Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

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antico
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Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#1 » martedì 21 aprile 2020, 2:03

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BENVENUTI ALLA PATRIZIA RINALDI EDITION, L'OTTAVA DELLA SETTIMA ERA DI MINUTI CONTATI, LA 140° ALL TIME!

Questo è il gruppo ROSSO CALDO della PATRIZIA RINALDI EDITION con PATRIZIA RINALDI nella veste di Guest Star.

Gli autori del gruppo ROSSO CALDO dovranno commentare e classificare i racconti del gruppo LA DANZA DEI VELENI.

I racconti di questo gruppo verranno commentati e classificati dagli autori del gruppo BLANCA


Questo è un gruppo da OTTO racconti e saranno i primi TRE ad avere diritto alla pubblicazione immediata sul sito e a entrare tra i finalisti che verranno valutati da PATRIZIA RINALDI. Altri racconti ritenuti meritevoli da me, l'Antico, verranno a loro volta ammessi alla vetrina del sito, ma non alla finale. Ricordo che per decidere quanti finalisti ogni gruppo debba emettere cerco sempre di rimanere in un rapporto di uno ogni tre approsimandolo all'occorrenza per eccesso.

Per la composizione dei gruppi ho tenuto conto del seguente metodo: per primi ho assegnato ai raggruppamenti coloro in possesso di punti RANK DELLA SETTIMA ERA (il primo nel gruppo A, il secondo nel gruppo B, il terzo nel gruppo C, il quarto nel gruppo A e così via), coloro che non hanno ancora ottenuto punti nel corso della SETTIMA Era sono stati assegnati a seguire (primo a postare gruppo X, secondo a postare gruppo Y, terzo a postare gruppo BETA, quarto a postare gruppo X e così via).

E ora vediamo i racconti ammessi nel gruppo ROSSO CALDO:

Inverno, di Viviana Tenga, ore 00.29, 3294 caratteri
Fame, di Riccardo Rossi, ore 23.56, 3332 caratteri
Luci Rosse, di Andrea Gemignani, ore 00.57, 3231 caratteri
La data limite, di Laura Cazzari, ore 21.54, 3127 caratteri
Il limite, di Massimo Tivoli, ore 23.19, 3332 caratteri
Il cedro, di Davide Di Tullio, ore 00.55, 2809 caratteri
Dolly, di Danilo Riccio, ore 22.28, 3310 caratteri
Siamo energia senza limiti, di Sybilla Levanti, ore 23.50, 3330 caratteri

Avete tempo fino alle 23.59 di giovedì 30 APRILE per commentare i racconti del gruppo LA DANZA DEI VELENI. Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Per i ritardatari ci sarà un'ora di tempo in più per postare le classifiche e i commenti, quindi fino alle 00.59 del 1 MAGGIO, ma si prenderanno un malus pari alla metà del numero di autori inseriti nel gruppo approssimato per difetto. Vi avverto che sarò fiscale e non concederò un solo secondo in più. Vi ricordo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo. Una volta postate tutte le vostre classifiche, posterò la mia e stilerò quella finale dei raggruppamenti.
NB: avete DIECI giorni per commentare e classificare i racconti del gruppo LA DANZA DEI VELENI e so bene che sono tanti. Ricordatevi però che Minuti Contati, oltre che una gara, è primariamente un'occasione di confronto. Utilizzate il tempo anche per leggere e commentare gli altri racconti in gara e se la guardate in quest'ottica, ve lo assicuro, DIECI giorni sono anche troppo pochi. E ancora: date diritto di replica, tornate a vedere se hanno risposto ai vostri commenti, argomentate, difendete le vostre tesi e cedete quando vi convinceranno dell'opposto. Questa è la vostra palestra, dateci dentro.

Eventuali vostre pigrizie nei confronti dei commenti ai racconti (che devono avere un limite minimo di 300 caratteri ognuno) verranno penalizzate in questo modo:
– 0 punti malus per chi commenta TUTTI i racconti assegnati al suo gruppo con il corretto numero minimo di caratteri.
– 13 punti malus per chi commenta tutti i racconti assegnati al suo gruppo, ma senza il numero minimo di caratteri.
– ELIMINAZIONE per chi non commenta anche solo un racconto di quelli assegnati al suo gruppo.


Vi ricordo che i racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a me.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo LA DANZA DEI VELENI.
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri tread.

E infine: una volta postate e da me controllate, le classifiche non possono più essere modificate a meno di mia specifica richiesta in seguito a vostre dimenticanze. L'eventuale modifica non verrà contabilizzata nel conteggio finale e sarà passibile di malus pari a SETTE punti.

BUONA PATRIZIA RINALDI EDITION A TUTTI!



alexandra.fischer
Messaggi: 2008

Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#2 » martedì 21 aprile 2020, 20:46

Buonasera, ecco i miei commenti e relativa classifica:
INVERNO di Viviana Tenga Bello questo racconto: dove si vede Prometeo offrire di nuovo il fuoco agli uomini colpevoli di aver offeso Zeus; il personaggio di Euthymos è accattivante: chi, se non un bambino, poteva accettare un dono tanto pericoloso e importante al tempo stesso oltrepassando il limite costituito dalla paura dell’ira divina (che si vede sotto forma di temporale). Il tema è centrato e la tecnica letteraria è impeccabile: rendi con molta cura l’atmosfera mitologica della Grecia classica (atmosfera montana). E l’incontro fra il piccolo e Prometeo (del quale Euthymos scorge le caratteristiche di Titano dallo sguardo).

FAME di Riccardo Rossi Il tema è centrato. Il tuo protagonista ha superato ogni limite (dandosi via a pezzi in cambio della soddisfazione di desideri legati ai piaceri terreni: dapprima il cibo, il denaro e poi gli alcolici, birra dei grandi inclusa, per passare poi ai piaceri sessuali (la moglie brava a letto e dagli occhi azzurri, il primo amante). Ovvio che passare il limite ha i suoi prezzi (il Nostro, non potendo autodistruggersi del tutto, è passato ad altre vittime da sacrificare a pezzi: a partire dalla moglie). La storia ha un buon spunto (la Tenebra che dà e prende e pullula di streghe e demoni è originale e mette i brividi) ma qualche punto debole nella verosimiglianza: i parenti e i vicini sapevano? E perché nessuno lo ha fermato? E poi, se il Nostro è egoista, cosa c’entra il desiderio della ragazzina nel finale? A meno che lui, nel suo immenso cinismo non l’abbia ingannata (allora andrebbe specificato).
Attento a:
Mente brillante (il personaggio che si loda senza un perché va motivato, perché oggi il Lettore vuole il mostra non dire: io legherei la lode alla scoperta della caverna).
tutti indecisi (tutti e due indecisi)

LUCI ROSSE LUCI BLU di Andrea Gemignani. Tema centrato. Fabio e Chiara hanno superato il limite di una vita basata sul divertimento e sul poco studio: entrambi sottovalutano la scuola (lui è contento di stare male perché così salta il compito d’inglese, lei rischia la bocciatura ma pensa di più a flirtare che a colmare le lacune). Poi, arriva il Covid19 e tutto questo disordine salta. Niente più discoteca e di certo molto più studio per tutti e due (di certo Fabio uscirà cambiato dall’esperienza del contagio, soprattutto vista la sorte del padre, meno fortunato di lui; quanto a Chiara, salverà l’anno, forse, e se stessa…? Di certo eviterà sbaciucchiamenti con gli sconosciuti per un bel pezzo.) Ottima la scansione serata-cronaca degli stadi del contagio e la resa simbolica delle luci rosse e blu (da stroboscopiche a quelle dell’autoambulanza).

Attento a:
i vestiti sono puzzano di sigaretta (i vestiti puzzano di sigaretta)

LA DATA LIMITE di Laura Cazzari Agghiacciante storia che rispetta in pieno il limite: in questo caso la durata della vita. La storia mi ricorda la serie di Veronica Roth (“Divergent”, “Insurgent”, per citarti alcuni titoli): per via del test e dell’infermiera gelida, con tanto di dottore cinico. Tom Sallivan ha perso il padre per via di quel limite (sapere quando sarebbe morto ne ha accelerato la fine). E per quel che riguarda Tom: è una cavia speciale: con ancora un giorno di vita, serve al medico per provare il test per sconfiggere la morte. Peccato che sia un fallimento. Da brividi la superficialità e l’allegria della ragazza che lo accompagna ed esce tutta contenta, e anche il fatto che un test così importante sia riportato su un opuscolo e trattato quasi come una banale pratica medica.

IL LIMITE di Massimo Tivoli La storia ha a che vedere con il limite imposto dalle circostanze: Isko ha una relazione con la Morte e ha fatto giustizia di un gruppo di zingari defunti (questo è il messaggio che colto nella storia: è una mia impressione). E lui vorrebbe liberarsi di questo dono malvagio, allora consulta Aljeandro (una specie di brujo, vista anche l’ambientazione sudamericana della vicenda). Ci va con l’amico al seguito (un assassino, forse, vista l’allusione al volergli rubare il mestiere). Solo che il vecchio non è in grado di farlo. Questo è il finale (l’aver superato il limite, l’avere accanto qualcosa di resistente a qualunque rituale di annullamento). Parte meno chiara: il fatto che la Morte dica a Isko di dare un’ultima possibilità allo zingaro (parla forse del brujo?). Il tema è centrato.

Attento:
Ma che vuoi insegnarmi il mestiere? (Ma che vuoi, insegnarmi il mestiere?)

IL CEDRO di Davide di Tullio Tema centrato in pieno. La bravata fra i fratelli Leo e Nevio si conclude in tragedia per un errore durante l’arrampicata sull’albero. L’ho vista come una prova di coraggio imposta dal primo al secondo (divisi anche da rivalità amorosa per la stessa ragazza: Nevio ne è innamorato, ma timido, troppo per baciarla, allora Leo vuole provarci al suo posto, la vede quasi come un trofeo da strappargli). Tragico il finale con la morte di Leo, che il fratello ha tentato di salvare invano dalla temerarietà.
Attento a:
qua su (quassù)
la su (lassù)
non sei manco buono e cercarti l’uccello (non sei manco buono a cercarti l’uccello)
Di un po’ (Di’ un po’)

DOLLY di Danilo Riccio Tema centrato in pieno. Il limite del tuo universo distopico (qualcosa a metà fra un mondo post atomico e una città cyberpunk: vedi il capanno, il materasso, le tenute dei due simili a divise con stivaloni) è che le bambole del piacere (prostitute elettroniche) non si possono innamorare del cliente: pena, l’andare in tilt (il Lungo, poi, ci ha messo del suo spaccandole addosso una bottiglia di vetro). E mandare un messaggio di distruzione merce al gestore del bordello, lo Zio. I due personaggi, il Lungo e Gian, hanno qualcosa di fumettistico nella parlata (nel caso del Lungo: dreadlocks di plastica e piercing)

Sto posto (‘Sto posto)
sta storia (‘sta storia)


SIAMO ENERGIA SENZA LIMITI di Sybilla Levanti L’incontro fra Gaia, Ludovica e Andrea ha qualcosa di un dibattito sulla New Age (vedi il riferimento all’energia interiore che abbiamo dentro, e che cambia aspetto a seconda di come ci lasciamo influenzare dalla realtà esterna). Bello che Gaia sia ottimista, luminosa, e faccia colpo su Andrea. Peccato che perda Ludovica. Il tema è centrato (c’è un limite alle amicizie che si possono trovare pensando in modo così aperto, magari anche troppo, vista la superficialità di oggi).
Attenta a:
lei si che è strana (lei sì che è strana)
“Grazie Universo” pensò (togli le virgolette oppure metti in corsivo, visto che si tratta di un pensiero)
Si anche quello (Sì, anche quello)
“Sono energia senza limiti, mai dubitare di questo potere segreto.“ (togli le virgolette oppure metti in corsivo, visto che si tratta di un pensiero). Unico appunto: toglierei segreto, visto che lo ha rivelato alla sua amica Ludovica e ad Andrea.



