Una giornata da miliziano

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Davide Di Tullio
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Una giornata da miliziano

Messaggio#1 » lunedì 22 giugno 2020, 0:00

La terra fuma sullo sfondo di un cielo di fuoco. Alla Missione, Padre Holland dice che tutto quello che resta di Baringa assomiglia all'inferno.
«Dobbiamo piantare il caucciù», gli dico, «se no Re Leopoldo è scontento».
Padre Holland annuisce, ma non mi sembra felice del nostro lavoro.
«Siamo la Force Pubblique ed è nostro dovere portare ordine, là dove regna il caos».
Padre Holland sa che questa è la parola di Dio, la stessa che ci hanno insegnato nella sua Missione, strappandoci dalla miseria della foresta in cui vivevamo. Il padrone ce lo ripete a ogni occasione, e io mi fido di lui.

Accarezzo il fucile e lo stringo al petto. Con un fucile tra le mani il padrone mi rispetta.
Lui indossa sempre abiti puliti, anche quando piove per giorni e i villaggi si riempiono di fango. Il padrone arriva di sorpresa e ci ricorda i nostri doveri. Ci guarda con i grandi occhi verdi e ci sprona. “Siete la Force Publique”, dice, “siete addestrati per portare a termine le vostre missioni, a qualsiasi prezzo”.

Zio Asante è corso a chiamarmi alla baracca. È entrato e ha battuto le mani due volte, infilando nei pantaloni la camicia sporca di fango. È il segno che il padrone è arrivato al villaggio. La pesa del caucciù deve essere andata male. Zio Asante ha il volto scavato dalla fatica e volge spesso lo sguardo altrove, come se sentisse una voce misteriosa chiamare il suo nome.
«Dobbiamo procurarci i colli», esclamo.
Zio Asante ha gli occhi gialli e venati di sangue. Sembra uno di quei demoni che popolano le rive del fiume Congo. Sfodera il machete e resta a fissare la lama, come se si aspettasse delle risposte.
«Abbiamo poco tempo», gli dico, «Quanti colli dobbiamo portare per compensare l' ammanco del caucciù?”
Zio Asante apre la bocca e mugugna; poi solleva i palmi e li scuote in avanti.
“Venti colli sono davvero troppi. Il padrone sarà molto scontento e non ci darà il congedo”
Lui sa bene di cosa parlo. Quando il padrone si infuria non puoi mai sapere cosa ti aspetta. Zio Asante ci ha rimesso la lingua.
«I nostri contadini e i loro figli sono molto pigri, ma se li puniamo ancora, avremo sempre meno caucciù».
Zio Asante sbarra gli occhi e batte il dorso del machete sul petto. Io imbraccio il mio fucile e glielo punto alla tempia. Zio Asante solleva il machete in segno di resa e abbassa gli occhi a terra. Anche lui mi rispetta, lo so. È solo un po' nervoso.
«Andiamo a Baringa gli sussurro “ci procuriamo lì i venti colli”.
Zio Asante scuote le braccia davanti al viso.
“Il villaggio è stato evacuato, ma nella foresta troveremo ancora molto mercanzia”, e gli poso una mano sulla spalla ossuta. Lui sbarra gli occhi come se la Vergine Maria lo avesse illuminato, poi si passa la lingua sulle labbra screpolate.
Ho convinto Zio Asante, penso. Faccio un cenno con la testa. Lui si volta e guarda il cielo nero della notte. Il momento è propizio. Usciamo dalla baracca e ci inoltriamo nella foresta. Che Dio ci accompagni.

