Gruppo Carestia

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Spartaco
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Gruppo Carestia

Messaggio#1 » lunedì 22 giugno 2020, 10:12

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Questo è il gruppo Carestia de La (Mini) Sfida Apocalittica.

I concorrenti di questo gruppo dovranno leggere, commentare e classificare i racconti del gruppo Guerra e saranno giudicati da i concorrenti del gruppo Pestilenza.

Il migliore di questo gruppo andrà in finale.


Vediamo i racconti ammessi:

La Vasca, di Cristiano Saccoccia consegnato il 19/06 alle 21.49
L'ultima sigaretta, di Simone.Marzola consegnato il 20/06 alle 15:25
L'Età dell'Oro, di Agostino Langellotti consegnato il 21/06 alle 16:24
Una giornata da miliziano, Di Davide di Tullio consegnato il 22/06 alle 00:00

Avete tempo fino alle 23.59 di domenica 28 giugno per commentare i racconti del gruppo Guerra.
Chi non postasse anche solo un commento verrà squalificato.
Chi non postasse la classifica verrà squalificato
Le vostre classifiche corredate dai commenti andranno postate direttamente sul loro gruppo. Vi avverto che saremo fiscali e non accetteremo classifiche postate anche solo alle 00.00 a meno che problemi improvvisi vi ostacolino all'ultimo, ma in quel caso gradiamo essere avvertiti, sapete come trovare i moderatori. Vi ricordiamo che le vostre classifiche dovranno essere complete dal primo all'ultimo.

I racconti non possono essere più modificati. Se avete dubbi su come compilare le classifiche, rivolgetevi a Spartaco.
Potete commentare i vari racconti nei singoli thread per discutere con gli autori, ma la classifica corredata dai commenti deve obbligatoriamente essere postata nel gruppo .
Altra nota importante: evitate di rispondere qui ai commenti ai vostri lavori, ma fatelo esclusivamente sui vostri thread.

BUONA SFIDA A TUTTI!



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alberto.tivoli
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Re: Gruppo Carestia

Messaggio#2 » lunedì 22 giugno 2020, 16:48

Ciao a tutti.
Di seguito la mia classifica e i commenti ai racconti.


--- CLASSIFICA ---

1. Una giornata da miliziano, di Davide di Tullio
2. L'ultima sigaretta, di Simone Marzola
3. L'Età dell'Oro, di Agostino Langellotti
4. La Vasca, di Cristiano Saccoccia


--- COMMENTI ---

La Vasca, di Cristiano Saccoccia.

Il racconto è scritto con uno stile evocativo che ho apprezzato. Però, se da un lato la prosa fa uso di immagini potenti, dall’altro, in alcuni passaggi, la miscela di ingredienti è troppo ricca, con il risultato che l’insieme non è sempre chiaro e la lettura risulta pesante, più che meditata. Cito, per esempio, “Il sole è slabbrato, vomita quasar in creste infuocate. Fotoni neri, pulviscoli radioattivi.”; in questo caso non capisco se si voglia alludere a un imminente big bang o alla fine di un particolare universo, o a entrambi gli eventi. Per contro, i tre paragrafi dell’incipit li ho trovati particolarmente efficaci.
Inoltre, la parte centrale, con lo scambio di battute tra il padre e la madre, ridimensiona lo stile bruscamente, calando il lettore in una dimensione quotidiana che stride con la dimensione cosmica (e divina?) che la precede e che la segue subito dopo.
Ho interpretato questo racconto, che sfrutta appena un quarto delle battute disponibili, come un mito: la ciclica distruzione e ricostruzione del mondo. Manca, però, quell’elemento che poteva minarne l’inesorabilità e che avrebbe reso il racconto più avvincente, o elementi che potevano renderlo più esotico: come altre divinità e magari un conflitto tra un creatore e un distruttore, ecc… A tal proposito, probabilmente, non ho compreso il ruolo dei “vicini di casa”.
In sintesi: la narrazione di un mito che dovrebbe trasformarsi più in “racconto”.
Una curiosità: la casa sull’abisso è forse un riferimento all’omonimo romanzo di Hodgson?
Segnalo un refuso: “ribolla” invece di “ribolle”.
Aggiungo anche che potrebbe essere preferibile “Fin dove forza lo sguardo, il bambino ammira…” invece di “Dove forza lo sguardo…”.


