Il cedro

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Davide Di Tullio
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Il cedro

Messaggio#1 » martedì 21 aprile 2020, 0:42

«Non avresti dovuto!»
Leo sedeva imbronciato ai piedi del cedro.
«Dici così solo perché non sei capace»
Nevio aveva un sorriso da canaglia stampato sul volto brunito dal sole. Il vento gli scompigliava il bavero della camicia di iuta, mentre stava penzoloni sul ramo più alto.
«Vedessi che vista c'è qua su»
Nevio distese la schiena, mise un braccio dietro la testa e annusò il trofeo smeraldo che aveva appena colto.
«Lo avevo visto prima io», piagnucolò Leo.
«I cagasotto devono stare muti»
«Lo sai che è proibito arrampicarsi fin la su, Nevio»
«Bravo, corri da mammina, allora»
Leo tirò un calcio a un ciuffo d'erba.
«Non sei manco buono e cercarti l'uccello, tu». Nevio sghignazzò. «Di un po', gliel'hai messa la lingua in bocca ad Alice?»
Leo ammiccò stringendo gli occhi, accecato dal sole.
«Non sarai mica finocchio?»
«Smettila, Nevio!»
«Che non lo so che sei un finocchio? Giuro che prima o poi ti spacco la testa»
«Ma mo' che c'entra 'sta storia? Perché mi dici 'ste cose?»
«I finocchi mi fanno schifo. Punto»
«Non sono finocchio!»
«Sì, dicono tutti così. Intanto ad Alice la lingua in bocca non gliel'hai ancora messa. Anzi sai cosa ti dico? Appena scendo gliela vado a mettere io»
«Non ci provare, Nevio»
«Se no che fai? Mi meni?»
«Lo dico a mamma»
«E io ti rompo il grugno»
Una raffica di vento scosse la chioma. Con un colpo di ventre, Nevio alzò il busto e afferrò il ramo su cui era seduto.
«Paura, eh?». Leo rideva.
«Io? Ma quando mai! Tu, piuttosto, sali su o preferisci prendere sberle?»
Leo alzò la testa. Le fronde, lucide e nodose, proiettavano un ombra cupa sulla terra arsa.
«Lo sai che è proibito...»
«Sali o t'ammazzo di botte»
Leo sospirò, si guardò i palmi e ci sputò sopra.
«Bravo, fratellino!»
Il piede destro sul ramo più basso, un colpo di reni e afferrò il ramo mezzano; il ginocchio sinistro sul ramo meno scosceso, e col braccio destro in presa sul ramo più alto. Leo era a una spanna dalla cima.
«Ahi! Mi sono sbucciato il ginocchio». Leo ansimava.
«Fa alla svelta, che qui facciamo notte». Nevio lo afferrò per la cintura dei pantaloni, mettendolo a cavalcioni sul suo ramo.
Leo grondava come un cencio bagnato. Inspirò la brezza che veniva dal mare, ancora tremante per lo sforzo, e lanciò un urlo. «Mi darai ancora del finocchio?»
Nevio lo afferrò per le braccia e cominciò a dondolare, come un ossesso.
«Non fare il grullo, Nevio!»
Ma quello continuava.
«Smettila, Nevio!»
Ma non la smetteva.
Il ramo fece crac.
Nevio mollò il fratello e si aggrappò alla fronda alle spalle.
Leo fece croc.
Scomposto, al suolo, come una bambola di pezza, s'era spezzato il collo. Nevio fissò il corpo livido.
Nel pugno contratto dalla paura, il lembo della sua camicia. Lo aveva tenuto stretto fino alla fine, il fratellino. Due lacrime amare scesero sul viso brunito dal sole, in gola solo il lamento strozzato: «Non avrei dovuto!»
Ultima modifica di Davide Di Tullio il martedì 21 aprile 2020, 0:55, modificato 1 volta in totale.



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antico
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Re: Il cedro

Messaggio#2 » martedì 21 aprile 2020, 0:45

Ciao Davide! Tutto ok con i parametri anche per te! Buona Patrizia Rinaldi Edition!

