Crudele Paradiso

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Gabriele Dolzadelli
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Crudele Paradiso

Messaggio#1 » lunedì 20 aprile 2020, 23:31

Non ho mai conosciuto i miei genitori. So soltanto che sono il terzo di tre fratelli e che quello più grande lo portarono via a suo tempo. Ignoro che fine abbia fatto. A noi, qui rimasti, non dicono mai niente. Ora siamo soltanto in due: io e mia sorella.
Del mondo fuori non conosco nulla. Posso solo immaginare come sia, basandomi su ciò che vedo attraverso la Grande Vetrata. La considero il confine che ci separa dal mondo. Vedo alberi in fiore, prati accarezzati dal vento e uccelli che beccano il terreno alla ricerca di vermi.
Mia sorella ripete spesso che troverà il modo di superare quel limite, ma io non le credo. Sono rare le volte che la Grande Vetrata viene aperta e il nostro aguzzino è sempre vigile. Dice che è per il nostro bene, che il mondo è crudele e che dureremmo davvero poco senza la sua protezione. Dice di darci tutto il necessario: cibo, acqua, un letto in cui dormire e una casa grande in cui vivere. Cosa potremmo desiderare di più? Ce lo ripete di continuo. Ce lo dice da anni.
Io non so nemmeno se credere a Lui, seppur, in fondo, non abbia tutti i torti. Di cosa potremmo lamentarci? Qualcuno potrebbe testimoniare che la vita là fuori sia migliore? No, ma il fatto è che nessuno potrebbe nemmeno dire il contrario. Questo tarlo mi distrugge ma dalla sua, Lui, ha che non ci ha mai fatto del male.
Glielo dicevo a mia sorella, ma lei, al contrario di me, sembrava non nutrire alcuna perplessità. Era determinata, sicura in ciò in cui credeva.
Così, un giorno, di punto in bianco, è sparita anche lei. Mi svegliai semplicemente una mattina e non c'era più. Una parte di me voleva credere che fosse riuscita a trovare l'occasione giusta, ad approfittare dell'attimo e fuggire. Forse, ora, corre fra quei prati, insegue gli uccelli, si arrampica sugli alberi. Forse ha ritrovato perfino nostro fratello e stanno vivendo una vita migliore.
Dall'altra, invece, temevo fosse stato Lui a farla sparire. Poteva averla vista troppo decisa nei suoi propositi, reputandola una minaccia. Non sapevo che fare, che pensare. Mi limitavo a rannicchiarmi in un angolo della stanza, senza mangiare nulla. Avevo un chiodo fisso e l'unico modo per potermi togliere ogni angoscia era percorrere i suoi passi. Ero solo, non avevo più nulla da perdere.
Attesi a lungo. Passarono mesi. Poi, un giorno, mi si presentò l'occasione. La riconobbi subito, in una frazione di secondo. Sono momenti in cui non serve accendere il cervello né compiere complicate analisi. Il cuore pompa sangue, il respiro si fa corto e l'adrenalina spinge le gambe a correre, riconoscendo inconsciamente la posta in gioco di quel baleno.
Ho corso, come mai avevo fatto in vita mia. Lui non fece in tempo ad accorgersi del mio slancio. Ero fuori. L'aria fresca mi invase i polmoni. Fu una scossa di libidine. Saltai i gradini due a due, scendendo la breve rampa che conduceva al giardino. Sentii le sue grida, sembravano gemiti. Percepii la sua paura. Mi arrampicai sullo steccato e saltai dall'altra parte. Chiamava il mio nome, mi inseguiva. Feci un altro scatto e mi ritrovai su del terreno duro e rovente. Avanzai, per poi bloccarmi all'improvviso per via di un rombo potentissimo. Mi voltai e vidi qualcosa di molto grosso che si dirigeva verso di me. Due luci accecanti mi stordirono. Feci solo in tempo a dire l'unica parola che conoscevo: Miao.



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antico
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#2 » lunedì 20 aprile 2020, 23:34

Ciao Gabriele! Caratteri e tempo ok! Divertiti in questa Patrizia Rinaldi Edition!