L'ultima sigaretta, di Simone Marzola.

Il racconto è scritto in uno stile che veicola la storia in modo chiaro ed efficace.
L’inizio è appesantito dal passaggio delle informazioni che spiegano l’origine e il tipo di apocalisse che ha sconvolto il mondo. Probabilmente sarebbe stato meglio disseminare i retroscena nel corso della storia, più che concentrarli in un unico monologo del narratore. Invece, da quando la coppia protagonista parte per la loro caccia, la storia viene narrata con un buon ritmo fino al colpo di scena conclusivo, che ho trovato efficace e rivelato al momento giusto.
Dei due personaggi, ho trovato Franco ben caratterizzato, decisamente predominante rispetto al compagno, che poi è il narratore della storia. L’accenno alla natura di quest’ultimo (a circa un terzo dell’opera) è un po’ troppo vago e lascia il dubbio su come sia effettivamente questo personaggio. Visto il colpo di scena e le successive dichiarazioni del narratore, chiarificatrici della natura del soggetto e delle sue motivazioni, penso non sia necessario mantenere l’accenno vago di cui ho scritto prima.
I “fungati” del racconto mi hanno fatto ricordare gli infetti del videogioco The Last of Us, ma non inficiano sulla personalizzazione dello scenario apocalittico dell’autore, che sfrutta anche un virus (Covid?) e sconvolgimenti climatici.
In sintesi: un buon racconto, soprattutto nel finale, ma affetto da un po’ di infodump in apertura.
Segnalo un refuso: “zombi” invece di “zombie” (e visto chi sono i boss, questo è gravissimo! :-) ).


L'Età dell'Oro, di Agostino Langellotti.

Il racconto è ben scritto e fa immergere il lettore in un’apocalisse mitica, che emerge, avvincendo, dai dialoghi e dalle azioni dei personaggi.
La storia ci presenta un protagonista e un alleato stereotipati (non da prendere in senso negativo, ma nel senso di modelli immediatamente riconoscibili), la presidente e il generale, affiancati da un’antagonista originale, la megera della Foresta Nera. Questo trio svolge bene il compito di guidarci verso il colpo di scena finale che, sebbene non sia così sorprendente, chiude efficacemente il racconto.
Il problema che individuo nella caratterizzazione dei personaggi principali, la presidente e la megera, è che le due sono assolutamente sicure delle rispettive posizioni e del loro potere; il confronto è dunque poco drammatico, non è combattuto. L’effetto sul lettore è che la storia sia stata già decisa sin da prima della prima parola dell’incipit. Probabilmente questo influisce anche sulla forza percepita del colpo di scena finale.
Intensa ed emozionante la parte centrale, ovvero gli attacchi in corso ai danni dell’umanità.
In sintesi: un racconto tecnicamente ben scritto ma che avrebbe dovuto sfruttare di più i potenziali conflitti del protagonista e dell’antagonista.
Segnalo un paio di refusi: “tempo” invece di “tempio”; “Si…” invece di “Sì…”.
In generale riverificherei la punteggiatura nei dialoghi.


Una giornata da miliziano, Di Davide di Tullio.

Il racconto narra di un’apocalisse avvenuta realmente: la fondazione e la brutale amministrazione dello Stato Libero del Congo, da parte di Leopoldo II del Belgio, nel diciannovesimo secolo.
La storia viene narrata dal protagonista, un ufficiale della Force Publique. Sfruttando il suo punto di vista, quindi per mezzo delle sue azioni, delle battute di dialogo con un paio di comprimari e dei suoi pensieri, l’autore del racconto ci fa vivere il mondo e il tempo della storia.
Ben dosate le informazioni per comprendere il contesto all’interno dell’azione.
Il protagonista è caratterizzato efficacemente e il confronto con lo zio risulta una messa in scena particolarmente indovinata, per farci capire la sua natura violenta ed egoista.
Colpo di scena forte che chiude degnamente il racconto.
In sintesi: un racconto ben scritto sia dal punto di vista tecnico che emozionale.
Segnalo un refuso: “mese” invece di “mesi”.
Qualcosa da riverificare nella punteggiatura dei dialoghi.

