La Vasca

cristiano.saccoccia
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La Vasca

Messaggio#1 » venerdì 19 giugno 2020, 21:49

Nubi, tempeste cromatiche scoppiano dentro mille grasse bolle.
L'azzurro trasla fino al rosso per poi implodere in un bagliore verdastro; tempeste, ancora tempeste.
Davanti al bambino, acqua senza fine. Dove forza lo sguardo, il bambino ammira monsoni fosforescenti e chimere fatte di nebbie.
Acqua per un mare bollente, salato e primordiale. Il bambino ricorda la caverna amniotica. Ma questo oceano mascherato da terra delle nebbie non è la sua casa. Non è sua madre.
Antichi abomini, abortiti dal Levitico, affiorano in superficie e circondano il neonato. Sono disgustosi, ricoperti di setole grigie e aculei di plastica. Fanno paura. Uno di loro emerge da liquami dorati come urina, ha un becco rosso come una placenta.
Affamato nuota con piume incatramate verso il bambino. Le lacrime non lo fermano.
Acqua, soltanto acqua e uragani che dilaniano l'oceano come il bronzo apre il ventre di una madre per un parto cesareo.
Nascita, morte, circoli che si rincorrono tra i versetti di bibbie ormai marcite.
Relitti, volti umani che si specchiano tra le onde nere.
Emergono dalle tenebre, gaudenti e docili.
Mani albine afferrano il bambino, salvandolo dal maelstrom primordiale.
Il padre scansa con la mano il pettine di plastica, la paperella gialla, la spazzola con le setole imbrunite.
"Anche oggi fai il marinaio!"
Poi arriva la donna, anche lei bianca come uno spettro. Gli occhi rossi, forse ciechi. Sembra un coniglio.
"Quante volte ti ho detto di non lasciarlo solo? Vuoi forse cucinarlo ?"
"Sei stupida? Non lo farei mai. Controllavo come stavano i nostri vicini, mia cara"
Dalla finestra si scorge l'infinito.
Cielo nero, non è notte.
Il sole è slabbrato, vomita quasar in creste infuocate. Fotoni neri, pulviscoli radioattivi.
Bussano alla porta.
"Eccoli, sono arrivati!"
La madre afferra il neonato alla caviglia. Una goffa Teti col suo Achille giocattolo.
La porta si spalanca.
Fuori nient'altro che stelle.
Sopra, sotto, ovunque arriva lo sguardo.
La casa sull'Abisso si affaccia su un'enorme Nulla con le fauci aperte.
Il bambino, pencolante dalle mani di sua madre, si volta e con la manina paffuta agguanta l'aria. Fissa la vasca.
L'acqua colorata ancora ribolla.
La madre molla la presa. Il bambino precipita per tutto un universo.
Ciao ciao mamma e papà.
Il fiero pasto si compie.
L'acqua riempie la casa, e inonda i cieli. Il Nulla beve dalla sua cosmo-bocca.
E poi arriva la luce.
L'Apocalisse non è la fine, ma un passaggio.
I maelstrom si fondono.
C'è un nuovo inizio.
La terra è popolata solo da bambini.
Tranne uno.



cristiano.saccoccia
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Re: La Vasca

Messaggio#2 » sabato 20 giugno 2020, 15:02

cristiano.saccoccia ha scritto:Nubi, tempeste cromatiche scoppiano dentro mille grasse bolle.
L'azzurro trasla fino al rosso per poi implodere in un bagliore verdastro; tempeste, ancora tempeste.
Davanti al bambino, acqua senza fine. Dove forza lo sguardo, il bambino ammira monsoni fosforescenti e chimere fatte di nebbie.
Acqua per un mare bollente, salato e primordiale. Il bambino ricorda la caverna amniotica. Ma questo oceano mascherato da terra delle nebbie non è la sua casa. Non è sua madre.
Antichi abomini, abortiti dal Levitico, affiorano in superficie e circondano il neonato. Sono disgustosi, ricoperti di setole grigie e aculei di plastica. Fanno paura. Uno di loro emerge da liquami dorati come urina, ha un becco rosso come una placenta.
Affamato nuota con piume incatramate verso il bambino. Le lacrime non lo fermano.
Acqua, soltanto acqua e uragani che dilaniano l'oceano come il bronzo apre il ventre di una madre per un parto cesareo.
Nascita, morte, circoli che si rincorrono tra i versetti di bibbie ormai marcite.
Relitti, volti umani che si specchiano tra le onde nere.
Emergono dalle tenebre, gaudenti e docili.
Mani albine afferrano il bambino, salvandolo dal maelstrom primordiale.
Il padre scansa con la mano il pettine di plastica, la paperella gialla, la spazzola con le setole imbrunite.
"Anche oggi fai il marinaio!"
Poi arriva la donna, anche lei bianca come uno spettro. Gli occhi rossi, forse ciechi. Sembra un coniglio.
"Quante volte ti ho detto di non lasciarlo solo? Vuoi forse cucinarlo ?"
"Sei stupida? Non lo farei mai. Controllavo come stavano i nostri vicini, mia cara"
Dalla finestra si scorge l'infinito.
Cielo nero, non è notte.
Il sole è slabbrato, vomita quasar in creste infuocate. Fotoni neri, pulviscoli radioattivi.
Bussano alla porta.
"Eccoli, sono arrivati!"
La madre afferra il neonato alla caviglia. Una goffa Teti col suo Achille giocattolo.
La porta si spalanca.
Fuori nient'altro che stelle.
Sopra, sotto, ovunque.
La casa sull'Abisso si affaccia su un'enorme Nulla con le fauci aperte.
Il bambino, pencolante dalle mani di sua madre, si volta e con la manina paffuta agguanta l'aria. Fissa la vasca.
L'acqua colorata ancora ribolle.
La madre molla la presa. Il bambino precipita per tutto un universo.
Ciao ciao mamma e papà.
Il fiero pasto si compie.
L'acqua riempie la casa, e inonda i cieli. Il Nulla beve dalla sua cosmo-bocca.
E poi arriva la luce.
L'Apocalisse non è la fine, ma un passaggio.
I maelstrom si fondono.
C'è un nuovo inizio.
La terra è popolata solo da bambini.
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alberto.tivoli
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Re: La Vasca