La mia classifica è soffertissima, siete tutti ottimi autori.
LUCI ROSSE LUCI BLU di Andrea Gemignani.
FAME di Riccardo Rossi
LA DATA LIMITE di Laura Cazzari
INVERNO di Viviana Tenga
DOLLY di Danilo Riccio
IL CEDRO di Davide di Tullio
IL LIMITE di Massimo Tivoli
SIAMO ENERGIA SENZA LIMITI di Sybilla Levanti

Lorenzo Diddi
Messaggi: 88

Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#3 » mercoledì 22 aprile 2020, 18:46

La classifica del Gruppo Rosso Caldo della Patrizia Rinaldi Edition del 20 aprile 2020


1. Inverno, di Viviana Tenga

Ciao Viviana,
Il modo in cui hai pensato di presentare la tematica mi ha convinto.
Ho trovato particolarmente affascinante l’immagine di questa crepa che allontana e avvicina, allo stesso tempo, l’accessibile dall’inaccessibile. Questa linea interminabile, inoltre, sembra consentire al lettore uno sguardo verso il proprio ignoto che, talvolta lo inquieta e, talaltra, lo esalta.
Il tuo pensiero, colorato di epicità e realtà, mi ha entusiasmato.
Il racconto è ben scritto. Parte invitando chi legge a immergersi nella storia senza né anticipare né offrire eccessive spiegazioni. Lo stile lo trovo nitido, pulito, sicuro e coerente dal principio alla fine.
Non trovo criticità, onestamente, e non vedo perché debba necessariamente inventarmele.
Mi complimento con te e ti auguro una buona Edition!

2. Fame, di Riccardo Rossi (nickname Daniel Travis)

Ciao Riccardo,
Devo riconoscere che il tuo racconto sia molto affascinante, nonostante abbia avuto qualche perplessità nell’ultimo paragrafo. Ho come l’impressione che manchi un collegamento con questo (nuovo) personaggio. Tuttavia, proseguendo nella lettura, ho compreso il tuo intento.
Ad ogni modo, ciò che mi ha destato particolare entusiasmo è come tu abbia presentato la tematica. A mio avviso, questa, ben si nasconde dietro al protagonista che è così chiaramente vittima della sua Fame da renderlo tenero e inquietante allo stesso tempo. Un racconto che, a mio modo di vedere, avrebbe destato, (conoscendolo?), persino Nietzsche, a proposito dell’abisso…!
Ti ringrazio, Riccardo! Vediamo come vanno le cose.

3. Il cedro, di Davide Di Tullio

Ciao Davide,
Piacere di leggerti per la prima volta.
Ho da farti i miei complimenti per uno stile pulito e scorrevole che garantisce una lettura chiara, piacevole e spedita.
Idea interessante, la tua, e ben presentata.
Nonostante la brevità del racconto, questo, è ben bilanciato e ogni momento è in armonia. Il finale, secondo me, è riuscito e ha dato alla storia una natura amara e avida.
Non ho particolari osservazioni da rivendicare, quindi mi complimento per il lavoro che hai fatto. Buona Edition!

4. Dolly, di Danilo Riccio (nickname Kiljedayn)

Ciao Danilo,
Piacere di leggerti per la prima volta.
Il contenuto della tua storia non è male. Tuttavia, obiettivamente, devo riconoscere che la tematica sia, si, stata inserita, ma, a mio parere, un po’ troppo forzatamente.
Mi è piaciuto il tentativo di costruire una trama piuttosto originale e, francamente, mi ha particolarmente destato. Conservo, ad ogni modo, qualche perplessità (a fin di bene), specialmente per quanto riguarda il principio del tuo racconto: ho come la sensazione che questo in medias res sia, effettivamente, di non facile comprensione per un lettore troppo esterno.
Tirando le somme, ritengo, comunque, il tuo lavoro positivo, fiducioso che possa maturare ancora un po’. Grazie e buona Edition!

5. Siamo energia senza limiti, di Sybilla Levanti

Ciao Sybilla,
Piacere di leggerti per la prima volta.
Ho provato interesse per la tua volontà di presentare la tematica (per altro ben evidente) accennando al costruttivismo (epistemologico), non affatto semplice da argomentare.
Dunque, il tentativo è apprezzato e apprezzabile. Nondimeno, ho da confessarti che ho come la sensazione che ci sia ancora del lavoro da fare: aggiustare i dialoghi (troppo scomposti e precipitosi), arricchire un finale, a mio avviso, sbrigativo.
Insomma mi auguro che tu possa rimettere mano al tuo racconto dedicandogli un modo e un luogo diverso: più intrigante e più dettagliato. Grazie per aver scritto su Minuti Contati e buon proseguimento!

6. La data limite, di Laura Cazzari

Ciao Laura,
Ho apprezzato il tuo tentativo di presentare la tematica stabilita dal Contest seppur, a mio parere, leggermente forzata. Ad ogni modo, la trovo, senz’altro, particolare. Tuttavia, devo confessarti che ho come la sensazione che manchi qualcosa al tuo racconto. Il finale mi è sembrato troppo precipitoso.
Sono certo che con qualche minuto in più, la tua storia, avrebbe offerto un contenuto non solo più ricco ma anche più nitido. Apprezzo, comunque, il tuo lavoro, fiducioso in una sua maturazione. Buon proseguimento nella Edition!

7. Il limite, di Massimo Tivoli

Ciao Massimo,
Piacere di (ri)leggerti!(?)
Ho una confessione da farti. Purtroppo, non sono riuscito a (intra)vedere la tematica imposta dal Contest, se non nel titolo del tuo racconto. Non sono stato in grado, neppure, di comprendere il significato dei paragrafi. A parte ciò, che dipende essenzialmente dalla pochezza del mio sguardo, devo dire che il racconto mi è sembrato un po’ debole per questo genere di “esercizi” su Minuti Contati. D’altro canto, lo ritengo un ottimo punto di partenza su cui costruire qualcosa di più grandioso (un romanzo? Un racconto lungo?). Massimo, ho come la sensazione che questo lavoro debba e possa, ancora, prendere una sua più netta forma. Buon proseguimento!

8. Luci Rosse – Luci Blu, di Andrea Gemignani (nickname Il Calmo)

Ciao Andrea,
Oggettivamente il tuo racconto è ben scritto. Nondimeno, devo confessarti che la tematica, per quanto mi riguarda, sembra essere stata un po’ troppo dimenticata salvo “introdurla” nel finale. Aggiungo che, sempre soggettivamente, non sono rimasto particolarmente attratto dal contenuto del tuo racconto che, seppur ben scritto, l’ho trovato troppo realistico e troppo inseribile nella dimensione temporale. Questo, a mio modo di vedere, ha penalizzato l’oggetto della tua storia.
A favore, invece, del tuo lavoro va uno stile pulito, chiaro e coinciso che evidenzia una certa dimestichezza nello scrivere. Ti faccio, ad ogni modo, i miei complimenti per averci dedicato una tua idea. Alla prossima e buona Edition!

costellazione di bacco
Messaggi: 77

Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#4 » mercoledì 22 aprile 2020, 23:44

INVERNO DI VIVIANA TENGA
Ciao Viviana, piacere di leggerti,
ho apprezzato il tuo modo di intendere la tematica: è molto affascinante la descrizione di questa linea che separa il mondo divino e da quello umano e la curiosità dell'infante di andare oltre, di conoscere molto di più sulla vita dell'Olimpo e su "cosa può fare arrabbiare una divinità".
Il testo e ben scritto e rapisce il lettore, con la tua scrittura riesci a far calare completamente il lettore in ciò che sta leggendo (qualità non da poco). Non trovo nessun errore di forma.
A rileggerti.

FAME DI RICCARDO ROSSI
Ciao Riccardo, piacere di leggerti,
Racconto e personaggio davvero molto interessante, ciò che non mi è chiaro l'identità della bambina alla fine: è una figlia/nipote/sorella del personaggio oppure una ragazzina x?
Il tema è, ovviamente, centrato e si nasconde dietro il personaggio stesso che con la sua FAME si sazia di tutto ciò che la vita gli dona: donne, alcolici, stupefacenti, denaro, viaggi etc etc arrivando al punto di sacrificarsi per compensare questa fame. Molto interessante il tema del sacrificio e trovo che tu abbia fatto davvero un buon lavoro.
A rileggerti.

LUCI ROSSE DI ANDREA GEMIGNANI
Ciao Andrea, piacere di leggerti,
Che dire? Il tuo racconto mi ha toccato particolarmente: da una parte narra di una realtà che tutti stiamo vivendo (il Covid) e dall'altre delle vite spensierate di due giovani che hanno superato i limiti di una vita basata sul divertimento, il poco studio, il marinare la scuola (se possibile). Nella lettura sembra quasi le vite dei due ragazzi si vadano avvicinandosi, nonostante la distanza. Per quanto riguarda la parte testuale: il racconto fila liscio e ho adorato questo continuo cambiamento di personaggio, crea una forte suspence, il linguaggio chiaro, nitido e preciso.
Unico errore (che ti hanno già segnalato):
I vestiti sono puzzano di sigaretta = i vestiti puzzano di sigaretta
Sicuramente sarà stato un errore di battitura.
Alla prossima.

LA DATA LIMITE DI LAURA CAZZARI
Ciao Laura, piacere di leggerti,
Davvero interessante, seppure molto agghiacciante, trattare il tema in questa maniera; utilizzando il flebile limite tra la vita e la morte. I personaggi sono stati rendono molto bene le caratteristiche dell'essere umano quando è messo di fronte determinate situazioni: superficialità (la ragazza non comprende il dolore del suo amico/fidanzato è troppo presa da se stessa), dolore e rabbia (il protagonista è addolorato per la morte del padre), menefreghismo (i sanitari sembrano non comprendere quanto i loro esperimenti nuocciano all'essere umano. Riguarderei il finale: troppo aperto, sembra che storia debba continuare e che i personaggi abbiano da dire ancora molto.

IL LIMITE-MASSIMO TIVOLI
Ciao Massimo, piacere di leggerti,
Comincio con il dirti che da un punto di vista stilistico la tua narrazione è davvero ottima, ma da un punto di vista narrativo, ahimè, perde molto punteggio. Ho letto il racconto due volte e non ho trovato connessione tra i tre pezzi; unica cosa che sono riuscita a cogliere è il rapporto tra Morte e personaggio. Se non avessi letto i vari commenti mi starei ancora interrogando sul significato della narrazione.

IL CEDRO – Davide Tullio
Ciao Davide, piacere di leggerti,
Il tuo racconto mi ha colpita, il finale lascia un forte amaro in bocca e, paradossalmente, è proprio in quelle ultime parole "Non dovevo farlo" che si comprende la tematica del limite. La narrazione è fluida, scorrevole e piacevole, non annoia e non è per nulla scontato. Ho notato qualche errorino, ma già sono stati segnalati quindi non vedo il motivo di ripetertelo.
Continua così e a rileggerti presto :).

DOLLY-DANILO RICCIO
Ciao Danilo, piacere di leggerti e benvenuto in Minuti Contati,
Devo dirti che ho apprezzato il principio del tuo racconto poiché, opinione del tutto personale, credo che crei un po' di suspense e aiuti il lettore ad entrare nel vivo del racconto. Il contenuto della storia è molto buono, infatti, trovo originale la modalità di trattare il tema: la tecnologia non potrà mai sostituire le emozioni o ricrearle, questo è il vero limite. Limite che stiamo vivendo tutti in questi giorni di quarantena. Finisco con il dirti che hai fatto davvero un buon lavoro, continua così :)
A rileggerti.

