Dolly

Kiljedayn
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Dolly

Messaggio#1 » lunedì 20 aprile 2020, 22:28

Dolly
Danilo Riccio (Kiljedayn)


“Tu cosa avresti fatto, al posto mio?”
“Ma che ne so, scusa?” Gian si accende una sigaretta. Nel suo linguaggio, vuol dire “devo pensare”.
Gian non fuma quasi più ormai, quindi ogni sigaretta è una specie di evento.
“E dici che non c’erano alternative?”
Il Lungo si batte le mani sui cargo mimetici impolverati; scuote la testa, greve.
Cazzo.
Gian sbuffa. Il Lungo lo fissa come un cane che aspetta l’osso.
“Oh, Gian. Ma dici che ho fatto incazzare il Grande Zio?”
Domanda da un milione di dollari. Boccata, fumo.
Cazzo.
“Lungo, ora mi devi ascoltare, va bene? Devi dirmi esattamente dove l’hai lasciata.”
Il Lungo sorride, è quasi sollevato. “Lo sapevo che mettevi tutto a posto, vez!”
La mano di Gian traccia un arco così veloce che la sua tuta gialla schizza nel campo visivo dell’amico come se fosse fatta di liquido. Il Lungo sente la guancia che arde.
“A posto un cazzo, deficiente. Dove l’hai lasciata la Dolly?”
“Giù, allo Scannatoio…” frigna l’offeso.
“E andiamo, allora. Forse possiamo ancora sistemare in qualche modo.”

Gian apre la porta del piccolo capanno fradicio di umidità. Una vera stamberga ma, come dice sempre, “per chiavarsi una Dolly va bene pure un cassonetto”. Ed eccola là, sul materasso, sembra un Pollock di sangue sintetico e silicone. Dal collo spunta un mozzicone di vetro.
Gian guarda il suo compare, con odio: “Lungo, tanto sei alto, tanto sei scemo! Ma come cazzo l’hai conciata, animale?!”
Il Lungo è bianco come un lenzuolo. Cade col culo per terra e singhiozza.
“Gian, cristo, non hai idea. Non l’ho fatto apposta, te lo giuro! Ero lì che ci davo dentro, lei faceva quella vocina da hentai… mentre venivo non mi sono contenuto e…”
“E hai superato il limite. L’unico limite, imbecille.”
“Continuava a ripeterlo, sembrava impazzita: mi baciava, vez, e continuava a saltarmi addosso. E i led degli occhi erano completamente folli, Gesù, credevo mi sarebbe esplosa fra le braccia! E allora ho spaccato la bottiglia e…”
Gian fissa il Lungo. Cristo santo, gli fa quasi tenerezza, tanto è scemo. Lo costringe a rimettersi in piedi e gli molla un altro paio di ceffoni, i piercing dello spilungone e i dreadlock di gomma si agitano in una ola spastica.
“Quel che è fatto è fatto. Ora, tieni,” dice, mettendogli in mano un cacciavite. “Bisogna aprirle la testa ed estrarre l’hard disk. Sperando che non sia un modello con il caricamento da remoto, altrimenti sei fottuto.”
Il Lungo esegue. Solleva la bambola lorda di sangue artificiale, le strappa i capelli di plastica. Ecco l’hard disk.
Gian ricompare nella casupola, con una tanica di cherosene in mano.
“Sto posto ce lo siamo giocato, compare.” Il cherosene cade, si mischia con i fluidi della Dolly. Gian e il Lungo escono, e danno fuoco alla baracca.
“Gian, perché fanno così? Perché non puoi dire ti amo a una Dolly?”
“Non sono un tecnico del cazzo, Lungo. Ma ho sentito dire al Grande Zio che per renderle più realistiche registrano delle IA semplificate. Disgraziate dell’Est, credo. Sono quasi vive e possono reggere qualsiasi porcata, ma non capiscono sta storia dell’amore. Pare che crei qualche cortocircuito, o cazzate del genere, comunque diventano incontrollabili e inutili; qualcuna ha pure ucciso il cliente. È l’unico limite, gran coglione, vedi di non scordartelo più. La prossima volta glielo ripaghi per intero, il giocattolo, allo Zio.”