Messaggio#3 » lunedì 22 giugno 2020, 16:40

Ciao, Cristiano, di seguito il mio commento.

Il racconto è scritto con uno stile evocativo che ho apprezzato. Però, se da un lato la prosa fa uso di immagini potenti, dall’altro, in alcuni passaggi, la miscela di ingredienti è troppo ricca, con il risultato che l’insieme non è sempre chiaro e la lettura risulta pesante, più che meditata. Cito, per esempio, “Il sole è slabbrato, vomita quasar in creste infuocate. Fotoni neri, pulviscoli radioattivi.”; in questo caso non capisco se si voglia alludere a un imminente big bang o alla fine di un particolare universo, o a entrambi gli eventi. Per contro, i tre paragrafi dell’incipit li ho trovati particolarmente efficaci.

Inoltre, la parte centrale, con lo scambio di battute tra il padre e la madre, ridimensiona lo stile bruscamente, calando il lettore in una dimensione quotidiana che stride con la dimensione cosmica (e divina?) che la precede e che la segue subito dopo.

Ho interpretato questo racconto, che sfrutta appena un quarto delle battute disponibili, come un mito: la ciclica distruzione e ricostruzione del mondo. Manca, però, quell’elemento che poteva minarne l’inesorabilità e che avrebbe reso il racconto più avvincente, o elementi che potevano renderlo più esotico: come altre divinità e magari un conflitto tra un creatore e un distruttore, ecc… A tal proposito, probabilmente, non ho compreso il ruolo dei “vicini di casa”.

In sintesi: la narrazione di un mito che dovrebbe trasformarsi più in “racconto”.

Una curiosità: la casa sull’abisso è forse un riferimento all’omonimo romanzo di Hodgson?

Segnalo un refuso: “ribolla” invece di “ribolle”.

Aggiungo anche che potrebbe essere preferibile “Fin dove forza lo sguardo, il bambino ammira…” invece di “Dove forza lo sguardo…”.

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Luca Nesler
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Re: La Vasca

Messaggio#4 » lunedì 22 giugno 2020, 17:28

Ciao Cristiano. Hai scelto una narrazione epicheggiante e poetica che porti avanti in modo agile, ma che tuttavia non raggiunge l'obiettivo di veicolare il contenuto del racconto. Certe frasi paiono, sì, esteticamente piacevoli, ma non sono facilmente comprensibili. Anzi, alcune mi risultano personalmente, completamente prive di senso.
Insomma: non ci ho capito una mazza.
Ti faccio qualche esempio in modo che tu possa capire l'effetto che ha avuto il testo su di me e possa trarre le tue conclusioni.
Riporto solo uno stralcio, ma potrei dire che l'intero pezzo segue la stessa dinamica. Metto il mio pensiero tra parentesi.