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Puch89
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#3 » martedì 21 aprile 2020, 2:58

Ciao Gabriele!
Veniamo subito al dunque, il racconto semplice ma diretto, dritto dritto al punto che ti eri prefissato di raggiungere.
È chiaro che non ti sei preoccupato di celare che tutto il testo avrebbe trovato la sua risoluzione solo nelle ultime battute, perché fin dall'inizio il lettore si trova a chiedersi dove si andrà a parare alla fine. È funzionale, almeno nel modo in cui l'hai gestita tu, perché nel breve tempo trascorso a leggere la mente tenta di indovinare fino all'ultimo cosa stia accadendo davvero, raccogliendo ogni singola informazione come preziosi input che aiutino a sbrogliare la matassa, il che è buono perché rende la lettura attenta e costante, senza cedimenti di nessun tipo.
La storia di per sé è semplice, tre gatti in uno scatolone nutriti dal padrone che, volta per volta, li da via (o scappano tutti?) mentre l'ultimo riesce a fuggire ma finisce sotto una macchina. Niente di trascendentale, ma il modo in cui l'hai reso fa la differenza, davvero bravo in questo.
Il tema è più che centrato, sebbene ad occhi disattenti possa apparire il contrario. Perché, per il messaggio che almeno è passato a me, il limite qui è la visione soggettiva di un contesto chiuso, da parte di un soggetto che non ha alcun modo di vedere al di fuori di quel contesto. È limitato dalla sua condizione, probabilmente uno dei modi più originali di trattare il tema, ad occhi chiusi. Complimenti.

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filippo.mammoli
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#4 » martedì 21 aprile 2020, 19:54

Ciao Gabriele e piacere di rileggerti.
I tuoi racconti sono sempre tra quelli che più mi piacciono per stile e originalità.
Direi che anche stavolta hai colto nel segno.
Mi piace il tuo stile, lucido e lineare senza troppi ghirigori. Giochi con il lettore come il gatto con il topo, è proprio il caso di dirlo.
Il limite è fisico, oppressivo e ben visibile.
Il protagonista gestisce il conflitto interiore tra naturale desiderio di superamento del limite e paura dell'ignoto che si cela oltre il limite stesso.
Risolvi tutto con un Miao che a me è parso geniale!

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emiliano.maramonte
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#5 » mercoledì 22 aprile 2020, 0:33

Rieccoti, Gabriele! Sono felice di leggerti.
La cosa che ho apprezzato di più di questo racconto è il colpo di scena: totalmente inaspettato e capace di stravolgere l'intera costruzione mentale che mi ero fatto durante la lettura.
A parte questo, ho avuto la sensazione (ma spero di sbagliarmi di grosso) che il racconto sia stato scritto con un pizzico di svogliatezza. Solitamente i tuoi testi sono ben curati, con un'attenzione alla forma e allo stile; qui invece siamo al limite del minimo sindacale, con una prosa semplice, quasi lineare direi e con periodi che potevano essere limati o costruiti meglio.
Poi ho rilevato (e anche in questo caso correggimi, se sbaglio), un cambio di tempi verbali che generano una specie di discrepanza. All'inizio il presente è più che giustificato perché stai seguendo in presa diretta l'azione dei gattini, poi da "Attesi a lungo", usi il passato. Quindi è un'azione che si è già svolta e conclusa o il protagonista rievoca un ricordo ancora vivido prima di finire sotto l'automobile? O che altro? Faccio fatica a comprendere.
In definitiva: pollice su per la trovata, un "ni" per lo svolgimento.

In bocca al lupo!
Emiliano.