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antico
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Re: Dolly

Messaggio#2 » lunedì 20 aprile 2020, 22:32

Ciao Danilo e benvenuto su Minuti Contati! Se ancora non sei dentro, ti invito a entrare a fare parte anche del gruppo fb di Minuti Contati, lo trovi QUI (farne parte non è obbligatorio, ma ti permetterebbe di goderti l'edizione insieme a tutta la community).

Per quanto riguarda il racconto: caratteri e tempo ok! Buona Patrizia Rinaldi Edition!

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antico
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Re: Dolly

Messaggio#3 » lunedì 20 aprile 2020, 22:32

Ps: come non detto, ho visto che sei già nel gruppo fb :)

alexandra.fischer
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Re: Dolly

Messaggio#4 » martedì 21 aprile 2020, 20:30

DOLLY di Danilo Riccio Tema centrato in pieno. Il limite del tuo universo distopico (qualcosa a metà fra un mondo post atomico e una città cyberpunk: vedi il capanno, il materasso, le tenute dei due simili a divise con stivaloni) è che le bambole del piacere (prostitute elettroniche) non si possono innamorare del cliente: pena, l’andare in tilt (il Lungo, poi, ci ha messo del suo spaccandole addosso una bottiglia di vetro). E mandare un messaggio di distruzione merce al gestore del bordello, lo Zio. I due personaggi, il Lungo e Gian, hanno qualcosa di fumettistico nella parlata (nel caso del Lungo: dreadlocks di plastica e piercing)

Sto posto (‘Sto posto)
sta storia (‘sta storia)

Lorenzo Diddi
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Re: Dolly

Messaggio#5 » mercoledì 22 aprile 2020, 7:59

Ciao Danilo,

Piacere di leggerti per la prima volta.
Il contenuto della tua storia non è male. Tuttavia, obiettivamente, devo riconoscere che la tematica sia, si, stata inserita, ma, a mio parere, un po’ troppo forzatamente.
Mi è piaciuto il tentativo di costruire una trama piuttosto originale e, francamente, mi ha particolarmente destato. Conservo, ad ogni modo, qualche perplessità (a fin di bene), specialmente per quanto riguarda il principio del tuo racconto: ho come la sensazione che questo in medias res sia, effettivamente, di non facile comprensione per un lettore troppo esterno.
Tirando le somme, ritengo, comunque, il tuo lavoro positivo, fiducioso che possa maturare ancora un po’. Grazie e buona Edition!

Kiljedayn
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Re: Dolly

Messaggio#6 » mercoledì 22 aprile 2020, 10:57

Lorenzo Diddi ha scritto:Ciao Danilo,

Piacere di leggerti per la prima volta.
Il contenuto della tua storia non è male. Tuttavia, obiettivamente, devo riconoscere che la tematica sia, si, stata inserita, ma, a mio parere, un po’ troppo forzatamente.
Mi è piaciuto il tentativo di costruire una trama piuttosto originale e, francamente, mi ha particolarmente destato. Conservo, ad ogni modo, qualche perplessità (a fin di bene), specialmente per quanto riguarda il principio del tuo racconto: ho come la sensazione che questo in medias res sia, effettivamente, di non facile comprensione per un lettore troppo esterno.
Tirando le somme, ritengo, comunque, il tuo lavoro positivo, fiducioso che possa maturare ancora un po’. Grazie e buona Edition!


Ehi, Lorenzo, ciao e piacere mio!
Ti ringrazio per aver apprezzato l'idea di fondo del mio racconto, e sono assolutamente d'accordo quando dici che può (e dovrebbe) maturare :)
Dopotutto, è la mia prima prova nel format di Minuti Contati e sono già ben contento di essere riuscito a rispettare i limiti di spazio e caratteri. Ho optato per la partenza "in medias res" proprio perché mi sembrava più efficace in un contesto così ridotto, per poi mostrare a ritroso cosa avesse combinato il Lungo. Forse, però, hai ragione: rischia di risultare un po' confuso per il lettore. Cercherò di fare tesoro di questa osservazione per le prossime edizioni!

