Un Uomo Fortunato

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Gennibo
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Un Uomo Fortunato

Messaggio#1 » martedì 21 aprile 2020, 0:57

Raffaele è seduto davanti alla televisione, il posto dove i suoi limiti vengono abbattuti. Su Rete 5 c’è un film: un gruppo di scalatori che vogliono raggiungere la cima dell’Everest. Lui è bravo a valicare quei limiti, chiude gli occhi, immagina il vento ghiacciato graffiare la pelle, il fiato che si accorcia in salita, un guanto sfilato e la sbucciatura di una mano sulla roccia, la barba innevata del compagno che arrampica accanto a lui.
A sei anni era andato a trovare suo padre in galera: il suo primo ricordo, e la consapevolezza che quando ci sarebbe finito lui, in quel posto, avrebbe viaggiato fuori, con la fantasia.
La pioggia picchia sui vetri della prigione. L’umidità si infiltra e scorre oltre i limiti delle sue ossa, sente dolore anche alle gambe che non ha più da anni, troncate da un incidente d’auto dopo una delle tante rapine in banca; non era stata neppure quella dove l’avevano preso. Avevano creduto che il rapinatore fosse il pregiudicato che era nell’altro veicolo e che era morto nello scontro. I testimoni in banca, guardando le foto, avevano giudicato più somigliante lui di Raffaele: il vero rapinatore. Ci vuole anche un pizzico di fortuna nella vita, aveva pensato quella volta Raffaele, e siccome nissciuno ti regala nulla, il fato s’era preso i suoi arti inferiori, rimasti incastrati tra le macerie dell’auto.
Era tornato a casa da Amalia, che lo aspettava sempre con quel suo sorriso indolente stampato in faccia, e come sempre lo aveva accolto nel letto e coccolato come se non fosse cambiato niente. Raffaele si era lasciato avvolgere dal suo corpo caldo, dalla sua bocca golosa. Con Amalia viveva davvero, sentiva davvero, non era immaginazione, con lei aveva capito la differenza tra la felicità vera e quella immaginata, come un pasticcino osservato da una vetrina o messo in bocca con la saliva che sprizza gioia.
Amalia.. cosa avrebbe dato per rivederla.
Qualcuno lassù doveva aver captato la vibrazione del suo desiderio, è successo tutto in fretta: le grida, la gente che corre, il fumo asfissiante, Salvo grande e grosso che lo trascina fuori, lo prende in spalla lo porta fin sul tetto, la guardie corrono, in basso, come formiche impazzite, qualche sparo, il rumore di un elicottero che si avvicina, Salvo che dice di tenerlo stretto, che sale la scaletta, verso il cielo e con Raffaele attaccato dietro che sente il freddo, la pioggia, l’emozione di non vivere in riserva ma a pieno regime. Salvo che entra nel cubicolo, e siede accanto a lui.
– Perché proprio io? – Chiede Raffaele
– Il pilota aveva detto che con la mia grossezza, se salivo in elicottero ci sarebbe rimasto posto solo per un altro mezzo uomo, e così ho pensato a te, di fare una buona azione.
– E come faccio mò, senza sedia a rotelle.
– Nuntè preoccupà, ci penso io.
Adesso era Amico la parola che occupava la mente di Raffaele. Un anno nascosto in un buco, peggio che in galera, su un vecchio pc, sotto falso nome, s’era iscritto su Facebook, scoprendo che Amalia era fuggita con i soldi che Raffaele aveva rubato in anni di spericolate rapine. Con un documento falso Raffaele ha trovato un impiego di guardia notturna alla banca. Meglio che la fortuna non m’ha strappato di dosso qualcos’altro, che l’amore posso sempre sognarlo.



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antico
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#2 » martedì 21 aprile 2020, 1:02

Ciao Isabella! Tutto ok con caratteri e tempo, buona Patrizia Rinaldi Edition!