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Luca Nesler
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Re: Gruppo Carestia

Messaggio#3 » lunedì 22 giugno 2020, 18:21

Ciao a tutti! Posto tutto subito in vista del lavoro da fare dopo MC di stasera.
Piazzo ultimo Cristiano perché il racconto proprio non l'ho capito e, dal mio punto di vista, un racconto che non racconta ha fallito più di uno che racconta male.

CLASSIFICA
1- Una giornata da miliziano
2- L'Età dell'Oro
3- L'ultima sigaretta
4- La Vasca

COMMENTI

Una giornata da miliziano
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L'ultima sigaretta
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La Vasca
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Dario17
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Re: Gruppo Carestia

Messaggio#4 » mercoledì 24 giugno 2020, 14:04

CLASSIFICA

    1. L'ultima sigaretta
    2. L'età dell'Oro
    3. Una giornata da miliziano
    4. La Vasca

LA VASCA

Questo tipo di prosa, dai confini molto labili con la poesia, è senza dubbio ambiziosa.
Troppo ambiziosa.
Non è certo un racconto ma una sequenza di immagini evocative che però più di una volta tendono a ripetersi, perdersi in sè stesse o addirittura divenire veri e propri deliri.
C'è una simbologia forte, delle descrizioni evocative tipiche dei testi mitologici-cosmologici o dell'Apocalisse evangelica, ma alla fine della lettura ti rimangono più domande che risposte ed il senso di stupore davanti all'ennesima tempesta o deformità si annacqua troppo facilmente.
È veramente complicatissimo tirar fuori qualcosa di buono da queste scelte stilistiche, sono dell'idea di lasciare certe cose a quei pochi mortali in giro per il pianeta (molti sono ahimè morti da tempo tipo Tolkien e Lovecraft) capaci di darle un senso compiuto ed abbastanza talentuosi da non perdersi nei meandri di aggettivi eccessivamente solenni e pomposi.
Il tema suggeriva qualcosa più terra terra, a mio avviso.
Occhio anche alla terminologia: il verbo "Traslare" indica uno spostamento fisico nudo e crudo, usarlo per un cambio di colore non rende.
Non mi ha convinto, il testo andrebbe "normalizzato" parecchio, magari approfittando dei molti caratteri avanzati.


L'ULTIMA SIGARETTA

L'ambientazione apocalittica che hai scelto combacia perfettamente con le richieste del tema. La scelta dei funghi come causa scatenante del disastro ricorda molto il videogioco The Last of Us, ne attingi a piene mani (magari ne ignori l'esistenza e hai creato tutta l'ambientazione da zero generando di fatto una coincidenza mostruosa, nel caso chapeaù...) per quanto riguarda il tipo di vita sociale fatta principalmente di scorrerie, furti e bastardate varie.
Hai scelto la prima persona ed il narratore/protagonista ci mette del suo spesso e volentieri, commentando ogni volta che può dando l'idea più di un diario/intervista.
"Mi sono sempre considerato un moderato, voglio precisarlo, comunque"
"Vi lascio immaginare cosa ho fatto io..."
"Magari un giorno vi dirò come io e Franco..."
"Una storia divertente, da un certo punto di vista"
È una scelta lecita, ma per mio gusto personale trovo un po' fastidioso il narratore che interviene spesso con commenti e giudizi personali, preferisco sempre che la narrativa mi lasci immergere senza troppi suggerimenti o frasette.
Ed eccoci all'intoppo principale del racconto:
La prima parte è TROPPO raccontata e PER NULLA mostrata. È un riassunto delle "puntate precedenti" troppo prolisso e che mi hanno ostacolato la lettura, senza contare che più di un elemento ricalca il tipico clichè da post-apocalisse e quindi non mi da nessun senso di stupore e nemmeno mi faccia venir voglia di saperne di più su quel mondo.
Ci sono le bande violente? Ok, ma poi i protagonisti non incontrano nessun membro.
Ci sono le sette suicide? Ok, ma poi i protagonisti non incontrano nessun membro.
Per aumentare l'immersività avresti potuto mostrare da lontano o da vicino qualcuno di loro, vivo o morto, permettendo al lettore di immergersi meglio; avrebbero funzionato meglio delle 7/8 righe con cui mi descrivi la loro auto e di quale manutenzione necessita, tanto per fare un esempio.
Nella seconda parte le cose vanno meglio: c'è azione, un colpo di scena ed un finale coerente che si riallaccia all'inizio.
Però vanno riviste un po' di cosucce:
- l'effettiva struttura delle tute (gli scafandri permettono di vedere le espressioni facciali ma avevi detto che si appannano facilmente dando quindi poca visibilità. Sono bardati di tutto punto tanto da avere bisogno di ossigeno però il narratore/protagonista lo sente cantare a squarciagola? )