Kiljedayn
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Re: Dolly

Messaggio#7 » mercoledì 22 aprile 2020, 11:04

alexandra.fischer ha scritto:DOLLY di Danilo Riccio Tema centrato in pieno. Il limite del tuo universo distopico (qualcosa a metà fra un mondo post atomico e una città cyberpunk: vedi il capanno, il materasso, le tenute dei due simili a divise con stivaloni) è che le bambole del piacere (prostitute elettroniche) non si possono innamorare del cliente: pena, l’andare in tilt (il Lungo, poi, ci ha messo del suo spaccandole addosso una bottiglia di vetro). E mandare un messaggio di distruzione merce al gestore del bordello, lo Zio. I due personaggi, il Lungo e Gian, hanno qualcosa di fumettistico nella parlata (nel caso del Lungo: dreadlocks di plastica e piercing)

Sto posto (‘Sto posto)
sta storia (‘sta storia)


Ciao, Alexandra! Sì, il mio universo di riferimento è quello del cyberpunk, sono felice di essere riuscito a tratteggiarlo in maniera comprensibile. Mi sento di fare una precisazione: il limite è imposto sul cliente delle Dolly, che può fare loro tutto quello che vuole ma nel momento in cui si lascia scappare la frase proibita rischia di scatenare una reazione tremenda. Voleva essere una riflessione su come non sia possibile riprodurre artificialmente un sentimento, al contrario del sesso. Sul linguaggio "fumettistico", personalmente lo prendo come un complimento: era esattamente l'effetto voluto. Gian e il lungo sono due ragazzi italiani e parlano come due tipici "tamarri", coloriti e scemi. Grazie per il tuo commento!

costellazione di bacco
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Re: Dolly

Messaggio#8 » mercoledì 22 aprile 2020, 22:43

Ciao Danilo, piacere di leggerti e benvenuto in Minuti Contati,
Devo dirti che ho apprezzato il principio del tuo racconto poiché, opinione del tutto personale, credo che crei un po' di suspense e aiuti il lettore ad entrare nel vivo del racconto. Il contenuto della storia è molto buono, infatti, trovo originale la modalità di trattare il tema: la tecnologia non potrà mai sostituire le emozioni o ricrearle, questo è il vero limite. Limite che stiamo vivendo tutti in questi giorni di quarantena. Finisco con il dirti che hai fatto davvero un buon lavoro, continua così :)
A rileggerti.

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maurizio.ferrero
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Re: Dolly

Messaggio#9 » giovedì 23 aprile 2020, 9:51

Ciao Dan

Te lo dico subito: mi è piaciuto. Il tema è ben presente, l'ambientazione cyberpunk con i suoi personaggi stereotipati è ben tratteggiata anche se non approfondita, ma non è importante: quello che non viene detto si può intuire.
Due note di miglioramento:
- I "Cazzo" e "Domanda da un milione di dollari" nella prima parte sono evidentemente pensieri di Gian. Mettili in corsivo la prossima volta, lo renderà subito comprensibile senza farlo sembrare un'osservazione del narratore esterno.
- L'ultima frase, in cui Gian spiega perché le bambole impazziscono, è leggermente infodump. Nel senso: è piazzata nel dialogo e questo va bene, ma appare molto evidente che sia rivolta al lettore, per fargli comprendere la situazione, piuttosto che al suo compare. Suona un po' troppo accademica rispetto al resto dei dialoghi, brevi e concisi. Si sente la differenza.

Per il resto nulla da aggiungere, lavoro molto buono!

Kiljedayn
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Re: Dolly

Messaggio#10 » venerdì 24 aprile 2020, 15:11

costellazione di bacco ha scritto:Ciao Danilo, piacere di leggerti e benvenuto in Minuti Contati,
Devo dirti che ho apprezzato il principio del tuo racconto poiché, opinione del tutto personale, credo che crei un po' di suspense e aiuti il lettore ad entrare nel vivo del racconto. Il contenuto della storia è molto buono, infatti, trovo originale la modalità di trattare il tema: la tecnologia non potrà mai sostituire le emozioni o ricrearle, questo è il vero limite. Limite che stiamo vivendo tutti in questi giorni di quarantena. Finisco con il dirti che hai fatto davvero un buon lavoro, continua così :)
A rileggerti.


