Opuscolo

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Eugene Fitzherbert
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Opuscolo

Messaggio#1 » domenica 21 giugno 2020, 21:50

Opuscolo
Di Eugene Fitzherbert


«David, sei pronto?» Mi sussurra Freya all’orecchio. Mi abbraccia da dietro e mi regge per la cinta dei pantaloni a un paio di centimetri da terra.
«Pronto? È una delle cose più idiote che si potessero pensare.»
Freya preme l’ago sulla mia gola. «Per questo andrà tutto bene. Più una cosa è folle, più avrà successo. Al tre, apri la porta. Uno…»
Allungo la mano verso la maniglia fredda. Dall’altra parte li sento grattare e mugolare, frasi sconnesse e borbottii inintelligibili.
«…Due…»
Ruoto il pomolo.
«Tre!»
Sento la puntura più dolorosa del mondo e penso...

…Come cazzo sono finito qui?
Avevo appena aperto il mio chiosco dei fiori di fronte al Cimitero Laurense (CimiLau per gli amici) e mi stavo godendo il profumo dolce dei tulipani, l’aroma speziato dei ciclamini e sopra a tutti, gli inevitabili crisantemi, come facevo da quando, dieci anni fa, la nostra Amministrazione l’aveva costruito… sulle macerie fumanti di una chiesa dei Testimoni di Geova. Un po’ mi era dispiaciuto per i testimoni di Geova che ci lasciarono le penne: alla fine si limitavano a suonare ai citofoni, e lasciare opuscoli che nessuno ha mai letto a parte chi li ha scritti.
La costruzione del Cimitero Laurense passò come un’opera di riqualificazione, anche se assomigliava a una piccola guerra di religione. Nonostante il mio ateismo cinico e assorto, seppellire morti cristiani su un terreno dove sono bruciati Testimoni di Geova mi ha sempre lasciato perplesso… ma non tanto da rifiutare il lavoro di fioraio del cimitero. Cazzo, le mie t-shirt e i miei videogiochi costano!
Stavo potando con le forbici alcuni gambi di rose, quando un «Buongiorno, David!» mi fece trasalire.
«Signora Loretta! Buongiorno a lei. Le faccio il solito?»
Loretta passava gran parte del suo tempo nel cimitero a prendersi cura delle tombe di nessuno. Era innocua, e una buona fonte di guadagno.
Mentre le davo i fiori, mi disse: «Bella maglietta!» Indicava la mia t-shirt gialla con Pikachu travestito da Thor che lanciava fulmini da un mini-Mjollnir: adorabile.
La vidi allontanarsi verso l’ingresso del CimiLau, quando una coppia uomo-donna, tutti e due vestiti di nero, le si avvicinò. I tre scambiarono qualche parola e la donna porse un opuscolo alla mia cliente che lo prese. Poi i tre andarono ognuno per la loro strada.
La ragazza tirò fuori dalla borsa un altro opuscolo e gli diede una leccata. Forse i profumi delle margherite e delle rose mi avevano fatto sbarellare il cervello, ma mi sembrò che la lingua della ragazza fosse lunga e nera.
Loretta, a pochi metri dall’ingresso del CimiLau, lasciò cadere il mazzo di fiori e si bloccò. La vidi inarcarsi, l’opuscolo stretto in mano, e poi cadere rigida all’indietro.
«Cazzo!» Uscii fuori dal chiosco mentre Loretta fremeva in preda alle convulsioni.
Allora il mondo smise di essere il posto di merda che conoscevo per diventare un posto di merda pieno di cose assurde: Loretta smise di tremare, e dalla mano che stringeva l’opuscolo uno strano alone scuro iniziò a macchiarle la pelle, risalendo lungo il braccio fino sul collo, alla guancia e alla bocca. Le labbra si schiusero e una lingua nera, lunga almeno una trentina di centimetri guizzò fuori. Dell’opuscolo, era rimasto solo un foglio intonso.
«Che cazzo…» E le parole mi morirono in gola, mentre i vestiti di Loretta si trasformavano in un tailleur nero con la gonna sotto il ginocchio.
«Porca troia…» Dalla sommità del muro di cinta del CimiLau, tizi vestiti di nero con le loro borse di pelle si lasciavano cadere a terra con tonfi polverosi. Una volta in piedi, si dirigevano verso il paese.
Sbirciai oltre il cancello di ingresso e il sospetto che avevo fu confermato dalle tombe rivoltate, le lapidi spaccate, il terriccio e il marmo da tutte le parti: i morti stavano tornando.
Era tutto chiaro: il cimitero costruito sulla chiesa dei TdG, dopo dieci anni di incubazione, risputava il suo carico di morti, votati alla causa di convertire il paese, e forse il mondo intero, al loro credo tramite quei cazzo di opuscoli.
Ritornai verso il chiosco.
Loretta si era rimessa in piedi e, armata del suo foglio di carta maledetto, si dirigeva a passi malfermi verso di me.
Grazie a libri, videogame, cartoni animati, fumetti, fottutissimi giochi da tavolo sugli zombie, sapevo cosa fare. Nel chiosco, presi la forbice, il nastro adesivo e la mazza per lavare a terra, e in un attacco d’arte, creai una specie di lancia dei poveri.
«Mi spiace, signora Loretta.» Con un colpo netto, le piantai le forbici in un occhio. Scalzai la lama e la affondai nuovamente nella fronte, per sicurezza.
Corsi verso la mia Panda: dovevo fermare questi cazzo di Testimoni di Geova Zombie e diventare l’eroe di tutti i tempi.