SIAMO ENERGIA SENZA LIMITI – SYBILLA LEVANTI
Ciao Sybilla, piacere di leggerti,
Ho apprezzato il tuo tentativo di trattare il tema mediante la filosofia (ne sono una spudorata amante, quindi non poteva che essere così :D) e sono conscia del fatto che non sia stato semplice. Il racconto potrebbe essere reso più leggibile con una modifica dei dialoghi, personalmente, non avrei lasciato che dialoghi così lunghi si perdessero nel testo, ma sarei andata a capo ad ogni cambio di personaggio; in questo modo il testo è più chiaro. Credo che ci sia del buon materiale su cui lavoro e del talento da coltivare.
A rileggerti :)

Classifica davvero sofferta: siete tutti dei grandi autori!

1. Il Cedro
2. Dolly
3. Inverno
4. Luci Rosse
5. La data limite
6. Fame
7. Siamo energia senza limiti
8. Il limite

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maurizio.ferrero
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Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#5 » venerdì 24 aprile 2020, 17:27

Inverno
Racconto pulito e dalla forma nitida, nonostante sia in gran parte raccontato e con pochissime battute di dialogo hai la capacità, già vista in altri tuoi lavori, di non farlo mai diventare pesante.
Bella l'idea di rappresentare il tema come un confine fisico (ma anche metaforico) tra il mortale e il divino, con il momentaneo contatto di questi due.
Non ho nulla di particolare da segnalarti: il racconto mi è piaciuto molto e non ho rilevato errori. Data la qualità altissima degli altri racconti del girone, che ho già letto, stilare una classifica sarà durissima.

Fame
Racconto molto buono e ben costruito, con il giusto crescendo nella scala degli eventi e il limite che viene sforato sempre di più, fino al crollo finale.
È proprio questo crollo finale che mi lascia aperto un dubbio sulla storia: le ombre esaudiscono desideri in cambio di qualcosa, il protagonista infine offre il suo corpo per placare la fame. La sua successiva unione al gregge di ombre è un'ottima idea, ma se ha ancora fame vuol dire che le ombre non hanno esaudito il suo ultimo desidero. Non lo so, è un piccolo dettaglio che però mi lascia un senso di incompiutezza. Forse avrei preferito che avesse trovato la pace dalla fame, pur rimanendo nel gregge di ombre ed essendo costretto a eseguire il compito di diavolo tentatore.
Scrittura ottima, non ho trovato errori particolari.

Luci rosse – Luci blu
Il tuo racconto è scritto con cognizione di causa, il salto temporale tra i diversi paragrafi è ben gestito e aiuta il crescendo della narrazione.
Se da un lato tutto è gestito molto bene, anche se non con impennate particolari, dall'altro mi sono trovato un po' infastidito dall'ennesima narrazione a tema pandemico. La sovraesposizione mediatica che stiamo vivendo comincia a diventare pesante, e spero nella letteratura di trovare il modo di evadere. È chiaramente un gusto personale che avrà pochissima ricaduta sulla classifica, ma visto che la qualità degli scritti del girone è molto alta credo che in caso di parità sarò costretto a classificare seguendo canoni soggettivi.
Nulla di particolare da segnalare se non il refuso che ti ha già segnalato Alexandra.

La data limite
La tematica della "data di scadenza" è stata esplorata dalla fantascienza in lungo e in largo, e questo tuo racconto ha ben poco di nuovo da dire, ma ho trovato piuttosto ironica la situazione della data di scadenza da 1 giorno, con la conseguente morte causata dal farmaco (possibile che gli scienziati non si rendano conto del paradosso da loro stessi scatenato?).
La situazione presentata è piuttosto classica ma ben descritta, specialmente nella prima parte. Il finale, breve e raccontato da un punto di vista differente rispetto al resto nell'opera, è efficace, ma l'ho trovato un po' affrettato.
Il tema c'è (il limite della propria vita), su questo nulla da dire.

Il limite
Ho letto il racconto più volte, sono andato a cercarmi cosa fosse il Manananggal, ma i dubbi sono ancora parecchi: sembra che mi manchi un pezzo.
Riesco a seguire la vicenda fino all'ultimo paragrafo e riesco a intuire che Isko deve aver stretto un qualche tipo di patto con la Morte, ma non riesco a capire dove la storia voglia andare a parare.
La scrittura è molto buona, non fraintendermi, ma in mancanza di altri elementi ho l'impressione che questo sia un incipit di qualcosa di più grande, che non può vivere di vita propria.
Si parla di un limite nel finale, quindi senza dubbio il tema c'è, ma non sono riuscito a capirlo. REPRISE: Ok Massimo, ho capito: metanarrazione. Il limite è effettivamente quello fisico di 3333 caratteri, e la storia non può essere portata a compimento.
"Non qui" almeno.
Divertente, però lascia il tempo che trova. A questo giro credo tu abbia osato troppo ;)

Il cedro
Il tema è centrato, la scrittura è buona a parte qualche errore, anche se trovo che tu ti sia soffermato davvero troppo sullo scambio di insulti tra due fratelli. Qualche battuta di dialogo in meno avrebbe comunque reso l'idea e ti avrebbe dato spazio ulteriore.
Non mi ha convinto molto il finale: la caduta di Leo è perfetta, sono proprio le ultime righe, quel "Non avrei dovuto!" a lasciarmi un po' interdetto. La vicenda si chiude senza che noi ne possiamo vedere i risvolti, solo con le ovvie parole di un bambino. Non lo so, non sono pienamente convinto.

Dolly
Te lo dico subito: mi è piaciuto. Il tema è ben presente, l'ambientazione cyberpunk con i suoi personaggi stereotipati è ben tratteggiata anche se non approfondita, ma non è importante: quello che non viene detto si può intuire.
Due note di miglioramento:
- I "Cazzo" e "Domanda da un milione di dollari" nella prima parte sono evidentemente pensieri di Gian. Mettili in corsivo la prossima volta, lo renderà subito comprensibile senza farlo sembrare un'osservazione del narratore esterno.
- L'ultima frase, in cui Gian spiega perché le bambole impazziscono, è leggermente infodump. Nel senso: è piazzata nel dialogo e questo va bene, ma appare molto evidente che sia rivolta al lettore, per fargli comprendere la situazione, piuttosto che al suo compare. Suona un po' troppo accademica rispetto al resto dei dialoghi, brevi e concisi. Si sente la differenza.
Per il resto nulla da aggiungere, lavoro molto buono!

Siamo energia senza limiti
Tema centrato, l'impatto filosofico è notevole, ma a livello di storia mi pare tutto un po' privo di consistenza. La trama si potrebbe riassumere in "differenza di vedute", alla fine vediamo un rapporto che cede e uno che si rafforza, ma non c'è nulla che mi abbia fatto scattare l'elemento "wow".
Ho trovato i dialoghi di Gaia un po' legnosi, come se stesse ripetendo una lezione imparata a memoria, e anche alla fine il rapporto che si instaura con Andrea mi è sembrato chiaro a parole, ma un po' freddo nell'esecuzione. Battute di dialogo più brevi e concise avrebbero aiutato l'immedesimazione.


CLASSIFICA
1. Fame di Riccardo Rossi
2. Inverno di Viviana Tenga
3. Dolly di Danilo Riccio
4. La data limite di Laura Cazzari
5. Luci Rosse - Luci Blu di Andrea Gemignani
6. Il cedro di Davide Di Tullio
7. Il limite di Massimo Tivoli
8. Siamo energia senza limiti di Sybilla Levanti

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antico
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Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#6 » martedì 28 aprile 2020, 12:16

Mancano ancora le classifiche di DandElion, Polly Russell, Daniele Torrisi e Luca Nesler. Tutte le altre sono controllate e valide.

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Luca Nesler
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Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#7 » mercoledì 29 aprile 2020, 11:00

Ciao a tutti! Ecco classifica e commenti. Scusate l'attesa.

CLASSIFICA
1. Il cedro di Davide Di Tullio
2. Dolly di Danilo Riccio
3. Fame di Riccardo Rossi
4. Inverno di Viviana Tenga
5. La data limite di Laura Cazzari
6. Luci Rosse - Luci Blu di Andrea Gemignani
7. Il limite di Massimo Tivoli
8. Siamo energia senza limiti di Sybilla Levanti

COMMENTI

INVERNO
Ciao Viviana. Hai scelto di mostrarci un pezzo di mito che stabilisce bene un limite nell'evoluzione dell'uomo. L'idea mi pare azzeccata. Anche il titolo mi piace, perché un inverno col fuoco è decisamente diverso da uno senza. Una bella sottolineatura.
Però penso che avresti potuto declinare meglio la storia che, messa così, ha uno sviluppo un po' lento e piatto. L'incipit è un po' faticoso, con una descrizione minuta di un paesaggio che, pur dicendo molto del contesto, scoraggia un po' un lettore pigro come me. L'arrivo del titano è l'unico elemento che porta tensione e curiosità e arriva proprio in chiusura e senza destare sorpresa in chi conosce il mito (mi chiedo se il racconto risulti chiaro a chi non lo conosce). Diciamo che, secondo me, questa lentezza e relativa linearità rende un po' povero il racconto.
Forse il problema è anche che raccontare qualcosa di già noto, se non c'è un qualche punto di vista innovativo della vicenda, non desta grande interesse. Non so, sto cercando di ragionarci sopra per aiutarti a capire il testo. Magari è solo e meramente una questione di gusti: lascio a te la riflessione.
Insomma, penso che potresti scrivere cose più intense, vista la tua abilità. Ma non so se era il tuo scopo.

Sulla tecnica volevo chiederti se hai scelto un narratore esterno al presente per un motivo particolare. Penso che sarebbe più immediato, scegliendo il presente come tempo verbale, un punto di vista interno. Suonerebbe meno onnisciente e sarebbe più vicino all'azione. Era per una questione di caratteri? Cosa ne pensi?

"È così simile e così diverso da come l’ha sempre più immaginato" Questo è un refuso, vero?
Alla prossima!

FAME
Ciao Riccardo! Il tuo racconto parte da uno spunto che mi è piaciuto molto. Quella delle ombre che chiedono cose sempre maggiori fino a inglobare chi si rivolge a loro è un'idea affascinante e molto simbolica. Il desiderio (la fame, appunto) che consuma l'essere umano. Trovo che anche il finale sia molto buono: significativo, conclusivo e abbastanza inaspettato.
Sullo sviluppo anche tu hai scelto un racconto senza dialoghi e completamente raccontato (l'ho fatto anch'io in questa edizione), tuttavia è una scelta che porta con sé delle debolezze inevitabili. Per quanto sia affascinante, una scena o un elemento puramente raccontato ci coinvolge quasi esclusivamente a livello intellettuale, lasciandoci lontani emotivamente (credo), quindi risulta meno interessante di quanto potrebbe essere potenzialmente. Inoltre il passaggio:

"Era fatta di fauci voraci e occhi famelici, di sorrisi obliqui e lingue lunghe quanto lampioni; di spiriti maligni e streghe disincarnate."

non mi è piaciuto. Una descrizione vaga, paradossalmente non descrittiva, che butta lì concetti e cose per spiegare qualcosa che non ha una spiegazione. Non ci dice da dove arrivano davvero le Ombre e non aiuta a farsi un'immagine perché troppo vaga. Capisco la tua intenzione di rendere qualcosa di mistico difficile da inquadrare, ma una descrizione così mi sembra superflua o, addirittura, pigra. Insomma, non ha un buon effetto su di me. Lo dico per darti un feedback, non per fare una critica.