Ciao, Costellazione! Caspita, devo davvero ringraziarti, posso dirti che hai capito perfettamente sia il metodo che l'intento del mio racconto. Hai pienamente ragione, questa quarantena mi ha separato dalla persona che amo e sicuramente questo ha influito molto nella mia lettura del tema proposto. Ti ringrazio per le parole splendide!

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Andrea Lauro
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Re: Dolly

Messaggio#11 » domenica 26 aprile 2020, 21:53

ciao Danilo, passavo di qui...
bel lavoro, ci tenevo a scrivertelo: buona la storia, buono l'epilogo, qualcosa da sistemare all'inizio nel dialogo tra i personaggi. mi è piaciuto!
buona edition
andrea

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Luca Nesler
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Re: Dolly

Messaggio#12 » martedì 28 aprile 2020, 20:22

Ciao Danilo. La tematica è interessante e ha buoni risvolti filosofici. La realizzazione alla "Mr. Wolf" mi piace e delinea subito i due personaggi nella loro mansione narrativa. Anche se non descrivi troppo il contesto, tutto quello che deve uscire emerge senza difficoltà. Senz'altro un buon racconto.
Sulla tecnica ti faccio qualche appunto che spero possa aiutarti, quantomeno nella riflessione, perché potrei dire cose con cui non sei d'accordo.

“Ma che ne so, scusa?” Gian si accende una sigaretta. Nel suo linguaggio, vuol dire “devo pensare”.
Gian non fuma quasi più ormai, quindi ogni sigaretta è una specie di evento.

In questa parte ci sono un po' di cose. Ci racconti che Gian ha un suo linguaggio, ma il linguaggio è un modo di comunicare, mentre il gesto di fumare è decisamente più auto-riferito, quindi mi suona male che sia definito "linguaggio".
La seconda è che con questa considerazione parti deciso verso un narratore onnisciente. Questo io lo vedo funzionale quando è molto evidente e calcato, quando diventa a sua volta un personaggio. Tipo: "Adesso vi racconto una storia e voglio vedere quanti di voi stronzi ne capiranno il messaggio". Altrimenti è poco funzionale perché allontana il lettore dal testo senza apportare un beneficio che giustifichi questa scelta.
La terza cosa è che dopo "devo pensare" non dovresti ripetere "Gian" perché l'attenzione è su di lui e, il fatto che lo nomini di nuovo senza averne la necessità, mi ha fatto pensare che avessi spostato la cinepresa, ma poi così non è e mi sono sentito un po' frastornato. Insomma ha spezzato la mia attenzione.

“E dici che non c’erano alternative?”
Non è chiaro chi dei due dica questa battuta. Se è Gian avresti potuto introdurla con un beat tipo: sbuffa il fumo e sospira " E dici..."

Il Lungo si batte le mani sui cargo mimetici impolverati; scuote la testa, greve.
Cazzo.

Qui abbiamo un altro difetto della narrazione onnisciente. Questo "cazzo" chi è che lo pensa? Dal contesto immagino che sia Gian, ma lo penso alla seconda lettura, perché alla prima non ne so abbastanza da capirlo. Inoltre può sembrare il narratore, che è quello che ha appena descritto le abitudini di Gian al lettore. Potrebbe aiutare la comprensione mettere i pensieri in corsivo per far capire che ci troviamo in un'altra realtà narrativa. Stessa cosa per le parti simili nel testo.

“Lungo, ora mi devi ascoltare, va bene? Devi dirmi esattamente dove l’hai lasciata.”
Spesso capita anche a me di essere tentato a imbastire così un dialogo, ma penso che siano le influenze del cinema americano. Se ci pensi è insolito sentire davvero qualcuno che dice "ora mi devi ascoltare" oppure "ho bisogno che tu faccia per me..." sono espressioni tipiche americane che spesso ci sfuggono. Specialmente perché il resto dei dialoghi sono più verosimili e lontani dal cinema, queste espressioni mi sono saltate all'occhio. Solo una piccola riflessione.