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Gimmi
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#6 » mercoledì 22 aprile 2020, 17:16

Ciao.
Sono sicuro che te l’abbiano già scritto (non ho controllato) che questo genere di racconti fa molto La sentinella. Che è sempre buona cosa evitare se non si ha una buona capacità nell'utilizzo delle parole. Rendere la solita storia una storia nuova (ma anche questa frase oramai è un cliché per ogni scrittore).
In ogni caso, se volessi imbattermi in questo genere di racconto cercherei l’originalità a costo della pelle. Il gatto forse… ecco. Hai capito, no?
Ma andiamo sul tecnico:
Le prime frasi sono un po’ contorte e ho dovute leggerle più volte. Ci vuole chiarezza.
Poi ti porto a ragionare sulle frasi che scegli come “Vedo alberi in fiore, prati accarezzati dal vento e uccelli che beccano il terreno alla ricerca di vermi” e ti chiedo, come posso restituire un senso di libertà senza l’utilizzo di frasi da discount? Scusami la ruvidità.
Il finale mi ha lasciato un po’ interdetto solo per una questione (forse discutibile), ovvero non definirei parola il verso del gatto. Ciò mi porta a pensare che a tutti i costi dovessi farlo finire così e questo ti ha penalizzato.
Forse un tempo presente rende di più, dato che racconti al passato la sua morte (oltre che a essere più diretto e coinvolgente per chi legge).

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Andrea Lauro
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#7 » mercoledì 22 aprile 2020, 18:29

Ciao Gabriele, il finale mi ha colto totalmente di sorpresa. Ho provato la stessa sensazione degli animali quando stanno per essere investiti, non so se mi spiego.
Il testo è permeato da questo senso dicotomico di accettazione e rifiuto, hai reso bene la sindrome di Stoccolma del protagonista. Lineare, d’impatto, mi è piaciuto: una buona prova.
Ti segnalo giusto un paio di periodi che metterei a posto, son dovuto tornare indietro a rileggerli forse per colpa delle troppe virgole:
“Io non so nemmeno se credere a Lui, seppur, in fondo, non abbia tutti i torti”
“Questo tarlo mi distrugge ma dalla sua, Lui, ha che non ci ha mai fatto del male”
a presto!
andrea

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#8 » mercoledì 22 aprile 2020, 22:44

Puch89 ha scritto:Ciao Gabriele!
Veniamo subito al dunque, il racconto semplice ma diretto, dritto dritto al punto che ti eri prefissato di raggiungere.
È chiaro che non ti sei preoccupato di celare che tutto il testo avrebbe trovato la sua risoluzione solo nelle ultime battute, perché fin dall'inizio il lettore si trova a chiedersi dove si andrà a parare alla fine. È funzionale, almeno nel modo in cui l'hai gestita tu, perché nel breve tempo trascorso a leggere la mente tenta di indovinare fino all'ultimo cosa stia accadendo davvero, raccogliendo ogni singola informazione come preziosi input che aiutino a sbrogliare la matassa, il che è buono perché rende la lettura attenta e costante, senza cedimenti di nessun tipo.
La storia di per sé è semplice, tre gatti in uno scatolone nutriti dal padrone che, volta per volta, li da via (o scappano tutti?) mentre l'ultimo riesce a fuggire ma finisce sotto una macchina. Niente di trascendentale, ma il modo in cui l'hai reso fa la differenza, davvero bravo in questo.
Il tema è più che centrato, sebbene ad occhi disattenti possa apparire il contrario. Perché, per il messaggio che almeno è passato a me, il limite qui è la visione soggettiva di un contesto chiuso, da parte di un soggetto che non ha alcun modo di vedere al di fuori di quel contesto. È limitato dalla sua condizione, probabilmente uno dei modi più originali di trattare il tema, ad occhi chiusi. Complimenti.


Ciao Puch. Grazie. Mi fa piacere sia stato di tuo gradimento e che il finale abbia funzionato.
In merito al tema, era quello che volevo intendere, quindi doppiamente contento.

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#9 » mercoledì 22 aprile 2020, 22:46

filippo.mammoli ha scritto:Ciao Gabriele e piacere di rileggerti.
I tuoi racconti sono sempre tra quelli che più mi piacciono per stile e originalità.
Direi che anche stavolta hai colto nel segno.
Mi piace il tuo stile, lucido e lineare senza troppi ghirigori. Giochi con il lettore come il gatto con il topo, è proprio il caso di dirlo.
Il limite è fisico, oppressivo e ben visibile.
Il protagonista gestisce il conflitto interiore tra naturale desiderio di superamento del limite e paura dell'ignoto che si cela oltre il limite stesso.
Risolvi tutto con un Miao che a me è parso geniale!