Sempre per effetto del "raccontato" (credo) ho la sensazione che, verso la fine, il personaggio narrante sia poco coerente o, comunque, non mi convince molto quando parla di "allontanare la memoria dei miei peccati". Non ho visto la pena emotiva che lo affliggeva fino a quel momento nonostante tutto quello che compiva, quindi quella frase mi ha un po' stonato.
Una buona idea che forse soffre un po' della scelta narrativa. Ma bisogna sperimentare.
Alla prossima!

DOLLY
Ciao Danilo. La tematica è interessante e ha buoni risvolti filosofici. La realizzazione alla "Mr. Wolf" mi piace e delinea subito i due personaggi nella loro mansione narrativa. Anche se non descrivi troppo il contesto, tutto quello che deve uscire emerge senza difficoltà. Senz'altro un buon racconto.
Sulla tecnica ti faccio qualche appunto che spero possa aiutarti, quantomeno nella riflessione, perché potrei dire cose con cui non sei d'accordo.

“Ma che ne so, scusa?” Gian si accende una sigaretta. Nel suo linguaggio, vuol dire “devo pensare”.
Gian non fuma quasi più ormai, quindi ogni sigaretta è una specie di evento.
In questa parte ci sono un po' di cose. Ci racconti che Gian ha un suo linguaggio, ma il linguaggio è un modo di comunicare, mentre il gesto di fumare è decisamente più auto-riferito, quindi mi suona male che sia definito "linguaggio".
La seconda è che con questa considerazione parti deciso verso un narratore onnisciente. Questo io lo vedo funzionale quando è molto evidente e calcato, quando diventa a sua volta un personaggio. Tipo: "Adesso vi racconto una storia e voglio vedere quanti di voi stronzi ne capiranno il messaggio". Altrimenti è poco funzionale perché allontana il lettore dal testo senza apportare un beneficio che giustifichi questa scelta.
La terza cosa è che dopo "devo pensare" non dovresti ripetere "Gian" perché l'attenzione è su di lui e, il fatto che lo nomini di nuovo senza averne la necessità, mi ha fatto pensare che avessi spostato la cinepresa, ma poi così non è e mi sono sentito un po' frastornato. Insomma ha spezzato la mia attenzione.

“E dici che non c’erano alternative?”
Non è chiaro chi dei due dica questa battuta. Se è Gian avresti potuto introdurla con un beat tipo: sbuffa il fumo e sospira " E dici..."

Il Lungo si batte le mani sui cargo mimetici impolverati; scuote la testa, greve.
Cazzo.
Qui abbiamo un altro difetto della narrazione onnisciente. Questo "cazzo" chi è che lo pensa? Dal contesto immagino che sia Gian, ma lo penso alla seconda lettura, perché alla prima non ne so abbastanza da capirlo. Inoltre può sembrare il narratore, che è quello che ha appena descritto le abitudini di Gian al lettore. Potrebbe aiutare la comprensione mettere i pensieri in corsivo per far capire che ci troviamo in un'altra realtà narrativa. Stessa cosa per le parti simili nel testo.

“Lungo, ora mi devi ascoltare, va bene? Devi dirmi esattamente dove l’hai lasciata.”
Spesso capita anche a me di essere tentato a imbastire così un dialogo, ma penso che siano le influenze del cinema americano. Se ci pensi è insolito sentire davvero qualcuno che dice "ora mi devi ascoltare" oppure "ho bisogno che tu faccia per me..." sono espressioni tipiche americane che spesso ci sfuggono. Specialmente perché il resto dei dialoghi sono più verosimili e lontani dal cinema, queste espressioni mi sono saltate all'occhio. Solo una piccola riflessione.

Il Lungo sorride, è quasi sollevato.
Bugia, ha ha. Il Lungo sorride perché è sollevato. Il quasi non è solo di troppo, ma, come spesso accade, è fuorviante. Il "quasi" è una parola brutta e cattiva.

La mano di Gian traccia un arco così veloce che la sua tuta gialla schizza nel campo visivo dell’amico come se fosse fatta di liquido. Il Lungo sente la guancia che arde.
Questo passaggio non è male, è molto sensoriale. Però è un po' poco immediato. Forse si potrebbe rendere meglio con un periodo più breve, ma è solo un'altra piccola riflessione.

Gian ricompare nella casupola, con una tanica di cherosene in mano.
Qui non era chiaro che Gian fosse uscito dalla casupola e quel "ricompare" per un attimo spiazza e rompe l'immersione.

Gian e il Lungo escono, e danno fuoco alla baracca.
Non è certo un errore, ma questa virgola rompe il ritmo della frase senza un motivo apparente.

per renderle più realistiche registrano delle IA semplificate.
Questa parte non l'ho capita.

comunque diventano incontrollabili e inutili; qualcuna ha pure ucciso il cliente.
Questa frase mi è suonata strana perché, di fronte al pericolo di morire durante l'amplesso, il fatto che diventino inservibili mi sembrava decisamente risibile. Per questo mi sembra strano che Gian metta giù la frase in questo modo. Mi aspetterei che dicesse qualcosa come "ti è andata bene. Le cose potevano diventare davvero pericolose."

Alla fine anche il Grande Zio è un personaggio che, per quanto sembri importante, non si inquadra per nulla. Tuttavia ai fini della trama non è necessario e tutto funziona perfettamente. Solo mi chiedevo perché usare un personaggio strano per una parte così laterale.
Per il resto un bel racconto che fila bene e con un messaggio romantico.
Alla prossima!

LUCI ROSSE – LUCI BLU
Ciao Andrea. Un racconto sperimentale che, secondo me, non riesce troppo bene. I periodi brevissimi risultano un po' saltellanti. Leggendo diversi racconti che sperimentano un po' coi periodi brevi, così come questo tuo, mi sono fatto un'idea. Cioè che vadano usati con parsimonia là dove sono davvero necessari, per dare una stilettata, più che per spezzare una descrizione o un pensiero.
Nalla Sfida A... David mi ha fatto un commento simile, perché anch'io nella prima parte del racconto ho messo quasi esclusivamente periodi brevi. In effetti sono facili da leggere e aiutano la lettura, ma se sono troppo concentrati "Spezzano il fiato" (per citare David.) e ottengono l'effetto opposto.
La situazione che dipingi è diventata una sorta di normalità per la maggior parte di noi e, proprio per questo, non suscita particolare interesse. Come se stessimo chiacchierando al telefono e io ti dicessi "speriamo che finisca 'sta quarantena, così posso riabbracciare i miei genitori." Tu diresti qualcosa come "eh, sì." e basta.
Non colgo bene le tue intenzioni nello spezzettare il racconto secondo i due punti di vista. Questa struttura ha suscitato in me l'aspettativa di un finale che facesse coincidere le due "linee narrative" o che riservasse qualche sorpresa legata alla scelta di attraversare i due PDV, ma, invece, si è semplicemente conclusa in modo lineare spiegando qual è il limite che hai scelto per il racconto. Mi ha lasciato un po' deluso (parola eccessiva, ma è per rendere chiaro il pensiero).

Ti feedbackko su un passaggio per darti uno spunto effettuale (esiste come parola?)

"Fabio è tornato a casa da qualche giorno.
Suo padre invece è sempre ricoverato.
Alla televisione non si fa altro che parlare di questo nuovo virus che sta infettando tutti.
Pandemia, dicono!
Da ora in poi ci saranno delle nuove regole. Si parla di distanza sociale. Le persone dovranno portare le mascherine e non potranno vedersi a meno di due metri l’una dall’altra, non potranno toccarsi, almeno per un po’."

In questa parte ho avuto l'impressione che tu cercassi di fare sensazione, perché si raggiunge il punto focale del racconto ovvero gli effetti del virus. L'idea che sia il Covid-19 è così forte che il fatto che non lo nomini si fa notare e non ne capisco il motivo. Inoltre il passaggio descrive una situazione che è diventata la nostra normalità, quindi ogni effetto sensazionalistico che sembra voler suscitare, viene spento e mi fa un effetto tipo "e allora?" (non proprio così ignorante, ma è per fare chiarezza!)
Capisci che intendo?

Alla prossima!

LA DATA LIMITE
Ciao Laura! Ti devo commentare anche di qua, che sfortunata che sei! :D
L'idea Sci-Fi che hai tirato fuori mi piace molto, mi ricorda un po' "In time". Però mi risulta un po' difficile da conciliare, visto che una data all'interno del corpo (DNA, iride o quello che vuoi) mi sembrerebbe possibile se legata a una data di scadenza biologica (c'è chi dice ci sia davvero), ma che questo permetta di non preoccuparsi di un incidente d'auto, per dire, mi sembra un po' assurdo. Non è spiegato, quindi me la risolvo (parzialmente) pensando ad una qualche componente fantasy nell'ambientazione scelta. Tipo che è un marchio impresso da Dio che sa tutto per davvero.
Similmente, anche il fatto che il conoscere la data di scadenza ti porti alla morte perché ti lasci andare alla disperazione, non è una cosa molto credibile (specie per un 48enne in salute), anche se riconosco che è un messaggio interessante.

"Non dirmi che fai parte di quegli anti-fatalisti. Non hai letto le statistiche? Da quando è stato scoperto che all’interno del nostro corpo era contenuta la data della nostra morte, la qualità della vita è notevolmente migliorata - dice lei alzando il naso all’insù, in modo altezzoso."
Questa parte suona un po' infodump. Inoltre non mi è chiaro come la qualità della vita sia migliorata e, questo, rende la frase ancor più fine a se stessa. Il naso all'insù mi suona un po' puerile come gesto (specie se l'attribuisco a una sconosciuta) e "in modo altezzoso" è superfluo: era già chiaro.

"Poi viene chiamato il suo nome e lei sparisce dietro una porta."
Questa frase è tell e quel "poi" si fa notare un po' troppo senza motivo.

"Tom si guarda intorno progettando la fuga."
Perché si trova lì, prima di tutto? Non ci presenti qualcosa che gli fa prendere questa decisione in quell'istante, quindi quest'idea doveva averla già a casa. Poteva restarci invece che progettare la fuga ora.

"Le immagini di suo padre gli balenano nella mente."
Forse sarebbe più efficace usare un'immagine sola, quella impressa a fuoco nei ricordi. E sarebbe meglio (caratteri permettendo) mostrarla quest'immagine forte ed emotiva.

"Lo vede ancora seduto sulla poltrona, inerme, a fissare il vuoto."
Eccola qui. Questa, presentata come si deve, sarebbe stata ottima e sufficiente a mostrare il dramma di Tom (perché Tom? Sì, scusami, ora sembra che voglia rompere le palle a tutti i costi, ma è solo curiosità su come gli altri autori scelgano i nomi. Una cosa di cui non si parla spesso, no?)

"Una dottoressa fredda e distaccata gli dice di mettersi davanti a una specie di binocolo."
Personalmente penso che spesso sottovalutiamo i difetti questo tipo di frasi. Sembra una bazzecola ma è del tutto tell e si potrebbe evitare per migliorare la scena e renderla più gradevole, anche se le informazioni che passa sono poche.

Sul finale non ho capito bene quale fosse il tuo intento. Il ragazzo va per conoscere il suo limite e noi scopriamo che l'ha raggiunto. Lui muore e pazienza.
Probabilmente sono poco sensibile, ma non colgo il messaggio del finale.

L'idea della conoscenza prematura ed esatta del momento della morte si presta a molte riflessioni interessanti e spunti narrativi. Mi è piaciuta.
Alla prossima!