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Puch89
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#3 » martedì 21 aprile 2020, 3:22

Ciao Isabella, bentrovata.
Questo tuo racconto mi ha lasciato un po' perplesso, e non so se è per colpa mia o se effettivamente c'è più di qualcosa che non va. Parto col dirti che il modo in cui è iniziato mi era piaciuto, I limiti superati dall'immaginazione, l'immagine evocativa degli scalatori, che per mestiere appunto superano i propri limiti, era una similitudine che ho apprezzato. Prometteva bene diciamo.
Poi però la cosa si è fatta confusa. Troppo confusa, non trovi?
Si parte col suo ricordo da bimbo, andava a trovare il padre in galera, era certo che ci sarebbe finito anche lui. E vabbé, andata, può starci. Poi parla di trovarsi in una prigione, si racconta di una rapina in cui ha perso le gambe, ma non è stata quella che l'ha portato dietro le sbarre. E allora come ci è finito, dietro le sbarre? Il lavoro in banca è una metafora? Quando torna a casa da Amalia significa che è ci torna dopo essere uscito dalla prigione? C'è molta confusione e molta carne al fuoco a questo punto.
È lui che da fuoco a casa sua? La fuga è dalla prigione? È per quello che si nasconde per un anno?
Credimi, mentre scrivo spero che aiuterai a farmi capire che sono io che non ci ho capito un accidenti, lo preferisco onestamente, perché questo racconto mi sembra un vero casino, nell'intreccio quanto nella trama.
Aiutami a capire!
Sul tema centrato o meno non so come rispondere, perché senza aver compreso appieno il tutto non riesco a dare un giudizio coerente.

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Andrea Lauro
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#4 » mercoledì 22 aprile 2020, 22:08

Ciao Isabella,
la storia è molto articolata, si intuisce la tua progettazione meticolosa del background e dell’intreccio. Quest’uomo ne ha vissute di ogni e saltano fuori particolari sempre nuovi: il protagonista riesce a rielaborare in positivo i limiti a cui è stato costretto, in un gioco di scatole cinesi.
Ma leggendo ho quasi l’impressione che qualcosa sia rimasto nella tua testa anziché finire nel racconto: il primo paragrafo mi è piaciuto, l’immagine di lui che guarda la tv nel carcere. E qui penso che questo sia il tema. Poi però c’è un cambio scena, il racconto della rapina; poi la scena di Amalia, e qui mi dico “OK, siamo arrivati al nocciolo del brano”. Ma ecco che subentra un nuovo cambio di passo, l’evasione. Poi il dialogo tra i due, che mi sembra non aggiunga un nuovo significato al tema che pensavo d’aver colto. E poi la scena del buco, che mi rimescola tutte le carte. Insomma, non so se son riuscito a spiegarmi, qui qualcosa non è andato per il verso giusto: è come se ci fossero tutti gli ingredienti, ma mancasse la ricetta per metterli assieme. Un peccato, perché fino a metà (“Amalia.. cosa avrebbe dato per rivederla.”) mi stava entusiasmando.
a presto!
andrea

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Gimmi
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#5 » giovedì 23 aprile 2020, 12:12

Ciao.
Trovo che grande pecca di questo racconto sia la troppo varia scelta delle tematiche. Cominci con lui che si fa viaggi mentali, scopriamo che è in prigione e senza gambe. E poi l'amore che poi è falso amore. L'evasione e l'amicizia.
Quello che voglio dire è che per racconti così brevi penso sia meglio focalizzarsi su un concetto solo e non buttare troppa carne al fuoco. Concetto che vale sempre, ma a maggior ragione in questo caso.
A far da ponte con questo argomento (della varietà) e quello che viene è sicuramente la scelta del dialetto. Un'altra sfumatura al racconto che non serve e porta solo a depistare il lettore (tra l'altro introducendola a un personaggio di cui non si sapeva niente finché non sbuca per portarlo fuori. Cosa che non è consigliabile farla mai).
L'altro argomento che ti sottopongo è l'utilizzo delle parole. Anche se hai restituito abbastanza bene la montagna (ironico che fosse solo righe di colore) talvolta incappi in parole poco precise se non errate, come "macerie" per indicare le lamiere. Ma questi sono problemi che in revisione dovrebbero andare via e in un contest a tempo si è sempre un po' penalizzati.
Mio consiglio personale è cercare di focalizzare bene il tema e parlare di quello. Non intendo il tema "Limite" che a mio avviso dovrebbe solo sollecitare la fantasia e non imbrigliarla (come temo sia successo nel tuo racconto in cui pare che per essere sicuro tu abbia voluta spalmarla su ogni aspetto: con la fantasia all'inizio, con la mancanza delle gambe e la galera). Intendo il tema della tua personalissima storia.