Grazie anche a te Filippo.
Mi fai tanti complimenti ma non credo di meritarli tutti.
Nelle ultime edizioni ho avuto un bel calo. Spero di riprendermi.
Sono contento ti sia piaciuto.

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#10 » mercoledì 22 aprile 2020, 22:49

emiliano.maramonte ha scritto:Rieccoti, Gabriele! Sono felice di leggerti.
La cosa che ho apprezzato di più di questo racconto è il colpo di scena: totalmente inaspettato e capace di stravolgere l'intera costruzione mentale che mi ero fatto durante la lettura.
A parte questo, ho avuto la sensazione (ma spero di sbagliarmi di grosso) che il racconto sia stato scritto con un pizzico di svogliatezza. Solitamente i tuoi testi sono ben curati, con un'attenzione alla forma e allo stile; qui invece siamo al limite del minimo sindacale, con una prosa semplice, quasi lineare direi e con periodi che potevano essere limati o costruiti meglio.
Poi ho rilevato (e anche in questo caso correggimi, se sbaglio), un cambio di tempi verbali che generano una specie di discrepanza. All'inizio il presente è più che giustificato perché stai seguendo in presa diretta l'azione dei gattini, poi da "Attesi a lungo", usi il passato. Quindi è un'azione che si è già svolta e conclusa o il protagonista rievoca un ricordo ancora vivido prima di finire sotto l'automobile? O che altro? Faccio fatica a comprendere.
In definitiva: pollice su per la trovata, un "ni" per lo svolgimento.

In bocca al lupo!
Emiliano.


Ciao Emiliano. Grazie per il commento.
Non si è trattata tanto di svogliatezza quanto di stanchezza fisica e mentale.
Di solito tendo a scrivere il racconto entro le 22:30 (raramente mi spingo oltre), mentre stavolta ho dovuto badare alla bambina e seppur la testa ha vagato alla ricerca della trama, sfruttando il tempo, quando poi è giunta l'ora avevo poche energie mentali per realizzarla. Questo, probabilmente, mi ha portato a non essere molto preciso con i tempi verbali. Difatti, una volta scritto, era una cosa che non convinceva molto anche me.

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#11 » mercoledì 22 aprile 2020, 22:53

Gimmi ha scritto:Ciao.
Sono sicuro che te l’abbiano già scritto (non ho controllato) che questo genere di racconti fa molto La sentinella. Che è sempre buona cosa evitare se non si ha una buona capacità nell'utilizzo delle parole. Rendere la solita storia una storia nuova (ma anche questa frase oramai è un cliché per ogni scrittore).
In ogni caso, se volessi imbattermi in questo genere di racconto cercherei l’originalità a costo della pelle. Il gatto forse… ecco. Hai capito, no?
Ma andiamo sul tecnico:
Le prime frasi sono un po’ contorte e ho dovute leggerle più volte. Ci vuole chiarezza.
Poi ti porto a ragionare sulle frasi che scegli come “Vedo alberi in fiore, prati accarezzati dal vento e uccelli che beccano il terreno alla ricerca di vermi” e ti chiedo, come posso restituire un senso di libertà senza l’utilizzo di frasi da discount? Scusami la ruvidità.
Il finale mi ha lasciato un po’ interdetto solo per una questione (forse discutibile), ovvero non definirei parola il verso del gatto. Ciò mi porta a pensare che a tutti i costi dovessi farlo finire così e questo ti ha penalizzato.
Forse un tempo presente rende di più, dato che racconti al passato la sua morte (oltre che a essere più diretto e coinvolgente per chi legge).


Ciao Gimmi. Grazie per il tuo commento.
Ehm, no, non ho capito molto. In sintesi ritieni che la scelta del gatto sia stata poco originale? Può essere. Mi dispiace che non ti abbia stuzzicato. In merito alle frasi da discount può essere che potevo renderle meglio. Sono rimasto sul semplice perché ho ritenuto opportuno non creare dei pensieri troppo profondi per un animale. Cosa può attirare un gatto all'esterno se non l'erba, gli alberi e gli uccelli da afferrare? Ho voluto giocare su queste cose, ma mi rendo conto che potrebbe risultare banale.
Sui tempi verbali concordo. Ho alternato erroneamente passato e presente, quando potevo scegliere una delle due e focalizzarmi su quello.