IL LIMITE
Ciao Massimo! Piacere di riaverti qui, ci sei mancato.
Del racconto posso dire che tecnicamente non ho nulla da dire, come sempre, ma a livello di contenuti, ahimè, non ci ho capito nulla. So che la tua politica è di non imboccare troppo il lettore e giochi sempre sul filo del rasoio, ma questa volta la trama mi è sfuggita proprio. Credo che ci siano troppi pochi agganci alla comprensione sia dal punto di vista delle descrizioni, che dalle battute di dialogo che non identificano situazione e personaggi con chiarezza. Inoltre hai aggiunto argomenti che io non conosco (il Manananggal) senza introdurli o spiegarli al lettore e non ne colgo le implicazioni.
Dopo tre letture penso che abbiamo Isko che è l'uomo della Morte e che si sta trasformando a sua volta in uno dei suoi agenti (?) per qualche ragione sconosciuta. Ora lui fa un qualche lavoro su commissione che però mi sfugge. Insomma, dà l'idea di essere un racconto denso di contenuti, che però rimangono tutti sullo sfondo o, addirittura, dietro le quinte.
Sempre colpa dell'autore? Colpa del lettore? Io penso che sia un concorso di colpa, se di colpa si deve parlare. C'è sempre qualcuno che capisce (gradisce) e sempre qualcuno che non capisce. Poi l'autore sceglie a quanti rivolgersi e con quale messaggio e questo è un suo sacrosanto diritto. Io, come tutti qui, do solo il mio parere.

Insomma, la tua penna è sempre limpida a livello tecnico, ma talvolta trovo l'esposizione narrativa insufficiente (per il lettore scarso che sono). In questo racconto, dal mio punto di vista, è "gravemente insufficiente" :D
So che non te la prenderai e spero di leggerti ancora!
Alla prossima!

IL CEDRO
Ciao Davide! Racconto riuscito molto bene, secondo me. Mi ha ricordato "L'incompreso" un grande trauma della mia infanzia.
Il racconto ha un momento eccezionale: quello della caduta di Leo.
Semplicemente agghiacciante.
Trovo ottima la scelta dei periodi brevissimi perché descrive il silenzio e la rapidità con cui può avvenire un incidente del genere lasciandoti senza fiato. Ottimo.
Inoltre non l'avevi seminato minimamente e il dramma ci coglie come deve fare il dramma: come un fulmine a ciel sereno.
Ho trovato solo due difetti e una cosa su cui chiacchierare.

DIFETTO 1 (sì, maiuscolo perché sono cattivo!): troppi nomi propri. Sia nei dialoge beats che nelle battute vere e proprie. In un dialogo tra fratelli (che, a parte questo, è venuto molto bene) non ci si chiama quasi mai per nome, specie senza un motivo reale. Anche nel testo troppi nomi mi ricordano che ci sei tu dietro.

DIFETTO 2: la frase finale. In una scena tanto drammatica e spaventosa, in cui Nevio passa dal fare lo smargiasso a vivere la peggiore esperienza della sua vita, solo riuscendo a immaginare le implicazioni future, non può dire a se stesso "non avrei dovuto". Sminuisce troppo il momento e questo è l'effetto più forte.

CHIACCHIERE: hai scelto il narratore esterno limitato, scelta complicata e, forse, non molto agile. Però, per un racconto del genere può andare benissimo, tanto è solo una sequenza. Ma allora io starei attento a inserire cose come "Nevio ha un sorriso da canaglia" perché rasenta l'onnisciente e un po' mi sveglia. Proprio per questo l'esterno limitato è un po' zoppo.
Ottima prova per me!
Alla prossima!

SIAMO ENERGIA SENZA LIMITI
Ciao Sybilla. L'idea del tuo racconto sta più nella filosofia di Gaia che non nel racconto stesso che, invece, parla di una ragazza che vede avverarsi, dal suo punto di vista, ciò in cui crede, convincendosi di non avere limiti oggettivi (filosoficamente parlando). Fa un po' la figura della fanatica, nel senso che non viene esposto un fatto che le dia ragione. Il tutto quindi risulta un po' povero dal punto di vista tematico. Capisci che intendo? Ci racconti di una ragazza che ha le sue idee. Le succede una cosa da poco (come essere considerata dal ragazzo che le piace) e lei lo vive come una conferma. Punto.

Sul lato tecnico rilevo un po' di cose da sistemare, a mio parere. Te le riporto perché mi pare più utile e corretto nell'ambito del contest, dire tutto il possibile, visto che parliamo di 3k caratteri. Comincio col dire che penso che andare a capo più spesso, quando una scena o un argomento si chiude, darebbe maggior respiro al lettore.

Gaia tirò un profondo respiro e bevve un sorso di acqua e menta. I cubetti di ghiaccio tintinnarono nel bicchiere. La sua amica Ludovica, da dietro la sua cannuccia, lanciò a Andrea un fugace sguardo tra l’annoiato e l’incredulo, ma lui sembrava interessato al discorso della ragazza.
Qui il punto di vista parte da Gaia ("La sua amica Ludovica" pone la telecamera su Gaia) poi quando Ludovica lancia uno sguardo ad Andrea, il fatto che tu scriva "lui sembrava interessato al discorso della ragazza" questo "della ragazza" riporta la telecamera lontana da Gaia creando confusione su chi stiamo seguendo all'interno della storia.

"Gaia era sempre stata un po’ strana"
Questa voce di chi è? Potrebbe pensarlo Ludovica se stessimo seguendo la storia dal suo PDV, ma così non è, perché sei partita da Gaia e non hai impostato un PDV chiaro, quindi è il narratore. Il narratore onnisciente (quello che s'intromette nella narrazione per informare il lettore dei "dietro le quinte") allontana ulteriormente dalla scena e ci ricorda che stiamo leggendo qualcosa di finto. Io credo che in questo caso il testo dev'essere strabiliante per farsi apprezzare. L'onnisciente va bene per testi comici o per letteratura infantile, secondo me.

si sentiva in dovere di far conoscere a tutti i suoi amici, i soli a darle ancora retta.
Ti vorrei far notare la stranezza di questa frase. Gaia si sente in dovere di far conoscere le sue teorie a TUTTI i suoi amici. E fin' qui tutto normale (è una fanatica). Ma il "i SOLI a darle ancora retta" è strano. Parliamo di tutti i suoi amici, chi altri dovrebbe darle retta? Tiene conferenze pubbliche o lo ha fatto in passato? La situazione ci presenta Gaia come una ragazza normale che beve acqua e menta da una cannuccia con due amici, quindi questo sottolineare che altri oltre a tutti i suoi amici, non le diano più retta, mi suona molto strano.

“Se persistiamo nei pensieri negativi, che vanno così di moda oggigiorno, creiamo intorno a noi una realtà negativa. Ci imponiamo dei limiti a essere felici e a costruirci un mondo che ci corrisponda davvero. Siamo energia senza limiti, basta capirlo, accettarlo e utilizzare questo dono. È così semplice”, concluse.
Gaia fa un discorso molto serio, con termini "tecnici" e frasi lunghe. Risulterebbe un po' pedante in un contesto come quello che ci presenti (chiacchiere tra amici), ma forse il discorso parte da altrove. E questo però non ci viene detto, quindi mi resta la domanda: perché Gaia sta dicendo cose tanto intime e impegnative in questo momento all'apparenza spensierato? Qual è il suo scopo? Ma la risposta non arriva.

Ludovica la osservò, con un misto di curiosità e di disapprovazione.
La curiosità e la disapprovazione non mi sembrano un buon mix. Mi sembra poco credibile, anche perché, mentre la disapprovazione si manifesta chiaramente dalle sue battute successive, la curiosità proprio no.

Il suo animo razionale non vedeva di buon occhio quelli che per lei erano vaneggiamenti New Age.
Questa frase presenta tre problemi: è troppo complessa come forma, è da onnisciente ed è infodump. Complessa perché il nostro narratore, per informarci che Ludovica è una tipa terra terra, usa parole come "animo razionale" per farci comprendere un punto di vista tanto semplice. La frase risulta quindi poco immediata.
Da onnisciente, perché, ovviamente, è il narratore che ci informa dell'intima natura di un personaggio di cui non viviamo il PDV.
Infodump, perché fornisce troppe informazioni. Le stesse emergono naturalmente dal testo nel proseguo della vicenda, quindi questa specificazione è di troppo.

Anzi, mi sono anche stufata di ascoltarle. Me ne vado”
Qui Ludovica si mostra molto dura con Gaia. All'apparenza sembra ingiustificato il suo scoppio di intolleranza. L'unico appiglio per il lettore per giustificare questa reazione sta in quel "mi sono anche stufata di ascoltarle" che unito a quanto sappiamo di Gaia, e cioè che "si sentiva in dovere di far conoscere a tutti i suoi amici" le sue teorie, capiamo che Gaia è proprio una bella rompicoglioni e che forse non aveva nemmeno motivo di parlare di queste cose bevendo la menta con gli amici. E assistiamo anche alla fine del fatto che TUTTI i suoi amici le diano ancora retta: ne ha appena persa una.
Il problema di questo passaggio è che non mi pare, dal resto del racconto, che tu avessi intenzione di dipingere Gaia in questo modo. Ma potrei sbagliarmi.

E così dicendo si alzò e se ne andò, lasciando il frullato a metà.
Noto ora che non conosco l'ambientazione, ma questo frullato mi suggerisce un bar. Fino a quel momento avevo pensato ad una terrazza in estate, con dei ragazzi che si sono preparati dell'acqua e menta. Questo per dire che mancano un po' di riferimenti per l'ambientazione.
Oltre a questo "E, così dicendo, si alzò" (per quanto riguarda la punteggiatura) è superfluo perché indica una consecutio che avviene naturalmente anche se eviti di sottolineare la contemporaneità con il gerundio. Questo perché meno scrivi, meglio è, se capisci cosa intendo. La scrittura narrativa risulta più coinvolgente e meno faticosa se è più immediata.

L’espressione sul viso intristita di colpo, non si capiva se dalla sfuriata o da quell'ammissione.
Questo presenta un problema di narratore, ancora una volta. Se il narratore è onnisciente, quel "non si capiva" è una bugia, perché il narratore che interviene per le spiegazioni lo sa e può (e dovrebbe) intervenire di nuovo a spiegare ciò che il lettore non coglie dal testo. Se lo fa una volta lo deve fare sempre, altrimenti sembra che scelga di non dire e ha un effetto da imbroglione. Intendiamoci: il narratore onnisciente è il male! Ma se lo scegli devi essere coerente. Questo è un sintomo di scarsa consapevolezza che penalizza molto la credibilità di un testo.

Poi rivolse la sua attenzione a Andrea, “Puoi andare anche tu, non sei obbligato a ascoltarmi” disse con un fil di voce. “Lo so che pensate tutti che sia strana o peggio”.
"A Andrea" e "a ascoltarmi" meriterebbero una D eufonica.
Ora Gaia dice "non sei obbligato ad ascoltarmi" perché intende proseguire? Dopo una scena del genere mi aspetterei di cambiare argomento. Quando dice "strana o peggio" non sembra un dialogo verosimile: chi lo direbbe? Non pensi che se fossero parole tue diresti qualcosa di meno vago?
Inoltre ancora una volta abbiamo una scena che smentisce quel "tutti i suoi amici le davano retta" che, di nuovo, mina la credibilità del testo.

Il ragazzo non si mosse e sorrise
Di solito non serve sottolineare qualcosa che non viene fatto. Qui vorresti sottolineare che Andrea non se ne va, come invece pare temere Gaia, ma da lettore, leggere solo che Andrea sorride e la sua battuta successiva, è sufficiente a farmi un quadro chiaro della situazione. Ancora "meno è meglio".

“Io non credo che tu sia strana e non badare a Ludovica. Lo sai come è...lei si che è strana”.
(Sì, avverbio affermativo vuole l'accento.)
Andrea dice che Ludovica è strana, ma il lettore non capisce perché lui lo pensi. Sembra una cosa con dei risvolti, ma non lo è e rimane un'informazione insensata.

il suo viso si illuminò di un sorriso sincero.
Non abbiamo motivo di pensare che il suo sorriso di gratitudine ed emozione sia un sorriso falso. Questa è una sottolineatura forzata che si fa notare.