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Gennibo
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#6 » giovedì 23 aprile 2020, 13:07

Gimmi ha scritto:Ciao.
Trovo che grande pecca di questo racconto sia la troppo varia scelta delle tematiche. Cominci con lui che si fa viaggi mentali, scopriamo che è in prigione e senza gambe. E poi l'amore che poi è falso amore. L'evasione e l'amicizia.
Quello che voglio dire è che per racconti così brevi penso sia meglio focalizzarsi su un concetto solo e non buttare troppa carne al fuoco. Concetto che vale sempre, ma a maggior ragione in questo caso.
A far da ponte con questo argomento (della varietà) e quello che viene è sicuramente la scelta del dialetto. Un'altra sfumatura al racconto che non serve e porta solo a depistare il lettore (tra l'altro introducendola a un personaggio di cui non si sapeva niente finché non sbuca per portarlo fuori. Cosa che non è consigliabile farla mai).
L'altro argomento che ti sottopongo è l'utilizzo delle parole. Anche se hai restituito abbastanza bene la montagna (ironico che fosse solo righe di colore) talvolta incappi in parole poco precise se non errate, come "macerie" per indicare le lamiere. Ma questi sono problemi che in revisione dovrebbero andare via e in un contest a tempo si è sempre un po' penalizzati.
Mio consiglio personale è cercare di focalizzare bene il tema e parlare di quello. Non intendo il tema "Limite" che a mio avviso dovrebbe solo sollecitare la fantasia e non imbrigliarla (come temo sia successo nel tuo racconto in cui pare che per essere sicuro tu abbia voluta spalmarla su ogni aspetto: con la fantasia all'inizio, con la mancanza delle gambe e la galera). Intendo il tema della tua personalissima storia.

Grazie Gimmi del tuo commento, mi rendo conto che la mia idea di, come dici tu, di "spalmare i limiti/assenza di limiti", in un virtuosismo eserciziale ;) introducendo diverse tematiche, e provando uno stile per me nuovo ma che mi era piaciuto, alla fine risulti un po' difficile da seguire. Grazie anche per le varie puntualizzazioni interessanti che per me sono spunti interessanti per migliorare.

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Gennibo
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#7 » giovedì 23 aprile 2020, 15:25

Andrea Lauro ha scritto:Ciao Isabella,
Ma leggendo ho quasi l’impressione che qualcosa sia rimasto nella tua testa anziché finire nel racconto: il primo paragrafo mi è piaciuto, l’immagine di lui che guarda la tv nel carcere. E qui penso che questo sia il tema. Poi però c’è un cambio scena, il racconto della rapina; poi la scena di Amalia, e qui mi dico “OK, siamo arrivati al nocciolo del brano”. Ma ecco che subentra un nuovo cambio di passo, l’evasione. Poi il dialogo tra i due, che mi sembra non aggiunga un nuovo significato al tema che pensavo d’aver colto. E poi la scena del buco, che mi rimescola tutte le carte. Insomma, non so se son riuscito a spiegarmi, qui qualcosa non è andato per il verso giusto: è come se ci fossero tutti gli ingredienti, ma mancasse la ricetta per metterli assieme. Un peccato, perché fino a metà (“Amalia.. cosa avrebbe dato per rivederla.”) mi stava entusiasmando.
a presto!
andrea

Grazie del tuo riscontro Andrea, il dialogo era per far capire che i limiti della disabilità di Raffaele, che era "mezzo uomo" gli avevano permesso di fuggire e diventare un uomo libero che era l'idea da cui sono partita per costruire il racconto. :D Ma ti capisco, perché rileggendolo, anche prima di postarlo, mi sono resa conto che non era il massimo, ma a quel punto non sono riuscita a pensare a qualcosa di meglio. Il buco è un altro limite, è evaso, quindi libero, ma deve stare in posto "ristretto", perchè ,come ha giustamente detto Gimmi la storia è tutta imperniata tra limite e rottura di questo limite.