Lorenzo Diddi
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Re: Il cedro

Messaggio#3 » martedì 21 aprile 2020, 18:29

Ciao Davide,

Piacere di leggerti per la prima volta.
Ho da farti i miei complimenti per uno stile pulito e scorrevole che garantisce una lettura chiara, piacevole e spedita.
Idea interessante, la tua, e ben presentata.
Nonostante la brevità del racconto, questo, è ben bilanciato e ogni momento è in armonia. Il finale, secondo me, è riuscito e ha dato alla storia una natura amara e avida.
Non ho particolari osservazioni da rivendicare, quindi mi complimento per il lavoro che hai fatto. Buona Edition!

alexandra.fischer
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Re: Il cedro

Messaggio#4 » martedì 21 aprile 2020, 20:21

IL CEDRO di Davide di Tullio Tema centrato in pieno. La bravata fra i fratelli Leo e Nevio si conclude in tragedia per un errore durante l’arrampicata sull’albero. L’ho vista come una prova di coraggio imposta dal primo al secondo (divisi anche da rivalità amorosa per la stessa ragazza: Nevio ne è innamorato, ma timido, troppo per baciarla, allora Leo vuole provarci al suo posto, la vede quasi come un trofeo da strappargli). Tragico il finale con la morte di Leo, che il fratello ha tentato di salvare invano dalla temerarietà.
Attento a:
qua su (quassù)
la su (lassù)
non sei manco buono e cercarti l’uccello (non sei manco buono a cercarti l’uccello)
Di un po’ (Di’ un po’)

costellazione di bacco
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Re: Il cedro

Messaggio#5 » mercoledì 22 aprile 2020, 21:57

Ciao Davide, piacere di leggerti,
Il tuo racconto mi ha colpita, il finale lascia un forte amaro in bocca e, paradossalmente, è proprio in quelle ultime parole "Non dovevo farlo" che si comprende la tematica del limite. La narrazione è fluida, scorrevole e piacevole, non annoia e non è per nulla scontato. Ho notato qualche errorino, ma già sono stati segnalati quindi non vedo il motivo di ripetertelo.
Continua così e a rileggerti presto :)

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maurizio.ferrero
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Re: Il cedro

Messaggio#6 » giovedì 23 aprile 2020, 8:14

Ciao Davide,

Il tema è centrato, la scrittura è buona a parte qualche errore, anche se trovo che tu ti sia soffermato davvero troppo sullo scambio di insulti tra due fratelli. Qualche battuta di dialogo in meno avrebbe comunque reso l'idea e ti avrebbe dato spazio ulteriore.
Non mi ha convinto molto il finale: la caduta di Leo è perfetta, sono proprio le ultime righe, quel "Non avrei dovuto!" a lasciarmi un po' interdetto. La vicenda si chiude senza che noi ne possiamo vedere i risvolti, solo con le ovvie parole di un bambino. Non lo so, non sono pienamente convinto.

A presto!

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Luca Nesler
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Re: Il cedro

Messaggio#7 » martedì 28 aprile 2020, 15:34

Ciao Davide! Racconto riuscito molto bene, secondo me. Mi ha ricordato "L'incompreso" un grande trauma della mia infanzia.
Il racconto ha un momento eccezionale: quello della caduta di Leo.
Semplicemente agghiacciante.
Trovo ottima la scelta dei periodi brevissimi perché descrive il silenzio e la rapidità con cui può avvenire un incidente del genere lasciandoti senza fiato. Ottimo.
Inoltre non l'avevi seminato minimamente e il dramma ci coglie come deve fare il dramma: come un fulmine a ciel sereno.
Ho trovato solo due difetti e una cosa su cui chiacchierare.

DIFETTO 1 (sì, maiuscolo perché sono cattivo!): troppi nomi propri. Sia nei dialoge beats che nelle battute vere e proprie. In un dialogo tra fratelli (che, a parte questo, è venuto molto bene) non ci si chiama quasi mai per nome, specie senza un motivo reale. Anche nel testo troppi nomi mi ricordano che ci sei tu dietro.

DIFETTO 2: la frase finale. In una scena tanto drammatica e spaventosa, in cui Nevio passa dal fare lo smargiasso a vivere la peggiore esperienza della sua vita, solo riuscendo a immaginare le implicazioni future, non può dire a se stesso "non avrei dovuto". Sminuisce troppo il momento e questo è l'effetto più forte.

CHIACCHIERE: hai scelto il narratore esterno limitato, scelta complicata e, forse, non molto agile. Però, per un racconto del genere può andare benissimo, tanto è solo una sequenza. Ma allora io starei attento a inserire cose come "Nevio ha un sorriso da canaglia" perché rasenta l'onnisciente e un po' mi sveglia. Proprio per questo l'esterno limitato è un po' zoppo.
Ottima prova per me!
Alla prossima!

