Salvate la speranza

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Polly Russell
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Salvate la speranza

Messaggio#1 » domenica 21 giugno 2020, 18:36

«Avanti muoviti.» Il militare si mise in spalla lo zaino, controllò la sicura del mitra e porse la destra al ragazzo seduto a terra. La mano tronca dell’altro militare della scorta, ancora gli arpionava la spalla. Se la scrollò di dosso trattenendo a stento un conato. Intorno a loro i cumuli di carbonio trasparente, che erano state delle persone, riflettevano un neon intermittente.
Al secondo invito, il militare lo trasse a sé di peso. «Non abbiamo tutto il giorno, “speranza”.» Non tentò nemmeno di mascherare il sarcasmo nella voce.
«Tu non ci credi, vero?»
«Non me ne frega un cazzo. Devo scortarti al centro ricerche, e mi basta.» Frugò nell’ammasso di carne lacera che era il suo compagno e prese una pistola. La scrollò, spargendo brandelli cremisi sul linoleum. La pulì sulla gamba. «Tieni, dovrai darmi una mano là fuori.»
Il blindato distava poche decine di metri dal portone d’ingresso. Nell’aria caliginosa di mezza estate, sette o otto “gusci” si accanivano sui corpi della scorta e dell’autista: dita adunche scavavano nelle carni, strappandone brandelli, contendendosene i tendini.
Il ragazzo si pulì gli occhi con il dorso della mano. «Non ce la faremo mai, Luke, mai.» Piagnucolò.
Il militare lo tenne schiacciato contro la parete con il braccio e sbirciò oltre il metallo della porta. Uno dei “gusci” iniziò a tremare. La vibrazione partì dalle gambe e si dipanò nel corpo dinoccolato, esplodendo all’altezza del torace, obbligandolo ad allargare le braccia. Il grido che ne seguì sembrò strappare l’aria, mentre la pelle del collo iniziava a brillare. Gli altri “gusci” gli si fecero intorno, le dita scivolavano sulla pelle ormai cristallizzata in un concerto stridulo di unghie. La macchia si allargava in fretta, al ritmo rapido delle pulsazioni, a ogni battito una porzione del corpo della bestia perdeva colore, consistenza, trasformandosi in solido carbonio.
Luke diede un colpetto al ragazzo. «Sono distratti, ora o mai più.» Lo afferrò per il colletto della camicia e lo spinse fuori. «Sali, cazzo, sali!» Lo spintonò contro il blindato svuotando il caricatore contro i due “gusci” più vicini.
Il ragazzo raggiunse il posto del passeggero e si chiuse dietro lo sportello, si sporse verso il guidatore e spalancò la portiera. Luke aveva aggirato il mezzo, uno dei gusci alle costole. Prese un caricatore dalla cintura ma non ebbe il tempo di inserirlo. Sganciò la sicura della tracolla e colpì il “guscio” usando l’arma come una mazza. Le ossa della faccia andarono in frantumi in un esplosione di cervella, sangue e materia purulente color avorio. Il guscio si accasciò al suolo e Luke terminò l’opera schiacciandogli il cranio sotto l’anfibio. «Sarai una statua orribile, amico mio.»
Una mano sul volante e si issò sul mezzo ma venne sbalzato indietro un momento dopo. Il ragazzo cacciò un grido strozzato, mentre Luke si dimenava, a terra, il “guscio” aggrappato alle spalle. Riuscì a divincolarsi con una gomitata, usò il calcio del mitra per colpire l’assalitore e saltò nel furgone. Poggiò la testa sul sedile per riprendere fiato, uno dei “gusci” si lanciò contro la grata del finestrino. Le dita si spaccavano contro il metallo ma continuava a colpirlo. Si avventò sul mezzo con ferocia, cercando di mordere la grata, il vetro. Animato da una forza che violava ogni istinto di sopravvivenza non si fermò, finché si accasciò esanime, i denti strappati e i muscoli del viso esposti e pulsanti.
«Ti ha morso? Graffiato?»
Luke si pulì il sudore dagli occhi e avviò il motore. «Che ti frega? Tu non sei immune?»
«Tu no, però.»
«Beh, se anche fosse, non diventerò un “guscio” in una manciata di minuti ed è il tempo che mi serve per portarti al centro ricerche.»
Il piccolo blindato procedeva a velocità sostenuta, zigzagando tra le macchine abbandonate, i mucchi di carbonio disfatto e i corpi in decomposizione dei “gusci” che non erano riusciti a completare la mutazione. Decine di corpi cristallizzati brillavano ai bordi della strada. Statue silenti: testimoni e memoria storica dell’evoluzione del virus. Una donna di carbonio nero brillante spingeva un carrello della spesa pieno di cibo putrefatto. Un paio di ragazzi suggellavano il proprio amore in un bacio eterno color grafite. Più avanti, nel prato incolto che era stato un parco giochi, un “guscio” in carbonio trasparente stringeva tra dita adunche il cadavere decomposto di un bambino.
«Sta diventando più lento. Ci vogliono settimane perché il corpo cristallizzi, adesso.»
«Sì.» Sentenziò il militare. «Con il trascurabile effetto collaterale che prima di cristallizzare, ora ti trasforma in quei cazzo di zombi.»
«I “gusci” non sono zombi, non mangiano cervelli.»
«Non fa una gran differenza, non credi?»