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Gennibo
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#8 » giovedì 23 aprile 2020, 15:49

Puch89 ha scritto:Ciao Isabella, bentrovata.
Questo tuo racconto mi ha lasciato un po' perplesso, e non so se è per colpa mia o se effettivamente c'è più di qualcosa che non va. Parto col dirti che il modo in cui è iniziato mi era piaciuto, I limiti superati dall'immaginazione, l'immagine evocativa degli scalatori, che per mestiere appunto superano i propri limiti, era una similitudine che ho apprezzato. Prometteva bene diciamo.
Poi però la cosa si è fatta confusa. Troppo confusa, non trovi?
Si parte col suo ricordo da bimbo, andava a trovare il padre in galera, era certo che ci sarebbe finito anche lui. E vabbé, andata, può starci. Poi parla di trovarsi in una prigione, si racconta di una rapina in cui ha perso le gambe, ma non è stata quella che l'ha portato dietro le sbarre. E allora come ci è finito, dietro le sbarre? Il lavoro in banca è una metafora? Quando torna a casa da Amalia significa che è ci torna dopo essere uscito dalla prigione? C'è molta confusione e molta carne al fuoco a questo punto.
È lui che da fuoco a casa sua? La fuga è dalla prigione? È per quello che si nasconde per un anno?
Credimi, mentre scrivo spero che aiuterai a farmi capire che sono io che non ci ho capito un accidenti, lo preferisco onestamente, perché questo racconto mi sembra un vero casino, nell'intreccio quanto nella trama.
Aiutami a capire!
Sul tema centrato o meno non so come rispondere, perché senza aver compreso appieno il tutto non riesco a dare un giudizio coerente.

Ciao Alessio e bentrovato, dopo aver letto il tuo commento ho scritto una spiegazione che era più lunga del racconto :D Ma poi ci ho ripensato. Questo è un racconto che non è immediato come altri che ho scritto, in effetti ci ho messo dentro diverse cose, ma però uno dei miei obiettivi era che al di là delle diverse letture che uno poteva cogliere, la storia si capisse; si capisse che c'era queso tipo in galera, che il suo destino era segnato visto che ha seguito le orme del padre, che il protagonista cerca di vedere sempre un lato positivo e in qualche modo accetta i limiti che gli vengono imposti cercando di vederne un disegno, di dare una spiegazione a quello che gli succede. Speravo anche che i tempi verbali aiutassero a capire; lui è in galera/presente Ricorda/passato. Mi sono messa in gioco anche cercando di scrivere la parte della fuga da un punto di vista molto limitato, come potrebbe succedere di fronte a un situazione improvvisa che ti capita addosso senza che neanche te ne rendi conto. Insomma, ci ho provato, grazie del riscontro e a rileggerci!
Ultima modifica di Gennibo il giovedì 23 aprile 2020, 19:02, modificato 1 volta in totale.

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Vastatio
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#9 » giovedì 23 aprile 2020, 16:23

Ciao,

idea carina ma realizzato in modo confusionario. Come se perdessi il controllo della storia o, forse, che il taglia e cuci per rimanere nei "limiti" del contest abbia mietuto un po' troppe cose necessarie a mantenere pulita la logica del racconto. L'incipit è bello, fa ben sperare, peccato che poi ci si perda in un elenco di "episodi" che servono a farci capire quanto sia stato fortunato. Mi è piaciuta la contrapposizione di questa fortuna e visione positiva associata a una persona che di "positivo" ha ben poco.

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emiliano.maramonte
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#10 » giovedì 23 aprile 2020, 23:47

Ciao Isabella! Sono molto felice di rileggerti.
Le tue storie possono avere vari difetti, ma nessuno può dire che non siano autentiche, oneste.
Qui hai raccontato una storia essenziale di un uomo che subisce delle sfortune e, nonostante questo, prova a guardare al futuro con una certa carica di positività, soprattutto per amore della sua Amalia.
Di inconvenienti ce ne sono e, secondo me, derivano soprattutto dalla "smania" di voler mettere dentro gli spazi consentiti tutto quello che l'ispirazione ti suggeriva, e poi hai provato a strutturare le varie fasi del progetto iniziale, ma ci sei riuscita a metà.
Ci sono dei passi che sono scritti benissimo. Questa similitudine: "[...] come un pasticcino osservato da una vetrina o messo in bocca con la saliva che sprizza gioia" da sola vale tutto il racconto, ed è una delle più belle ed efficaci che ho trovato nelle ultime edizioni di Minuti Contati.
Peccato per la confusione con i tempi verbali (ma hai spiegato che è un effetto da te voluto...). Bene il finale: l'ho trovato intelligente e amaro allo stesso tempo.
Attenzione: "macerie della macchina", al massimo "lamiere (contorte) della macchina".
Nel complesso, racconto molto interessante, ma c'è da lavorarci un po' su. Migliorabile.