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Polly Russell
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Re: Il cedro

Messaggio#8 » mercoledì 29 aprile 2020, 0:06

Ciao e ben ritrovato. Nevio è un nome che adoro, ma questo c’entra poco. Veniamo a noi: mi piace come hai rappresentato il rapporto tra i due fratello. È verosimile e mi fa pensare a due ragazzini di campagna, di qualche decennio fa, forse lo scambio di battute è un po’ lungo, troppo dialogo e poca azione, insomma, ma è un dettaglio. La frase finale, s mio avviso, è inutile, anzi toglie drammaticità alla scena. Lo sa che non avrebbe dovuto e lo sappiamo anche noi, non serve dircelo, in più fa metabolizzare la tragedia a un ragazzino in tempo troppo brevi e in modo troppo lucido.
Per il resto si lascia leggere bene, scivolando liscio.
Polly

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DandElion
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Re: Il cedro

Messaggio#9 » giovedì 30 aprile 2020, 0:31

Ciao! Non so se ho già letto qualcosa di tuo, c'è qualcosa nel tuo stile che mi è familiare.
Molto bello il modo in cui racconti la cosa, mi piace soprattutto questo pezzo, che per me è quello più significativo
"«Fa alla svelta, che qui facciamo notte». Nevio lo afferrò per la cintura dei pantaloni, mettendolo a cavalcioni sul suo ramo.
Leo grondava come un cencio bagnato. Inspirò la brezza che veniva dal mare, ancora tremante per lo sforzo, e lanciò un urlo. «Mi darai ancora del finocchio?»
Nevio lo afferrò per le braccia e cominciò a dondolare, come un ossesso.
«Non fare il grullo, Nevio!»
Ma quello continuava.
«Smettila, Nevio!»
Ma non la smetteva."
Mentre il successivo, con le onomatopee svilisce, secondo me tantissimo, tutto quanto, volevi sembrare verga e invece mi sei sembrato più topolino, che per carità è un signor fumetto, però esce dall'atmosfera che hai creato e la disintegra.
L'altra stonatura è nella frase che hai usato: "non avrei dovuto". No, qui non ci siamo proprio. hai una età compresa tra i 10 e i 14 anni, tuo fratello è morto per un incidente che tu hai causato e il tuo commento ha la stessa rassegnazione compiaciuta che ha Duniaša ne "il giardino dei ciliegi" quando per dire che la da' via come il pane dice: "..ed io? Ho ceduto!"?! No davvero, ti prego no.
Sistemando queste cose il racconto sarebbe favoloso..! Forza!
#AbbassoIlTerzoPuntino #NonSmerigliateLeBalle
#LicenzaPoeticaGrammatica
Adoro le critiche, ma -ve prego!- che siano costruttive!!

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daniele.mammana-torrisi
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Re: Il cedro

Messaggio#10 » giovedì 30 aprile 2020, 15:01

Ciao, Davide!

Nel complesso, penso sia stato un colpo di genio. Come hai declinato la traccia non è esattamente quel che direi originale, ma sono convinto che tu lo sapesssi sin dall'inizio e l'abbia scelto anche per questo, però funziona. E' un contesto se non mondano allora qualunque, almeno quanto è tragico, ma perfettamente comprensibile.
Le bravate di due fratelli che finiscono in tragedia. L'irruenza giovanile, con quel senso d'invincibilità che abbiamo avuto tutti, e l'idea che delle sciocchezze siano così importanti da dover provare qualcosa all'altro, al fratello. Avendo un fratello, so che cosa vuol dire e, insomma, capisco la narrazione e dove volesse arrivare. Sì, è una visione molto soggettiva, per esperienze passate che ho avuto, alcune buone e altre no, però me l'avvicina molto.
E, cosa per cui mi complimento, è perfettamente onesta con la traccia. Avresti potuto anche non menzionare la parola "limite" una singola volta e comunque il concetto sarebbe stato chiaro. Insomma, sei stato davvero bravo!

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Davide Di Tullio
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Re: Il cedro

Messaggio#11 » giovedì 30 aprile 2020, 15:30

daniele.mammana-torrisi ha scritto:Ciao, Davide!