“Siamo energia senza limiti, infinita” riprese il discorso “e possiamo far avverare qualunque nostro desiderio”. Andrea le sfiorò la mano, “Tipo restare noi due da soli?”.
Ti consiglio di cominciare le battute di nuovi personaggi da un nuovo paragrafo per chiarezza e leggibilità.

A quella domanda Gaia si zittì poi si trovò costretta a annuire allo sguardo inquisitorio di Andrea.
Qui sarebbe da aggiustare la punteggiatura, ma nemmeno la frase è molto buona. Gaia si zittisce, ovviamente per la domanda e l'imbarazzo, non serve specificarlo a inizio frase. "Si trovò costretta a annuire" è un'espressione strana per passare una cosa semplice e lo sguardo inquisitorio è un'espressione un po' eccessiva visto il contesto.

"La maggior parte delle persone reagisce come Ludovica”. Tacque, pensando di aver detto troppo come al suo solito. “Perché si pongono dei limiti"
Un esempio dei paragrafi: qui potrebbe essere Gaia che riprende a parlare, mentre se vai a capo dopo "solito" è chiaro che è Andrea a dire la battuta. Tutto risulta immediatamente più chiaro e semplice da seguire e immaginare.

per paura o per poca fantasia – disse senza preavviso Andrea -.
Qui, e solo qui, usi i trattini per dividere il dialoge tag dalla battuta. Non lo hai fatto fin'ora e mi chiedo perché tu lo faccia qui e mi distraggo dalla lettura. In più quel "disse senza preavviso" fa un po' ridere se ci pensi. Come se qualcuno avvisasse di stare per parlare.

Non so ma non è un nostro problema
Prima del MA andrebbe la virgola.

perché noi sappiamo che funziona”. Gaia lo fissò stupefatta di fronte a quell’ammissione ma ne fu contenta. “Ho chiesto tante volte all’Universo di incontrare qualcuno che come me ci si rispecchiasse”, proseguì il ragazzo, “Poi ho conosciuto te e la mia domanda ha trovato una risposta definitiva”. Le prese la mano e sorrise. Gaia sorrise a sua volta, stupita ancora una volta di quanto i suoi pensieri fossero capaci di superare i suoi stessi limiti facendole realizzare i suoi desideri. “Sono energia senza limiti, mai dubitare di questo potere segreto”, si ripeté di nuovo nella sua testa.
Qui il dialogo è abbastanza assurdo per concetti e parole usate. I concetti assurdi sono che Gaia si convinca di aver manipolato l'Universo con la sua forte volontà e di aver quindi procacciato a se stessa l'uomo giusto o qualcosa del genere. Gaia fa una pessima figura ai miei occhi. Andrea parla come se l'avesse appena conosciuta, ma non ci dici nulla sul loro rapporto pregresso se non che stanno assieme a un tavolo. Non si capisce perché Gaia pensi che i suoi pensieri superano i suoi stessi limiti. Che intende? Quali limiti? E come li avrebbe superati? Si riferisce a non poter avere un ragazzo? Intende forse che ogni suo desiderio può essere realizzato pensandolo? Non è chiaro. Inoltre perché pensa che sia un "potere segreto" se è dall'inizio che ci fai sapere che non fa che parlarne con tutti (si sente in dovere di farlo)?

Spero che questi appunti ti possano essere d'aiuto in futuro a scrivere cose di cui andare fiera.
Alla prossima!

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Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#8 » giovedì 30 aprile 2020, 0:57

Inverno - Viviana Tenga
Il tuo racconto, come sempre, è molto ben strutturato. La parte iniziale, con poche frasi ben delineate, consente subito al lettore di calarsi nel contesto; il passaggio da spettatore a umano accucciato al freddo della caverna è immediato.
Nel punto in cui Euthymos si avvicina alla crepa, però, mi sarei aspettata un cambio di voce narrante, per far immedesimare ulteriormente il lettore, parere mio, nulla di assoluto.
A parte questo, che mi ha convinto meno del resto, è una buonissima prova ;)

Fame - Riccardo Rossi
Premetto che non ho ancora letto tutti i racconti, quindi non mi sbilancio, ma cazzo Riccardo mi è troppo piaciuto! Questo è il genere di incubi che popola la mia mente, qualcosa che piano piano ti divora, anzi peggio, lascia che ti divori da solo rinunciando a tutto per avere in cambio l'illusione di qualcosa di più. Davvero una prova pazzesca. Mi piace il tuo climax che ho immaginato con una voce calda, roca e profonda, affamata ma con qualcosa di rassegnato. Porca miseria bello vero!

Luci rosse - Andrea Gemignani
Ben ritmato, verosimile, il ritratto di mille dei miei alunni, e forse di nessuno di loro. Mi piace molto il modo con cui hai descritto le situazioni, lo scandire delle risposte. Decisamente molto attuale il tema di sfondo, del CoVid-19, e forse ci vedo un po' troppo cinismo nella descrizione dei "ragazzi-di-oggi-che-ah!-signora-mia-ai-miei-tempi..." Trovo Chiara e Fabio un po' troppo stereotipati in quello che è il mondo giovanile di oggi. Una, due settimane senza andare a scuola li ha resi felici, dalla terza anche i miei peggiori teppisti si sono trasformati in cucciolotti intristiti, che quel compito in classe in presenza, non sai quanto lo rimpiangono..

La data limite - Laura Cazzari
Fino a "La dottoressa guarda il monitor davanti a lei e la sua compostezza vacilla." stavo in pieno hype. Da lì un mezzo disastro. non si capisce cosa spinga la dottoressa a selezionare inconsapevoli moribondi, non ci sono sintomi che Tom possa stare male, non ci si rende conto di chi sia il nuovo dottore che entra in scena, quel 1001 non aggiunge e non toglie nulla alla narrazione, perchè si cerchino solo moribondi giovani (che poi "giovane è un concetto abbastanza relativo) insomma fino a: "La dottoressa guarda il monitor davanti a lei e la sua compostezza vacilla." ti invito a realizzare con più completezza di narrazione il finale. Nel complesso sebbene l'idea sia stata già abusata da vari filoni narrativi se ben declinata può ancora funzionare, d'altra parte non è la novità a fare la storia, ma come la racconti, no?

il limite - Massimo Tivoli
"le pupille si dilatano come fossero gocce d’inchiostro precipitate sulla carta."
Raramente mi capita di leggere una frase e pensare che avrei voluto pensarla io.. Solo che è tipo l'unica cosa che mi è stata chiara a prima lettura del tuo racconto. Rileggendolo non ci ho capito molto di più, leggendo i vari spiegonsssss invece si ok è un po' più chiaro e in effetti resta un po' l'appetito di sapere cosa succederà dopo, in qualche modo hai risvegliato in me- volontariamente o meno- un eco di Zafon, che non so se ti piaccia, ma per me dirlo ha il suono di un complimento (insomma non volermene se non ti piace, ecco, a me sì).. però appunto manca l'altra parte del romanzo, quella in cui l'incipit incomprensibile prende forma.. adesso ti tocca scrivere anche il resto!

Il cedro - Davide di Tullio
Non so se ho già letto qualcosa di tuo, c'è qualcosa nel tuo stile che mi è familiare.
Molto bello il modo in cui racconti la cosa, mi piace soprattutto questo pezzo, che per me è quello più significativo
"«Fa alla svelta, che qui facciamo notte». Nevio lo afferrò per la cintura dei pantaloni, mettendolo a cavalcioni sul suo ramo.
Leo grondava come un cencio bagnato. Inspirò la brezza che veniva dal mare, ancora tremante per lo sforzo, e lanciò un urlo. «Mi darai ancora del finocchio?»
Nevio lo afferrò per le braccia e cominciò a dondolare, come un ossesso.
«Non fare il grullo, Nevio!»
Ma quello continuava.
«Smettila, Nevio!»
Ma non la smetteva."
Mentre il successivo, con le onomatopee svilisce, secondo me tantissimo, tutto quanto, volevi sembrare verga e invece mi sei sembrato più topolino, che per carità è un signor fumetto, però esce dall'atmosfera che hai creato e la disintegra.
L'altra stonatura è nella frase che hai usato: "non avrei dovuto". No, qui non ci siamo proprio. hai una età compresa tra i 10 e i 14 anni, tuo fratello è morto per un incidente che tu hai causato e il tuo commento ha la stessa rassegnazione compiaciuta che ha Duniaša ne "il giardino dei ciliegi" quando per dire che la da' via come il pane dice: "..ed io? Ho ceduto!"?! No davvero, ti prego no.
Sistemando queste cose il racconto sarebbe favoloso..! Forza!

Dolly - Danilo Riccio
Di solito quando incontro qualcuno nuovo sviscero il suo racconto periodo per periodo come "regalo di benvenuto" (alcuni gradiscono altri no..) però mi ha anticipato il buon Luca per cui per stavolta ti grazio.
Il racconto è interessante, l'ambientazione è buona e ben comprensibile e la narrazione è godibile, fila quasi liscia. Dico quasi perchè condivido la maggior parte degli appunti che ti hanno fatto gli altri e quindi non li ripeterò, occhio: i giocattoli che minano le leggi della robotica di Asimov non hanno senso di essere messi in giro, consapevoli del rischio.
Per il resto molto buono come esordio!

Siamo energia senza limiti - Sybilla Levanti
Il tuo racconto è molto interessante, l'intreccio dei personaggi buono e la tematica filosofica anche è interessante, ma c'è una cosa che mi ha lasciato perplessa: dalle azioni dei personaggi sembrano molto giovani (teenagers? matricole universitarie al massimo? chi altri beve analcolici con la cannuccia?) ma dalle loro reazioni invece sembrano più anziani, anche per la frase:
"Gaia era sempre stata un po’ strana, attirata da teorie e filosofie strampalate, che si sentiva in dovere di far conoscere a tutti i suoi amici, i soli a darle ancora retta."
che mi ha indotto a pensare che una platea più ampia di persone l'avesse lasciata correre al suo ritmo, mentre se sei giovane la platea, forse, non l'hai ancora incontrata, non so se riesco a spiegarmi. Rileggendolo omettendo questa frase che mi ha fuorviato resta un racconto godibilissimo, forse giusto un pizzico scontato, dell'upgrade di una conoscenza ad un possibile "qualcosa di più".
Spero di rileggerti presto :)

CLASSIFICA
1. Fame di Riccardo Rossi
2. Inverno di Viviana Tenga
3. Il cedro di Davide Di Tullio
4. Dolly di Danilo Riccio
5. Luci Rosse - Luci Blu di Andrea Gemignani
6. La data limite di Laura Cazzari
7. Il limite di Massimo Tivoli
8. Siamo energia senza limiti di Sybilla Levanti
#AbbassoIlTerzoPuntino #NonSmerigliateLeBalle
#LicenzaPoeticaGrammatica
Adoro le critiche, ma -ve prego!- che siano costruttive!!

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Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#9 » giovedì 30 aprile 2020, 11:35

Questa volta ho fatto fatica, più di molte altre intendo, avendo bene in mente solo il primo nella mia classifica.

CLASSIFICA
1)Fame di Riccardo Rossi
2)Luci rosse e blu di Andrea Gemignani
3)Inverno di Viviana Tenga
4)Il limite di Massimo Tivoli
5)Il Cedro di Davide di Tullio
6)La data limite di Laura Cazzari
7)Dolly di Danilo Riccio
8)Siamo energia senza limiti di Sibilla Levanti



inverno di Viviana Tenga

Ciao Viv. Non mi dilungherò sulle cose che già sai: ottimo stile, pulito, senza fronzoli... lo sai. :)
La visione del mito di Prometeo dagli occhi di un bambino, una buona idea, che però, secondo me non decolla. Mi spiego: il tuo racconto aggiunge poco o nulla a quello che già sapevo del mito. Conosco troppo poco Euthymos per affezionarmi, o interessarmi alle sue vicende e dalle prime sue righe so che Prometeo gli donerà il fuoco. Certo, quando ho letto “canna” con qualcosa di rosso, ho pensato che prendesse una piega squisitamente humor ma non è andata così! :) Insomma, per quanto ben scritto, è “solo” il mito di Prometeo è il fuoco. Non so se sono riuscita a spiegarmi. Più che un racconto, mi sembra un ottimo esercizio di stile.