- il bipolarismo del protagonista (Si discosta con lucidità dalla scelta della violenza e si considera un moderato ma poi ammazza a sangue freddo un compagno. Con personaggi del genere va fatto un lavoro di fino per renderli credibili e non disegnarli come un super-villain perfetto sia nella pazzia che nella lucidità stile Joker. Non si capisce molto bene se volesse accopparlo da parecchio tempo oppure sia stato un raptus del momento causa insofferenza.)

Non male come prova, poteva essere di gran lunga migliore però.


L'ETA' DELL'ORO

L'Apocalisse come arma divina/naturale per una depurazione totale a spese dell'uomo è un grande classico piuttosto usurato ma è indubbiamente in linea con le pretese del contest, tuttavia per dare più colore al racconto sarebbe stata necessaria una sferzata di originalità in più, sopratutto per quanto riguarda la parte della vecchia sacerdotessa/profetessa.
Un unico individuo che accentra in sè causa e relativa spiegazione è una scelta un po' troppo comoda e facile.
I canonici Titani sciorinati tramite un video (rivolto più a noi lettori, non vi è motivo di farli vedere alla vecchia) fanno il loro effetto e sono descritti bene, maavrei gradito di più vederli collocati tutti in ambienti più specifici e non solo il drago a Tokyo, dando un'idea di mito che si infila nel mondo moderno: L'uomo-toro che devasta Piazza Navona? Il serpentone che devasta Amsterdam? Il gigante che esce dal Krakatoa?
Lo stile ed il tono mi piacciono, sebbene qualche ritocchino andrebbe fatto su un paio di periodi un po' telefonati, ridondanti e anche troppo aulici.
Il punto debole dell'opera è l'intreccio:
- La Vecchia, come i classici villain, fa lo spiegone gratuito ma, tolto quello, non serve ad una mazza. La presidentessa le chiede perchè e percome, ma non fa quello che farebbe un leader alle prese con una catatrofe: trapazzare la causa della devastazione per farle sputare fuori una possibile soluzione. Ovvio che la vecchia, in quanto villain, si rifiuterebbe o direbbe che il processo è irreversibile, ma chiunque ci avrebbe almeno provato.
- A che serve lo spiegone alla presidentessa se si capisce dalla lettura che ne sa già a pacchi e, qualche piano più sotto, ha già la SPECIFICA soluzione al disastro pronta all'uso e preconfezionata da anni? E perchè non è già stata attivata visto che sono già dieci giorni che il mondo è in pericolo? La situazione è ben apparecchiata per il lettore per capire chi o cosa succeda ma non è verosimile nella sua struttura.
Il cliffhanger finale è molto cinematografico, da finale post titoli di coda alla maniera MArvel/DC, però proprio come quelli se non si vedono i film successivi perdono di significato e comprensione.
Un intreccio più accattivante e qualche pizzico di originalità in più avrebbero reso una prova, comunque sufficiente, molto migliore.

