Oltre la baita

egle.demitri
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Oltre la baita

Messaggio#1 » martedì 21 aprile 2020, 0:51

Il suo respiro e il rumore degli sci che tagliavano la neve, Elena non udiva altro. Le racchette si conficcavano dure a un passo da lei. Strinse ancora un po’ le ginocchia verso l’interno e posizionò i piedi di sbieco a vincere la forza che voleva trascinarla in basso.
Si fermò in cima. La discesa era un nastro bianco perso in fondo della valle, stretto fra due file di abeti, sentinelle a protezione del bosco.
Il respiro le gonfiava il petto, le usciva rabbioso in grosse boccate di nebbia e cristalli. Si sistemò il berretto con la mano impacciata dal guanto, la racchetta vibrò nell’aria come una frusta, a colpire un bersaglio immaginario.
«Ormai sei grande. E sei esperta. Puoi andare anche da sola. La baita nel pianoro, fino a lì».
Fino a lì. Dopo non c’era un’abitazione, un riparo. Solo salite e discese; curve morbide o piegate su se stesse, come il grido di un uccello.
Un grosso respiro e giù, le gambe piegate, le braccia serrate al busto, gli sci dritti, ma pronti a inarcarsi, a mettersi di traverso se la velocità fosse diventata pazzesca. Ma cosa c’era di pazzesco in quella corsa, in quel volo, in quella euforia? Atterrò al fondo alla discesa, una montagnola a rallentare la corsa. Il cuore a mille. Le guance arrossate.
Riprese ad arrampicarsi. Eccola, la baita: grande, placida, persa in mezzo al pianoro. Il tetto: due ali d’aquila spiegate.
Elena a quel punto girava intorno e tornava indietro, verso casa.
Girò intorno alla baita e le girò la testa. Le urla di sua madre: un eco sgraziato. Aveva afferrato gli sci ed era corsa via. Non voleva più conoscerne le ragioni, le assurde paure, le gelosie esplosive. Perché prendersela con lei? Perché era lei, la sua figlia maggiore, la causa delle sue disgrazie?
Elena girò due volte intorno alla grande casa, poi la traccia nella neve la portò via, per una strada nuova, mai tentata, lontana.
Il fondo era duro, lei picconava la neve con le racchette, con gli sci messi di taglio. Colpi secchi, precisi. Arrivata in alto, solo bianco a vista d’occhio, un enorme panettone dalle linee perfette piegate verso il basso. Non c’era nulla che le ricordasse il mare quanto la montagna. Annusò l’odore di salsedine, si lasciò sfiorare il viso dal vento leggero. Assaporò la gioia perfetta della solitudine e, nello stesso tempo, della propria assoluta potenza.
Prese a scendere lungo la linea tracciata nella neve, guida per solitari e dispersi. Fino al primo gruppo di case aggrappate al lago gelato, al campanile di una chiesa muta.
La pista si inoltrava nel fitto del bosco, i sentieri discese di ghiaccio. Una curva improvvisa la colse di sorpresa, sbandò. Una gamba piegata sotto il corpo. Uno sci si staccò dall’attaccatura e scivolò via, placido, per la sua strada. Elena raccattò braccia, gambe, guanti, racchette, si tirò su, si staccò lo sci rimastole.
Gli occhi le si riempirono di cristalli. Gocce fredde le scivolarono sulle guance. Fu allora che lo vide. A tre metri da lei. Immobile, in mezzo al sentiero, a sbarrarle la strada. Di tanto in tanto un leggero tremito e il fumo dalle narici umide. Calore e fiducia negli occhi scuri, sotto le ciglia spesse. Lei si bloccò, per non farlo fuggire. Si fissarono per l’istante più lungo del mondo. Poi lui mollò lo sguardo, girò il muso di lato, battè una zampa e scomparve nel bosco.