All'adunata sono arrivati i capi dei villaggi vicini. Il padrone ama fare le cose in grande. Il funzionario bianco si è già messo a lavoro. Svuota il contenuto delle ceste su un telo di canapa e conta con un bastone i colli: un, deux, trois... Alla fine della conta, scuote una campanella. Il numero dei colli è regolare. L' ufficiale della Force Publique ha fatto il suo dovere. Quel ufficiale sono io. Ancora due mese di milizia e poi mi daranno il congedo permanente. Faccio un passo e accenno a un inchino verso il padrone, che mi punta il bastone in segno di assenso.
Ancora una giornata positiva, ancora un buona raccolta. Dovrei esserne felice. Guardo il telo di canapa ricolmo. Penso al funzionario che ha trascritto sul suo registro la parola “colli”, poi riguardo il telo e finalmente riconosco le mani di uomini, donne e bambini che ho aggredito la notte scorsa. Non conoscevo nessuno di loro, ma da loro ho preteso una mano. Quanto basta per colmare l'ammanco della caucciù, una cosa che il Re Leopoldo proprio non tollera. Da queste parti i contadini sono davvero troppo pigri, ma non vorrei mai che anche il mio villaggio si trasformasse in un inferno.



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alberto.tivoli
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Re: Una giornata da miliziano

Messaggio#2 » lunedì 22 giugno 2020, 16:45

Ciao, Davide.
Di seguito il mio commento.

Il racconto narra di un’apocalisse avvenuta realmente: la fondazione e la brutale amministrazione dello Stato Libero del Congo, da parte di Leopoldo II del Belgio, nel diciannovesimo secolo.

La storia viene narrata dal protagonista, un ufficiale della Force Publique. Sfruttando il suo punto di vista, quindi per mezzo delle sue azioni, delle battute di dialogo con un paio di comprimari e dei suoi pensieri, l’autore del racconto ci fa vivere il mondo e il tempo della storia.

Ben dosate le informazioni per comprendere il contesto all’interno dell’azione.

Il protagonista è caratterizzato efficacemente e il confronto con lo zio risulta una messa in scena particolarmente indovinata, per farci capire la sua natura violenta ed egoista.

Colpo di scena forte che chiude degnamente il racconto.

In sintesi: un racconto ben scritto sia dal punto di vista tecnico che emozionale.

Segnalo un refuso: “mese” invece di “mesi”.

Qualcosa da riverificare nella punteggiatura dei dialoghi.

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Luca Nesler
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Re: Una giornata da miliziano

Messaggio#3 » lunedì 22 giugno 2020, 18:16

Ciao Davide. Non conosco l'ambientazione e la collocazione temporale che hai scelto e questo mina la mia comprensione del testo. Principalmente è colpa tua (hahaha), ma è vero che dimostri di conoscere quello di cui parli (almeno ai miei occhi ignoranti) e questo ha un effetto di realismo.
Scegliere una cosa tanto particolare con caratteri tanto ridotti è rischioso, specie se cerchi di evitare il tell, perché devi scegliere dettagli e costruire scene che diano riferimenti chiari. Il rischio è quello di non riuscire a inquadrare bene alcuni la situazione di sospendere il lettore fino a momenti più avanzati del racconto o, perfino, fino alla fine.
Finito il testo ho capito la situazione ma non mi è del tutto chiara la vicenda. Inoltre ci sono diversi dettagli secondari che non mi sono ancora chiari (chi è il padrone, cosa sono i colli, quale ruolo ha di preciso la Force Pubblique).
Se ho capito, il tema dell'apocalisse è declinato come la distruzione completa di un villaggio e quindi una "fine del mondo" decisamente frequente in una terra martoriata da povertà e violenza. Sicuramente originale.
Tecnicamente hai usato ottimi dettagli e immagini evocative da cui si colgono le caratteristiche psicologiche del protagonista, ma hai anche pasticciato un po', e l'effetto è un po' straniante. Provo a riportarti delle parti per spiegarti che cosa intendo.

"Alla Missione, Padre Holland dice che tutto quello che resta di Baringa assomiglia all'inferno.
«Dobbiamo piantare il caucciù», gli dico (quindi qui è in presenza di Padre Holland, questo fa pensare che quel "dice che tutto..." sia dialogo indiretto e la discordanza tra la scelta dell'indiretto e il diretto è straniante).