UNA GIORNATA DA MILIZIANO


A differenza degli altri tre racconti del gruppo, questo affronta il tema richiesto in maniera trasversale e molto, molto particolare.
Andando fuori tema, però.
Premetto che non avevo per niente un quadro della reale ambientazione del racconto nemmeno dopo la terza lettura, ho afferrato il contesto quasi per sbaglio quando con la coda dell'occhio ho letto la prima riga del commento di Alberto che me l'ha sintetizzata in due righe: Fondazione dello Stato Libero del Congo.
Dov'è l'apocalisse? Comprendo bene che per chi l'abbia assaggiato sulla pelle un simile evento abbia avuto tinte devastanti ma, alla luce dell'incipit del contest, questo evento non rientra nel tema apocalittico che per definizione stessa è qualcosa di globale (se non galattico o universale).
È un'interpretazione del tema molto forzata.
Come diretta conseguenza della scelta di ambientazione mi sono quindi trovato a cercare elementi apocalittici in una storia che non ne aveva, lasciandomi deluso come lettore e con in testa parecchio disorientamento.

La prosa è messa giù discretamente e con buon ritmo di dialoghi, pensieri interni e descrizione, un paio di passi fanno eccezione dove vi sono frasi troppo brevi che sincopano la lettura senza essercene bisogno:
"Ho convinto Zio Asante, penso. Faccio un cenno con la testa. Lui si volta e guarda il cielo nero della notte. Il momento è propizio. Usciamo dalla baracca e ci inoltriamo nella foresta. Che Dio ci accompagni."
Un po' faragginosi sono gli aspetti relativi allo stesso Zio Asante che non avendo la lingua non può parlare e che quindi va interpretato nella gestualità, comunque tutto sommato ben mostrata.
A fine lettura, esaurito il colpo di scena (che nell'ingoranza dell'argomento avevo quasi subodorato pensando che i "colli" fossero effettivamente intesi letteralmente come talie quindi di teste mozzate) mi rimangono aperte troppe domande:
Chi è il padrone? Chi è Padre Holland? La Force Pubblique è un male necessario o soltanto una scusa per affliggere la popolazione? Anche quì senza la dovuta conoscenza si annaspa un po'.
In conclusione mi ritrovo un testo scritto più che dignitosamente al netto di qualche tempo verbale ballerino, il migliore dei quattro in gara oserei dire, ma dipanato fortemente fuori dal tema richiesto e quindi non pienamente positivo.

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cristiano.saccoccia
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Re: Gruppo Carestia

Messaggio#5 » giovedì 25 giugno 2020, 2:42

Ciao a tutti, mi spiace che il mio "racconto" sia stato poco capito, complice la struttura breve-evocativa.
Comunque non mi sembra arduo da capire, era una finta-apocalisse dentro una vasca da bagno perché il bambino vive così, soggettivamente, quella esperienza.
Poi si passa a un momento "normale", con i genitori. E ovviamente è voluto il fatto che si ritorni a una vera apocalisse dove tutto finisce in un buco nero mostruoso.
Ho voluto fondere tante immagini e portare avanti la metafora che niente si crea, niente si distrugge ma tutto si trasforma. Una metafora della termodinamica. Ciò si conclude con un nuovo mondo fatto da bambini ma senza il primo bambino che è un capo espiatorio.

Lo stile ha dei limiti, è nato così e volevo farlo così. Se volevo fare un racconto "terra-terra" lo facevo, ma amo la micro-fiction e ho questo stile di scrittura, non migliore di altri, ma personalmente mio.
Detto questo, il Levitico è citato perché è un testo biblico che parla anche di abomini, La casa sull'abisso è una reference a Hodgson, il maelstrom a Edgar Allan Poe e Salgar e tutto il resto ha una patina lovecraftiana. Lungi da me da paragonarmi a costoro, infatti sono citazioni e richiami che possono essere o meno colti.

Certamente c'è da limare molto e aggiustare alcuni termini ma non devo spiegare "tutto", altrimenti non è un racconto onirico-visionario ma la cronaca di una successione d'eventi.