Il centro ricerche era visibile, al centro di una collinetta erbosa, circondata da mura altre tre metri e filo elettrificato. Due mitragliatrici al lati del cancello e una dozzina di militari appostati sul muro. Luke armeggiò qualche istante con la trasmittente, le dita della destra tremavano appena. «Stiamo arrivando, il paziente zero è con me. Siamo solo noi, il resto della squadra non ce l’ha fatta.» La camionetta sobbalzò su qualcosa di morbido uscendo di strada per qualche istante. Luke riprese il controllo del mezzo ma di nuovo venne sbalzato di lato. Decine di “gusci” si lanciavano a ondate intermittenti contro il mezzo in corsa. Luke riuscì a investirne un paio, sterzando all’improvviso. «Come diavolo faranno ad aprirci?» Balbettò il ragazzo, mentre una marea di sangue e putrescenza si levava dall’erba alta ai lati della strada. Braccia, gambe, teste: protese verso il blindato. Decine di corpi si lanciavano contro la camionetta, non importa quanti ne schiacciasse, quanti arti trinciasse tra pneumatici e metallo, continuavano a salire, vomitati dal mare verde. Tirò dritto verso un muro compatto di “gusci” le mani ben salde sul volante. La ruota destra impattò contro un corpo cristallizzato, esplodendo. La schiena della statua di carbonio, che era stata un uomo, si frantumò sbalzando la camionetta e rovesciandola da un lato.

Luke aprì gli occhi, battendo le palpebre un paio di volte. Il suono ritmico delle mitragliatrici superava le urla stridule dei “gusci”. Il ragazzo era accasciato sopra di lui, ancora svenuto.
«Joy?» La voce del soldato era quasi un sussurro. «Joy? Devi alzarti ragazzo.»
«Cosa è successo?»
Il blindato era girato su un fianco, dalla parte di guida. Erano al buio, ricoperti dai “gusci” che tentavano di strappare via il metallo dai vetri. Luke si spostò di lato. «Non riusciranno ad aprirci un varco, sono troppi, lo capisci?»
Joy scosse la testa.
«Siamo a pochi metri dal cancello, terranno l’entrata sgombra ma non possono sparare qui, rischierebbero di colpirti.»
«Quindi?»
«Quindi, io esco e tu corri.»
Le mitragliatrici sulla muraglia spazzavano la strada, falciando i “gusci” come grano maturo. Luke aprì un canale dalla trasmittente. «Tenete sgombra la strada, lo faccio uscire.» Gli poggiò una mano sulla spalla. «Pronto?» Un mugolio sommesso fu un assenzo sufficiente. Caricò il mitra e prese un profondo respiro.
«Aspetta, aspetta, vuoi uscire per farmi strada? Sei pazzo?»
Luke si morse le labbra e sorrise. Sollevò la gamba del pantalone. Pochi centimetri sopra lo stivale, l’inequivocabile segno di un morso gorgogliava schiuma giallastra e sangue. Sui lembi della ferita già brillavano particelle color grafite.
«Oh Dio, oh Dio...»
Luke diede un buffetto al ragazzo, lo sguardo severo. «Non piangere ragazzino, li conoscevo i rischi della missione, fai quello che ti ho detto.»
«No, aspetta. Aspetta. Io sono immune, da me possono creare un antidoto, un cazzo di vaccino. Possono curarti!»
«Se ci arrivi vivo.»
«Siamo a due passi, possono venirci a prendere.» Il pianto ormai era dirotto. «Ti prego.»
«Io sono già compromesso, potrebbero volerci mesi ad elaborare una cura. Guarda.» Sollevò di nuovo la stoffa, le particelle di carbonio erano arrivate al ginocchio, seguendo la linea dei vasi sanguigni, una ragnatela grigio brillante, gli decorava il polpaccio. «Non farebbero mai in tempo, non sacrificherò altri uomini. Tieniti pronto.»
Non disse altro e spalancò la portiera, sbalzando via i due “gusci” che vi erano sopra. «Ora!» Gridò alla trasmittente e saltò fuori dal mezzo capovolto. Iniziò a sparare girando su se stesso, finché Joy non fu uscito. Dal cancello aperto una dozzina di soldati, schierati a ventaglio, tenevano sgombro l’ingresso.
«Vai Joy, vai!» Il ragazzino iniziò a correre nel cono formato dai due fuochi, le braccia sopra la testa mentre i corpi dei “gusci” esplodevano in guizzi vermigli attorno a lui. Raggiunse il cancello pochi secondi più tardi. Un militare lo afferrò per le spalle e lo trascinò dentro. «Dovete aiutarlo!» Gridò mentre lo stesso che lo aveva afferrato lo spingeva verso l’edificio.
Luke continuò a sparare finché non fu sicuro che il cancello fosse chiuso, poi smise. Nella cacofonia stridente delle grida dei “gusci” sollevò lo sguardo sul ragazzo, ormai al sicuro. Sorrise e gli concesse il saluto, poi venne risucchiato dalla marea putrescente.

