De impossibilitate dimagramento

Partenza: 01/07/2020
Sea60-MG
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De impossibilitate dimagramento

Messaggio#1 » giovedì 2 luglio 2020, 16:22

DE IMPOSSIBILITATE DIMAGRAMENTO

Una data storica per Chipilo. L'inizio della sfida per il titolo mondiale di lotta libera è solo questione di minuti. All'interno dell'unico locale del paese messicano tutti sudano, fumano, urlano, bevono. Fuori una polvere gialla e bollente tenta di penetrare all'interno, dove le pale di un vecchio ventilatore mescolano umori acidi e voglia di riscatto. Tutto il paese aspetta quel momento, da sempre. Péso doveva vincere, per loro, perché De Coubertin non era mai passato per Chipilo, nella polvere delle sue strade, nei campi sassosi, dove partecipare voleva dire solamente perdere.
Gli sguardi dei presenti sono rivolti allo schermo, in fondo alla sala.
Improvviso il silenzio. L'aria diventa immobile, tutti si fermano quando lo speaker annuncia i nomi dei due lottatori. La tensione cresce mentre le telecamere inquadrano il campione in carica, La Mariposa, La Farfalla, che con movenze eleganti si pavoneggia al centro del ring. I fischi e le urla subito saturano il locale.
Poi di nuovo silenzio. Le telecamere inquadrano il fondo del palazzetto, eccolo, è lui, El Tigre de Chipilo, lo sfidante, la giovane promessa.
Quando il primo piano di Péso riempie lo schermo l'urlo che esplode nella bettola smuove l'aria torrida. All'esterno un cane scheletrico sdraiato nella polvere si alza infastidito e si allontana sfinito lungo la strada che divide il paese a metà. All'interno del locale urla, lacrime e sudore si mescolano, i peones sono tutti con lui, è lui il loro riscatto.

Péso superava gli otto chilogrammi quando nacque e quell'evento nel paese si ricorda ancora oggi che quel bimbo ormai è leggenda: El Tigre de Chipilo. È lui il favorito, a un passo dalla gloria, dalla storia.
El Tigre, la sua immensa mole, la sua forza. La sua ossessione.
La grassezza per lui è un tormento che lo accompagna da quando era bambino. A niente erano servite tutte le diete che più volte aveva cercato di seguire, inutilmente si era rivolto a medici e praticoni che sempre avevano fallito. E forse era proprio per questo che si era avvicinato alla lotta, al combattimento, dove poteva sfogare in modo lecito tutta la sua rabbia. Ne aveva sofferto, e neppure lo sport, che gli aveva dato tanto, era servito a fargli superare quella fissazione.
Ma ora è sul ring, sfidante e favorito, decisamente superiore al campione in carica. La sua enormità non sarebbe stata un impiccio, nessuno più lo avrebbe deriso.
Ma nell'ambiente corrotto della lucha libre, la sua potenza e la sua bravura non potevano però garantirgli la vittoria.
"Questa notte devi perdere", gli aveva detto l'organizzazione.