Imbucai una strada di villette a schiera: c’erano solo due dei maledetti, uno biondo e uno bruno. Perfetto: per fare l’eroe, conveniva iniziare da una situazione facile, no?
I due Zombie di Geova avevano riempito le cassette delle lettere con i loro opuscoli e ora erano in attesa che qualcuno rispondesse al citofono.
«Ehi, stronzi! Non è ora per disturbare le persone!» Nonostante la frase a effetto di merda, si girarono tutti e due verso di me, la lingua nera che spuntava dalle labbra. Il biondo leccò il suo opuscolo.
«Volete la guerra, allora?»
«Salvati, ragazzo! Qui c’è la parola di Dio!» La voce del Biondo era sabbiosa, secca.
«Ma vaffanculo!» E con un urlo affondai la mia lancia nella fronte. La ritrassi dal cranio dello Zombie di Geova, ma il nastro adesivo cedette e rimasi con la mazza in mano (che è una cosa brutta da dire). In quel momento si spalancò la porta della villetta e la voce di Freya urlò: «Chi rompe i coglioni mentre faccio meditazione zen?»

Come mi avrebbe raccontato dopo, Freya stava attraversando un periodo complicato. Essere una donna alta un metro e ottantadue, con il fisico creato da anni di body-building casalingo e prodotti illegali presi online, l’aveva trasformata in un carro armato dalla pelle chiara e lo sguardo incazzato. A tutto questo si aggiungeva il fatto che erano ormai nove mesi che non aveva il ciclo e stava vivendo una sindrome premestruale lunga quasi tre stagioni. Praticava la meditazione zen, sperando di procurarsi delle mestruazioni, immaginando cascate di sangue e geyser rossi, ma finora, l’assenza di risultati l’aveva incattivita sempre di più, al limite della sua sanità mentale, tra disperazione e follia.
Quella mattina in cui ci conoscemmo, era persa in un oceano mentale rosso, ricacciando in profondità la rabbia per essere una quasi femmina. Il suono del campanello e le urla che venivano dal vialetto furono sufficienti a farla precipitare nel baratro.
«Maledetti figli di puttana che fanno casino.» Si precipitò fuori.