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#12 » mercoledì 22 aprile 2020, 22:54

Andrea Lauro ha scritto:Ciao Gabriele, il finale mi ha colto totalmente di sorpresa. Ho provato la stessa sensazione degli animali quando stanno per essere investiti, non so se mi spiego.
Il testo è permeato da questo senso dicotomico di accettazione e rifiuto, hai reso bene la sindrome di Stoccolma del protagonista. Lineare, d’impatto, mi è piaciuto: una buona prova.
Ti segnalo giusto un paio di periodi che metterei a posto, son dovuto tornare indietro a rileggerli forse per colpa delle troppe virgole:
“Io non so nemmeno se credere a Lui, seppur, in fondo, non abbia tutti i torti”
“Questo tarlo mi distrugge ma dalla sua, Lui, ha che non ci ha mai fatto del male”
a presto!
andrea


Ciao Andrea. Grazie per i consigli. Effettivamente spezzano molto.
Ne terrò conto. A presto!

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Vastatio
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#13 » giovedì 23 aprile 2020, 15:44

Ciao,

il bello di racconti come il tuo è che la seconda lettura, doverosa, ti fa apprezzare le astuzie usate per svicolare. Ecco, a me la seconda lettura ha solo causato irritazione. Intanto ho sempre odiato l'umanizzazione estrema e i tuoi "gatti", che non hanno mai visto il mondo e che sembra non siano mai stati nemmeno oltre la vetrata conoscono "tutto" del mondo: sanno che quello è un albero, quello un uccello che cerca vermi, ecc.
Questo mi da veramente fastidio, proprio perché non ho nessun indizio di un fratello o di una sorella, che magari sono riusciti a scappare qualche volta, che raccontano lo hanno "educato".
Discorso simile per la "perfetta" comprensione del linguaggio umano.
Mi sembra tu abbia giocato sporco, almeno secondo me.

luca.pagnini
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#14 » giovedì 23 aprile 2020, 20:23

Ciao Gabriele. Anzitutto preciso che il racconto mi è piaciuto e gli appunti che dirò fanno solo parte del “gioco”. Ci sono almeno due elementi che mi lasciano dubbioso. Il primo è l’uso del passato nel racconto di un “defunto”. Lo so che questo è un tema dibattuto da anni e forse non ha nemmeno tanta importanza parlarne a livello teorico, però quando capita di leggere qualcosa del genere (come questa volta) almeno a me resta l’amaro in bocca, come se tutto perdesse un paio di valori nella scala della narrazione. Non è un caso se i grandi si sono spesso inventati situazioni “meravigliose”, in questo caso però, secondo me, basterebbe cambiare il tempo della narrazione se vuoi mantenere il pdv del protagonista, oppure cambiare proprio il pdv del narratore e lasciare il tempo al passato. Si tratta solo di tecnica, però alla fine è un elemento sostanziale. Il secondo elemento che mi ha un po’ pesato, è il fatto che il racconto, benché breve, punta da subito sul colpo di scena finale e più volte leggendolo ho avuto l’istinto di saltare all’ultima parola perché ero certo che lì avrei capito tutto. Da un lato questo è un bene, perché attacchi il lettore al racconto, ma se diventa subito evidente che tutto si svelerà con l’ultima parola, allora, almeno per me, è troppo… è troppo perché, per esempio, mi perdo tanto di quello che c’è prima, come la descrizione dell’attimo precedente la fuga, che meritava (da parte mia) più attenzione e invece, andando di corsa, me lo sono dovuto rileggere dopo.