Egle De Mitri



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antico
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Re: Oltre la baita

Messaggio#2 » martedì 21 aprile 2020, 0:55

Ciao Egle e benvenuta su Minuti Contati! Se ancora non sei dentro, ti invito a entrare a fare parte anche del gruppo fb di Minuti Contati, lo trovi QUI (farne parte non è obbligatorio, ma ti permetterebbe di goderti l'edizione insieme a tutta la community).

Passando al racconto: tutto ok con i parametri di caratteri e tempo. Buona Patrizia Rinaldi Edition!

Ps: procedo a cancellare l'altro post ;)

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Puch89
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Re: Oltre la baita

Messaggio#3 » martedì 21 aprile 2020, 4:32

Ciao Egle, benvenuta nell'Arena.
Allora, il tuo racconto è pieno zeppo di dettagli e descrizioni, forse troppe, rispetto a tutto il resto. Mi spiego.
Hai utilizzato la quasi totalità dei caratteri a tua disposizione per descrivere l'ambientazione montana, (sebbene ad un certo punto hai utilizzato il termine salsedine, che mi risulta si trovi solo in zone marittime, ma poco importa) lasciando al resto della trama, allo svolgimento vero e proprio dei fatti, poco spazio.
Non volermene, sei anche brava nell'utilizzare termini che rendono la descrizione evocativa, utilizzando parole giuste che riescano ad entrare nell'immaginazione del lettore riuscendo a delineare le giuste immagini. Davvero, su questo nulla da dire se non i miei complimenti. Ma ce ne sono troppe. Troppe descrizioni, troppi pendii, sentieri scoscesi, curvi, brevi, lunghi.
Troppe immagini e poca carne al fuoco, di fatto.
Accenni di una madre che si lamenta della figlia maggiore, motivo per cui forse la protagonista fugge cercando rifugio nel tentativo di superare i suoi limiti, finché non si imbatte in un lupo, o un orso.
Tutto qui?
Secondo me si poteva fare di meglio, rinunciando magari a qualche descrizione in favore di trama, eventi, fatti.
Il tema è centrato, perché Elena tenta di superare i propri limiti nello sciare su zone impervie, in una sorta di reazione emotiva nei confronti della madre che la bistratta.
Voglio dirti una cosa, perché è la tua prima edizione: l'Arena è un posto crudo dove le cose ti vengono sbattute in faccia, che siano buone o cattive, ma non dimenticare mai due cose; la prima è che ogni giudizio è soggettivo, per quanto possa trovare favore spesso condiviso fra più utenti che lo possono rendere oggettivo ai tuoi occhi e a volte e così, a volte no. La seconda è che ogni critica, quando costruttiva, è finalizzata alla crescita personale, perciò non farti buttare giù, ma cerca di migliorare di volta in volta. Io ne so qualcosa!
Detto questo, a presto rileggerti, in bocca al lupo!

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Vastatio
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Re: Oltre la baita

Messaggio#4 » giovedì 23 aprile 2020, 18:44

Ciao,

premesso che le mie esperienze su un paio di sci si fermano alla seconda o terza lezione quando, dall'alto della seggiovia, intravedo oltre la collina un bar con scritto Sala Giochi e mi attacco ai cabinati dopo aver restituito gli sci, bisogna ammettere che ci metti una notevole passione nel descrivere le sensazioni e il piacere della protagonista che quasi mi aspetto di trovare la mia sala giochi, lì, oltre la baita. Invece no, è un lupo (delusionissima).
Esattamente però, a parte gli stucchevoli cristalli, mi perdo troppo in questa "libertà" e la trovo parecchio fine a se stessa. Accenni al conflitto con la madre e all'incontro col lupo. E così non capiamo se il suo procedere oltre sia dettato dalla ribellione verso la madre o da una presa di coscienza e, se l'incontro col lupo sia solo un "caso" o ci sia dietor un simbolismo più profondo (o se sia solo una citazione molto criptica di Altered Beast).
Forse se avessi intrecciato le sue sensazioni "positive" durante la discesa a quelle "negative", cercando un parallelo, per quanto forzato potesse essere, avresti dato un valore che sarebbe rimasto impresso più a lungo nel lettore.