Le luci accese sul ring lo infiammano. A Chipito un silenzio irreale è sceso sulle strade dove tutto è immobile. Sul ring i due si fronteggiano, si osservano. Un gesto dell'arbitro finalmente dà il via all'incontro. Ma Péso è già vinto.
L'avversario, forte dell'arroganza che un sistema corrotto gli assicura, gli gira intorno, lo sbeffeggia, è sicuro, conosce già il futuro.
El Tigre lo sa, consapevole che domani forse sarebbe venuto il suo momento. Pensa a Chipito, al suo popolo abituato a sognare e a perdere.
Si piega, finge di accusare colpi che riescono appena a far traballare il suo grasso. Sotto quegli attacchi inutili si lascia cadere pesantemente al tappeto, si rialza per potersi offrire di nuovo all'avversario. Cade di nuovo, come vuole un copione che altri hanno scritto per lui. Finge di essere esausto, rimane immobile, vinto.
La Mariposa, il suo avversario, gli svolazza intorno poi gli si avvicina all'orecchio, sa bene che può ascoltarlo.
"Choncho !" gli urla, tra le risate del pubblico.
No, questo Péso non può accettarlo, ancora quel riferimento orribile al grasso, a quella parte di se che non ha mai accettato, che lo ha tormentato per tutta la vita, al pari di secoli di ingiustizie e di dolore che il suo popolo ha dovuto sopportare. È tutto questo che si materializza di colpo di fronte a Péso, vede i suoi peones, la fatica e le angherie che sopportano da sempre. È anche lui dentro la bettola di Chipito, che urla, suda, si dispera. Apre gli occhi sul sorriso sprezzante di La Mariposa.
El Tigre sembra impazzito, con un balzo si rialza, come Lazzaro resuscita.
La Mariposa non capisce, lo segue incredulo mentre sale sulle corde. Ora El Tigre de Chipilo lo sovrasta, si lancia nel vuoto librandosi nell'aria e atterra su La Mariposa. Tutti i suoi chili investono il malcapitato che respira a fatica, tenta di urlare qualcosa, guarda verso il suo angolo. Ancora non capisce il suo errore.
Il giudice batte sulle tavole, uno, due, tre.
La farfalla, ormai, non volerà più.
Il pubblico del palazzetto è in delirio, è all'oscuro di tutto, non sa. E nella bettola di Chipilo tutti urlano e si abbracciano, sono entrati nella storia, anche loro vincitori, e fissano lo schermo per godere fino in fondo della vittoria.
El Tigre si alza, un urlo di bestia ferita, si volge verso la telecamera, fissa il suo popolo, poi solleva le braccia al cielo e pensa a quel grasso che infine lo ha fatto vincere.
Non avrebbe mai più dovuto perdere, Péso!



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Giorgia D'Aversa
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Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#2 » venerdì 17 luglio 2020, 19:51

Ciao! Primissimo commento per me, cercherò di essere il più precisa possibile.

Ciò che mi è saltato subito all’occhio durante la lettura è stata la presenza di un narratore esterno. Io sono per la totale assenza di quest’ultimo all’interno delle storie e per il precetto dello show don’t tell; qui invece ho sentito il peso di una voce che non è interna alla vicenda, della quale non traspare un punto di vista vero e proprio (che avrebbe dovuto essere il lottatore, in questo caso, oppure uno spettatore del bar).

Ti faccio un esempio dal testo.
Le luci accese sul ring lo infiammano. A Chipito un silenzio irreale è sceso sulle strade dove tutto è immobile.

Qui si nota proprio quel che dicevo all’inizio: non c’è un punto di vista. La telecamera oscilla dall’incontro alla città e questa tua scelta a mio avviso ha penalizzato il racconto: c’è distacco e non si entra davvero nella storia. Anche nel corso dell’incontro io non ho visto il mondo dagli occhi di El Tigre, bensì ho sentito la tua voce penetrare nella storia. E ciò che cerchiamo con le storie è immersione, non distanza.

Nel complesso non ho trovato nulla in particolare che mi abbia entusiasmata: è una situazione piuttosto standard nel suo svolgimento, e per i motivi elencati sopra non sono riuscita a entrare in empatia con El Tigre o a sentirmi coinvolta.

Ho trovato alcuni periodi un po’ legnosi. Ad esempio, ho dovuto rileggere un paio di volte la frase
Péso superava gli otto chilogrammi quando nacque e quell'evento nel paese si ricorda ancora oggi che quel bimbo ormai è leggenda: El Tigre de Chipilo
perché per l’assenza di interpunzione sono finita a leggerla tutta d’un fiato senza capirla subito.
Oltretutto, ho capito solo dopo questa precisazione che Pèso fosse El Tigre.