Nel complesso, penso sia stato un colpo di genio. Come hai declinato la traccia non è esattamente quel che direi originale, ma sono convinto che tu lo sapesssi sin dall'inizio e l'abbia scelto anche per questo, però funziona. E' un contesto se non mondano allora qualunque, almeno quanto è tragico, ma perfettamente comprensibile.
Le bravate di due fratelli che finiscono in tragedia. L'irruenza giovanile, con quel senso d'invincibilità che abbiamo avuto tutti, e l'idea che delle sciocchezze siano così importanti da dover provare qualcosa all'altro, al fratello. Avendo un fratello, so che cosa vuol dire e, insomma, capisco la narrazione e dove volesse arrivare. Sì, è una visione molto soggettiva, per esperienze passate che ho avuto, alcune buone e altre no, però me l'avvicina molto.
E, cosa per cui mi complimento, è perfettamente onesta con la traccia. Avresti potuto anche non menzionare la parola "limite" una singola volta e comunque il concetto sarebbe stato chiaro. Insomma, sei stato davvero bravo!


DandElion ha scritto:Ciao! Non so se ho già letto qualcosa di tuo, c'è qualcosa nel tuo stile che mi è familiare.
Molto bello il modo in cui racconti la cosa, mi piace soprattutto questo pezzo, che per me è quello più significativo
"«Fa alla svelta, che qui facciamo notte». Nevio lo afferrò per la cintura dei pantaloni, mettendolo a cavalcioni sul suo ramo.
Leo grondava come un cencio bagnato. Inspirò la brezza che veniva dal mare, ancora tremante per lo sforzo, e lanciò un urlo. «Mi darai ancora del finocchio?»
Nevio lo afferrò per le braccia e cominciò a dondolare, come un ossesso.
«Non fare il grullo, Nevio!»
Ma quello continuava.
«Smettila, Nevio!»
Ma non la smetteva."
Mentre il successivo, con le onomatopee svilisce, secondo me tantissimo, tutto quanto, volevi sembrare verga e invece mi sei sembrato più topolino, che per carità è un signor fumetto, però esce dall'atmosfera che hai creato e la disintegra.
L'altra stonatura è nella frase che hai usato: "non avrei dovuto". No, qui non ci siamo proprio. hai una età compresa tra i 10 e i 14 anni, tuo fratello è morto per un incidente che tu hai causato e il tuo commento ha la stessa rassegnazione compiaciuta che ha Duniaša ne "il giardino dei ciliegi" quando per dire che la da' via come il pane dice: "..ed io? Ho ceduto!"?! No davvero, ti prego no.
Sistemando queste cose il racconto sarebbe favoloso..! Forza!


Polly Russell ha scritto:Ciao e ben ritrovato. Nevio è un nome che adoro, ma questo c’entra poco. Veniamo a noi: mi piace come hai rappresentato il rapporto tra i due fratello. È verosimile e mi fa pensare a due ragazzini di campagna, di qualche decennio fa, forse lo scambio di battute è un po’ lungo, troppo dialogo e poca azione, insomma, ma è un dettaglio. La frase finale, s mio avviso, è inutile, anzi toglie drammaticità alla scena. Lo sa che non avrebbe dovuto e lo sappiamo anche noi, non serve dircelo, in più fa metabolizzare la tragedia a un ragazzino in tempo troppo brevi e in modo troppo lucido.
Per il resto si lascia leggere bene, scivolando liscio.


Luca Nesler ha scritto:Ciao Davide! Racconto riuscito molto bene, secondo me. Mi ha ricordato "L'incompreso" un grande trauma della mia infanzia.
Il racconto ha un momento eccezionale: quello della caduta di Leo.
Semplicemente agghiacciante.
Trovo ottima la scelta dei periodi brevissimi perché descrive il silenzio e la rapidità con cui può avvenire un incidente del genere lasciandoti senza fiato. Ottimo.
Inoltre non l'avevi seminato minimamente e il dramma ci coglie come deve fare il dramma: come un fulmine a ciel sereno.
Ho trovato solo due difetti e una cosa su cui chiacchierare.

DIFETTO 1 (sì, maiuscolo perché sono cattivo!): troppi nomi propri. Sia nei dialoge beats che nelle battute vere e proprie. In un dialogo tra fratelli (che, a parte questo, è venuto molto bene) non ci si chiama quasi mai per nome, specie senza un motivo reale. Anche nel testo troppi nomi mi ricordano che ci sei tu dietro.

DIFETTO 2: la frase finale. In una scena tanto drammatica e spaventosa, in cui Nevio passa dal fare lo smargiasso a vivere la peggiore esperienza della sua vita, solo riuscendo a immaginare le implicazioni future, non può dire a se stesso "non avrei dovuto". Sminuisce troppo il momento e questo è l'effetto più forte.