Grazie comunque a tutti che hanno commentato :)

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el_tom
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Re: Gruppo Carestia

Messaggio#6 » giovedì 25 giugno 2020, 23:49

Classifica

1) L’ultima sigaretta
2) Una giornata da miliziano
3) L’età dell’oro
4) La Vasca

Commenti

La Vasca
Ciao Cristiano e ben ritrovato.
Il tuo è un non racconto, vive a metà tra prosa e poesia.
Non ha la struttura e le caratteristiche proprie di una poesia pura e nemmeno quelle di un racconto.
Hai scelto un contesto di Schodingher per presentarlo: è il posto giusto dove farlo e contemporaneamente no.
Il testo evoca sicuramente molte immagini e lascia molti punti all’interpretazione, io sinceramente mi sono perso un po’ nel dialogo tra i genitori.
Hai sicuramente utilizzato uno stile molto personale e dato un’interpretazione personale e diversa sul tema dell’apocalisse, diversa non vuol dire sbagliata. Sinceramente ho apprezzato il tuo lavoro ma mi trovo a correlarlo al contest e agli altri scritti che, accidenti a te che mi fai sentire un conservatore , mi sembrano più coerenti con il tema e il luogo in cui sono presentati. Purtroppo fare sta benedetta classifica è un lavoro sporco ed ingrato.


L’età dell’oro

Ciao Agostino, eccoci ancora qui!
Hai utilizzato un genere che apprezzo, questa sorta di fantasy con richiami alla mitologia, ci vedo sia quella greca che quella norrena (la prigioniera appesa vuole richiamare Odino e i funerali vichinghi? C’è forse lo zampino di Gaiman? ) e lo hai trasportato in un contesto moderno-attuale.
Però, a sensazione, manca di forza ed epicità, cosa molto difficile da trasmettere visto il numero dei caratteri. Ci sono un sacco di mostri, titani, miti, ma le scene in cui agiscono sono proprio viste da lontano, anche la risoluzione, con il progetto Heracle, non mi ha colpito purtroppo. Sembra un po' un trailer di quei film fantasy in cui si vede che le spade sono di plastica, magari la sceneggiatura è stata scritta a meraviglia, ma la magia della storia non arriva perché si vede che è tutto finto.

Una giornata da miliziano

Ciao Davide, dobbiamo smetterla di vederci così! 
Un’interpretazione dell’apocalisse in senso lato, per ognuno può essere qualcosa di diverso.
Per certi versi ho fatto fatica a seguire il tuo racconto, l’ambientazione l’ho colta dopo un bel po' e con essa sono riuscito a decifrare alcune informazione che fino ad un attimo prima mi risultavano misteriose, dal modo in cui si esprimeva chi parlava agli “oggetti di scena”. Una volta decifrato il dove e presumendo il quando, non conoscevo la storia del Congo, tutto è tornato mettendo le cose nella giusta prospettiva.
Un lavoro interessante per il tipo di costruzione e l’utilizzo del linguaggio.


L’ultima sigaretta

Ciao Simone, mi pare sia la prima volta che ti leggo, parti con il botto!
Il tuo è il racconto che più aderisce al tema nel più classico dei modi.
Il protagonista è un sociopatico, probabilmente indotto alla devianza mentale dal crollo del mondo per come lo conosceva, dalle violenze che ha visto, compiuto e subito e da quel rompiballe di Franco.
Non conosco “The last of Us”, gioco molto poco con i videogames e non mi informo molto a riguardo indi l’ambientazione mi era nuova.
Ci sono delle parti in cui non si capisce bene a chi è rivolto il discorso, sei tu che parli con il lettore? Il protagonista parla da solo? Stiamo leggendo un diario?
Leggendo il tuo racconto mi è venuto in mente
“Diario di un sopra vissuto agli zombie” di J.L. Bourne, primo libro di una quadrilogia, ma guarda caso apocalittica, in cui l’autore con poche righe all’inizio del libro fornisce mezza spiegazione e poi può permettersi di scrivere un po’ come vuole, giustificando il tutto con la situazione psicologica in evoluzione del protagonista.
La frase più pericolosa in assoluto è: Abbiamo sempre fatto così.

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Spartaco
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Re: Gruppo Carestia

Messaggio#7 » martedì 30 giugno 2020, 0:01

Classifica Finale:

1) L'ultima sigaretta, di Simone.Marzola con 7 Punti
2) Una giornata da miliziano, Di Davide di Tullio con 7 Punti
3) L'Età dell'Oro, di Agostino Langellotti con 10 Punti
4) La Vasca, di Cristiano Saccoccia con 16 Punti Squalificato

Accede alla finale L'ultima sigaretta, di Simone.Marzola perché postato prima.

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