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Andrea Lauro
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Re: Oltre la baita

Messaggio#5 » giovedì 23 aprile 2020, 20:44

Ciao Egle,
a una seconda rilettura il tuo racconto mi è entrato maggiormente. Apprezzo molto la suggestione dei luoghi che crei, le immagini che evochi. Sembra di essere nella neve fresca con lei, in questo paesaggio alpini lontano dai comprensori, immersi nella natura tanto bella quanto inclemente.
Come ti hanno già fatto notare altri, emerge poco il legame tra questo sfondo così ben delineato e la protagonista. Sta vivendo un dissidio con la madre: questo la porta a trasgredire all’ordine che le è stato dato. Nel momento in cui arriva la rivelazione, l’incontro con il lupo, cerbiatto o milodonte che sia, cosa prova? Cosa capisce? Che ne valeva la pena? Che l’animale è libero come lei, e c’è una specie di transfer tra i due? Che sua madre aveva ragione e che ora teme di essere divorata?
Insomma, un ottimo sfondo per un racconto che, se ci rimettessi mano, avrebbe un grande potenziale.
a presto!
andrea

egle.demitri
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Re: Oltre la baita

Messaggio#6 » venerdì 24 aprile 2020, 17:36

Ciao Andrea, ciao a tutti,
mi fa piacere essere riuscita a tratteggiare, per immagini, il paesaggio alpino, sfondo e antagonista nel racconto.
Per quanto riguarda la ragazzina, a parte qualche indizio che pure ho cercato di inserire (la racchetta che sferza un bersaglio immaginario, il respiro rabbioso), i suoi tratti sono tutti in quella sfida caparbia che ingaggia con la natura, dominandola e subendola allo stesso tempo, forse spostando a questo livello (madre-natura) lo scontro con la propria madre.
Il cerbiatto (o lupo, o…), con cui ha uno scambio di sguardi molto intenso, le comunica calore e fiducia. Ho inteso si trattasse di una proiezione sull’animale dei suoi sentimenti di Fiducia, diretti anche al rapporto, pur complesso e tormentato, con la madre.
Questo l'intento...
Grazie davvero per i vostri apprezzamenti e le vostre osservazioni
egle

luca.pagnini
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Re: Oltre la baita

Messaggio#7 » venerdì 24 aprile 2020, 18:16

Ciao Egle. Il tuo racconto è pieno di descrizioni e questo non è un problema in assoluto, lo diventa però se i caratteri da poter utilizzare sono pochi e alla fine resta poco per capire il resto. Ovviamente il mio è solo il parere di un lettore, quindi dipende molto anche dalla mia capacità di entrare nel racconto, ma qui ti confesso che,a parte la discesa descritta molto bene, non ho capito davvero nemmeno cosa sia successo. Accenni alla madre, ma con lei cosa accade o cos’è accaduto? E la baita, cosa succede lì? E dove va dopo? Poi l’incontro finale, mi sembra simbolico ma se dovessi dirti simbolo di cosa non saprei, forse sapere quale animale fosse aiuterebbe? Troppe domande per un racconto solo, peccato.