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#15 » sabato 25 aprile 2020, 19:35

Vastatio ha scritto:Ciao,

il bello di racconti come il tuo è che la seconda lettura, doverosa, ti fa apprezzare le astuzie usate per svicolare. Ecco, a me la seconda lettura ha solo causato irritazione. Intanto ho sempre odiato l'umanizzazione estrema e i tuoi "gatti", che non hanno mai visto il mondo e che sembra non siano mai stati nemmeno oltre la vetrata conoscono "tutto" del mondo: sanno che quello è un albero, quello un uccello che cerca vermi, ecc.
Questo mi da veramente fastidio, proprio perché non ho nessun indizio di un fratello o di una sorella, che magari sono riusciti a scappare qualche volta, che raccontano lo hanno "educato".
Discorso simile per la "perfetta" comprensione del linguaggio umano.
Mi sembra tu abbia giocato sporco, almeno secondo me.


Ciao Vastatio. Mi dispiace che il racconto ti abbia suscitato questi sentimenti negativi.
Il fatto di aver creato dei gatti capaci di decifrare il linguaggio umano non mi è parso un giocare sporco. Semplicemente ho creato le regole vigenti nel mio mondo narrativo e mi pare legittimo. Di animali che capiscono il linguaggio degli uomini e hanno comprensione del mondo che li circonda, ne sono pieni perfino i classici Disney, da La carica dei 101 agli Aristogatti, fino a Lilly e il Vagabondo. Nessuno l'ha mai vissuta in questo modo.
In quanto al comprendere ciò che è fuori dalla stanza, tenendo fede alla regola prima citata, possono conoscere questi aspetti proprio grazie ai discorsi del loro Padrone.
Questa comprensione del linguaggio era dovuta per calcare le promesse di sicurezza che il Padrone fa loro.

Per quanto mi abbia divertito progettare la sorpresa finale, non è il fulcro di questo racconto, che ha altri messaggi tra le righe.
Mi dispiace non ti siano arrivati. Di sicuro è colpa mia.

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#16 » sabato 25 aprile 2020, 19:37

luca.pagnini ha scritto:Ciao Gabriele. Anzitutto preciso che il racconto mi è piaciuto e gli appunti che dirò fanno solo parte del “gioco”. Ci sono almeno due elementi che mi lasciano dubbioso. Il primo è l’uso del passato nel racconto di un “defunto”. Lo so che questo è un tema dibattuto da anni e forse non ha nemmeno tanta importanza parlarne a livello teorico, però quando capita di leggere qualcosa del genere (come questa volta) almeno a me resta l’amaro in bocca, come se tutto perdesse un paio di valori nella scala della narrazione. Non è un caso se i grandi si sono spesso inventati situazioni “meravigliose”, in questo caso però, secondo me, basterebbe cambiare il tempo della narrazione se vuoi mantenere il pdv del protagonista, oppure cambiare proprio il pdv del narratore e lasciare il tempo al passato. Si tratta solo di tecnica, però alla fine è un elemento sostanziale. Il secondo elemento che mi ha un po’ pesato, è il fatto che il racconto, benché breve, punta da subito sul colpo di scena finale e più volte leggendolo ho avuto l’istinto di saltare all’ultima parola perché ero certo che lì avrei capito tutto. Da un lato questo è un bene, perché attacchi il lettore al racconto, ma se diventa subito evidente che tutto si svelerà con l’ultima parola, allora, almeno per me, è troppo… è troppo perché, per esempio, mi perdo tanto di quello che c’è prima, come la descrizione dell’attimo precedente la fuga, che meritava (da parte mia) più attenzione e invece, andando di corsa, me lo sono dovuto rileggere dopo.


Ciao Luca. Sui tempi verbali non posso che darti ragione.
Purtroppo, a causa della stanchezza, non ho saputo gestirli bene.
Grazie per il tuo commento e suggerimenti.