Luci rosse e blu di Andrea Gemignani


Ciao Andrea, inizio col dirti che è davvero ben scritto. I salti sono gestiti molto bene, la dose di apprensione è giusta. Buone anche le caratterizzazioni dei due adolescenti, per cinque minuti mi sono rivista a un concerto metal, vent’anni fa. Ovviamente dal “non sente il sapore dell’acqua” sappiamo dove andrai a parare, ma di questi tempi era inevitabile. Ho un appunto però: dove vai a parare? Perché ci racconti queste tue “vite” in parallelo? Mi sarei aspettata un punto d’unione, una svolta di qualche tipo, guarda anche Fantasy, tipo il fantasma di lui che la porta lontano dal tipo perché magari era contagioso. Non so, alla fine mi manca qualcosa.



Fame di Riccardo Rossi

Ciao Daniel, davvero un buon lavoro. Ho trovato alcune cose che hanno fatto storcere il naso ad altri, davvero stuzzicanti, il che significa soltanto che non accontenteremo mai tutti, bisogna farsene una ragione. :) Intanto mi piace la parte iniziale “bere, fumare masticare e scopare” è un’immagine di una incredibile nitidezza. Mi piace anche che il suo desiderio più grande sia rimasto sospeso, anche perché “fame” può essere molte cose, anche la fame di un patto se sei un’ombra. O comunque rientra nel classico da manuale in cui il diavolo ti fotte con le postille scritte in piccolo del suo contratto. Insomma mi è piaciuto tutto, l’idea, la realizzazione, la prima persona, il senso di vuoto che rimane alla fine, tranne in momentaneo cambio di punto di vista con la ragazzina. Non perché non funzioni, anzi, nella trama ci sta, si regge bene. Non mi piace come lo hai realizzato. Non saprei nemmeno cosa consigliarti per renderlo meglio, per la verità, ma lo stacco tra lui che si sacrifica come un ludopatico all’ultimo stadio e la ragazzina stride. Forse potresti farci vedere lui come ombra da prima dell’arrivo di lei. Non lo so, ma ci dovresti lavorare su. In ogni caso un’ottima prova.


La data limite di Laura Cazzari

Ciao Laura! Allora, l’idea è buona, abusata ma buona, chi se ne frega se ne hanno parlato, scritto o filmato, se piace: ci sta. Però ci sono delle ingenuità, se vuoi, che dovresti sistemare. Intanto la data di morte: posto che dagli occhi si possa stabilire la durata biologica della vita, trovo difficile si possa prevedere un omicidio o un incidente mortale. Quindi dovresti mettere un limite da questo punto di vista, oppure affida tutto a una mega veggente, lanciati sul fantasy invece che nella fantascienza e te lo tieni così com’è. Ci sono anche altri piccoli particolari come il fatto che sapere la propria data di morte “assoluta” potrebbe creare più danni di quanti ne risolva, in una società. Un criminale sparerebbe all’impazzata su chiunque, sapendo che tanto non può morire,tanto,per fare un esempio.
Altro punto, perché il dottore deve stare lì, pronto con il farmaco sperimentale in mano a sorbirsi le analisi di tutti, per cercare quello con la morte a due passi? Sono in governo! E in più il governo in una distonia! XD Potrebbe comodamente avere un’agenda con i decessi programmati, richiamare i pazienti con una scusa qualsiasi e provare il farmaco. Potrebbe dirglielo addirittura! Chi rifiuterebbe di fare da cavia per un farmaco che blocca la morte, quando sai di avere poche ore di vita?
Insomma, tenendo per buona l’ambientazione e il conteggio dei giorni al trapasso, sul resto c’è da lavorarci su.


Il limite di Massimo Tivoli

Ciao Massimo, che dire, non ci sono riuscita. Dopo aver cercato Manananggal, dato un senso al perché un tale che si chiama Alejandro si trovi nelle Filippine con un gruppo di zingari, e perché Morte somigli alla Monroe, mi sono arresa. XD mi sono arresa e ho letto i commenti, e cacchio, col senno di poi è geniale! Una fantastica presa per i fondelli metanarrativa, però purtroppo non ci sarei mai arrivata con le mie forze, quindi, immagino avresti dovuto regalarci qualche indizio in più. Nulla da eccepire sullo stile, le “gocce di inchiostro” sono una delicatezza! Fatto salvo la comparsa di Morte, per le prime righe non si capisce se la vedano entrambi o no. Per il resto, hai giocato ma hai dato poche carte. Alla prossima!


Il cedro di Davide di Tullio

Ciao e ben ritrovato. Nevio è un nome che adoro, ma questo c’entra poco. Veniamo a noi: mi piace come hai rappresentato il rapporto tra i due fratello. È verosimile e mi fa pensare a due ragazzini di campagna, di qualche decennio fa, forse lo scambio di battute è un po’ lungo, troppo dialogo e poca azione, insomma, ma è un dettaglio. La frase finale, s mio avviso, è inutile, anzi toglie drammaticità alla scena. Lo sa che non avrebbe dovuto e lo sappiamo anche noi, non serve dircelo, in più fa metabolizzare la tragedia a un ragazzino in tempo troppo brevi e in modo troppo lucido.
Per il resto si lascia leggere bene, scivolando liscio.


Dolly di Danilo Riccio

Ciao, mi piace il cyberpunk e tu lo hai definito bene. Ci sono i droni sessuali, ci sono i due teppistelli mezzo ammanicati con qualche mafia locale, qualche gadget come i dreadlock in gomma, che non guastano mai. Insomma un bel distopico come si deve. L’idea anche non è male, anche se alla fine dei conti ha rotto un drone, non è che abbia ammazzato qualcuno. Quindi questo suo “sei fottuto” mi sembra eccessivo. Ed eccessiva mi sembra anche la possibile reazione del sex toy, perché commercializzare un giocattolo che ti potrebbe uccidere se ti sbagli a parlargli? Non ha un gran senso. Capisco il tuo voler definire il limite, però devi darmi un’altra spiegazione, fosse anche ricorrere al classico “drone difettoso” che fa tanto BR.
Qualche errore nella formattazione del testo, mancano dei corsivi all’inizio e la parte finale è troppo infodump soprattutto perché il modo di spiegare le cose cozza con il tipo di linguaggio che aveva avuto fino a questo momento. Comunque è stato piacevole da leggere, quindi ben fatto.



Siamo energia senza limiti di Sybilla Levanti

Ciao Sybilla. Ci hai raccontato di una coppia che si sfascia è una che si forma. Si, la protagonista ha una sua idea del perché tutto questo sia accaduto, ma sinceramente non vedo guizzi. Non avrei da obbiettare se fosse il brano di una storia più lunga, ma così non mi lascia molto. In 333k ho bisogno che accada qualcosa, non so se riesco a spiegarmi. Da un punto di vista tecnico, i dialoghi sono un po’ artificiosi e la tua protagonista sembra ripetere la lezione di filosofia appena appresa, c’è anche gente che lo fa, intendiamoci, ma non credo fosse la tua intenzione. È il narratore si prende un po’ troppe libertà, definendo ad esempio, le sue teorie strampalate. Mi piace come hai gestiti il personaggio di Andrea, appare plausibile, con giuste reazioni. Per il resto devi lavorarci ancora un po’.
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Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#10 » giovedì 30 aprile 2020, 12:15

Vi manca una sola classifica: quella Daniele Torrisi.

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Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#11 » giovedì 30 aprile 2020, 18:30

Eccomi qui, con la mia classifica!

1) Inverno, di Viviana Tenga

Ciao, Viviana!

Via le esperienze delle passate edizioni, devo dire che partivo un po' prevenuto; da parte tua mi aspettavo un qualcosa di bello e con più significati e alla prova dei fatti non sono rimasto a bocca asciutta. Il che vuol dire un round di complimenti, ma anche una doverosa premessa.
Con Prometeo colpivi un mio punto debole! xD Già la sua figura, prima della crepa simbolica, rappresenta in un certo senso l'oltrepassare il limite tra umano e divino, il mezzo per cui passare dai limiti di una essenza alle, in pratica, illimitate capacità di un'altra. Il suo dono del fuoco, che hai ripreso, segnala l'inizio dell'erosione del potere degli dei. Con il fuoco, e quello che ne verrà, l'Uomo potrà sempre più avvicinarsi alle capacità del divino e un giorno le supererà.
E averlo contrapposto ad Euthymos, l'eterno e il giovane, è un bel ricalco del tema. Un bambino scavalca il limite sacro, il crepaccio, e riporta il fuoco agli uomini. Per come hai giocato con il tema, insomma, complimenti da parte mia. Mi è piaciuto molto!


Non temere, Prometeo. Di tutti, sei quello che l'Uomo non dimentica.


2) Il cedro, di Davide Di Tullio

Ciao, Davide!

Nel complesso, penso sia stato un colpo di genio. Come hai declinato la traccia non è esattamente quel che direi originale, ma sono convinto che tu lo sapesssi sin dall'inizio e l'abbia scelto anche per questo, però funziona. E' un contesto se non mondano allora qualunque, almeno quanto è tragico, ma perfettamente comprensibile.
Le bravate di due fratelli che finiscono in tragedia. L'irruenza giovanile, con quel senso d'invincibilità che abbiamo avuto tutti, e l'idea che delle sciocchezze siano così importanti da dover provare qualcosa all'altro, al fratello. Avendo un fratello, so che cosa vuol dire e, insomma, capisco la narrazione e dove volesse arrivare. Sì, è una visione molto soggettiva, per esperienze passate che ho avuto, alcune buone e altre no, però me l'avvicina molto.
E, cosa per cui mi complimento, è perfettamente onesta con la traccia. Avresti potuto anche non menzionare la parola "limite" una singola volta e comunque il concetto sarebbe stato chiaro. Insomma, sei stato davvero bravo!

3) Fame, di Riccardo Rossi

Ciao, Riccardo!

Rompo il ghiaccio dicendo che mi è piaciuto dove sei andato a parare. Una cosa mi lascia perplesso, ma devo complimentarmi per la scelta di rendere il limite della traccia un qualcosa di concreto, per i personaggi, e metaforico per il contesto generale della storia. Per il fisico, quello che sono disposti a perdere pur di avere qualcosa. Un arto, un pezzo del tuo aspetto, un conoscente, un amico, un amore...
Ci sta la domanda se possa valerne la pena, posti i costi, ma tu stesso ci mostri che non vengono solo quelli come il protagonista a stringere questi accordi faustiani. Viene anche chi è in buona fede, o per disperazione. Sarebbe facile dire che gli spiriti nella grotta sono malvagi, ma non posso dirlo.
Non li ho visti costringere nessuno; ti pongono un prezzo, ma pagarlo sta a te. E alla fine, almeno così è stato per il protagonista, diventi uno di loro.
E qui la mia domanda; cos'era la sua fame? Ambizione? Egoismo? Quello che ha avuto sono tutte cose che potrebbe aver ottenuto da sè, senza rivolgersi a loro, ma che ha scelto di prendere in questo modo, una volta dopo l'altra. Però, sente sempre questa fame e la stessa è quello che lo porta a darsi agli spiriti.
E poi la sente lo stesso. Era predestinato in un circolo vizioso?

