Un parcheggio sicuro

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Luca Nesler
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Un parcheggio sicuro

Messaggio#1 » sabato 20 giugno 2020, 9:59

Dalla rampa arrivò una folata fredda. Pico raccolse la trapunta dal bordo della sedia e se la mise sulle spalle.
Mattia comparve sulla soglia del garage. Aveva la patta aperta.
Pico la indicò. «La cerniera». Rovesciò il sacchetto coi dadi sulla mappa.
Mattia tirò su la lampo. «Non è ancora tornata?»
«No.»
«’Ste foto del cane le aveva tipo in un album?»
«Che ne so» posò la miniatura di un goblin sul tavolo. «Se ci teneva tanto, perché non le ha prese scappando?»
Mattia prese un pezzo di legno dalla catasta e lo gettò nel barile. La fiamma crepitò liberando l’odore del fumo.
«Bè, era il suo cane... Dovresti essere più gentile con Ester.»
Cos’era quel sorrisetto?
Nel garage piombò il buio.
«Che palle! ‘Sto nastro adesivo continua a staccarsi.» I passi di Mattia riecheggiarono nell’oscurità del parcheggio. La luce tornò.
Pico posò il manuale del giocatore vicino ai dadi. «Aggiungilo alla lista per la prossima sortita. Ecco: tutto pronto. Quando torna Ester facciamo le schede.»
«Le schede?»
«D&D, la facciamo provare.»
«Non ci penso proprio, brutto coglione. Quando torna Ester…» Mattia si sporse in avanti «le chiedo di scopare.»
«Cosa?»
«Esatto.»
«Ma è una signora! Voglio dire, è vecchia!»
Mattia raccolse una lattina da terra e la dondolò. «E allora?» la posò e ne prese un’altra «Io ho quasi vent’anni e lei quaranta. Credo.» Posò anche quella e scosse una terza lattina. Si tirò su. «Siamo rimasti soli. Se vuole scopare può farlo solo con noi due. Ha tutto da guadagnarci» potrò la Coca alla bocca e la bevve d’un fiato. Gettò la lattina lontano nel tunnel e si sedette sul materasso in un angolo. «E la società non ci giudicherà. Perché l’unica società rimasta sei tu, Pico De Paperis! E magari te la scopi pure te, eh?»
Ester aveva un fisico notevole. Pico sentì la bocca asciugarsi. «E se lei non volesse?»
«Basterà aspettare. Prima o poi ce la darà, vedrai. Ho già preparato un box per quel momento.» Mattia sorrise sfregando i denti.
Che faccia da scemo.
«Ci pensi?» si morse un labbro «Non morirai vergine!»
Lo schiocco metallico della porta taglia-fuoco, i passi sulla resina del pavimento. Mattia si sporse «Eccola.»
«Ragazzi…» Ester arrivò al box e cadde sulle ginocchia. Le foto di un carlino grigio si sparpagliarono a terra.
Mattia si protese e l’afferrò per le spalle, lei gemette, lui tirò via una mano, inorridito.
«Che c’è?» chiese Pico.
C’era del sangue sulle dita di Mattia. «L’hanno morsa!»
Ester tremava con la testa molle sul petto.
Pico si alzò, la trapunta cadde. «E ora?»
La donna strillò, sollevò le braccia e artigliò la schiena di Mattia, si lanciò in avanti come per mordergli la faccia.
La pala. Pico la raccolse, raggiunse Ester e gliela calò sulla testa con tutta la forza. La donna fu percorsa da uno spasmo e cadde di lato.
«Merda!» Mattia si spinse indietro ansimando. «Cazzo che paura. Grazie, vecchio. Porca troia, ci è mancato un pelo.»
Pico liberò la pala con un suono molliccio.
Mattia si tirò su. Respirava profondamente con le mani sui fianchi. «Merda!» Calciò il barile facendo crollare la legna bruciata.
«Poverina. Ora toccherà portarla fuori.»
«Capisci che significa?»
«Sì: dobbiamo controllare il giroscale.»
«Vuol dire che non scoperemo mai più! Hai appena stecchito l’unica donna disponibile sul pianeta!»
Pico ripulì la pala sulla maglietta. «E cosa volevi fare, scoparti uno zombi?»
«No no, anzi, grazie. Dico solo che ora possiamo scordarci il sesso.»
«Cristo, Mat! Ho appena ammazzato Ester!»
«Era anche simpatica. Ma non la conoscevo bene. Di fronte a un futuro senza sesso, la morte di Ester scomparisce.»
«Scompare.»
«Quello che è.»
Pico girò attorno al cadavere. Aveva un morso sulla spalla e due su un polpaccio.
«E, Pico, ti avviso: io e te zero. Neanche un bacetto. So che per ora sei etero, ma se sospetto anche solo per un secondo che noi due… no. Piuttosto ti uccido.»
Mattia non era mai stato molto sensibile, e con tutta quella storia degli zombi, la famiglia morta, eccetera, non poteva che peggiorare. Chissà, forse sarebbe davvero diventato pericoloso col tempo.
«Non guardarmi così, Pichetto: è davvero grave. Però…»
Pico sollevò le sopracciglia. «Però?»
«Possiamo cercare in giro. Ci sarà qualcuna da portare al sicuro nel nostro parcheggio sotterraneo. Qualcuna che poi dimostri gratitudine.» Mattia gli diede di gomito.
Pico immaginò le compagne di quinta. «Va bene, ma la voglio scegliere.»
«Eh? Non siamo mica ad Amsterdam.»
«No» sorrise «ma ho in mente un posto.»