Quando scrivi
Poi di nuovo silenzio. Le telecamere inquadrano il fondo del palazzetto, eccolo, è lui, El Tigre de Chipilo, lo sfidante, la giovane promessa.
Quando il primo piano di Péso […]

la prima impressione che ho avuto è stata che tu stessi introducendo due personaggi differenti. Poi, può pure essere che io sia lenta di comprendonio (ci sta tutta!), però la mia personalissima percezione è stata che il testo, a primo impatto, fosse poco chiaro.

Altra cosa: all’inizio del testo parli di Chipilo, nella seconda metà invece scrivi Chipito. Questo ovviamente ha inficiato la scorrevolezza, perché mi sono trovata a dover tornare indietro per controllare il nome.

Però molto divertente la frase finale, ho apprezzato!

alexandra.fischer
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Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#3 » venerdì 17 luglio 2020, 21:02

DE IMPOSSIBILITATE DIMAGRAMENTO di SEA60-MG Specifiche rispettate in pieno. Sembra davvero di assistere all’incontro di lotta fra il campione uscente Mariposa la Farfalla e la nuova gloria, Pèso detto el Tigre, ossessionato dal peso, appunto (e già dal peso della nascita, dà l’idea di essere una sorta di Primo Carnera messicano). Si respira l’afosa aria messicana, si sente l’afrore del sudore dei partecipanti e i combattenti in gara trasmettono la giusta scossa di antagonismo al lettore. Si avverte il tema della volontà di rivalsa di Pèso (in una città che vive di sogni ed è funestata da sconfitte, lui non ci sta a perdere e c’è da capirlo). Viene da tifare per lui, è astuto, si muove bene. Ed è l’epiteto di…maiale, se non erro, a dargli la spinta finale per spezzare le ali alla farfalla. Ottima prova.

Sea60-MG
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Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#4 » venerdì 17 luglio 2020, 22:31

Giorgia D'Aversa ha scritto:Ciao! Primissimo commento per me, cercherò di essere il più precisa possibile.

Ciò che mi è saltato subito all’occhio durante la lettura è stata la presenza di un narratore esterno. Io sono per la totale assenza di quest’ultimo all’interno delle storie e per il precetto dello show don’t tell; qui invece ho sentito il peso di una voce che non è interna alla vicenda, della quale non traspare un punto di vista vero e proprio (che avrebbe dovuto essere il lottatore, in questo caso, oppure uno spettatore del bar).

Ti faccio un esempio dal testo.
Le luci accese sul ring lo infiammano. A Chipito un silenzio irreale è sceso sulle strade dove tutto è immobile.

Qui si nota proprio quel che dicevo all’inizio: non c’è un punto di vista. La telecamera oscilla dall’incontro alla città e questa tua scelta a mio avviso ha penalizzato il racconto: c’è distacco e non si entra davvero nella storia. Anche nel corso dell’incontro io non ho visto il mondo dagli occhi di El Tigre, bensì ho sentito la tua voce penetrare nella storia. E ciò che cerchiamo con le storie è immersione, non distanza.

Nel complesso non ho trovato nulla in particolare che mi abbia entusiasmata: è una situazione piuttosto standard nel suo svolgimento, e per i motivi elencati sopra non sono riuscita a entrare in empatia con El Tigre o a sentirmi coinvolta.

Ho trovato alcuni periodi un po’ legnosi. Ad esempio, ho dovuto rileggere un paio di volte la frase
Péso superava gli otto chilogrammi quando nacque e quell'evento nel paese si ricorda ancora oggi che quel bimbo ormai è leggenda: El Tigre de Chipilo
perché per l’assenza di interpunzione sono finita a leggerla tutta d’un fiato senza capirla subito.
Oltretutto, ho capito solo dopo questa precisazione che Pèso fosse El Tigre.

Quando scrivi
Poi di nuovo silenzio. Le telecamere inquadrano il fondo del palazzetto, eccolo, è lui, El Tigre de Chipilo, lo sfidante, la giovane promessa.
Quando il primo piano di Péso […]

la prima impressione che ho avuto è stata che tu stessi introducendo due personaggi differenti. Poi, può pure essere che io sia lenta di comprendonio (ci sta tutta!), però la mia personalissima percezione è stata che il testo, a primo impatto, fosse poco chiaro.