«Chi rompe i coglioni mentre faccio meditazione zen?»
Io e il Bruno che aveva ancora il dito sul citofono ci girammo a guardare la donna enorme.
«Che cazzo avete da guardare, pidocchi! Fuori dai coglioni, devo raggiungere la pace!»
I miei occhi furono attirati da altro.
«E tu che cazzo mi guardi, piccoletto. Non hai mai visto una donna in tuta?»
Con i resti della mia lancia indicai il suo inguine.
«Sì, ho una fica, e allora?» Ma poi anche lei lo vide: tra le gambe, un fiore di sangue sbocciava, e se lo avessi guardato ancora un po’, mi sarei diagnosticato qualche malattia psichiatrica.
Freya cominciò a sorridere. «Finalmente!» Infilò la mano nel pantalone e la tirò fuori sporca di sangue.
Il Bruno si avviò verso Freya: «Signora, legga la buona novella!»
Freya non era tipa da buone novelle, e sferrò un ceffone con la mano insanguinata al Bruno.
«Non servono gli schiaffi.» Le dissi, scavalcando il corpo del Biondo. «Bisogna spappolargli il cervello.»
«Ne sei sicuro?»
Mi voltai: Cazzo! Il Biondo si stava rialzando nonostante le forbici nel cervello. Alcune mie certezze vacillarono.
«Convertitevi. Prendete l’opuscolo!» Stava ripentendo il TdG redivivo.
«Se non muoiono con il cervello spappolato, come cazzo li uccidiamo?» dissi.
«Guarda un po’, piccoletto.»
«Sono un metro e sessantacinque, non chiamarmi piccoletto…» Ma mi zittii: il Bruno stava ribollendo da dentro, emanando fumo dalla bocca, mentre la lingua nera formicolava impazzita. Poi di lui rimase solo della cenere appiccicosa e nerastra.
«Quindi gli schiaffi servono, dopo tutto.»
C’era qualcosa che quadrava: non poteva essere stato lo schiaffo, non solo quello almeno. Ripercorsi la scena, mentre il Biondo inforbiciato si avvicinava con il suo fascio di opuscoli. Arrivai alla conclusione: «Non sono gli schiaffi!» Dissi a Freya. «La chiave di tutto è il sangue
«Ma che cazzo dici? È tutto merito dei miei ceffoni.»
«Fidati, è il sangue. Sono Testimoni di Geova Zombie, no? Hanno sempre rotto i coglioni con le loro menate: niente trasfusioni, niente bistecche poco cotte, e ora il sangue è la loro criptonite! Fammi sporcare le mani!»
«Cosa?»
«Dammi un po’ del tuo sangue!»
«Fanculo! Il sangue è mio e me lo gestisco io.» Freya si mise una mano nel pantalone, diede una bella strofinata, si avvicinò al povero Geo-Zombie e lo schiaffeggiò.
Mentre il cadavere si liquefaceva, recuperai le forbici e nella mia Panda Young mi presentai e le dissi tutto. «Dobbiamo salvare il paese, forse il mondo intero: ci serve il tuo sangue.»
«Posso intuire dalla tua maglietta di merda che il genere femminile per te è un grande enigma, ma ti ricordo che non posso sanguinare in eterno. Ci serve una scorta di sangue confezionato.»
«Dovremo sacrificare qualcuno?»
«Che cazzo dici? Andiamo a rubare il sangue delle donazioni, no? Alla Croce Rossa ne hanno un frigo pieno.»
Era precipitata oltre il baratro, e il fatto che fosse appena uscita dalla sindrome premestruale più lunga della storia l’aveva resa accondiscendente, in grado di accettare un’invasione di Testi-zombie di Geova.

La sede della Croce Rossa era un prefabbricato con una sola uscita e portammo nella Panda un arsenale di quaranta di buste di sangue.
«Ci servono delle siringhe, non credi?»
Mentre le cercavamo, un’orda di Zombie-dG pronta a convertirci a suon di opuscoli si accalcò fuori dalla porta tra noi e la Panda.
«Merda. Hai ancora sangue, laggiù?» Chiedo a Freya, indicando il cavallo dei pantaloni.
Lei controlla. «No, il flusso si è fermato.»
«Di già?»
«Avere le mestruazioni non è come aprire un rubinetto che lascia scorrere sangue senza tregua. E poi ho l’utero arrugginito.»
«Là fuori è pieno di Zombie di Geova che sventolano opuscoli!»
Freya guardò fuori da una finestra: «Sono solo pochi metri. Non ci serve molto sangue per scacciarli.» Rivolse verso di me il suo sguardo folle. «Ho un’idea. Ti trasformo in superliquidator sparasangue.»
«Perché proprio io?»
Lei rovistò in un mobile: «Saresti in grado di prendermi in braccio e dirigermi verso gli zombie mentre sputo sangue? No.» Si mise delle garze in tasca. «Tu invece sei piccoletto e posso muoverti come mi pare, un Superliquidator perfetto.» Si girò verso di me, in mano un ago delle dimensioni di una freccia.
«Ora vieni qui.» Mi abbracciò da dietro e mi sollevò afferrandomi per i pantaloni. «Ecco cosa faremo. Ti infilo questo ago nel collo e tu spingi come se dovessi andare in bagno.»
«Perché?»
«Ogni volta che spingi, il sangue spruzzerà fuori dall’ago, come un liquidator.»
«Come cazzo fai a esserne sicura?»
«Hai mai visto i sollevatori di pesi a cui gli zampilla il naso per lo sforzo?»
«Cristo santo!»