Il Lungo sorride, è quasi sollevato.
Bugia, ha ha. Il Lungo sorride perché è sollevato. Il quasi non è solo di troppo, ma, come spesso accade, è fuorviante. Il "quasi" è una parola brutta e cattiva.

La mano di Gian traccia un arco così veloce che la sua tuta gialla schizza nel campo visivo dell’amico come se fosse fatta di liquido. Il Lungo sente la guancia che arde.
Questo passaggio non è male, è molto sensoriale. Però è un po' poco immediato. Forse si potrebbe rendere meglio con un periodo più breve, ma è solo un'altra piccola riflessione.

Gian ricompare nella casupola, con una tanica di cherosene in mano.
Qui non era chiaro che Gian fosse uscito dalla casupola e quel "ricompare" per un attimo spiazza e rompe l'immersione.

Gian e il Lungo escono, e danno fuoco alla baracca.
Non è certo un errore, ma questa virgola rompe il ritmo della frase senza un motivo apparente.

per renderle più realistiche registrano delle IA semplificate.
Questa parte non l'ho capita.

comunque diventano incontrollabili e inutili; qualcuna ha pure ucciso il cliente.
Questa frase mi è suonata strana perché, di fronte al pericolo di morire durante l'amplesso, il fatto che diventino inservibili mi sembrava decisamente risibile. Per questo mi sembra strano che Gian metta giù la frase in questo modo. Mi aspetterei che dicesse qualcosa come "ti è andata bene. Le cose potevano diventare davvero pericolose."

Alla fine anche il Grande Zio è un personaggio che, per quanto sembri importante, non si inquadra per nulla. Tuttavia ai fini della trama non è necessario e tutto funziona perfettamente. Solo mi chiedevo perché usare un personaggio strano per una parte così laterale.
Per il resto un bel racconto che fila bene e con un messaggio romantico.
Alla prossima!

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Polly Russell
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Re: Dolly

Messaggio#13 » mercoledì 29 aprile 2020, 0:18

Ciao, mi piace il cyberpunk e tu lo hai definito bene. Ci sono i droni sessuali, ci sono i due teppistelli mezzo ammanicati con qualche mafia locale, qualche gadget come i dreadlock in gomma, che non guastano mai. Insomma un bel distopico come si deve. L’idea anche non è male, anche se alla fine dei conti ha rotto un drone, non è che abbia ammazzato qualcuno. Quindi questo suo “sei fottuto” mi sembra eccessivo. Ed eccessiva mi sembra anche la possibile reazione del sex toy, perché commercializzare un giocattolo che ti potrebbe uccidere se ti sbagli a parlargli? Non ha un gran senso. Capisco il tuo voler definire il limite, però devi darmi un’altra spiegazione, fosse anche ricorrere al classico “drone difettoso” che fa tanto BR.
Qualche errore nella formattazione del testo, mancano dei corsivi all’inizio e la parte finale è troppo infodump soprattutto perché il modo di spiegare le cose cozza con il tipo di linguaggio che aveva avuto fino a questo momento. Comunque è stato piacevole da leggere, quindi ben fatto.
Polly

Kiljedayn
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Re: Dolly

Messaggio#14 » mercoledì 29 aprile 2020, 10:29

Luca Nesler ha scritto:Ciao Danilo. La tematica è interessante e ha buoni risvolti filosofici. La realizzazione alla "Mr. Wolf" mi piace e delinea subito i due personaggi nella loro mansione narrativa. Anche se non descrivi troppo il contesto, tutto quello che deve uscire emerge senza difficoltà. Senz'altro un buon racconto.
Sulla tecnica ti faccio qualche appunto che spero possa aiutarti, quantomeno nella riflessione, perché potrei dire cose con cui non sei d'accordo.

“Ma che ne so, scusa?” Gian si accende una sigaretta. Nel suo linguaggio, vuol dire “devo pensare”.
Gian non fuma quasi più ormai, quindi ogni sigaretta è una specie di evento.