Joy aveva una coperta sulle spalle e una tazza di caffè bollente tra le dita. Non stava piangendo, non come si piange di solito almeno. Nessun singhiozzo, né sussulto, però le lacrime continuavano a scivolare su guance e mento.
Uno dei dottori gli sorrise. «È stato terribile, me lo immagino. E mi dispiace. Ma ora sei qui, e riusciremo a salvarci: tutti.» Gli si sedette accanto. «Il tenente Gray sapeva quello che stava facendo.»
«Non è di consolazione.»
L’uomo sorrise bonario, poggiò sulle sue mani giunte, la propria e strinse. «Lo so. Appena puoi raggiungimi di là. Iniziamo.»
Joy si pulì il naso, si asciugò gli occhi e si alzò. Si grattò il dorso della destra guardandolo in modo distratto. Sulla pelle intorno alle nocche decine di particelle dure come la pietra viravano verso il grigio.


Polly

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Davide Di Tullio
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Re: Salvate la speranza

Messaggio#2 » mercoledì 24 giugno 2020, 12:37

Ciao Polly

Piacere di rileggerti! Un racconto tecnicamente ineccepibile il tuo. Ammiro soprattutto l´uso sicuro del mostrato. Una scena cinematografica, di grande impatto emotivo. La vicenda mi ha preso. Tutto il racconto fino al climax dello scontro finale é resto in maniera linerare, senza intoppi. L´unico dubbio é il finale. Il ragazzo dovrebbe essere immune, tanto che il dottore lo tranquillizza, eppure sembra evere gli stessi sintomi di chi é stato infettato. é cosi? se fosse cosí non capisco perché il dottore si mostra cosí sicuro di aver trovato la cura. Ho capito male io?

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Polly Russell
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Re: Salvate la speranza

Messaggio#3 » mercoledì 24 giugno 2020, 12:49

Ciao Davide! Eh sì, hai visto bene. È proprio questo il punto, tutti CREDONO che il ragazzo sia immune. Invece, come ipotizzano all’inizio, lui e Luke, il virus sta solo diventando più lento. Ti pare che avrei scritto un racconto con una così sfacciata speranza per l’umanità? XD
Polly

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Davide Di Tullio
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Re: Salvate la speranza

Messaggio#4 » mercoledì 24 giugno 2020, 13:44

Haahhah. Il tuo cinismo mi commuove :-D

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Pretorian
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Re: Salvate la speranza

Messaggio#5 » mercoledì 24 giugno 2020, 14:40

Ciao, Polly.

Insomma, a questo giro siamo andati proprio sul puro stereotipo di genere XDXDXD. C'era davvero tutto quello che ci si potrebbe aspettare da un racconto postapocalittico: mi aspettavo che da un momento all'altro saltasse fuori Rick Grimes con figlio a seguito.
Insomma, non ho molto da dire: dall'inizio, alla scena del sacrificio del militare, fino al finale cinico, abbiamo proprio la summa del racconto postapocalittico. Ecco, come "lavoro da manuale" direi che è perfetto, forse ci manca quel guizzo personale che sei sempre stata in grado di dare ai tuoi racconti. Non un male in sé, soprattutto se consideriamo che questo genere si presta facilmente agli stereotipi.

Alla prossima!

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Polly Russell
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Re: Salvate la speranza

Messaggio#6 » mercoledì 24 giugno 2020, 16:19

XD XD!!! Eh ho capito, non è che sul tema apocalisse si possa essere poco scontati! XD o facevo ken Shiro, o The Walking Dead! XD
Comunque c’è anche un po’ di Twilight, i miei zombi brillano! XD
Polly

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Eugene Fitzherbert
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Re: Salvate la speranza

Messaggio#7 » mercoledì 24 giugno 2020, 16:31

Scusate, sono venuto a fare un salto solo per chiedere una cosa:

PERCHÈ POLLY HA IL RACCONTO VIOLETTO E IO NO?

Ora lo pretendo ULTRAVIOLETTO!

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Polly Russell
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Re: Salvate la speranza

Messaggio#8 » mercoledì 24 giugno 2020, 17:01

XD! devo citare il marchese del Grillo? XD
Polly

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simone.marzola
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Re: Salvate la speranza

Messaggio#9 » venerdì 26 giugno 2020, 15:27

Ciao Polly,

Piacere di leggerti!
Il tuo racconto è davvero cinematografico e descrivi e porti avanti l'azione in modo adrenalinico, anche se la storia affronta tutti i topoi e gli stereotipi del genere. Non trovo comunque sia un male, dato che lo fai con abilità.
Ho anche apprezzato queste creature che descrivi che non sono il solito zombi.

A rileggerti!
Simone

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Polly Russell
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Re: Salvate la speranza

Messaggio#10 » venerdì 26 giugno 2020, 21:05

Grazie!
Polly

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