Altra cosa: all’inizio del testo parli di Chipilo, nella seconda metà invece scrivi Chipito. Questo ovviamente ha inficiato la scorrevolezza, perché mi sono trovata a dover tornare indietro per controllare il nome.

Però molto divertente la frase finale, ho apprezzato!


Ringrazio per il commento che accetto. Non condivido per nulla il fatto che solo la prima persona può garantire una piena immersione nella storia, proprio non capisco un tale approccio nella lettura di una storia.
"Ciò che cerchiamo nella storia è immersione e non distanza" è un modo estremamente riduttivo di leggere.

Sea60-MG
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Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#5 » venerdì 17 luglio 2020, 22:34

alexandra.fischer ha scritto:DE IMPOSSIBILITATE DIMAGRAMENTO di SEA60-MG Specifiche rispettate in pieno. Sembra davvero di assistere all’incontro di lotta fra il campione uscente Mariposa la Farfalla e la nuova gloria, Pèso detto el Tigre, ossessionato dal peso, appunto (e già dal peso della nascita, dà l’idea di essere una sorta di Primo Carnera messicano). Si respira l’afosa aria messicana, si sente l’afrore del sudore dei partecipanti e i combattenti in gara trasmettono la giusta scossa di antagonismo al lettore. Si avverte il tema della volontà di rivalsa di Pèso (in una città che vive di sogni ed è funestata da sconfitte, lui non ci sta a perdere e c’è da capirlo). Viene da tifare per lui, è astuto, si muove bene. Ed è l’epiteto di…maiale, se non erro, a dargli la spinta finale per spezzare le ali alla farfalla. Ottima prova.


Ringrazio per l'apprezzamento. L'epiteto è "ciccione".

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Giorgia D'Aversa
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Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#6 » venerdì 17 luglio 2020, 22:56

Non condivido per nulla il fatto che solo la prima persona può garantire una piena immersione nella storia, proprio non capisco un tale approccio nella lettura di una storia.

Quello che ho scritto non significa che solo la prima persona garantisce immersione, anzi! Se scritta bene anche una terza persona ne è perfettamente in grado. Al contrario, un narratore presente e onnisciente distacca dai pensieri dei personaggi.

"Ciò che cerchiamo nella storia è immersione e non distanza" è un modo estremamente riduttivo di leggere.

Io personalmente se non empatizzassi con i personaggi e non mi sentissi coinvolta nella vicenda potrei anche smettere di leggere. Poi ognuno ha il suo modo di vedere lettura e scrittura!

Sea60-MG
Messaggi: 13

Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#7 » venerdì 17 luglio 2020, 23:24

Giorgia D'Aversa ha scritto:
Non condivido per nulla il fatto che solo la prima persona può garantire una piena immersione nella storia, proprio non capisco un tale approccio nella lettura di una storia.

Quello che ho scritto non significa che solo la prima persona garantisce immersione, anzi! Se scritta bene anche una terza persona ne è perfettamente in grado. Al contrario, un narratore presente e onnisciente distacca dai pensieri dei personaggi.

"Ciò che cerchiamo nella storia è immersione e non distanza" è un modo estremamente riduttivo di leggere.

Io personalmente se non empatizzassi con i personaggi e non mi sentissi coinvolta nella vicenda potrei anche smettere di leggere. Poi ognuno ha il suo modo di vedere lettura e scrittura!