In questa parte ci sono un po' di cose. Ci racconti che Gian ha un suo linguaggio, ma il linguaggio è un modo di comunicare, mentre il gesto di fumare è decisamente più auto-riferito, quindi mi suona male che sia definito "linguaggio".
La seconda è che con questa considerazione parti deciso verso un narratore onnisciente. Questo io lo vedo funzionale quando è molto evidente e calcato, quando diventa a sua volta un personaggio. Tipo: "Adesso vi racconto una storia e voglio vedere quanti di voi stronzi ne capiranno il messaggio". Altrimenti è poco funzionale perché allontana il lettore dal testo senza apportare un beneficio che giustifichi questa scelta.
La terza cosa è che dopo "devo pensare" non dovresti ripetere "Gian" perché l'attenzione è su di lui e, il fatto che lo nomini di nuovo senza averne la necessità, mi ha fatto pensare che avessi spostato la cinepresa, ma poi così non è e mi sono sentito un po' frastornato. Insomma ha spezzato la mia attenzione.

“E dici che non c’erano alternative?”
Non è chiaro chi dei due dica questa battuta. Se è Gian avresti potuto introdurla con un beat tipo: sbuffa il fumo e sospira " E dici..."

Il Lungo si batte le mani sui cargo mimetici impolverati; scuote la testa, greve.
Cazzo.

Qui abbiamo un altro difetto della narrazione onnisciente. Questo "cazzo" chi è che lo pensa? Dal contesto immagino che sia Gian, ma lo penso alla seconda lettura, perché alla prima non ne so abbastanza da capirlo. Inoltre può sembrare il narratore, che è quello che ha appena descritto le abitudini di Gian al lettore. Potrebbe aiutare la comprensione mettere i pensieri in corsivo per far capire che ci troviamo in un'altra realtà narrativa. Stessa cosa per le parti simili nel testo.

“Lungo, ora mi devi ascoltare, va bene? Devi dirmi esattamente dove l’hai lasciata.”
Spesso capita anche a me di essere tentato a imbastire così un dialogo, ma penso che siano le influenze del cinema americano. Se ci pensi è insolito sentire davvero qualcuno che dice "ora mi devi ascoltare" oppure "ho bisogno che tu faccia per me..." sono espressioni tipiche americane che spesso ci sfuggono. Specialmente perché il resto dei dialoghi sono più verosimili e lontani dal cinema, queste espressioni mi sono saltate all'occhio. Solo una piccola riflessione.

Il Lungo sorride, è quasi sollevato.
Bugia, ha ha. Il Lungo sorride perché è sollevato. Il quasi non è solo di troppo, ma, come spesso accade, è fuorviante. Il "quasi" è una parola brutta e cattiva.

La mano di Gian traccia un arco così veloce che la sua tuta gialla schizza nel campo visivo dell’amico come se fosse fatta di liquido. Il Lungo sente la guancia che arde.
Questo passaggio non è male, è molto sensoriale. Però è un po' poco immediato. Forse si potrebbe rendere meglio con un periodo più breve, ma è solo un'altra piccola riflessione.

Gian ricompare nella casupola, con una tanica di cherosene in mano.
Qui non era chiaro che Gian fosse uscito dalla casupola e quel "ricompare" per un attimo spiazza e rompe l'immersione.

Gian e il Lungo escono, e danno fuoco alla baracca.
Non è certo un errore, ma questa virgola rompe il ritmo della frase senza un motivo apparente.

per renderle più realistiche registrano delle IA semplificate.
Questa parte non l'ho capita.

comunque diventano incontrollabili e inutili; qualcuna ha pure ucciso il cliente.
Questa frase mi è suonata strana perché, di fronte al pericolo di morire durante l'amplesso, il fatto che diventino inservibili mi sembrava decisamente risibile. Per questo mi sembra strano che Gian metta giù la frase in questo modo. Mi aspetterei che dicesse qualcosa come "ti è andata bene. Le cose potevano diventare davvero pericolose."