Di fronte alla porta, mi chiede se sono pronto, un due e tre, ed eccoci qui.
«E va bene, che cazzo! Facciamolo, è per il bene dell’umanità!»
Apro la porta, proprio quando lei mi infila l’ago più grosso del mondo nel collo. Sento il calore sotto la maglietta e immagino Thor-Pikachu annegare nel mio stesso sangue. Trattengo il respiro e spingo.
«Sì, cazzo, spruzza!» La voce invasata di Freya mi trapana le orecchie.
Schizzi del mio stesso sangue viaggiano verso gli Zombie di Geova, liberando la strada fino alla agognata Panda. A pochi metri alla nostra salvezza, le forze mi vengono meno. Sento come una carezza leggera sulla guancia e sul collo bucato e poi un formicolio mi percorre il volto. Mi sembra di scivolare giù, mi sento morire, ma sicuramente Freya mi salverà. Lei ha ideato questo piano, non può lasciarmi andare…

E poi, se state leggendo qui, è ovvio che io sia vivo, no?
Ho perso i sensi solo per un momento. Ho sentito da lontano il rumore asfittico del motore della mia auto che si avviava e ho aperto gli occhi, in tempo per vedere Freya, strizzata dietro il volante, che faceva rombare la macchina lontano.
Mi sono portato la mano al collo dove avevo l’ago e ho trovato un foglio di carta intonso appiccicato alla mia pelle.
Eh sì, amico lettore, hai capito tutto, ormai…
E se sei arrivato fin qui, allora mi sa proprio che adesso siamo uguali, io e te.
Oh, sì, ora hai realizzato cosa sta succedendo. E non ha importanza se stai gettando via questo opuscolo che ti è capitato tra le mani: presto ti accascerai in preda alle convulsioni, e poi ti ritroverai vestito di nero, proprio come me adesso, in bocca un sapore di inchiostro e una borsa piena di opuscoli accanto a te.
E su quegli opuscoli ci scriverai la tua storia.
Anche perché nessuno legge gli opuscoli, a parte chi li ha scritti!
Benvenuto tra i GeovaZombie.



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Andrea Partiti
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Re: Opuscolo

Messaggio#2 » lunedì 22 giugno 2020, 16:05

1. Cosa accidenti ho appena letto?
2. Splendido.

E' tutto così macabro e delirante ma in equilibrio perfetto per farsi leggere dall'inizio alla fine senza distrarmi mai.
Sono ancora stupito da come sei riuscito a giustificare quella scena davvero improbabile di apertura con la siringa piantata nel collo per portarmi alla scena finale. Ammetto che l'avrei resa più soft e che prima di accettare un ago nel collo il tuo protagonista (che ovviamente sei tu, che 9/10 possiedi quella maglietta) avrebbe proposto altri modi di estrarre del sangue per cavarsi d'impaccio.

Apprezzo particolarmente il lavoro sui personaggi, perché vai a toccare tutte le corde giuste per dargli spessore e personalità ed evocare dei tipi umani molto specifici con cui tutti abbiamo esperienza. La creazione di gruppi con personalità che stridono in previsione di un'apocalisse è un classico che raramente delude.

Non mi piace molto il finale, non mi sembra che funzioni a dovere e non rende giustizia al racconto. Preferirei di gran lunga un finale aperto, un riunirsi verso un luogo sicuro, un'azione governativa incisiva che a sorpresa stronca l'apocalisse zombie (col tema non si poteva magari, ma di straforo sì), trovare una resistenza di persone che ha trovato altre debolezze usando i cento altri divieti del TdG. Mi sembra un'ambientazione-parodia con grandissime possibilità.