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emiliano.maramonte
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Re: Oltre la baita

Messaggio#8 » sabato 25 aprile 2020, 17:40

Ciao Egle, lieto di conoscerti!
Dico subito che il racconto non è scritto malaccio ed evoca delle buone immagini, soprattutto relative alla maestosità e alla potenza delle montagne. Nulla da dire sulle descrizioni e sul tentativo di farci entrare nella dinamica della caparbietà della protagonista, la quale ingaggia una specie di battaglia personale contro la natura e contro se stessa. Con enorme difficoltà, il senso del racconto si evince, ma quello che manca davvero è una spina dorsale, un vero e proprio filo conduttore che conduca per mano il lettore fino al finale abbastanza suggestivo dell'incontro reale/simbolico con l'animale selvatico (un lupo? un capriolo? un orso? un cervo?).
La sensazione generale è che tu abbia voluto raccontarci il superamento di un limite personale, attraverso il tentativo di suggerire dei frammenti di un puzzle, ma questi pezzi alla fine non si incastrano bene tra di loro, pur indicando la possibilità di una composizione coerente.
Peccato, perché le storie con una simbologia natura/animo umano colpiscono sempre nel profondo.

In bocca al lupo!
Emiliano.

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Gimmi
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Re: Oltre la baita

Messaggio#9 » sabato 25 aprile 2020, 17:51

Ciao.
Ti scrivo quello che ho capito. La protagonista è una ragazza (?) che va contro gli ordini della madre pur di andare a sciare fuori pista (?). Scende inizialmente facendo un salto (che mi ha fatto pensare a una gara sciistica di salto... quelle con la rampa e tutto) e in fine che si incontra con un lupo.
Ho capito questo ma penso si intuisca che non ne sono sicuro. Non è male il tuo modo di scrivere ma l'ho trovato impreciso, restituendomi immagini contraddittorie. Un esempio è "Elena a quel punto girava intorno e tornava indietro, verso casa.
Girò intorno alla baita e le girò la testa." non capisco dove vada. Dov'è la baia, dov'è casa sua ecc.
Se in ogni caso che ho capito sono bene o male giuste, non la trovo realmente una storia e non posso dirmi colpito dalla scrittura così particolare (come dicevo prima della confusione) da dirmi coinvolto in una situazione. L'unico punto che si stava vagamente avvicinando a un interesse - per me - è quando parli della madre, perché mi aspetto un conflitto. Il fatto che abbia attirato l'attenzione più del finale, in cui la sbrighi in poche righe, la dice un po' lunga sul testo.
Il difficile in racconti così brevi è acchiappare fin dall'inizio con qualcosa di accattivante. Poche righe per presentare una contesto e poi l'amo che mi faccia abboccare.
Spero di non essere stato troppo ruvido e di aiuto.

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filippo.mammoli
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Re: Oltre la baita

Messaggio#10 » sabato 25 aprile 2020, 19:29

Ciao Egle,
Piacere di leggerti per la prima volta.
Si capisce che sai scrivere, ma la storia secondo me è un po' fumosa. Ti dirò che arrivato in fondo mi è rimasto un po' poco.
Quasi tutto il racconto è focalizzato sulla descrizione maniacale ed eccessiva dello stato d'animo di Elena e dei suoi gesti. Alcune immagini sono belle ed efficaci, ma vedo troppa descrittività per poi raccontare ben poco dell'azione, del perché la madre la sgridasse (la richiamava in quel momento o stava solo ricordando?) e di cosa stesse cercando Elena con la sua piccola disobbedienza o evasione.
Il finale poi è affrettato e sbrigativo e non lascia molto, a parte uno sguardo e la fuga immediata.
Anche il concetto di limite mi pare che compaia in modo un po' troppo fumoso.
Ottime potenzialità di scrittura da affinare per metterle al servizio di una reale narrazione, di uno sviluppo di una storia in cui si vada da un punto a un'altro magari dicendoci qualcosa.
Alla prossima.

alexandra.fischer
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Re: Oltre la baita

Messaggio#11 » lunedì 27 aprile 2020, 20:50

Bella la descrizione della giovane sciatrice (mi ha fatto venire in mente un racconto di Calvino ne “Gli amori difficili”) mi sembrava di essere lì con lei mentre raggiungeva la baita, forse sede del segreto di famiglia che l’ha resa invisa alla madre. E il tema del limite è centrato per quello. Ha superato quella paura atavica e cos’è il lupo nel finale, se non la conferma del coraggio trovato in se stessa? Bella prova. Stupendo il paragone: sole- panettone. Ma anche la similitudine tetto-ali d’aquila.
Attenta:
un eco sgraziato (un’eco sgraziata)
Non ho capito chi la esorta ad andare alla baita dicendole che è grande (la madre? Avresti dovuto specificarlo meglio)
Odore di salsedine (in montagna mi sembra improbabile: penserei di più a un profumo di aria balsamica).