Pico entrò, posò a terra lo zaino e tirò fuori una catena con lucchetto. Legò bene le maniglie del portone e mostrò il pollice a Mattia.
«Oh, non perdere la chiave. Non voglio passare la vita in un collegio di Orsoline.»
Pico mise un dito sulla bocca. «Parla piano» sussurrò «non sappiamo se c’è qualcuno.»
All’ingresso il quadro della santa era strappato, pavimento e muri del corridoio erano macchiati di sangue e viscere verdastre. L’odore di carne marcia era insopportabile. Pico si coprì il naso col braccio e fece segno di proseguire.
I pochi neon ancora funzionanti traballavano. Sui primi gradini della scala che saliva c’era un piede con un bel pezzo d’osso. Non mangiavano le scarpe e non le sapevano levare.
Una targa indicava i dormitori al piano di sopra.
Pico, salendo, strinse il manico della pala. «Io la voglio mora, con tette grandi e naso sottile» Bisbigliò.
«Cosa?»
In cima alle scale un cartello indicava dormitorio a destra.
«Amante del fantasy e di D&D. Aspetta: non della quarta edizione.»
«Pico, ma sei coglione?»
«Sssh!»
Porte finestrate. Oltre si allungava un corridoio, altre scale salivano verso i piani superiori e, in fondo, altre porte uguali a quelle. Attraverso i vetri una chioma pulita si mostrò per un istante.
Pico avvertì un colpo dietro lo sterno. «Eccole.»
Una si fermò dietro al vetro e passò una mano nei lunghi capelli castani. Erano vive!
Sorridevano e correvano guardando in basso.
«Sembra che giochino» disse Mattia. «Calcio forse.»
«Brutto segno.»
«Perché?»
«Detesto il calcio.»
Mattia si inginocchiò per essere fuori vista. «Vieni giù.»
Pico obbedì.
«Le chiamiamo?»
«No, Mat. Magari ci sono zombi ai piani superiori.»
«Allora andiamo lì con le mani alzate, così non si spaventano.»
Pico oscillò la testa con una smorfia. «Non so. Forse si spaventano uguale. E non mi sembra che aspettino un salvataggio.»
«In che senso?»
«Come le convinci a venire via?»
Mattia si grattò la fronte. Sorrise. «Mentendo!»
«Mmm.»
«Sì, sì. Diciamo una palla. Diciamo che abbiamo cibo per tutti. Anzi, che facciamo parte di una comunità di sopravvissuti e poi che sono tutti morti.»
«E se poi ci fanno fuori?»
«Ma no, vedrai che anche loro vorranno scopare.»
«E se sono tutte lesbiche? Come in prigione?»
Mattia arricciò il naso. «Cazzo dici?»
«Ho visto un documentario.»
«Roba americana: non significa nulla.»
«Vabbè. E le vuoi portare tutte?»
«Che fai, ti metti a dire tu sì, tu no? Allora sì che s’incazzano.»