"Lui indossa sempre abiti puliti, anche quando piove per giorni e i villaggi si riempiono di fango. (Qui abbiamo il protagonista che pensa al padrone perché ha collegato il fucile al padrone. Va bene) Il padrone arriva di sorpresa e ci ricorda i nostri doveri (da qui fino alla fine del paragrafo, invece, non sembra un pensiero, ma una spiegazione della consuetudine che stride un po' con l'interiorità del protagonista. Forse era maglio riportare un ricordo preciso). Ci guarda con i grandi occhi verdi e ci sprona. “Siete la Force Publique”, dice, “siete addestrati per portare a termine le vostre missioni, a qualsiasi prezzo”.

Zio Asante è corso a chiamarmi alla baracca. È entrato e ha battuto le mani due volte, infilando nei pantaloni la camicia sporca di fango. (per quanto i dettagli inquadrino perfettamente la situazione, il passato prossimo è straniante. Perché il protagonista comincia a rilevare le cose dal suo PDV con un ricordo tanto recente? Sarebbe stato più efficace cominciare subito col presente e mostrare cosa succede via via che tutto accade) È il segno che il padrone è arrivato al villaggio. La pesa del caucciù deve essere andata male. Zio Asante ha il volto scavato dalla fatica... (e da qui c'è il presente che funziona perfettamente)

"Zio Asante sbarra gli occhi e batte il dorso del machete sul petto. Io imbraccio il mio fucile e glielo punto alla tempia."
Questa dinamica non l'ho compresa bene. Intendo le motivazioni dei due.

"Usciamo dalla baracca e ci inoltriamo nella foresta"
Veniale, ok, ma questo è tell.

"All'adunata sono arrivati i capi dei villaggi vicini."
Cominci di nuovo con il passato prossimo e di nuovo è straniante.

Sul finale ci racconti che lui ha riempito un "collo" di mani? Nel senso parti amputate? E questo va bene? Cioè, il suo padrone lo ritiene valido quanto il caucciù? O forse ho capito male io?

Infine non ho ben collegato l'inizio con la fine. C'è un salto temporale?
Insomma, tecnicamente hai pasticciato coi passati prossimi e non è tutto chiarissimo, ma altrimenti sarebbe di buon livello.

Alla prossima!

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Dario17
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Re: Una giornata da miliziano

Messaggio#4 » mercoledì 24 giugno 2020, 13:56

A differenza degli altri tre racconti del gruppo, questo affronta il tema richiesto in maniera trasversale e molto, molto particolare.
Andando fuori tema, però.
Premetto che non avevo per niente un quadro della reale ambientazione del racconto nemmeno dopo la terza lettura, ho afferrato il contesto quasi per sbaglio quando con la coda dell'occhio ho letto la prima riga del commento di Alberto che me l'ha sintetizzata in due righe: Fondazione dello Stato Libero del Congo.
Dov'è l'apocalisse? Comprendo bene che per chi l'abbia assaggiato sulla pelle un simile evento abbia avuto tinte devastanti ma, alla luce dell'incipit del contest, questo evento non rientra nel tema apocalittico che per definizione stessa è qualcosa di globale (se non galattico o universale).
È un'interpretazione del tema molto forzata.
Come diretta conseguenza della scelta di ambientazione mi sono quindi trovato a cercare elementi apocalittici in una storia che non ne aveva, lasciandomi deluso come lettore e con in testa parecchio disorientamento.

La prosa è messa giù discretamente e con buon ritmo di dialoghi, pensieri interni e descrizione, un paio di passi fanno eccezione dove vi sono frasi troppo brevi che sincopano la lettura senza essercene bisogno:
"Ho convinto Zio Asante, penso. Faccio un cenno con la testa. Lui si volta e guarda il cielo nero della notte. Il momento è propizio. Usciamo dalla baracca e ci inoltriamo nella foresta. Che Dio ci accompagni."
Un po' faragginosi sono gli aspetti relativi allo stesso Zio Asante che non avendo la lingua non può parlare e che quindi va interpretato nella gestualità, comunque tutto sommato ben mostrata.
A fine lettura, esaurito il colpo di scena (che nell'ingoranza dell'argomento avevo quasi subodorato pensando che i "colli" fossero effettivamente intesi letteralmente come talie quindi di teste mozzate) mi rimangono aperte troppe domande:
Chi è il padrone? Chi è Padre Holland? La Force Pubblique è un male necessario o soltanto una scusa per affliggere la popolazione? Anche quì senza la dovuta conoscenza si annaspa un po'.
In conclusione mi ritrovo un testo scritto più che dignitosamente al netto di qualche tempo verbale ballerino, il migliore dei quattro in gara oserei dire, ma dipanato fortemente fuori dal tema richiesto e quindi non pienamente positivo.