egle.demitri
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Re: Oltre la baita

Messaggio#12 » martedì 28 aprile 2020, 15:37

Grazie, Alexandra per il tuo commento, finalmente un giudizio positivo, che per una nuova arrivata come me, è un bell'incoraggiamento! :)
Non che non abbia riflettuto, sulla base dei commenti ricevuti, sui "limiti" del mio racconto. Ovviamente giocano un ruolo non indifferente, come sempre, anche gusti e sensibilità diverse.
Rispetto alle tue osservazioni: la raccomandazione sulla baita è fatta da un adulto, una figura di riferimento bonaria; la mancata specificazione è stata una scelta, ma forse, visto che poi entra in campo il rapporto con la madre, sarebbe stato meglio esplicitarlo.
L'odore di salsedine, che ovviamente non esiste in montagna, è legato invece al ricordo del mare, a quella associazione della protagonista fra i due paesaggi diversi.

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antico
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Re: Oltre la baita

Messaggio#13 » domenica 3 maggio 2020, 14:35

Anche qui, felicissimo di notare una penna davvero buona. Riesci a tratteggiare la solitaria avventura di questa ragazzina in modo estremamente efficace portando il lettore sulla neve stessa con la tua protagonista. Il problema è che sfugge il nesso madre/animale/figlia che hai spiegato nel tuo primo commento. Quando si entra nel simbolico, il rischio è proprio che rimanga estremamente chiaro nella nostra testa, ma parimenti fumoso per chi poi arriva a leggere. E qui accade che se il lettore non riesce a percepirlo, allora rimanga un incontro fine a se stesso privando il racconto del meritato finale. Riflettici e magari cerca a un modo per arrivarci accompagnando il lettore non dico vincolandolo eccessivamente, ma fornendogli una chiave di lettura più solida. Allo stato attuale sarebbe forse più giusto un pollice ni, ma la meravigliosa descrizione del contesto me lo porta più verso un tendente all'alto, molto al pelo.

egle.demitri
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Re: Oltre la baita

Messaggio#14 » martedì 5 maggio 2020, 17:37

antico ha scritto:Anche qui, felicissimo di notare una penna davvero buona. Riesci a tratteggiare la solitaria avventura di questa ragazzina in modo estremamente efficace portando il lettore sulla neve stessa con la tua protagonista. Il problema è che sfugge il nesso madre/animale/figlia che hai spiegato nel tuo primo commento. Quando si entra nel simbolico, il rischio è proprio che rimanga estremamente chiaro nella nostra testa, ma parimenti fumoso per chi poi arriva a leggere. E qui accade che se il lettore non riesce a percepirlo, allora rimanga un incontro fine a se stesso privando il racconto del meritato finale. Riflettici e magari cerca a un modo per arrivarci accompagnando il lettore non dico vincolandolo eccessivamente, ma fornendogli una chiave di lettura più solida. Allo stato attuale sarebbe forse più giusto un pollice ni, ma la meravigliosa descrizione del contesto me lo porta più verso un tendente all'alto, molto al pelo.


Ti ringrazio per il tuo giudizio, che trovo molto equilibrato. Le tue osservazioni hanno colto appieno le criticità del racconto e saranno sicuramente per me elemento di riflessione più generale. A mia discolpa: non avevo mai prodotto un testo, per quanto breve, in così poco tempo.
Mi fa ovviamente piacere tu abbia apprezzato la descrizione del contesto e la "penna davvero buona".

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