«Ma non c’è abbastanza cibo.»
«Poi ci si pensa.»
«Non so… le femmine sono un po’ un dito in culo quando sono tante.»
«Che ne sai?»
«Mia madre teneva il circolo del libro una volta al mese. Erano in sette.»
«Ma che cazzo c’entra? Sei scemo?»
«Ha parlato Einstein.»
«Ma vaffanculo, Pico! Guarda che tengo più a scopare che a te.»
«Bello stronzo.»
«Non capisci un cazzo, verginello.»
Pico non controllò la mano. Lo schiaffo schioccò più forte di quanto si aspettasse. Mattia si voltò incredulo, i segni delle dita sulla guancia.
«Scu—»
Mattia lo spinse, Pico crollò contro le porte che si aprirono rovesciando una sedia. Il tonfo rimbombò per tutto il corridoio.
Un grido furioso dal piano di sopra, seguito da molti altri. Dalle scale arrivò il rombo dell’orda.
Mattia lo aiutò ad alzarsi, tornarono dietro le porte. «Un lucchetto, veloce!»
Pico buttò a terra lo zaino, si piegò e tirò fuori una catena. Legò le maniglie e chiuse il lucchetto. Qualcosa colpì le porte buttandoli a terra. Una suora con la pelle bianca e gli occhi sgranati premeva gengive nere contro il vetro.
Si alzarono. Il corridoio era gremito di Orsoline putrescenti. Le ragazze urlavano sull’altro lato cercando di tenere chiusa la loro porta.
Facendo tutto quel casino le stavano attirando lì.
«Non ci credo.» Mattia sollevò le mani e le lasciò ricadere sulle cosce. «Siamo fottuti di nuovo.»
«Voi chi siete?» una voce femminile dietro di loro.
Due ragazze, una grassa e una spilungona con la frangia.
Mattia alzò le mani. «Siamo qui per aiutare.»
Le ragazze reggevano delle vaschette di gelato. Dovevano averle prese dalla mensa.
La tipa alta li superò. «Oddio, le suore!»
«Eh sì, cazzo.» Pico scosse la testa. «Dovevate costruire una barricata, razza di stup—»
«Guarda!» Mattia indicò i dormitori. Le suore erano entrate e le ragazze urlavano.
«È tardi. Dobbiamo fuggire!» disse la cicciona. Ottimo, ora stavano per mettersi a piangere.
Pico fece cenno all’amico di avvicinarsi.
«Non vorrai portare queste due» bisbigliò.
«No, vecchio. A tutto c’è un limite.»
La spilungona aveva già gli occhi rossi e gonfi. Si aggrappò a Pico «Portateci con voi!»
«Eh, purtroppo non—»
«Se ci lasciate, moriremo!» gridò la grassona.
Pico sbuffò: era vero. «Vi piace D&D?»
«Cos’è?»
Ma che palle.
Mattia gli colpì una spalla. «Dai, portiamole fuori. Poi ognuno per la sua strada.»
«E se poi non se ne vanno?»
«Tranquillo: andrà tutto bene.»