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el_tom
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Re: Una giornata da miliziano

Messaggio#5 » giovedì 25 giugno 2020, 23:44

Ciao Davide, dobbiamo smetterla di vederci così! 
Un’interpretazione dell’apocalisse in senso lato, per ognuno può essere qualcosa di diverso.
Per certi versi ho fatto fatica a seguire il tuo racconto, l’ambientazione l’ho colta dopo un bel po' e con essa sono riuscito a decifrare alcune informazione che fino ad un attimo prima mi risultavano misteriose, dal modo in cui si esprimeva chi parlava agli “oggetti di scena”. Una volta decifrato il dove e presumendo il quando, non conoscevo la storia del Congo, tutto è tornato mettendo le cose nella giusta prospettiva.
Un lavoro interessante per il tipo di costruzione e l’utilizzo del linguaggio.
La frase più pericolosa in assoluto è: Abbiamo sempre fatto così.

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Davide Di Tullio
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Re: Una giornata da miliziano

Messaggio#6 » venerdì 26 giugno 2020, 12:12

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Grazie a tutti per le critiche e per gli apprezzamenti. Il racconto viene concepito e steso in tre ore secche (compresa la ricerca storica) e si vede. Mi sento di condividere le critiche relative alla difficoltá di visualizzazione dell´ambientazione e all´identitá dei pesonaggi. Avessi avuto piú tempo, avrei certamente sviluppato meglio l´incipit.
Non mi sento invece di condividere l´idea che il tema sia fuori traccia. Mi pare di capire che fosse data libertá di intepretazione e che non ci fosse nessun riferimento alla dimensione del tema "apocalisse" (mondiale o universale). Prevedendo una produzione abnorme di apocalissi zombie e/o virus di qualche natura, ho virato su un tema storico che mi sta particormente a cuore. Ho interpretato il tema in senso simbolico. Non é certo una novita. Il cinema ha declinato abbondantemente il tema (Si veda il caplavoro di Oliver Stone "Apocalpyse now" che tratta il tema della guerra in Vietnam) o i frequenti predicati "apocalittici" riferiti ai disatri naturali e umanitari a cui sempre piú spesso siamo costretti ad assistere. Quello che é successo in Congo é stata una vera apocalisse, dove la furia del regime di Leopoldo si é abbattuta sulla popolazione locale "colpevole" di non raccogliere abbastanza caucciú.

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Dario17
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Re: Una giornata da miliziano

Messaggio#7 » venerdì 26 giugno 2020, 13:41

Non metto in dubbio che il contest prevedeva una certa libertà d'interpretazione, è stato ribatuto in più post.
Tuttavia il termine "apocalisse" oggi ha in sè un concetto narrativo molto specifico, ovvero quel sottogenere della fantascienza in cui uno o più eventi distruttivi influisce su scala planetaria. Non a caso gli autori avevano messo come incipiti "andrà tutto bene un cazzo...", chiara citazione allo slogan odierno in risposta ad una pandemia che ha toccato la vita di milioni di persone.
Il tuo tentativo di ricercare originalità rispetto ai soliti temi è da elogiare ovviamente, ma sulla base del significato genuino e non intepretativo di "apocalisse" ho sentito di valutare il tuo racconto fuori tema.
Interpretando col tuo stesso metro di giudizio, potrei definire apocalittico un racconto su di un piccolo meteorite che sfascia SOLAMENTE casa mia. Ovvio che dal mio punto di vista sarebbe un'apocalisse, per più motivi e anche molto seri, ma per il resto degli esseri umani sul pianeta la cosa cambierebbe poco/niente e quindi non è valutabile come "disastro globale".

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