"Nubi, tempeste cromatiche (fin qui penso a fulmini colorati dentro nuvole scure) scoppiano dentro mille grasse bolle (mille? Perché una quantità numerica precisa? Sono tante o poche? Le bolle che ci fanno in cielo? Perché grasse? Perchè fatte di materiale biologico o per dire grosse?).
L'azzurro trasla fino al rosso (di cosa sono i colori? Delle bolle?) per poi implodere in un bagliore verdastro (perché il colore dell'implosione muta?); tempeste, ancora tempeste. (Fin qui non ho immaginato nulla di concreto, sono perso in un mondo astratto fatto di colori cangianti, perché il resto, come tempeste e bolle, non trovano una coerenza propria e non si lasciano definire dalla mia immaginazione)
Davanti al bambino, acqua senza fine (c'è un bambino. Dove? Chi lo guarda? è un PDV esterno o c'è qualcuno che fa l'esperienza di vederlo?). Dove forza lo sguardo (perché forza lo sguardo? Trova un ostacolo nel guardare? il narratore sembra onnisciente), il bambino ammira monsoni fosforescenti e chimere fatte di nebbie. (vedo un bambino nudo su una rupe che guarda il mare in tempesta. Altro rimane fuori dalla mia immaginazione)
Acqua per un mare bollente, salato e primordiale (bollente e primordiale sono strani per il mare, ma salato no. Perché sono accostati tra loro? Chi trova che il mare sia primordiale e perché?). Il bambino ricorda la caverna amniotica (cos'è?). Ma questo oceano mascherato da terra delle nebbie (cioè?) non è la sua casa. Non è sua madre (perché dovrebbe pensare che questo guazzabuglio colorato di tempeste e mare bollente sia una madre? Perché accosti il concetto di casa a quello di madre?)
Antichi abomini, abortiti dal Levitico (in che senso "abortiti"? Citati nel Levitico? Usciti dal Levitico? Perché abortiti? E, perché c'è un riferimento culturale concreto in un'ambientazione tanto irreale?), affiorano in superficie e circondano il neonato. Sono disgustosi, ricoperti di setole grigie e aculei di plastica. Fanno paura. (parte del tutto tell con riferimenti incoerenti e vaghi che non mi aiuta a farmi un'immagine del descritto. Ho ancora la mente vuota) Uno di loro emerge da liquami dorati come urina (e questa da dove arriva?), ha un becco rosso come una placenta."

Insomma hai capito. Non ho idea di cosa parli questo racconto. Sono certo che il tuo sia un esperimento (e questo è sicuramente il luogo giusto per farlo), ma con me non ha avuto esito positivo.

Alla prossima!

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Dario17
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Re: La Vasca

Messaggio#5 » mercoledì 24 giugno 2020, 13:54

Questo tipo di prosa, dai confini molto labili con la poesia, è senza dubbio ambiziosa.
Troppo ambiziosa.
Non è certo un racconto ma una sequenza di immagini evocative che però più di una volta tendono a ripetersi, perdersi in sè stesse o addirittura divenire veri e propri deliri.
C'è una simbologia forte, delle descrizioni evocative tipiche dei testi mitologici-cosmologici o dell'Apocalisse evangelica, ma alla fine della lettura ti rimangono più domande che risposte ed il senso di stupore davanti all'ennesima tempesta o deformità si annacqua troppo facilmente.
È veramente complicatissimo tirar fuori qualcosa di buono da queste scelte stilistiche, sono dell'idea di lasciare certe cose a quei pochi mortali in giro per il pianeta (molti sono ahimè morti da tempo tipo Tolkien e Lovecraft) capaci di darle un senso compiuto ed abbastanza talentuosi da non perdersi nei meandri di aggettivi eccessivamente solenni e pomposi.
Il tema suggeriva qualcosa più terra terra, a mio avviso.
Occhio anche alla terminologia: il verbo "Traslare" indica uno spostamento fisico nudo e crudo, usarlo per un cambio di colore non rende.
Non mi ha convinto, il testo andrebbe "normalizzato" parecchio, magari approfittando dei molti caratteri avanzati.

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el_tom
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Re: La Vasca

Messaggio#6 » giovedì 25 giugno 2020, 23:42

Ciao Cristiano e ben ritrovato.
Il tuo è un non racconto, vive a metà tra prosa e poesia.
Non ha la struttura e le caratteristiche proprie di una poesia pura e nemmeno quelle di un racconto.
Hai scelto un contesto di Schodingher per presentarlo: è il posto giusto dove farlo e contemporaneamente no.
Il testo evoca sicuramente molte immagini e lascia molti punti all’interpretazione, io sinceramente mi sono perso un po’ nel dialogo tra i genitori.
Hai sicuramente utilizzato uno stile molto personale e dato un’interpretazione personale e diversa sul tema dell’apocalisse, diversa non vuol dire sbagliata. Sinceramente ho apprezzato il tuo lavoro ma mi trovo a correlarlo al contest e agli altri scritti che, accidenti a te che mi fai sentire un conservatore , mi sembrano più coerenti con il tema e il luogo in cui sono presentati. Purtroppo fare sta benedetta classifica è un lavoro sporco ed ingrato.
La frase più pericolosa in assoluto è: Abbiamo sempre fatto così.

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