Da quello che hai scritto all'inizio del tuo intervento non si direbbe.
Per il resto concordo, ognuno ha il suo modo, per cui sarebbe stato preferibile nel tuo commento usare un "ciò che cerco nella storia..." meno tranchant del cerchiamo utilizzato.
Comunque poco importa, la bellezza della lettura sta proprio nello smuovere varie sensibilità.
Un saluto

Luca Vitali
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Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#8 » sabato 18 luglio 2020, 12:25

Ciao, è il mio primissimo commento e ho già l'ansia, cercherò di essere preciso ma non sbrodolare, se alcune cose non sono chiare chiedi pure e mi spiegherò meglio.
La trama del racconto è carina, una bella storia di rivalsa, ma l'ho trovata davvero troppo corta. Alcuni nuclei di conflitto, come il fatto che il protagonista è costretto a perdere, sono poco sfruttati proprio perchè troncati subito. Il narratore così esterno alla vicenda non aiuta a empatizzare col protagonista, e la scelta di mostrare il baretto del villaggio è di nuovo, per me, sfruttata molto meno di quanto avrebbe potuto essere. Perchè non mettere un personaggio (il nonno, la fidanzata, il padre, un amico) legato al protagonista e al suo allenamento, di modo da dare all'esito dello scontro un valore ancora più personale?
L'idea alla base non era male, lo ripeto, ma secondo me andava sfruttata molto di più per creare qualcosa di memorabile.

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Andrea Lauro
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Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#9 » domenica 19 luglio 2020, 7:57

Ciao SEA60-MG, un racconto veloce e godibile. Con un paio di accorgimenti, credo si sarebbe potuto rendere meglio.

Dal primo paragrafo vedo che hai deciso di utilizzare la terza persona onnisciente. Toglie un po’ di magia, ma scelta legittima se usata con dimestichezza. Sappiamo cosa c’è fuori dal bar mentre loro son dentro, sai cosa pensano di Peso, sai cosa vogliono. L’ambientazione è evocativa, mi è piaciuta.

Nel secondo paragrafo però l’ingerenza dell’onnisciente diventa pesante: ci sono salti molto bruschi tra passato e presente, tra il narratore onnisciente che segue il pensiero degli abitanti e quello della storia personale del protagonista.
In particolare c’è una frase che andrebbe ripensata: “Ma ora è sul ring, sfidante e favorito, decisamente superiore al campione in carica”. Toglie la magia immersiva. Chi è che ci sta dicendo che Peso è atleticamente migliore dello sfidante? Si tratta di Peso, che ritiene di essere migliore ma sa di essere vincolato alla sconfitta? Oppure è il narratore, che quindi ci pilota con un giudizio esterno e darebbe la chiave di lettura? Ripeto, qui salta l’immersività.

Il terzo paragrafo invece passa via più in fretta, il lettore ha metabolizzato il narratore onnisciente e l’azione aiuta a soprassedere a cambi nei punti di vista.

In fase di revisione, valuterei un approccio più focalizzato (terza persona soggetiva); oppure terrei l’onnisciente, ma adottando scelte stilistiche che lo facciano sentire meno, come ad esempio tagliare sugli avverbi e riprogettare frasi come quella di cui sopra.
a rileggerci!
Andrea

Sea60-MG
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Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#10 » domenica 19 luglio 2020, 17:04

Ringrazio per la lettura e il commento. Questa è la mia prima volta e non conoscendo il meccanismo mi trovo un po' spiazzato. Comunque ritengo di dover precisare che essendo la lunghezza minima di 5000 caratteri e avendo scelto di scrivere un breve racconto, trovo strano che si disserti sulla lunghezza ridotta del testo e che si diano suggerimenti su come si sarebbe potuto allungare. Il testo è questo, discutiamo su quello che ho scritto non su quello che avrei potuto scrivere. Però, ripeto, essendo appena entrato, e non conoscendo il vostro modo di operare, potrei non aver compreso la finalità di tali contest.
Un saluto.