Alla fine anche il Grande Zio è un personaggio che, per quanto sembri importante, non si inquadra per nulla. Tuttavia ai fini della trama non è necessario e tutto funziona perfettamente. Solo mi chiedevo perché usare un personaggio strano per una parte così laterale.
Per il resto un bel racconto che fila bene e con un messaggio romantico.
Alla prossima!


Luca, grazie mille per l'analisi approfondita e per i complimenti! Tutte le tue osservazioni sono giustissime e prometto di farne tesoro per il futuro, grazie davvero! Il pezzo delle "IA semplificate" mi rendo conto che possa risultare un po' ostico: era un tentativo di spiegare perché le Dolly vadano in tilt col concetto di amore, in pratica dentro al corpo robotico delle bambole c'è il calco digitale di una personalità vera, che può reagire agli stimoli ma che, proprio per la sua essenza umana, non può esimersi dal ricordare il concetto di "amore". Un difetto di fabbricazione delle Dolly, il loro limite, appunto.

Kiljedayn
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Re: Dolly

Messaggio#15 » mercoledì 29 aprile 2020, 10:36

Polly Russell ha scritto:Ciao, mi piace il cyberpunk e tu lo hai definito bene. Ci sono i droni sessuali, ci sono i due teppistelli mezzo ammanicati con qualche mafia locale, qualche gadget come i dreadlock in gomma, che non guastano mai. Insomma un bel distopico come si deve. L’idea anche non è male, anche se alla fine dei conti ha rotto un drone, non è che abbia ammazzato qualcuno. Quindi questo suo “sei fottuto” mi sembra eccessivo. Ed eccessiva mi sembra anche la possibile reazione del sex toy, perché commercializzare un giocattolo che ti potrebbe uccidere se ti sbagli a parlargli? Non ha un gran senso. Capisco il tuo voler definire il limite, però devi darmi un’altra spiegazione, fosse anche ricorrere al classico “drone difettoso” che fa tanto BR.
Qualche errore nella formattazione del testo, mancano dei corsivi all’inizio e la parte finale è troppo infodump soprattutto perché il modo di spiegare le cose cozza con il tipo di linguaggio che aveva avuto fino a questo momento. Comunque è stato piacevole da leggere, quindi ben fatto.


Ciao Polly, lieto di incontrarti di nuovo! Grazie per l'apprezzamento generale al racconto, ci tengo a precisare che Gian e il Lungo non sono affiliati del Grande Zio, anzi. Il "sei fottuto" era riferito al fatto che, se la Dolly avesse avuto la capacità di trasmettere in remoto i suoi dati, non ci sarebbe stato scampo: lo Zio avrebbe saputo che Lungo aveva scazzato e avrebbe preteso un bel "risarcimento" per il suo giocattolo. Volevo che il contrasto sembrasse proprio quello: Lungo inizialmente sembra sconvolto perché ha fa fatto qualcosa che ha tutti gli aspetti di un omicidio, poi scopriamo che ha solo danneggiato gravemente una bambola sessuale e che gli preme di salvarsi la pelle dalla furia di un pappone incazzato. Da ultimo, nel monologo finale di Gian (mea culpa, l'ho davvero fatto parlare come un professore) possiamo capire che le Dolly hanno delle IA registrate a partire da ragazze reali e che questo difetto dell'amore è collegato in qualche maniera a quel calco di psiche umana. Come dici tu, sarebbe follia mettere in commercio un giocattolo tanto pericoloso… ma da quando in quando nel cyberpunk ci si preoccupa della salute dei clienti?
All prossima!

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Polly Russell
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Re: Dolly

Messaggio#16 » mercoledì 29 aprile 2020, 11:40

È vero, di solito le famigerate corporazioni se ne fregano altamente. :)

Ho scoperto che il mio telefono non conosce la parola Droide. XD
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Re: Dolly

Messaggio#17 » giovedì 30 aprile 2020, 0:42

Ciao! Ben arrivato su minuti contati!
Di solito quando incontro qualcuno nuovo sviscero il suo racconto periodo per periodo come "regalo di benvenuto" (alcuni gradiscono altri no..) però mi ha anticipato il buon Luca per cui per stavolta ti grazio.
Il racconto è interessante, l'ambientazione è buona e ben comprensibile e la narrazione è godibile, fila quasi liscia. Dico quasi perchè condivido la maggior parte degli appunti che ti hanno fatto gli altri e quindi non li ripeterò, occhio: i giocattoli che minano le leggi della robotica di Asimov non hanno senso di essere messi in giro, consapevoli del rischio.
Per il resto molto buono come esordio!
#AbbassoIlTerzoPuntino #NonSmerigliateLeBalle
#LicenzaPoeticaGrammatica
Adoro le critiche, ma -ve prego!- che siano costruttive!!