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Andrea Lauro
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Re: Opuscolo

Messaggio#3 » lunedì 22 giugno 2020, 19:34

Divertentissimo.
Scorre che è un piacere, ero lì a leggere e ogni tanto un "..pppffff....ahahAHAH!" partiva così, di botto, così che in casa mi han chiesto che cazzo c'avevo.
Nessun appunto da fare, il genere demenziale viene rispettato dall'inizio alla fine e i tempi comici pure.
Insomma, magari non il testo che darei da leggere in famiglia, ma ottima prova.
A presto!
andrea

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Polly Russell
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Re: Opuscolo

Messaggio#4 » lunedì 22 giugno 2020, 19:46

Ahhh, che esaurito!! XD
Davvero una buona prova, mentre mi figuravo il superliquidator umano sparasangue stavo per sentirmi male! Un ago piantato in gola che spruzza “a sforzo” potevi pensarlo solo tu! È la cosa davvero figa è che torna tutto, che riesci a dargli un senso!
Unici due nei, ti sei allungato troppo all’inizio, non perché non mi interessino gli interessi del protagonista, ma se sei a corto di battute, sul perché lui faccia il fioraio si può soprassedere. E sul finale che non è chiarissimo di getto. Ci devo riflettere un istante per capire che stiamo leggendo l’opuscolo e ormai è tardi. Di certo troverai una soluzione maggiormente comprensibile. Anche perché l’idea di essere tutti destinati al completo nero e si capelli ordinatamente raccolto, mi piace come fine.
Polly

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Eugene Fitzherbert
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Re: Opuscolo

Messaggio#5 » lunedì 22 giugno 2020, 20:08

Risposta in sequenza:

Per tutti, grazie per esservi divertiti con il racconto. È stato una giostra anche per me che l'ho scritto.

Per Andrea P:
Il finale è discutibile, e sicuramente è da limare e sistemare come tutto il resto d'altronde. L'ho scelto solo perché mi divretiva l'idea di un racconto in prima persone dove il protagonista muore. Niente di nuovo, lo so, ma mi ero innamorato dell'idea.
Per inciso: HO DAVVERO LA MAGLIETTA DI PIKA-THOR!, solo che è blu e non gialla...

Per Andrea L:
Se hai riso, ho raggiunto una buona parte del mio scopo. E ti ringrazio per i complimenti.

Per Polly:
Dovevo stralciare ancora migliaia di caratteri, ma avevo il turno di notte e non ho potuto completare la revisione come avrei voluto. Se verrò punito ulteriormente, oltre al malus, sarà cosa giusta.
Il finale è da limare, come ho scritto sopra, ma rende l'idea della apocalisse incipiente, visto che il racconto stesso che verrà letto da miliardi di miliardi di persone è la fonte della trasformazione in Geo-Zombie! :D

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wladimiro.borchi
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Re: Opuscolo

Messaggio#6 » giovedì 25 giugno 2020, 13:19

Caro Eugene,
trini la supercazzora bitumata, con scappellamento a sinistra. Eh, sì, tua colpa, tua massima colpa! Posterdati, trini, anche un pochino antani, con la sbiribuda. Senza contare che la supercazzora brematurata ha perso i contatti da un sacco di tempo con la tarapia tapioca.
Allaccia scarpa, scarpa allaccia, albergo.
Tutto questo per arrivare a trecento caratteri.
Segue la valutazione.
SEMPLICEMENTE STUPENDO!
W

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Eugene Fitzherbert
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Re: Opuscolo

Messaggio#7 » giovedì 25 giugno 2020, 14:54

wladimiro.borchi ha scritto:Caro Eugene,
trini la supercazzora bitumata, con scappellamento a sinistra. Eh, sì, tua colpa, tua massima colpa! Posterdati, trini, anche un pochino antani, con la sbiribuda. Senza contare che la supercazzora brematurata ha perso i contatti da un sacco di tempo con la tarapia tapioca.
Allaccia scarpa, scarpa allaccia, albergo.
Tutto questo per arrivare a trecento caratteri.
Segue la valutazione.
SEMPLICEMENTE STUPENDO!
W


Best commento Ever!
To devo un paio di birre!

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