Mattia spinse la saracinesca fino in cima sorridendo. Aveva ancora il fiatone.
«Eccomi a casa.» si chinò, posò la pala sporca a terra e aprì lo zaino.
«Hai trovato tutto?»
«Sì. Ed ecco il nastro adesivo per l’interruttore. Il ferramenta era deserto. Ho preso anche altre catene.»
Cos’era quella boccetta di vetro azzurro sul fondo?
«E quello?»
Mattia sorrise, controllò dietro di sé. Bisbigliò «È profumo.»
«Profumo?»
«Sì. Ora vado nel box di Elena. Sai, non è così grassa: più che altro è formosa, no?»
Pico sorrise. Indicò il profumo «posso?»
Mattia annuì.
«A me piace Chiara» Pico si spruzzò sul collo. Pino mugo. «È atletica, ha un bel sorriso e le profumano i capelli.»
«Come lo sai?»
Pico si toccò il naso e sorrise.
Mattia gli diede una pacca. «Visto? L’avevo detto che alla fine sarebbe andato tutto bene.»



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Eugene Fitzherbert
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Re: Un parcheggio sicuro

Messaggio#2 » martedì 23 giugno 2020, 10:49

Ciao, Luca!
Beh, che dire, a certe esigenze non si comanda, neanche in tempo di invasione zombie! Il racconto è divertente e ben ritmato, con i dialoghi che lo rendono molto cinematografico e veloce. Certo, il fatto che le ragazze fossero asserragliate nel collegio (aperto) con gli zombie al piano di sopra e si prendessero la libertà di andare in mensa a recuperare il gelato, mi è sembrato un po' stiracchiato, però, alla fine, tutto è ha una sua soluzione.
L'idea del boudoir nel garage è trash e puzza di violenza carnale, ma va bene così: sono due adolescenti nerd che probabilmente non hanno visto una ragazza neanche con il binocolo. È il momento della loro rivincita!
Ottima prova.

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Luca Nesler
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Re: Un parcheggio sicuro

Messaggio#3 » martedì 23 giugno 2020, 13:00

Grazie Eugene!

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Sara Ronco
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Re: Un parcheggio sicuro

Messaggio#4 » mercoledì 24 giugno 2020, 13:04

Ciao, Luca
confesso una cosa, quando ho letto:

«Ma è una signora! Voglio dire, è vecchia!»
Mattia raccolse una lattina da terra e la dondolò. «E allora?» la posò e ne prese un’altra «Io ho quasi vent’anni e lei quaranta. Credo.»

Mi sono sentita vecchia e molto "signora"! Di anni ne ho quasi 42!
Comunque, nonostante la mia veneranda età ho apprezzato la tua apocalisse e mi hai strappato qualche sorriso, mi sono gustata la tua storia come se fosse un film americano!
Bravo!
Nonostante io scriva romanzi dall'età di 13 anni (con moooolta discontinuità) ho ancora bisogno della "badante letteraria".
Rimanete sintonizzati e vi stupirò.

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Luca Nesler
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Re: Un parcheggio sicuro

Messaggio#5 » mercoledì 24 giugno 2020, 14:10

Ciao Sara, naturalmente è il punto di vista di un ragazzo quasi ventenne, non il mio che di anni ne ho 39 :D
Siamo due ragazzini io e te!
Grazie per il commento!

Alla prossima!

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decimo.tagliapietra
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Re: Un parcheggio sicuro

Messaggio#6 » giovedì 25 giugno 2020, 8:23

Ciao Luca, ti faccio i miei complimenti. Bel racconto, divertente, scivola via che è un piacere. I due protagonisti vivono sulla carta.
Ottimo lavoro.

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Luca Nesler
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Re: Un parcheggio sicuro

Messaggio#7 » giovedì 25 giugno 2020, 9:03

Grazie decimo, mi fa molto piacere. E benvenuto!
Alla prossima!

AlastorMaverick
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Re: Un parcheggio sicuro

Messaggio#8 » domenica 28 giugno 2020, 11:02

Ciao Luca!
Mi sono divertito a leggerti.
Penso che alcuni comportamenti dei personaggi, sia principali che secondari, non si adattino perfettamente alla situazione. Tuttavia devo ammettere che mi hai dato l'impressione di voler evidenziare proprio questo genere di azioni e che quindi non si tratti di un errore di valutazione ma proprio di un effetto voluto per rendere ironica e irriverente tutta la storia. In base a questo ragionamento penso che tu abbia fatto un ottimo lavoro e che sia riuscito nel tuo intento. Intrattenermi e farmi sorridere. Quindi ottimo lavoro.

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Luca Nesler
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Re: Un parcheggio sicuro

Messaggio#9 » domenica 28 giugno 2020, 11:49

Ciao Alastor, sì, l'intenzione era quella di dare al tutto il tono della commedia. Spesso questa intenzione mi porta a rappresentare situazioni inverosimili.
Sono contento che ti abbia divertito!
Grazie del commento!
Alla prossima!

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