CHIACCHIERE: hai scelto il narratore esterno limitato, scelta complicata e, forse, non molto agile. Però, per un racconto del genere può andare benissimo, tanto è solo una sequenza. Ma allora io starei attento a inserire cose come "Nevio ha un sorriso da canaglia" perché rasenta l'onnisciente e un po' mi sveglia. Proprio per questo l'esterno limitato è un po' zoppo.
Ottima prova per me!
Alla prossima!


maurizio.ferrero ha scritto:Ciao Davide,

Il tema è centrato, la scrittura è buona a parte qualche errore, anche se trovo che tu ti sia soffermato davvero troppo sullo scambio di insulti tra due fratelli. Qualche battuta di dialogo in meno avrebbe comunque reso l'idea e ti avrebbe dato spazio ulteriore.
Non mi ha convinto molto il finale: la caduta di Leo è perfetta, sono proprio le ultime righe, quel "Non avrei dovuto!" a lasciarmi un po' interdetto. La vicenda si chiude senza che noi ne possiamo vedere i risvolti, solo con le ovvie parole di un bambino. Non lo so, non sono pienamente convinto.

A presto!


alexandra.fischer ha scritto:IL CEDRO di Davide di Tullio Tema centrato in pieno. La bravata fra i fratelli Leo e Nevio si conclude in tragedia per un errore durante l’arrampicata sull’albero. L’ho vista come una prova di coraggio imposta dal primo al secondo (divisi anche da rivalità amorosa per la stessa ragazza: Nevio ne è innamorato, ma timido, troppo per baciarla, allora Leo vuole provarci al suo posto, la vede quasi come un trofeo da strappargli). Tragico il finale con la morte di Leo, che il fratello ha tentato di salvare invano dalla temerarietà.
Attento a:
qua su (quassù)
la su (lassù)
non sei manco buono e cercarti l’uccello (non sei manco buono a cercarti l’uccello)
Di un po’ (Di’ un po’)
Lorenzo Diddi ha scritto:Ciao Davide,

Piacere di leggerti per la prima volta.
Ho da farti i miei complimenti per uno stile pulito e scorrevole che garantisce una lettura chiara, piacevole e spedita.
Idea interessante, la tua, e ben presentata.
Nonostante la brevità del racconto, questo, è ben bilanciato e ogni momento è in armonia. Il finale, secondo me, è riuscito e ha dato alla storia una natura amara e avida.
Non ho particolari osservazioni da rivendicare, quindi mi complimento per il lavoro che hai fatto. Buona Edition!
costellazione di bacco ha scritto:Ciao Davide, piacere di leggerti,
Il tuo racconto mi ha colpita, il finale lascia un forte amaro in bocca e, paradossalmente, è proprio in quelle ultime parole "Non dovevo farlo" che si comprende la tematica del limite. La narrazione è fluida, scorrevole e piacevole, non annoia e non è per nulla scontato. Ho notato qualche errorino, ma già sono stati segnalati quindi non vedo il motivo di ripetertelo.
Continua così e a rileggerti presto :)


Grazie a tutti per le belle e parole ma soprattutto per le critiche. Ho trovato tutto estremamente utile. Considereró di rivedere alcuni elementi del racconto alla luce delle vostre preziose considerazioni, a partire dai refusi, fino alla gestione dei dialoghi, delle onomatopee e della chiosa finale.

@ daniele.mammana-torrisi. La tua é una buona osservazione. Ho scarsa fantasia, sará per questo che cerco di raccontare qualcosa ispirandomi al vissuto. Credo che l´elemento esperienziale mi dia piú sicurezza nel costruire un intreccio, motivo per cui la trasposizione si ispira sempre a realtá o personaggi che ho esperito (ma per fortuna non ad un' esperienza di morte come questa). Mi illudo sempre di poter raccontare qualcosa che valga la pena di essere raccontata anche partendo da circostanze apparentemente banali. Apparentemente appunto :-)

Grazie a tutti ancora per aver avuto la pazienza di leggermi e commentarmi

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antico
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Re: Il cedro

Messaggio#12 » lunedì 4 maggio 2020, 21:19

Un buon racconto, sì. Alcune criticità con in prima fila uno scambio troppo lungo a preambolo alla salita di Leo. Il fatto è che, alla fine, più che definire il rapporto tra i due, quello scambio diviene presto ridondante non aggiungendo nulla di battuta in battuta mentre invece un dialogo dovrebbe letteralmente esplodere sì di contrasto, ma anche a livello di avanzamento del racconto stesso introducendo elementi e caratterizando. Altro difetto: quella frase finale che suona molto poco naturale. Detto questo, un pollice tendente verso l'alto che però ti vede dietro al racconto di Viviana per una questione di maggiore omogeneità interna del suo testo.

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