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daniele.mammana-torrisi
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Re: Dolly

Messaggio#18 » giovedì 30 aprile 2020, 16:32

Ciao, Danilo!

Se non fosse per quel ripetere limite un po' troppe volte, una è più che sufficiente una volta espressa la situazione in cui si trovano, sarebbe una bella goccia in quel mare che è il cyber-punk. Non è il mio genere preferito, ma questo è un gusto soggettivo e non deve andare ad influenzare come valuto una storia. Ne posso riconoscere i meriti e tanto basta. Quanto alla storia, incominciarla a cose già fatte e già successo aggiunge e toglie qualcosa.
Mi spiego; tutto l'evento ci viene raccontato dal Lungo, che è buono perché ci fa capire cosa sia successo e fornisce un senso di vissuto all'ambientazione. Con poci caratteri a disposizone, renderla viva in questo modo è una buonissima idea. Di contro, però, quasi tutto è sostanzialmente già successo.
Siamo all'epilogo, in pratica, e quindi non si può vedere una qualce maturazione, neanche piccola o grande, dei personaggi in azione, che sono il motore principale della tua vicenda. Questa, secondo me, è stata un'occasione un po' mancata, ma posso capire che sia stata dettata in parte dalla mancanza di spazio.

Nel complesso, una continuazione che espanda un po' il mondo, magari con qualche accenno agli effetti che questi bot hanno avuto e hanno sulla società, non sarebbe affatto sgradita!

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antico
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Re: Dolly

Messaggio#19 » lunedì 4 maggio 2020, 21:20

Molto bella l'idea che questi cyborg non capiscano l'amore, anche se l'unirlo alle personalità delle ragazze dell'est mi è sembrato, invero, un po' superficiale. Credo ci fosse spazio per approfondire la tematica dell'amore in ben altro modo. Buono lo scambio tra i due protagonisti, ma usa di più il corsivo per i pensieri, mi sembra più efficace. Altra debolezza: la figura del Grande Zio che è solo citato senza semina ulteriore che riesca ad approfondirla. Detto questo, mi piace la tua voce e credo che molte delle criticità sopra evidenziate siano dovute al primo impatto con MC e ai suoi limiti di carattere e tempo. Sono molto curioso dei risultati che arriveranno una volta che ci avrai preso la mano. Come valutazione: anche qui pollice tendente all'alto ma davanti a quello di Laura, di Viviana e di Di Tullio per una, a mio parere, maggiore brillantezza.

Kiljedayn
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Re: Dolly

Messaggio#20 » martedì 5 maggio 2020, 16:45

antico ha scritto:Molto bella l'idea che questi cyborg non capiscano l'amore, anche se l'unirlo alle personalità delle ragazze dell'est mi è sembrato, invero, un po' superficiale. Credo ci fosse spazio per approfondire la tematica dell'amore in ben altro modo. Buono lo scambio tra i due protagonisti, ma usa di più il corsivo per i pensieri, mi sembra più efficace. Altra debolezza: la figura del Grande Zio che è solo citato senza semina ulteriore che riesca ad approfondirla. Detto questo, mi piace la tua voce e credo che molte delle criticità sopra evidenziate siano dovute al primo impatto con MC e ai suoi limiti di carattere e tempo. Sono molto curioso dei risultati che arriveranno una volta che ci avrai preso la mano. Come valutazione: anche qui pollice tendente all'alto ma davanti a quello di Laura, di Viviana e di Di Tullio per una, a mio parere, maggiore brillantezza.


Grazie mille, davvero!

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