Sea60-MG
Messaggi: 13

Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#11 » domenica 19 luglio 2020, 17:11

Grazie per la lettura e gli appunti. Anche tu sei per la immersione e non ami il narrato. Prendo atto che un questi contest ciò non piace, l immersione manca ecc. ma questo è il mio modo di raccontare, con un certo distacco forse, chissà. Lontano da me il pensare di aver scritto un buon testo. Un saluto

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Bennik
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Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#12 » domenica 19 luglio 2020, 20:56

Primo commento anche per me. Allora, inizio col dire che la brevità del racconto e il narratore esterno non mi hanno creato difficoltà nell’apprezzarlo fino in fondo. Sicuramente un punto di vista interno ai fatti rende meglio la sensazione di immedesimazione, ma anche così sei riuscito bene a creare l’atmosfera di tensione (e caldo) delle due scene inquadrate, il locale e il ring. Mi è sembrato in certi momenti di leggere vagamente lo stile di una graphic novel di Frank Miller.

Come detto la brevità della storia nulla toglie alla sua godibilità, ma forse si poteva aggiungere qualcosina in occasione dell’incontro, per non passare troppo velocemente all’insulto che sarà causa scatenante del ripensamento di Péso.

«Péso superava gli otto chilogrammi quando nacque e quell'evento nel paese si ricorda ancora oggi che quel bimbo ormai è leggenda: El Tigre de Chipilo».
Questa frase l’ho trovata un po’ complessa, cioè non immediata. L’ho dovuta rileggere due volte per capirla bene. Magari formulata diversamente, con una punteggiatura adatta a spezzare il respiro un po’ troppo ampio, sarebbe andata meglio.

«Poi di nuovo silenzio. Le telecamere inquadrano il fondo del palazzetto, eccolo, è lui, El Tigre de Chipilo, lo sfidante, la giovane promessa.
Quando il primo piano di Péso…»
Per essere proprio puntigliosi, questo passaggio che va ad identificare Péso con El Tigre, appena annunciato dallo speaker, non è proprio immediato. Sebbene abbia capito subito che i due erano la stessa e persona, si poteva essere più espliciti. Facendo un esempio così su due piedi: «eccolo, è lui, El Tigre de Chipilo, lo sfidante, la giovane promessa, il loro Péso!»

Complimenti per il racconto, comunque coinvolgente e buona fortuna!
Bennik

Sea60-MG
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Re: De impossibilitate dimagramento

Messaggio#13 » domenica 19 luglio 2020, 22:54

Bennik ha scritto:Primo commento anche per me. Allora, inizio col dire che la brevità del racconto e il narratore esterno non mi hanno creato difficoltà nell’apprezzarlo fino in fondo. Sicuramente un punto di vista interno ai fatti rende meglio la sensazione di immedesimazione, ma anche così sei riuscito bene a creare l’atmosfera di tensione (e caldo) delle due scene inquadrate, il locale e il ring. Mi è sembrato in certi momenti di leggere vagamente lo stile di una graphic novel di Frank Miller.

Come detto la brevità della storia nulla toglie alla sua godibilità, ma forse si poteva aggiungere qualcosina in occasione dell’incontro, per non passare troppo velocemente all’insulto che sarà causa scatenante del ripensamento di Péso.

«Péso superava gli otto chilogrammi quando nacque e quell'evento nel paese si ricorda ancora oggi che quel bimbo ormai è leggenda: El Tigre de Chipilo».
Questa frase l’ho trovata un po’ complessa, cioè non immediata. L’ho dovuta rileggere due volte per capirla bene. Magari formulata diversamente, con una punteggiatura adatta a spezzare il respiro un po’ troppo ampio, sarebbe andata meglio.

«Poi di nuovo silenzio. Le telecamere inquadrano il fondo del palazzetto, eccolo, è lui, El Tigre de Chipilo, lo sfidante, la giovane promessa.
Quando il primo piano di Péso…»
Per essere proprio puntigliosi, questo passaggio che va ad identificare Péso con El Tigre, appena annunciato dallo speaker, non è proprio immediato. Sebbene abbia capito subito che i due erano la stessa e persona, si poteva essere più espliciti. Facendo un esempio così su due piedi: «eccolo, è lui, El Tigre de Chipilo, lo sfidante, la giovane promessa, il loro Péso!»

Complimenti per il racconto, comunque coinvolgente e buona fortuna!


Grazie per la lettura e per i suggerimenti. Un saluto

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