malvagia o che fa una risata demoniaca rende tutto un po' parodistico. Prova a fare arrivare il lettore stesso a quella conclusione, senza dirglielo in maniera esplicita. Il racconto ne gioverebbe parecchio.
Attenta anche ai verbi, in parecchi punti sbagliati. Anche alle eufoniche, appesantiscono.
Sono sicuro che con questi e altri suggerimenti riuscirai a raffinare parecchio la tua penna. Non mollare.
A rileggerci!


Ciao Gabriele,
sì è la prima volta, no non mi spavento.. anzi sto annotando tutte le "critiche" in un foglio Word!
Al prossimo racconto farò meglio!
Grazie a tutti! :)

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el_tom
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Re: L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Messaggio#8 » giovedì 19 marzo 2020, 4:19

Ciao Arianna, benvenuta!
Cominciamo dai bonus: presenti tutti e tre.
La correlazione tra sporcizia ambientale e morale con tanto di dannazione è molto interessante, gran bella idea, ha molto potenziale ma lo svolgimento non le da gloria.
La trama è lineare e scorre, alcune volte viene preannunciata togliendo suspence al lettore, diventa un spiegazione e non coinvolge.
Dai un sacco di informazioni, alcune più volte ripetendo le stesse espressioni e la lettura si appesantisce un po'.
Ti consiglio anch'io di riscrivere il tuo racconto, l'idea di fondo è golosa, ci puoi giocare un sacco.
Non spaventarti per le critiche, sfruttale, siamo tutti qui per metterci in gioco ed imparare.
Spero di leggerti nelle prossime sfide :-)
La frase più pericolosa in assoluto è: Abbiamo sempre fatto così.

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roberto.masini
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Re: L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Messaggio#9 » giovedì 19 marzo 2020, 18:58

Ciao. Arianna.
Il tuo mi è sembrato un racconto storico che si è perso nel tentativo di utilizzare tutti i bonus. Concordo con chi ha detto che si sono affastellati temi erotici e fantastici in un coacervo indistricabile. Qualche avvisaglia o anticipazione di questo esercito sarebbe stata utile: la parola compare solo alla fine oltre che nel titolo. Ho visto molti diavoli e pochi veri santi e il mostro rimane indescrivibile.

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Puch89
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Re: L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Messaggio#10 » giovedì 19 marzo 2020, 19:39

Ciao, Arianna.
Veniamo subito al dunque. Il racconto di per sé non è così malaccio, il problema è che hai tentato di entrare a gamba tesa nello stanzino dei bonus cercando di accaparrarteli tutti sacrificando lo stile e la fluidità necessaria per fruire al meglio di una storia del genere. Il contesto storico scelto è anche interessante, ma al contempo difficile da estraniare in un parallelismo fantastico, se non sei davvero scafata nel farlo. Ci sono passaggi troppo estranei alla trama che uccidono il ritmo e l'interessa; tanto, troppo infodump; tanti, troppi aggettivi, e detto da uno che ne usa molti è tutto dire, credimi. Poco "show" e troppo "tell", se sai a cosa mi riferisco. Ma tutto questo è pura palestra, potrà sembrare dura e poco utile in un primo approccio, ma poi una volta messo da parte l'ego ci si accorge che molte critiche sono utili (anche se a volte non tutte, questo è garantito).
Mi piacerebbe rivedere questo racconto rimaneggiato magari più in là, nel laboratorio, sempre che tu abbia la voglia di farlo, perché ha del potenziale e più di un passaggio mi ha sinceramente catturato.
I bonus alla fine li hai centrati, per il resto ecco, diciamo che te ne abbiamo dette già abbastanza, credo tu abbia capito.
Alla prossima!

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Polly Russell
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Re: L'ESERCITO DELLA CHIMERA

Messaggio#11 » giovedì 26 marzo 2020, 15:44

L’esercito della chimera di Arianna a D’Angelo
Ciao Arianna, è la prima volta che ti leggo, credo. Inizio col dire che di partenza è una buona idea, non solo, alcune parti sono davvero ben rese, lineari, pulite. Purtroppo hai messo troppa carne al fuoco e ti sei persa cercando di non farla bruciare, immagino cercando di accaparrarti tutti i bonus. Hai creato una sorta di 120 giornate di Sodoma in salsa un po’ più horror, e con una motivazione che non sia il semplice aver voglia di farlo. Ora, le motivazioni: se non fosse per i sacrifici umani, le motivazioni sarebbero state anche nobili, quindi ho fatto fatica ad accostarle al demonio e ai suoi intenti. Ho faticato anche ad immaginare come possa questo marito essersi alla fine innamorato di una moglie con cui, a quanto scrivi, non aveva mai scambiato nulla, nemmeno una passeggiata. Faccio anche fatica a immaginare come una donna riesca con un sol colpo ad aprire in due un corpo umano con un coltello.
Alcuni dialoghi sono messi lì solo per spiegare al lettore le loro motivazioni, ma i protagonisti le sanno già, non ha senso che se le ripetano, capisci cosa intendo?
Insomma, una buona idea su cui però bisogna lavorare ancora un pochino.
Polly

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