In bocca al lupo!
Emiliano.

luca.pagnini
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#11 » venerdì 24 aprile 2020, 16:17

Ciao Isabella. Anzitutto devo ammettere che, per limiti miei, fatico molto a leggere storie in cui c’è tanto raccontato e poco mostrato. Tra l’altro nella tua storia ci sono tante scene (l’incontro col padre, la rapina, l’incidente, il ritorno da Amalia) che mostrate, invece che raccontate, avrebbero reso molto di più. Alla fine, in effetti, ci mostri un parte di evasione, ma qui sono incappato in un altro problema, la presenza di troppi temi. In poco più di 3000 caratteri troviamo di tutto, il che non è un male per forza, però è chiaro che ci vuole davvero tanto lavoro per arrivare a sintetizzare bene così tanti argomenti, e forse 4 ore non sono sufficienti. Il finale poi, secondo me, risente di questa sovrabbondanza e, almeno io, non ho capito dove sei andata a parare: lui che diventa guardia notturna in una banca, senza gambe? Che significato ha questa cosa, se ce l’ha? Lui che tramite internet scopre addirittura che lei è scappata con i suoi soldi, lo ha scritto davvero su Facebook? E l’amicizia dove sarebbe? Insomma, sembra che il racconto sia la sinossi di un romanzo, in cui tante cose vengono accennate ma non spiegate, fino a rendere il tutto troppo vago. In merito al tema non so se lo hai preso, scrivere che lui era bravo a valicare i limiti mi sembra poco. Attenta a quelle “macerie dell’auto”, io direi “rottami”.

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filippo.mammoli
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#12 » sabato 25 aprile 2020, 11:22

Ciao Isabella,
Inizio subito col dire che il racconto parte anche abbastanza bene, la prosa è veloce e fluida e ti tira dentro la storia senza chiedere permesso. Forse non mi è chiara la funzione della divagazione sul programma TV dello scalatore, ma comunque ti cala nell'atmosfera del carcere. Poi però, con i flashback, qualcosa inizia a incepparsi e può darsi che sia colpa mia, però non ho capito con chi sia stato scambiato Raffaele trovato in fuga in auto dopo una rapina. Anche un eventuale autista del rapinatore commette un reato. Comunque fin lì, ricordo della rapina, le gambe perse nell'incidente, l'amore per Amalia e il tradimento di quest'ultima, tutto ci può stare. Poi sono andato in confusione: ho perso l'aggancio con la vicenda di Salvo e dell'elicottero fino al finale che mi sfugge del tutto.
Una nota sul dialetto, che secondo me può dare una nota colorita di realismo se usato bene.
"Nuntè" lo avrei sostituito con "Nun te".
Infine, mi dispiace, ma ho visto poco presente il tema del limite.

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Gennibo
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#13 » lunedì 27 aprile 2020, 12:04

emiliano.maramonte ha scritto:Ciao Isabella! Sono molto felice di rileggerti.
Le tue storie possono avere vari difetti, ma nessuno può dire che non siano autentiche, oneste.
Qui hai raccontato una storia essenziale di un uomo che subisce delle sfortune e, nonostante questo, prova a guardare al futuro con una certa carica di positività, soprattutto per amore della sua Amalia.
Di inconvenienti ce ne sono e, secondo me, derivano soprattutto dalla "smania" di voler mettere dentro gli spazi consentiti tutto quello che l'ispirazione ti suggeriva, e poi hai provato a strutturare le varie fasi del progetto iniziale, ma ci sei riuscita a metà.
Ci sono dei passi che sono scritti benissimo. Questa similitudine: "[...] come un pasticcino osservato da una vetrina o messo in bocca con la saliva che sprizza gioia" da sola vale tutto il racconto, ed è una delle più belle ed efficaci che ho trovato nelle ultime edizioni di Minuti Contati.
Peccato per la confusione con i tempi verbali (ma hai spiegato che è un effetto da te voluto...). Bene il finale: l'ho trovato intelligente e amaro allo stesso tempo.
Attenzione: "macerie della macchina", al massimo "lamiere (contorte) della macchina".
Nel complesso, racconto molto interessante, ma c'è da lavorarci un po' su. Migliorabile.
In bocca al lupo!
Emiliano.