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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#17 » sabato 25 aprile 2020, 21:53

Gabriele Dolzadelli ha scritto:
luca.pagnini ha scritto:Ciao Gabriele. Anzitutto preciso che il racconto mi è piaciuto e gli appunti che dirò fanno solo parte del “gioco”. Ci sono almeno due elementi che mi lasciano dubbioso. Il primo è l’uso del passato nel racconto di un “defunto”. Lo so che questo è un tema dibattuto da anni e forse non ha nemmeno tanta importanza parlarne a livello teorico, però quando capita di leggere qualcosa del genere (come questa volta) almeno a me resta l’amaro in bocca, come se tutto perdesse un paio di valori nella scala della narrazione. Non è un caso se i grandi si sono spesso inventati situazioni “meravigliose”, in questo caso però, secondo me, basterebbe cambiare il tempo della narrazione se vuoi mantenere il pdv del protagonista, oppure cambiare proprio il pdv del narratore e lasciare il tempo al passato. Si tratta solo di tecnica, però alla fine è un elemento sostanziale. Il secondo elemento che mi ha un po’ pesato, è il fatto che il racconto, benché breve, punta da subito sul colpo di scena finale e più volte leggendolo ho avuto l’istinto di saltare all’ultima parola perché ero certo che lì avrei capito tutto. Da un lato questo è un bene, perché attacchi il lettore al racconto, ma se diventa subito evidente che tutto si svelerà con l’ultima parola, allora, almeno per me, è troppo… è troppo perché, per esempio, mi perdo tanto di quello che c’è prima, come la descrizione dell’attimo precedente la fuga, che meritava (da parte mia) più attenzione e invece, andando di corsa, me lo sono dovuto rileggere dopo.


Ciao Luca. Sui tempi verbali non posso che darti ragione.
Purtroppo, a causa della stanchezza, non ho saputo gestirli bene.
Grazie per il tuo commento e suggerimenti.


Scusami Gabriele, mi sono spiegato male, non intendevo dire che hai sbagliato a declinare qualche tempo, bensì che usando la voce narrante in prima persona al passato, alla fine si ottiene un "morto" che parla e questo, se non viene giustificato in qualche modo, anche con un banale "Sono qui che ripasso la mia vita in attesa del mio destino...", diventa un "trucco" per nascondere il colpo di scena finale, che non è più, in questo caso, una gatto antropomorfo, ma un morto che parla.

Visto che ci sono mi è venuto un altro appunto sul "miao" finale, che non indicherei come una "parola" (e poi perché conoscerebbe solo quella, se ci ha parlato fino a quel momento con tutti i vocaboli possibili?), ma al limite come un "verso", che tra l'altro solo casualmente in Italia scriviamo in quel modo, gli anglofoni per esempio scrivono "meow".

Alla prossima.

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Gabriele Dolzadelli
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#18 » sabato 25 aprile 2020, 22:41

No, no, ti sei spiegato bene.
Sono io a essermi spiegato male.
Intendevo dire che un po' ho usato il presente e un po' il passato, in una indecisione che non mi ha portato da nessuna parte e che la stanchezza non ha saputo smaltire.

In merito al MIAO intendevo fosse l'unica parola in grado di pronunciare, ma probabilmente ho messo giù male anche quel pezzo.

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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#19 » lunedì 27 aprile 2020, 13:28

Gabriele Dolzadelli ha scritto:No, no, ti sei spiegato bene.
Sono io a essermi spiegato male.
Intendevo dire che un po' ho usato il presente e un po' il passato, in una indecisione che non mi ha portato da nessuna parte e che la stanchezza non ha saputo smaltire.

In merito al MIAO intendevo fosse l'unica parola in grado di pronunciare, ma probabilmente ho messo giù male anche quel pezzo.


Comunque niente che tu non possa mettere a posto.

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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#20 » martedì 28 aprile 2020, 14:07

Gabriele Dolzadelli ha scritto:
Vastatio ha scritto:Ciao,

il bello di racconti come il tuo è che la seconda lettura, doverosa, ti fa apprezzare le astuzie usate per svicolare. Ecco, a me la seconda lettura ha solo causato irritazione. Intanto ho sempre odiato l'umanizzazione estrema e i tuoi "gatti", che non hanno mai visto il mondo e che sembra non siano mai stati nemmeno oltre la vetrata conoscono "tutto" del mondo: sanno che quello è un albero, quello un uccello che cerca vermi, ecc.
Questo mi da veramente fastidio, proprio perché non ho nessun indizio di un fratello o di una sorella, che magari sono riusciti a scappare qualche volta, che raccontano lo hanno "educato".
Discorso simile per la "perfetta" comprensione del linguaggio umano.
Mi sembra tu abbia giocato sporco, almeno secondo me.