4) Luci Rosse, di Andrea Gemignani

Ciao, Calmo!

Non vorrei dire che all'altezza del secondo o del terzo paragrafo avevo capito dove volevi andare a parare, ma che ci fosse un forte sospetto... eh, quello sì.
Chiariamoci; non è colpa tua. Come ha detto Maurizio, la sovrapposizione mediatica sul CoVid è talmente spessa che unire i punti quando cominciano ad apparire è veloce e questo porta ad un pochino il senso di già visto. Due edizioni fa, quando il CoVid cominciava a farsi sentire, abbiamo avuto una tornata piena di racconti sulle pandemie. Giuro, ne ho avuti abbastanza per un decennio e mezzo xD

Devo applaudire il lato tecnico di quello che hai scritto, però. I periodi sono netti, tagliati bene. Nessuno è troppo lungo rispetto all'altro, il che produce una buona uniformità, e si concludono con delle somiglianze e delle differenze, il che è ottimo; ci sta un momento di specularità e, ovviamente, diverse esperienze che si traducono in diverse conclusioni. Un pochino la traccia l'hai lasciata correre via, il che è un peccato, ma l'hai recuperata. La narrazione divisa mi è piaciuta, quindi non sarà semplice definirti nella mia classifica!
Nel complesso, è stata una bella lettura. Che per i miei gusti abbia trovato un po' indigesto l'elefante nella stanza è un altro discorso, però. Niente da dire sulla forma,se non bravo.

5) Dolly, di Danilo Riccio

Ciao, Danilo!

Se non fosse per quel ripetere limite un po' troppe volte, una è più che sufficiente una volta espressa la situazione in cui si trovano, sarebbe una bella goccia in quel mare che è il cyber-punk. Non è il mio genere preferito, ma questo è un gusto soggettivo e non deve andare ad influenzare come valuto una storia. Ne posso riconoscere i meriti e tanto basta. Quanto alla storia, incominciarla a cose già fatte e già successo aggiunge e toglie qualcosa.
Mi spiego; tutto l'evento ci viene raccontato dal Lungo, che è buono perché ci fa capire cosa sia successo e fornisce un senso di vissuto all'ambientazione. Con poci caratteri a disposizone, renderla viva in questo modo è una buonissima idea. Di contro, però, quasi tutto è sostanzialmente già successo.
Siamo all'epilogo, in pratica, e quindi non si può vedere una qualce maturazione, neanche piccola o grande, dei personaggi in azione, che sono il motore principale della tua vicenda. Questa, secondo me, è stata un'occasione un po' mancata, ma posso capire che sia stata dettata in parte dalla mancanza di spazio.

Nel complesso, una continuazione che espanda un po' il mondo, magari con qualche accenno agli effetti che questi bot hanno avuto e hanno sulla società, non sarebbe affatto sgradita!

6) La data limite, di Laura Cazzari

Ciao, Laura!

Senza alcun dubbio posso cominciare dicendo che è stata una lettura particolare. L'idea di base mi ha ricordato quella di un film con DiCaprio dove oltre una specifica soglia, gli anni erano una valuta ormai globale; è una somiglianza, ma sono contento che la trama sia funzionalmente andata in un'altra direzione.
Non è che non mi sia piaciuta -punto che alla valutazione avrebbe un po' poco senso-, ma di sicuro mi ha dato una sensazione di veloce. Fino a tre quarti, anche a costo di spingere la traccia dentro la storia un po' a forza, si sviluppa più che bene e mi è piaciuto il tempo dedicato alla morte del padre. Il morso acerbo viene dopo, alla conclusione: sebbene il senso della traccia ritorni, è troppo veloce come conclusione. L'idea con cui chiudi non è affatto brutta, ma il come mi ha lasciato un pochino insoddisfatto.
Eppure sono convinto che, se un po' espansa, possa essere un'ottima storia

7) Siamo energia senza limiti, di Sybilla Levanti

Ciao, Sybilla!

Con un po' di disciplina in più nella formattazione del testo, secondo me questo potrebbe esprimersi con più semplicità. I dialoghi sono la sua arma principale, è dove davvero metti in mostra i pensieri di Gaia e di Andrea, quindi ordinarli un pochino ti sarebbe utile per non farli sembrare troppo attaccati l'uno all'altro.
Nel complesso, l'idea di impegnarsi con un concetto filosofico in merito alla traccia, il limite, è una buona idea. Forse la penalizza che, con poco spazio, la possibilità d'ingaggiare un più costruito discorso tra Gaia e Andrea manchi. Questo è un peccato, perché quello di cui discutono può essere molto interessante e apre diversi spiragli sulla loro stessa situazione. Se dove si trovano e come dipende dal loro crederci o meno, o se Andrea la stia assecondando. Un po', il senso di lezione appena appresa e ripetuta agli amici c'è, ma proprio per questo problema del poco spazio.
Vederla sviluppata in modo più approfondito proprio non mi dispiacerebbe!

8) Il limite, di Massimo Tivoli

Ciao, Massimo!

Sarò onesto: di mitologie e simbolismi sudamericani non ne so davvero niente, quindi metà di questi inserti mi sono volati sopra alla testa e l'altra metà mi ha potuto dire relativamente poco. Non conosco nemmeno l'autore che menzioni e, sebbene questa sia una mia mancanza, al netto di tutto... eh, devo ammettere che, funzionalmente, senza i commenti dove sveli il gioco della meta-narrazione, non ci ho capito molto.
E' una mia sconfitta, certo, però è anche un corto-circuito della storia stessa. Al tempo stesso, che ci sia una forte dose di meta-narrativa è una cosa che trovo fantastica. Usandola spesso, quando ho lo spazio e l'ispirazione per farlo, posso solo complimentare la scelta di metterla e che sia anche molto fine.
Purtroppo, però, penso che questa fosse una storia da scrivere con più spazio e più tempo di quello che ci erano concessi per questa prova. Alcune delle circostanze più bizzarre, che a modo loro sono interessanti, avrebbero bisogno di un minimo di spiegazioni dentro la storia stessa, per non pretendere del tutto che il lettore conosci simbologie, creature o mitologie solo in base alle sue conoscenze. Se poi via queste può cogliere altro, è sempre un guadagno, ma un minimo di contesto è un punto che ritengo sia sempre necessario.
Però è stato coraggioso sperimentare così, quindi complimenti!

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Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#12 » giovedì 30 aprile 2020, 22:51

Avete ricevuto tutte le classifiche, nei prossimi giorni riceverete anche i miei commenti!

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Re: Gruppo ROSSO CALDO: Lista racconti e classifiche

Messaggio#13 » lunedì 4 maggio 2020, 21:22

Ecco a voi i miei commenti e classifica!

1) Fame, di Riccardo Rossi
Questo è uno di quei casi (e tu ne sei maestro) in cui simbolico e storia si incontrano in un tutt'uno che non blocca il lettore dandogli la possibilità sia di godersi una trama compiuta che di approfondire andando a disvelare il significato che ci hai nascosto dentro. Non vedo punti deboli e il tema è affrontato in modo ottimale. Per me un pollice su.
2) Dolly, di Danilo Riccio
Molto bella l'idea che questi cyborg non capiscano l'amore, anche se l'unirlo alle personalità delle ragazze dell'est mi è sembrato, invero, un po' superficiale. Credo ci fosse spazio per approfondire la tematica dell'amore in ben altro modo. Buono lo scambio tra i due protagonisti, ma usa di più il corsivo per i pensieri, mi sembra più efficace. Altra debolezza: la figura del Grande Zio che è solo citato senza semina ulteriore che riesca ad approfondirla. Detto questo, mi piace la tua voce e credo che molte delle criticità sopra evidenziate siano dovute al primo impatto con MC e ai suoi limiti di carattere e tempo. Sono molto curioso dei risultati che arriveranno una volta che ci avrai preso la mano. Come valutazione: anche qui pollice tendente all'alto ma davanti a quello di Laura, di Viviana e di Di Tullio per una, a mio parere, maggiore brillantezza.
3) La data limite, di Laura Cazzari
Alla fine, penso allargheranno i test anche a coloro con aspettativa di vita a due o tre giorni, del resto se vogliono ottenere risultati... Sì, la questione legata agli incidenti non è affrontata, quindi penso dovresti dedicare una parte del racconto a giustificarla, in qualche modo. Per il resto, il racconto mi è piaciuto anche se, è da dire, le criticità implicite nell'idea stessa, se non affrontate, ne divengono zavorra. Da lavorarci. Per me un pollice tendente all'alto che si piazza subito davanti al racconto di Viviana.
4) Inverno, di Viviana Tenga
Delinei un gran bel contesto dai colori ben definiti e dall'immagine forte che ben si imprime nella mente del lettore. Inutili certi accenni come quello a Varsos, tutto quanto si allontana dal giovane protagonista è, a mio parere, negativo. Sento anche il bisogno di un maggiore spazio per Prometeo, del resto quel suo gesto ne segna il destino e quindi andrebbe sottolineato più solennemente. E occhio a quella CANNA messo in quel modo che, sulle prime, porta davvero al sorriso. Per me un pollice tendente all'alto che può ancora essere migliorato di molto.
5) Il cedro, di Davide Di Tullio
Un buon racconto, sì. Alcune criticità con in prima fila uno scambio troppo lungo a preambolo alla salita di Leo. Il fatto è che, alla fine, più che definire il rapporto tra i due, quello scambio diviene presto ridondante non aggiungendo nulla di battuta in battuta mentre invece un dialogo dovrebbe letteralmente esplodere sì di contrasto, ma anche a livello di avanzamento del racconto stesso introducendo elementi e caratterizando. Altro difetto: quella frase finale che suona molto poco naturale. Detto questo, un pollice tendente verso l'alto che però ti vede dietro al racconto di Viviana per una questione di maggiore omogeneità interna del suo testo.
6) Siamo energia senza limiti, di Alessandra Osti
Sono felice che Minuti Contati possa servire anche per chi deve rispolverare la lingua dopo anni di inglese. Alessandra, devo dire che il testo mi è piaciuto, pur con le sue criticità. La protagonista mi sembra uscirne molto bene, meno chiaro lui e Ludovica. Vero, il dialogo appare un pelo legnoso, ma ci sta anche considerato che trattasi più di una lezione che di uno scambio di battute, tranne nella parte finale. Occhio anche ad alleggerire con più a capo. Per me un pollice tendente verso l'alto che si piazza dietro il testo di Davide. Spero di rileggerti anche nei prossimi mesi perché so che per te è dura, abituata all'inglese, ma è comunque giusto mantenere allenata la propria lingua madre :)
7) Luci rosse – Luci blu, di Andrea Gemignani
Che lui fosse il ragazzo della discoteca lo urla tutto il racconto, ma in assenza di un qualcosa che sia successo anche alla protagonista è difficile, per il lettore, esserne certo, anche considerando che lei possa essere asintomatica, anche perché comunque non ne accenni. Quindi il finale risulta mozzato le due vite rimangono più parallele che tangenti, pur nella drammaticità di un contesto comune. Per il resto, ben ritmato il tutto, ma non aggiunge nulla di veramente nuovo e, alla fine, mi è apparso più come un esercizio, molto bene eseguito. Per me un pollice tendente verso l'alto, ma un pelo stiracchiato a causa della questione del rapporto tra i due.
8) Il limite, di Massimo Tivoli
Ci sta, ci sta, anche se in questo caso non è così diretto come forse avrebbe dovuto essere e tutto ciò che è la polpa del testo tende a sviare e a confondere. Diciamo un azzardo non riuscito, ma ripeto che ci sta alla grande che ci si provi. Ecco, credo che velandolo un po' meno e rendendolo quindi più chiaro sarebbe stato tutto più funzionale. Allo stato attuale: un pollice per forza giù. Alla prossima!

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