Ciao Emiliano, il tuo commento mi ha fatto particolarmente piacere, sono contenta che la similitudine ti sia piaciuta, e grazie per le varie puntualizzazioni che terrò in mente in fase di riscrittura.
A rileggerci presto!

alexandra.fischer
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#14 » lunedì 27 aprile 2020, 20:58

Racconto crudo: Raffaele sogna la scalata all’Everest per dimenticare una vita che ha oltrepassato i limiti (il destino di rapinatore, identico a quello del padre e accettato con un fatalismo degno delle tragedie greche). E poi, l’incidente che gli ha portato via le gambe, e anche l’amata (ma traditrice) Amalia per colpa di un incendio: ora la sua vita scorre nella clausura più totale, a casa dell’amico Salvo che gli ha salvato la vita e gli ha lasciato Facebook e la T.V. come consolazione. Bella la scena dell’incendio e della salvezza in elicottero. Scorrevole e ben reso il linguaggio. Tema centrato in pieno. Ottima prova.

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Gennibo
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#15 » martedì 28 aprile 2020, 12:15

Grazie del tuo commento Alexandra! E sono contenta che ti sia piaciuto.

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Luca Nesler
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#16 » mercoledì 29 aprile 2020, 11:42

Ciao Isabella! Il tuo racconto mi è piaciuto molto. Una storia romantica scritta molto bene, se pur nell'infelice forma del narrato puro. Per oltre metà del racconto dimostri un'ottima padronanza dei ritmi e della narrazione. Poi però, quando arriva l'elenco concitato di ciò che "è successo tutto in fretta" ho perso il senso della trama. Alla seconda lettura immagino che Salvo stia facendo evadere Raffaele, ma ci arrivo a fatica perché sfugge il contesto e non è chiaro il collegamento con la parte precedente.
Quando comincia l'evasione, forse proprio a causa della forma che hai scelto, ero ancora aggrappato al flashback con Amalia ed essendo anche l'evasione scritta al passato prossimo (è successo tutto in fretta), non sapevo come collocare a livello temporale tutta la parte dell'elicottero. In più mettici Salvo, che non so chi sia, e il fatto che si dicano: "– Perché proprio io? – Chiede Raffaele
– Il pilota aveva detto che con la mia grossezza, se salivo in elicottero ci sarebbe rimasto posto solo per un altro mezzo uomo, e così ho pensato a te, di fare una buona azione." rende tutto un po' fraintendibile, specialmente alla prima lettura.

Due appunti sul testo.

quando dici "e siccome nissciuno ti regala nulla" io avrei messo la citazione dialettale in corsivo per evidenziare il fatto che sia una frase che ritorna nella mente del protaconista, specialmente perché è il primo vocabolo in dialetto e non è all'interno di un dialogo.

"lo aspettava sempre con quel suo sorriso indolente stampato in faccia"
L'aggettivo "indolente" mi ha fatto intendere che Amalia non sia proprio innamorata di Raffaele, ma la parte successiva smentisce quest'idea. Così mi sono chiesto dove fosse l'incongruenza e mi sono distratto.

Anche nel finale il tempo verbale fa un po' confusione con la parte iniziale. All'inizio siamo al presente e Raffaele guarda la TV in prigione. Poi ci racconti di quando aveva 6 anni al passato e al passato prossimo di come evade. Sul finale hai un po' pasticciato:

"Adesso (adesso siamo in prigione secondo l'inizio) era (dovrebbe essere "è" visto che narri al presente) Amico la parola che occupava (occupa) la mente di Raffaele. Un anno nascosto in un buco, peggio che in galera, (qui non è chiaro di quando parli. Dopo la galera, visto che dici "peggio"? Quindi ora? Perché allora dici "un anno"? E, sopratutto, perché usi il passato prossimo?) su un vecchio pc, sotto falso nome, s’era iscritto su Facebook, scoprendo che Amalia era fuggita con i soldi che Raffaele (è strano che usi il suo nome. Raffaele scopre che Raffaele... meglio ometterlo) aveva rubato in anni di spericolate rapine (quindi prima di perdere le gambe, ma quello non era il colpo in cui l'avevano beccato, quindi ha continuato con le rapine anche in sedia a rotelle, ma come fanno a essere spericolate? Di nuovo non è chiara la consecutio). Con un documento falso Raffaele ha trovato un impiego di guardia notturna alla banca.
(Qui il passato prossimo sembra raccontarci ciò che è accaduto tra l'evasione e il presente di inizio racconto, ma lì è in prigione, perciò non è ancora evaso. Confusione.)

Meglio che la fortuna non m’ha strappato di dosso qualcos’altro, che l’amore posso sempre sognarlo.
La frase finale mi è piaciuta molto e l'ho trovata molto romantica, nonostante metta l'amore in secondo piano. Anzi, forse proprio per questo risulta originale e interessante come punto di vista.

Insomma, in definitiva il racconto mi è piaciuto per tutto il cuore che ha e che riesci a trasmettere nonostante il raccontato, ma la confusione dei tempi, specialmente nel finale, ha ostacolato la comprensione del racconto.
Spero di esserti stato utile, se non ho capito qualcosa spero che tu abbia voglia di spiegarmelo!
Alla prossima!

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Gennibo
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#17 » mercoledì 29 aprile 2020, 12:01

Grazie mille del tuo commento Luca! Sei sempre molto accurato e preciso nell'analizzare i racconti.
Sono contenta che ti sia piaciuto, rileggendolo mi ero accorta che alla fine avevo pasticciato con i tempi, una cosa che capisco e che è facilmente risolvibile, e anche la frase finale avrei dovuto giustificarla, visto che è in prima persona, al contrario di tutto il resto.
Invece, anche sistemando i tempi, fatico a trovare una soluzione per migliorare la parte della fuga con il cambio di ritmo, che mi piacerebbe mantenere, senza che il lettore si senta confuso.

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Luca Nesler
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#18 » mercoledì 29 aprile 2020, 12:29

Gennibo ha scritto:Invece, anche sistemando i tempi, fatico a trovare una soluzione per migliorare la parte della fuga con il cambio di ritmo, che mi piacerebbe mantenere, senza che il lettore si senta confuso.


Quella parte piace anche a me. Io credo, ma potrei sbagliare, che mettendo un riferimento chiaro e aggiustando i tempi il tutto si risolva. Qualcosa come "è mentre pensa ad Amanda che il muro della cella crolla. Poi tutto accade in fretta..."
Che ne pensi?

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Gennibo
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#19 » mercoledì 29 aprile 2020, 15:14

In effetti, Luca, anche se cerco di evitare il "mentre" come il coronavirus, qui ha il suo perché e mi piace.
E riguardo '"indolente" già un paio di persone che lo hanno letto mi hanno detto che sono inciampate su quel termine, per me era la definizione di una donna che si lascia vivere dalla vita, la prende così come viene senza fare grandi sforzi per migliorare, ma se il concetto non è arrivato mi sa che non è la parola giusta.
Grazie ancora e a presto!

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antico
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Re: Un Uomo Fortunato

Messaggio#20 » sabato 2 maggio 2020, 18:46

Manca un po' un baricentro, in questo racconto. Tanto raccontato, poco mostrato, si fatica a empatizzare con il protagonista e a seguirlo nella sua odissea. Qualche problema anche nei raccordi, non sempre così chiari nel passaggio da una scena all'altra. Insomma, un testo che soffre particolarmente del limite dei caratteri ed è paradossale soprattutto considerato che proprio sui limiti ripetuti più volte hai deciso di costruirlo. In conclusione: troppa roba tutta insieme. Il mio consiglio è di rinunciare a qualcosa per concentrarti di più sul protagonista facendocelo vivere più da dentro e sai che ti dico? Che in questo modo potresti buttarci dentro anche tutto e anche più compresso, ma avresti un baricentro più definito che permetterebbe al lettore di riempire con la sua fantasia gli eventuali buchi. Pollice ni tendente al positivo, a questo giro.

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