Ciao Vastatio. Mi dispiace che il racconto ti abbia suscitato questi sentimenti negativi.
Il fatto di aver creato dei gatti capaci di decifrare il linguaggio umano non mi è parso un giocare sporco. Semplicemente ho creato le regole vigenti nel mio mondo narrativo e mi pare legittimo. Di animali che capiscono il linguaggio degli uomini e hanno comprensione del mondo che li circonda, ne sono pieni perfino i classici Disney, da La carica dei 101 agli Aristogatti, fino a Lilly e il Vagabondo. Nessuno l'ha mai vissuta in questo modo.
In quanto al comprendere ciò che è fuori dalla stanza, tenendo fede alla regola prima citata, possono conoscere questi aspetti proprio grazie ai discorsi del loro Padrone.
Questa comprensione del linguaggio era dovuta per calcare le promesse di sicurezza che il Padrone fa loro.

Per quanto mi abbia divertito progettare la sorpresa finale, non è il fulcro di questo racconto, che ha altri messaggi tra le righe.
Mi dispiace non ti siano arrivati. Di sicuro è colpa mia.


Ah, alla Disney quindi. Ammetto di non aver ragionato in tal senso (visto che non cantano non ho fatto subito questo parallelo). In quest'ottica le mie osservazioni lasciano il tempo che trovano. Se ne aprono altre però, visto che, declinando così i tuoi gatti, mi aspetto qualcosa di "molto" più intelligente di un gatto normale (vediamo i gatti alla disney che fanno "ben oltre le abilità di un animale che si lecca il culo per pulirsi") e quindi i "limiti" a cui, col senno di poi, immaginiamo che siano vincolati diventano meno credibili. Un gatto "alla disney" l'umano lo frega sempre.

alexandra.fischer
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#21 » venerdì 1 maggio 2020, 6:21

Bello come racconto: illustra in pieno il senso del commento al mio. Tu sì che sai gestire le informazioni. Lo hai fatto centrando il tema attraverso una narrazione lineare, dalla scrittura nitida. C’è la Vetrata (il limite vero e proprio da superare per il Nostro, che si fa domande sul mondo che ci intravede) e c’è un senso di vuoto nella sua vita. Il Qualcuno che gli dà cibo e riparo e gli assicura la sopravvivenza non intende lasciarlo libero per via dei pericoli che si trovano oltre la vetrata. Non risponderà alle domande che tormentano il Nostro (la sorte dei genitori, del fratello, per non parlare di quella della sorella). Sarà il protagonista a sperimentare il mondo esterno con una fuga dagli esiti tragici (bella la sorpresa del finale: era solo un piccolo gatto, ma suggerisce anche la metafora di qualcosa di più profondo, il rapporto uomo-destino).

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antico
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Re: Crudele Paradiso

Messaggio#22 » sabato 2 maggio 2020, 11:35

Ho molto apprezzato lo scambio di opinioni con Roberto perché in prima lettura ho avuto sensazioni simili e, allo stesso tempo, ho proprio pensato che fosse più da intendersi in senso disneyano. Rimane il fatto che potevi immergerti meglio in questi gatti, è abbastanza evidente che il testo necessitasse di una gestazione più lunga, ma ci sta anche, durante una serata di MC, di imbastire qualcosa che poi si deciderà di riprendere. In quest'ottica, ti consiglierei di lavorare di più su quello che può sapere o meno del mondo perché è vero che può avere imparato dai padroni, ma la sua è una conoscenza limitata e questo deve trasparire di più anche perché in un Disney lo sai da subito che sono animali quelli che agiscono sulla scena mentre qui lo tieni nascosto fino alla fine per creare sorpresa proprio in pieno stile LA SENTINELLA di Brown e allora diventa giusto anche lavorare sulle differenze di percezione. Per me un pollice tendente all'alto.

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